Buon weekend e Buon fine settimana: le frasi più belle



Trascorriamo il più della settimana a sbrigare svariati impegni quotidiani fino a quando non arriva il weekeend a darci un po' di sollievo. In questi due giorni di svago e riposo, in genere, ci si dedica alle cose che più si amano: che siano uno sport, una gita fuori porta, andare per negozi, stare con gli amici o la famiglia, riposarsi e oziare, la cosa importante è stare bene e ricaricarsi. Un felice fine settimana!

In questa pagina trovate una raccolta di frasi per augurare Buon weekend e Buon fine settimana, da condividere il venerdì pomeriggio o sera oppure il sabato mattina o anche nel corso della giornata.


Le frasi

Buon Fine settimana! Perché in questi giorni tu possa ricaricarti delle emozioni e la gioia per essere sempre al massimo!

Un piccolo sforzo e tanta energia questa giornata porteranno via, ed il riposo e l'allegria arriveranno per farti compagnia.... Buon Weekend!!!

Ti auguro di cuore di goderti questo fine settimana! E divertirti tanto! Buon weekend!!

Dopo tanta fatica, un po’ di meritato riposo. Buon weekend!

La settimana è finita, domani c'è la partita. Le mogli a spettegolare, i mariti a tifare e i bimbi a strillare... non era meglio restare a lavorare? Buon Weekend!

Un'altra settimana volge al termine, impegni, gioie, speranze, conquiste, lavoro… un nuovo Weekend sta per iniziare…
sono proto a viverlo con entusiasmo, con la consapevolezza che ogni istante va vissuto, nella sua bellezza, nella sua pienezza.
Buon Weekend a tutti!

Non mollare mai! A volte sembra la fine della strada ma spesso è solo una curva sul tuo cammino. Buon weekend!

Una scelta è come un salto: Ti spaventa, lo rimandi... ma poi se ti butti è la libertà. Buon weekend!

È arrivato il fine settimana. Finalmente tutta la libertà di vivere momenti felici.. Buon Weekend!

Aspettiamo il weekend per vivere, riposare, sorridere sperare. Finalmente è arrivato… Buon fine settimana!

Il weekend è la parabola perfetta della vita: quando inizi a godertelo arriva il lunedì. Ma tu non ci pensare, buon weekend!

Il fine settimana non è degno di essere vissuto se non lo spendi a fare qualcosa di completamente inutile. Buon weekend!

Equazione: comodità + profumo di torta in forno – tasto della sveglia = weekend (Amy Krouse Rosenthal)

È arrivato l'attesissimo fine settimana, finalmente tutta la libertà di vivere momenti felici con le persone che amo! Ed io lo voglio trascorrere con te! Buon weekend amore!

Non ci sono abbastanza giorni nel week-end. (Rod Schmidt)

Perché il Sabato è così vicino al Lunedì e il Lunedì è così lontano dal Sabato?

"Yes, we can" ma soprattutto "Yes, week end".

Il lavoro rende liberi, di solito nel weekend. (TristeMietitore, Twitter)

Non capisco le persone che devono fare per forza qualcosa durante il weekend. Avete fatto cose per tutta la settimana, riposatevi. (Vladinho77, Twitter)

È arrivato il fine settimana. Preparate le pizze, i divani, le serie TV e le scuse per non uscire. (masse78, Twitter)

La vita è un apostrofo rosa tra le parole "maledetto lunedì" e "finalmente il weekend". (Totonno1980, Twitter)

Il weekend è un po' come quell'amico, che nei film, ti viene a salvare quando sei in fin di vita. (Droghiere, Twitter)

Secondo un recente studio, la forza gravitazionale è circa nove volte più elevata del normale la domenica sul tuo divano.

Sono milioni quelli che desiderano l’immortalità, e poi non sanno che fare la domenica pomeriggio se piove. (Susan Ertz)

È venerdì sera e sento già il lunedì che mi alita sul collo.
Buon weekend

Previsioni per questa giornata.
Allerta riposo con precipitazioni di sonno nel pomeriggio.
Buona fine settimana a tutti!

Buon weekend alla vita e alle sue sfumature. Buon weekend all'amore e all'amicizia e infine un dolce buon weekend a chi lotta per una vita migliore.

Quanto ci sembrano durare i giorni della settimana:
Lunedì 40h
Martedì 30h
Mercoledì 30h
Giovedì 30h
Venerdì 24h
Sabato 5h
Domenica 2h
Buon fine settimana!

È vero, Dio ha passato tutta la Domenica a riposare. Ma lui ha creato l’Universo, voi che cosa avete fatto tutta la settimana?

Non siete curiosi di vedere come riuscirà anche stavolta il lunedì a rovinarvi in un secondo tutta la pace accumulata nel weekend? Buon fine settimana!

Il segreto per trascorrere un weekend indimenticabile è passare dal divano al letto e dal letto al divano.
Fino a lunedì.

Buon fine settimana a chi ha capito che i sogni più belli si fanno da svegli.

L'unico lieto fine è il fine settimana
Buon weekend!

La mia non è proprio stanchezza, è più un bisogno di due anni di vacanza su un’isola tropicale.
Buon weekend.

Il weekend è la parabola perfetta della vita: quando inizi a godertelo arriva il lunedì.
Buon fine settimana!

Il vero dramma psicologico non è il fine settimana con la pioggia, ma il lunedì mattina col sole. Buon weekend!

Questa cosa che in una settimana c’è solo un weekend inizia a pesarmi seriamente.

Se potessi tornare indietro nella vita, prenderei pochissime cose sul serio.
Correrei più rischi, farei più viaggi, guarderei più tramonti. (Jorge Luis Borges)
Buon weekend

La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii. (James Joyce)
Buon weekend.

Buon fine settimana.
I realisti sanno dove stanno andando.
I sognatori sono già lì.
(Robert Orben)

Amate chi siete e quello che siete, amate quello che fate.
Ridete di voi stessi e della vita, e nulla potrà toccarvi.
Buon weekend!

Tra i tanti ieri e i molti domani, c’è un solo oggi da vivere e da scoprire.
Prendi per mano il tuo sorriso e vai incontro alla giornata.
Ti auguro un felice weekend!

La speranza vede l’invisibile
tocca l'intangibile
e raggiunge l'impossibile.
Buon fine settimana!

La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo. (Jim Morrison)
Buon fine settimana.

Spingi lo sguardo il più lontano che puoi, oltre quello è lo spazio illimitato,
conta più alto che puoi, oltre quello vi è il tempo infinito.
Buon fine settimana!

Non aspettare di avere tutto per goderti la vita, hai già la vita per godere di tutto.
Buon weekend e Buon fine settimana

La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri. (OscarWilde)
Buon fine settimana.

Prima di usare una parola inglese, fate questa riflessione: una volta nei “fine settimana” non lavorava nessuno, oggi nei “weekend” lavorano tutti.
Buona giornata e buon weekend!

Quanto ci sembrano durare i giorni della settimana:
Lunedì 40h
Martedì 30h
Mercoledì 30h
Giovedì 30h
Venerdì 24h
Sabato 5h
Domenica 2h
Buon weekend a tutti!

Niccolò Copernico: dimostrò che il sole è al centro del nostro sistema ma non perché nei weekend non si faccia mai vedere.
Buon fine settimana.

La pioggia nei weekend è detraibile dalle tasse, vero?
Buon weekend.

Il segreto per trascorrere un weekend indimenticabile è passare dal letto al divano e dal divano al letto, fino a lunedì.

Ci sono due cose che non tornano mai indietro: una freccia scagliata e un’occasione perduta. Buon weekend!

Io e te per sempre insieme.
Come i weekend e la pioggia.
Buon weekend tesoro!

Dire a qualcuno "Buon weekend" il venerdì mattina è un buon modo per sottolineare che non vuoi più averci a che fare almeno fino a lunedì.
(alexa1163, Twitter)

Sedersi all’ombra, in una bella giornata, e guardare in alto verso le verdi colline lussureggianti, è il miglior riposo. (Jane Austen)
Buon weekend

La gente aspetta tutta la settimana per il venerdì, tutto l’anno per l’estate e tutta la vita per la felicità.
Buon Weekend

Esiste una capacità alla quale non si dovrebbe mai rinunciare: quella di sorprendersi, ogni giorno.
Buon weekend

La vera arte di vivere consiste nel vedere il meraviglioso nella vita quotidiana. (Pearl S. Buck)
Buon weekend!

Ogni giornata è una piccola vita, ogni risveglio una piccola nascita, ogni nuova mattina è una piccola giovinezza. (Arthur Schopenhauer)
Buon weekend.

Tra venti anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto… ma da quelle che non avete fatto. Levate dunque l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. (Mark twain)
Buon weekend.

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti. (John Lennon)
Buon fine settimana.

Se volete che il mondo intero venga a bussare alla vostra porta, provate a fare un pisolino la domenica pomeriggio. (Sam Ewing)
Buon weekend.

È importante aggiungere più vita agli anni, non più anni alla vita.
Buon weeekend.

Dai a ogni giornata la possibilità di essere la più bella della tua vita. (Mark Twain)
Buon weekend.

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia. (Mahatma Gandhi)
Buon fine settimana!

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. (Italo Calvino)
Buon weekend!

Non può piovere per sempre. Ma può piovere tranquillamente tutti i cavolo di fine settimana!
Buon weekend!

La vita è questa.
Nulla è facile.
Niente è impossibile.
Buon weekend!

Il lunedì mi sta cercando.
Ditegli che non mi avete visto.
Buon weekend!

La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii. (James Joyce)
Buon weekend.

Il mondo è un libro, e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina. (Agostino d’Ippona)
Buon weeekend.

Tutto quello che c’è di divertente nella vita, come qualcuno ha giustamente osservato, è o immorale o illegale o fa ingrassare. (Pelham Grenville Wodehouse)
Buon weekend.

Se uno passasse un anno intero in vacanza, divertirsi sarebbe stressante come lavorare. (William Shakespeare)
Buon fine settimana.
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Paradiso canto 4 Analisi e Commento


Salvador Dalì, Spiegazione di Beatrice


Analisi del testo

Un canto dottrinario
Come il canto II, anche il canto IV è un tipico esempio di canto dottrinario, occupato interamente dalla spiegazione da parte di Beatrice di due aspetti della dottrina cristiana: la sede dei beati (vv. 28-63) e la dottrina del voto (costruita sulla differenza tra volontà assoluta e volontà relativa: vv. 64-117). Il canto costituisce un unico segmento logico-narrativo con il successivo, dove si completerà la trattazione teologica qui iniziata.


La sede dei beati
Tutti i beati hanno sede nell'Empireo, il vero Paradiso. Ma per permettere a Dante di comprendere la natura e la gerarchia all'interno della loro perfetta beatitudine, si distribuiscono solo per lui e provvisoriamente nei vari cieli: Dante è ancora vivo, e quindi può apprendere solo partendo dai dati sensibili. Così Dante risolve la questione, sapendo inaccettabile teologicamente la collocazione dei beati nei cieli inferiori, ma creandosi la possibilità di costruire poeticamente un Paradiso simmetrico all'Inferno e al Purgatorio: là erano divisi in base a peccati e pene, qui in base a meriti e virtù. In questa trattazione c'è anche un raro riconoscimento alla filosofia platonica in ambito cristiano medievale, mutuata da Dante attraverso Alberto Magno.


La dottrina del voto
Dante, dopo aver ascoltato le storie di Piccarda e Costanza, esprime un dubbio molto umano: esse non mantennero i voti perché costrette con la violenza a lasciare il monastero. Quale colpa si può loro attribuire? La risposta di Beatrice è espressione della precisa giustizia di Dio: esse avrebbero dovuto continuamente tentare di ritornare al chiostro e comunque farlo non appena fosse stato possibile, ma così non fu. Se poi Costanza rimase in cuor suo fedele al voto fatto, ma per timore di un male più grave acconsentì alla violenza subita, qui interviene la distinzione tra volontà assoluta e volontà condizionata o relativa: la fedeltà dunque di Costanza al voto fatto non fu sostenuta dalla volontà assoluta, quella che non consente nulla al male, ma da una volontà relativa, cioè condizionata dalla scelta, privata e discutibile, di un male minore. Così la logica scolastica trattava sulla morale cristiana fin nelle situazioni più specifiche.


I dubbi di Dante
Fin da questi primi canti, individuiamo il meccanismo narrativo più frequente nella terza cantica: i dubbi di Dante, che innescano le spiegazioni di Beatrice o degli spiriti. Già presente nelle cantiche precedenti, in Paradiso diventa strumento sistematico e costante, per il carattere altamente dottrinario e intellettuale dell'argomento.
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Soldati: parafrasi, analisi e commento - Ungaretti



La poesia Soldati è stata scritta dal poeta Giuseppe Ungaretti nel luglio del 1918 quando era un soldato di trincea, verso la fine della Grande Guerra nel bosco di Courton (Francia), e il suo titolo originario era Militari. È l'unica del gruppo proveniente non dalla sezione Il Porto Sepolto, ma da quella intitolata Girovago, sempre all'interno del libro L'allegria.



Testo

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie



Parafrasi

Si sta (= i soldati stanno) come
le foglie degli alberi
nella stagione autunnale



Analisi del testo

Schema Metrico: versi liberi, ma il quadrisillabo iniziale, e i trisillabi che lo seguono, formano, a coppie, due settenari.

Questa poesia è stata scritta quasi alla fine della guerra: è brevissima ed interamente basata su una similitudine. Dice che noi tutti siamo come le foglie che stanno sugli alberi in autunno. La vita è fragile e precaria come le foglie in autunno!

Rivoluzione metrica di Ungaretti: una serie di enjambement (se fosse stata su due versi sarebbero stati dei versi settenari). La rivoluzione metrica consiste nelle parole chiave che accentuano il valore delle parole stesse, nell’andare a capo che crea delle cesure e delle pause. Un metodo che funge da malinconica riflessione e che emerge piano piano dall’animo del poeta. Troviamo, anche qui, che il titolo è parte integrante della poesia, in caso contrario non potremmo capire il senso della poesia stessa. Essa è costruita tutta su una similitudine tra una forma impersonale "si sta" riferita ovviamente ai soldati che implica anche l’inclusione del poeta, e "le foglie" degli alberi in autunno. Cadiamo come le foglie dagli alberi d’autunno noi soldati, fermati da una scheggia, da un proiettile. Il tema è quello della precarietà fisica e psicologica dei soldati costretti al fronte, di chi è appeso ad un filo tra la vita e la morte. Precarietà e fragilità dell’uomo di fronte al suo destino.



Figure retoriche

Enjambement: tra il primo e secondo verso.

Similitudine: come d'autunno.



Commento

È tra i componimenti più brevi di Ungaretti, un raro esempio di essenzialità e di purezza lirica. Le parole valgono non in sé, ma per le immagini che evocano, per la loro forza allusiva. Nelle poche, ma intensissime parole di questa brevissima lirica, è espressa la drammatica provvisorietà del vivere dei soldati in trincea.
La poesia fa un paragone tra le foglie in autunno ed i soldati in guerra: le foglie sono così deboli nella stagione autunnale che basta un lieve soffio di vento per farle cadere, mentre ai soldati basta un colpo di fucile per essere uccisi. In entrambi i casi le due vite sono attaccate a un filo rendendo meglio il concetto di precarietà delle condizione umane durante la guerra.

La vita umana è fragile come le foglie: è un motivo molto presente già nella poesia antica (Omero, Mimnermo, Virgilio), medievale (Dante) e moderna (Shakespeare). Il poeta-soldato rinnova qui tale similitudine inserendola nel contesto della guerra e anche mediante lo stile. Una frase più semplice - riceve infatti una veste nuova e più ricca. Il poeta spezza la frase in quattro unità minime, ciascuna coincidente con un verso; altera poi la normale disposizione, mettendo in evidenza, attraverso un'inversione sintattica, le foglie. Tale elemento, collegandosi al titolo (Soldati) e al contesto (siamo nel 1918, sul finire dei combattimenti in Francia, cui Ungaretti partecipò), vuole rappresentare la condizione di precarietà fisica ed esistenziale degli uomini in guerra.
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Paradiso canto 3 Analisi e Commento


Salvador Dalì - Piccarda Donati


Analisi del testo

Il canto di Piccarda Donati
Il canto offre il primo esempio di un modello che ritroveremo in tutta la cantica: l'apparizione di una schiera di anime e il colloquio di Dante con una di loro. In questo caso si tratta di Piccarda Donati, la prima delle anime del Paradiso che Dante incontra. La giovane donna fiorentina è la vera protagonista del canto: sul suo carattere è costruita la vicenda e l'atmosfera poetica.


Dottrina e sentimenti
Regola costante del Paradiso è l'alternanza di canti e brani dottrinari — riservati alla trattazione delle questioni religiose e filosofiche — con altri dedicati allo sviluppo della vicenda e all'espressione dei sentimenti e dei pensieri dei protagonisti. Per quanto i due filoni non possano essere nettamente separati, il canto III appartiene al secondo gruppo e ne è anzi il primo esempio.


Piccarda, Francesca, Pia
Fra le corrispondenze più celebri all'interno della Commedia, c'è quella fra le tre figure femminili che Dante incontra all'inizio di ogni cantica: Francesca da Rimini nell'Inferno (canto v), Pia de' Tolomei nel Purgatorio (canto v), e Piccarda in Paradiso: tre donne cortesi, sue contemporanee, che in modo diverso e con opposti destini ripropongono al poeta il tema dell'amore dal punto di vista femminile.


Le costanti strutturali
Riconosciamo nel canto alcuni degli elementi costanti nella costruzione narrativa e poetica del Paradiso:
  1. il procedere del dialogo in base ai dubbi di Dante (vv. 34-41; 64-66; 91-96);
  2. la suddivisione del dialogo in due parti: la prima di carattere dottrinario (vv. 70-87), la seconda di natura personale, con la narrazione della vicenda del personaggio (vv. 97-108);
  3. l'intervento di una seconda figura in finale di canto (qui si tratta di Costanza d'Altavilla: vv. 109-120);
  4. le modalità di apparizione e raffigurazione degli spiriti beati (vv. 10-18); il loro canto (vv. 121-122); l'intensificarsi della loro luminosità in segno di beatitudine e carità (vv. 67-69);
  5. Dante abbagliato dalla crescente luminosità di Beatrice (vv. 124-130).


I TEMI

La questione dottrinaria: la perfetta e giusta felicità dei beati
A Piccarda è affidata la spiegazione di come la perfetta beatitudine delle anime del Paradiso possa accordarsi con la perfetta giustizia divina. Le anime, infatti, sono collocate a seconda dei meriti in cieli di diversa perfezione e grazia, e all'interno dello stesso cielo con diversi gradi di beatitudine. Come può una gradazione diversificata di beatitudine coesistere con una felicità assoluta? Questo avviene grazie allo spirito di carità che presiede al Paradiso, per cui la perfetta beatitudine degli spiriti consiste nell'adeguarsi all'ordine giusto di Dio.


Autobiografismo e stilnovismo
Attraverso la figura di Piccarda Donati, fiorentina sua coetanea, sorella dell'amico Forese, Dante apre subito in Paradiso uno spazio per la sua Firenze terrena e per recenti episodi a lui contemporanei. Prosegue così la descrizione di quella realtà autobiografica che assume nel poema il rilievo simbolico di un'avventura personale, che per il suo carattere di eccezionalità diventa esemplare. L'autobiografismo crea quella «domesticità» di toni che percorre tutta la cantica e che permette di avvicinarci anche a una poesia ardua come quella del Paradiso.


Il volto dei beati
Per la prima volta Dante può vedere in volto i beati: per quanto trasparenti e diafani come perla in bianca fronte, gli spiriti della Luna conservano ancora visibili le loro fattezze. Ma questo è segno di minor grado di beatitudine. Già nel successivo cielo di Mercurio le fattezze umane emergeranno appena dal loro alone di luce. Nei cieli superiori, poi, la loro luce, segno di grazia e felicità, li nasconderà del tutto alle capacità visive umane.


LE FORME

Lo stilnovismo
L'atmosfera dell'incontro con Piccarda e dell'intero canto è costruita sul codice della poesia stilnovista, che qui coinvolge sentimenti tanto terreni quanto religiosi, nelle vicende monacali della giovane e delle sue compagne di beatitudine. Ci riferiamo, per esempio, all'insistenza sul termine dolce (vv. 3, 23, 38, 107), alla cortesia dell'interloquire (grazioso mi fia, v. 40; Frate, v. 70), ai codici dell'amore (con occhi ridenti, v. 42; esser più bella, v. 48; arder parea d'amor nel primo foco, v. 69), alla delicatezza delle allusioni (Iddio si sa qual poi mia vita fusi, v. 108). Anche per questo aspetto l'episodio di Piccarda costituisce un «trittico» con gli episodi di Francesca da Rimini (inferno, v) e di Pia de' Tolomei (purgatorio, v).


Immagini, similitudini, metafore
Beatrice simile al sole (v. 1); l'apparizione dei beati come visi riflessi in specchi tersi o in acque chiare e basse, o come una perla su una fronte bianca (vv. 10-15); la vita e il voto mancato di Piccarda come una tela non portata a compimento (vv. 95-96); lo svanire dei beati come lo sprofondare di un oggetto pesante in un'acqua profonda (v. 123).


Provando e riprovando 
Il "provando e riprovando" (dimostrando il vero e confutando il falso) di Beatrice (v. 3) indica l'essenza della scienza moderna nata con Galileo. La prima accademia scientifica, l'Accademia del Cimento, fondata a Firenze nel 1657, che aveva come obiettivo di verificare con metodo rigorosamente sperimentale i principi della filosofia naturale, fece di questa espressione il suo motto.



Commento

Sotto un cielo lunare
Sotto la tenue luminosità di un cielo lunare, si delinea un gruppo di anime: ombre evanescenti di così esile entità da sembrare immagini riflesse. È naturale che si presentino in tal modo dal momento che, seppure siano fra gli spiriti eletti, il loro grado di beatitudine è minore: infatti non ebbero in vita l'eroismo della fermezza e subirono la violenza altrui senza riuscire a contrastarla; fu così per Piccarda Donati e per Costanza d'Altavilla, la madre di Federico Piccarda compare sulla scena quasi figura emergente da un mondo di sogni, ricordo sepolto nella memoria. L'incontro suscita in Dante l'affollarsi di reminiscenze terrene, di sensazioni, di ricordi piacevoli e grati e, nello stesso tempo, di un amaro vissuto. Piccarda è bella e, dal fratello Forese Donati, si sa già che è buona. Ma Piccarda è anche una giovane donna che Dante conobbe e stimò in vita, cui fu legato da affetto e amicizia e della quale visse indirettamente l'angoscia dei soprusi e delle violenze che subì dal fratello Corso. Dante ritrova ancora il fascino pudico e discreto di Piccarda che, spinta dalla carità che anima tutti i beati del Paradiso, spiega al suo amico di gioventù, ora protagonista di un viaggio escatologico, uno dei problemi teologici che lo turbano. Anche Piccarda partecipa attivamente al percorso di salvezza di Dante, il quale chiede come sia possibile conciliare la beatitudine, cioè la piena felicità dello spirito, con un diverso grado di vicinanza a Dio. Qui, infatti, nel Cielo della Luna, la luce divina sembra arrivare più rarefatta, dilatata nel tempo e nello spazio di una dimensione interiore meno perfetta. Ma nel Paradiso non c'e se non pienezza e totale consonanza al volere di Dio: per queste anime la luminosità tenue della Luna è il massimo a cui possono aspirare; e in questa consapevolezza consiste la loro felicita. Il canto è poeticamente strutturato sulle tonalità perlacee dei riflessi lunari in cui le immagini dei beati s'affacciano e si perdono in un gioco dì dissolvenze. Il primo piano del poeta è per Piccarda Donati: figura narrante il suo violento rapimento dal convento delle Clarisse, flebile voce che si perde nel canto dell'Ave Maria. Sulle distinte note della preghiera si disperde un episodio di violenza che rimanda a un'altra storia di soprusi che ha visto protagonista Costanza d'Altavilla. Ma col canto svaniscono anche le anime del Cielo della Luna, lasciando spazio alla nuova guida di Dante, alla sua Beatrice, che riporta sulla scena della Commedia la luminosità solare dei suoi occhi beati.
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La parola è d'argento, il silenzio è d'oro



La parola è d'argento, il silenzio è d'oro (a volte detto invertendo le due proposizioni, cioè il silenzio nella prima parte della frase e la parola nella seconda) è un antico proverbio italiano. Il suo significato è di immediata comprensione, anche se in pochi riescono ad apprezzare il vero valore del silenzio. Questo detto risulta sempre profondamente vero. Più ne capiamo il significato, più realizziamo questa verità.

La traduzione letterale in inglese è la seguente: "Speech is silver, silence in golden."



Significato

Il proverbio sta a significare che il silenzio ha valore maggiore delle parole, che a volte astenersi dal parlare vale più che intervenire.

L'oro, sia per la rarità che per il fascino e l'utilizzo, ha un valore di molto maggiore rispetto all'argento che è meno richiesto ed estremamente più facile da estrarre.

Quindi parlare ha un suo valore: non si sta dicendo che parlare sia sbagliato, anzi, lo si paragona all'argento che è un materiale prezioso. Ma non può mai reggere il confronto col silenzio, che è infatti equiparato all'oro.

Parlare è utile e piacevole ma basta una qualsiasi argomentazione per innescare una chiacchierata: il tempo, il lavoro, la salute, la politica, i viaggi, la vita in generale ecc.
Non si può dire lo stesso del silenzio dove nelle città è disturbato dal traffico, nelle zone di campagna dagli animali notturni e in casa perfino dai propri familiari (anche quando ci provano a non farsi sentire bisbigliando), dalla televisione, dal gatto, dal cane ecc.
Il silenzio è utile per tanti motivi: per concentrarsi e anche per rilassarsi oltre che indispensabile per fare sonni tranquilli.



Come si usa?

Certe persone sono più silenziose di altre, alcune per via del proprio carattere timido parlano a bassa voce per non farsi sentire, altre perché si sentono estranee su un determinato argomento e aspettano in silenzio che il tempo passi per parlare di qualcos'altro su cui si è più esperti e altre ancora sono ciniche e parlano solo quando serve o vengono interpellati. Queste persone spesso finiscono per essere prese di mira dalle persone più scherzose ed è in questi casi che viene in soccorso dei "silenziosi" una persona più matura che adotta questo proverbio alla situazione.

ESEMPIO:
[Un classico pranzo insieme ai parenti]
- Cugino: Ma Mario, ma non dici mai niente tu? Sei sempre silenzioso. E dilla qualche cosa, non che devo parlare sempre io.
- Mario: ehhhh.
- Nonno: La parola è d'argento ma il silenzio è d'oro... Per questo Mario è il mio nipote preferito.


Un altro uso è quando le persone parlano a sproposito, cioè rispondono (ad esempio a una provocazione) quando sarebbe stato meglio per loro e per tutti che fossero rimasti zitti.
Quante volte durante il giorno ci capita di dire qualcosa che sarebbe stato meglio tacere! Quante volte disturbiamo la pace del nostro ambiente con una involontaria mancanza di silenzio. Quante volte riveliamo le nostre limitazioni, le nostre meschinità, la nostra grettezza, che avremmo potuto nascondere, se solo avessimo taciuto! Quante volte, benché desiderosi di rispettare gli altri, non riusciamo a farlo, perché non sappiamo tacere. Tante volte! Basta una sola, semplice cosa: il silenzio, il non parlare porta molto più tempo per pensare. Pensare porta più tempo ad ascoltare.
- Non serve che ci dici la tua su ogni cosa. Ricordati che la parola è d'argento, ma il silenzio è d'oro.

Un saggio popolare che riassume perfettamente i due esempi proposti dice:
"Due cose indicano debolezza. Una, stare in silenzio quando è il momento giusto di parlare. Seconda, parlare quando è il momento di tacere."
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Paradiso canto 2 Analisi e Commento


Dante nel cielo della Luna


Analisi del canto

I canti dottrinari e le macchie lunari
Nella costruzione complessiva della terza cantica, risulta evidente l'alternanza di canti dottrinari, dedicati cioè alla discussione di questioni «scientifiche» e teologiche nel senso lato del termine, con canti poetico-narrativi, dedicati cioè alla descrizione del regno celeste e agli incontri e racconti con gli spiriti beati. Il canto II è senza dubbio uno dei più significativi esempi di canto dottrinario. Qui la trattazione volge sulla causa delle macchie lunari, questione che appare marginale ai lettori moderni, ma che per Dante riveste evidentemente notevole importanza. Tale interesse si giustifica collocando la questione all'interno della cultura scientifico-teologica del poeta, per la quale ogni aspetto fisico del mondo si inseriva nell'ordine metafisico dell'universo. La trattazione di tali problemi era oltretutto molto di moda al tempo, come dimostrazione della profondità e ricchezza della propria cultura.


La teoria delle macchie lunari
La questione delle macchie lunari offre a Dante lo spunto per discutere ed esporre una delle strutture fondamentali della cosmologia teologico-scientifica medievale: tutte le realtà terrene, comprese le nature umane, sono determinate dalle influenze celesti, che discendono dai diversi cieli, in ognuno dei quali si diversifica quel Bene, quella Virtù unica, che ha sede nel nono cielo, il Primo Mobile, e che deriva direttamente dall'Empireo, cioè da Dio. In questo si realizza il disegno provvidenziale dell'ordine universale. Le macchie lunari costituiscono un aspetto particolare e sicuramente secondario di tale sistema cosmologico, ma Dante lo affronta subito tanto per motivi narrativi (il cielo della Luna è il primo che incontra nella sua ascesa), quanto per fornire al lettore uno strumento generale ed essenziale di conoscenza per l'interpretazione del viaggio celeste. Nella trattazione di questo argomento individuiamo come caratteristici del canto gli strumenti logico-espressivi del ragionamento scolastico e del linguaggio scientifico filosofico (ad esempio, l'esposizione tecnica dell'esperimento ottico ai vv. 97-105).


L'apostrofe al lettore
La prima apostrofe del Paradiso, in posizione di rilievo quale sempre è l'apertura di canto (vv. 1-18), rappresenta quasi una nuova introduzione alla cantica. In essa si riconfermano l'eccezionalità del viaggio di Dante e la difficoltà della materia che verrà affrontata, da cui consegue la necessità di un pubblico ristretto e dotto. L'immagine poetica usata è quella tradizionale della vita come mare e dell'uomo come barca che lo attraversa: piccioletta barca (v. i), legno (v. 3), vostri liti (v. 4), pelago (v. 5), l'acqua (v. 7), l'alto sale (v.13), ecc.
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Paradiso canto 1 Analisi e Commento


Apollo che scortica il rivale Marsia dopo la vittoria del dio nella gara di canto; dipinto di Bartolomeo Manfredi. Dante invoca Apollo per ricevere l'ispirazione necessaria per descrivere il Paradiso, facendo appello proprio alla potenza del dio da lui manifestata nella gara di cetra.


Analisi del canto

Il canto proemiale
Nell'ultimo canto del Purgatorio la narrazione si era conclusa con la scena di Dante che ha appena portato a termine la definitiva purificazione nel fiume Eunoè, alla presenza di Matelda, Stazio e Beatrice. Da lì riprende la vicenda, ma ora il poeta è da solo insieme a Beatrice, e sul punto di iniziare l'ascesa al cielo. Il canto si divide in due parti: nella prima, fino al v. 36, Dante annuncia al lettore l'argomento della nuova cantica e invoca l'aiuto poetico di Apollo (è il proemio); nella seconda comincia la vera e propria narrazione, con la descrizione dell'ascesa verso la sfera celeste della Luna, e con la trattazione dei primi dubbi fisico-teologici.


Il proemio
Il Paradiso si apre con il tradizionale proemio, articolato secondo le norme della retorica classica in dichiarazione dell'argomento (vv. 1-12), e invocazione alle Muse (vv. 13-36). Data l'eccezionalità del viaggio in Paradiso, nella dichiarazione dell'argomento Dante denuncia subito la difficoltà di riferire la propria esperienza. Per l'altezza della materia, la tradizionale richiesta di aiuto e ispirazione poetica è rivolta, oltre che alle Muse, al dio Apollo, che si rivela come «immagine» cristiana di Gesù. Il brano si collega, sviluppandolo, con il parallelo proemio del Purgatorio, e avrà una sua appendice nell'incipit del canto successivo.


Un «indice analitico» della terza cantica
Il primo canto contiene numerose costanti strutturali della cantica; per questo lo si potrebbe considerare una sorta di «indice analitico» del Paradiso. Ecco le principali voci.
  • Il tema della luce. La rappresentazione del Paradiso avviene principalmente attraverso immagini di luce; già questo canto ne è ricolmo, a partire dalla definizione di Dio che risplende in ogni luogo dell'universo (v. 2). Accanto alla luce, in chiave minore, Dante userà il suono, in forma di canto e musica, che qui appare ai vv. 76-78.
  • Ineffabilità delle realtà del Paradiso. Le sublimi realtà che Dante si accinge a contemplare sono tanto alte che non sarà possibile descriverle efficacemente con parole umane, e in certi casi il poeta vi rinuncerà del tutto. Così è già annunciato ai vv. 4-12 e 70-72.
  • La mitologia. Molto frequente sarà il ricorso di Dante a miti classici, sia per similitudini, sia assimilando figure pagane e figure cristiane, sia descrivendo fenomeni astrologici. Ne sono esempio, nel canto, i riferimenti ad Apollo (vv. 13 sgg.) e a Glauco (vv. 67-69).
  • L'astronomia. Dante immagina il Paradiso distribuito nei vari cieli del sistema tolemaico: da qui la forte presenza di riferimenti astronomici nella cantica. Non si tratta però solo di fantasia poetica, ma anche e soprattutto di affermazioni scientifiche e teologiche in rapporto alle conoscenze dell'epoca. Così ad esempio si rivelerà di primaria importanza la teoria delle influenze celesti. In questo canto, cfr. i passi astronomici ai vv. 37-42 e 121-125.
  • La trasumanazione di Dante. Per compiere il suo eccezionale viaggio in Paradiso, Dante deve oltrepassare i limiti della natura umana terrena: questa è la trasumanazione di cui parla ai vv. 67-72. Si tratta di un processo continuo, che permette al poeta di ascendere a sempre maggiore perfezione, e si manifesta soprattutto nell'acuirsi delle sue capacità visive, poiché sarà il vedere, fisico e intellettuale, il mezzo supremo per la conoscenza del Paradiso.
  • Le similitudini. Tra gli strumenti espressivi di Dante, un posto di rilievo occupano le similitudini: si tratta infatti del mezzo più immediato per rendere l'idea di una realtà soprannaturale irraggiungibile dalla ragione umana. In questo canto ne ritroviamo alcune fra quelle più frequenti in tutta la cantica: quella del pellegrino e del raggio di luce riflessa (vv. 49-54), quella del fulmine (vv. 91-93) e quella dell'arco (vv. 125-126).
  • Il tema dottrinario e i dubbi di Dante. La poesia del Paradiso è costituita in gran parte dalla spiegazione di grandi questioni dottrinarie e teologiche, di cui abbiamo qui un primo eccellente esempio ai vv. 76 sgg., con la trattazione di Beatrice sull'ordine universale. Questo processo di apprendimento viene narrato attraverso un meccanismo di domanda-risposta che si basa soprattutto sui dubbi del poeta (cfr. vv. 82-88 e 94-103).
  • Beatrice. Un'analisi a parte meriterebbe il rapporto fra la donna-guida Beatrice e il poeta, per la ricchezza di gesti, di situazioni psicologiche, di significati religiosi e allegorici. Numerosi momenti di tale rapporto sono già presenti in questo canto; ci limitiamo qui a sottolineare quello dei vv. 100-102.


Una questione teologica: l'ordine universale
Il primo problema teologico trattato nella cantica è quello dell'ordine universale: tutte le realtà dell'universo sono ordinate secondo un disegno provvidenziale divino, che stabilisce per ognuna di esse un fine raggiungibile grazie a uno specifico istinto conferito dalla natura. L'uomo, ad esempio, è stato creato per ricongiungersi a Dio in Paradiso, per cui l'ascesa di Dante ormai purificato avviene «naturalmente», secondo una legge metafisica e fisica di «gravitazione spirituale».



Commento

Tra terra e cielo
Il nucleo fondamentale del canto è al verso 70, in quel trasumanar che rappresenta il culmine della tensione e la realizzazione di un desiderio di antica data. Infatti il tramite del processo mistico che significar per serba non si porta è proprio colei che fu ed è oggetto dell'amore di Dante. Qui, proprio nell'intensità dello sguardo del poeta e nel trasumanar che esce dalla quotidiana esperienza dell'uomo, umano e divino si compenetrano nello scenario luminoso della luce di Dio: Beatrice è la donna finalmente posseduta, ma anche l'angelo che scioglie Dante dai vincoli della terrestrità e l'avvia al Paradiso. Mai donna è stata cantata con tanta passione e contemporaneamente in tale dimensione divina. Dante e Beatrice sono ormai complici di un unico intento grandioso: a raggiungimento della visione di Dio. Questa conquista non è un fatto puramente individuale ma collettivo, riguarda non solo Dante ma tutta l'umanità. È così che l'amore umano diventa strumento di salvazione per ogni uomo: quella scintilla, che colpì Dante a nove anni, è divenuta un fuoco che investe il mondo, perché. anche il mondo bruci dell'amore di Dio. Ancora una volta, per il poeta, Dio è al culmine dell'esperienza umana, non in contrapposizione con l'uomo ma suo compimento e perfezione. Il poeta che ha cantato la disperazione, l'angoscia, la colpa e l'espiazione, che si è inoltrato dentro le viscere della terra e si è affaticato sulla dura salita del Purgatorio è ormai pronto per lo slancio finale verso Dio. Il suo Dio però è una conquista. si trova in seguito a una lunga e impegnativa ricerca, nella quale la ragione gioca un ruolo fondamentale. È lei che, in un continuo confronto con l'istinto, propone di ricostruire un ordine confacente all'uomo: le forze irrazionali sotto plasmate e si dirigono verso un fine che le esalta: non si tratta di reprimere i bisogni terreni ma di realizzarli in una prospettiva più alta. La ragione ha fatto toccare con mano a Dante come l'istinto malguidato sia distruttivo, gli ha fatto comprendere la necessità dell'espiazione ai fitti di una presa di coscienza definitiva, l'ha infine abbandonato allo sguardo protettivo di Beatrice, figura stella rivelazione teologica: quell'amore terreno che poteva diventare colpa e dannazione si è aperto la via del cielo e Dante, attraverso gli occhi di Beatrice, raggiunge il Paradiso.
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