Agonia - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Agonia" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Agonia" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti e fa parte della raccolta L'allegria, all'interno della sezione Ultime. La scrisse nel dicembre del 1915, quando si arruolò volontariamente nell'esercito italiano per combattere la guerra del Carso.



Testo

Morire come le allodole assetate
sul miraggio

O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia

Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato



Parafrasi

Morire come le allodole in cerca di acqua
su un panorama immaginario
o come la quaglia
oltrepassato il grande argine
dei primi cespugli
perché non vuole più volare
ma non vivere neppure di lamento
come un cardellino accecato.



Analisi del testo

La poesia è composta di tre strofe , rispettivamente di due, cinque e due versi irregolari.
Ogni strofa inizia con la lettera maiuscola, nonostante non siano precedute dal "punto", ma questo è un stile tipico della poesia ungarettiana.

Viene usato il participio passato per denotare una mancanza: "assetate" sta per mancanza d'acqua, "accecate" sta per assenza di luce.

I verbi all'infinito come "morire" e "vivere" sono usati per descrivere concetti che valgono non solo per gli uccelli ma anche per tutti gli uomini.

Il titolo "Agonia" identifica la condizione della vita priva di senso del cardellino accecato.



Figure retoriche

Inversione = "di volare non ha più voglia" (vv. 7-8).

Similitudine = "morire come le allodole" (v. 1), "come la quaglia" (v. 3), "come un cardellino" (v. 9).



Commento

Non importa che l'azione sia antieroica o di poco conto, si può anche morire di sete come le allodole che inseguono un miraggio (cioè vengono ingannate dagli uomini che usano il riflesso degli specchi per illuderle che sia luccichio acqua), o come le quaglie che emigrano frequentemente e riescono ad adattarsi a qualunque luogo purché non non ci siano condizioni di vita estreme, e che a volte per la stanchezza del viaggio si accasciano sfinite. In entrambi i casi si è vissuto in una condizione di libertà: i due tipi di uccelli hanno avuto un'avventura esaltante alle spalle volando verso la "luce del sole".
Diversa è la situazione del cardellino, che non fa altro che emettere striduli lamenti perché non è in grado di vedere la luce. Era usanza dei cacciatori accecare i cardellini, perché si credeva che così cantassero meglio, potessero fare da richiamo per altri uccelli e si sarebbero adattati meglio (rassegnati) alla vita in gabbia.
La scelta di usare gli uccelli per descrivere uno stile di vita non è affatto casuale, infatti gli uccelli sono spesso considerati come il simbolo del passaggio dalla vita alla morte. Ungaretti invoca una fine tragica alla sua dolorosa vita, segnata dalla guerra di trincea che è un costante sterminio ma anche un modo per scoprire se stesso.
Il messaggio che ne esce fuori è abbastanza chiaro: avendo vissuto per molti anni la guerra in prima persona, il poeta preferisce l'azione, anche se questo dovesse portare alla morte, piuttosto che una vita passata a lamentarsi... perché in quest'ultimo caso patiremo l'agonia: una sensazione bruttissima in cui si resta impassibili di fronte alle ingiustizie della vita e così, probabilmente, si soffre ancora di più, perché "moriamo dentro".
In conclusione, non dobbiamo mai accontentarci di esistere, perché stare imprigionati dentro una gabbia solo per restare in vita non è "vivere". La vita è una lotta, una lotta continua: a volte si vince, altre volte si perde, ma non bisogna mai smettere di lottare, perché solo così possiamo ambire a qualcosa di più grande.

Da un punto di vista storico e ricollegandoci al percorso di vita e al pensiero di Ungaretti, l'anno 1914-1915 è quello in cui in Italia si discuteva su cosa bisognava fare: entrare in guerra o restare neutrali. Tra i quali gli irredentisti volevano recuperare i territori culturalmente italiani ma ancora sotto la dominazione asburgica, cioè dell'Austria (Trento e Trieste). Il fatto che Ungaretti si arruola come volontario sta a significare che lui si sente come l'allodola o la quaglia, che aspirano a qualcosa di più grande anche se questo dovesse significare mettere a rischio la propria vita. Studiando la biografia di Ungaretti è possibile sapere che è morto molti anni più tardi, nel 1970.


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