Pellegrinaggio - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Pellegrinaggio" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Pellegrinaggio" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Valloncello dell’Albero isolato, il 16 agosto 1916" e fa parte della raccolta L'allegria (la raccolta poetica nella quale Ungaretti ha cantato la propria esperienza di soldato sul fronte del Carso durante la Prima guerra mondiale).



Testo

In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba

Ungaretti
uomo di pena
ti basta un'illusione
per farti coraggio

Un riflettore
di là mette un mare nella nebbia



Parafrasi

Durante i conflitti a fuoco
ho dovuto fare lunghi percorsi
strascinando in terra il mio corpo ferito
nel fango come una suola di biancospino.

Ungaretti, un uomo abituato a soffrire
ma a cui basta un'illusione per farsi coraggio.

E la luce accecante di un riflettore che
riflette sul mare lo fa sembrare un mare di nebbia.



Analisi del testo

Metrica: La lirica è suddivisa in tre strofe: di cui la prima è la più lunga ed è costituita da dieci versi e due quartine più brevi.

È assente la punteggiatura; dopo lo spazio bianco, che separa le tre strofe, compare la lettera maiuscola. Gli a capo sono frequenti tanto da obbligare la voce a sostare nella lettura, quasi a scandire.

La poesia può essere suddivisa in tre parti: nella prima parte racconta la sofferenza fisica e psicologica dell'esperienza in guerra, nella seconda parte sembra come se il racconto venga interrotto per fare spazio a una riflessione generale sull'esistenza, la terza parte riprende il discorso che aveva iniziato per dirci qual è l'illusione che l'ha indotto a pensare a sé stesso: la visione improvvisa della nebbia, che illuminata da un riflettore sembra trasformarsi in un mare



Spiegazione per parola

  • In queste budella di macerie: le budella sono cunicoli, camminamenti scavati tra le rovine di edifici bombardati. Il sostantivo usato serve a dare un'idea forte, ancora più vivida di uno scenario di distruzione, perché richiama l'immagine dello squarcio in un corpo umano.
  • Usata: consumata.
  • Ore e ore: l'interminabile strascicarsi diventa un pellegrinaggio, come quello dei pellegrini che si recavano ginocchioni verso qualche santuario.
  • Come un seme di spinalba: spinalba (il biancospino) in questo "paesaggio" di morte diventa simbolo di vita.
  • Di là: dall'altra parte della valle.
  • Mette un mare nella nebbia: queste due parole vicine, mare e nebbia acquistano un significato simbolico. La nebbia allude alle condizione di vita dei soldati (alla nebbia è associata l'idea dell'angoscia); mentre il mare richiama uno spazio vitale libero, lontano dallo scenario di morte e tristezza.
  • Un riflettore: in rischiaro la luce del riflettore proiettata sul cielo torbido dà una illusione del mare.



Figure retoriche

Enjambements = vv. 2-3; 5-6; 9-10; 15-16.

Metafora = "budella di macerie" (vv. 2-3).

Similitudine = "come una suola" (v. 8); "come un seme" (v. 9).

Anafora = "come...come" (vv. 8-9).



Commento

Il luogo, Valloncello dell'Albero Isolato, si trova sotto il monte San Michele, vicino a San Martino del Carso (piccolo paese nel Comune di Sagrado). Tra il 6 e il 17 agosto Ungaretti partecipa ai combattimenti della 6° battaglia dell'Isonzo, che si conclude con la vittoria dell'esercito italiano.
L'immagine scabra e potente, che domina la lirica, è quella del fante che trascina la sua carcassa nel fango dei camminamenti e si paragona a un oggetto vile come una suola consumata, ma anche a un seme di biancospino, che, da quello stesso fango, saprà trarre non le ragioni della propria umiliazione, bensì l’energia per fiorire e consolare il mondo mediante la poesia. Il Pellegrinaggio, al quale allude il titolo, va perciò interpretato come una ricerca dell'identità, che Ungaretti compie all'interno di se stesso.
Ungaretti in questa poesia si definisce "uomo di pena", cioè uomo destinato a soffrire e a faticare. La comparsa del cognome del poeta è insolita nella
poesia italiana moderna. Il senso di amarezza e la pena appunto che l'uomo avverte nel suo vivere non devono allontanarlo dalla tensione alla fratellanza con gli altri: quella di Ungaretti è una poesia intrisa di angoscia e di pietà nello stesso tempo. Il contrasto tra angoscia e speranza, tra sofferenza e amore per la vita, è quell'amore per la vita che permette all'uomo in pena di sollevarsi dalla disperazione e di continuare il suo cammino. Da ciò possiamo dedurre che la vita umana è come un continuo pellegrinare, un continuo naufragare di sogni, ma anche un continuo riproporsi della vita attraverso sempre nuove illusioni e speranze.


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