Dunja - Ungaretti: analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Dunja" di Giuseppe Ungaretti: testo, analisi, figure retoriche e commento.

La poesia "Dunja" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1969 e fa parte della raccolta Nuove, nella sezione Croazia segreta.



Testo

Si volge verso l'est l'ultimo amore,
Mi abbuia da là il sangue
Con tenebra degli occhi della cerva
Che se alla propria bocca lei li volga
Fanno più martoriante
Vellutandola, l'ardere mio chiuso.

Arrotondìo d'occhi della cerva
Stupita che gli umori suoi volubili

Di avvincere con passi le comandino
Irrefrenabili di slancio.

D'un balzo, gonfi d'ira
Gli strappi, va snodandosi
Dal garbo della schiena
La cerva che diviene
Una leoparda ombrosa.

O, nuovissimo sogno, non saresti
Per immutabile innocenza innata
Pecorella d'insolita avventura?

L'ultimo amore più degli altri strazia,
Certo lo va nutrendo
Crudele il ricordare.

Sei qui. Non mi rechi l'oblio te
Che come la puledra ora vacilli,
Trepida Gambe Lunghe?

D'oltre l'oblio rechi
D'oltre il ricordo i lampi.

Capricciosa croata notte lucida
Di me vai facendo
Uno schiavo ed un re.

Un re? Più non saresti l'indomabile?



Analisi del testo e commento

All'età di 81 anni, un anno prima di morire, Ungaretti scrive questa poesia intitolata "Dunja", che è il nome di una vecchia donna croata che entrò per la prima nella vita di Ungaretti all'età di 2 anni, quando morì il padre del poeta e sua madre decise di accoglierla nella loro casa ad Alessandria come una sorella maggiore. Ungaretti scrive questa poesia descrivendo le emozioni che provava stando con lei, che negli anni ha rivisto altre volte (attraverso il ricordo dato che morì quando lui aveva una ventina di anni). A quel tempo era un bimbo, ma nonostante la sua faccia invecchiata si sente ancora un bimbo dentro... seppure di ottant'anni.

La paragona a una cerva per i suoi occhi che si incurvano in base all'umore, per il suo aspetto fisico esile (gambe lunghe) e per il suo andamento slanciato (irrefrenabili di slancio).

Dice che a volte da cerva può diventare anche una leoparda ombrosa, probabilmente intende dire che tende a essere aggressiva quando è arrabbiata (gonfi d'ira). 

Più volte Ungaretti ci fa capire che se la ricorda bene e in particolare in questa notte "lucida" il ricordo di lei è ancora più forte. Infine negli ultimi versi Ungaretti dice che lei lo fa sentire sia uno schiavo sia un Re, ma se lui è un Re allora lei non è più un animale indomabile (come il cervo o il leopardo).


Dunja è presente anche nella poesia L'impietrito e il velluto, e anche in questo caso il presente si confonde con il passato.




Figure retoriche

Come la puledra ora vacilli = similitudine (v. 23).

D'oltre...D'oltre = anafora (vv. 25-26).

Uno schiavo ed un re = antitesi (v. 29).


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