L'allegria - Giuseppe ungaretti: riassunto


Appunto di italiano contenente la sintesi e la spiegazione generale della raccolta poetica L'allegria di Giuseppe Ungaretti.

L'allegria è la prima raccolta poetica di Ungaretti, quella in cui compaiono le liriche più nuove e originali. In essa troviamo tutte le sue innovazioni poetiche, sia sul piano strutturale e lessicale, sia su quello sintattico e metrico. Ungaretti esordì nel 1916 con l'esile raccolta intitolata Il Porto Sepolto, composta da trentuno liriche. La pubblicazione avvenne per l'interessamento di Ettore Serra, un tenente dell'esercito italiano, che conobbe casualmente Ungaretti a Versa, località friulana alle spalle del fronte. L'ufficiale vide che quel soldato portava con sé, alla rinfusa, nel tascapane, un manipolo di proprie poesie; erano state scritte quasi tutte in trincea e annotate su pezzi di carta qualunque, anche sui margini di vecchi giornali. Serra proprietario a Udine dello Stabilimento Tipografico Friulano, riuscì ad avere quelle poesie, altre ne ricevette poco dopo, e così nacque il libricino, stampato nel 1916 in sole ottanta copie.
Poco dopo, Il Porto Sepolto divenne parte di una più ampia raccolta, intitolata Allegria di Naufragi e stampata nel 1919. Quel nuovo titolo intendeva sottolineare che sia nell'esperienza di guerra, sia, più in generale, nella condizione umana, gli estremi (vita e morte, felicità e dramma) si toccano e s'intrecciano. E così, dal disastro della guerra e dal naufragio dell'umanità, si può forse dischiudere la gioia di ricominciare, l'allegria di riassaporare più intenso il gusto e il valore della vita. Lavorando sui medesimi testi, Ungaretti approdò infine a una terza versione dell'opera, pubblicata a Milano nel 1931: il titolo definitivo divenne L'Allegria. La raccolta avrebbe ricevuto ulteriori, pur se lievi, modifiche da parte del poeta fino all'edizione del 1969.

È suddivisa in cinque sezioni o gruppi:
  • Ultime, Milano 1914-1915;
  • Il Porto Sepolto, dal dicembre 1915 all'ottobre 1916;
  • Naufragi, dal dicembre 1916 ad agosto 1917;
  • Girovago, da marzo a luglio 1918;
  • Prime, Parigi-Milano 1919



Poesie

Le più significanti poesie che ne fanno parte:



Analisi del testo

Il linguaggio: ricerca continua di un linguaggio nuovo, antiletterario, scarno, essenziale.

La sintassi: è a frammenti, con spezzature di sintagmi e frequenti ellissi di verbi.

Il lessico: scelta di parole comuni, prosastiche, scavate nella vita.

Le immagini: scarne, a frammenti di frasi ridotte all'essenziale.

La metrica: versi liberi, ridotti talvolta a una sola parola; ritmi spezzati (gli a capo).

I temi trattati: Ungaretti li ricava dalla sua vita di combattente della prima guerra mondiale:
  • le sofferenze patite in guerra: la solitudine;
  • la caducità della vita: il dolore;
  • l'angoscia della morte che incombe: il desiderio di pace, di serenità;
  • la fratellanza umana: di sentirsi in armonia con la natura.

La guerra: Ungaretti affrontare il tema della guerra senza osannarla o condannarla. Per quanto gli argomenti siano tragici e trattati con cruda sincerità, Ungaretti trova la salvezza nell'allegria nella gioia di vivere, nella regressione nella natura; egli scopre valori autentici come la fratellanza, l’amicizia, la pena e l’umanità.

Il paesaggio: Durante la Grande guerra, l’arido e crudo paesaggio del Carso ricorda al poeta quello natio e alla forte luce del sole tutto appare friabile e instabile.



Lo stile

Tutte le poesie dell'Allegria sono datate e recano la segnalazione del luogo di composizione, così che, nell'insieme, costituiscono una sorta di diario autobiografico in una particolarissima stagione di vita.

Ungaretti abolisce la punteggiatura (conserva il punto interrogativo), sostituendola con spazi bianchi che hanno funzione di pausa semantica e di pausa espressiva (come dei silenzi da cui la parola nasce). Alle parole della tradizione classica sostituisce quelle comuni della lingua parlata, della prosa, capite e usate da tutti, le sole adatte ad esprimere l'intimo del pensiero perché scavate nella vita (un linguaggio, dunque, non poetico). Sconvolge la sintassi tradizionale e rompe i sintagmi o gruppi di parole legate logicamente tra loro e costituenti una parte della frase:

"Allegria di naufragi"
come
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare
"Soldati"
d'autunno sugli alberi
le foglie


In questo modo, le parole, staccate da ogni contesto logico, acquistano una vita propria accentrando su di sé l'attenzione del lettore;
rifiuta le forme metriche tradizionali (le strofe con le rime e ritmi ben scanditi e misurati), sostituendole con versi liberi, lunghi e brevi, formati anche di una sola parola, isolata, nuda;
reagisce allo stile di D'Annunzio, dei crepuscolari e dei futuristi usando frammenti di immagini ed espressioni scarne, ridotte all'essenziale.

Tutto ciò, nelle intenzioni del poeta, serviva a trasferire nelle forme il disordine e lo sconcerto della guerra; e su un piano più generale, serviva a restituire alle parole la profondità e la purezza, che il lungo uso spesso aveva inquinato. La poesia deve rappresentare le cose essenziali, quelle che davvero contano nell'esistenza umana. Dunque lo stile rivela un'intenzione fondamentale di autenticità, in consonanza con le ricerche di poesia pura allora in corso nel Simbolismo europeo.


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