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Video lezione o Videolezione: come si scrive?

videolezione

Durante il periodo della pandemia di COVID-19, gli studenti di tutta Italia, non hanno potuto partecipare regolarmente alle lezioni di presenza al fine di evitare la diffusione del contagio, e così è stata adottata una forma di didattica differente, la DAD, ovvero la didattica a distanza. In questo modo è stato possibile continuare le lezioni senza che la presenza di insegnanti e studenti in aula, dato che ognuno poteva starsene a casa propria ed effettuare una lezione di gruppo tramite un computer, una connessione internet e una webcam. Questo nuovo modo di seguire le lezioni al computer senza essere fisicamente presenti nel luogo della lezione è stato comunemente chiamato videolezione, e il dubbio riguarda se questa parola si scriva proprio così, oppure video lezione, come due parole separate, oppure ancora video-lezione, cioè due parole separate da un trattino.





Come si scrive?

Forma corretta Forma errata
Videolezione Video lezione; video-lezione

La forma corretta è videolezione, invece le altre due forme sono da considerarsi errate (video lezione e video-lezione).



La regola grammaticale

Videolezione è un nome comune di cosa composto, cioè è formato dalle parole "video + lezione". Le parole composte possono essere scritte unite, oppure separate da uno spazio o un trattino. L'uso della forma più adatta o di quelle accettate dipende dalle istituzioni di linguistica, come l'Accademia della Crusca.
Nel caso in questione, il termine videolezione è un neologismo, ovvero un termine nato di recente a causa di nuove esigenze tecniche. Questo sta a significare che inizialmente non si aveva una particolare dimestichezza con questo termine e, pertanto, erano ben accettate tutte le forme che lo riguardavano.
Tuttavia, dalla pandemia ad oggi ne è passato di tempo, e l'Accademia della Crusca si è anche espressa su questo argomento, indicando sempre come sbagliata la forma con il trattino, ma solo per i "nuovi" composti, come appunto lo è videolezione. Per quanto riguarda lo spazio che separa le due parole, esso non deve essere presente dato che si tratta di un termine entrato nell'uso comune e che va letto tutto insieme, senza dover creare dei legami a mente tra le due parole.
Dunque, da ora in poi dovrete scrivere sempre "videolezione" in questo modo!
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Inverno Ungaretti: testo, analisi e commento

inverno-ungaretti-poesia

Inverno è una poesia di Giuseppe Ungaretti contenuta nella raccolta Derniere jours del 1919. Non è una delle più note del poeta però è una delle più interessanti da leggere ed analizzare per quanto riguarda la stagione invernale.





Inverno: testo

Come la semente anche la mia anima ha bisogno del dissodamento nascosto di questa stagione.



Inverno: analisi del testo

Questa poesia può essere descritta mediante l'utilizzo di due aggettivi: ermetica ed epigrafica. È una poesia ermetica perché è caratterizzata da un linguaggio simbolico e criptico, che deve essere analizzato parola per parola per poterne trarre un senso. Ed è una poesia epigrafica perché è concisa ed essenziale. Dunque, per struttura e lunghezza, ricorda molto la sua più celebre poesia intitolata Mattina, il cui testo è "M'illumino d'immenso", che è breve ma che dà spunto a molteplici interpretazioni.

In questa poesia sono presenti due termini che appartengono al mondo agricolo:
  • Semente = il seme selezionato destinato alla semina.
  • Dissodamento = preparazione di un terreno a ricevere di nuovo la semente dopo un periodo di riposo.


Inverno: commento

Adesso che abbiamo spiegato il significato dei due termini appartenti alla terminologia agricola, possiamo dare la nostra interpretazione del testo. Incominciamo dicendo che è ambientata nella stagione invernale, e ciò è intuibile dal titolo della poesia. Il testo è incentrato sul paragone (come) fra la semente, che ha bisogno di terra fertile per germogliare e crescere, e la sua anima, che con queste temperature fredde necessità di calore e protezione. Dunque, quello che Ungaretti chiede da questi mesi invernali è un po' di pace, di silenzio, per ritrovare ciò che gli serve per rigenerarsi. Per definire ciò Ungaretti usa l'espressione dissodamento nascosto: è nascosto perché è interiore, cioé è qualcosa che deve avvenire dentro di sé.



Figure retoriche

  • Similitudine = "Come la semente".
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Tabellina del 3

tabellina-tre

La tabellina del 3 inizia ad essere più tosta per gli studenti della scuola primaria, ma con la giusta dose di pazienza e studio ripetitivo degli stessi calcoli siamo certi che sarete in grado di superare anche questi calcoli. Inoltre, la tabellina del 4 vi sta aspettando con impazienza e non vede l'ora di essere imparata come tutte le precedenti che avete già studiato.





Tabellina del 3: spiegazione

Moltiplicare un numero per tre significa triplicarlo.
Per esempio:
20 × 3 = 60
Cioè il numero 60 è composto dal numero 20 ripetuto 3 volte.



Tabellina del 3: tabella

Tabellina Come si legge
3 × 0 = 0 tre per zero uguale zero
3 × 1 = 3 tre per uno uguale tre
3 × 2 = 6 tre per due uguale sei
3 × 3 = 9 tre per tre uguale nove
3 × 4 = 12 tre per quatto uguale dodici
3 × 5 = 15 tre per cinque uguale quindici
3 × 6 = 18 tre per sei uguale diciotto
3 × 7 = 21 tre per sette uguale ventuno
3 × 8 = 24 tre per otto uguale ventiquattro
3 × 9 = 27 tre per nove uguale ventisette
3 × 10 = 30 tre per dieci uguale trenta



Curiosità

Per imparare la tabellina del tre, la scelta più rapida è quella di memorizzare gli undici risultati della tabellina. Le alternative sono sommare uno stesso numero per tre volte, anche se inizia a essere più difficile questo calcolo rispetto alla tabellina del due.
3 + 3 + 3 + 3 + 3 = 15
5 + 5 + 5 = 15
3 × 5 = 15

Un'altra alternativa, o meglio un trucco, è quello che quando non si ricordano alcune moltiplicazioni della tabellina del tre, ad esempio:
3 × 9 = quanto fa?
Ma allo stesso tempo ricordate il risultato della tabellina successiva:
3 × 10 = 30
Vi basterà togliere 3 al numero 30 per arrivare al risultato della moltiplicazione precedente.
30 - 3 = 27
Dunque:
3 × 9 = 27



Esercizio

Ecco un problema di matematica che può essere risolto utilizzando la tabellina del 3:


Problema

Luca ha tre bustine e in ogni bustina ci sono 4 figurine. Quante figurine ha in totale Luca?


Soluzione

Poiché ogni bustina contiene 4 figurine e ci sono 3 bustine, possiamo risolvere questo problema moltiplicando il numero di bustine per il numero di figurine in ogni bustina. Utilizzando la tabellina dell'3:
3 × 4 = 12
Quindi, in totale Luca ha 12 figurine.



Canzone tabellina del 3


Dal canale YouTube di Mela Educational eccovi la tabellina del 3, "La canzoncina di Isabella", spiegata attraverso simpatiche immagini e un ritmo così dolce... che siamo certi che prima o poi la imparerai!
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Simbolo della divisione con la tastiera

simbolo-divisione-tastiera

A volte quando proviamo a spiegare un calcolo matematico a voce, diciamo frasi tipo "il numero deve essere diviso per 10". A questo punto chi ci stava ascoltando sente due parole: "diviso" e "per" e ha il dubbio su quale operazione matematica applicare tra la divisione e la moltiplicazione. Per risolvere questo tipo di dubbio è sufficiente scrivere il calcolo al computer e poi spedirlo per email o messaggio. Abbiamo già spiegato come scrivere il simbolo della moltiplicazione con la tastiera, perciò in questa pagina vi andremo a spiegare come scrivere il simbolo della divisione.





Come scrivere il simbolo della divisione?

Con la tastiera del computer non è possibile scrivere il simbolo della divisione semplicemente premendo un singolo tasto. In tutti i casi la combinazione tasti prevede almeno l'utilizzo di due tasti. E nel caso del codice ASCII anche un numero maggiori di due tasti. E poi c'è la soluzione più semplice, quella di effettuare un copia e incolla direttamente da questa tabella.



Simboli della divisione: tabella

Simbolo moltiplicazione Descrizione Codice ASCII
: Due punti SHIFT + punto
: Due punti ALT + 58
/ Barra obliqua, Slash SHIFT + 7
/ Barra obliqua, Slash ALT + 47
÷ Obelo ALT + 246


Un altro modo per scrivere i "due punti" è "ALT + 58". Un altro modo per scrivere lo slash è "ALT + 47", ma riteniamo che per entrambi i casi questa versione sia la più scomoda per creare questi simboli per la divisione. La combinazione tasti tramite il tasto shift è la più semplice ed utilizzata dai possessori di computer.



Quando si usano questi simboli?

Questi tre simboli usati in ambito matematico per scrivere il simbolo della divisione sono diversi tra loro. Adesso andremo ad analizzarli nel dettaglio:


Simbolo :

Il simbolo ":" è chiamato due punti ed è utilizzato nella lingua italiana per spiegare e chiarire il significato della proposizione che la precede. In ambito matematico questo è il più usato simbolo della divisione, principalmente usato nella divisione in riga.
6 : 2 = 3


Simbolo /

Il simbolo "/" è comunemente chiamato slash, sebbene questo sia il suo nome originale in inglese, mentre il suo nome vero e proprio nella lingua italiana è "barra obliqua". Questo simbolo viene utilizzato anche con il significato di diviso, specialmente in ambito informatico, ma anche in ambito matematico dato che è il modo più semplice per scrivere una frazione. Per esempio nello nostro risolutore di espressioni matematiche è necessario lo slash per creare una divisione.
6 / 2 = 3
6/2 = sei mezzi; sei fratto due
Questo simbolo è anche utilizzato per altri scopi, come ad esempio per scrivere un URL nella barra degli indirizzi del browser. Un altro uso è quello di separare i numeri di una data (02/06/1948), ma ce ne sono anche molti altri.


Simbolo ÷

Il simbolo "÷" è chiamato obelo ed è quello che si trova come tasto della calcolatrice per digitare l'operazione della divisione. Questo simbolo caratterizzato da una linea orizzontale con un punto sopra e un punto sotto di essa, è utilizzato principalmente nella lingua inglese. Il simbolo della divisione è semplicemente una frazione in bianco e nero in cui i puntini sostituiscono i numeri…
6 ÷ 2 = 3
Un altro suo uso è quello di indicare un intervallo (range) tra due valori numerici.
3 ÷ 6 cioè da tre a 6.



In conclusione

La scelta per scrivere il simbolo della divisione è irrilevante perché tutti e tre i simboli significano la stessa cosa, ma in ambito scolastico è preferibile usare i "due punti" per i calcoli delle divisioni in riga e lo slash per scrivere i calcoli con le frazioni su internet. Per quanto riguarda la combinazione tasti suggeriamo sempre di usare quella con SHIFT e non quella con ALT, essendo più breve, ma in questo caso è tutto relativo dato che quello che è più pratico per alcuni potrebbe essere meno pratico per altri.
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Figure retoriche: La patente di Luigi Pirandello

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Un padre di famiglia la cui vita è segnata dalle dicerie della gente che lo considera un portatore di sfortuna, invece di denunciare chi lo ha insultato pubblicamente, sceglie di accettare questa maschera imposta dalla società con lo scopo di ottenere la patente di iettatore.





La patente: figure retoriche

In questa pagina trovate tutte le figure retoriche presenti nella novella La patente di Luigi Pirandello. In realtà, l'unica figura retorica contenuta nel testo è la similitudine e ce ne sono solamente tre. Per maggiori informazioni su questa novella, ritornate alla sezione principale → La patente - Pirandello.



Similitudine

Il giudice D'Andrea ha un aspetto stanco perché ha pensato molto al caso del signor Chiarchiaro. L'autore lo paragona a una persona che sembra reggere con rassegnazione un enorme peso sulle spalle.
come chi regge rassegnatamente su le spalle un peso insopportabile
In questo caso la similitudine serve a creare un gioco di parole, cioè il giudice d'Andrea è sbilenco, storto (aspetto fisico), ma nessuno riga più dritto di lui (moralità).
andava per via di traverso, come i cani
Il giudice d'Andrea si appisolava sulle scartoffie del lavoro come un baco da seta che non viene portato in tempo nel bosco per fare il bozzolo sull'albero; quindi in modo improduttivo perché bastava un minimo rumore per ritornare a pensare a quelle scartoffie.
attrappandosi come un baco infratito
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Tabellina del 2

tabellina-due

La tabellina del due è una delle preferite dagli studenti della scuola primaria perché si impara facilmente come la tabellina dello zero, dell'uno, del cinque e del dieci. Quelle "difficili" sono le altre, ma la tabellina del due, e più in generale qualsiasi numero moltiplicato per due è davvero semplice da calcolare!





Tabellina del 2: spiegazione

Qualsiasi numero moltiplicato per 2 dà come risultato il doppio del suo valore e diventa automaticamente un numero pari anche se in precedenza era dispari.
Per esempio:
17 × 2 = 34



Tabellina del 2: tabella

Tabellina Come si legge
2 × 0 = 0 due per zero uguale zero
2 × 1 = 2 due per uno uguale due
2 × 2 = 4 due per due uguale quattro
2 × 3 = 6 due per tre uguale sei
2 × 4 = 8 due per quatto uguale otto
2 × 5 = 10 due per cinque uguale dieci
2 × 6 = 12 due per sei uguale dodici
2 × 7 = 14 due per sette uguale quattordici
2 × 8 = 16 due per otto uguale sedici
2 × 9 = 18 due per nove uguale diciotto
2 × 10 = 20 due per dieci uguale venti



Curiosità

Per imparare la tabellina del due è sufficiente partire dal numero due e poi aggiungere ogni volta tramite somma il numero due (2 + 2 + 2 ecc.) oppure raddoppiare il fattore della moltiplicazione che non sia il 2. Che sia l'addizione o il raddopio del numero, si tratta di calcoli che si possono fare mentalmente e con facilità, e saper fare questo tipo di calcolo è molto utle nelle situazioni quotidiane.



Esercizio

Eccovi un problema di matematica che richiede la tabellina del due per essere risolto.


Problema

Ci sono 2 scatole di cioccolatini e ogni scatola continue 8 cioccolatini. Quanti cioccolatini ci sono in tutto?


Soluzione

Poiché ogni scatola contiene 8 cioccolatini e ci sono 2 scatole, possiamo risolvere questo problema moltiplicando il numero di scatole per il numero di cioccolatini in ogni scatola. Utilizzando la tabellina dell'2:
2 × 8 = 16
Quindi, in totale ci sono 16 cioccolatini.



Canzone tabellina del 2



Dal canale YouTube di Mela Educational eccovi spiegata la tabellina del 2 attraverso una simpatica canzoncina che vede come protagonisti i gatti!
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Figure retoriche: La giara di Luigi Pirandello

la-giara-pirandello

La novella "La giara" scritta da Luigi Pirandello nel 1916 narra la vicenda accaduta a un certo Don Lollò Zirafa, un testardo e presuntuoso proprietario terriero che ha comprato compra una nuova e costosa giara, più grande di quelle che usava solitamente, perché aveva previsto che l'annata delle olive sarebbe stata buona. Sfortuna vuole che la giara si ruppe e non si sapeva nemmeno chi fosse stato. Furioso per l'investimento andato a male e per l'imminente raccolta delle olive, viene tranquillizzato dai suoi braccianti che gli suggeriscono di mettersi in contatto con Zì Dima, un famoso conciabrocche che aveva ideato un mastice speciale che non necessitava nemmeno di dare dei punti per la riparazione. Le operazioni di riparazione della giara prendono una piega comica e si viene a creare una sfida di nervi tra i due protagonisti, che sono uno più testardo dell'altro.





La giara: tutte le figure retoriche

In questa pagina trovate tutte le figure retoriche della novella La giara di Luigi Pirandello, e seppure sono tante, ve ne sono solamente di due tipologie: similitudine e metafora. Per saperne di più su questa novella, vi rimandiamo alla voce principale che le abbiamo dedicato e dove è presente sintesi, analisi e commento.



Similitudine

Don Lollò aveva sempre per la mani un libricino (diminutivo di libro), cioè un libro di piccole dimensioni donatogli dal suo consulente legale per informarsi da solo riguardo le norme giuridiche, che all'autore ricorda quei libricini che sono presenti in chiesa durante la messa.
un libricino come quelli da messa
Quest'altra è, invece, oltre a una similitudine, anche un modo di dire. Anche se in realtà è più conosciuto il detto "fumare come un turco". Penso che i turchi non bestemmiano in continuazione, altrimenti sarebbe una generalizzazione, ma che sia la loro lingua ad essere così poco chiara che all'ignorante le parole arabe potrebbero sembrare delle bestemmie.
bestemmiava come un turco
Quando muore un parente o una persona cara, c'è chi trattiene le emozioni e chi si lascia andare, gridando disperatamente. A Don Lollò non è successo niente di tutto questo ma la costosa giara si era rotta ed egli gridava alla stessa maniera, come se gli fosse morte un parente.
sbraitando a modo di quelli che piangono un parente morto
Questa espressione sta a significare che la giara era in perfette condizioni quando gliel'avevano consegnata.
Sonava come una campana
Il conciabrocche Zì Dima viene paragonato a un ceppo antico di olivo saraceno, cioè storto e sbilenco.
come un ceppo antico di olivo saraceno
Il conciabrocche rinchiuso all'interno della giara voleva uscire immediatamente da lì e questo agitarsi lo faceva sembrare un gatto inferocito.
come un gatto inferocito
Don Lollò era rimasto incredulo, perché non riusciva a credere che uno che di professione fa il conciabrocche potesse commettere un errore così incredibilmente sciocco.
come stordito
Quando un animale rimane bloccato in una trappola si agita furiosamente e a questo viene paragonato Zì Dima.
si dibatteva come una bestia in trappola
Nel finale della novella, la buffa vicenda aveva oltrepassato il limite della sopportazione di Don Lollo, che vedendo Zì Dima allegro e sorridente cantare a squarciagola insieme agli altri braccianti, lo fece infuriare così tanto da sembrare un toro alla corrida quando vede il colore rosso.
si precipitò come un toro infuriato



Metafora

Don Lollò era un tipo precisino sul lavoro e voleva che i braccianti non lasciassero nemmeno un'oliva sugli alberi, e usava parole dure e minacciose in anticipo per mettergli il terrore addosso in modo che sapessero già cosa gli sarebbe spettato in caso di errori.
minacciava di fulminare
Zì Dima non aveva intenzione di rimborsare la giara al prezzo di una giara nuova e dice a Don Lollò che piuttosto preferisce fare i vermi dentro di essa, ovvero creparci dentro pur di non dargliela vinta.
ci faccio i vermi
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