Qual è il plurale di Capodanno?



Capodanno è il primo giorno dell'anno e si celebra il 1° gennaio di ogni anno. Questa è una cosa talmente ovvia che la sanno pure i bambini, ma non tutte le cose che riguardano il capodanno sono così ovvie. Ad esempio, siete in grado di rispondere alla domanda "qual è il plurale di capodanno?" dando una risposta certa al 100% e in meno di tre secondi?

In analisi grammaticale "Capodanno" è un sostantivo singolare composto, formato dalle parole "capo" e "danno".
Si può anche scrivere nella forma separata: capo d'anno, ma è meno comune.



La regola grammaticale

Per quanto riguarda il plurale dei nomi composti la grammatica italiana segue delle regole precise per formare il plurale. E non è nemmeno sufficiente conoscerle tutte perché alcune parole composte presentano delle eccezioni.

Qui di seguito vi proponiamo tutti i casi possibili per le parole composte che iniziano con "capo", incluso quello riguardante la parola "capodanno".


1) Quando in una parola composta, il termine "capo" ha significato di essere a capo di qualcosa, il plurale si applica alla prima parola, mentre la seconda rimane invariata.

ESEMPIO:
  • Caporeparto » capireparto 
  • Capogruppo » capigruppo


2) Quando il termine composto è di genere femminile (cioè riferito a una donna a capo di qualcosa) il plurale rimane uguale alla forma singolare, ed è detto invariabile.

ESEMPIO:
  • la capofamiglia
  • le capofamiglia


3) Quest'ultimo è, invece, il caso di "Capodanno". Quando la parola "capo" si riferisce ad una posizione o all'inizio di qualcosa, il plurale si ha nella seconda parola del termine composto.

ESEMPIO:
  • Capodanno » capodanni (primo giorno)
  • Capoluogo » capoluoghi (luogo principale)
  • Capolavoro » capolavori (lavoro principale)
  • Capocuoco » capocuochi (primo cuoco)


4) Il plurale della forma separata (capo d'anno) è, invece, capi d'anno.
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Inferno Canto 30 - Analisi e Commento


Gianni Schicchi, illustrazione di Gustave Doré


Analisi del canto

Nel canto rileviamo alcuni menti centrali della scrittura dantesca:
  1. la mitologia: il canto si apre con due episodi dalle Metamorfosi di Ovidio, come esempio di furore pazzo; si tratta dei casi del re tebano Atamante e della regina troiana Ecuba;
  2. la terminologia medica: nella descrizione dei mali che affliggono i dannati, e sopratutto nel caso dell'idropisia di mastro Adamo, Dante ricorre alle sue conoscenze anatomiche e al linguaggio tecnico della scienza medica;
  3. il ritmo narrativo: il virtuosismo dantesco si esprime anche nel ritmo comico-realistico del «contrasto» fra mastro Adamo e Sinone; il litigio fra i due è costruito sui modelli dell'antica commedia, sullo schema della ritorsione e della replica;
  4. le similitudini: troviamo nel canto esempi eccellenti di questa figura espressiva; oltre all'idropico assimilato alla forma del liuto (vv.49-51), ricordiamo i falsari che per la febbre fumano come le mani bagnate a contatto con il freddo (vv.91-93), e la reazione di Dante ai vv. 136-141.



Commento

Tutto il canto è giocato sul tema della perdita di sé che si realizza nella falsificazione. Dante riflette sul valore dell'identità individuale e trova che il mito classico ha espresso l'argomento in misura tragicamente sublime. La perdita di sé, per gli antichi, era un evento così potente da essere attribuito al volere degli dei. Così si spiegano le atrocità di Agave e Atamante, la tragedia immane di Troia che travolse Priamo, i suoi figli e la moglie Ecuba: il grido d'angoscia di una madre di fronte allo scempio dei suoi cari diviene il latrato di una cagna. Alla mente del poeta si affacciano Ovidio e le Metamorfosi, la saga tebana e troiana, ma anche quell'acuto senso della sofferenza umana che solo il mito sa rendere, associando verità ed emblematicità, l'analisi di sentimenti e di istinti e la naturalezza del loro manifestarsi. La perdita di sé causa la perdita dei tratti che caratterizzano l'umanità: così Atamante stravolge la sua paternità di sangue, Ecuba abbandona la sua voce di donna e i dannati diventano simili al porco lanciato nella caccia. Con un salto di secoli, dal tempo del mito a quello della storia, Dante ritrova la perdita di sé in Gianni Schicchi, che contraffece alla perfezione Buoso Donati, e gli pone accanto Mirra, anch'ella personaggio tratto dal mondo delle antiche storie. La donna contraffece la sua persona e sedusse il padre: orribile colpa l'incesto, ma l'orrore più grande fu proprio lo sdoppiarsi di Mirra, il suo porsi sotto una falsa identità. A questo punto irrompe sulla scena, drammatico e corposo, con tutta la sua plebea fisicità, maestro Adamo, il falsario che falsificò il fiorino. L'attualità, la vita borghese e degli affari del comune irrompono nel canto, spezzando il ritmo classico delle storie antiche. Maestro Adamo, ripugnante nel suo aspetto, parla con astio dei conti Guidi che lo indussero alla colpa, e il suo linguaggio ha la cadenza concreta della quotidianità. Ancor più vivace tuttavia appare la scena seguente, dominata dallo scontro tra maestro Adamo e Sinone, il greco che ingannò i Troiani. Passato e presente si scontrano nella baruffa che inizia tra i due: una vera lotta libera fisica e verbale, che ha un precedente mitico: la lotta tra Ulisse e Iro nel canto XVIII dell'Odissea. Accanto a Sinone, nel silenzio eterno di una febbre che la divora, giace la moglie di Putifarre, la falsa accusatrice di Giuseppe. Ma, nel canto dell'identità e della sua negazione, non poteva mancare il personaggio emblema di una fallace acquisizione di sé: Narciso, il giovane che amò la sua immagine riflessa e mori annegato. Così l'acqua viene definita da maestro Adamo: specchio di Narcisso. Dante guarda la rissa tra i due dannati e si diverte, lasciandosi prendere dall'atmosfera paesana di questo alterco plebeo, ma Virgilio lo rimprovera: il viaggio nell'Inferno ha lo scopo di conseguire la salvezza eterna, non quello di stuzzicare basse curiosità. Scompare la «scena da penitenziario» (cit. Momigliano): l'aspro rimprovero risveglia Dante da una perdita di sé che, in qualche modo, si era realizzata anche nella sua coscienza.
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Sottosopra o Sotto sopra: come si scrive?



Si scrive "Sottosopra" nella forma unità, anche se sarebbe più corretto dire nella forma univerbata.

Sottosopra può essere usato come avverbio o come aggettivo; è formato dai due avverbi "sotto" e "sopra".

Il termine sottosopra significa alla rovescia, in completo disordine. Può essere usato anche in senso figurato per sottintendere uno stato di agitazione e di sconvolgimento.
Altri sinonimi di sottosopra sono: in modo capovolto, a pancia in su, coi piedi all'aria, in scompiglio, in subbuglio, nel caos, a soqquadro.


ESEMPIO:
- La tua camera da letto è sottosopra. Oggi devi darti da fare per ordinarla.
- La città è sottosopra da quando il popolo è sceso in piazza in segno di protesta.
- Non mi sono svegliata al meglio. Ho lo stomaco sottosopra.


E tanto per restare in tema vi proponiamo un piccolo trucchetto per scrivere al contrario.
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Tutti i nomi dei versi degli animali



Gli animali emettono versi e questo è solo uno dei tanti modi che utilizzano per comunicare tra loro (gesti, comportamenti, colori, movimenti, posizioni sono gli altri). Sappiamo che il cane abbaia, il gatto miagola e l'uccello cinguetta ... e poi? Probabilmente l'ultima volta che eravamo in grado di ricordare più di 10 versi di animali era quando ancora frequentavamo le scuole elementari, ma a distanza di anni può capitare di averli dimenticati oppure continuare a saperli senza avere la certezza assoluta di un tempo.
Sicuri di conoscerli tutti? Qual è l'animale che ziga? E il coccodrillo come fa?

In questa tabella trovate nella colonna a sinistra l'elenco di tutti gli animali più conosciuti e ricercati, disposti per ordine alfabetico e, nella colonna di destra, il corrispondente nome del loro verso.


Animale Verso
Agnello bela
Alcebramisce
Allocco bubola
Allodola trilla
Alzavola cigola
Anatra starnazza
Ape ronza
Aquila grida
Asino raglia
Assiolo ciurla
Balena canta
Beccaccino canta, fischia
Bue muggisce
Bufalo muggisce, sbuffa
Cammello bramisce
Canarino canta, cinguetta, gorgheggia
Cane abbaia, guaisce, latra, uggiola, ulula, mugola
Capinera canta, cinguetta, gorgheggia
Capra bela
Cardellino trilla
Cavalletta frinisce
Cavallo nitrisce, soffia, sbuffa
Cervo bramisce
Chioccia chiocca, croccia
Chiurlo chiurla
Cicala frinisce, canta
Cigno sibila, soffia
Cinghiale grugnisce o grufola
Civetta squittisce, stride
Coccodrillo trimbula
Colomba tuba
Coniglio ziga
Cornacchia gracchia, stride
Corvo gracchia, crocida
Coyote latra
Elefante barrisce
Falco stride
Foca latra
Fringuello chioccola
Gallina chioccia
Gallo canta
Gatto miagola
Gazza gracchia, stride
Giaguaro brontola
Grillo frinisce
Gufo gufa, soffia
Iena ride, ulula
Insetti zillano
Leone ruggisce
Lupo ulula
Maiale grugnisce o grufola
Merlo canta, chioccola, fischia, zirla
Mosca ronza
Mucca muggisce o mugghia
Mulo raglia
Oca starnazza
Orso bramisce
Pappagallo garrisce
Passero canta, cinguetta, gorgheggia
Pavone paupula
Pecora bela
Pettirosso chioccola
Piccione tuba o gruga
Pipistrello stridisce
Pulcino pigola
Quaglia stride
Rana gracida
Rondine garrisce
Sciacallo ulula
Scimmia urla, grida, farfuglia
Serpente fischia, sibila, soffia
Tacchino gloglotta
Tigre ruggisce
Torlo squittisce, zirla
Topo tuba e gruga
Tortora gruga
Usignolo trilla, canta, gorgheggia
Volpe guaiola, gannisce, abbaia, guaisce
Zanzara ronza
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Inferno Canto 29 - Analisi e Commento




Analisi del canto

Il tema autobiografico
Almeno due riferimenti autobiografici caratterizzano il canto, e determinano il coinvolgimento psicologico di Dante. Innanzitutto l'episodio di Geri del Bello, che denuncia questioni familiari di omicidi e vendette. Poi, la frequentazione con Capocchio che collega il poeta agli ambienti delle scienze magiche.


Un realismo da commedia
Lo scenario della decima bolgia ripropone i toni realistici già tipici delle Malebolge, ma dopo le prime crude immagini delle membra piagate si stempera in un clima di commedia, con le arguzie dei protagonisti nell'episodio di Griffolino la burla vince sul dramma e con Capocchio prevale l'ironia.


La condanna dell'alchimia
L'alchimia nel Medioevo era considerata una scienza. Qui Dante condanna i falsari di metalli, i falsi alchimisti, cioè coloro che approfittarono delle proprie conoscenze per arricchirsi, ingannando il prossimo.
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Quest'ultimo, Quest'ultima, Quest'ultimi, Quest'ultime: come si scrive?



In analisi grammaticale "QUESTO" può essere un aggettivo o un pronome dimostrativo ma, nel caso in questione (questo + ultimo), si tratta di aggettivo dimostrativo perché indica la posizione nello spazio di una cosa.

Diciamo sin da subito che scrivere "QUEST" sprovvisto della vocale finale e dell'apostrofo è sempre sbagliato. Non esiste infatti la parola "quest" nella lingua italiana. Esiste, invece, nella lingua inglese dove però viene usata per ben altri scopi.

Dal momento che si tratta di elisione, cioè stiamo parlando della caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale, la forma corretta è "quest'ultimo".
Stesso discorso vale per "quest'ultima" che si può scrivere solo in questo modo.
L'obbligo dell'elisione vale solo per "ultimo" e "ultima" perché sono al singolare.

Al plurale però l'elisione non viene quasi mai usata. Scrivere "quest'ultimi" o "quest'ultime" non è sbagliato, ma al giorno d'oggi nella lingua italiana non si usa più e suona anche male; si preferisce la forma piena: questi ultimi, queste ultime.



Esempio di utilizzo

- Quest'ultimo ostacolo è assai più insidioso dei precedenti.

- Quest'ultimo aspetto, che potrebbe sembrarvi di scarsa importanza, costituisce in realtà il vero ostacolo da superare.

- Fatta eccezione per quest'ultima assenza, non mi era mai capitato di saltare più di due giorni di scuola consecutivi.

- Questi ultimi giorni li ho passati insieme ai miei amici.

- Queste ultime vacanze sono andate proprio come me le aspettavo.
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Inferno Canto 28 - Analisi e Commento




Analisi del canto

La crudezza della rappresentazione
Caratterizzano il canto le immagini raccapriccianti dei mutilati: dai nasi mozzati ai ventri sbudellati, al busto tronco che tiene il capo per le chiome. Tale crudo realismo è lo specchio di un'angoscia profonda per i violenti costumi contemporanei, più che una morbosa descrizione.


Il contrappasso
Di esemplare chiarezza è qui l'applicazione del contrappasso. Maometto provocò una frattura profonda nella società del tempo, e quindi è squarciato dal mento alle natiche. Bertran de Born divise persone unite da vincoli di sangue, e ora porta la testa divisa dal corpo: è lui stesso che invita Dante a osservare la simmetria tra colpa e punizione (vv. 136-142).


La cronaca e le profezie
La comprensione del canto è condizionata alla conoscenza dei riferimenti ai fatti di cronaca che lo caratterizzano. A questi si rifanno anche la profezia di Maometto nei confronti di Fra' Dolcino, e quella di Pier da Medicina rispetto all'omicidio dei due patrioti di Fano.
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