Giuseppe Ungaretti: L'Allegria


Spiegazione:
E' la prima raccolta poetica di Ungaretti, quella in cui compaiono le liriche più nuove e originali. E' suddivisa in varie sezioni: Prime, Il Porto Sepolto, Naufragi, Girovago, Ultime. In questa raccolta troviamo tutte le sue innovazioni poetiche, sia sul piano strutturale e lessicale, sia su quello sintattico e metrico:

Abolisce la punteggiatura (conserva il punto interrogativo), sostituendola con spazi bianchi che hanno funzione di pausa semantica e di pausa espressiva;

Alle parole della tradizione classica sostituisce quelle comuni della lingua parlata, della prosa, capite e usate da tutti, le sole adatte ad esprimere l'intimo del pensiero perché scavate nella vita (un linguaggio, dunque, non poetico);

Sconvolge la sintassi tradizionale e rompe i sintagmi o gruppi di parole legate logicamente tra loro e costituenti una parte della frase:

come
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare


d'autunno sugli alberi
le foglie


in questo modo, le parole, staccate da ogni contesto logico, acquistano una vita propria accentrando su di sé l'attenzione del lettore;

rifiuta le forme metriche tradizionali (le strofe con le rime e ritmi ben scanditi e misurati), sostituendole con versi liberi, lunghi e brevi, formati anche di una sola parola, isolata, nuda;

reagisce allo stile di D'Annunzio, dei crepuscolari e dei futuristi usando frammenti di immagini ed espressioni scarne, ridotte all'essenziale;

I temi: Ungaretti li attinge dalla sua vita di combattente della prima guerra mondiale:

- le sofferenze patite in guerra: la solitudine
- la caducità della vita: il dolore
- l'angoscia della morte che incombe: il desiderio di pace, di serenità
- la fratellanza umana: di sentirsi in armonia con la natura...


La poetica di Ungaretti ne L'allegria

Il linguaggio: ricerca continua di un linguaggio nuovo, antiletterario, scarno, essenziale.

La sintassi: è a frammenti, con spezzature di sintagmi e frequenti ellissi di verbi.

I temi: quelli della guerra, la sofferenza, la morte che incombe, la fratellanza umana.

Il lessico: scelta di parole comuni, prosastiche, scavate nella vita.

Le immagini: scarne, a frammenti di frasi ridotte all'essenziale.

La metrica: versi liberi, ridotti talvolta a una sola parola; ritmi spezzati.


Le poesie che ne fanno parte


La storia iniziale dell'Allegria
Ungaretti esordì nel 1916 con l'esile raccolta intitolata Il Porto Sepolto, composta da trentuno liriche. La pubblicazione avvenne per l'interessamento di Ettore Serra, un tenente dell'esercito italiano, che conobbe casualmente Ungaretti a Versa, località friulana alle spalle del fronte. L'ufficiale vide che quel soldato portava con sé, alla rinfusa, nel tascapane, un manipolo di proprie poesie; erano state scritte quasi tutte in trincea e annotate su pezzi di carta qualunque, anche sui margini di vecchi giornali. Serra proprietario a Udine dello Stabilimento Tipografico Friulano, riuscì ad avere quelle poesie, altre ne ricevette poco dopo, e così nacque il libricino, stampato nel 1916 in sole ottanta copie.
Poco dopo, Il Porto Sepolto divenne parte di una più ampia raccolta, intitolata Allegria di Naufragi e stampata nel 1919. Quel nuovo titolo intendeva sottolineare che sia nell'esperienza di guerra, sia, più in generale, nella condizione umana, gli estremi (vita e morte, felicità e dramma) si toccano e s'intrecciano. E così, dal disastro della guerra e dal naufragio dell'umanità, si può forse dischiudere la gioia di ricominciare, l'allegria di riassaporare più intenso il gusto e il valore della vita. Lavorando sui medesimi testi, Ungaretti approdò infine a una terza versione dell'opera, pubblicata a Milano nel 1931: il titolo definitivo divenne L'Allegria. La raccolta avrebbe ricevuto ulteriori, pur se lievi, modifiche da parte del poeta fino all'edizione del 1969. SI presenta strutturata in cinque sezioni o gruppi: Ultime, Il porto sepolto, Naufragi, Girovago, prime.


Analisi dell'opera
Tutte le poesie dell'Allegria sono datate e recano la segnalazione del luogo di composizione, così che, nell'insieme, costituiscono una sorta di diario autobiografico in una particolarissima stagione di vita.
Dal punto di vista formale, L'allegria reca in sé la rivoluzione più importante conosciuta dalla poesia italiana contemporanea. Il giovane poeta rinuncia quasi del tutto alla punteggiatura e alle rime, per mettere in evidenza i singoli vocaboli: poche parole, quasi scarnificate e ridotte all'osso, scandite (sillabate, dice l'autore) e isolate graficamente. Ogni parola sembra nascere ex novo, come evocata da un lontano silenzio. I versi liberi di Ungaretti sono per lo più brevissimi; il loro ritmo è totalmente spezzato dalle pause (gli a capo) e soprattutto dagli spazi bianchi che equivalgono appunto ai silenzi da cui la parola nasce. In tal modo le parole acquisiscono una risonanza tutta interiore, una carica emotiva struggente. Come i simbolisti, i futuristi e i vociani, l'autore esordiente dà valore non tanto al discorso logico, al ragionamento poetico, quanto all'analogia, al puro accostamento di oggetti diversi, che brucia ogni discorso per stabilire un nesso solo psicologico, tutto intuitivo, fra quelle realtà.
Tutto ciò, nelle intenzioni del poeta, serviva a trasferire nelle forme il disordine e lo sconcerto della guerra; e su un piano più generale, serviva a restituire alle parole la profondità e la purezza, che il lungo uso spesso aveva inquinato. La poesia deve rappresentare le cose essenziali, quelle che davvero contano nell'esistenza umana. Dunque lo stile rivela un'intenzione fondamentale di autenticità, in consonanza con le ricerche di poesia pura allora in corso nel Simbolismo europeo.


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