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Giuseppe Ungaretti: elenco tutte poesie

Ungaretti-poesie

Giuseppe Ungaretti è uno dei più noti poeti italiani del ventesimo secolo e il suo stile poetico è per noto la sua brevità e allo stesso tempo per l'intenso significato che era in grado di dare a ogni parola e perfino agli spazi vuoti. Per approfondire lo stile vi suggeriamo di studiare l'ermetismo. In questa pagina, invece, abbiamo raccolto circa 100 poesie di questo celebre autore, che viene studiato a scuola dato che ha preso parte come volontario alla prima guerra mondiale, galvanizzato dall'euforia di liberare l'Italia dallo straniero, salvo poi rimanerne sconcertato e questa visione spaventosa della guerra è stata il motore delle sue più celebri poesie. Tuttavia, Ungaretti non si è limitato a scrivere quelle poche poesie che ci hanno fatto studiare a scuola, ma moltissime altre e anche altrettanto meravigliose e dense di significato. E qui ci siamo posti il compito di aggiungere tutte le sue poesie, disponendole per ordine alfabetico e, per ogni scheda di ogni componimento poetico troverete il testo, la parafrasi, l'analisi del testo, le figure retoriche e il commento.



Elenco poesie di Giuseppe Ungaretti

  1. 12 settembre 1966
  2. Accadrà?
  3. Agonia
  4. Allegria di naufragi
  5. Amaro accordo
  6. Annientamento
  7. Apocalissi
  8. A riposo
  9. Auguri per il proprio compleanno
  10. Caino
  11. Canto beduino
  12. Casa mia
  13. C'era una volta
  14. Commiato
  15. D'agosto
  16. Dannazione
  17. Danni con fantasia
  18. Destino
  19. Di luglio
  20. Distacco
  21. Dolina notturna
  22. Dono
  23. Dormire
  24. Dove la luce
  25. Dunja
  26. Eco
  27. Eterno
  28. Fase
  29. Fratelli
  30. Giorno per giorno
  31. Girovago
  32. Godimento
  33. Gridasti soffoco
  34. I fiumi
  35. Il lampo della bocca
  36. l porto sepolto
  37. Incontro a un pino
  38. In dormiveglia
  39. In memoria
  40. Inno alla morte
  41. Inverno
  42. Italia
  43. La madre
  44. L'angelo del povero
  45. La notte bella
  46. La pietà
  47. La preghiera
  48. L'impietrito e il velluto
  49. Lindoro di deserto
  50. L'isola
  51. Lontano
  52. Lucca
  53. Malinconia
  54. Mattina
  55. Mio fiume anche tu
  56. Monotonia
  57. Mughetto
  58. Natale
  59. Noia
  60. Non gridate più
  61. Nostalgia
  62. Notte di maggio
  63. Ogni grigio
  64. O notte
  65. Paesaggio
  66. Pellegrinaggio
  67. Perché
  68. Per i morti della Resistenza
  69. Peso
  70. Preghiera
  71. Quiete
  72. Ricordo d'Affrica
  73. Risvegli
  74. Rose in fiamme
  75. San Martino del Carso
  76. Senza più peso
  77. Sera
  78. Sereno
  79. Se tu mio fratello
  80. Silenzio
  81. Si porta
  82. Soldati
  83. Solitudine
  84. Sono una creatura
  85. Stasera
  86. Stella
  87. Stelle
  88. Tappeto
  89. Terra
  90. Tramonto
  91. Tu ti spezzasti
  92. Tutto ho perduto
  93. Un'altra notte
  94. Ultimi cori per la Terra Promessa
  95. Ultimo quarto
  96. Una colomba
  97. Vanità
  98. Veglia


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Inverno Ungaretti: testo, analisi e commento

inverno-ungaretti-poesia

Inverno è una poesia di Giuseppe Ungaretti contenuta nella raccolta Derniere jours del 1919. Non è una delle più note del poeta però è una delle più interessanti da leggere ed analizzare per quanto riguarda la stagione invernale.





Inverno: testo

Come la semente anche la mia anima ha bisogno del dissodamento nascosto di questa stagione.



Inverno: analisi del testo

Questa poesia può essere descritta mediante l'utilizzo di due aggettivi: ermetica ed epigrafica. È una poesia ermetica perché è caratterizzata da un linguaggio simbolico e criptico, che deve essere analizzato parola per parola per poterne trarre un senso. Ed è una poesia epigrafica perché è concisa ed essenziale. Dunque, per struttura e lunghezza, ricorda molto la sua più celebre poesia intitolata Mattina, il cui testo è "M'illumino d'immenso", che è breve ma che dà spunto a molteplici interpretazioni.

In questa poesia sono presenti due termini che appartengono al mondo agricolo:
  • Semente = il seme selezionato destinato alla semina.
  • Dissodamento = preparazione di un terreno a ricevere di nuovo la semente dopo un periodo di riposo.


Inverno: commento

Adesso che abbiamo spiegato il significato dei due termini appartenti alla terminologia agricola, possiamo dare la nostra interpretazione del testo. Incominciamo dicendo che è ambientata nella stagione invernale, e ciò è intuibile dal titolo della poesia. Il testo è incentrato sul paragone (come) fra la semente, che ha bisogno di terra fertile per germogliare e crescere, e la sua anima, che con queste temperature fredde necessità di calore e protezione. Dunque, quello che Ungaretti chiede da questi mesi invernali è un po' di pace, di silenzio, per ritrovare ciò che gli serve per rigenerarsi. Per definire ciò Ungaretti usa l'espressione dissodamento nascosto: è nascosto perché è interiore, cioé è qualcosa che deve avvenire dentro di sé.



Figure retoriche

  • Similitudine = "Come la semente".
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Figure retoriche: San Martino del Carso di Giuseppe Ungaretti

Carso

Le guerre non portano altro che morte e distruzione: famiglie che perdono i propri cari, case costruite con i risparmi di una vita andate distrutte, paesi deturpati dalle esplosioni. È questo ciò che stava pensando il poeta Giuseppe Ungaretti quando ha scritto la poesia "San Martino del Carso". Quando si perde una persona cara non si può far altro che attaccarci al ricordo di essa e custodirlo gelosamente nel tempo. L'autore si comporta esattamente così quando ripensa alle molte persone che conosceva e che ora non ci sono più, e scrive che li custodisce nel suo cuore, che è anche più martoriato del paese stesso perché ha sofferto tanto e continua ancora a soffrire.





Tutte le figure retoriche

La poesia San Martino del Carso è ricchissima di figure retoriche, delle quali le più evidenti sono l'anafora e l'analogia, ma c'è spazio anche per l'anafora, l'allitterazione e persino un'epifora. Per maggiori informazioni andate su San Martino del Carso - Ungaretti.



Anafora

La figura retorica dell'anafora si ha quando una o più parole si ripetono all'inizio di un verso. Nella poesia in questione la preposizione semplice "di" è presente al v.1 e al v.5.
Di queste case
Di tanti

Nel v.2 e nel v.7 i versi iniziano con l'avverbio di negazione "non", andando a formare un'altra anafora.
non è rimasto
non m'è rimasto



Metafora

Nei versi vv. 8-9 troviamo l'unica metafora presente in questa poesia, qui scrive che il suo cuore è pieno di croci (delle persone che conosceva e che sono decedute a causa della guerra) e che ci sono tutte e non ne manca nessuna (cioè ricorda bene i loro volti), in altre parole il suo cuore si è tramutato in un cimitero.
Ma nel mio cuore nessuna croce manca



Epifora

L'epifora è la ripetizione di una o più parole alla fine di un verso e in questa poesia è presente al verso 9 e al verso 11.
mio cuore

Anche se scritti in forma leggermente diversa (cambia solo la vocale finale), anche nei versi 5 e 8 è presente un'epifora.
tanti - tanto



Analogia

Nei versi 10 e 11 si viene a creare un'analogia tra il cuore del poeta e il paese distrutto dalla guerra. L'analogia avviene per il fatto che sono accomunati dalla devastazione, se nel paese non resta che qualche brandello di muro, non se la passa meglio il cuore del poeta che è "straziato" per le numerose vittime, molte delle quali che conosceva personalmente.
E' il mio cuore il paese più straziato



Allitterazione

L'allitterazione della A è molto presente nella prima metà della poesia.
case - rimasto - qualche - tanti - tanto - manca - straziato


L'allitterazione della R è presente in modo sparso in tutto il testo della poesia.
rimasto - brandello - muro - corrispondevano - neppure - cuore - croce - straziato


L'allitterazione della C è presente nella parte conclusiva della poesia.
cuore - croce - manca



Anastrofe

Anastrofe = "E' il mio cuore" (v.11). L'ordine corretto sarebbe dovuto essere "Il mio cuore è il paese più straziato".


Enjambement

Sono presenti diversi enjambement nel testo:
Di queste case / non è rimasto (vv. 1-2)
qualche / brandello (vv. 3-4)
che mi corrispondevano / non m'è rimasto (vv. 6-7)
non m'è rimasto / neppure tanto (vv. 7-8)
Ma nel mio cuore / nessuna croce manca (vv. 9-10)
E' il mio cuore / il paese più straziato (vv. 11-12).
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Figure retoriche: Mattina, m'illumino d'immenso di Giuseppe Ungaretti

Mattina

Nella poesia "Mattina" il poeta riesce a esprimere il desiderio dell'uomo di sentirsi immenso attraverso la poesia più breve della sua raccolta poetica. Ungaretti l'ha intitolata in questo modo proprio perché la luce che lo illumina è quella del sole mattutino, una luce così violenta e accecante che copre lo spazio a qualsiasi distanza. Da non trascurare il fatto che Giuseppe Ungaretti non era mica andato in campagna a godersi l'alba, egli si trovava in guerra e si stava godendo questo meraviglioso miracolo della natura in un contesto orrido come quello della guerra caratterizzato da morte e distruzione. Questa volta, però, non vi è alcun accenno alla guerra, quasi come se si fosse dimenticato per un attimo della situazione che stesse vivendo. In altre parole Ungaretti si stava godendo il momento!





Tutte le figure retoriche

Essendo una poesia molto breve, formata solamente da due parole, non ci aspetta nemmeno di trovare una figura retorica e, invece, ve ne sono addirittura cinque! Continuando a leggere quest'appunto vi forniremo il nome di questo figure retoriche e vi offriremo anche una semplice ma dettagliata spiegazione del perché è presente quel tipo di figura retorica. Per saperne di più visitate la lezione approfondita su Mattina - Ungaretti.



Sinestesia

La sinestesia è quella figura retorica che accosta parole che appartengono a sfere sensoriali diverse. Nel caso in questione il verbo "illumino" appartiene alla sfera sensoriale della vista (luce) o del tatto (se consideriamo la luce del Sole al mattino come fonte di calore), mentre il sostantivo "immenso" appartiene a uno stato mentale penché è usato come sinonimo di infinito e nessuno dei 5 sensi può stabilire se qualcosa è infinita oppure no. Fatta eccezione se consideriamo l'immensità a livello poetico in termini di silenzio, e in questo caso la sfera sensoriale potrebbe essere quella dell'udito. In entrambe le ipotesi immensità e luminosità vengono percepite in modo diverso.
illumino
immenso



Allitterazione

La consonante "M" si ripete per 4 volte a distanza ravvicinata. La figura retorica in questione è l'allitterazione del suono M, che serve a creare connessione e armonia tra i due versi.
M'illuMino
d'iMMenso



Analogia

In questi due versi l'autore indica se stesso (m') e poi l'immenso. L'uomo, inteso come individuo, ha una vita limitata, caratterizzata da un inizio e una fine. La parola "immenso" sta facendo riferimento a qualcosa che di limiti non ne ha, perché si estende all'infinito. La figura retorica in questione è l'analogia perché usa due espressioni che possono fare riferimento anche a qualcos'altro.
m' = io, me stesso
immenso



Metafora

Considerando che una persona non è in grado di illuminarsi, in quanto non brilla di luce propria come una stella, questa espressione si potrebbe considerare anche come metafora. Infatti il poeta è illuminato dal sole mattutino, e in ogni caso non è lui a creare quella luce. Infatti la forma corretta del testo sarebbe dovuta essere "sono illuminato d'immenso".
m'illumino



Enjambement

Le due parole non dovrebbero trovarsi separate in due versi, perciò nel v.1 si viene a creare una rottura del verso.
M'illumino / d'immenso
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Figure retoriche: Fratelli di Giuseppe Ungaretti

Fratelli

Le guerre dividono le persone e le nazioni, possono essere di natura politica, culturale, etnica o religiosa. Le guerre portano conseguenze devastanti per le comunità coinvolte come la distruzione di infrastrutture, numerose vittime e feriti, e in generale paura e sofferenza per l'impossibilità di condurre una vita normale e di progettare il futuro con positività. Per questo motivo sentire la parola "Fratelli", nel bel mezzo della guerra, farebbe venire un leggero brivido a chiunque, persino allo stesso lettore. La parola "fratelli" sembra essere fuori contesto, ma è un richiamo alla speranza e alla vita, perché in fondo la guerra è pur sempre combattuta da persone e, indipendentemente per cosa si sta combattendo, apparteniamo tutti alla stessa specie: alla specie umana.





Tutte le figure retoriche

In questa poesia la maggior parte delle figure retoriche sembrano essere intrecciate tra loro, rendendone difficile l'identificazione. Noi le abbiamo individuate tutte fornendovi anche una breve spiegazione. Tra i temi correlati si vedano la sezione Fratelli - Ungaretti (con parafrasi e commento) e la biografia del poeta Giuseppe Ungaretti.



Personificazione

Nel verso 3 la parola è descritta con l'aggettivo qualificativo "tremante", ma in realtà quest'ultimo è un aggettivo che dovrebbe essere utilizzato per descrivere la voce. Le parole non tremano, mentre la voce può essere tremante se la persona in questione sta esitando o ha paura. Nel caso in questione sembrava così azzardato usare il termine "fratelli" al posto del più appropriato e abituale "soldati" che non poteva che essere pronunciata in questo modo.
Parola tremante



Analogia

L'autore crea un'analogia tra la parola "Fratelli" e l'espressione "una foglia appena nata" (v.5). Sono accomunate dal fatto che entrambe sembrano apparire così all'improvviso e sono entrambe deboli e fragili, ma che simboleggiano la speranza e la vita a dispetto della distruzione e della morte che caratterizzano la guerra. Da segnalare che anche nella poesia Soldati vengono usate le foglie per creare un'analogia legata ai soldati in guerra.
Foglia appena nata



Anastrofe

L'ordine delle due parole al verso 7 è invertito, infatti la forma corretta sarebbe dovuta essere "rivolta involontaria", ovvero prima il sostantivo e poi l'aggettivo.
involontaria rivolta



Metafora

La metafora è dettata dal fatto che la parola fratelli non è letteralmente una foglia appena nata, ma solo in senso figurato. A tal proposito vi suggeriamo di leggere alcuni esempi di metafore (con spiegazione).
Foglia appena nata



Allitterazione

Nei versi 6-7 è presente l'allitterazione della T che crea dei suoni forti che sembrano ricordare il rumore di spari di una mitragliatrice.
spasimante / involontaria rivolta

I versi 9-10 contenengono le allitterazioni della F e della R che vanno a creare un suono simile al fruscio delle foglie. D'altronde se è vero che è una foglia appena nata, bisogna considerare che ci sono anche tante altre foglie cadute per terra (soldati che hanno perso la vita in guerra).
fragilità
Fratelli



Enjambement

Per 3 volte il verso subisce una spezzatura e prosegue nel verso successivo. Questi sono gli enjambement contenuti nel testo:
tremante / nella notte (vv. 3-4)
rivolta / dell'uomo (vv. 7-8)
alla sua / fragilità (vv. 8-9)
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Figure retoriche: Soldati di Giuseppe Ungaretti

Soldati

Tra le poesie più celebri del poeta italiano Giuseppe Ungaretti vi sono quelle che hanno come tema principale la guerra. Nel corso della prima guerra mondiale, egli ha prestato servizio come soldato nelle trincee e, durante i brevi momenti di pausa, si dedicava alla scrittura di brevi poesie, come ad esempio "Soldati". Quando un soldato andava in guerra sapeva già che c'erano più probabilità di morire che di ritornare a casa vivo dai propri cari. E anche chi riusciva a sopravvivere all'orrore della guerra non era più lo stesso uomo coraggioso e spensierato di un tempo e non c'è poesia migliore che questa per descrivere la condizione dei soldati tra solitudine, disperazione e la morte che erano costretti ad affrontare quotidianamente.





Tutte le figure retoriche

Appena 4 versi e meno di 10 parole utilizzate, bastava poco ad Ungaretti per creare una delle poesie più significative riguardanti la prima guerra mondiale. Sebbene sia breve, sono presenti ben 4 figure retoriche, dove le più importanti sono sicuramente l'analogia e la similitudine. Sapreste individuarle? Di seguito trovate la tipologia di figura retorica, la spiegazione e il verso in cui si trova. Per approfondire andate a vedere la sezione Soldati - Ungaretti.



Analogia

L'analogia si viene a creare con la parola "foglie" (v.4), presente nel testo della poesia, e la parola "soldati", presente nel titolo della poesia. È una figura retorica importante perché in assenza del titolo non sarebbe possibile collegare questi due elementi che apparentemente non si somigliano e non c'entrano l'uno con l'altro.
Soldati
le foglie



Similitudine

Nei versi 1-2 è presente una similitudine che esprime la condizione dei soldati in guerra, che è la stessa di quella delle foglie degli alberi durante la stagione autunnale. Cosa accade alle foglie in questa stagione dell'anno? Ovviamente cadono giù al minimo soffio di vento. Questa similitudine simboleggia la precarietà dell'esistenza umana durante la prima guerra mondiale a cui ha prese parte anche il fante-poeta, infatti i soldati in trincea rischiavano la vita ogni giorno.
come d'autunno



Anastrofe

Negli ultimi due versi (vv. 3-4) gli elementi della frase sono scritti in modo invertito. L'ordine abituale della parole sarebbe dovuto essere: "le foglie sugli alberi". Questa scelta dell'autore serve a sottolineare la caduta delle foglie, cioè il loro spostamento dall'alto verso il basso.
sugli alberi le foglie



Enjambement

Sebbene l'enjambement potrebbe essere considerata presente alla fine di ogni verso, è nei primi due versi (vv. 1-2) che è più evidente questa spezzatura del verso.
Si sta come / d'autunno
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Per sempre, Ungaretti: testo, spiegazione, commento

Moglie

Per sempre è una poesia scritta da Giuseppe Ungaretti il 24 maggio 1959 come dedica alla moglie Jeanne Dupoix. Fa parte della raccolta Il taccuino del vecchio, del quale ne è la poesia conclusiva della raccolta.





Per sempre di Giuseppe Ungaretti

In questa pagina trovate tutto ciò che riguarda la poesia Per sempre di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

Titolo Per sempre
Autore Giuseppe Ungaretti
Genere Poesia
Raccolta Il taccuino del vecchio
Corrente letteraria Ermetismo
Data 1959
Temi trattati Dedica alla moglie defunta
Frase celebre «Di nuovo la tua voce / Per sempre ti risento»




Testo

Senza niuna impazienza sognerò
Mi piegherò al lavoro
Che non può mai finire,
E a poco a poco in cima
Alle braccia rinate
Si riapriranno mani soccorrevoli

Nelle cavità loro
Riapparsi gli occhi, ridaranno luce,
E, d'improvviso intatta
Sarai risorta, mi farà da guida
Di nuovo la tua voce,
Per sempre ti risento.



Parafrasi

Sognerò, senza alcuna fretta
Mi adatterò al compito
Che non conosce fine,
E gradualmente in cima
Alle braccia rinate
Si schiuderanno nuovamente mani che offrono aiuto.

Nelle loro profondità
Gli occhi riemersi riporteranno la luce,
E, all'improvviso e tutto come prima,
Tu risorgerai, la tua voce
Mi guiderà di nuovo,
Per sempre ti vedrò di nuovo.



Analisi del testo

La poesia adotta uno schema metrico abbastanza libero, senza una struttura fissa come il ritmo regolare o il conteggio preciso delle sillabe. Questo tipo di metrica è chiamata "verso libero", nel quale l'accento e la cadenza delle parole vengono esaltati. È tipico dello stile di Ungaretti ricercare le parole giuste legate al tema trattato e che racchiudono un significato più profondo.


Figure retoriche

Nella poesia in questione è possibile individuare diverse figure retoriche:
  • Anastrofe = "Senza niuna impazienza sognerò" (v. 1) invece di "Sognerò senza alcuna impazienza".
  • Metafora = "braccia rinate" (v. 5).
  • Sineddoche = "mani soccorevole" (v. 6). La parte per il tutto, le mani per indicare la persona nella sua totalità.



Commento

Giuseppe Ungaretti dedica questa poesia alla moglie Jeanne Dupoix, deceduta nel 1958, ovvero due anni prima della pubblicazione della raccolta "Il taccuino del vecchio". Egli non era solito scrivere poesie dedicate alla moglie, anche se ne ha realizzate diverse per la poetessa italo-brasiliana Bruna Bianco, come 12 settembre 1966 e Il lampo della bocca.

Da notare che il nome della moglie non viene mai nominato, non è necessario, in quanto è chiaro il riferimento, sia perché è passato esattamente un anno dalla sua scomparsa e, quindi, ricorre il suo anniversario di morte, sia perché il riferimento è verso una persona defunta (risorta, per sempre, ti rivedrò).

La conobbe nel 1920 e la sposò nello stesso anno. Ebbero tre figli, di cui uno che morì a pochi giorni dalla nascita, un altro che visse fino all'età di 9 anni (Antonietto, a cui ha dedicato molte poesie, che si trovano nella raccolta Il dolore) e la secondogenita Anna Maria che affettuosamente era soprannominata Ninon.

E poi Jeanne si spense in clinica il 24 maggio 1958 in seguito a una lunga malattia. A un anno dalla morte di Jeanne, Ungaretti scrive la poesia "Per sempre" che finisce con il verso «Per sempre ti rivedo».

Il poeta ne vuole ricordare le sue doti migliori, ovvero il sapergli stare accanto, la sua generosità, e il suo saper fare da guida nella relazione.

La morte ed il rapporto che il "superstite" poeta cerca di continuare ad avere con la moglie defunta; la luce che riemerge, braccia tese e mani, dolcemente definite "soccorrevoli", che il poeta ardentemente attende di poter intrecciare amorevolmente alle proprie. Un ulteriore elemento da segnalare è quello della voce, che "risorta" si fa nuovamente guida interrompendo un tormentato silenzio.

La convinzione dell'autore è quella di chiunque perde il proprio compagno o compagna di vita, ovvero che un giorno (quando anch'egli si spegnerà) si potranno rincontrare, perciò l'amore è descritto come se non avesse una fine ma che è eterno ed è destinato a durare per sempre, anche dopo la morte.
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Levante, Ungaretti: parafrasi, analisi, commento

Levante

Levante è una poesia scritta da Giuseppe Ungaretti che porta la dicitura "Milano 1914/1915" e che si trova nella raccolta L'Allegria, nella sezione Ultime.





Levante di Giuseppe Ungaretti

In questa pagina trovate tutto ciò che riguarda la poesia Levante di Vincenzo Cardarelli: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

Titolo Levante
Autore Giuseppe Ungaretti
Genere Poesia
Raccolta Opere
Corrente letteraria Ermetismo
Data 1914-1915
Temi trattati Il viaggio in nave di Ungaretti da Alessandria a Parigi
Frase celebre «A poppa emigranti soriani ballano. A prua un giovane è solo»




Testo

La linea
vaporosa muore
al lontano cerchio del cielo

Picchi di tacchi picchi di mani
e il clarino ghirigori striduli
e il mare è cenerino
trema dolce inquieto
come un piccione

A poppa emigranti soriani ballano

A prua un giovane è solo

Di sabato sera a quest'ora
Ebrei
laggiù
portano via
i loro morti
nell'imbuto di chiocciola
tentennamenti
di vicoli
di lumi

Confusa acqua
come il chiasso di poppa che odo
dentro l'ombra
del
sonno



Parafrasi

Nel cerchio lontano del cielo, svanisce una sottile linea di vapore.

Mentre si sentono colpi di tacchi e battiti di mani,
il chiaro suono di un clarino risuona acuto,
e il mare appare grigio cenere è dolcemente agitato
come un piccione inquieto.

Sulla poppa, emigranti soriani ballano spensierati,
mentre a prua un giovane sta da solo.

È sabato sera a quest'ora,
Ebrei laggiù, portano via i loro defunti,
attraverso il lungo percorso a spirale,
tra incertezze di vicoli e luci.

L'acqua confusa è come il rumore di poppa che sento,
nell'oscurità della notte.



Analisi del testo

La poesia è costituita da sei strofe e alcuni versi sono formati da una sola parola. Segue lo stile ermetico e, quindi, non è presente la punteggiatura ma ci sono degli spazi bianchi che hanno lo scopo di separare i periodi. La sua scrittura si caratterizza per l'uso di un linguaggio essenziale, con parole scelte con grande cura e per la capacità di evocare emozioni e immagini profonde attraverso una sintassi spesso asimmetrica.

È una poesia sulla quale Ungaretti ha dedicato molto tempo essendoci stati due stesure, la prima nel 1915 e la seconda nel 1931, anno in cui è stata pubblicata per la prima volta nella celebre rivista "L'Italia letteraria".

Il titolo della poesia "Levante" sta a significare che la rotta del viaggio parte da est, cioè dall'Oriente.

La poesia inizia con un'immagine evocativa della linea vaporosa che muore nel lontano cerchio del cielo, probabilmente riferendosi alla scia di vapore lasciata dalla nave mercantile.

La seconda strofa presenta una serie di suoni ritmici e onomatopeici, come "Picchi di tacchi picchi di mani / e il clarino ghirigori striduli," che sembrano richiamare un'atmosfera frenetica o di festa. Inoltre, il mare è descritto come "cenerino" e "tremante dolce inquieto come un piccione," aggiungendo un colore grigio e uno stato d'animo opposto alla serenità.

Nella terza parte della poesia, il poeta fa riferimento a un gruppo di emigranti soriani che ballano a poppa di una nave e in contrapposizione a loro vi è un giovane solo a prua. Qui emerge l'elemento dell'emigrazione e della solitudine, temi ricorrenti nella poesia di Ungaretti.

L'ultima parte della poesia è forse la più enigmatica. Fa riferimento ai cortei funebri degli ebrei di Alessandria tra i vicoli tortuosi e illuminati da lampioni su una collina con la forma di un imbuto rovesciato.

Il verso finale richiama nuovamente l'immagine del mare, ma qui sembra suggerire anche uno stato di incertezza e confusione, evocando l'immagine onirica del mare come rumore indistinto udito nell'ombra del sonno dal poeta. Veniamo a sapere che l'uomo che se ne sta solo è Ungaretti perché nell'ultima strofa usa il verbo "odo" coniugato alla prima persona singolare.



Figure retoriche

In questa poesia sono presenti diverse figure retoriche, tipiche dello stile poetico di Giuseppe Ungaretti, che contribuiscono a enfatizzare le immagini e le emozioni evocate attraverso un linguaggio suggestivo e carico di significati. Ecco una lista delle principali figure retoriche presenti: 
  • Similitudine = "trema dolce inquieto / come un piccione" (vv. 7-8).
  • Metafora = "il mare è cenerino" (v. 6). Potrebbe essere interpretato come una metafora per descrivere un mare dal colore grigio o buio.
  • Allitterazione della C e della I = "Picchi di tacchi picchi di mani" (v. 4).
  • Allitterazione della R e della I = "clarino ghirigori striduli" (v. 5)
  • Onomatopea = "clarino ghirigori striduli" (v. 5), richiama il suono di un clarinetto.
  • Personificazione = "Confusa acqua" (v. 20). Personifica l'acqua dando l'idea che sia confusa.
  • Enjambement = "linea vaporosa" (vv. 1-2); "portano via / i loro morti" (vv. 14-15); "tentennamenti di vicoli" (vv. 17-18); "dentro l'ombra / del / sonno" (vv. 22-24).



Commento

Ungaretti, con la sua maestria poetica, riesce a catturare la molteplicità delle emozioni umane in un momento cruciale della vita del poeta, il suo viaggio da Alessandria d'Egitto fino alla Francia. Fa emergere la complessità dell'esperienza migratoria, carica di tristezza e speranza, ed invita il lettore a riflettere sulla propria identità, sulle proprie radici e sul coraggio necessario per abbracciare l'ignoto.
Da mettere in evidenza è la contrapposizione tra il poeta nostalgico e i passeggeri spensierati ed euforici. Altrettanto rilevante è il distacco dalla città natale che richiama al poeta il pensiero della morte sia per i funerali ebrei sia per l'atmosfera della sera.
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Figure retoriche: Veglia di Giuseppe Ungaretti

Veglia

Tra le poesie di guerra più celebri del poeta italiano Giuseppe Ungaretti vi è Veglia. Questa poesia tratta dalla raccolta "L'allegria" è tra le più scelte dagli studenti come argomento di letteratura per la realizzazione della propria tesina di terza media o di maturità, in quanto è facilmente adattabile per tematiche come la guerra, la vita o la morte, l'assurdità e la follia.





Tutte le figure retoriche

In un altro appunto abbiamo ampiamente parlato della poesia Veglia, invece in questa pagina vogliamo spiegare le figure retoriche presenti nel testo in modo più semplice, argomentando anche il perché di questa scelta dell'autore. Tra le figure retoriche presenti vi sono l'allitterazione, l'assonanza, la metonimia, la metafora e l'enjambement.



Allitterazione

Nei versi vv. 1-2 l'autore inserisce tre parole che contengono dei suoi duri generati dall'allitterazione della t, proprio per dare sin da subito al lettore un anticipo della crudeltà della scena successiva (il compagno morto).
Un'intera nottata
buttato vicino

Nel verso 13 l'autore inserisce tre parole contenenti molte vocali "e", che donano al testo un tono dolce e rasserenante.
lettere piene d'amore



Assonanza

L'assonanza si ha quando l'ultima sillaba di due o più parole messe a confronto possiede le stesse vocali ma consonanti diverse. Come potete notare in questa poesia l'assonanza viene utilizzata per tre volte e in tutti e tre i casi riguarda le vocali "a" e "o".
buttato, compagno, massacrato
bocca, volta
stato, tanto



Metonimia

Nei versi vv 8-9 l'autore adotta la metonimia per mettere in evidenza le mani del soldato caduto. Avrebbe dovuto scrivere "le sue mani congestionate", cioè contratte a causa del freddo e, invece, dispone le parole in modo diverso cosicché la parola "congestione" diventa un sostantivo anziché un aggettivo qualificativo da usare per descrive le mani.
con la congestione
delle sue mani



Metafora

Nei versi 10-11 l'autore inserisce una metafora quando dice che la congestione delle mani del soldato morto si è inserita nel suo silenzio. Perché è una metafora? Prima di tutto perché il silenzio è astratto e non può essere penetrato, tantomeno dall'intorpidimento delle mani di un cadavere. Attraverso questa metafora l'autore vuole trasmettere al lettore la sua sofferenza nel vedere il corpo straziato dalla guerra e il silenzio è dovuto al fatto che non ha parole per descriverlo a voce (ci riesce solo attraverso la poesia).
penetrata
nel mio silenzio



Enjambement

La spezzatura del verso attraverso l'enjambement è presente in quasi tutti i versi di questa poesia. I versi 7-8 e 11-12 continuano col verso successivo ma non c'è una vera e propria spezzatura e si possono leggere in entrambi i modi. Invece, è abbastanza evidente che tra il verso 13-14 non vi è alcun enjambement perché l'autore inizia la terzina finale con la lettera maiuscola.
vv. 1-2; 2-3; 3-4; 4-5; 5-6; 6-7; 8-9; 9-10; 10-11; 12-13; 14-15; 15-16.
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Poesie di guerra di Ungaretti


Giuseppe Ungaretti ha partecipato alla prima guerra guerra mondiale come volontario per l'Italia in qualità di soldato semplice. Non è ricordato per le sue epiche battaglie ma per le sue poesie, che trasmettono in pochi versi e attraverso l'uso di poche parole tutto l'orrore della guerra. Ciò significa che da intervista convinto, Ungaretti, che aveva inteso la guerra come un modo per liberare una nazione e mettere per sempre fine a future guerre, cambiò idea a guerra in corso, indossando i panni di soldati comprese la tremenda disumanità della morte. Quando Ungaretti tratta l'argomento della guerra non fa alcun riferimento a chi la sta combattendo, in che modo avviene e in quali campi di battaglia hanno vinto, bensì descrive la guerra solamente attraverso le proprie reazioni di isolamento, di sgomento e di smarrimento nel vedere uno spettacolo di distruzione. Oltre al tema della guerra, queste poesie hanno in comune che sono tutte contenute nella raccolta poetica L'Allegria.






Ungaretti: le poesie di guerra

In questa pagina trovate le poesie di guerra di Giuseppe Ungaretti: le più belle e le più famose. Subito sotto il testo delle poesie trovate un ripasso veloce (un mix tra commento e spiegazione) con l'aggiunta di un link per coloro che volessero leggere una più approfondita analisi del testo della poesia.



Veglia - Ungaretti

Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita


Spiegazione

È una terribile notte di guerra quella che Ungaretti sta descrivendo, perché un suo compagno è stato ucciso e lui è costretto a buttarsi a terra per evitare di essere avvistato o colpito dal nemico e, mentre è buttato a terra, osserva i segni della morte sul cadavere del compagno, come quelli sul volto e nelle mani. Si trova dinnanzi a un bivio psicologico: abbattersi e andare incontro alla disperazione e, quindi, alla morte, oppure aggrapparsi alla propria vita e resistere. L'aver visto la morte da vicino ha innescato in lui la voglia di vivere e per non lasciarsi sopraffare dalla morte si è affidato alla poesia, scrivendo poesie ricche di sentimento. Per saperne di più consultate l'appunto Veglia: parafrasi, analisi e commento



Fratelli - Ungaretti

Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata

Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli


Spiegazione

Ciò che rende questa poesia particolare è l'utilizzo del termine "fratelli" nel bel mezzo di una guerra, per comunicare con la fazione opposta. Anche i soldati dello schieramento rivale possono essere considerati fratelli di fronte alla guerra, perché non ci sono né vincitori né vinti, bensì solo tante vittime perché tutti hanno da perdere, a cominciare dai soldati che la stanno combattendo. Si instaura, quindi, un timido rapporto di parentela perché accomunati dalla stessa sofferente condizione. Per saperne di più consultate l'appunto Fratelli: parafrasi, analisi e commento




Soldati - Ungaretti

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie


Spiegazione

Questa poesia descrive in modo molto semplice la precarietà della vita umana, paragonata alle foglie in autunno. Come alle foglie d'autunno basta una folata di vento per farle cadere da un ramo, anche ai soldati in guerra basta un niente per perdere la propria vita. Per saperne di più consultate l'appunto Soldati: parafrasi, analisi e commento



In dormiveglia - Ungaretti

Assisto la notte violentata

L’aria è crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache
nel loro guscio

Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia


Spiegazione

Il poeta sfrutta il concetto di dormiveglia, ovvero quella condizione incerta fra l'essere sveglio e l'essere addormentato, un sogno leggero di intervalli brevi, e quindi tra sogno e realtà crea un legame in base a quelle che vede e sente in guerra (spari e soldati accovacciato) con il ricordo tranquillo dell'infanzia (gli scalpellini che lavorano nella strada). Per saperne di più consultate l'appunto In dormiveglia: parafrasi, analisi e commento



Pellegrinaggio - Ungaretti

In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba

Ungaretti
uomo di pena
ti basta un'illusione
per farti coraggio

Un riflettore
di là mette un mare nella nebbia


Spiegazione

In questa poesia utilizza il termine pellegrinaggio, inteso come viaggio: che riguarda sia i suoi spostamenti in guerra attraverso i camminamenti scavati sia, in senso più profondo, la vita come un lungo viaggio in cui ci si imbatte in nuove illusioni e speranze. Per saperne di più consultate l'appunto Pellegrinaggio: parafrasi, analisi e commento



San Martino del Carso - Ungaretti

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non m'è rimasto
neppure tanto

Ma nel mio cuore
nessuna croce manca
E' il mio cuore
il paese più straziato


Spiegazione

In questa poesia Ungaretti descrive il paese di S. Martino martoriato dalla guerra, nel quale a seguito dei bombardamenti sono rimasti solamente alcune mura di qualche casa. Sebbene il dolore per il paese è enorme, ribadisce che il suo cuore è ancora più martoriato, perché molti dei suoi cari compagni soldati con cui ha condiviso l'atroce esperienza della guerra sono morti in battaglia e di loro non è rimasto nulla, se non il loro prezioso ricordo che appunto custodisce nel proprio cuore (ed è a loro che è dedicata questa triste poesia). Per saperne di più consultate l'appunto San Martino del Carso: parafrasi, analisi e commento
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Perché Ungaretti va in guerra come volontario?


Tutti sono d'accordo nel considerare Giuseppe Ungaretti come uno dei principali poeti della letteratura italiana del XX secolo e le sue poesie sono immancabili nel programma scolastico di letteratura ed è anche uno degli autori più scelti nella prima prova di Maturità. Tra le sue poesie più celebri vi sono quelle che raccontano la sua atroce esperienza di soldato durante il primo conflitto mondiale, e allora perché Ungaretti ha partecipato come volontario alla Grande Guerra?





Prima guerra mondiale: fase iniziale

Per poter comprendere la scelta di Giuseppe Ungaretti e il suo orientamento politico, è necessario conoscere la situazione iniziale del conflitto, i Paesi coinvolti e la situazione politica in Italia.

La prima guerra mondiale ebbe inizio il 28 luglio 1914 quando l'impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Serbia. Il motivo? Il mese precedente, il 28 giugno 1914, l'arciduca erede al trono dell'impero austro-ungarico Francesco Ferdinando d'Asburgo e la moglie Sophie si erano recati a Sarajevo in visita ufficiale in quanto erano in corso celebrazioni per la festa nazionale serba. Vennero uccisi con dei colpi di pistola da un diciannovenne serbo. In risposta a quanto accaduto l'Impero austro-ungarico dapprima impose un ultimatum con delle dure richieste alla Serbia, che accettò solo in parte, e perciò divenne un pretesto per dichiarare guerra alla Serbia: questo è il casus belli della prima guerra mondiale.

I primi paesi a essere coinvolti nel primo conflitto mondiale sono stati: Austria-Ungheria, Germania, Russia, Regno Unito e Francia.

E l'Italia? L'Italia, insieme al Portogallo, la Grecia, la Bulgaria, il Regno di Romania e l'Impero ottomano rimasero nello stato di neutralità, attendendo ulteriori sviluppi della situazione. In seguito sulla pressione degli interventisti l'Italia iniziò a pensare di entrare in guerra nel tentativo di cercare di ottenere condizioni favorevoli per espandere i propri confini territoriale: dapprima si offrì alle Potenze centrali facendo numerose richieste, che però sono state rifiutate dall'Austria-Ungheria in quanto ritenute esagerate, successivamente l'Italia si offrì alla Triplice Intesa che invece si disse disposta a intavolare delle trattative.

L'Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915.



Perché Ungaretti va in guerra?

Dopo il soggiorno in Francia, Ungaretti decise di entrare in guerra con l'Italia arruolandosi come volontario nel 19º Reggimento di fanteria della Brigata "Brescia", come soldato semplice.

Ungaretti era un interventista perché, come molti degli intellettuali italiani di quell'epoca, vedeva la guerra come una soluzione per ottenere uno stato di uguaglianza e di libertà: pensava che fosse l'ultima guerra da combattere cosicché non ce ne sarebbero state più altre. Quindi Ungaretti non amava la guerra nemmeno inizialmente, ma la vedeva come una cosa giusta da fare. Inoltre il poeta era anche in cerca di una propria identità: confidava nel fatto che combattendo per l'Italia si sarebbe potuto identificare come italiano. Egli è nato ad Alessandria d'Egitto (Egitto) e ha vissuto a lungo in Francia, la guerra era il suo tramite per "italianizzarsi" e avere una "patria".

Nel corso dei combattimenti sul Carso in cui prestò servizio per tutta la durata del conflitto (tranne una parentesi sul fronte francese della Champagne, nella primavera del 1918) scopre una realtà completamente diversa: apprende l'assurdità della guerra. Ungaretti non passo alla storia per le sue azioni eroiche, ma ci ha lasciato delle preziose poesie che continuano a essere tramandate alle generazioni future, perché attraverso poche parole è riuscito a contenere un significato molto profondo.

In quegli anni la guerra di movimento mutò in una guerra di posizione, più comunemente chiamata "guerra di trincea", ovvero una guerra di logoramento in cui i soldati vivevano in condizioni precarie: tra il freddo, la solitudine, la disperazione per il continuo convivere con la morte che sarebbe potuta arrivare in qualsiasi momento.



Poesie di guerra di Ungaretti

La guerra ispira in Ungaretti i temi della sua prima raccolta di poesie, L'Allegria, pubblicata nel 1925 (in essa confluì in seguito anche la raccolta Il porto sepolto, 1917). Sono composizioni talvolta brevissime che fissano frammenti della realtà e della sua dolorosa esperienza di guerra. Tra l'altro la parola "Allegria" serve a sottolineare come anche negli orrori della guerra è stato possibile trarre una parte positiva, tramite la parola.

Ungaretti ha scritto moltissime poesie, e sul nostro sito abbiamo riportato tutti i testi, con parafrasi, commento, figure retoriche e analisi del testo.

Le più celebri poesie di guerra di Ungaretti sono:
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Perché Ungaretti è nato ad Alessandria d'Egitto?


Il poeta e scrittore Giuseppe Ungaretti è considerato uno dei massimi poeti italiani del Novecento. Ci ha raccontato la sua esperienza nella prima guerra mondiale e il dolore provato per la perdita dei propri cari attraverso le sue Poesie, adottando in molte di esse uno stile di scrittura nuovo: l'ermetismo. Una curiosità riguardante la vita di Ungaretti è che non è nato in Italia, bensì ad Alessandria d'Egitto. Dove si trova e per quale motivo non è nato in Italia?



Indice




Dove si trova Alessandria d'Egitto?

Alessandria è una città portuale che si trova in Egitto, sul Mar Mediterraneo, a 208 km a nord-ovest del Cairo e sulla sponda occidentale del delta del Nilo. È la seconda più grande città d'Egitto ed è il principale porto egiziano.

È famosa per il Faro (considerato una delle sette meraviglie del mondo antico) e la sua antica biblioteca. Oggi Alessandria d'Egitto ha tanto da offrire, tra lo storico e il moderno.

In alcune poesie accenna direttamente o indirettamente ad Alessandria d'Egitto, la sua terra natia, quando parla del clima arido, dei colori del cielo (in particolare il tramonto) e della sua infanzia. Tra queste poesie vi sono:


Perché Ungaretti è nato ad Alessandria d'Egitto?

Giuseppe Ungaretti nacque l'8 febbraio 1888 ad Alessandria d'Egitto, nel quartiere periferico Moharrem Bek. I suoi genitori, Antonio Ungaretti e Maria Lunardini erano originari di Lucca, ma si sono trasferiti ad Alessandria quando il padre del celebre poeta si trovava in Egitto per lavorare come operaio allo scavo del Canale di Suez.

Due anni dopo la nascita di Giuseppe Ungaretti, il padre morì a causa di un idropsia (accumulo di liquido in una cavità del corpo) contratta mentre lavorava come operaio al Canale di Suez. La madre riuscì a mantenere gli studi del figlio in una delle scuole più prestigiose di Alessandria d'Egitto lavorando in un forno di proprietà.

Giuseppe Ungaretti visse ad Alessandria fino all'età di 24 anni e poi si recò in Francia. Se vuoi appronfondire la vita e il pensiero di questo autore vi suggeriamo di leggere l'appunto dedicato a Giuseppe Ungaretti.
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12 settembre 1966 - Ungaretti: analisi e commento


La poesia "Lontano" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, pubblicata nel 1968 fa parte della raccolta Dialogo, nella sezione Ungà.



Indice




Testo

Sei comparsa al portone
in un vestito rosso
per dirmi che sei fuoco
che consuma e riaccende.

Una spina mi ha punto
delle tue rose rosse
perché succhiasse al dito,
come già tuo, il mio sangue.

Percorremmo a strada
che lacera il rigoglio
della selvaggia altura,
ma già da molto tempo
sapevo che soffrendo con temeraria fede,

l'età per vincere non conta.

Era di lunedì,
per stringerci le mani
e parlare felici
non si trovò rifugio
che in un giardino triste
della città convulsa.



Analisi del testo e commento

Pochi anni prima della sua morte, Ungaretti incontrò in modo casuale una giovane poetessa italo-brasiliano, Bruna Bianco: l'amaro declino della sua vita si trasformò in una rinascita di forza ed entusiasmo grazie all'amore inaspettato (lei molto giovane, lui molto vecchio) quanto intenso che si era venuto a creare tra i due. 
Si conobbero a San Paolo del Brasile, un luogo in cui Ungaretti era già stato: nel 1936, gli venne offerta la cattedra di Letteratura Italiana presso l'Università di San Paolo, che tenne fino al 1942 e durante questo periodo morì suo figlio Antonietto di nove anni per un'appendicite malcurata. Ungaretti e Bruna andarono a trovare insieme la tomba di Antonietto.
Questo amore iniziò nel 1966 durò fino al 1969; fu lo stesso Ungaretti a interrompere all'improvviso questa relazione e nel 1970 morì. L'amore fra i due, nonostante tutto, "Non finisce. Arderà per l’eterno", come dirà la stessa Bruna e come direbbe anche, il suo Ungà.


La poesia in questione parla dell'amore che Bruna aveva accesso in lui, di quando la vide per la prima volta davanti al portone di casa vestita di un colore rosso acceso come se fosse rivestita di rose rosse e questa visione gli faceva ribollire il sangue: il suo desiderio amoroso che sembrava fosse ormai sepolto si era risvegliato.
La paragona a una rosa con le le spine, e quando sente la spina che lo punge è il momento esatto in cui cede alla fase di innamoramento, che è una sensazione di gioia e di dolore: gioia perché è una sensazione bellissima, dolore perché sa di essere arrivato al capolinea della sua vita.



Figure retoriche

Sei fuoco = metafora (v. 4).

Perché succhiasse al dito ... il mio sangue = iperbato (vv. 7-8).

Il rigoglio / della selvaggia altura = enjambement (vv. 10-11).

Giardino triste / della città convulsa = enjambement (vv. 19-20).
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Lontano - Ungaretti: analisi e commento


La poesia "Lontano" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Versa il 15 febbraio 1917" e fa parte della raccolta L'Allegria, nella sezione Naufragi.



Indice




Testo

Lontano lontano
come un cieco
m'hanno portato per mano



Analisi del testo e commento

Questa poesia molto breve ci fa capire che il poeta si sente distante dagli altri (lontano lontano) perché non riescono a capire quello che sta passando: è un momento sofferente della sua vita e vede il futuro con preoccupazione. È solo e avrebbe bisogno di aiuto perché gli ostacoli della vita sono molteplici e difficili da superare. Perciò paragona la sua condizione a quella di un cieco che non può avanzare se non c'è qualcuno che lo guidi con la mano un passo alla volta. 
Un anno prima, nel 1916, Ungaretti scrisse la poesia "In memoria" e in essa parla dell'amico arabo Moammed Sceab morto suicida dicendo che anche lui rischiava di fare la sua stessa fine (perdita delle proprie radici, incapacità di trovare un'identità) ma che sia riuscito a salvarsi grazie alla poesia, e proprio la poesia potrebbe essere l'aiuto che il poeta sta cercando (la mano che lo guida).



Figure retoriche

Come un cieco = similitudine (v. 2).
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Si porta - Ungaretti: analisi e commento

Alfons Siber, Risveglio di primavera

La poesia "Si porta" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Roma fine marzo 1918" e fa parte della raccolta L'Allegria, nella sezione Girovago.



Indice




Testo

Si porta
l'infinita
stanchezza
dello sforzo
occulto
di questo principio
che ogni anno
scatena la terra



Analisi del testo e commento

Questa poesia è costituita di solo due verbi disposti uno a inizio verso e l'altro nel verso finale. Si parte dal presupposto che Ungaretti scrisse nella poesia "I fiumi" che si sente una docile fibra dell'universo, una piccola parte del tutto, senza la quale però il tutto non sarebbe tale. Il verbo "si porta" è riferito alla stanchezza fisica e mentale dell'uomo per il rigenerarsi della terra quando subentra la stagione della primavera. Lo sforzo lo fa la terra ma ne risente anche l'uomo di questo sforzo.



Figure retoriche

L'infinita / stanchezza = enjambement (vv. 2-3).

Dello sforzo / occulto = enjambement (vv. 4-5).

Questo principio che ogni anno scatena la terra = perifrasi (vv. 6-8). Per indicare la primavera, ovvero la stagione della rinascita.
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Annientamento - Ungaretti: analisi e commento


La poesia "Annientamento" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, è datata "21 Maggio 1916" e fa parte della raccolta L'Allegria, nella sezione Il porto sepolto.



Indice




Testo

Il cuore ha prodigato le lucciole
s'è acceso e spento
di verde in verde
ho compitato

Colle mie mani plasmo il suolo
diffuso di grilli
mi modulo
di
sommesso uguale
cuore

M'ama non m'ama
mi sono smaltato
di margherite
mi sono radicato
nella terra marcita
sono cresciuto
come un crespo
sullo stelo torto
mi sono colto
nel tuffo
di spinalba

Oggi
come l'Isonzo
di asfalto azzurro
mi fisso
nella cenere del greto
scoperto dal sole
e mi trasmuto
in volo di nubi

Appieno infine
sfrenato
il solito essere sgomento
non batte più il tempo col cuore
non ha tempo né luogo
è felice

Ho sulle labbra
il bacio di marmo



Analisi del testo e commento

Il titolo "Annientamento" a prima vista potrebbe far pensare a una poesia che parla di guerra, però qui la guerra non è il tema in questione, forse è più una poesia religiosa. Questa poesia va vista ed analizzata in chiave "mistica" e quello a cui fa riferimento Ungaretti è l'estasi, ovvero uno stato psichico di sospensione ed elevazione mistica della mente, che viene percepita a volte come estraniata dal corpo: da qui la sua etimologia, a indicare un «uscire fuori di sé». Si afferma di provare in questi momenti una sorta di annullamento di sé (non più prigionieri del nostro io), e di identificazione e fusione con Dio o con l'"Anima del mondo" (cioè si diventa una sola cosa con il tutto), e a questo punto tutto perfino la morte non fa più paura perché quella che si sta vivendo è una vita cosmica (cioè di tipo spirituale e di vastissima ampiezza).


Qui di seguito andremo ad analizzare la poesia verso per verso:


Il cuore ha prodigato le lucciole s'è acceso e spento di verde in verde ho compitato = Il cuore in questione non è un cuore di un essere umano bensì un cuore universale e sente la sua pulsazione nella luce delle lucciole che si accende e spegne a intermittenza. Il concetto è che anche attraverso una creatura minuscola come una lucciola (un insetto) si possa sentire il tutto.
La poesia è stata scritta il 21 maggio e nomina il colore verde perché è la stagione della primavera. Utilizza il verbo "compitare", che significa leggere pronunciando lentamente e separatamente le sillabe, perché lui come un bambino che sta imparando a leggere ha imparato a distinguere e a pronunciare le infinite sfumature del verde primaverile.

Colle mie mani plasmo il suolo diffuso di grilli mi modulo di sommesso uguale cuore = Il verbo "modulare" in poesia significa ispirare a precisi ritmi o sonorità: infatti isola la strofa dandogli un andamento circolare. Inoltre accorda il battito del suo cuore che è sommerso dalle lucciole e in questo verso accenna anche ai grilli che si trovano sul suolo perché si sente un tutt'uno con le piante (sulle quali si posano gli insetti).


M'ama non m'ama mi sono smaltato di margherite mi sono radicato nella terra marcita sono cresciuto come un crespo sullo stelo torto mi sono colto nel tuffo di spinalba = Le espressioni "m'ama non m'ama" e "mi sono smaltato di margherite" ci fanno ritornare nuovamente al verbo "compitare" perché si pronunciano scandendo per bene le sillabe, al fine di creare relazioni sonore e dare mistero alle parole. Inoltre Ungaretti dice che raccogliendo un rametto di biancospino (spinalba) è come se avesse raccolto un pezzo di sé perché lui stesso è quel biancospino. Per il poeta la vita vegetale è umile in quanto mette le radici sotto terra ma allo stesso tempo è rivolta alla luce.


Oggi come l'Isonzo di asfalto azzurro mi fisso nella cenere del greto scoperto dal sole e mi trasmuto in volo di nubi = L'Isonzo è un asfalto azzurro sia perché l'acqua è vista da lontano sia perché sta osservando i suoi punti più aridi laddove si vede il greto azzurro, sia perché in chiave mistica è come se il tempo si fosse fermato (le acque sono immobili): non c'è tempo né spazio ma si è rivolti verso uno spazio illimitato e un tempo infinito. A seguire dice che è illuminato dal sole e poi avviene una sorta di metamorfosi perché prima impersonava una pianta di biancospino (era un tutt'uno con la terra) mentre adesso si identifica nelle nuvole (è un tutt'uno con il cielo).


Appieno infine sfrenato il solito essere sgomento non batte più il tempo col cuore non ha tempo né luogo è felice = Rimane sbigottito di fronte alla grandezza della natura e dice che il cuore non pulsa più ed è felice di essere in questa nuova dimensione senza spazio e senza tempo finalmente libero da ogni freno in quanto perde la propria identità (fase di annientamento).


Ho sulle labbra il bacio di marmo = questi due versi sono un po' criptici perché parlano di un bacio gelido (esiste il modo di dire "freddo come il marmo") e le labbra sono fredde quando si è morti, quindi è qualcosa che non sta avvenendo nel mondo reale ma attraverso la visione mistica in cui si esce dal corpo (muore il proprio io) per unirsi con il tutto.



Figure retoriche

Il suolo / diffuso di grilli = enjambement (vv. 5-6).

M'ama non m'ama = antitesi (v. 11).

Smaltato / di margherite = enjambement (vv. 12-13).

Radicato / nella terra = enjambement (vv. 14-15).

Cresciuto / come un crespo = enjambement (vv. 16-17).

Come un crespo = similitudine (v. 17). 

Mi sono colto / nel tuffo / di spinalba = enjambement (vv. 19-21).

Come l'Isonzo = similitudine (v. 23).

Mi fisso / nella cenere del greto / scoperto dal sole = enjambement (vv. 25-27).
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Apocalissi - Ungaretti: analisi e commento


La poesia "Apocalissi" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti ed è datata "Roma, 3 gennaio / 23 giugno 1961".



Indice




Testo

1
Da una finestra trapelando, luce
Il fastigio dell'albero segnala
Privo di foglie.

2
Se unico subitaneo l'urlo squarcia*
L'alba, riapparso il nostro specchio solito,
Sarà perchè del vivere trascorse
Un'altra notte all'uomo
Che d'ignorarlo supplica
Mentre l'addenta di saperlo l'ansia?

3
Di continuo ti muovono pensieri,
Palpito, cui, struggendoli, dai moto.

4
La verità, per crescita di buio
Più a volare vicino s'alza l'uomo,
Si va facendo la frattura fonda



*a scelta: Se d'improvviso l'urlo squarcia unico     



Analisi del testo e commento

Alla fine di ogni anno, dopo la mezzanotte, Ungaretti aveva l'abitudine di scrivere dei versi ed è così che è nata questa poesia frammentata in 4 parti dal titolo Apocalissi. 

Il titolo potrebbe essere un riferimento alla prima guerra mondiale dato che all'epoca si usava l'espressione "guerra apocalittica" per la presenza di mezzi meccanici e tecnicamente avanzati che ne presero parte come aerei per i bombardamenti e per il coinvolgimento di molti paesi e di conseguenza di molte lingue e culture molto diverse tra loro.

Nel primo frammento si parla di luce, che potrebbe rappresentare la speranza e l'albero privo di foglie che si vede attraverso la finestra rappresenta tradizionalmente il trascorrere del tempo.

Nel secondo frammento vi è un urlo che squarcia, sembra un urlo dettato dal panico dell'umanità che è riuscita a sopravvivere un'altra notte in questa condizione.

Il terzo frammento parla dei pensieri che passano per la testa e che sono sempre in continuo movimento.

Il quarto frammento potrebbe essere un riferimento ai viaggi nello spazio dato che il 12 aprile 1961 il cosmonauta Jurij Gagarin fu il primo essere umano a volare nello spazio esterno (e prima di lui sono stati usati degli animali come il cane Laika nel 1957). Sembra che Ungaretti voglia dirci che nessuna scoperta scientifica riuscirà mai a svelare il mistero, perché più si va alla ricerca della verità e più il mistero si infittisce.




Figure retoriche

Da una finestra trapelando, luce = anastrofe (v. 1). Cioè: "Trapelando luce da una finestra".

Il fastigio dell'albero ... privo di foglie = iperbato (vv. 2-3).

Di continuo ti muovono pensieri = anastrofe (v. 10). Cioè: "ti muovono pensieri di continuo".

La verità, per crescita di buio = antitesi (v. 12). Cioè: "il buio rappresenta l'oscurità, di solito la verità è rappresentata dalla luce".
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Dunja - Ungaretti: analisi e commento


La poesia "Dunja" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1969 e fa parte della raccolta Nuove, nella sezione Croazia segreta.



Indice




Testo

Si volge verso l'est l'ultimo amore,
Mi abbuia da là il sangue
Con tenebra degli occhi della cerva
Che se alla propria bocca lei li volga
Fanno più martoriante
Vellutandola, l'ardere mio chiuso.

Arrotondìo d'occhi della cerva
Stupita che gli umori suoi volubili

Di avvincere con passi le comandino
Irrefrenabili di slancio.

D'un balzo, gonfi d'ira
Gli strappi, va snodandosi
Dal garbo della schiena
La cerva che diviene
Una leoparda ombrosa.

O, nuovissimo sogno, non saresti
Per immutabile innocenza innata
Pecorella d'insolita avventura?

L'ultimo amore più degli altri strazia,
Certo lo va nutrendo
Crudele il ricordare.

Sei qui. Non mi rechi l'oblio te
Che come la puledra ora vacilli,
Trepida Gambe Lunghe?

D'oltre l'oblio rechi
D'oltre il ricordo i lampi.

Capricciosa croata notte lucida
Di me vai facendo
Uno schiavo ed un re.

Un re? Più non saresti l'indomabile?



Analisi del testo e commento

All'età di 81 anni, un anno prima di morire, Ungaretti scrive questa poesia intitolata "Dunja", che è il nome di una vecchia donna croata che entrò per la prima nella vita di Ungaretti all'età di 2 anni, quando morì il padre del poeta e sua madre decise di accoglierla nella loro casa ad Alessandria come una sorella maggiore. Ungaretti scrive questa poesia descrivendo le emozioni che provava stando con lei, che negli anni ha rivisto altre volte (attraverso il ricordo dato che morì quando lui aveva una ventina di anni). A quel tempo era un bimbo, ma nonostante la sua faccia invecchiata si sente ancora un bimbo dentro... seppure di ottant'anni.

La paragona a una cerva per i suoi occhi che si incurvano in base all'umore, per il suo aspetto fisico esile (gambe lunghe) e per il suo andamento slanciato (irrefrenabili di slancio).

Dice che a volte da cerva può diventare anche una leoparda ombrosa, probabilmente intende dire che tende a essere aggressiva quando è arrabbiata (gonfi d'ira). 

Più volte Ungaretti ci fa capire che se la ricorda bene e in particolare in questa notte "lucida" il ricordo di lei è ancora più forte. Infine negli ultimi versi Ungaretti dice che lei lo fa sentire sia uno schiavo sia un Re, ma se lui è un Re allora lei non è più un animale indomabile (come il cervo o il leopardo).


Dunja è presente anche nella poesia L'impietrito e il velluto, e anche in questo caso il presente si confonde con il passato.




Figure retoriche

Come la puledra ora vacilli = similitudine (v. 23).

D'oltre...D'oltre = anafora (vv. 25-26).

Uno schiavo ed un re = antitesi (v. 29).
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Incontro a un pino - Ungaretti: analisi e commento


La poesia "Incontro a un pino" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1943 e fa parte della raccolta Il dolore.



Indice




Testo

E quando all'ebbra spuma le onde punse
Clamore di crepuscolo abbagliandole,
In Patria mi rinvenni
Dalla foce del fiume mossi i passi
(D'ombre mutava il tempo,
D'arco in arco poggiate
Le vibratili ciglia malinconico)
Verso un pino aereo attorto per i fuochi
D'ultimi raggi supplici
Che, ospite ambito di pietrami memori,
Invitto macerandosi protrasse.



Analisi del testo e commento

Metrica: 11 versi liberi.

Il titolo della poesia "Incontro a un pino" ci porta erroneamente a pensare a un incontro piacevole come se il poeta si fosse dato appuntamento con qualcuno o se fosse andato lì per rilassarsi sotto a un albero. Niente di più sbagliato: questa è una poesia che parla di guerra, ma Ungaretti non può farlo apertamente perché all'epoca del fascismo (a cui aveva aderito e collaborato con esso) vi erano delle limitazioni sul diritto di parola e di pensiero. Ecco perché Ungaretti utilizza le figure retoriche e la tecnica del fraintendimento come l'immagine del pino di Roma che brucia.

Il poeta dice si sente come se si fosse risvegliato in patria: è sera (l'ora del crepuscolo, del tramonto) e si trova sul Lungotevere. Qui vede un l'albero avvolto dalle fiamme e si dirige verso esso (dalla foce del fiume mossi i passi).

L'albero di pino rappresenta l'innocenza e la purezza, e l'immagine dell'albero che prende fuoco sta a simboleggiare la brutale violenza della guerra sugli innocenti e l'incomprensibilità di tanta barbarie. La guerra è sangue, dolore, morte e sofferenza, un evento incomprensibile, nel quale la morte non ha mai un vero perché.

Inoltre tra tutte le parti del giorno in cui avrebbe potuto ambientare il fatto sceglie il tramonto e lo specifica sia all'inizio (clamore di crepuscolo) sia alla fine (d'ultimi raggi supplici). Il tramonto rappresenta la fine del giorno a cui subentrerà la notte, il buio, e a livello allegorico rappresenta l'Italia o addirittura il mondo intero che sta perdendo la sua vitalità, il senso di civiltà e l'interesse per la cultura a causa della guerra. Non è un caso che questa poesia sia contenuta nella raccolta "Il dolore".




Figure retoriche

Le onde punse = anastrofe e metafora (v. 1)

Clamore di crepuscolo = sinestesia (v. 2). Sfera sensoriale dell'udito e della vista.

Pino aereo attorto per i fuochi = allegoria (v. 8). Rappresenta la guerra che distrugge la vita degli innocenti.
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