Inferno Canto 9 - Analisi e Commento



Il tema morale: la lotta fra il bene e il male
La tensione dei due poeti in attesa dell’aiuto divino è l’indice della difficile battaglia che il bene deve sostenere contro il male. La ragione e la volontà umana (Virgilio) sono insufficienti a vincere il vizio (i demoni), ma la Provvidenza divina non abbandona l’uomo di buona volontà: l’intervento della Grazia, simboleggiata dal Messo celeste, sconfigge il male.


Il tema allegorico
Come ci avvertono i vv. 61-63, il canto richiede un’attenta interpretazione allegorica: la dottrina si nasconde sotto 'I velame de li versi strani.

Questi sono i significati simbolici delle figure presenti nel canto.
  • Le tre Furie (o Erinni): la cattiva coscienza; il rimorso, la vendetta, la punizione. Probabilmente simboleggiano anche i tre ordini di peccato puniti nel Basso Inferno: Megera la violenza (VII cerchio), Aletto la frode contro chi non si fida (VIII cerchio), Tesifone la frode contro chi si fida (IX cerchio).
  • Medusa: il terrore; il dubbio religioso; la disperazione. Ma anche l’eresia (Lana), la sensualità che acceca l’uomo (Boccaccio).
  • Messo celeste: la dottrina cristiana; la Grazia divina che soccorre chi vuole redimersi.
Continua a leggere »

In forma o Informa: come si scrive?



"In forma" e "Informa" sono due parole simili che esistono nella lingua italiana, ma non hanno nulla in comune nel loro significato.


Informa

"Informa" in analisi grammaticale è voce del verbo informare, modo indicativo, tempo presente, terza persona singolare.

INDICATIVO PRESENTE:
io informo
tu informi
lui/lei informa
noi informiamo
voi informate
loro informano


Informare significa istruire, e quindi dare un'informazione o una notizia. Tale verbo viene spesso usato nelle forme impersonali.


ESEMPIO:
- Si informa la gentile clientela che l'attività resterà chiusa per l'intera giornata.
- Si informa la gentile clientela di riferire qualsiasi atto sospetto al personale.
- Il programma meteorologico ti informa in diretta sulle condizioni del tempo.



In forma

"In forma" sta a indicare uno stato di salute ottimale. Viene spesso usato nelle seguenti espressioni: essere in forma, restare in forma, mantenersi in forma.


ESEMPIO:
- Oggi ti trovo in forma splendida.
- Se vuoi mantenerti in forma dovrai fare palestra anche in inverno.
- Voglio ritornare in forma come qualche anno fa.
Continua a leggere »

Inferno Canto 8 - Analisi e Commento



La vivacità del canto
Sequenza varia di movimento e vivace di situazioni: la visione da lontano della città di Dite, la scena con Flegias, l’attraversamento della palude Stigia, l’articolato incontro con Filippo Argenti, lo sbarco sotto le mura di Dite, lo scontro con i demoni, e l’attesa di un evento straordinario.


Filippo Argenti
All’anonimo personaggio è affidato il compito di rappresentare l’intera schiera degli iracondi, Il suo vizio si manifesta in due immagini: il gesto con cui tenta di rovesciare la barca, e il suo rabbioso sbranarsi tra le urla degli altri dannati. Nell’episodio è presente l’emotività moralistica dell’autobiografismo dantesco.


La città di Dite
La cittadella infernale ospita i dannati e le colpe più spregevoli, quelle in cui concorse anche la ragione: l’eresia, la violenza, la fraudolenza. Si può dire che qui cominci l’inferno vero e proprio, e per questo Dante vi incontra l’ostacolo maggiore. Dite è rappresentata come una città-fortezza medievale, con le mura intercalate dalle torri, i segnali luminosi fra i posti di guardia, gli sbarramenti difensivi, i soldati sugli spalti.
Continua a leggere »

Far sì che o Far si che: come si scrive?



La locuzione far sì che si scrive in questo modo, con l'accento grave sulla "i". Nel caso in questione starebbe per "far così che...".
Va inserito l'accento per distinguerlo dal "si" particella pronominale.

In caso di dubbio o vuoto mentale potreste sempre utilizzare altre forme simili come: "fare in modo che, affinché, per cercare di fare..." ecc.


ESEMPIO:

"Far sì che" significa "fare in modo che si compia un effetto":
  • Devi far sì che il giornale non si bagni = Devi cercare di non bagnare il giornale.
  • Faccio sì che tu capisca = cerco di farti capire / faccio in modo da farti capire.
  • Fa' sì che non si svegli = non farlo svegliare / cerca di non svegliarlo. (si apostrofa il verbo fare perché è il modo imperativo)
  • Bisogna far sì che tutti restino soddisfatti. = fare in modo di soddisfare tutti.
  • Tutti si impegnino a far sì che nessuno sia escluso. = affinché nessuno sia escluso / per cercare di non escludere nessuno.
    Continua a leggere »

    Inferno Canto 7 - Analisi e Commento



    La struttura del canto
    Per la prima volta, varia il sistema che fa corrispondere un canto a un cerchio di dannati. Qui infatti vengono narrate le vicende del quarto e del quinto cerchio, e nel passaggio fra le due zone si inserisce una pausa di carattere dottrinario (la disquisizione sulla Fortuna). Si tratta di uno schema che ritroveremo spesso.


    I dannati del quarto cerchio
    Fra gli avari e i Prodighi Dante non riconosce nessuna personalità specifica, l’unico rilievo si riferisce al gran numero di ecclesiastici. In questo modo coinvolge nella condanna l’intera istituzione: la Chiesa si è macchiata di uno dei peccati maggiori, l’avarizia, che corrompe la sua missione di servizio al popolo cristiano.


    Il concetto di Fortuna
    Nella trattazione dottrinaria, Dante modifica la concezione classica della Fortuna, trasformandola da dea capricciosa in intelligenza celeste e strumento della Provvidenza divina. Attraverso Virgilio spiega che la fortuna è una ministra di Dio, e che le sua funzione è di favorire il passaggio delle ricchezze da un uomo ad un altro, da una famiglia ad un'altra, da un popolo ad un altro, affinché vi sia ricambio nelle sorti materiali dei mortali. Inoltre fa presente che molti dei mortali la maledicono, anche se dovrebbero ringraziarla, ma essa è, per disegno Provvidenziale, una creatura beata e sorda, cioè non sente né le loro imprecazioni, né i loro desideri e talvolta resta indifferente ai loro stessi meriti: sta con le altre creature celesti, gira la sua sfera lieta e beatamente gode della sua condizione.
    Continua a leggere »

    Sottoforma o Sotto forma: come si scrive?



    La forma corretta è quella separata, sotto forma.
    Di conseguenza è sbagliato scrivere sottoforma.

    Essa viene usata nella locuzione preposizionale "sotto forma di" per fare riferimento all'aspetto, diverso da quello abituale, con cui appare qualcuno o qualcosa.

    Per esempio, nei poemi omerici, gli Dei erano soliti travestirsi come persone vecchie e deboli per non farsi riconoscere dagli umani che altrimenti li avrebbero trattati diversamente o temuti, per poi riassumere le vere sembianze per punirli o premiarli in base al loro comportamento.

    Un altro comune utilizzo lo troviamo in ambito aziendale, quando si sigla un accordo, e se ne vuole specificare il modo: sotto forma di contratto a voce o scritto.

    Oppure quando un materiale o una sostanza si trova in uno stato piuttosto che in un altro: L'acqua allo stato solido si trova sotto forma di ghiaccio, neve, grandine, brina.


    Nel caso in cui dimenticaste come scrivere correttamente la parola, potreste sempre usare i sotterfugi, ovvero i sinonimi più adatti per sostituirla: "come", nelle sembianze di, in veste di, simile a" ecc.


    ESEMPIO:
    Quando è riferito a una persona:
    La dea si presentò sotto forma di civetta.

    Quando è riferito a qualcosa:
    - È prodotto sotto forma di cristalli bianchi inodori di varie dimensioni.
    - Le opportunità appaiono molto spesso sotto forma di sfortuna o di sconfitta temporanea. (Napoleone)
    Continua a leggere »

    Inferno Canto 6 - Analisi e Commento




    La trama e la struttura

    Il canto di Ciacco
    Come il precedente, anche il canto VI tratta compiutamente un intero cerchio infernale, quello dei golosi. Possiamo individuare al suo interno tre momenti: l’incontro con Cerbero, la mostruosa belva infernale posta a guardia dei dannati (vv. 1-33); il lungo episodio centrale dell’incontro con Ciacco (vv. 34-93); il dialogo fra Dante e Virgilio con la spiegazione di questioni dottrinarie ed escatologiche (vv. 94-115).
    L'intero brano tradizionalmente noto come il primo dei grandi «canti politici» della Commedia in diretta e progressiva relazione con il canto sesto del Purgatorio (incontro con Sordello da Goito) e del canto sesto del Paradiso (incontro con l’imperatore Giustiniano).


    Le costanti strutturali
    Tra gli elementi di struttura narrativa, poetica e ideologica presenti nel canto, rileviamo:
    • la figura di Cerbero. terzo personaggio della mitologia pagana che Dante trasforma e adatta alla sua raffigurazione degli inferni cristiani; le fonti principali sono quelle dell’Eneide virgiliana e delle Metamorfosi di Ovidio: ma Dante gli conferisce attributi di una crudezza realistica e grottesca estranea ai modelli;
    • l'uso della profezia per annunciare con particolare autorità fatti reali o generici che siano di ammonimento per la corrotta umanità;
    • il riferimento di Ciacco al dolce mondo (v. 88): per i dannati alle eterne pene dell’inferno, l’unico orizzonte positivo è quello della vita terrena. Spesso la richiamano con nostalgia e in nome di essa si affidano a Dante per non morire del tutto nel ricordo dei viventi.



    I contenuti

    Il tema autobiografico: Firenze
    Incomincia qui uno degli aspetti principali della tematica autobiografica nel poema: la rievocazione degli ambienti fiorentini contemporanei. Il legame che si crea fra Dante e Ciacco è subito di questa natura (vv. 40-48), e nel segno della patria comune e dei propri concittadini si imposta il dialogo. Sull’autobiografismo e su Firenze si sviluppano, come diverrà consueto, il tema politico e quello morale.


    Il tema politico: la profezia di Ciacco
    La riflessione politica si riferisce in questo canto all’ambito comunale, e precisamente a Firenze. Dante affida a un fiorentino molto patriottico, il compito di esprimere il proprio personale giudizio sulle vicende politiche della sua città. Si tratta di un giudizio di condanna per la corruzione, il malgoverno, la faziosità degli interessi di parte che impediscono una giusta e felice vita sociale. D’altra parte la trattazione politica in Dante diventa sempre occasione di vivace polemica e accusa; per questo, qui e altrove, la ritroviamo sotto forma di profezia. Quella di Ciacco è la prima, importante profezia sui destini di Firenze e, implicitamente, su quello di Dante. Il goloso fiorentino riferisce delle violente dispute fra il partito dei Bianchi e quello dei Neri che si contendevano il potere in quegli anni. La precisione dei dati è naturalmente da imputare al fatto che la scena è immaginata nel 1300, mentre viene scritta anni dopo, quando gli episodi riportati sono già avvenuti. Ma per comprendere appieno il significato e le cause di tanto dissesto politico in Firenze, bisognerà solo ampliare il campo d’osservazione e ricondurre la situazione di Firenze nel contesto italiano ed europeo delle lotte fra papato e impero: a questo saranno dedicai canti sesti delle due successive cantiche.


    Il tema morale: superbia, invidia e avarizia
    Il tema politico non va mai separato, in Dante da quello morale. I comportamenti politici, giusti o corrotti che siano, sono sempre riportati a motivazioni etiche. Così risulta anche in questo caso. Quando infatti Dante chiede a Ciacco i motivi di tanta discordia in Firenze, questi verranno indicati nella superbia, invidia e avarizia dei suoi abitanti. Tre vizi, dunque, stanno portando la città alla rovina sociale: la superbia del dominio, l'invidia tra i potenti, l'avarizia mercantile.


    Il tema dottrinario Nel finale del canto si colloca una breve ma significativa digressione dottrinaria, indice dell’interesse tutto medievale per l’effettiva, concreta condizione dell’uomo dopo la morte.
    Allontanandosi da Ciacco, Dante vuole sapere quale sarà il destino delle anime dopo il giudizio universale, se esse soffriranno dì meno o se la pena resterà uguale. Virgilio, rifacendosi alla teologia scolastica, ricorda che la perfezione, nel bene e nel male, fa sentire di più: il ricongiungimento dell’anima al corpo provocherà quindi una pena maggiore per i dannati e una maggior beatitudine per le anime del Paradiso. Si tratta di uno dei primi esempi di quella tematica escatologica e teologica che proseguirà e si accentuerà nel corso dell’opera e che costituisce una delle anime ideologiche principali dell’opera: la Divina Commedia, infatti, vuole essere innanzitutto un poema religioso e Dante si vuole presentare anche come teologo.



    Commento

    L'aria nauseante e grigia, che fa da cornice al cerchio dei golosi, suggerisce al lettore monotonia e tristezza. In questa area battuta dalla pioggia insistente imperversa Cerbero, il mostro a tre teste, bestiale e orribile. Il cerchio è di quelli che immediatamente rendono l'odiosità della colpa che vi si patisce: la golosità abbassa l'uomo al rango di bestia; è un peccato indegno della dignità umana e Dante ne prende le distanze. Ciononostante, Ciacco, il personaggio con cui parla, ha una sua dignità, in quei frammenti di vitalità che gli sono concessi per avviare il colloquio. Benché incerta sia la sua identità (Ciacco è un nome o un soprannome?), Ciacco si fa tuttavia portavoce di un attacco politico-morale contro i fiorentini, che culmina nella profezia del prossimo trionfo dei Neri. Tradizionalmente i canti sesti delle tre Cantiche vengono inseriti nel filone politico della Commedia, anche se la politica attraversa tutta l'opera dantesca, come un argomento particolarmente caro al poeta.
    Superbia, invidia, avarizia: ritornano le odiose fiere che ricacciarono Dante nella selva oscura, vizi radicati nella Firenze del tempo, causa e conseguenza delle guerre tra fazioni nella città. Ciacco li denuncia, sottolineando che i giusti sono estremamente pochi (due, afferma paradossalmente). Il triste sfogo del fiorentino trova Dante concorde e così angosciato della situazione che, spontanea, s'affaccia in lui la richiesta di notizie sui più ragguardevoli e stimati uomini politici del passato: Farinata, il Tegghiaio...
    Ma indiscutibile, seppur inaspettata, è l'affermazione di Ciacco: sono tra le anime più nere. Il poeta, sottile conoscitore dell'animo umano, questa volta ha realizzato un colpo di scena, capace di tener alto l'interesse del lettore, rianimare l'ambientazione deprimente della pioggia che batte ossessiva sulle anime immerse nel fango, avviare alla conclusione un incontro inquietante. Nei versi precedenti Dante ha infatti saputo che i Bianchi, prima vincitori, saranno poi definitivamente sconfitti dai Neri, con l'appoggio del papa Bonifacio VIII. La situazione minacciosa impone al poeta un ritorno nostalgico all'eroico passato della città, ma la risposta di Ciacco gli ripropone con urgenza il problema fondamentale sul quale deve concentrarsi: la salvezza dell'anima sua e dell'umanità intera. La politica, pur cara al cuore del poeta, va comunque inserita in una dimensione di precarietà ed egli verifica con certezza che l'amor di patria e la dignità non bastano a salvare l'uomo. L'appassionato politico si fa di nuovo pellegrino, nella consapevolezza, sempre più acuta, che il problema maggiore per l'uomo è quello di dare un senso certo alla sua esistenza, pur nella fragilità di una condizione sempre provvisoria.
    Dante ha compiuto un altro grande passo avanti verso la conquista di sé e Ciacco può ormai riprendere la sua tragica posizione di anima immersa nel fango maleodorante. Mentre i suoi occhi biechi lanciano un ultimo sguardo alla vita, Dante apprende da Virgilio che il dannato non si sveglierà più fino al giorno del Giudizio universale.
    Continua a leggere »