Programma geometria per la terza media



In terza media la geometria si focalizza sullo studio dei solidi, forme geometriche costituite da tre dimensioni: lunghezza, larghezza e profondità. Si dà per scontata la conoscenza delle caratteristiche e formule delle figure geometriche piane (di queste si studia e ripassa solamente il cerchio e la circonferenza), in quanto un tipico problema di geometria potrebbe iniziare con una figura piana che poi bisogna far ruotare e calcolare superficie e volume del solido di rotazione ottenuto.

In questa pagina trovate il programma di geometria per la terza media, ovvero tutto quello che bisognerà studiare e ripassare per le prove invalsi di matematica (contenenti quesiti di geometria) e la lista degli argomenti tra cui scegliere come collegamento di matematica (di cui la geometria ne è parte) per la realizzazione di una tesina di terza media.



Cerchio e circonferenza

  • Il cerchio (circonferenza, area)
  • Archi e corde (ampiezza, misura, e proprietà)
  • Posizioni relative di una circonferenza e di una retta
  • Posizioni relative di due circonferenze
  • Angoli al centro e alla circonferenza
  • Settori e segmenti circolari
  • Poligoni inscritti in una circonferenza
  • Poligoni circoscritti a una circonferenza
  • Area di un poligono circoscritto a una circonferenza
  • Poligoni regolari inscritti e circoscritti a una circonferenza
  • Area del settore circolare
  • Area di un segmento circolare
  • Area della corona circolare
  • Calcolo approssimato dell'area di una figura a contorno curvilineo
  • Poligoni regolari e relazione tra lato, apotema e raggio



Le rette e i piani nello spazio

  • Introduzione alla geometria solida
  • Piani nello spazio
  • Posizioni reciproche di due rette nello spazio
  • Posizioni reciproche di una retta e di un piano nello spazio
  • Posizioni reciproche di due piani nello spazio
  • Diedri e piani perpendicolari



I solidi

  • Poliedri regolari (area superficie volume)
  • Poliedri composti (area superficie volume)
  • Prisma (area, volume, prisma retto)
  • Parallelepipedo (area superficie, misura diagonale, volume)
  • Cubo (area superficie, volume)
  • Piramide (area superficie, volume)
  • Teorema di Pitagora
  • Tronco di piramide (area superficie, volume)
  • Solidi equivalenti
  • Relazione fra peso, peso specifico e volume
  • Relazione di Eulero
  • Angoloide



Solidi di rotazione

  • Cilindro (area superficie, volume)
  • Cono (area superficie, volume)
  • Tronco di cono (area superficie, volume)
  • Sfera (area superficie, volume)
  • Posizioni reciproche di un piano e di una superficie sferica
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Programma matematica (algebra) per la terza media



In terza media l'algebra si sostituisce all'aritmetica con lo studio dei numeri relativi, il calcolo letterale, le equazioni di primo e secondo grado. A questo si può aggiungere uno studio più o meno approfondito delle funzioni con particolare attenzione alla proporzionalità diretta e inversa, accompagnando con i primi elementi del piano cartesiano. Naturalmente si è liberi di aggiungere o togliere alcuni argomenti di studio a seconda delle preferenze dell'insegnante, del libro scelto e della velocità di apprendimento della classe, ma questo che vi ho scritto è considerato essenziale.

In questa pagina trovate il programma di matematica per la terza media, ovvero tutto quello che bisognerà studiare e ripassare per le prove invalsi di matematica (anche geometria) e la lista degli argomenti tra cui scegliere come collegamento di matematica per la realizzazione di una tesina di terza media.



Numeri relativi

  • L'insieme dei numeri interi relativi
  • L'insieme dei numeri razionali relativi
  • L'insieme dei numeri reali relativi
  • Confronto di numeri relativi



Geometria analitica

  • Addizione di numeri relativi
  • Sottrazione di numeri relativi
  • Addizione algebrica
  • Moltiplicazione di numeri relativi
  • Divisione di numeri relativi
  • Espressioni algebriche
  • Potenze di numeri relativi



Calcolo letterale

  • Espressioni letterali
  • Monomi
  • Addizione algebrica di monomi
  • Moltiplicazione di monomi
  • Divisione di monomi
  • Polinomi
  • Addizione e sottrazione di polinomi
  • Moltiplicazione di polinomi
  • Moltiplicazione di un polinomio per un monomio
  • Divisione di un polinomio per un monomio
  • Prodotti notevoli
  • Prodotto della somma di due monomi per la loro differenza
  • Quadrato di un binomio
  • Cubo di un binomio
  • Identità ed equazioni
  • Principi di equivalenza
  • Equazioni di 1° grado a una incognita
  • Problemi risolvibili con equazioni
  • Equazioni di 2° grado
  • Disuguaglianze e disequazioni
  • Problemi risolvibili mediante disequazioni



Geometria analitica

  • Il piano cartesiano
  • Distanza fra due punti
  • Punto medio di un segmento
  • La retta e il diagramma della proporzionalità diretta
  • Rette parallele
  • Rette perpendicolari
  • Retta passante per due punti
  • Studio analitico delle figure piane
  • Isometrie nel piano cartesiano
  • L'iperbole e il diagramma della proporzionalità inversa
  • La parabola e il diagramma della legge della dipendenza quadratica
  • Equazioni della circonferenza e dell'ellisse
  • Grafico di una funzione
  • Funzioni quadratiche



Logica, Relazioni e strutture

  • Le proposizioni
  • I connettivi logici
  • Le espressioni logiche
  • I circuiti elettrici

Statistica e probabilità

  • Gli istogrammi
  • La probabilità
  • Evento certo, incerto, impossibile, contrario



Insiemi e relazioni

  • Relazioni fra due insiemi
  • Relazione inversa
  • Dominio e codominio di una relazione
  • Relazione di equivalenza
  • Relazione d'ordine


Altri argomenti

Ogni libro di matematica contiene nelle ultime pagine argomenti diversi e in più rispetto ad altri libri che trattano la stessa materia. Elenco questi argomenti solo per completezza anche se solitamente non vengono presi in considerazione dagli insegnanti.
  • Legge di composizione interna
  • Struttura algebrica
  • Semigruppo o monoide, gruppo
  • Strutture con due operazioni: anello, corpo e campo
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Senza più peso - Ungaretti: analisi e commento



La poesia "Senza più peso" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1934 e fa parte della raccolta Sentimento del tempo, nella sezione L'amore.



Testo

Per un Iddio che rida come un bimbo,
Tanti gridi di passeri,
Tante danze nei rami,

Un'anima si fa senza più peso,
I prati hanno una tale tenerezza,
Tale pudore negli occhi rivive,

Le mani come foglie
S'incantano nell'aria...

Chi teme più, chi giudica?



Analisi del testo e commento

Ungaretti ha scritto questa poesia dedicandola all'amico pittore Ottone Rosai, che a sua volta gli aveva dedicato un ritratto. Egli era omosessuale nel periodo fascista, e per non essere penalizzato nel suo lavoro d'artista si ritrovò costretto a sposare una sua amica d'infanzia, che accettava le sue abitudini e le sue frequentazioni. I soggetti dei suoi dipinti erano paesaggi, ritratti e nudi maschili.

In questa poesia è il titolo a dirci cosa si sta parlando, della natura.
Il poeta dice che la leggerezza e la lucentezza della natura è unica e crea un legame con la tenerezza divina: Dio sorride con la stessa dolcezza di un bambino e il suo sorriso si riflette nella bellezza e nell'armonia della natura. Gli uccellini che si posano sui rami degli alberi, si muovono come in una danza, e i loro cinguettii sono canti paradisiaci.
Quando si è in mezzo alla natura anche l'anima si fa più leggera, perché il verde che ci circonda è un qualcosa di magico (si sollevano le foglie da terra col vento e si muovono quelle degli alberi come tante mani in aria) e l'aria è incantata (si respira un'aria pura e diversa).
Il verso finale mi suona come una provocazione: "E chi ha più paura dopo essere stato nel mezzo della natura?", (la natura è il luogo più sicuro dove le paure e il risentimento non esistono). E chi ha il coraggio di giudicare Dio dopo essere stato in questa sua meravigliosa creazione?"

Essendo la poesia dedicata a Ottone Rosai, la cui omosessualità era ben nota, l'espressione "chi giudica" potrebbe essere un riferimento al regime fascista che perseguitava gli omosessuali pur non esistendo nel codice Rocco (codice penale italiano nel ventennio fascista) una specifica normativa antiomosessuale.



Figure retoriche

Che rida come un bimbo = similitudine (v. 1)

Danze nei rami = metafora (v. 3).

Le mani come foglie = similitudine (v. 7).
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Una colomba - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento



La poesia "Una colomba" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1925 e fa parte della raccolta Sentimento del tempo.



Testo

D'altri diluvi una colomba ascolto



Parafrasi

Ascolto una colomba
portatrice di pace
di altri tempi bui



Analisi del testo e commento

La poesia è costituita di un solo verso endecasillabo e, come ha affermato lo stesso Ungaretti, è frutto di una "folgorazione momentanea dello spirito" (= improvvisa illuminazione della mente).

Il Poeta sta ascoltando il verso di una colomba (il suo tubare) che, dopo un temporale, si trova nei paraggi. 

Sappiamo che il temporale è finito perché le colombe non cantano sotto la pioggia, ma anche per il modo in cui ha scritto il verso. Il termine "diluvi" è scritto al plurale perché si sta riferendo a più di un temporale, temporali del passato, e se si fosse riferito al presente avrebbe usato il singolare "diluvio". Inoltre l'aggettivo indefinito "altri" serve a indicare che la colomba non sta tubando per questo temporale ma per quelli di tempi assai lontani (altri diluvi).

Ciò è un chiaro riferimento al libro della Genesi: Noè aprì la finestra dell'arca e fece uscire una colomba per vedere se le acque del Diluvio universale si fossero ritirate e l'uccello la prima volta tornò senza nulla perché il suolo era ancora pieno d'acqua e rifacendo lo stesso tentativo, dopo 7 giorni, la colomba ritornò con un rametto d'ulivo, mostrandogli così la fine del Diluvio universale e l'inizio di una nuova era di pace tra Dio e gli uomini. L'immagine, quindi, della colomba con un ramo d'ulivo in bocca è diventata simbolo di pace e speranza.

Ungaretti conferisce nella parola diluvi le spiacevoli esperienze di guerra, di quando combatteva in trincea, ma anche altre brutture (che non nomina) non necessariamente collegate alla sua persona.
La poesia si presenta, breve, essenziale e pura per suscitare la sensazione di serenità ritrovata nell'animo del Poeta dopo la fase di distruzione e morte.

E il significato potrebbe essere quello che "il sole torna sempre a splendere dopo la tempesta", per cui quando ognuno nella propria vita inevitabilmente si ritrova nel mezzo di una forte tempesta (problemi economici, nel lavoro, in amore, sulla salute, mancanza di tempo), dovrebbe sapere che è solo una fase della propria vita, un una sorta di percorso che si deve affrontare e superare, e che una volta che la situazione si sarà ristabilita si potrà sentire quella colomba portatrice di pace e speranza come quella che ha sentito Ungaretti.



Figure retoriche

D'altri diluvi una colomba ascolto = anastrofe (v. 1). Cioè: "ascolto una colomba d'altri diluvi".
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L'infinito - Leopardi: parafrasi, analisi e commento



La poesia "L'infinito" è stata scritta da Giacomo Leopardi nel 1819 e fa parte della raccolta Canti, nella sezione Idilli.



Testo

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma, sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.



Parafrasi

Sempre caro mi fu questo solitario colle e questa siepe, che impedisce di vedere buona parte dell'orizzonte lontano. Ma seduto e con sguardo fisso, mi immagino spazi sterminati al di là della siepe, silenzi sovrumani e profondissima quiete, così tanto che per poco il cuore non si smarrisce. E non appena sento il vento stormire tra le fronde di queste piante, io paragono quell'infinito silenzio al suo frusciare: e mi vengono in mente l'eternità, le stagioni già trascorse, il trascorrere del tempo e le sue manifestazioni. Così in questa immensità si lascia trasportare la mia immaginazione: e mi è piacevole (dolce) naufragare in questo mare. 




Analisi del testo

La metrica: una strofa di 15 endecasillabi sciolti, assenza di rime.

La lirica può essere suddivisa in un due poli contrapposti: realtà e immaginazione. La realtà è rappresentata dagli elementi paesaggistici (il colle, la siepe, il vento) che stimolano la fantasia verso l'infinito. Il tono che apre la lirica è piano e familiare e il nostro sguardo segue la visione del poeta sentendo, come lui, l'ostacolo di quella siepe che impedisce una vista più ampia e più lontana. Ma è proprio quell'ostacolo a divenire simbolo di una ricerca, di una aspettazione, di una immaginazione: la mente, spronata dal desiderio di superare ogni limite, è indotta ad andare oltre, fino a smarrirsi nell'infinito dello spazio e del tempo; e allora quell'angusto angolo del monte Tabor (ambientazione della poesia) diventa solo un misero termine di confronto in rapporto all'immensità in cui "annega" e trova la pace il poeta. Per il Leopardi quella siepe è anche il limite della sua aspirazione a fuggire dal chiuso di Recanati per spaziare nel mondo, che egli spera aperto e comprensivo; è la sua angoscia di quei tristi anni. Ma dalla condizione personale la riflessione si allarga e la siepe diventa il mistero dell'uomo, sempre scontento dei limiti che sente intorno a sé; egli cerca l'infinito, la felicità (o piuttosto Dio?). E da questa ansia di infinito e di eternità la lirica acquista un carattere vagamente religioso, diventa quasi un "inno sacro".

In realtà Leopardi ci narra, appunto, una sorta di rapimento mistico, di viaggio, un viaggio che parte da un posto preciso (l’ermo colle) e arriva in un altro luogo non meglio definito attraverso una serie di aggettivi dimostrativi accostati ai nomi:
  • "questo/queste" aggettivo dimostrativo che indica la vicinanza con il poeta;
  • "quello/quella" indicano invece qualcosa di lontano.

Il colle e la siepe sono vicini al poeta, poi egli comincia a riflettere e si trova dinanzi a qualcosa di reale o di irreale? “Quella” è la selva, dunque reale, ma quel reale è diventato lontano. È un viaggio che avviene con la fantasia. Poi va avanti e dice “come il vento che scuote queste piante” io quell’infinito silenzio (irreale e lontano) vado a comparare con la voce delle piante a lui vicine.

Negli ultimi versi torna per due volte l’aggettivo "questo" che indica vicinanza: "questa immensità" e "questo mare" ma i due sostantivi sono chiaramente riferiti a qualcosa di non reale (il mare è metaforico) e quindi è l’irreale che ora è vicino: è il rapimento massimo del poeta perché quell’irreale è lì con lui. La poesia è un viaggio mentale, rapido, veloce e questa velocità in letteratura si può rendere attraverso l’uso della congiunzione “e” che rende il ritmo incalzante (figura retorica: polisindeto). Qui troviamo ben 11 congiunzioni per indicare il viaggio velocissimo che il poeta intraprende con il pensiero.


Il tema dominante è il desiderio di naufragare nell'infinito (nell'infinito dello spazio, del silenzio e del tempo) al quale il poeta può arrivarci con l'immaginazione partendo da tre elementi della realtà: l'ermo colle, la siepe e il vento.

Il titolo del canto è L'infinito: a questa idea di vastità e di silenzio si accordano le parole chiave adatte a esprimerlo: ermo colle, ultimo orizzonte, infinito silenzio, l'eterno, le morte stagioni, le quali appartengono alla stessa area semantica che ruota intorno alla parola "infinito". 

Sul piano del significato, poi notiamo varie parole polisillabe (orizzonte, sovrumani, profondissima, infinito, comparando) opportunamente scelte per la loro duplice funzione:
  • Prima funzione: esse dilatano lo spazio e il silenzio con la loro lunga sillabazione (o-riz-zon-te, so-vru-ma-ni, pro-fon-dis-si-ma).
  • Seconda funzione: tali polisillabi, di solito aggettivi (interminati, sovrumani), sono strettamente uniti a un nome del verso seguente (spazi, silenzi), così il suono e il significato si amplificano e si concludono al verso che segue, cioè al termine della pausa semantica "enjambement".



Figure retoriche

In questa poesia sono presenti numerose figure retoriche. Se non siete molto bravi nel individuarle, se non riuscite a ricordare i loro nomi e la loro funzione, vi suggeriamo di passare prima dalla sezione Figure retoriche: spiegazione ed esempi.

Sempre caro mi fu quest'ermo colle = anastrofe (v. 1). La frase avrebbe dovuto avere questo ordine "Quest'ermo colle mi fu sempre caro".

Questa siepe ... da quellaantitesi (v.2, v.5). Nel secondo verso usa l'aggettivo dimostrativo "questa", per indicare la vicinanza della siepa, nel verso 5, invece, usa l'aggettivo dimostrativo "quella" per indicare lontananza.

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude = anastrofe (v. 3). La frase ordinata sarebbe dovuta essere "esclude il guardo dell'ultimo orizzonte".

Interminatiiperbole (v. 4). Consiste nell'intensificare un'espressione esagerando la misura.

Sovrumani = iperbole (v. 5). Anche qui esagera nel senso della misura.

Profondissima = iperbole (v. 6). Altra esagerazione nella misura.

E sovrumani silenzi, e profondissima quiete = polisindeto (vv. 5-6). Uso ripetuto della congiunzione "e".

Stormir onomatopea (v. 9). È una parola che con il suo suono riproduce o imita un rumore della realtà, in questo caso il fruscio delle foglie delle piante.
 
Silenzio a questa voce vo comparando = antitesi (vv. 9-11). Questi versi sono in contrasto tra loro, perché il poeta paragona il silenzio a questa "voce", ma in presenza di una voce non esisterebbe il silenzio.

E mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei = polisindeto (vv. 11-13). Ripetizione della congiunzione "e".

Morte stagioni……. viva = antitesi (vv. 12-13). A breve distanza le stagioni sono morte e poi una è viva, due aggettivi in contrasto tra loro. La spiegazione è che le stagioni morte sono quelle passate e la stagione viva è quella in corso.

Il naufragar m'è dolce in questo mare = metafora (v. 15). Perché non si sta riferendo a un mare reale.

Naufragar ... dolce = antitesi (v. 15). Il naufragio non può essere dolce, è comunque una cosa brutta anche se Leopardi si riferisce ad altro. 

Enjambement = "interminati/spazi" (vv. 4-5); "sovrumani/silenzi" (vv. 5-6); "quello infinito" (vv. 9-10); "questa immensità" (vv. 13-14).



Commento

Questa lirica fu scritta nel 1819 e fa parte di una raccolta pubblicata fra il 1825 e il 1826 sotto il titolo Idilli. Idillio in greco è un piccolo quadro, una visione gentile di vita campestre, un omaggio alla natura. Nessuno dei canti leopardiani può meritare questo titolo più dell'Infinito che è l'intuizione poetica di un'anima tutta presa dalla magia del silenzio e della serenità che emana dal contatto con la natura e si abbandona a questa intuizione mistica con una specie di pauroso e dolce sbigottimento. 

Leopardi quando scrisse questo breve idillio si trovava nei pressi del Monte Tabor a Recanati, dove era solito andare e rimirare il cielo e l’infinito. Qui trova un'enorme siepe (bosco) che impedisce al poeta di spaziare con lo sguardo fino all'orizzonte più lontano perché gliene nasconde una parte. Il poeta non sa cosa ci sia dietro essa e questo ostacolo visivo lo spinge a creare un'immagine nella sua mente in cui ha modo di vedere spazi senza limiti, silenzi assoluti e tantissima tranquillità. 
E quando avverte il vento stormire tra le fronde delle piante, egli, confrontando quel lieve fruscio con "quell'infinito silenzio", sente entrargli nell'anima un altro infinito: quello del tempo, dell'eternità, e il sentimento delle età passate e di quella presente, facendogli provare un senso di immensità in cui si lascia dolcemente naufragare, cioè si abbandona felice a questo senso di immensità dimentico di se stesso e di ogni cosa, lontano dalla realtà quotidiana.
Secondo Leopardi il mondo reale ostacola la conoscenza dell'infinito, da questo pensiero deriva l'intera versione che leopardi ha del mondo. La poesia di leopardi è angosciante e molto pessimista, d'altronde lui guarda solo il lato negativo delle cose. Per lui l'uomo è destinato all'infelicità dalla nascita.
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Tesina sul crescere e la crescita - Terza Media



L'argomento crescere può essere collegato all'uomo, agli animali, alle piante (e anche di parti del corpo o delle piante), e al loro aumentare progressivamente di proporzioni, statura, peso, per naturale e graduale processo di sviluppo. La crescita non solo visiva, ma anche come concetto astratto, ad esempio si può parlare della fase iniziale di un'idea e di come questa si sia evoluta parlando di un'organizzazione, un'azienda, un settore industriale in particolare. E ovviamente si può anche parlare dell'opposto: il blocco della crescita!

In questa pagina trovate suggerimenti per ogni materia al fine di realizzare una tesina sul crescere e la crescita, e a seguire fra parentesi è presente il perché della scelta di quello specifico argomento. Tra gli argomenti correlati si vedano gli appunti tesina sul Cambiamento, tesina sull'Adolescenza e la sezione tesine di terza media svolte.


La tesina

Letteratura:
- Rosso Malpelo (un bambino costretto a crescere troppo in fretta perché doveva andare a lavorare)

- Il dolore, raccolta di Ungaretti (le esperienze amare della vita sono potenti fertilizzanti per costruire la nostra più profonda crescita personale)


Storia:
- Storia del fascismo (la crescita del fascismo in Italia)


Inglese:
- Charles Dickens - Oliver Twist (ha saputo spiegare la necessità di avere cura dei bambini, della loro crescita, della loro istruzione e della loro fantasia)

- Education in Britain (testo sul sistema scolastico inglese)


Geografia:
- I Paesi sottosviluppati (quei paesi che hanno un basso reddito capitali, che sono deboli nelle risorse umane come alimentazione, salute, istruzione, che presentano guerre sul loro territorio). Su Wikipedia trovate una lista di paesi meno sviluppati in Africa, Asia, Oceania, America.

- L'Unione europea (i paesi che hanno aderito di anno in anno)


Scienze:
- Il sistema scheletrico (durante la crescita, le ossa si allungano e il tessuto cartilagineo si trasforma progressivamente in tessuto osseo, che è più duro e solido)


Ed. civica:
- Sviluppo sostenibile

- Inquinamento (la crescita delle piante è diminuita drasticamente in tutto il mondo)


Spagnolo:
- Acoso escolar (testo sul bullismo scolastico)


Francese:
- Cuisine française (la cucina francese. Tre classici alimenti francesi: il vino, la baguette e il formaggio)


Matematica:
- Crescita lineare ed esponenziale (grafico e funzioni)


Tecnica:
- OGM (riduzione dei tempi di crescita dei raccolti)


Musica:
Crescerai, canzone dei Nomadi


Arte:
- San Giuseppe col Bambino (il bambino è Gesù), dipinto di Guido Reni


Ed. fisica:
- Il nuoto (allunga la colonna vertebrale ed i muscoli intorno)

Il basket (le ossa in tensione possono diventare più forti e più lunghe di alcuni centimetri con conseguente aumento di altezza dopo alcuni anni di esercizio fisico)
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Giunone - Ungaretti: analisi e commento



La poesia "Giunone" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1931 e fa parte della raccolta Sentimento del tempo, nella sezione La fine di Crono.



Testo

Tonda quel tanto che mi dà tormento,
La tua coscia distacca di sull'altra...
Dilatati la tua furia un'acre notte!



Analisi del testo e commento

In questa poesia Ungaretti descrive le sue sensazioni nel vedere una meravigliosa figura femminile che esegue un rapido movimento di gambe (es. ha accavallato le gambe) sicura di sé e consapevole della sua bellezza. In particolare la donna in questione è quel tipo di donna con delle belle curve che creano il tormento perfino a un uomo pacato come il poeta, cioè diventa irrequieto solamente osservandola. Lui la paragona a una dea, ma non alla più desiderata dea Venere (associata all'eros e alla bellezza), bensì alla dea Giunone (associata al matrimonio e al parto), la moglie di Zeus, perché la sua bellezza non rappresenta la seduzione bensì il potere, dato che crea il tormento.
 
Nel primo verso vi è un ritmo scandito e spigoloso generato dall'allitterazione della consonante T proprio per evidenziare il pulsare ritmico del sangue in questo endecasillabo (= Ungaretti è sbigottito e tormentato). Nel secondo verso vengono messe in evidenza la rotondità e la morbidezza del corpo della donna. Come potete notare, i due versi per lo stile utilizzato sono in forte contrasto fra loro.

E ciò è dovuto al fatto che l'esperienza erotica che sta vivendo non è lieta, non è appagante. È più come un desiderio ardente che non può essere esaudito (notare i tre puntini di sospensione, come se volesse andare da lei per rivolgerle la parola ma non può) e la notte prende quindi un sapore acre, come a chi resta l'amaro in bocca per non essere riuscito a cogliere l'occasione favorevole.




Figure retoriche

Tonta tanto tormento = allitterazione della T (v.1).

Acre notte = sinestesia (v. 3). L'aggettivo acre appartiene alla sfera sensoriale del gusto.
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