A riposo - Ungaretti: analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "A riposo" di Giuseppe Ungaretti: testo, spiegazione, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "A riposo" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Versa, il 27 aprile 1916" e fa parte della raccolta L'allegria, all'interno della sezione Il porto sepolto.



Testo

Chi mi accompagnerà pei campi

Il sole si semina in diamanti
di gocciole d'acqua
sull'erba flessuosa

Resto docile
all'inclinazione
dell'universo sereno

Si dilatano le montagne
in sorsi d'ombra lilla
e vogano col cielo

Su alla volta lieve
l'incanto si è troncato

E piombo in me

E m'oscuro in un mio nido.



Analisi del testo e commento

A riposo = il titolo si riferisce al luogo in cui i soldati si riposano. Da ciò è possibile intuire che è stata scritta durante un momento di tregua dalla guerra.

Chi mi accompagnerà pei campi: qui il poeta appare sereno (e chi non lo sarebbe senza la guerra) e chiede a qualcuno dei suoi compagni (di guerra) se è disponibile ad andare insieme a lui nei campi.

Il sole si semina in diamanti di gocciole d'acqua sull'erba flessuosa: la luce del sole colpisce le gocce d'acqua di rugiada che si trovano sull'erba flessuosa (cioè che si piega con facilità) e, per via del fenomeno chiamato "rifrazione", ai suoi occhi sembrano diamanti. La luce si "spezza" andando a creare una varietà di migliaia di colori (tipo l'arcobaleno) e per questa ragione li paragona a un elemento così prezioso e raro. Attraverso questi versi il poeta vuole farci sentire la vitalità della natura, anche se esse sono solo un fenomeno naturale.

Resto docile all'inclinazione dell'universo sereno: Ungaretti vive in armonia con la natura (= vita universale) e si lasciare trasportare da essa.

Si dilatano le montagne in sorsi d'ombra lilla: il poeta osserva l'orizzonte e gli sembra che le montagne, colpite dal riflesso della luce, siano diventate più grandi rispetti a prima, e che anche la loro ombra è più grande ed assorbe la luce. La natura dà la sensazione di essere in costante movimento man mano che si continua a leggere questa poesia.

E vogano col cielo: il movimento delle nuvole sembra andare di pari passo col movimento delle montagne, come se montagne e cielo fossero un tutt'uno.

Su alla volta lieve l'incanto si è troncato: il poeta inizialmente ha lo sguardo rivolto verso il basso, in direzione dell'erba; attraverso un leggero movimento lo alza per osservare prima le montagne e poi il cielo. Alzando lo sguardo l'illusione che terra e cielo siano un'unica cosa svanisce, quindi ritorniamo nel nostro piccolo essere e ci rendiamo conto che l'armonia con la natura si è spezzata (rotta). Il poeta usa il paesaggio come "mezzo" ma in realtà sta parlando se se stesso, dei suoi pensieri, e delle angosce della vita.

E piombo in me
: sta a significa "è quindi ritorno a parlare di me". Qui il poeta sente la condizione mortale, il peso dell’individualità.

E m'oscuro in un mio nido: cioè ritorna all’intimità, nido inteso come rifugio ma anche come ripiegamento su sé: chiudersi nell’ombra dell’individuo. il poeta dice che dopo aver visto la luce, ritorna a rifugiarsi nell'ombra. È questo fa da contrasto alla poesia Mattina, in cui il poeta scriveva "m'illumino d'immenso".



Figure retoriche

Metafora = "Il sole si semina in diamanti di gocciole d'acqua" (vv. 2-3).

Sinestesia = "sorsi s'ombra lilla" (v. 9).

Clima ascendente
= prima metà della poesia.

Climax discendente = seconda metà della poesia.


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