In Dormiveglia - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "In dormiveglia" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi, figure retoriche e commento.

La poesia "In dormiveglia" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Valloncello di Cima Quattro, 6 agosto 1916" e fa parte della raccolta L'allegria.



Testo

Assisto la notte violentata 

L’aria è crivellata 
come una trina 
dalle schioppettate 
degli uomini 
ritratti 
nelle trincee 
come le lumache 
nel loro guscio 

Mi pare 
che un affannato 
nugolo di scalpellini 
batta il lastricato 
di pietra di lava 
delle mie strade 
ed io l’ascolti 
non vedendo 
in dormiveglia 



Parafrasi

Assisto alla notte privata della sua quiete, l’aria è come un ricamo, bucherellata dagli spari degli uomini immobili, sporchi e viscidi nascosti in trincea come lumache nel loro guscio. Il suono delle pallottole (in questa trincea) mi è simile a quello di un numeroso gruppo di frettolosi scalpellini che battono la strada lastricata di pietre laviche del mio paese, e che io ascolto, senza vederli, nel dormiveglia.




Analisi del testo

La poesia è composta da 17 versi liberi suddivisi in due strofe. Come è nello stile di Ungaretti la punteggiatura è assente. Le lettere maiuscole servono a scandire le pause (= le pause tra uno scontro a fuoco e l'altro).

L'uso diffuso degli enjambement, cioè il procedimento stilistico di interrompere un verso, viene usato dal Poeta per mettere in risalto alcune parole.

Moltissime parole contengono suoni "duri" per trasmettere la sensazione degli spari nella prima strofa e degli scalpelli che battono sulla strada nella seconda strofa: assisTo, noTTe, vilenTaTa, cRivellaTa, Trina, schioppeTTaTe, riTRaTTi, TRincee, affannaTo, baTTa, lasTRicaTo, pieTRa, sTRade, ascolTi. 



Figure retoriche

Assisto la notte violentata = personificazione (v. 1). Cioè: "il poeta assiste la notte come farebbe un infermiere per un paziente o un familiare per un proprio caro che sta per morire". 

Assisto la notte violentata = allitterazione della t (v. 1).

Violentata = ipallage (v. 1). Questo aggettivo è usato per la notte, ma è sottinteso che a subire la violenza fisica e psicologica sono i soldati in trincea.

Crivellata come una trina dalle schioppettate = allitterazione della t (vv. 2-4).

Come una trina = similitudine (v. 3). S'intende che è traforato come un tessuto a pizzo, a ricamo.

Dalle schioppettate / degli uomini = enjambement (vv. 4-5).

Ritratti / nelle trincee = enjambement e allitterazione della t (vv. 6-7).

Come le lumache nel loro guscio = similitudine (v. 8). S'intende che i soldati sono sporchi e viscidi dal momento che devono muoversi strisciando per restare bassi. E il guscio delle lumache col significato di riparo e protezione è un riferimento alla casa, che per i soldati è la trincea.

Le lumache nel loro = allitterazione della L (vv. 8-9). Per dare una sensazione di morbido e tranquillo, rispetto ai suoi forti generati dalla consonante t.

Affannato / nugolo di scappellini = enjambement (vv. 11-12).

Lastricato / di pietra di lava = enjambement (vv. 13-14).



Commento

La poesia descrive una delle tante notti passate in trincea. Non una notte normale, tranquilla e silenziosa, bensì una notte violentata, ovvero una notte snaturata dalla guerra. Nel descrivere quella nottata attraverso l'uso di un termine così rude, il Poeta lascia intendere che di notti come questa non ce ne dovrebbero essere mai e che non augura a nessuno di rivivere l'esperienza che ha vissuto. Questo perché la vera violenza, intensa come condizione disumana, non la subisce la notte, ma i soldati in trincea. 

Qui vede i soldati in posizione estremamente difensiva: ritratti (cioè contratti), accovacciati a terra e in massima allerta. Questa immagine gli fa venire in mente le lumache che escono la testa fuori dal guscio quando intorno a loro è tutto tranquillo, ma al minimo pericolo si ritraggono in esso finché la situazione non ritorna stabile come prima.

Durante l'assalto notturno, Ungaretti è in dormiveglia, ovvero sta riposando ma è ugualmente sveglio dato che la notte è privata della sua quiete. Le fucilate insistenti rievocano al poeta soldato un ricordo ben lontano dalla guerra e dalla sua atrocità: il rapido battere dei martelli degli scalpellini sul lastricato delle strade della sua città natale (che è Alessandria d'Egitto).


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