Purgatorio Canto 8 Analisi e Commento




Analisi del canto

Il tema allegorico: la tentazione
Lo stesso Dante, con un'apostrofe diretta al lettore (vv. 19-21), annuncia e richiama in modo esplicito il significato simbolico di quanto verrà narrato nel canto: «o lettore, aguzza il tuo intelletto e la tua attenzione per comprendere il vero significato della scena che ora descriverò, poiché il velo che nasconde il senso allegorico è molto sottile». L'allegoria percorre tutto il canto: l'apparizione degli angeli a protezione e guardia della valletta dei principi simboleggia l'intervento e l'aiuto divino, la comparsa del serpente è simbolo della tentazione e del peccato, la sua cacciata da parte degli angeli è simbolo della Grazia di Dio che interviene contro il male; tutta la scena ripropone l'immagine del Paradiso terrestre e la situazione del peccato originale. A questi, si aggiunge un altro elemento allegorico: le tre stelle che appaiono nel cielo, simbolo delle virtù teologali: fede, speranza e carità.


Il tema sentimentale: gli affetti e l'esilio
Il secondo grande tema del canto è quello degli affetti umani. Qui si parla dell'amore paterno di Nino Visconti, del suo affetto coniugale e del suo dolore per il comportamento della moglie, della cortese amicizia che lo legò a Dante; e poi del sentimento di generosità dei Malaspina verso Dante e della sua sincera, commossa gratitudine, che lo spinge nell'ultima parte del canto a una delle più intense lodi mai rivolte ai signori del suo tempo. Il motivo degli affetti si fonde qui con il tema autobiografico, e in particolare con il pensiero dell'esilio, con le ansie del peregrinare di Dante di terra in terra alla ricerca di chi, come la famiglia dei Malaspina, sapesse accoglierlo adeguatamente e con generosità.


L'incipit
L'esordio del canto è il famoso "Era già l'ora che volge il disio": in due terzine il poeta coglie le immagini e i sentimenti che più intimamente si collegano al momento del tramonto: l'attimo di riflessione, la nostalgia per i luoghi lontani e amati, la malinconia che addolcisce il cuore, il ricordo degli amici, il suono delle campane che annunciano la fine del giorno.


La fisicità di Dante
Ancora una volta, Dante propone lo stupore e il timore dei penitenti di fronte alla sua condizione di persona viva. Questa volta lo annuncia lui stesso, su richiesta di Nino Visconti: e subito Sordello si stringe a Virgilio chiedendone una spiegazione, mentre Nino Visconti prima indietreggia, ma poi subito chiama con gioia un'altra anima ad assistere al miracolo. È l'ennesima occasione per sottolineare l'eccezionalità del viaggio e della grazia concessa a Dante, e per caratterizzarne il rapporto con le anime.



Commento

Tra paradiso perduto e ritrovato
L'atmosfera della nostalgia apre il canto del ricordo e del rimpianto, concentrano intorno a due eventi: uno terreno, l'altro cosmico. Le anime, ancora legate alla vita terrena, sembrano attardarsi nel desiderio della passata condizione, ora che scende la sera e un nuvolo di ricordi s'affolla alla mente.
Nino Visconti, il primo spirito che incontra Dante, si trattiene infatti a ripensare al suo passato di signore e marito, nel rimpianto di una condizione di perduta felicità: sua moglie, Beatrice d'Este, invece che piangerne la scomparsa, si è affrettata a nuove nozze. Il fatto offre a Dante l'occasione per un'osservazione negativa nei confronti delle donne, non nuova nella Commedia e nella cultura del tempo, ad attestare l'ambivalenza affettiva di cui spesso è stata ed è oggetto la figura.
La situazione è comunque dominata dall'attesa di un evento sacro che si ripete puntualmente ogni sera: l'arrivo del serpente e la sua sconfitta per opera di due angeli muniti di spade fiammeggianti, prive della punta. Il rito rimanda a un fatto mitico-religioso anticipato dalla comparsa nel cielo di tre stelle presenti nel paradiso terrestre e ora invisibili all'uomo sulla terra.
La Costellazione, che fa pensare alle tre virtù teologali (fede, speranza, carità), rinvia a una felicità perduta, alla pienezza di un momento in cui uomo e Dio vivevano in stretto rapporto di amicizia, prima che giungesse il serpente tentatore. Anche questa sera giunge il "nemico" e, come allora, prova a stuzzicare l'orgoglio e la superbia di coloro che furono potenti in vita (i principi) nell'ormai vano tentativo di riportare una vittoria che un tempo, nell'Eden, fruttò all'uomo la perdita di privilegi quali l'eternità, la non sofferenza, la perfetta felicità. Ma, nell'assoluto dominio di Dio, in cui l'uomo ha già scelto il bene, nulla può il serpente, e le spade spuntate degli angeli celebrano il rito di una sconfitta avvenuta. La pausa rituale s'interrompe con le parole di Corrado Malaspina, principe di Lunigiana, che chiede a Dante notizie della sua terra. Il poeta coglie l'occasione per elogiare la famiglia dei Malaspina, presso la quale presto Dante avrà modo di soggiornare. Il canto della nostalgia, del ricordo di eventi terreni, di fatti che segnarono eternamente il destino dell'uomo, accompagnato dalle tenere note del Te lucis ante, conclude il percorso d'attesa di Dante, che fra breve si troverà davanti alla porta del Purgatorio per iniziare la scalata che lo condurrà a Dio.
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Frasi sul primo giorno di scuola



Per primo giorno di scuola s'intende la prima volta che si mette piede in una scuola; è il caso dei bambini che frequentano la scuola materna (o scuola dell'infanzia), di chi ha cambiato scuola per esigenze familiari oppure di chi è stato promosso a un grado superiore (scuola media, scuola superiore). Il primo giorno di scuola è un giorno come tanti altri caratterizzato dalla paura di sbagliare e di sfigurare davanti ai propri compagni di classe e insegnanti.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi e citazioni sul primo giorno di scuola, sono per lo più brevi esperienze di ha vissuto questo giorno e ne conserva orgogliosamente il ricordo.

1) Sai cos'è che odio del primo giorno di scuola? Che è troppo lontano dall'ultimo giorno di scuola. (Bentornato Kotter!)

2) I miei genitori erano talmente poveri che quando andavo a scuola non solo mi compravano i libri usati, ma addirittura i diari usati. Il primo giorno di scuola avevo già compito per tutto l’anno. (Mario Zucca)

3) Il primo giorno di scuola, che condanna. Me lo ricordo come se fosse ieri. Seduto sul motorino, mentre suona la campanella e si aprono i cancelli. Guardali, i miei compagni di classe... Sembra di essere tutti in fila verso la lapidazione. Non c'è un sorriso neanche a pagarlo oro. Gli unici che ridono sono i professori, quei sadici! E i secchioni, quei sudici! (ScuolaZoo)

4) Il problema non è tanto il primo giorno di scuola, ma tutti quelli che seguono! (Anonimo)

5) La mia infanzia, nella sua semplicità, è stata accompagnata da un'assoluta certezza: il primo giorno di ottobre iniziava la scuola. Una data, sempre quella, fissa come Natale o ferragosto. Sembra cosa di poco conto, eppure ha rappresentato per anni un punto di riferimento fermo e sicuro. Un punto intorno al quale girava il tempo, che allora pareva più vasto, lento e disponibile a seguire i miei ritmi. (Letizia Nucciotti)

6) Per i tipi esigenti come me, decidere dove sedersi il primo giorno di scuola può essere drammatico. Un passo falso e trascorrerai un anno intero accanto a un completo idiota. (Greg Heffley)

7) La professoressa di Greco entrò in classe il primo giorno di scuola e ci disse: «Iniziamo subito la lezione, perché il tempo è l’unica cosa che nessuno potrà mai restituirvi». (Giovanni Floris)

8) Tutti ricordano il loro primo giorno di scuola come un momento solenne ed emozionante. Io ricordo un’immensa cartella di cartone rosso e una mano che mi accompagnò oltre la soglia della porta fino al primo banco e poi mi lasciò al mio destino per correre in ufficio.
Io e la bambina bionda seduta accanto a me ci guardammo e capimmo subito che quella di mettersi al primo banco era stata una pessima idea. I bambini sono perspicaci. (Federica Bosco)

9) «Sei pronta ad affrontare il tuo primo giorno di scuola?», chiesi al mio riflesso nello specchio. «No!», esclamai sedendomi sul letto e guardando sconsolata la mia borsa vuota. Sospirai e mi sdraiai coprendomi la faccia con le braccia. (Federica Bosco)

10) Grembiule nero e fiocco azzurro: per un bambino milanista il primo giorno di scuola è un trauma. (Diego Abatantuono)

11) Il primo giorno di scuola eravamo tutti come delle bocce lanciate a caso su un biliardo, qualcuna un po’ prima e qualcuna un po’ dopo, secondo l’ordine d’arrivo nei banchi. Ma Pucci notava che gli scolari arrivati nei banchi più avanti erano quelli che andavano avanti bene negli studi, e gli scolari arrivati nei banchi più indietro erano quelli che restavano indietro. (Gianni Celati)

12) Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente? Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall'orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di cominciarlo, quest’anno scolastico. Dall'orecchio della passione ci sento benissimo.(Alessandro D'Avenia)

13) Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. (Alessandro D'Avenia)

14) Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. (Edmondo De Amicis, Cuore)

15) Alle dieci eravamo tutti in classe: cinquantaquattro : appena quindici o sedici dei miei compagni della seconda, fra i quali Derossi, quello che ha sempre il primo premio. Ripensavo al mio maestro di seconda, così buono, che rideva sempre con noi, e piccolo, che pareva un nostro compagno, e mi rincresceva di non vederlo più là, coi suoi capelli rossi arruffati. Il nostro maestro è alto, senza barba coi capelli grigi e lunghi, e ha una ruga diritta sulla fronte; ha la voce grossa, e ci guarda tutti fisso, l’un dopo l’altro, come per leggerci dentro; e non ride mai. Io dicevo tra me: – Ecco il primo giorno. Ancora nove mesi. Quanti lavori, quanti esami mensili, quante fatiche! (Edmondo De Amicis, Cuore)

16) Avevo proprio bisogno di trovar mia madre all'uscita, e corsi a baciarle la mano. Essa mi disse: – Coraggio, Enrico! Studieremo insieme. – E tornai a casa contento. Ma non ho più il mio maestro, con quel sorriso buono e allegro, e non mi par più bella come prima la scuola. (Edmondo De Amicis, Cuore)

17) Al pian terreno, dove s’eran già fatte le ripartizioni, c’erano dei bambini delle prime inferiori che non volevano entrare nella classe e s’impuntavano come somarelli, bisognava che li tirassero dentro a forza; e alcuni scappavano dai banchi; altri, al veder andar via i parenti, si mettevano a piangere, e questi dovevan tornare indietro a consolarli o a ripigliarseli, e le maestre si disperavano. Il mio piccolo fratello fu messo nella classe della maestra Delcati; io dal maestro Perboni, su al primo piano. (Edmondo De Amicis, Cuore)

18) Il primo giorno di scuola rappresenta per ogni bambino e per ogni famiglia una svolta considerevole. Cambiano i tempi del fare quotidiano, le modalità di accudimento, le responsabilità. Improvvisamente il bambino si fa grande: deve imparare le cose che servono nella vita; deve lasciare per diverse ore al giorno rassicuranti figure di riferimento per "lanciarsi" nel gruppo-classe; deve cominciare a farcela da solo. (Rosanna Schiralli)

19) Il primo giorno di scuola può essere per taluni drammatico perché rappresenta un secondo taglio del cordone ombelicale, per altri invece la possibilità di incontrare bambini con cui giocare. (Antonio Piva)

20) Nulla è più emozionante del primo giorno di scuola. Me lo ricordo: era già dal 23 luglio che facevano la disinfestazione per i topi, avevano vinto i topi e ce ne erano alcuni grossi come cammelli.
Il bidello sorrise e aprì il portone; il portone cadde e aprì il bidello, che ancora sorride: è rimasto sotto ridotto come una specie di radiografia. Lo portarono in ospedale in busta chiusa. (Giobbe Covatta)

21) La mamma chiede alla bambina appena tornata da scuola: "Ti è piaciuto il tuo primo giorno di scuola?".
E la bambina: "Primo giorno? Non mi dirai che domani devo tornare!".

22) Pierino torna a casa dopo il primo giorno di scuola.
La mamma gli chiede: "Allora, che cosa hai imparato?".
E Pierino: "Tante cose, ma non abbastanza. Infatti vogliono che torni anche domani."

23) Perché i bambini il primo giorno di scuola piangono? perché sulla porta c'è scritto "Prima classe", ma poi i banchi sono di legno...

24) Primo giorno di scuola: 30 matite, 64 temperamatite, 20 penne, 12 righe, 20 quaderni. Fine della scuola: 1 matita trovata per terra. (Anonimo)

25) Il primo giorno di scuola non si dimentica mai, più o meno come il primo bacio. Varcai il portone della scuola Giacomo Matteotti di Firenze con l’emozione di conoscere i nuovi compagni della prima elementare e il volto dell’insegnante che mi avrebbe accompagnato per ben cinque anni della mia vita. (Carlo Conti)

26) Il primo giorno di scuola mia madre mi aveva accompagnato. Indossavo un grembiule nero e un bel fiocco bianco ed ero emozionato e orgoglioso del traguardo raggiunto. Eravamo molti bambini perché, secondo le disposizioni di allora la classe doveva essere formata da quaranta alunni.(Salvatore Savino)

37)
Papà, radice e luce, portami ancora per mano
nell’ottobre dorato del primo giorno di scuola.
Le rondini partivano, strillavano:
fra cinquant’anni ci ricorderai.
(Maria Luisa Spaziani)

28)
Ricordo il primo giorno di scuola
29 bambini e la maestra Margherita
Tutti mi chiedevano in coro
Come mai avessi un occhio nero
(Ermal Meta)

29) Oggi non è il mio primo giorno di scuola. Non indosso grembiuli che mal si accorderebbero con la mia mole, la mia dignità generica, i miei occhiali pensosi, che sono la mia parte più squisitamente intellettuale. Sono esentato dalla marmellata, dai quaderni, dalle campanelle, e nessun bidello, nell'intera penisola, ha alcun potere su di me. Dal punto di vista della scuola, e di questo, fatale, iniziatico primo giorno, io sono un uomo libero. Non è un risultato da poco, e qualcuno vorrà sapere come mai io, che sono, tutto considerato, un inetto, sia riuscito a tanto. Il metodo è semplice: invecchiando. (Giorgio Manganelli)

30) Credo che il primo giorno di scuola coincida con il primo giorno di guida di molti genitori. (Insopportabile, Twitter)

31) Una volta un mio amico non ha postato sui social le foto del primo giorno di scuola dei figli e il giudice gliel'ha tolti. (diegoilmaestro, Twitter)

32) Io non ce la faccio più con questo tempo che passa troppo velocemente, sembra ieri che compravo lo zaino per il primo giorno di scuola. (Ri_Ghetto, Twitter)

33) Dopo il primo giorno di scuola avevo già perso la gomma, 2 penne e la dignità per l'orrida maglietta che mi aveva fatto mettere mia madre. (_Luilla_, Twitter)

34)
– Amore com’è andato il primo giorno di scuola?
– Bene, ci ho messo un po’ a far capire alla Maestra cosa doveva fare ma poi tutto ok.
(MaxMangione, Twitter)

35) I miei figli affrontano il primo giorno di scuola con lo stesso sguardo del serial killer a cui hanno confermato la sedia elettrica. (MaxMangione, Twitter)

36) I pianti del mio primo giorno di scuola davanti a tutti quegli sconosciuti non erano un capriccio, ma un avvertimento per la vita. (rattodisabina, Twitter)

37) Il primo giorno di scuola mi vestirò di nero. È praticamente il funerale della mia felicità. (DisagiatoComune, Twitter)

38) Il primo giorno di scuola, il mio docente disse: "Impegnatevi, perché l'ignoranza e i pregiudizi di domani nascono oggi". Gliene sono grata. (Samanthifera, Twitter)

39) Oggi primo giorno di scuola per molti bimbi: traffico paralizzato dai Suv, madri in lacrime, padri disorientati. Sembra di stare in Siria. (MaxMangione, Twitter)

40) Dall'affollamento fuori da scuola, il primo giorno delle elementari, si deduce come ogni bambino abbia almeno sette genitori. (robgere, Twitter)

41) Mi piace pensare al primo giorno di scuola. Che mica solo gli esami: anche gli inizi non finiscono mai. (alfcolella, Twitter)

42)
Io che vado a scuola il primo giorno: 🐢🐢🐢🐢🐢
Io che torno a casa: 🐎🐎🐎🐎🐎
(DisagiatoComune, Twitter)

43) Io il primo giorno di scuola: "Ho tutte le mie matite e le mie lacrime pronte". (DisagiatoComune, Twitter)

44) Il primo giorno di scuola, c'è sempre quello che in classe guarda indietro per vedere se la mamma è ancora lì... (VentoTaglienti, Twitter)

45)
Quando farò i compiti per le vacanze:
Giugno – 0%
Luglio – 0%
Agosto – 0%
Notte prima del primo giorno di scuola – 100%
(Droghiere, Twitter)

46) Mi manca quel periodo in cui l’ansia del primo giorno di scuola era il problema più grande che avevi nella vita. (Masse78, Twitter)

47) Il primo giorno di scuola vuol dire solo una cosa: guerra per accaparrarsi l’ultimo banco. (dudek_kvar, Twitter)

48)
Si scrive: Primo giorno di scuola.
Si legge: Giornata mondiale per la lotta contro i parcheggi in quinta fila delle mamme con il SUV.
(Masse78, Twitter)

49) Buongiorno con gli occhi stupiti di un bimbo che per mano alla madre va incontro al suo primo giorno di scuola. (AlbertHofman72, Twitter)
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Purgatorio Canto 7 Analisi e Commento




Analisi del canto

L'omaggio a Virgilio
La prima parte del canto è una nuova occasione per tessere le lodi di Virgilio, per confermare l'eccellenza del suo spirito e della sua poesia, attraverso le parole di Sordello.


L'ordinamento del Purgatorio
Nel canto precedente Sordello ha fornito occasione per l'appassionata riflessione politica sull'Italia; ora fornisce ai pellegrini (e ai lettori) alcune informazioni sui principi che regolano il Purgatorio:
  • coloro che devono trascorrere un certo periodo di tempo nell'Antipurgatorio non hanno una sede fissa, ma possono muoversi tutto intorno alla costa del monte e salire verso la porta del Purgatorio;
  • in tutto il colle si può procedere solo fino a che il sole non tramonta, poi bisogna arrestarsi fino all'alba, o muoversi in tondo e verso il basso, poiché senza la sua luce non si può vedere il cammino verso l'alto: così viene simboleggiata la condizione del cristiano, che senza la luce della Grazia non può avanzare sulla strada della purificazione.


La valletta amena
Nella costa arida e rocciosa del colle si apre una valletta dove la natura è rigogliosa di erbe e fiori, luogo privilegiato e riservato ai principi che solo tardi pensarono alla salvezza eterna perché troppo occupati nelle faccende terrene. La valletta amena ripropone le caratteristiche classiche del locus amoenus, del giardino delle delizie, ed è prefigurazione di quell'Eden, di quel Paradiso terrestre che Dante scoprirà sulla vetta del monte del Purgatorio. Per analogia e contrasto, l'idillico giardino richiama e si contrappone alle selve infernali, quella dello smarrimento iniziale del poeta e quella dei suicidi.


I principi negligenti
La presentazione dei principi nella ridente valletta loro destinata vive di alcune caratteristiche:
  • l'atmosfera seria e meditativa, di alta spiritualità, che indica l'altezza dei personaggi e delle loro responsabilità politiche e morali;
  • l'occasione per uno dei soliti elenchi che popolano la Commedia di tante particolari figure umane;
  • i sentimenti di armonia e solidarietà che uniscono in Purgatorio uomini fieramente nemici in terra;
  • la polemica contro gli errori politici dei potenti e il loro comportamento malvagio;
  • la raffigurazione dei personaggi attraverso movenze, tratti e particolari fisici;
  • il giudizio e l'indicazione del loro agire politico attraverso le figure dei loro figli.
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Purgatorio Canto 6 Analisi e Commento




Analisi del canto

Il canto politico
Come nell'Inferno e nel Paradiso, anche il canto VI del Purgatorio è di ispirazione politica, e l'argomento trattato si pone come termine medio fra quelli delle altre due cantiche. Ciacco, dal cerchio infernale dei golosi, aveva denunciato la corruzione di Firenze; l'imperatore Giustiniano, nel cielo di Mercurio, celebrerà l'Impero universale e condannerà le partigianerie guelfe e ghibelline; qui l'attenzione è portata sull'Italia, cioè sulla Nazione come istituzione intermedia fra Comune e Impero. Ma il tema politico non esaurisce i motivi del canto. Prima dell'invettiva dantesca (vv. 76-151), possiamo individuare almeno tre sequenze narrative:
  • vv. 1-24: conclusione dell'incontro con gli spiriti morti di morte violenta, iniziato nel canto precedente;
  • vv. 25-57: dialogo fra Dante e Virgilio sulla dottrina del suffragio;
  • vv. 58-75: incontro con Sordello da Goito.


La dottrina del suffragio
Il tema è presente già nei canti precedenti, nelle parole dei penitenti: le preghiere dei vivi possono accorciare il tempo di espiazione delle anime. Manfredi aveva detto che qui per quei di là molto s'avanza; Belacqua si augura che la lunga attesa in Antipurgatorio possa essergli accorciata da una preghiera che surga sù di cuor che in grazia viva (canto IV, vv. 133-134); intercessione di preghiere chiedono lacopo del Cassero (Canto V, vv. 68-72), Buonconte da Montefeltro (Canto V, vv. 85-90) e Pia de' Tolomei (Canto V, vv. 130-136). Ora è il momento di definire la questione in termini di dottrina. Dante dubita usando a pretesto l'autorevolezza dell'Eneide che un decreto divino quale l'espiazione dei peccati possa essere modificato, almeno nella durata, dalla preghiera degli uomini. Ma Virgilio spiega: la carità delle anime buone può soddisfare la giustizia divina compensando le colpe dei penitenti, e questo non implica una modificazione delle leggi eterne. La questione, apparentemente secondaria, riveste in realtà grande importanza rispetto al «mercato» delle indulgenze che corrompeva a quei tempi la Chiesa. Per questo Virgilio rimanda a più approfondita discussione, illuminata dalla grazia di Beatrice e del Paradiso.


Sordello da Goito
Il personaggio potrebbe sembrare un semplice strumento per introdurre il motivo dell'amor di patria e la conseguente invettiva politica. Ma a negare una lettura così limitata intervengono tre fattori: la rappresentazione eroica della sua figura, la sua condizione di poeta e la commozione dell'abbraccio a Virgilio. Con lui inizia la serie di incontri con poeti che caratterizzerà il viaggio nel Purgatorio, tutti significativi per la comunione intellettuale e spirituale con Virgilio e Dante.


Il tema politico
Oggetto della polemica politica di Dante è l'Italia. L'invettiva, secondo i canoni della poesia politica, è strutturata in tre parti:
  • descrizione della situazione (l'Italia lacerata da guerre intestine e ingiustizie);
  • analisi delle componenti e delle cause (il temporalismo della Chiesa e il disinteresse dell'Impero);
  • giudizio e previsioni (la condanna della società contemporanea, e l'auspicio di un imminente intervento risolutore, sotto forma di punizione divina o nella figura di un imperatore ispirato da Dio).

Dante ripropone dunque la concezione politica della Chiesa e dell'Impero come garanti del benessere dell'umanità cristiana l'una nella dimensione spirituale e l'altro in quella temporale. Dal contrasto e dalla sovrapposizione fra i due poteri universalistici hanno origine tutti i mali del mondo. È la celebre «teoria dei due soli», che fra poco verrà esposta da Marco Lombardo.


L'invettiva contro Firenze
Uno spazio privilegiato di polemica viene ritagliato da Dante per l'ingrata patria Firenze. È uno degli attacchi più violenti della Commedia: con sarcasmo, il poeta denuncia l'ambizione, l'avidità, l'inciviltà, la fragilità della sua politica e della sua gente corrotta.


L'invettiva e l'apostrofe
La trattazione politica è espressa nella forma dell'invettiva. Si tratta di un brano stilisticamente molto elaborato, costruito su una fitta rete di citazioni e riferimenti che ne accentua la solennità. L'elemento retorico che più la caratterizza è l'accumulazione di apostrofi, rivolte agli interlocutori reali o immaginari: prima alla serva Italia (v. 76), poi alla Chiesa (gente che dovresti esser devota, v. 91), quindi all'imperatore (O Alberto tedesco, v. 97); e infine il tono raggiunge la drammaticità apocalittica con l'apostrofe a Dio dei vv. 118-120: o sommo Giove / / son li giusti occhi tuoi rivolti altrove? Ancora un'apostrofe introduce l'attacco contro Firenze: il tono di quel Fiorenza mia (v. 127), apparentemente affettuoso, si rivela invece strumento di sarcasmo e di antifrasi per la più amara delle condanne.



Commento

Risuonano alla memoria le voci più alte della nostra letteratura contro una patria che non c'è, una cultura e una politica vendute allo straniero. Il maestro di queste dure invettive è qui, nel canto VI del Purgatorio. Dante non risparmia nulla: accuse feroci e precise contro gli ecclesiastici e il papa, durissime contro l'imperatore "tedesco" a cui rivolge anche funesti auguri. Nulla tace: le lotte fratricide tra famiglie per il potere sui territori, l'abbandono totale del popolo e del paese italiano, l'anarchia assoluta e l'inefficienza strutturata a sistema. Roma è una vedova che piange il suo morto sposo, l'Italia è una cavalla bizzarra cui manca il cavaliere capace di guidarla. Qui Dante appare dominato dalla sacra ira dei "giusti" e non concede alcuna giustificazione. Ma, sotto l'invettiva feroce, si percepisce dolente, l'animo di chi tanto ama la sua terra. E la patria si colora di tutti gli uomini del passato, di un patrimonio ideale e politico sedimentato attraverso secoli di storia. C'è, in questo canto VI la tragedia di un popolo che, grande un tempo, giace ora preda dei diversi egoismi stranieri e locali, la squallida constatazione di una terra meravigliosa venduta a chi più offre. Dante piange l'Italia che non è più e lo fa "in diretta", fuori dalla narrazione.
L'abbraccio fra Virgilio e Sordello, entrambi mantovani, è un semplice pretesto per affrontare un discorso spinoso, che pervade tutta la Commedia. Ma non è una digressione vera e propria perché, per il poeta, la politica è la vita, e il suo viaggio alla ricerca della giusta dimensione del vivere prevede anche la conquista di corretti valori terreni. Verso la fine del canto, lo sguardo ritorna poi sulla sua Firenze, sede di scontri politici violenti suggellati dal sangue, di leggi che si alternano e variano nell'arco di pochi giorni; dove chiunque ha il diritto di alzare una bandiera e osa atteggiarsi a salvatore della patria.
Sembra di cogliere qui un atteggiamento aristocratico di Dante che, anche in altre occasioni, punta il dito contro la nuova classe di borghesi arricchiti, forti solo del loro denaro. Dante non fa una distinzione di classe, egli che, per far politica, si era iscritto alla corporazione degli Speziali: se aristocrazia c'è, questo sistema risiede nell'animo e nella mente, in un sistema di valori affettivi e intellettuali consolidati. Risuona in questi versi quell'ideale repubblica platonica i cui "guardiani", dopo severa e selezionatissima formazione, avrebbero gestito la cosa pubblica con disinteresse personale e amore. Un sogno questo che lega Dante a tutti i cultori di ogni epoca della politica in termini di servizio pubblico, finalizzato a un vivere pacifico e gratificante per la collettività.
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Frasi divertenti su Venerdì 17



Quando il 17 del mese cade di venerdì, per qualcuno è un giorno come gli altri, per i superstiziosi, invece, è una giornata particolare in cui bisogna fare tutto con la massima attenzione. Si dice che il venerdì 17 porti sfortuna e la paura del numero 17, in particolare abbinato al giorno venerdì, è chiamata eptacaidecafobia.

Il venerdì 17 è una superstizione tipicamente italiana, dal momento che altrove è più famoso il martedì 13 come portatore di sfortuna. Le origini di questa ricorrenza sono diverse e senza fonti certe:
  • l'unione di due eventi negativi come il Venerdì Santo, giorno della morte di Gesù e il numero 17;
  • il diciassette scritto in numero romano si scrivi XVII e anagrammato diventa VIXI che vuol dire "vissi" ed essendo un verbo al passato è da intendere come "ormai sono morto";
  • nell'Antica Grecia, i seguaci di Pitagora odiavano il 17 perché si trovava in mezzo a due numeri perfetti come il 16 e il 18 nella loro rappresentazione di quadrilateri 4×4 e 3×6;
  • nell'Antico Testamento si legge che il giudizio universale iniziò il 17esimo giorno del secondo mese.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi, citazioni e battute divertente su Venerdì 17. Vedi anche le frasi sulla sfortuna e la sfiga.

1) La superstizione è un buon esempio di come può agire la profezia che si autoavvera. Se io sono convinto che venerdì 17 mi capiterà qualcosa di brutto, quel giorno i mille piccoli inconvenienti che ci succedono ogni giorno li noterò e naturalmente li attribuirò al fatto che è venerdì 17. (Daniele Scaglione e ‎Paolo Vergnani)

2) È meglio non morire di venerdì. Porta male. (Dino Verde)

3) Gente che ancora si lamenta del venerdì 17 non capendo che la vita è una sfiga continua. (Anonimo)

4) La mia vita è un perenne venerdì 17. (Anonimo)

5) Nessun venerdì 17 farà mai paura quanto un lunedì. (Anonimo)

6) Oggi è il compleanno di colei che ha sempre fatto parte della mia vita, l'altra parte di me: auguri Sfiga, buon venerdì 17. (Anonimo)

7) Questa cazzata del venerdì 17 che porta sfortuna, come se negli altri giorni piovessero gioie dal cielo! (Anonimo)

8) Non credo alla jella, perché credere alla jella porta jella. (Benedetto Croce)

9) Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male. (Eduardo De Filippo)

10) La superstizione occupa quello spazio che c’è tra ciò che possiamo controllare e ciò che non possiamo controllare. (Meredith Grey)

11) Ieri è storia, domani è un mistero … Oggi è Venerdì 17! (Anonimo)

12) Sposarsi il venerdì 17 porta male. Come anche gli altri giorni. (Anonimo)

13) I gatti neri portano fortuna. Il mondo va male perché tutti li evitano. (Pino Caruso)

14) Ti dico, avevo capito che la giornata era una di quelle storte. Quando mi sono messo la camicia è caduto un bottone, quando ho preso in mano la mia valigetta, la maniglia è caduta. Ti dico, avevo paura di andare in bagno. (Rodney Dangerfield)

15) Io non capisco quelli che il venerdì 17 si grattano le palle. Tra l’altro lo trovo profondamente discriminatorio. E le donne come fanno? (Gabriele Cirilli)

16) Se venerdì 17 ti passa davanti un gatto nero, ti devi fermare e non devi attraversare per nessun motivo, soprattutto se sei un topo. (Gabriele Cirilli)

17) Meno male che il venerdì 17 non capita mai di domenica. (Totonno1980, Twitter)

19) Nella mia vita è come se fosse sempre venerdì 17 quindi sostanzialmente oggi non cambia niente, anzi festeggio perché anche noi "sfigati tutto l'anno" dovremmo pure avere un giorno che ci rappresenti e che ci renda fieri di avere una vita di merda. (IL__CAMALEONTE_, Twitter)

20) Ci sono tante critiche che si possono muovere a questo venerdì 17, ma non quella che non sia degno della sua fama. (Twilla_Ria, Twitter)

21) Dice il venerdì 17 che quando ci vede è lui che si tocca. (anna_salvaje, Twitter)

22) Il venerdì 17 conta su di me per fare la sua bella figura. (alemarsia, Twitter)

23) La cosa più difficile del Venerdì 17 è fare tutto con una mano sui maroni. (ilmarziano1, Twitter)

24) Grazie Venerdì 17 ma io sarei già a posto così. (ilmarziano1, Twitter)

25) Non temete il venerdì 17. La sfiga lavora incessantemente anche negli altri giorni. (Dio, Twitter)

26) Siamo così nella merda che di venerdì 17 mi aspetto che le cose migliorino. (NickBiussy, Twitter)

27) La cosa positiva del Venerdì 17 è che almeno rispetto agli altri giorni si ha un alibi. (RubinoMauro, Twitter)

28) Ricordiamo di non stringere la mano a nessuno di Venerdì 17: probabilmente si sarà appena grattato le palle. (TristeMietitore, Twitter)

29) Sì avvisa la gentile clientela che oggi, venerdì 17, il nostro servizio (di sfiga) avrà orario continuato fino alle 24. (TristeMietitore, Twitter)

30) Se il venerdì 17 portasse davvero sfiga non potrei guidare con le ginocchia senza schiant (Comeprincipe, Twitter)

31) Affronto questo venerdì 17 con la tranquillità di chi ha già addosso una sfiga mortale di default. (FranAltomare, Twitter)

32) Sono uno di quelli che, quando finalmente dice "oggi è il mio giorno fortunato", si accorge che è venerdì 17. (m4gny, Twitter)

33) Venerdì 17. Poco fa un gatto nero mi ha attraversato la strada ed è successa una cosa terribile: ne è passato un altro. (frandiben, Twitter)

34) Oggi è venerdì 17 e la cosa più sfigata che possa capitarvi è svegliarvi. (TristeMietitore, Twitter)

35) Se state cercando di ricordare se quello che porta sfiga è venerdì 13 o venerdì 17, tranquilli. A noi ci porta sfiga pure martedì 21. (diododeglizilla, Twitter)

36) Oggi è venerdì 17, un giorno di merda tra i tanti giorni di merda in una vita di merda. (Ri_Ghetto, Twitter)

37) Non sono superstizioso, neanche oggi che è Venerdì 16+1. (SatirSfaction, Twitter)

38) Ha detto venerdì 17 che in Italia dev'essere già passato qualche suo collega. (ItsCetty, Twitter)

39) E così oggi è Venerdì 17. Ovvero quel giorno in cui ti illudi che qualsiasi sfiga non dipenda da te: illuso. (FranAltomare, Twitter)

40) Dare dello sfigato ad un povero ed indifeso venerdì 17 è bullismo. (RubinoMauro, Twitter)

41) Una buon approccio per rimorchiare sarebbe: "Ehi, oggi è venerdì 17, vuoi toccare le mie palle per scaramanzia? (TristeMietirore, Twitter)

42)
Nessun ci crede, ma il detto è rimasto:
il diciassette è cifra sfortunata
se cade venerdì, è pur nefasto
La iella certo non vien prenotata
se capita, non fissa appuntamenti
Però, si dice, “è colpa della data”.
(DanteSommoPoeta, Twitter)

43) Oggi per protesta voglio rompere uno specchio mentre mi attraversa un gatto nero passando sotto una scala. (stefanopicone, Twitter)

44) E serviva un calendario per capire che siete sfigati? Non bastava uno specchio? (140caratteracci, Twitter)

45) Il peggio che potrà succedervi il venerdì 17 sarà di rimanere voi stessi. (Il_brillante, Twitter)

46) Oggi che è Venerdì 17, se alle 17:17 vi grattate i coglioni tutti contemporaneamente forse la Sfiga sarà sconfitta per sempre. (m4gny, Twitter)
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Bacco, tabacco e Venere riducono l'uomo in cenere



Bacco, tabacco e Venere riducon l'uomo in cenere è un proverbio italiano molto conosciuto ma che praticamente non si usa quasi mai perché è troppo superato. Si usa come avvertimento scherzoso a chi conduce vita sregolata, oppure lo si può trovare leggendo qualche testata giornalistica che parla in genere di un VIP che conduce una vita sregolata e vuole inserire una morale alla fine di un articolo giornalistico.



Significato

Questo proverbio sta a significare che i tre vizi principali: il bere, il fumo e il piacere del sesso, portano l'uomo alla rovina, alla distruzione di se stesso e, infine, alla morte. D'altronde l'eccesso di qualunque sostanza o abitudine non fa mai bene, il saper dire basta, porsi dei limiti, mantenere un equilibrio, è importante per una vita sana e ugualmente felice.
Inoltre, a rendere più evidente caso di questo proverbio l'eccesso non è uno solo, ma si tratta di ben tre vizi portati all'estremo... una vita sregolata



Origine

Le origini del detto risalgono, in parte, alla mitologia: Bacco è la divinità romana del vino e della vendemmia; tabacco è la pianta utilizzata per fare sigarette e sigari; Venere è la Dea greco-romana dell'amore e della bellezza.

Per i Romani il vino era uno dei piaceri della vita, lo possiamo intuire dalla frase latina balnea vina Venus corrumpunt corpora nostra, sed vitam faciunt balnea vina Venus (cioè "bagni, vino e sesso corrompono i nostri corpi, ma bagni vino e sesso sono la vita"). Tale espressione è molto simile al proverbio in questione "Bacco, tabacco e venere riducono l'uomo in cenere", dove il tabacco è stato sostituito dai più salutari bagni alle terme (balnea).
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Perbacco o Per Bacco: come si scrive?



Entrambe le forme risultano essere corrette, sia perbacco che per bacco si possono utilizzare senza problemi nella lingua italiana. Tale espressione indica in modo scherzoso uno stato di stupore, un'esclamazione di meraviglia, di disappunto o di risentimento.

Altri sinonimi sono: accidenti, accidentaccio, accipicchia, capperi, caspita.



Origine: chi era Bacco?


Bacco è una divinità della religione romana e, corrisponde al dio greco Dioniso. Figlio di Giove e della mortale Semele è nato come un semidio ma è stato promosso a divinità da Giove per aver inventato il vino. Essendo il dio del vino e della vendemmia, nonché del piacere dei sensi e del divertimento, l'espressione "perbacco" è come dire "Per Dio!".

Nella Letteratura latina e come primi esempi con le opere teatrali di Plauto e Terenzio troviamo numerosi personaggi che in situazioni di difficoltà o comunque di coincidenze sfortunate usano vari intercalari che comprendono nomi di divinità o antichi eroi della mitologia.
"Per Castore, Per Polluce e poi Per Bacco" sono tutte espressioni antiche latine che troviamo ancora nella nostra lingua; nel caso specifico, Per Bacco ha assunto anche una valenza quantitativa con cui indichiamo ingenti quantità di fatti che ci colpiscono a prima vista.

Comunque non è un'imprecazione.



Come si usa

Vi proponiamo alcune frasi di esempio.
  1. Perbacco, che fortuna!
  2. Questa, perbacco, mi giunge nuova!
  3. Perbacco, ci sei riuscito davvero!
  4. Questa, perbacco, non dovevi farmela!
  5. Perbacco, quanto è bello!
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