Girovago - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Girovago" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Girovago" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Campo di Mailly maggio 1918" e fa parte della raccolta L'allegria, nella sezione intitolata Girovago.


Testo

In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare

A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
gli ero stato
assuefatto

E me ne stacco sempre
straniero

Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute

Godere un solo
minuto di vita
iniziale

Cerco un paese
innocente



Parafrasi

In nessun
posto
al mondo
posso andare
a vivere

A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi sento
più indebolito
mentre
una volta
mi ci abituavo

E ne prendo sempre le distanze
come uno straniero

Rinascendo
da epoche troppo
vissute

Vorrei godere
il momento
della creazione

Cerco un luogo
puro



Spiegazione per parola

  1. Accasare: trovare casa, fermarsi.
  2. Languente: estenuato, indebolito e quasi privo di energie vitali (si oppone al v. 15, languente).
  3. Assuefatto: indica la piena corrispondenza sul piano delle energie fisiche e spirituali, fra l'individuo e l'ambiente in cui vive.



Analisi del testo

Metrica: versi liberi.

Il titolo fa riferimento alla condizione esistenziale del poeta, che, privo di radici, non è in grado di trovare un punto di riferimento stabile o un luogo sicuro che possa accoglierlo. È un tema già affrontato nella poesia "In memoria", attribuita all'amico arabo Moammed Sceab. Stavolta la ricerca di una "dimora" è riferita a se stesso, Ungaretti la trasforma metaforicamente in un percorso della sua ricerca poetica e delle ragioni individuali da cui è guidata.

Le prime tre strofe contengono, in forma autobiografica, delle dichiarazioni di sradicamento, di estraneità dell'individuo rispetto alle cose.

Si passa da un tono negativo ("in nessuna", v. 1) a un tono positivo ("a ogni", v. 6), e il motivo di questi due tonalità opposte è riassunto nei versi 16-17 dove gli elementi più rilevanti sono il distacco ("me ne stacco"), la sua eterna condizione tragica ("sempre"), la condizione spirituale di inappartenenza e di simbolico esilio impressa attraverso il termine "straniero" (parola isolata e staccata dal contesto).

Ai versi 12-15 attraverso la figura retorica dell'anacoluto è visibile il carattere sofferto e faticoso di questa esperienza.

Ai versi 18-20 manca il verbo reggente.

La penultima strofa inizia con il verbo all'infinito ("godere") ed ha un valore ottativo perché esprime un desiderio, il desiderio di poter vivere "un solo minuto di vita iniziale". A sua volta rappresenta l'antitesi delle "epoche troppo vissute".

L'idea della nascita, o meglio della rinascita, è da associarsi a quella dell'Eden, di un paradiso terrestre in cui l'individuo possa ritrovare la propria identità, perduta insieme con l'innocenza.

La ricerca di "un paese innocente" allude così al motivo del viaggio verso una felicità naturale che non è stata ancora raggiunta.



Figure retoriche

Anacoluto = "che una volta già gli ero stato assuefatto" (vv. 12-15). Perché non viene rispettata la coesione tra le varie parti della frase.



Commento

In questa poesia Ungaretti si sente come un girovago, la cui definizione del termine è "privo di una dimora o di un'attività definitivamente fissata in un dato luogo".

Infatti la sua vita fu caratterizzata da continui spostamenti, che lo portarono dalla natìa Toscana all'Egitto, dove trascorse l'infanzia; e poi a Parigi e quindi sulle montagne del Carso, dove visse la sua esperienza di combattente.

Sin dalla prima strofa è visibile l'ansia del poeta che non riesce a trovare una dimora stabile, in quanto qualunque luogo egli visiti non lo fa sentire come a casa propria e questo non gli consente di raggiungere la ricercata serenità, anzi, si sente ancora più debole rispetto a quanto era partito. E ricorda che nel periodo della guerra pareva un nomade, perché gli spostamenti erano frequenti e i climi diversi ma ciò non gli provocava questo tipo di sofferenza.
Ora, invece, anche se provasse ad allungare la sua permanenza in uno di questi nuovi luoghi, non riuscirebbe ad abituarsi, e prima poi lo lascerebbe proprio come farebbe uno straniero.
Egli è in cerca di luoghi puri, che possano ricordargli la sua infanzia (innocenza). E dopo averlo trovato, si sarebbe fatto bastare anche un solo minuto, in un paese che non abbiano visto la distruzione e vissuto il dolore della guerra,.

A conferma di quanto detto, qui di seguito potete leggere l'interpretazione personale del poeta a proposito di questa lirica.
«Girovago. Questa poesia composta in Francia dov'ero stato trasferito con il mio reggimento, insiste sull'emozione che provo quando ho coscienza di non appartenere a un particolare luogo o tempo. Indica anche un altro dei miei temi, quello dell'innocenza, della quale l'uomo invano cerca traccia in sé o negli altri sulla terra.» (da Vita d’un uomo pagina 526).


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