Caino - Ungaretti: analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Caino" di Giuseppe Ungaretti: testo, analisi, figure retoriche e commento.

La poesia "Caino" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1928 e fa parte della raccolta Sentimento del tempo.



Testo

Corre sopra le sabbie favolose
e il suo piede è leggero.
O pastore di lupi,
hai i denti della luce breve
che punge i nostri giorni.
Terrori, slanci,
rantolo di foreste, quella mano
che spezza come nulla vecchie querci,
sei fatto a immagine del cuore.
E quando è l’ora molto buia,
il corpo allegro
sei tu fra gli alberi incantati?
E mentre scoppio di brama,
cambia il tempo, t’aggiri ombroso,
col mio passo mi fuggi.
Come una fonte nell’ombra, dormire!
Quando la mattina è ancora segreta,
saresti accolta, anima,
da un’onda riposata.
Anima, non saprò mai calmarti?
Mai non vedrò nella notte del sangue?
Figlia indiscreta della noia,
memoria, memoria incessante,
le nuvole della tua polvere,
non c’è vento che se le porti via?
Gli occhi mi tornerebbero innocenti,
vedrei la primavera eterna
e, finalmente nuova,
o memoria, saresti onesta.



Analisi del testo e commento

Caino è un personaggio biblico (Genesi 4,1-15), il primo figlio di Adamo ed Eva e fratello di Abele. Secondo la Genesi è il primo uomo nato nella storia umana, inoltre è il primo assassino, avendo ucciso suo fratello Abele per invidia e gelosia. Li è scritto che si doveva sacrificare un animale a Dio spargendo il suo sangue. Abele sacrificò i suoi animali più cari, Caino era agricoltore e non aveva nulla da sacrificare, ma Dio l'avevo avvertito che non doveva sconfortarsi perché se l'avesse chiesto gli avrebbe fatto trovare qualcosa da sacrificare. Invece Caino, che non voleva essere inferiore al fratello, pensò di sacrificare proprio suo fratello. La tradizione ebraica narra che l'abbia ucciso con una pietra, anche se la Genesi non lo specifica.

Ungaretti parla di Caino perché questi è un personaggio in conflitto tra l'istinto violento e il desiderio di innocenza, e il poeta vede entrambe queste caratteristiche presenti in se stesso e nell'umanità. 

Quindi la poesia inizia con Caino che, subito dopo aver ucciso il fratello Abele, scappa via di corsa dal luogo dell'assassinio attraversando un terreno sabbioso (un richiamo ai paesaggi mediorientali tipici del mondo biblico) e che lo descrive con l'aggettivo "favoloso" come se le sabbie appartenessero a un mondo irreale, a una favola.

Sappiamo che la poesia è rivolta a Caino perché il suo nome si trova nel titolo, mentre nel testo della poesia lo nomina attraverso la perifrasi "pastore di lupi". Tale soprannome potrebbe essere dovuto al fatto che la professione di Abele (il fratello buono) fosse quella di pastore di pecore, capre agnelli ecc. ovvero tutti animali miti, pacifici e che simbolicamente rappresentano l'innocenza; così anche se Caino fosse un agricoltore, per rappresentare l'opposto del bene lo ha fatto diventare pastore... ma di lupi, animali aggressivi (vedi la favola il lupo e l'agnello), in quanto Caino rappresenta la primordiale tendenza dell'uomo a peccare.

E così continua a parlare di Caino come un lupo affamato e violento che mostra i denti e che è in grado di mordere il mondo reale. La natura violenta di Caino prevale nel mondo superando la purezza edenica (= beatitudine).

Ungaretti non nasconde quanto sia ammirato dalla sua indole malvagia e quando lo insegue metaforicamente tra i boschi, si rende conto che si somigliano, Caino segue il ritmo della poesia.

Continuando sul binomio Caino-aggressività, Ungaretti si rivolge a lui direttamente domandandogli: "Non sei tu Caino, colui che appare tra gli alberi incantati dei boschi quando nell'uomo prende il sopravvento il buio mentale?". Inoltre con l'espressione "corpo allegro" si fa riferimento a una persona poco lucida e carica di adrenalina per aver ucciso un altro uomo.

Per il fatto che Caino rappresenta l'aggressività dell'uomo, ed essendo Ungaretti anch'egli uomo che ha ereditato la sua natura peccaminosa, sostiene che la fuga di Caino sia anche la sua fuga.

Dal verso 16 inizia la seconda parte della poesia dove non è più Caino il protagonista, infatti Ungaretti si rivolge all'anima e alla memoria, mettendosi alla ricerca di una possibile pacificazione interiore. Si chiede se riuscirà mai a placare questa rabbia interiore e se riuscirà ad abbandonare il pensiero verso la natura violenta e peccaminosa che lui immagina con l'ombra di Caino che imbratta la notte col sangue (notte del sangue).

Ungaretti continua dicendo che la memoria è un prodotto (figlia) della noia, perché l'uomo essendosi abituato alle fatiche del lavoro non si accorge nemmeno della cupa insofferenza della vita. La memoria è indiscreta perché tenta di nascondere la noia.

Le "nuvole della tua polvere" sono dunque quanto c'è di impuro immagazzinato nella memoria e si chiede se esiste un modo per liberarsene.

Nei versi finali si chiede se possa esistere una memoria nuova e onesta, attraverso la quale la noia e gli eventi sanguinosi non si ripetano nel tempo (Caino che uccide il fratello).




Figure retoriche

O pastore di lupi = apostrofeperifrasi (v. 3). Per indicare Caino.

Hai i denti della luce breve che punge i nostri giorni = metafora (vv. 4-5).

Rantolo di foreste = personificazione (v. 7). Il rantolo è il respiro rauco e ansimante.

Quella mano che spezza come nulla vecchie querci = iperbole (vv. 7-8).

L’ora molto buia = metafora (v. 10). Per indicare il buio mentale, la perdita del lume della ragione.

Scoppio di brama = metafora (v. 13).

Come una fonte nell’ombra = similitudine (v. 16).

Memoria, memoria = anadiplosi (v. 23).

O memoria = apostrofe (v. 29).


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