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Dolina notturna - Ungaretti: spiegazione, analisi e commento

Appunto di letteratura riguardante la poesia "Dolina notturna" di Giuseppe Ungaretti: testo, spiegazione, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Dolina notturna" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Napoli il 26 dicembre 1916" e fa parte della raccolta L'allegria.



Indice




Testo

Il volto
di stanotte
è secco
come una
pergamena

Questo nomade
adunco
morbido di neve
si lascia
come una foglia
accartocciata

L'interminabile
tempo
mi adopera
come un
fruscio.



Analisi del testo e commento

Una dolina è una cavità simile a un imbuto e di varia ampiezza formatasi per dissoluzione della roccia calcarea a opera delle acque di superficie, tipica delle regioni carsiche. Il Carso, è un altopiano roccioso che viene nominato da Ungaretti direttamente e indirettamente nelle sue poesie ed è noto storicamente per essere stato teatro di violente battaglie durante la prima guerra mondiale


Prima strofa: il poeta dice che la notte ha un volto secco e prosciugato, cioè senza acqua e, quindi, senza vita. Paragona la notte alla pergamena (realizzata con pelle d'animale), per la cui lavorazione era necessario prima immergere la pelle dell'animale in un calcinaio (una soluzione di acqua e calce), poi andava messa su un apposito cavalletto a "schiena d'asino" per rimuovere i peli dell'animale mediante una lama e, successivamente, andava montata su un telaio e lasciata ad essiccare sotto tensione.

Seconda strofa: qui vi è la figura del nomade (si sposta perché è in cerca di qualcosa, forse la pace interiore) che è assetato d'amore (morbido di neve) e ricurvo (adunco) come una foglia accartocciata. Non è la prima volta che usa le foglie per indicare le persone, per esempio nella poesia "Soldati" usava le foglie per indicare i soldati in guerra.

Terza strofa: in questa ultima strofa il poeta dice che il tempo avvolge e domina il soldato che è rigido e fragile (come una foglia secca). Il termine fruscio (mi adopera come un fruscio), che letteralmente significa rumore lieve, acquista il valore di esile segno di vita.



Figure retoriche

Personificazione = "Il volto di stanotte" (vv. 1-2).

Similitudine: "come una pergamena" (vv. 4-5)

Similitudine: "come una foglia accartocciata" (vv. 10-11).

Similitudine: "come un fruscio" (vv. 15-16).

Antitesi = "adunco" (v. 7) e "accartocciata" (v. 11) si oppongono a "morbido" (v. 7).

Iperbole = "interminabile" (v. 12).

Personificazione = "tempo mi adopera" (13-14).



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