L'ermetismo - Riassunto


Appunto di italiano che spiega la definizione di ermetismo, di poesia ermetica, dove è quanto è nato l'ermetismo e chi sono i poeti ermetici.

Definizione

L’ermetismo non un vero e proprio movimento letterario del Novecento, ma un atteggiamento assunto da un gruppo di poeti che adottavano un nuovo modo di fare poetica, più oscuro, più chiuso e, quindi, definito ermetico. Il termine "ermetismo" deriva dal dio greco Ermes (Mercurio, per i romani), il dio delle scienze occulte, e venne usato per la prima volta dal critico letterario Francesco Flora nel 1936 per rappresentare questa espressione poetica con valore dispregiativo per la sua difficile interpretazione per via di un linguaggio considerato ambiguo e misterioso. Col tempo l'ermetismo ha acquisito popolarità fino ad essere usato per indicare la più prestigiosa corrente della poesia italiana nel periodo fra le due guerre mondiali. Si è sviluppato a partire dall'opera di Giuseppe Ungaretti, che ne è considerato il precursore con la sua seconda raccolta intitolata Sentimento del tempo, e la sua crescita è proseguita negli anni '30, soprattutto a Firenze e, in parte, anche nel secondo dopoguerra. I poeti ermetici più rappresentativi, oltre a Giuseppe Ungaretti, sono stati Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale.



Storia dell'ermetismo

Dopo l'esperienza drammatica della guerra era diventato necessario cambiare modo di fare poesia perché il linguaggio alto, elegante e musicale di D'Annunzio risultava inappropriato per parlare di esperienze tanto tragiche e allo stesso modo anche il linguaggio basso, quotidiano e umile (talvolta un po' ironico) dei crepuscolari non era il più adatto perché, essendo stato di facile comprensione, non poteva essere utilizzato per esprimere la propria sfiducia verso le dittature, in quanto sarebbe andato in contrasto coi regimi dittatoriali dell'epoca (come il fascismo di Mussolini in Italia) sorti dopo la prima guerra mondiale.



Lo stile

I poeti che scrivono in questo periodo hanno bisogno di parole vere, essenziali, ritrovate nella profondità dell'animo dopo un lungo silenzio, che il poeta deve cogliere mediante improvvise folgorazioni (= idee, lampi di genio, illuminazioni della mente). Per esprimere queste folgorazioni usano un linguaggio intenso e concentrato, frutto di un'attenta e precisa tecnica. La poesia ermetica dunque rifiuta le forme metriche tradizionali: adotta la scarnificazione della parola caratterizzata dal desiderio di purezza, cioè si esprime attraverso termini essenziali ed elimina gli abbellimenti esteriori per riportare alla loro originale carica espressiva parole che l'uso aveva svuotato di significato. Questo effetto di semplificazione si realizza attraverso l'analogia, la figura retorica che consiste nell'accostare immagini apparentemente prive di un senso logico ma che in realtà hanno un significato simile, che va a prendere il posto della similitudine.
Un'altra figura retorica molto utilizzata dagli ermetici è la sinestesia, ossia l'associazione espressiva tra due parole pertinenti a due diverse sfere sensoriali (per es. parole calde, silenzio verde).
L'uso di questo tipo di figure retoriche permette di concentrare sensazioni e intuizioni in versi brevi e immediati, in cui vengono omessi i legami logici che avrebbero favorito l'interpretazione del testo poetico.
E il concetto di purezza si ottiene anche mediante l'assenza quasi totale della punteggiatura, in questo modo le parole appaiono sparse qua e là senza essere legate da punti e virgole ed acquistano un significato più denso. Anche gli spazi bianchi lasciati tra una parola e l'altra, acquistano un significato perché possono esprimere uno stato d'animo del poeta che può essere sbigottimento, silenzio, concentrazione,  attesa, una richiesta di aiuto ecc..


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