Paradiso Canto 5 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del quinto canto del Paradiso. In questo canto ancora ambientato nel I Cielo della Luna, Beatrice spiega a Dante che lei abbaglia alla sua vita in quanto riesce a vedere nella mente di Dio e, perciò, questo accresce il suo splendore; e risponde alla domanda di Dante riguardante la possibilità di compensare i voti non adempiuti con altre opere di bene dicendogli che non è possibile. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 5 del Paradiso.


Le figure retoriche

‘n terra si vede = anastrofe (v. 2). Cioè: "che si vede sulla Terra".

Viso tuo = anastrofe (v. 4). Cioè: "tuo viso".

Procede / da perfetto veder = enjambement (vv. 4-5).

Ne l’intelletto tuo = anastrofe (v. 8). Cioè: "nel tuo intelletto".

Amore accende = anastrofe (v. 9). Cioè: "infiamma d'amore".

Che l’anima sicuri di letigio = perifrasi (v. 15). Per indicare la giustizia divina.

E sì com’uom che suo parlar non spezza = similitudine (v. 17). Cioè: "e come l'uomo che non interrompe il suo discorso".

La sua bontate / più conformato = enjambement (vv. 20-21). Cioè: "più conforme alla sua bontà".

De la volontà la libertate = anastrofe (v. 22). Cioè: "la libera volontà, il libero arbitrio".

S’è sì fatto / che Dio = enjambement (vv. 26-27).

Questo tesoro = perifrasi (v. 29). Per indicare il libero arbitrio.

Tu se’ omai del maggior punto certo = anastrofe (v. 34). Cioè: "sei ormai certo riguardo la questione principale".

Convienti ancor sedere un poco a mensa, però che ‘l cibo rigido c’hai preso, richiede ancora aiuto a tua dispensa = metafora (v. 37). Cioè: "è bene che tu ti sieda un po' nella mensa per digerire meglio il cibo pesante... la mensa è il banchetto di sapienza e ciò che si deve digerire è la difficile spiegazione".

Sanza lo ritenere, avere inteso = anastrofe (v. 42). Cioè: "l'aver ascoltato senza ricordare".

L’essenza / di questo sacrificio = enjambement (vv. 43-44).

L’una è quella / di che si fa = enjambement (vv. 44-45)

Come saver dei = anastrofe (v. 51). Cioè: "come dovresti sapere".

Sanza la volta e de la chiave bianca e de la gialla = perifrasi (vv. 56-57). Cioè: "senza il consenso della Chiesa".

E ogne permutanza credi stolta, se la cosa dimessa in la sorpresa come ‘l quattro nel sei non è raccolta = similitudine (vv. 58-60). Cioè: "e giudica scorretta ogni permutazione in cui la cosa lasciata non sia contenuta in quella scambiata come il quattro è contenuto nel sei".

Pesa / per suo valor = enjambement (vv. 61-62).

Sodisfar non si può = anastrofe (v. 63). Cioè: "non può essere compensata".

E a ciò far non bieci, come Ieptè a la sua prima mancia = similitudine (vv. 65-66). Cioè: "non siate sconsiderati, come fu Iefte nella sua prima offerta".

Ritrovar puoi = anastrofe (v. 69). Cioè: "puoi giudicare".

Il gran duca de’ Greci = perifrasi (v. 69). Cioè: "Agamennone".

Non siate come penna ad ogne vento = similitudine (v. 74). Cioè: "non siate come piuma esposta a tutti i venti".

‘l pastor de la Chiesa = perifrasi (v. 77). Per indicare il Papa.

Uomini siate = anastrofe (v. 80). Cioè: "siate uomini".

Di voi tra = anastrofe (v. 81). Cioè: "tra di voi, in mezzo a voi".

Non fate com’agnel che lascia il latte de la sua madre, e semplice e lascivo seco medesmo a suo piacer combatte = similitudine (vv. 82-84). Cioè: "Non fate come l'agnello che lascia il latte della madre e, ingenuo e irrequieto, combatte da solo a suo danno".

Il latte / de la sua madre = enjambement.

Che già nuove questioni avea davante = anastrofe (v. 90). Cioè: "che già si poneva nuove domande".

E sì come saetta che nel segno percuote pria che sia la corda queta, così corremmo nel secondo regno = similitudine (vv. 91-93). Cioè: ""e rapidi come una freccia che colpisce il bersaglio prima ancora che la corda dell'arco abbia finito di vibrare, con tale velocità salimmo al secondo Cielo.

Donna mia = anastrofe (v. 94). Cioè: "mia donna".

E se la stella si cambiò e rise, qual mi fec’io che pur da mia natura trasmutabile son per tutte guise = similitudine (vv. 97-99). Cioè: "E se il pianeta mutò il suo aspetto e risplendeva, come divenni io che già per la mia natura sono mutabile sotto tutti gli aspetti".

Come ‘n peschiera ch’è tranquilla e pura traggonsi i pesci a ciò che vien di fori per modo che lo stimin lor pastura, sì vid’io ben più di mille splendori trarsi ver’ noi = similitudine (vv. 100-104). Cioè: "Come in una peschiera calma e limpida i pesci si avvicinano al pelo dell'acqua, credendo che ciò che viene dall'esterno sia il loro cibo, così io vidi più di mille luci venire verso di noi".

Tranquilla e pura = endiadi (v. 100).

Folgór chiaro = anastrofe (v. 108). Cioè: "chiaro splendore".

O bene nato = apostrofe (v. 115).

Li troni / del triunfo etternal = enjambement (vv. 115-116).

Del lume che per tutto il ciel si spazia noi semo accesi = iperbato (vv. 118-119). Cioè: "noi siamo accesi della luce che si diffonde in tutto il cielo".

E che de li occhi il traggi = anastrofe (v. 125). Cioè: "e che la diffondi dagli occhi".

La spera che si vela a’ mortai con altrui raggi = perifrasi (vv. 128-129). Cioè: "pianeta che si nasconde alla vista umana dietro i raggi del sole", per indicare Mercurio.

Fessi / lucente = enjambement (vv. 131-132).

Sì come il sol che si cela elli stessi per troppa luce, come ‘l caldo ha róse le temperanze d’i vapori spessi, per più letizia sì mi si nascose dentro al suo raggio la figura santa = similitudine (vv. 133-137). Cioè: "Come il Sole che si nasconde alla vista per la troppa intensità della luce, non appena il calore ha dissolto i densi vapori che talvolta lo cingono e permettono di guardarlo, così quell'anima beata si celò al mio sguardo per la sua accresciuta letizia".

Ha róse / le temperanze = enjambement (vv. 134-135).

Si nascose / dentro = enjambement (vv. 136-137).
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Paradiso Canto 4 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del quarto canto del Paradiso. In questo canto Beatrice scioglie i dubbi di Dante riguardanti il merito della volontà che diminuisce quando è generata dalla violenza altrui e se le anime facciano ritorno alle stelle come affermato da Platone. Alla fine del canto Dante ha un nuovo dubbio: le opere di bene possono sostituire i voti pronunciati? Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 4 del Paradiso.


Le figure retoriche

Intra due cibi, distanti e moventi d’un modo, prima si morria di fame, che liber’omo l’un recasse ai denti;sì si starebbe un agno intra due brame di fieri lupi, igualmente temendo; sì si starebbe un cane intra due dame = similitudine (vv. 1-6). Cioè: "Tra due cibi ugualmente distanti e stimolanti, un uomo libero morirebbe di fame prima di portarsene uno alla bocca; ugualmente un agnello rimarrebbe immobile tra la voracità di due lupi selvaggi, avendone paura nella stessa misura; allo stesso modo farebbe un cane da caccia tra due daini".

Due brame / di fieri lupi = enjambement (vv. 4-5).

Beatrice qual fé Daniello, Nabuccodonosor levando d’ira, che l’avea fatto ingiustamente fello
= similitudine (vv. 13-15). Cioè: "Beatrice si comportò come il profeta Daniele quando placò l'ira di Nabucodonosor, che lo aveva reso ingiustamente crudele".

Sé stessa lega = anastrofe (v. 18). Cioè: "frena se stessa".

Tornarsi l’anime = anastrofe (v. 23). Cioè: "l'anime ritornare".

D’i Serafin colui che più s’india = perifrasi (v. 28). Per indicare tutti coloro che si affidano a Dio.

Sortita / sia = anastrofe e enjambemen (vv. 37-38). Cioè: "sia destinata".

E l’altro che Tobia rifece sano
= perifrasi (v. 48). Per indicare Raffaele.

A la sua stella riede = anastrofe (v. 52). Cioè: "torna alla sua stella".

In alcun vero suo arco percuote = metafora (v. 60). Cioè: "forse il suo ragionamento colpisce una parte di verità, non è lontano dalla verità".

Torse / già = enjambement (vv. 61-62).

Argomento / di fede = enjambement (vv. 68-69).

Ma fa come natura face in foco, se mille volte violenza il torza = similitudine (vv. 77-78). Cioè: "ma agisce come la natura del fuoco che tende a salire verso l'alto, anche se mille volte la violenza del vento lo spinge in basso".

Per che, s’ella si piega assai o poco, segue la forza; e così queste fero possendo rifuggir nel santo loco = similitudine (vv. 79-81). Cioè: "Dunque, se tale volontà cede tanto o poco, asseconda la violenza; e così queste anime fecero quando ebbero la possibilità di tornare al loro monastero".

Se fosse stato lor volere intero, come tenne Lorenzo in su la grada, e fece Muzio a la sua man severo = similitudine (vv. 82-84). Cioè: "Se la loro volontà fosse stata integra, come quella che mantenne san Lorenzo sulla graticola e quella che indusse Mucio Scevola ad essere drasticamente giusto con la sua mano".

Ricolte / l’hai = anastrofe ed enjambement. Cioè: "l'hai comprese".

Addivenne / che = enjambement (vv. 100-101).

Si fé di quel che far non si convenne; come Almeone, che, di ciò pregato dal padre suo, la propria madre spense, per non perder pietà, si fé spietato = similitudine (vv. 102-105). Cioè: "si fece controvoglia ciò che non bisognava fare; come fece Alcmeone, che, su richiesta del padre, uccise la propria madre, e mostrandosi devoto diventò spietato".

Al voler si mischia = anastrofe (v. 107). Cioè: "si mescola alla volontà"

Fanno / sì = enjambement (vv. 107-108).

Cotal fu l’ondeggiar del santo rio ch’uscì del fonte ond’ogne ver deriva = metafora (vv. 115-116). Cioè: "Questo fu il fluire abbondante e scorrevole del santo fiume che sgorgò dalla sorgente da cui derivano tutte le verità".

Del fonte ond’ogne ver deriva = perifrasi (v. 116). Per indicare Dio.

O amanza del primo amante, o diva = perifrasi (v. 118). Per indicare Beatrice, la prediletta, e il primo amante, cioè Dio.

Quei che vede e puote = perifrasi (v. 123). Per indicare Dio, cioè colui che tutto vede e tutto può.

Posasi in esso, come fera in lustra = similitudine (vv. 127-128). Cioè: "Esso riposa in quella verità, come una belva nella sua tana".

Giunto l’ha = anastrofe (v. 128). Cioè: "l'ha raggiunta".

A guisa di rampollo = similitudine (v. 130). Cioè: "come il germoglio della pianta".

A piè del vero il dubbio = ellissi (v. 131). Cioè: "ai piedi della verità nasce il dubbio".

Pieni / di faville d’amor = enjambement (vv. 139-140).
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Paradiso Canto 3 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del terzo canto del Paradiso. Dopo la spiegazione logica di Beatrice riguardante l'origine delle macchie lunari e gli influssi dei Cieli, Dante dialoga con Piccarda Donati. Ella gli spiega il voto che lei non ha osservato in vita e, successivamente gli indica l'anima dell'imperatrice Costanza d'Altavilla. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 3 del Paradiso.


Le figure retoriche

Quel sol = perifrasi (v. 1). Per indicare Beatrice.

‘l petto = sineddoche (v. 1). Il tutto per la parte, il petto anziché il cuore.

Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto = metafora (v. 1).

Quali per vetri trasparenti e tersi, o ver per acque nitide e tranquille, non sì profonde che i fondi sien persi, tornan d’i nostri visi le postille = similitudine (vv. 10-13). Cioè: "Proprio come attraverso vetri trasparenti e puliti, oppure attraverso acque limpide e quiete, non tanto profonde da non vedere i fondali, tornano i riflessi dei nostri volti".

Trasparenti e tersi = endiadi (v. 10). Cioè: "trasparenti e puliti o chiari".

D’i nostri visi le postille = anastrofe (v. 13). Cioè: "i riflessi dei nostri volti".

Debili sì, che perla in bianca fronte non vien men forte a le nostre pupille; tali vid’io più facce a parlar pronte = similitudine (vv. 14-16). Cioè: "così tenui che una perla su di una fronte bianca non giunge meno evidente ai nostri occhi, così io vidi alcuni volti di beati pronti a parlare".

A parlar pronte = anastrofe (v. 16). Cioè: "pronte a parlare".

Amor tra l’omo e ‘l fonte = perifrasi (v. 18). Per indicare Narciso e la sua immagine specchiata nell'acqua.

Di lor m’accorsi = anastrofe (v. 19). Cioè: "mi accorsi di loro".

Quelle stimando = anastrofe (v. 20). Cioè: "ritenendo quelle, ritenendole".

Vòto-voto = paronomasia (v.28 e v.30). Cioè: "rigirare a vuoto e voto religioso".

Vere sustanze = anastrofe (vv. 29). Cioè: "esseri reali, creature reali".

Da sé non lascia lor torcer li piedi = metafora (v. 33). Cioè: "non permette loro di allontanarsi da essa".

Vaga / di ragionar = enjambement (vv. 34-35).

Quasi com’uom cui troppa voglia smaga = similitudine (v. 36). Cioè: "cominciai a parlare quasi come una persona a cui il desiderio ha tolto lucidità".

Rai / di vita etterna = enjambement (vv. 37-38).

La dolcezza senti = anastrofe (v. 38). Cioè: "sente quella dolcezza".

Nome tuo = anastrofe (v. 41). Cioè: "tuo nome".

Grazioso mi fia = anastrofe (v 40). Cioè: "mi sarebbe gradito".

La nostra carità non serra porte a giusta voglia, se non come quella che vuol simile a sé tutta sua corte = similitudine (vv. 43-45). Cioè: "Il nostro sentimento di carità non chiude la porta a un giusto desiderio, proprio come la carità di Dio che rende tutto il suo regno (Paradiso) simile a lui".

Non serra porte / a giusta voglia = enjambement (vv. 43-44).

Sua corte = analogia (v. 45). Riferimento al Paradiso.

La mente tua = anastrofe (v. 47). Cioè: "la tua memoria".

Beati-beata = paronomasia (vv. 50-51).

Fuor negletti / li nostri voti = enjambement (vv. 56-57).

Voti-vòti = paronomasia (v. 57). Cioè: "voti religiosi e mancanti"

Mirabili aspetti / vostri = enjambement (vv. 58-59).

A rimembrar festino = anastrofe (v. 61). Cioè: "rapido a ricordare".

Tanto lieta, ch’arder parea d’amor nel primo foco = similitudine (vv. 68-69). Cioè: "con tanta gioia che sembrava ardere di amore divino".

Dal voler di colui che qui ne cerne = perifrasi (v. 75). Per indicare Dio.

Divina voglia = anastrofe (v. 80). Cioè: "volontà divina".

Lo re = perifrasi (v. 84). Per indicare Dio.

Ell’è quel mare al qual tutto si move ciò ch’ella cria o che natura face = metafora (vv. 86-87). Per spiegare cosa è la volontà di Dio.

La grazia / del sommo ben = enjambement (vv. 89-90).

Ma sì com’elli avvien, s’un cibo sazia e d’un altro rimane ancor la gola, che quel si chere e di quel si ringrazia, così fec’io con atto e con parola, per apprender da lei qual fu la tela onde non trasse infino a co la spuola = similitudine (vv. 91-96). Cioè: "Ma come accade quando di un cibo ci si è saziati e rimane il desiderio di un altro cibo, e si chiede di questo e si ringrazia di quello, così feci io con l'atteggiamento e con le parole per sapere da lei quale fu la tela di cui non portò a termine la spola".

Inciela = dantismo (v. 97).

Donna più sù = perifrasi (v. 98). Per indicare Santa Chiara d'Assisi.

La cui norma / nel vostro mondo = enjambement (vv. 98-99).

Con quello sposo = perifrasi (v. 101). Per indicare Dio.

Ch’ogne voto accetta = anastrofe (v. 101). Cioè: " che accetta ogni voto".

Sorella fu = anastrofe (v. 113). Cioè: "fu monaca".

Non fu dal vel del cor già mai disciolta = metafora (v. 117). Cioè: "continuò a osservare in cuore la regola".

Ave, / Maria = enjambement (vv. 121-122).

Vanio come per acqua cupa cosa grave = similitudine (vv. 122-123). Cioè: "svanì come un oggetto pesante che affonda nell'acqua profonda".

La vista mia = anastrofe (v. 124). Cioè: "la mia vista, il mio sguardo".
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Paradiso Canto 2 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del secondo canto del Paradiso. In questo canto Dante invita i lettori che non hanno perfette conoscenze teologiche a non continuare a leggere ciò che sta per dire. Inoltre Beatrice spiega a Dante l'origine delle macchie lunari dimostrando che la teoria di Dante sulla loro esistenza sia errata. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 2 del Paradiso.


Le figure retoriche

O voi lettori = apostrofe (v. 1).

Seguiti / dietro = enjambement (vv. 2-3).

Al mio legno = metonimia (v. 3). La materia per l'oggetto, il mio legno anziché la mia nave.

Che cantando varca = metafora (v. 3). Chi canta è il poeta scrivendo un nuovo canto.

Drizzaste il collo = metonimia (v. 10). L'effetto per la causa, movimento del collo anziché prestare attenzione.

Metter potete = anastrofe (v. 13). Cioè: "potete mettere".

Que’ gloriosi che passaro al Colco = perifrasi (v. 16). Cioè: "gli argonauti".

Que’ gloriosi che passaro al Colco non s’ammiraron come voi farete, quando Iasón vider fatto bifolco = similitudine (vv. 16-18). Cioè: "I valorosi eroi che giunsero in Colchide, quando videro Giasone ridotto a contadino, non si meravigliarono tanto quanto accadrà a voi".

Sete / del deiforme regno = enjambement (vv. 19-20).

Cen portava / veloci = enjambement (vv. 20-21).

Cen portava veloci quasi come ‘l ciel vedete = similitudine (vv. 20-21). Cioè: "ci portava in alto, veloci quasi come il movimento del cielo".

E forse in tanto in quanto un quadrel posa e vola e da la noce si dischiava, giunto mi vidi ove mirabil cosa mi torse il viso a sé = similitudine (vv. 23-26). Cioè: "e forse in un tempo pari a quello in cui una freccia viene scagliata dalla corda, vola e giunge al bersaglio, io arrivai dove un fatto meraviglioso attirò il mio sguardo".

Posa e vola e da la noce si dischiava = hysteron proteron (vv. 23-24).

Quella cui non potea mia cura essere ascosa = perifrasi (vv. 26-27). Cioè: "colei alla quale nessuna mia preoccupazione poteva essere nascosta", per indicare Beatrice.

Posa / e vola = enjambement (vv. 23-24).

Sì lieta come bella = similitudine (v. 28). Cioè: "tanto gioiosa quanto era bella".

Parev’a me = anastrofe (v. 31). Cioè: "mi sembrava".

Nube ne coprisse lucida, spessa, solida e pulita, quasi adamante che lo sol ferisse = similitudine (vv. 31-33). Cioè: "avvolti da una nuvola
luminosa, densa, compatta e senza macchie, simile a un diamante illuminato dal sole".

Entro sé l’etterna margarita ne ricevette, com’acqua recepe raggio di luce permanendo unita = similitudine (vv. 34-36). Cioè: "L'incorruttibile gemma ci accolse dentro di sé, come l'acqua che riceve il raggio di sole senza dividersi".

Il disio / di veder = enjambement (vv. 40-41).

Quella essenza = perifrasi (v. 41). Per indicare Dio.

Mortal mondo = anastrofe (v. 48). Cioè: "mondo mortale".

La ragione ha corte l’ali = metafora (v. 57).

Il creder tuo = anastrofe (v. 62). Cioè: "il tuo pensiero, la tua opinione".

Molti / lumi = enjambement (vv. 64-65).

Frutti / di princìpi formali = enjambement (vv. 70-71).

Bruno / cagion = enjambement (vv. 73-74).

Esto pianeto = perifrasi (v. 76). Per indicare la Luna.

Sì come comparte lo grasso e ‘l magro un corpo, così questo nel suo volume cangerebbe carte = similitudine (vv. 76-78). Cioè: "come il corpo distribuisce in modo ineguale le parti grasse e magre, così la Luna avrebbe differenza di massa al suo interno".

Per trasparere lo lume come in altro raro ingesto = similitudine (vv. 80-81). Cioè: "perché la luce solare trapasserebbe come fa quando è immessa in un altro corpo rado interposto".

Da vedere / de l’altro = enjambement (vv. 82-83).

Da onde / lo suo contrario = enjambement (vv. 86-87).

L’altrui raggio si rifonde così come color torna per vetro lo qual di retro a sé piombo nasconde = similitudine (vv. 88-90). Cioè: "il raggio esterno del sole viene riflesso, come un colore che viene rimandato da un vetro che nasconde dietro di sé uno strato di piombo".

Vedrai come convien ch’igualmente risplenda = similitudine (vv. 104-105). Cioè: "vedrai che in esso la luce splende con l'identica luminosità degli altri due".

Or, come ai colpi de li caldi rai de la neve riman nudo il suggetto e dal colore e dal freddo primai, così rimaso te ne l’intelletto = similitudine (vv. 106-109). Cioè: "Ora, come sotto ai caldi raggi del sole la neve si scioglie e si trasforma in acqua, priva del colore e del freddo precedenti, così io voglio dare nuova forma al tuo intelletto".

Divina pace = anastrofe (v. 112). Cioè: "pace divina".

Lo moto e la virtù d’i santi giri, come dal fabbro l’arte del martello, da’ beati motor convien che spiri = similitudine (vv. 127-129). Cioè: "Il movimento e la potenza delle ruote celesti devono procedere dalle intelligenze motrici angeliche, come l'arte del martello deriva dal fabbro".

E come l’alma dentro a vostra polve per differenti membra e conformate a diverse potenze si risolve, così l’intelligenza sua bontate multiplicata per le stelle spiega, girando sé sovra sua unitate = similitudine (vv. 133-138). Cioè: "E come l'anima nel corpo umano mette in atto diverse potenze attraverso organi differenti e diversamente formati, così l'intelligenza angelica dispiega la sua bontà moltiplicata attraverso le stelle, ruotando pur restando unita".

Nel qual, sì come vita in voi, si lega = similitudine (v. 141). Cioè: "nel quale si lega proprio come lo spirito vitale in voi".

Per lo corpo luce come letizia per pupilla viva = similitudine (vv. 143-144). Cioè: "la potenza risplende nel corpo al quale si è congiunta, come la gioia brilla nella pupilla dell'occhio".
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Paradiso Canto 1 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del primo canto del Paradiso. In questo canto Dante invoca Apollo oltre che le Muse per ottenere una maggiore ispirazione e, accompagnato da Beatrice, ascende verso l'Empireo. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 1 del Paradiso.


Le figure retoriche

Colui che tutto move = perifrasi (v. 1). Per indicare Dio.

Fu’ io = anastrofe (v. 5). Cioè: "io fui".

Al suo disire = perifrasi (v. 7). Cioè: "oggetto del suo desiderio", per indicare Dio.

Fammi del tuo valor sì fatto vaso = metafora (v. 14). Cioè: "riempimi di ispirazione".

Fammi del tuo valor sì fatto vaso, come dimandi a dar l’amato alloro = similitudine (vv. 14-15). Cioè: "riempimi della tua ispirazione poetica per questa ultima Cantica, tanto quanto è richiesto per conquistare l'agognato alloro poetico".

L’un giogo di Parnaso = metonimia (v. 16). Cioè: "una sola cima del monte Parnaso", la sede per le divinità, per indicare l'ispirazione delle Muse.

Assai mi fu = anastrofe (v. 17). Cioè: "mi è stata sufficiente".

Petto mio = anastrofe (v. 19). Cioè: "mio petto".

Spira tue sì come quando Marsia traesti de la vagina de le membra sue = similitudine (vv. 19-21). Cioè: "ispirami tu con quella stessa intensità, proprio come quando tirasti fuori Marsia dal rivestimento della sua pelle".

Traesti / de la vagina = enjambement (vv. 20-21).

Le membra sue = anastrofe (v. 21). Cioè: "le sue membra".

O divina virtù = apostrofe (v. 22).

Al piè del tuo diletto legno / venire = enjambement (vv. 25-26).

Legno = metonimia (v. 25). La materia per l'oggetto, legno anziché albero.

Lieta / delfica deità = enjambement (vv. 31-32).

La fronda / peneia = enjambement (vv. 32-33). Cioè: "la fronda di Peneo, l'alloro".

Con miglior voci / si pregherà = enjambement (vv. 35-36).

Cirra = metonimia (v. 36). La sede per il dio Apollo.

La lucerna del mondo = perifrasi (v. 38). Per indicare il Sole.

Tempera e suggella = endiadi (v. 42).

Fatto avea = anastrofe (v. 43). Cioè: "aveva fatto".

Aguglia sì non li s’affisse unquanco = similitudine (v. 48). Cioè: "un'aquila non lo fissò mai in tal modo".

E sì come secondo raggio suole uscir del primo e risalire in suso, pur come pelegrin che tornar vuole, così de l’atto suo, per li occhi infuso ne l’imagine mia, il mio si fece, e fissi li occhi al sole oltre nostr’uso = similitudine (vv. 49-54). Cioè: "E come un raggio riflesso si allontana sempre dal primo per dirigersi verso l’alto, proprio come il pellegrino che vuole ritornare in patria, così al suo atteggiamento, giunto alla mia mente attraverso gli occhi, io conformai il mio, e fissai lo sguardo al sole più a lungo di quanto lo consentono le capacità umane".

Suole / uscir = enjambement (vv. 49-50).

Tornar vuole = anastrofe (v. 51). Cioè: "vuole tornare".

De l’atto suo = anastrofe (v. 52). Cioè: "dal suo atteggiamento".

Ne l’imagine mia = anastrofe (v. 53). Cioè: "nella mia mente".

L’umana spece = anastrofe (v. 57). Cioè: "specie umana".

Sfavillar dintorno, com’ferro che bogliente esce del foco = similitudine (vv. 59-60). Cioè: "sfavillare tutto intorno, come un ferro incandescente appena uscito dal fuoco".

Parve giorno a giorno essere aggiunto, come quei che puote avesse il ciel d’un altro sole addorno = similitudine (vv. 61-63). Cioè: "sembrò che al giorno ne fosse stato aggiunto un altro, come se Dio avesse adornato il cielo di un secondo sole".

Quei che puote = perifrasi (v. 62). Cioè: "colui che può tutto", per indicare Dio.

Nel suo aspetto tal dentro mi fei, qual si fé Glauco nel gustar de l’erba che ‘l fé consorto in mar de li altri dèi = similitudine (vv. 67-69). Cioè: "Nel guardarla divenni dentro come quando Glauco mangiò l'erba, che lo trasformò in una divinità marina".

Creasti novellamente = enjambement (vv. 73-74).

Temperi e discerni = endiadi (v. 78).

Parvemi tanto allor del cielo acceso de la fiamma del sol, che pioggia o fiume lago non fece alcun tanto disteso = similitudine (vv. 79-81). Cioè: "il cielo mi sembrò a tal punto acceso dalla luce del sole che mai la pioggia o un fiume formarono un lago così ampio".

Vedea me sì com’io = similitudine (v. 85). Cioè: "Beatrice, leggeva nella mia mente come me stesso".

Folgore, fuggendo il proprio sito, non corse come tu ch’ad esso riedi = similitudine (vv. 92-93). Cioè: "un fulmine, lasciando il suo luogo d'origine, non fu così veloce come te che torni al luogo che ti è proprio (l'Empireo)".

Li occhi drizzò ver’ me con quel sembiante che madre fa sovra figlio deliro = similitudine (vv. 101-102). Cioè: "rivolse verso di me lo sguardo con l'aspetto di una madre che si rivolge al figlio che dice sciocchezze".

Fore / d’intelligenza = enjambement (vv. 118-119).

Vero è che, come forma non s’accorda molte fiate a l’intenzion de l’arte, perch’a risponder la materia è sorda, così da questo corso si diparte talor la creatura, c’ha podere di piegar, così pinta, in altra parte
= similitudine (vv. 127-132). Cioè: "È però vero che, come la molte volte l'opera non corrisponde all'intenzione dell'artista, perché la materia non risponde come dovrebbe, così talvolta la creatura si allontana dalla strada naturale, avendo il potere di deviare in altra direzione, pur così ben indirizzata".

E sì come veder si può cadere foco di nube, sì l’impeto primo l’atterra torto da falso piacere = similitudine (vv. 133-135). Cioè: "e come si può vedere un fulmine che cade da una nuvola, così l'istinto naturale può far tendere l'uomo verso il basso, attirato dal falso piacere dei beni terreni".

Non dei più ammirar, se bene stimo, lo tuo salir, se non come d’un rivo se d’alto monte scende giuso ad imo = similitudine (vv. 136-138). Cioè: "Non devi più stupirti, se penso giusto, non devi più stupirti del tuo salire, se non come di un fiume che dall’alto di un monte scende in giù verso il basso a valle".

Privo / d’impedimento = enjambement (vv. 139-140).

Giù ti fossi assiso, com’a terra quiete in foco vivo = similitudine (vv. 140-141). Cioè: "fossi rimasto giù, proprio come un fuoco che rimanesse fermo e non salisse verso l'alto".

Lo cielo il viso = anastrofe (v. 142). Cioè: "il viso al cielo".
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Purgatorio Canto 33 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del trentatreesimo canto del Purgatorio. In questo canto Beatrice invita Dante a scrivere ciò che a visto (la processione, gli eventi del carro trionfale ecc.) affinché siano d'ammaestramento per gli uomini. Infine Dante va a bagnarsi e a bere l'acqua del fiume Eunoè per purificarsi, requisito necessario per accedere al Paradiso. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 33 del Purgatorio.


Le figure retoriche

Poco / più = enjambement (vv. 5-6).

Sì fatta, che poco più a la croce si cambiò Maria = similitudine (vv. 5-6). Cioè: "così trasfigurata, che poco più di lei dovette trasfigurarsi Maria ai piedi della croce".

Colorata come foco = similitudine (v. 9). Cioè: "rossa di sdegno, come se avesse il volto infuocato".

Mosse / me = enjambement (vv. 14-15).

‘l savio = perifrasi (v. 15). Per indicare Stazio.

Come a color che troppo reverenti dinanzi a suo maggior parlando sono, che non traggon la voce viva ai denti, avvenne a me, che sanza intero suono incominciai = similitudine (vv. 25-29). Cioè: "Come accade a coloro che sono troppo rispettosi parlando davanti a un loro superiore, per cui non emettono una voce sicura, così accadde a me, che iniziai a mormorare".

Sì che non parli più com’om che sogna = similitudine (v. 33). Cioè: "così da non parlarmi più confusamente, come un uomo che parli nel sonno".

‘l vaso = perifrasi (v. 34). Cioè: "il carro della Chiesa".

E forse che la mia narrazion buia, qual Temi e Sfinge = similitudine (vv. 47-48). Cioè: "Forse il mio racconto oscuro, come lo erano quelli di Temi e della Sfinge".

Enigma forte = anastrofe (v. 50). Cioè: "difficile enigma".

Vivi / del viver = enjambement (vv. 53-54).

Viver ch’è un correre a la morte = antitesi (v. 54).

L’uso suo = anastrofe (v. 60). Cioè: "il suo uso, i suoi fini".

L’anima prima = perifrasi (v. 62). Per indicare Adamo.

Colui che ‘l morso in sé punio = perifrasi (v. 63). Cioè: "colui che riscattò con il suo sacrificio questo peccato", per indicare Cristo.

Lo ‘ngegno tuo = anastrofe (v. 64). Cioè: "il tuo ingegno".

E se stati non fossero acqua d’Elsa li pensier vani intorno a la tua mente = similitudine (vv. 68-69). Cioè: "E se i pensieri mondani non avessero prodotto nella tua mente le incrostazioni che produce l’acqua del fiume Elsa".

E ‘l piacer loro un Piramo a la gelsa = similitudine (v. 69). Cioè: "e se il loro compiacimento non avesse offuscato il tuo intelletto come il sangue di Piramo arrossò il gelso".

T’abbaglia il lume del mio detto = metafora (v. 75). Cioè: "la luce delle mie parole ti abbaglia".

Voglio anco, e se non scritto, almen dipinto, che ’l te ne porti dentro a te per quello che si reca il bordon di palma cinto = similitudine (vv. 76-78). Cioè: "voglio che porti via con te le mie parole, se non scritte, almeno dipinte dentro di te, per lo stesso motivo per cui si porta il bastone cinto da un ramo di palma".

Sì come cera da suggello, che la figura impressa non trasmuta, segnato è or da voi lo mio cervello = similitudine (vv. 79-81). Cioè: "Il mio cervello è ora segnato da voi come la cera è impressa dal sigillo, che non altera la figura impressa".

Vostra via da la divina distar cotanto, quanto si discorda da terra il ciel che più alto festina = similitudine (vv. 88-90). Cioè: "la via della sapienza umana dista da quella divina tanto quanto la Terra è lontana dal Cielo che si muove più in alto (il Primo Mobile)".

E se dal fummo foco s’argomenta, cotesta oblivion chiaro conchiude colpa ne la tua voglia altrove attenta = similitudine (vv. 97-99). Cioè: "e come dal fumo si deduce la presenza del fuoco, questa tua dimenticanza è la prova certa della tua colpa, quando hai rivolto la tua attenzione ad altri che a me".

E più corusco e con più lenti passi teneva il sole il cerchio di merigge, che qua e là, come li aspetti, fassi, quando s’affisser, sì come s’affigge chi va dinanzi a gente per iscorta se trova novitate o sue vestigge, le sette donne = similitudine (vv. 103-109). Cioè: "E il sole fattosi più fulgido e muovendosi più lentamente occupava il meridiano che muta posizione a seconda di chi lo guarda, quando, come si ferma chi precede come guida un gruppo di persone quando trova qualche novità o tracce di essa, così si fermarono le sette donne".

Al fin d’un’ombra smorta, qual sotto foglie verdi e rami nigri sovra suoi freddi rivi l’Alpe porta = similitudine (vv. 109-111). Cioè: "ai margini di una zona di tenue ombra, come quella presente sotto le foglie verdi e i rami scuri in montagna, presso freddi fiumi".

Veder mi parve = anastrofe (v. 113). Cioè: "mi parve di vedere".

Uscir d’una fontana, e, quasi amici, dipartirsi pigri = similitudine (vv. 113-114). Cioè: "sgorgare dalla stessa fonte e poi, come due amici, separarsi lentamente".

O luce, o gloria de la gente umana = apostrofe (v. 115).

Detto mi fu = anastrofe (v. 118). Cioè: "mi fu detto, mi fu risposto".

Priega / Matelda = enjambement (vv. 118-119).

Rispuose, come fa chi da colpa si dislega = similitudine (vv. 119-120). Cioè: "rispose, come fa chi si scagiona di una colpa".

La memoria priva = anastrofe (v. 125). Cioè: "priva la memoria, indebolisce la memoria".

Fatt’ha la mente sua ne li occhi oscura = metafora (v. 126). Cioè: "ha offuscato gli occhi della sua mente".

La mente sua = anastrofe (v. 126). Cioè: "della sua mente".

Come anima gentil, che non fa scusa, ma fa sua voglia de la voglia altrui tosto che è per segno fuor dischiusa; così, poi che da essa preso fui, la bella donna mossesi = similitudine (vv. 130-134). Cioè: "Come un'anima nobile che non cerca scuse, ma accetta la volontà degli altri non appena questa è resa evidente con qualche segno, così, dopo avermi preso per mano, la bella donna si mosse e disse".

Spazio / da scrivere = enjambement (vv. 136-137).

Cantica seconda = anastrofe (v. 140). Cioè: "seconda cantica".

Rifatto sì come piante novelle rinnovellate di novella fronda = similitudine (vv. 143-144). Cioè: "come le piante giovani che rifioriscono e si rivestono di fronde nuove".

Piante novelle rinnovellate di novella fronda = allitterazione della n (vv. 143-144).

Rinnovellate di novella = annominazione (v. 144).
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Purgatorio Canto 32 - Figure retoriche



Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del trentaduesimo canto del Purgatorio. In questo canto, Dante, viene invitato dalle tre donne a distogliere lo sguardo da Beatrice per concentrare la sua attenzione sulla processione che ha ripreso il suo corso. Insieme a Stazio e a Matelda segue la processione e vede le vicende allegoriche del carro. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 32 del Purgatorio.


Le figure retoriche

Fissi e attenti = endiadi (v. 1).

Sete = analogia (v. 2). Cioè: "desiderio".

Che li altri sensi m’eran tutti spenti = iperbole (v. 3). Cioè: "che tutti gli altri miei sensi erano inattivi".

L’antica rete = allegoria (v. 6). Cioè: "la forza amorosa di un tempo".

Dal sol percossi = anastrofe (v. 11). Cioè: "abbagliati dal sole".

Glorioso essercito = perifrasi (v. 17). Per indicare la processione.

Come sotto li scudi per salvarsi volgesi schiera, e sé gira col segno, prima che possa tutta in sé mutarsi; quella milizia del celeste regno che procedeva, tutta trapassonne pria che piegasse il carro il primo legno = similitudine (vv. 19-24). Cioè: "Come una schiera di soldati per salvarsi compie una conversione sotto gli scudi, e si gira con le insegne, prima che tutta la massa possa invertire la marcia, così quella milizia del regno celeste ci oltrepassò tutta prima che il carro ruotasse il suo timone".

Quella ch’al serpente crese = perifrasi (v. 32). Per indicare Eva.

Nota = sineddoche (v. 33). La parte per il tutto, la nota anziché il canto.

Un’angelica nota = anastrofe (v. 33). Cioè: "un canto angelico".

Disfrenata saetta = anastrofe (v. 35). Cioè: "una freccia scoccata".

Eramo / rimossi = enjambement (vv. 35-36).

Dispogliata / di foglie = enjambement (vv. 38-39).

La coma sua = anastrofe (v. 40). Cioè: "la sua chioma".

Ne’ boschi lor = anastrofe (v. 42). Cioè: "nei loro boschi".

Non discindi / col becco = enjambement (vv. 43-44).

L’animal binato = perifrasi (v. 47). Per indicare il grifone.

Come le nostre piante, quando casca giù la gran luce mischiata con quella che raggia dietro a la celeste lasca, turgide fansi, e poi si rinovella di suo color ciascuna, pria che ‘l sole giunga li suoi corsier sotto altra stella; men che di rose e più che di viole colore aprendo, s’innovò la pianta, che prima avea le ramora sì sole = similitudine (vv. 52-60). Cioè: "Come le piante terrene, quando scende la gran luce del sole mescolata a quella che brilla dietro alla costellazione dei Pesci (costellazione dell'Ariete), diventano gonfie di gemme, e poi ognuna di esse rinnova il colore dei propri fiori, prima che il sole si congiunga con un'altra stella; così si rinnovò quella pianta che prima aveva i rami così spogli, facendo sbocciare fiori tra roseo e violetto".

Non si canta / l’inno = enjambement (vv. 61-62).

Assonnaro / li occhi spietati = enjambement (vv. 64-65).

Come pintor che con essempro pinga, disegnerei com’io m’addormentai = similitudine (vv. 67-68). Cioè: "come un pittore che dipinge con un modello, descriverei come io mi addormentai".

‘l velo / del sonno = enjambement (vv. 71-72).

Quali a veder de’ fioretti del melo che del suo pome li angeli fa ghiotti e perpetue nozze fa nel cielo, Pietro e Giovanni e Iacopo condotti e vinti, ritornaro a la parola da la qual furon maggior sonni rotti, e videro scemata loro scuola così di Moisè come d’Elia, e al maestro suo cangiata stola; tal torna’ io, e vidi quella pia sovra me starsi che conducitrice fu de’ miei passi lungo ‘l fiume pria = similitudine (vv. 73-84). Cioè: "Come Pietro, Giovanni e Giacomo, condotti a vedere i fiori di quel melo che rende gli angeli ghiotti dei suoi frutti e imbandisce un eterno pranzo di nozze in cielo, dopo essere stati storditi dalla visione, ritornarono in sé al suono della parola (di Gesù) che interruppe sonni ben più profondi, e videro che la loro compagnia era diminuita, essendo spariti Mosè ed Elia, e che il loro maestro (Gesù) aveva mutato la sua veste; così mi svegliai io e vidi che stava china sopra di me quella donna pia (Matelda) che prima mi aveva guidato lungo il fiume Lete".

Fronda / nova = enjambement (vv. 86-87).

Quella ch’ad altro intender m’avea chiuso = perifrasi (v. 93). Cioè: "colei che aveva assorbito tutta la mia attenzione". Per indicare Beatrice.

Sola sedeasi in su la terra vera, come guardia lasciata lì del plaustro che legar vidi a la biforme fera = similitudine (vv. 94-96). Cioè: "Sedeva solitaria sulla terra nuda, come se fosse stata lasciata lì a guardia del carro che avevo visto essere legato dal biforme animale".

Di quella Roma onde Cristo è romano = perifrasi (v. 102). Per indicare il Paradiso, Roma celeste.

Così Beatrice = ellissi (v. 106). Cioè: "così disse Beatrice".

Non scese mai con sì veloce moto foco di spessa nube, quando piove da quel confine che più va remoto, com’io vidi calar l’uccel di Giove per l’alber giù, rompendo de la scorza, non che d’i fiori e de le foglie nove = similitudine (vv. 109-114). Cioè: "Mai un fulmine scese così rapidamente da una densa nube, quando cade da quelle regioni del cielo che sono più in alto delle altre, come io vidi calare dall'alto l'uccello sacro a Giove sull'albero, lacerandone la corteccia, i fiori e le foglie appena nate".

Piegò come nave in fortuna, vinta da l’onda, or da poggia, or da orza = similitudine (vv. 116-117). Cioè: "oscillò come una nave nella tempesta, ondeggiando a destra e a sinistra".

Ne la cuna / del triunfal veiculo = enjambement (vv. 118-119).

La donna mia = anastrofe (v. 122). Cioè: "la mia donna".

L’arca / del carro = enjambement (vv. 125-126).

E qual esce di cuor che si rammarca, tal voce uscì del cielo = similitudine (vv. 127-128). Cioè: "e come una voce esce da un cuore che si addolora, così uscì una voce dal cielo".

E come vespa che ritragge l’ago, a sé traendo la coda maligna, trasse del fondo, e gissen vago vago = similitudine (vv. 133-135). Cioè: "e come una vespa che ritrae il pungiglione, il drago, tirando a sé la sua coda maligna, strappò via una parte del fondo del carro, e si allontanò serpeggiando".

Come da gramigna vivace terra = similitudine (vv. 136-137). Cioè: "come una terra fertile si copre di gramigna".

Sana e benigna = endiadi (v. 138).

Si ricoperse, e funne ricoperta e l’una e l’altra rota e ’l temo, in tanto che più tiene un sospir la bocca aperta = similitudine (vv. 139-141). Cioè: "e di queste penne furono ricoperte l’una e l’altra ruota e il timone, in un tempo più breve di quello che si impiega a tirare un sospiro con la bocca aperta".

Cornute come bue = similitudine (v. 145). Cioè: "fornite di corna come i buoi".

Quasi rocca in alto monte = similitudine (v. 148). Cioè: "quasi come una rocca posta su un alto monte".
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