Paradiso Canto 11 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche dell'undicesimo canto del Paradiso. In questo canto Tommaso d'Aquino spiega a Dante alcune frasi che non aveva compreso nel significado, dicendo che la Provvidenza ha generato due religiosi come guida della Chiesa: San Francesco e San Domenico. Poiché parlando di uno dei due si loda ugualmente anche l’altro, Tommaso parlerà principalmente di Francesco. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 11 del Paradiso.


Le figure retoriche

O insensata cura de’ mortali = apostrofe (v. 1). Cioè: "O dissennati affanni degli uomini".

Che ti fanno in basso batter l’ali = metafora (v. 3). Cioè: "che l'uomo è legati ai beni terreni, quando invece la sua natura tende a innalzarlo al suo luogo d'origine, il cielo".

E chi ... e chi = anafora (vv. 6-7).

Chi nel diletto de la carne involto s’affaticava e chi si dava a l’ozio = antitesi (vv. 8-9). Cioè: "chi si lasciava andare ai piaceri carnali, chi all'ozio". L'antitesi fra l'uomo "carnale", attirato dai piaceri mondani, e l'uomo "spirituale", interessato alle cose eterne.

Involto / s’affaticava = enjambement (vv. 8-9).

Ne lo / punto del cerchio = enjambement (vv. 13-14).

Come a candellier candelo = similitudine (v. 15). Cioè: "simile alla candela in un candelabro".

Quella lumera = perifrasi (v. 16). Per indicare san Tommaso.

Sorridendo / incominciar = enjambement e anastrofe (vv. 17-18). Cioè: "iniziare a dire sorridendo".

Lo dicer mio = anastrofe (v. 24). Cioè: "il mio dire, le mie parole".

La provedenza, che governa il mondo = perifrasi (v. 28). Per indicare Dio.

Ogne aspetto / creato = enjambement (vv. 29-30).

La sposa = perifrasi (v. 32). Per indicare la Chiesa.

Di colui ch’ad alte grida disposò lei = perifrasi (vv. 32-33). Per indicare Cristo. La Chiesa sposa Cristo è perifrasi tipica del linguaggio mistico e tratta dagli Atti degli Apostoli.

Col sangue benedetto = metafora (v. 33). S'intende sulla croce.

L’un = perifrasi (v. 37). Per indicare s. Francesco.

Fu tutto serafico in ardore = similitudine (v. 37). Cioè: "fu pieno in ardore come un Serafino".

L’altro = perifrasi (v. 38). Per indicare s. Domenico.

Fue di cherubica luce uno splendore
= similitudine (vv. 38-39). Cioè: "fu uno splendore di luce come i Cherubini".

Fue / di cherubica luce uno splendore = enjambement (vv. 38-39).

L’opere sue = anastrofe (v. 42). Cioè: "le loro opere".

E l’acqua che discende del colle eletto dal beato Ubaldo = perifrasi (vv. 43-44). Cioè: "e il fiume che scende dal monte scelto dal beato Ubaldo", per indicare il fiume Chiascio.

D’alto monte = perifrasi (v. 45). Per indicare il monte Subasio.

Là dov’ella frange più sua rattezza = perifrasi (vv. 49-50). Per indicare Assisi.

Nacque al mondo un sole = perifrasi (v. 50). Per indicare s. Francesco.

Come fa questo tal volta di Gange = similitudine (v. 51). Cioè: "come questo sole vero e proprio sorge a volte dal Gange".

Tal donna = allegoria (v. 58). Per indicare la povertà.

Come a la morte = similitudine (v. 59).

Spirital corte = anastrofe (v. 61). Cioè: "tribunale spirituale".

Primo marito = perifrasi (v. 64). Per indicare Cristo.

Colui ch’a tutto ‘l mondo fé paura = perifrasi (v. 69). Per indicare Cesare, colui che fece paura a tutto il mondo.

Non proceda troppo chiuso = metafora (v. 73). Cioè: "non parli in modo troppo oscuro".

E dietro a tanta pace / corse = enjambement (vv. 80-81).

Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! = apostrofe (v. 82).

La sposa = allegoria (v. 84). Per indicare la povertà.

Le ciglia = sineddoche (v. 88). La parte per il tutto, le ciglia anziché la fronte.

L’italica erba = anastrofe (v. 105). Cioè: "terra italiana".

L’ultimo sigillo = metafora (v. 107). Per indicare le stimmate.

A colui ch’a tanto ben sortillo = perifrasi (v. 109). Cioè: "a colui che lo destino a una vita tanto santa", per indicare Dio.

A’ frati suoi = anastrofe (v. 112). Cioè: "ai suoi confratelli".

Sì com’a giuste rede = similitudine (v. 112). Cioè: "come a legittimi eredi".

La donna sua = anastrofe (v. 113). Cioè: "la sua donna".

La donna sua più cara = allegoria (v. 113). Per indicare la povertà.

Mover si volle = anastrofe (v. 116). Cioè: "volle muoversi".

Colui che degno collega fu = perifrasi (vv. 118-119). Per indicare san Domenico, al pari di san Francesco.

Degno / collega = enjambement (vv. 118-119).

La barca / di Pietro = enjambement (vv. 119-120).

La barca di Pietro = metafora (vv. 119-120). Per indicare la Chiesa.

Buone merce carca = metafora (v. 123). Cioè: arricchirsi spiritualmente.

Di latte vòte = anastrofe (v. 129). Cioè: "prive di latte".

Vedrai la pianta onde si scheggia = metafora (v. 137). Cioè: "vedrai da dove l’ordine domenicano inizia a corrompersi".
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Paradiso Canto 10 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del decimo canto del Paradiso. In questo canto Dante giunge al IV Cielo del Sole, dove si trovano gli spiriti sapienti. Uno di questi emana una luca più luminosa degli altri: si tratta di Tommaso D'Aquino che presenta se stesso e fa i nomi degli altri undici beati. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 10 del Paradiso.


Le figure retoriche

Amore = perifrasi (v. 1). Per indicare lo Spirito Santo.

Lo primo e ineffabile Valore = perifrasi (v. 3). Per indicare Dio.

Leva dunque, lettore, a l’alte rote meco la vista = iperbato (vv. 7-8). Cioè: "alza lo sguardo...".

Dritto a quella parte dove l’un moto e l’altro si percuote = perifrasi (vv. 8-9). Cioè: "il punto equinoziale".

L’arte / di quel maestro = enjambement (vv. 10-11).

Quel maestro = perifrasi (v. 11). Per indicare Dio.

L’oblico cerchio = anastrofe e perifrasi (v. 14). Cioè: "il cerchio obliquo", per indicare lo zodiaco.

Che i pianeti porta = anastrofe (v. 14). Cioè: "che porta i pianeti".

Giù e sù = perifrasi (v. 21). Per indicare gli emisferi.

S’esser vuoi = anastrofe (v. 24). Cioè: "se vuoi essere".

Messo t’ho = anastrofe (v. 25). Cioè: "ti ho messo".

Quella materia = perifrasi (v. 27). Per indicare il Paradiso.

Ministro maggior = anastrofe (v. 28). Cioè: "maggiore ministro, massimo ministro".

Ministro maggior de la natura = perifrasi (v. 28). Per indicare il Sole.

Il tempo ne misura = anastrofe (v. 30). Cioè: "scandisce il tempo".

Con quella parte che sù si rammenta = perifrasi (v. 31). Cioè: "il punto equinoziale".

Con quella parte ... congiunto = iperbato (vv. 31-32).

Più tosto ognora = anastrofe (v. 33). Cioè: "ogni giorno più presto".

Ma del salire / non m’accors’io = enjambement (vv. 34-35).

Non m’accors’io, se non com’uom s’accorge, anzi ‘l primo pensier, del suo venire = similitudine (vv. 35-36). Cioè: "non mi accorsi, e non come colui che si accorge di un pensiero improvviso solo dopo che questo è comparso".

Sì subitamente che l’atto suo per tempo non si sporge = iperbole (vv. 38-39). Cioè: "così rapidamente, che il suo atto è praticamente istantaneo".

Ma creder puossi = anastrofe (v. 45). Cioè: "ma si può credere".

Di veder si brami = anastrofe (v. 45). Cioè: "desiderare di vederlo".

La quarta famiglia / de l’alto Padre = enjambement (vv. 49-50).

Come spira e come figlia = perifrasi (v. 51). Per indicare il mistero della Trinità.

Il Sol de li angeli = perifrasi (v. 53). Per indicare Dio.

Cor di mortal non fu mai sì digesto a divozione e a rendersi a Dio con tutto ‘l suo gradir cotanto presto, come a quelle parole mi fec’io = similitudine (vv. 55-58). Cioè: "Mai anima umana fu così ben disposta all’adorazione e tanto veloce a volgersi fiduciosa a Dio con tutta la sua gioia e gratitudine, come io divenni nel sentire le parole di Beatrice".

Digesto a divozione = enjambement (vv. 55-56).

Occhi suoi = anastrofe (v. 62). Cioè: "suoi occhi".

Più dolci in voce che in vista lucenti = paragone (v. 66).

Care e belle = endiadi (v. 71).

Dal muto aspetti quindi le novelle = similitudine (v. 75). Cioè: "è come se volesse ricavare notizie da un muto".

Ardenti soli = anastrofe e perifrasi (v. 76). Cioè: "soli ardenti", per indicare le anime folgoranti.

Come stelle vicine a’ fermi poli = similitudine (v. 78). Cioè: "come stelle vicine ai loro immobili poli celesti".

Donne mi parver, non da ballo sciolte, ma che s’arrestin tacite, ascoltando fin che le nove note hanno ricolte = similitudine (vv. 79-81). Cioè: "mi sembrarono delle donne che ancora stanno danzando e che si fermano in silenzio, ascoltando finché non hanno sentito la musica che fa riprendere il ballo".

S’accende verace amore = enjambement (vv. 83-84).

Per quella scala u’ sanza risalir nessun discende = perifrasi (vv. 86-87). Cioè: "la scala del Paradiso".

In libertà non fora se non com’acqua ch’al mar non si cala = similitudine (vv. 89-90). Cioè: "non sarebbe in stato di libertà, proprio come acqua che non scorra al mare".

La bella donna ch’al ciel t’avvalora = perifrasi (v. 93). Per indicare Beatrice.

Del riso / di Grazian = enjambement (vv. 103-104).

Quel Pietro fu = anastrofe (v. 107). Cioè: "fu quel Pietro".

Che con la poverella offerse a Santa Chiesa suo tesoro = similitudine (vv. 107-108). Cioè: "che offrì alla Chiesa la sua preziosa opera, come la poverella del Vangelo".

Profondo / saver = enjambement (vv. 112-113).

A veder tanto non surse il secondo = perifrasi (v. 114). Cioè: "non ci fu un uomo più saggio di lui", per indicare Salomone.

Che giù in carne più a dentro vide l’angelica natura e ‘l ministero = perifrasi (vv. 116-117). Cioè: "che quando era vivo vide più addentro di ogni altro la natura e la funzione degli angeli. Per indicare Dionigi l'Areopagita".

Quello avvocato de’ tempi cristiani del cui latino Augustin si provide = perifrasi (vv. 119-120). Cioè: "quell'avvocato dei tempi cristiani della cui opera in latino si avvalse sant'Agostino". Per indicare Paolo Orosio.

L’anima santa che ‘l mondo fallace fa manifesto a chi di lei ben ode = perifrasi (vv. 125-126). Cioè: "lo spirito beato che svela, a chi lo sa ascoltare rettamente, la vanità dei beni terreni". Per indicare Severino Boezio.

Da martiro / e da essilio = enjambement (vv. 128-129).

L’ardente spiro / d’Isidoro = enjambement (vv. 130-131).

Pensieri/ gravi = enjambement (vv. 134-135).

Come orologio che ne chiami ne l’ora che la sposa di Dio surge a mattinar lo sposo perché l’ami, che l’una parte e l’altra tira e urge, tin tin sonando con sì dolce nota, che ‘l ben disposto spirto d’amor turge; così vid’io la gloriosa rota muoversi e render voce = similitudine (vv. 139-146). Cioè: "come un orologio che, nell’ora in cui la Chiesa, sposa di Cristo, si alza per la preghiera del mattino a Dio, affinché egli la ami ancora, in cui una parte tira e l'altra spinge, tintinnando in modo così dolce che riempie d'amore lo spirito rivolto al bene; così io vidi quella gloriosa corona di spiriti muoversi e cantare".
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Paradiso Canto 9 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del nono canto del Paradiso. In questo canto Dante ascolta le profezione di Carlo Martello e Cunizza da Romano (sorella di Ezzelino). Inoltre Dante incontra Folchetto di Marsiglia che gli indica a Dante l'anima luminosa più luminosa del cielo, Raab. Si chiude il canto con l'invettiva di Folchetto contro Firenze e il clero. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 9 del Paradiso.


Le figure retoriche

Carlo tuo = anastrofe (v. 1). Cioè: "il tuo Carlo".

Ricever dovea = anastrofe (v. 3). Cioè: "doveva subire".

Pianto / giusto = enjambement (vv. 5-6).

La vita di quel lume santo = perifrasi (v. 7). Cioè: "l'anima di quella santa luce", per indicare Carlo Martello.

Sol = perifrasi (v. 8). Per indicare Dio.

Ver’ me si fece = anastrofe (v. 14). Cioè: "si avvicinl a me".

Caro assenso / al mio disio = enjambement (vv. 17-18).

Seguette come a cui di ben far giova = similitudine (v. 24). Cioè: "iniziò a parlare come colui che prova gioia nel fare del bene".

Ben far = anastrofe (v. 24). Cioè: "fare del bene".

La terra prava / italica = enjambement (vv. 25-26).

Facella = perifrasi (v. 29). Cioè: "fiamma devastatrice", per indicare Ezzelino da Romano.

D’una radice nacqui e io ed ella = metafora (v. 31). Cioè: "fummo fratelli".

Cunizza fui chiamata = anastrofe (v. 32). Cioè: "mi chiamarono Cunizza".

D’esta stella = perifrasi (v. 33). Per indicare Venere.

Di questa luculenta e cara gioia del nostro cielo che più m’è propinqua = perifrasi (vv. 38-39). Per indicare Folchetto di Marsiglia.

Gioia / del nostro cielo = enjambement (vv. 38-39).

Grande fama rimase = anastrofe (v. 39). Cioè: "rimase una grande fama".

Che Vincenza bagna = anastrofe (v. 47). Cioè: "che bagna Vicenza".

L’acqua che Vincenza bagna = perifrasi (v. 47). Per indicare il fiume Bacchiglione.

Dove Sile e Cagnan s’accompagna = perifrasi (v. 49). Cioè: "dove si uniscono i fiumi Sile e Cagnano", per indicare Treviso.

Tal signoreggia e va con la testa alta = perifrasi (v. 50). Per indicare Rizzardo da Camino.

Si fa la ragna = metafora (v. 51). Cioè: "già si trama la ragnatela".

La difalta / de l’empio suo pastor = enjambement (vv. 52-53).

Conformi fieno = anastrofe (v. 60). Cioè: "saranno conformi".

Già nota / per cara cosa = enjambement (vv. 67-68).

Qual fin balasso in che lo sol percuota = similitudine (v. 69). Cioè: "come un raffinato rubinoche i raggi del sole colpiscano".

Per letiziar là sù fulgor s’acquista, sì come riso qui = similitudine (vv. 71-72). Cioè: "In Paradiso si acquista splendore quando si gioisce, come sulla Terra quando si ride".

S’abbuia / l’ombra di fuor = enjambement (vv. 71-72).

Beato spirto = anastrofe (v. 74). Cioè: "spirito beato".

Nulla / voglia = enjambement (vv. 74-75).

Voce tua = anastrofe (v. 76). Cioè: "tua voce".

‘l ciel trastulla = anastrofe (v. 76). Cioè: "rallegra il cielo".

Quei fuochi pii = perifrasi (v. 77). Cioè: "di quelle sante fiamme", per indicare i Serafini.

S’io m’intuassi, come tu t’inmii = similitudine (v. 81). Cioè: "se potessi entrare in te come tu entri nei miei pensieri".

La maggior valle in che l’acqua si spanda = perifrasi (v. 82). Per intendere il Mediterraneo.

Che fa meridiano là dove l’orizzonte pria far suole = perifrasi (vv. 86-87). Cioè: "si fa meridiano là dove prima fa orizzonte". Per indicare Gerusalemme.

Di quella valle = perifrasi (v. 88). Per indicare il Mediterraneo.

Cammin corto = anastrofe (v. 89). Cioè: "breve tratto".

Ad un occaso quasi e ad un orto = perifrasi (v. 91). Per dire che sono poste sullo stesso meridiano.

Sangue suo = anastrofe (v. 93). Cioè: "suo sangue".

Quella gente a cui / fu noto il nome mio = enjambement (vv. 94-95).

E questo cielo di me s’imprenta, com’io fe’ di lui = similitudine (vv. 95-96). Cioè: "e questo Cielo risplende della mia luce come io risplendetti della sua".

Di me s’imprenta = anastrofe (v. 96). Cioè: "trae impronta da me".

Più non arse la figlia di Belo, noiando e a Sicheo e a Creusa, di me, infin che si convenne al pelo = similitudine (vv. 97-99).

Nel core ebbe rinchiusa = anastrofe (v. 102). Cioè: "ripose gelosamente nel suo cuore".

Ch’addorna / cotanto affetto = enjambement (vv. 106-107).

Così scintilla, come raggio di sole in acqua mera = similitudine (vv. 113-114). Cioè: "che brilla tanto qui vicino a me, come un raggio di sole in un’acqua pura".

Si tranquilla / Raab = enjambement (vv. 115-116).

La prima gloria / di Iosuè = enjambement (vv. 124-125).

Al papa la memoria = anastrofe (v. 126). Cioè: "alla memoria del papa".

Di colui è pianta che pria volse le spalle al suo fattore = perifrasi (vv. 127-128). Per indicare Lucifero, che si ribellò a Dio.

Le pecore e li agni = metafora (v. 131). Per indicare il gregge dei fedeli cristiani.

L’Evangelio e i dottor magni / son derelitti = enjambement (vv. 133-134).

Solo ai Decretali / si studia = enjambement (vv. 134-135).

Dove Gabriello aperse l’ali = metonimia (v. 138). Cioè: "dove l'arcangelo Gabriele aprì le ali". L'effetto per la causa, per fare l'Annunciazione a Maria.

Elette / di Roma = enjambement (vv. 139-140).

Tosto libere fien = anastrofe (v. 142). Cioè: "saranno presto libere".
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Paradiso Canto 8 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche dell'ottavo canto del Paradiso. In questo canto Dante ascende al terzo cielo di Venere, chiamato così in nome della dea dell'amore, e qui si trovano le anime che che in vita sentirono un forte impulso amoroso (tra questi l'amico Carlo Martello). Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 8 del Paradiso.


Le figure retoriche

La bella Ciprigna = perifrasi (v. 2). Per indicare la dea Venere.

Il folle amore / raggiasse = enjambement (vv. 2-3).

Principio piglio pigliavano = allitterazione della p e g (vv. 10-11).

La stella che ‘l sol vagheggia or da coppa or da ciglio = perifrasi (vv. 11-12). Cioè: "il pianeta che il sole corteggia ora da dietro, ora di fronte", per indicare il pianeta Venere.

Donna mia = anastrofe (v. 15). Cioè: "mia donna".

E come in fiamma favilla si vede, e come in voce voce si discerne, quand’una è ferma e altra va e riede, vid’io in essa luce altre lucerne = similitudine (vv. 16-19). Cioè: "E come nel fuoco distinguiamo una scintilla, e come in un coro individuiamo la singola voce, quando una parte tiene la stessa nota e l’altra si alza e si abbassa, io vidi in quel cielo splendente altre luci".

Di fredda nube non disceser venti, o visibili o no, tanto festini, che non paressero impediti e lenti a chi avesse quei lumi divini veduti a noi venir = similitudine (vv. 22-26). Cioè: "Non scesero mai da una nuvola fredda dei venti, visibili o meno, così veloci, da non sembrare ritardati e lenti per chi avesse visto quelle luci beate avvicinarsi a noi".

Impediti e lenti = endiadi (v. 24).

A noi venir = anastrofe (v. 26). Cioè: "venire verso di noi".

Alti Serafini = perifrasi (v. 27). Per indicare il Primo Mobile.

Sem presti / al tuo piacer = enjambement (vv. 32-33).

D’un giro e d’un girare e d’una sete = polisindeto (v. 35).

Occhi miei = anastrofe (v. 40). Cioè: "miei occhi".

Contenti e certi = endiadi (v. 42).

Fatti li avea = anastrofe (v. 42). Cioè: "li aveva resi.

Voce mia = anastrofe (v. 45). Cioè: "mia voce".

A l’allegrezze sue = anastrofe (v. 48). Cioè: "alle sue letizie".

M’ebbe / giù = enjambement (vv. 49-50).

Mi nasconde quasi animal di sua seta fasciato = similitudine (vv. 53-54). Cioè: "mi nasconde ai tuoi occhi, come un animale fasciato dalla seta", il baco da seta.

Assai m’amasti = anastrofe (v. 55). Cioè: "mi amasti molto".

Fossi giù stato = anastrofe (v. 56). Cioè: "fossi stato giù", inteso sulla Terra.

Ti mostrava / di mio amor = enjambement (vv. 56-57).

Di mio amor più oltre che le fronde = metafora (v. 57). Cioè: "ti avrei dimostrato ben più che le foglie del mio affetto".

Si lava / di Rodano = enjambement (vv. 58-59).

Per suo segnore = similitudine (v. 60). Cioè: "come suo Re".

Corno d’Ausonia = metafora (v. 61).

Quel corno d’Ausonia che s’imborga di Bari e di Gaeta e di Catona da ove Tronto e Verde in mare sgorga = perifrasi (vv. 61-63). Per indicare il Regno di Napoli che ha come città Bari, Gaeta e Catona, da dove i fiuim Tronto e Liri sfociano in mare.

La corona / di quella terra = enjambement (vv. 64-65).

Quella terra = perifrasi (v. 65). Per indicare l'Ungheria.

Che caliga / tra Pachino e Peloro = enjambement (vv. 67-68).

Attesi avrebbe = anastrofe (v. 71). Cioè: "avrebbe atteso".

Che sempre accora / li popoli suggetti = enjambement (vv. 73- 74).

Non avesse / mosso Palermo = enjambement (vv. 74-75).

Questo antivedesse = anastrofe (v. 76). Cioè: "prevedesse ciò".

Barca / carcata = enjambement (vv. 80-81).

Barca carcata = metafora (vv. 80-81). Cioè: "regno troppo carico di problemi e debiti".

Larga parca / discese = enjambement (vv. 82-83).

Segnor mio = anastrofe (v. 86). Cioè: "mio signore".

‘ve ogne ben si termina e s’inizia = perifrasi (v. 87). Cioè: "in Dio, dove ogni cosa buona ha inizio e fine".

Grata m’è più = anastrofe (v. 89). Cioè: "mi è più grata".

Com’esser può = anastrofe (v. 93). Cioè: "come può essere".

Posso / mostrarti = enjambement (vv. 94-95).

Lo ben = perifrasi (v. 97). Per indicare Dio.

Quest’arco saetta disposto cade a proveduto fine, sì come cosa in suo segno diretta = similitudine (vv. 103-105). Cioè: "quest’arco scocca, giunge predisposto per uno scopo preciso e determinato, proprio come una freccia diretta contro il suo bersaglio".

Esser non può = anastrofe (v. 109). Cioè: "non può essere".

Il primo = perifrasi (v. 111). Il primo intelletto è Dio.

Maestro vostro = anastrofe e perifrasi (v. 120). Cioè: "vostro maestro", per indicare Aristotele.

Per ch’un nasce Solone e altro Serse, altro Melchisedèch = metonimia (v. 124-125). Cioè: "ecco perché uno nasce legislatore e un altro condottiero, uno sacerdote e un altro ingegnere", il nome della persona per la professione.

Quello che, volando per l’aere, il figlio perse = perifrasi (vv. 125-126). Per indicare Dedalo.

Cera mortal = metafora (v. 128). Cioè: "materia terrena".

Si diparte / per seme = enjambement (vv. 130-131).

Or quel che t’era dietro t’è davanti = metafora (v. 136). Per dire che ora gli è tutto chiaro perché ha chiarito i suoi dubbi.

Com’ogne altra semente fuor di sua region, fa mala prova = similitudine (vv. 140-141). Cioè: "produce cattivi effetti come un seme caduto in un terreno non adatto a quella specie".

Buona la gente = anastrofe (v. 144). Cioè: "la gente buona, persone migliori".
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Paradiso Canto 7 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del settimo canto del Paradiso. In questo canto Beatrice spiega a Dante il perché della distruzione di Gerusalemme, la scelta di Dio di crocifiggere Gesù e la corruttibilità degli elementi. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 7 del Paradiso.


Le figure retoriche

Osanna, sanctus Deus sabaòth = apostrofe (v. 1). Cioè: "Gloria a te, o santo Dio delle virtù e degli eserciti".

Claritate tua = anastrofe (v. 2). Cioè: "tuo splendore, tua luce".

Nota sua = anastrofe (v. 4). Cioè: "sua nota, suo canto".

Doppio lume s’addua = anastrofe (v. 6). Cioè: "s'intensificava una doppia luce".

E quasi velocissime faville, mi si velar = similitudine (vv. 8-9). Cioè: "e come se fossero rapidissime scintille si nascosero alla mia vista".

S’indonna / di tutto me = enjambement (vv. 13-14).

Mi richinava come l’uom ch’assonna = similitudine (v. 15). Cioè: "mi faceva chinare il capo come colui che è preso dal sonno".

Raggiandomi d’un riso tal, che nel foco faria l’uom felice = ossimoro (vv. 17-18). Cioè: "illuminandomi con un sorriso tale che avrebbe reso felice anche l’uomo nelle fiamme".

Giustamente / punita = enjambement (vv. 20-21).

Di gran sentenza ti faran presente = enjambement (v. 24). Cioè: "ti farà dono di una profonda verità".

Quell’uom che non nacque = perifrasi (v. 26). Per indicare Adamo, l'uomo non generato.

Per secoli molti = anastrofe (v. 29). Cioè: "per molti secoli".

Discender piacque = anastrofe (v. 30). Cioè: "volle scendere".

Discender piacque / u’ la natura = enjambement (vv. 30-31).

Che dal suo fattore / s’era allungata = enjambement (vv. 31-32).

Etterno amore = perifrasi (v. 33). Per indicare lo Spirito Santo.

Al suo fattore unita = anastrofe (v. 35). Cioè: "unita al suo creatore".

Sincera e buona = endiadi (v. 36).

Questa natura al suo fattore unita, qual fu creata, fu sincera e buona = similitudine (v. 36). Cioè: "tale natura umana legata al suo creatore fu perfetta e pura, come quando fu creata".

Sbandita / di paradiso = enjambement (vv. 37-38).

Sì giustamente morse = anastrofe (v. 42). Cioè: "punì tanto giustamente".

La persona che sofferse = perifrasi (v. 44). Per indicare Cristo.

Con gran disio solver s’aspetta = anastrofe (v. 54). Cioè: "attende con grande desiderio di essere sciolta".

Sta sepulto / a li occhi di ciascuno = enjambement (vv. 58-59).

Divina bontà = anastrofe (v. 64). Cioè: "bontà divina".

Sperne / ogne livore = enjambement (vv. 64-65).

Non soggiace / a la virtute = enjambement (vv. 71-72).

S’avvantaggia / l’umana creatura = enjambement (vv. 76-77).

Di sua nobilità convien che caggia
= anastrofe (v. 78). Cioè: "è inevitabile che perda la sua dignità".

Sommo bene = perifrasi (v 80). Per indicare Dio.

Lume suo = anastrofe (v. 81). Cioè: "sua luce, suo splendore".

Del lume suo poco s’imbianca = perifrasi (v. 81). Per indicare la grazia divina.

Seme suo = anastrofe (v. 86). Cioè: "suo seme, in Adamo".

Da queste dignitadi, come di paradiso, fu remota = similitudine e iperbato(vv. 86-87). Cioè: "fu allontanata da questa dignità come dall'Eden".

Né ricovrar potiensi = anastrofe (v. 88). Cioè: "non si poteva rimediare".

Se tu badi / ben sottilmente = enjambement (vv. 88-89).

Dimesso avesse = anastrofe (v. 91). Cioè: "avesse rimesso il peccato".

Al mio parlar distrettamente fisso = anastrofe (v. 96). Cioè: "il più strettamente avvinto alle mie parole".

Termini suoi = anastrofe (v. 97). Cioè: "con le sue limitate virtù".

Fue da poter sodisfar per sé dischiuso = iperbato (vv. 101-102). Cioè: "fu impedita dal riuscire a riparare di sua iniziativa".

Con le vie sue = anastrofe (v. 103). Cioè: "con i suoi mezzi".

Dico con l’una, o ver con amendue = perifrasi (v. 105). Per indicare il perdono e la punizione divina.

Erano scarsi / a la giustizia = enjambement (vv. 118-119).

Esser dovrien = anastrofe (v. 129). Cioè: "dovrebbero essere".

Da corruzion sicure = anastrofe (v. 129). Cioè: "sicure da corruzione, immuni da corruzione".

‘l paese sincero = perifrasi (v. 130). Per indicare il Cielo.

Essere intero = anastrofe (v. 132). Cioè: "completa essenza".

La innamora / di sé = enjambement (vv. 143-144).

Ancora / vostra resurrezion = enjambement (vv. 145-146).

Umana carne = anastrofe (v. 147). Cioè: "corpo umano".

Primi parenti = perifrasi (v. 148). Cioè: "Adamo ed Eva".
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Paradiso Canto 6 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del sesto canto del Paradiso. In questo canto l'imperatore Giustiniano si presenta a Dante e racconta la sua storia, poi spiega perché i Guelfi e i Ghibellini sono le cause dei mali di Firenze e fa sapere che nel Cielo di Mercurio sono collocati gli spiriti che in vita agirono per la gloria e per la fama (tra questi Romeo di Villanova). Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 6 del Paradiso.


Le figure retoriche

L’aquila volse = anastrofe (v. 1). Cioè: "portò l'aquila".

Aquila = allegoria (v. 1). Cioè: "la capitale dell'impero".

Volse / contr’al corso del ciel = enjambement (vv. 1-2).

Contr' al corso del ciel = allitterazione della c (v. 2).

L’antico che Lavina tolse = perifrasi (v. 3). Per indicare Enea.

Cento e cent’anni e più = iperbole (v. 4). Cioè: "per più di 200 anni".

L’uccel di Dio = perifrasi (v. 4). Cioè: "aquila = impero".

Vicino a’ monti de’ quai prima uscìo = perifrasi (v. 6). I monti citati sono quelli della Troade.

‘l mondo lì di mano in mano = allitterazione della m e della n (v. 8).

Cesare fui e son Iustiniano = chiasmo (v. 10).

Cesare fui = anastrofe (v. 10). Cioè: "fui imperatore".

Del primo amor ch’i’ sento = perifrasi (v. 11). Per indicare lo spirito santo o Dio.

Il troppo e ‘l vano = endiadi (v. 12).

Che fue / sommo pastore = enjambement (vv. 16-17).

Sommo pastore = perifrasi (v. 17). Per indicare la carica di papa.

Parole sue = anastrofe (v. 18). Cioè: "sue parole".

’n sua fede era = anastrofe (v. 19). Cioè: "era nella sua fede".

Vegg’io or chiaro sì, come tu vedi = chiasmo (v. 20).

Come tu vedi / ogni contradizione e falsa e vera = similitudine (vv. 20-21). Cioè: "come tu distingui il falso e il vero in ogni tipo di contraddizione".

L’alto lavoro = perifrasi (v. 24). Per indicare il Corpus iuris civilis.

Commendai l’armi = metonimia (v. 25). Cioè: "affidai le imprese militari", il concreto per l'astratto.

La destra del ciel = metafora (v. 26).

Che segno fu = anastrofe (v. 27). Cioè: "che fu segno".

La question prima = anastrofe (v. 28). Cioè: "prima domanda".

S’appunta / la mia risposta = enjambement (vv. 28-29).

Con quanta ragione = ironia (v. 31). Cioè: "poco giusto, ingiustamente".

Sacrosanto segno = perifrasi (v. 32). Per indicare l'impero.

E chi ‘l s’appropria e chi a lui s’oppone = perifrasi (v. 33). Per indicare i Ghibellini e i Guelfi.

Degno / di reverenza = enjambement (vv. 34-35).

Tu sai ch’el fece / E sai ch’el fè = anafora (v. 37 e v. 40).

Egregi / Romani = enjambement (vv. 43-44).

Cirro / negletto = enjambement (vv. 46-47).

Mirro = neologismo (v. 48).

Aràbi = anacronismo (v. 49). Invece di dire Cartaginesi.

Triunfaro / Scipione e Pompeo = enjambement (vv. 52-53).

Quel colle sotto ’l qual tu nascesti = perifrasi (vv. 53-54). Cioè: "Fiesole".

’l ciel volle / redur lo mondo = enjambement (vv. 55-56).

Fu di tal volo = metafora (v. 86). Cioè: "di grande importanza, l'aquila".

Che nol seguiteria lingua né penna = iperbole (v. 63). Cioè: "che né la parola né la scrittura potrebbero descriverlo".

Lingua = metonimia (v. 63). Per indicare la parola, il concreto per l'astratto.

Penna = metonimia (v. 63). Per indicare la scrittura, il concreto per l'astratto.

Scese folgorando a Iuba = similitudine (v. 70). Cioè: "piombò come un fulmine su Giuba".

Pompeana tuba = metonimia (v. 72).

La morte prese = anastrofe (v. 78). Cioè: "prese la morte".

Fatto avea = anastrofe (v. 83). Cioè: "aveva fatto".

Terzo Cesare = perifrasi (v. 86). Per indicare il terzo imperatore Tiberio.

Si mira / con occhio chiaro = enjambement (vv. 86-87).

Quel ch’i’ dico = perifrasi (v. 89). Per indicare Tiberio.

A far vendetta corse = anastrofe (v. 92). Cioè: "corse a vendicare".

Peccato antico = anastrofe (v. 93). Cioè: "antico peccato, il peccato originale".

Il dente longobardo = metafora (v. 94). Cioè: "la violenza dei Longobardi".

Morse la Santa Chiesa = enjambement (vv. 94-95).

Gigli gialli / oppone = enjambement (vv. 100-101).

Coi Guelfi suoi = anastrofe (v. 107). Cioè: "coi suoi Guelfi".

Ma tema de li artigli ch’a più alto leon trasser lo vello = metafora (vv. 107-108). Cioè: "ma abbia timore dei suoi artigli che scuoiarono leoni più feroci di lui" per indicare l'impero che affronta pericoli più gravi.

I raggi / del vero amore = enjambement (vv. 116-117).

Non si puote torcer = enjambement (vv. 122-123).

Diverse voci fanno dolci note; così diversi scanni in nostra vita rendon dolce armonia tra queste rote = similitudine (vv. 124-126). Cioè: "Note diverse creano armoniosi accordi; così i diversi gradi della nostra beatitudine rendono una dolce armonia in questi Cieli".

La presente margarita = metafora (v. 127). Cioè: "gemma di Mercurio".

Luce la luce = polittoto (v. 128). Cioè: "risplende la luce".

Luce la luce = allitterazione della L (v. 128).

A questo giusto = perifrasi (v. 137). Per indicare Romeo.

Povero e vetusto = endiadi (v. 139).
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Paradiso Canto 5 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del quinto canto del Paradiso. In questo canto ancora ambientato nel I Cielo della Luna, Beatrice spiega a Dante che lei abbaglia alla sua vita in quanto riesce a vedere nella mente di Dio e, perciò, questo accresce il suo splendore; e risponde alla domanda di Dante riguardante la possibilità di compensare i voti non adempiuti con altre opere di bene dicendogli che non è possibile. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 5 del Paradiso.


Le figure retoriche

‘n terra si vede = anastrofe (v. 2). Cioè: "che si vede sulla Terra".

Viso tuo = anastrofe (v. 4). Cioè: "tuo viso".

Procede / da perfetto veder = enjambement (vv. 4-5).

Ne l’intelletto tuo = anastrofe (v. 8). Cioè: "nel tuo intelletto".

Amore accende = anastrofe (v. 9). Cioè: "infiamma d'amore".

Che l’anima sicuri di letigio = perifrasi (v. 15). Per indicare la giustizia divina.

E sì com’uom che suo parlar non spezza = similitudine (v. 17). Cioè: "e come l'uomo che non interrompe il suo discorso".

La sua bontate / più conformato = enjambement (vv. 20-21). Cioè: "più conforme alla sua bontà".

De la volontà la libertate = anastrofe (v. 22). Cioè: "la libera volontà, il libero arbitrio".

S’è sì fatto / che Dio = enjambement (vv. 26-27).

Questo tesoro = perifrasi (v. 29). Per indicare il libero arbitrio.

Tu se’ omai del maggior punto certo = anastrofe (v. 34). Cioè: "sei ormai certo riguardo la questione principale".

Convienti ancor sedere un poco a mensa, però che ‘l cibo rigido c’hai preso, richiede ancora aiuto a tua dispensa = metafora (v. 37). Cioè: "è bene che tu ti sieda un po' nella mensa per digerire meglio il cibo pesante... la mensa è il banchetto di sapienza e ciò che si deve digerire è la difficile spiegazione".

Sanza lo ritenere, avere inteso = anastrofe (v. 42). Cioè: "l'aver ascoltato senza ricordare".

L’essenza / di questo sacrificio = enjambement (vv. 43-44).

L’una è quella / di che si fa = enjambement (vv. 44-45)

Come saver dei = anastrofe (v. 51). Cioè: "come dovresti sapere".

Sanza la volta e de la chiave bianca e de la gialla = perifrasi (vv. 56-57). Cioè: "senza il consenso della Chiesa".

E ogne permutanza credi stolta, se la cosa dimessa in la sorpresa come ‘l quattro nel sei non è raccolta = similitudine (vv. 58-60). Cioè: "e giudica scorretta ogni permutazione in cui la cosa lasciata non sia contenuta in quella scambiata come il quattro è contenuto nel sei".

Pesa / per suo valor = enjambement (vv. 61-62).

Sodisfar non si può = anastrofe (v. 63). Cioè: "non può essere compensata".

E a ciò far non bieci, come Ieptè a la sua prima mancia = similitudine (vv. 65-66). Cioè: "non siate sconsiderati, come fu Iefte nella sua prima offerta".

Ritrovar puoi = anastrofe (v. 69). Cioè: "puoi giudicare".

Il gran duca de’ Greci = perifrasi (v. 69). Cioè: "Agamennone".

Non siate come penna ad ogne vento = similitudine (v. 74). Cioè: "non siate come piuma esposta a tutti i venti".

‘l pastor de la Chiesa = perifrasi (v. 77). Per indicare il Papa.

Uomini siate = anastrofe (v. 80). Cioè: "siate uomini".

Di voi tra = anastrofe (v. 81). Cioè: "tra di voi, in mezzo a voi".

Non fate com’agnel che lascia il latte de la sua madre, e semplice e lascivo seco medesmo a suo piacer combatte = similitudine (vv. 82-84). Cioè: "Non fate come l'agnello che lascia il latte della madre e, ingenuo e irrequieto, combatte da solo a suo danno".

Il latte / de la sua madre = enjambement.

Che già nuove questioni avea davante = anastrofe (v. 90). Cioè: "che già si poneva nuove domande".

E sì come saetta che nel segno percuote pria che sia la corda queta, così corremmo nel secondo regno = similitudine (vv. 91-93). Cioè: ""e rapidi come una freccia che colpisce il bersaglio prima ancora che la corda dell'arco abbia finito di vibrare, con tale velocità salimmo al secondo Cielo.

Donna mia = anastrofe (v. 94). Cioè: "mia donna".

E se la stella si cambiò e rise, qual mi fec’io che pur da mia natura trasmutabile son per tutte guise = similitudine (vv. 97-99). Cioè: "E se il pianeta mutò il suo aspetto e risplendeva, come divenni io che già per la mia natura sono mutabile sotto tutti gli aspetti".

Come ‘n peschiera ch’è tranquilla e pura traggonsi i pesci a ciò che vien di fori per modo che lo stimin lor pastura, sì vid’io ben più di mille splendori trarsi ver’ noi = similitudine (vv. 100-104). Cioè: "Come in una peschiera calma e limpida i pesci si avvicinano al pelo dell'acqua, credendo che ciò che viene dall'esterno sia il loro cibo, così io vidi più di mille luci venire verso di noi".

Tranquilla e pura = endiadi (v. 100).

Folgór chiaro = anastrofe (v. 108). Cioè: "chiaro splendore".

O bene nato = apostrofe (v. 115).

Li troni / del triunfo etternal = enjambement (vv. 115-116).

Del lume che per tutto il ciel si spazia noi semo accesi = iperbato (vv. 118-119). Cioè: "noi siamo accesi della luce che si diffonde in tutto il cielo".

E che de li occhi il traggi = anastrofe (v. 125). Cioè: "e che la diffondi dagli occhi".

La spera che si vela a’ mortai con altrui raggi = perifrasi (vv. 128-129). Cioè: "pianeta che si nasconde alla vista umana dietro i raggi del sole", per indicare Mercurio.

Fessi / lucente = enjambement (vv. 131-132).

Sì come il sol che si cela elli stessi per troppa luce, come ‘l caldo ha róse le temperanze d’i vapori spessi, per più letizia sì mi si nascose dentro al suo raggio la figura santa = similitudine (vv. 133-137). Cioè: "Come il Sole che si nasconde alla vista per la troppa intensità della luce, non appena il calore ha dissolto i densi vapori che talvolta lo cingono e permettono di guardarlo, così quell'anima beata si celò al mio sguardo per la sua accresciuta letizia".

Ha róse / le temperanze = enjambement (vv. 134-135).

Si nascose / dentro = enjambement (vv. 136-137).
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