Distacco - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Distacco" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Disatcco" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Locvizza, il 24 settembre 1916" e fa parte della raccolta L'allegria, all'interno della sezione Il porto sepolto.



Testo

Eccovi un uomo
uniforme

Eccovi un'anima
deserta
uno specchio impassibile

M'avviene di svegliarmi
e di congiungermi
e di possedere

Il raro bene che mi nasce
così piano mi nasce

E quando ha durato
così insensibilmente s'è spento.



Parafrasi

Ecco a voi un uomo che non ha ombre né sfaccettature,
ecco un'anima vuota che non ha sussulti,
come uno specchio impenetrabile alle emozioni.
Mi capita di svegliarmi, di ritrovare e di possedere
il bene così raro che mi nasce dentro, che nasce a rilento.
E quando è sopravvissuto abbastanza si spegne senza clamore.



Analisi del testo e commento

Distacco = dal titolo è possibile intuire il modo in cui il poeta guarda la vita senza partecipare, appunto, con distacco (in modo distaccato).

Eccovi un uomo uniforme = Ungaretti si è sempre definito un uomo di pena, cioè un uomo la cui vita è caratterizzata dalla sofferenza. Con l'aggettivo "uniforme" sta descrivendo la sua anima, cioè gli sta dando una forma,  che è sempre la stessa: piatta.

Eccovi un'anima deserta uno specchio impassibile = un'anima deserta sta a significare che è un anima vuota, distaccata, arrida. Non va trascurato che nella poetica Ungarettiana l'acqua raffigura la vita mentre l'aridità la morte. Il distacco è necessario per proteggersi dalla sofferenza e in questo senso lo "specchio" potrebbe significare che in esso possiamo vedere la nostra immagine riflessa ma che non può essere toccata né attraverso un contatto fisico né emotivamente. L'immagine riflessa rimane "impassibile" nel senso di impenetrabile e insensibile. Inoltre egli dice di essere uniforme, della stessa forma, così come anche lo specchio è di forma piatta.

M'avviene di svegliarmi e di congiungermi e di possedere = in questi versi utilizza ben tre verbi. Il verbo "svegliarmi" potrebbe essere un riferimento al momento della sua ispirazione poetica, il verbo "congiungermi" andrebbe visto in chiave poetica, cioè sentirsi parte del tutto (in armonia), il verbo "possedere" potrebbe essere inteso come se l'ispirazione poetica gli venisse in maniera che deve accadere oppure che vuole padroneggiarla, chissà...
Il risveglio dell'anima è di consolazione sia per il poeta che per la poesia.

Il raro bene che mi nasce così piano mi nasce = la vita fa fatica a manifestarsi e il barlume (debole luce, forse inteso come ispirazione poetica) che nasce con tanta fatica, non dura. La ripetizione dell'espressione "di nasce" serve a dare più peso a questo momento della poesia, per intensificare il valore, il dolore e il "raro bene" che nasce dentro di lui.

E quando ha durato così insensibilmente s'è spento = ciò che si sta spegnendo è qualcosa che riguarda la vita dell'anima: Ungaretti si trova in un periodo nel quale non è più in grado di provare emozioni e la sua ispirazione poetica non è più come una volta, anzi, tende a svanire. Egli cerca di restare in sintonia con la vita ma il dolore per la lontananza e il distacco dell'anima comporta anche il distacco dalla poesia: la poetica, l'idea poetica bisogna nutrirla in noi e infatti nell'ultima parte di questa poesia spiega la nascita di essa.



Figure retoriche

Anafora = "Eccovi" (v.1 e v.3).

Anafora = "e di" (vv. 7-8).

Epifora = "mi nasce" (vv. 9-10).

Antitesi = "nasce" (v. 9) e "spento" (v. 12).

Anafora = "così" (v.10 e v.12).


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