Annientamento - Ungaretti: analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Annientamento" di Giuseppe Ungaretti: testo, analisi, figure retoriche e commento.

La poesia "Annientamento" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, è datata "21 Maggio 1916" e fa parte della raccolta L'Allegria, nella sezione Il porto sepolto.



Testo

Il cuore ha prodigato le lucciole
s'è acceso e spento
di verde in verde
ho compitato

Colle mie mani plasmo il suolo
diffuso di grilli
mi modulo
di
sommesso uguale
cuore

M'ama non m'ama
mi sono smaltato
di margherite
mi sono radicato
nella terra marcita
sono cresciuto
come un crespo
sullo stelo torto
mi sono colto
nel tuffo
di spinalba

Oggi
come l'Isonzo
di asfalto azzurro
mi fisso
nella cenere del greto
scoperto dal sole
e mi trasmuto
in volo di nubi

Appieno infine
sfrenato
il solito essere sgomento
non batte più il tempo col cuore
non ha tempo né luogo
è felice

Ho sulle labbra
il bacio di marmo



Analisi del testo e commento

Il titolo "Annientamento" a prima vista potrebbe far pensare a una poesia che parla di guerra, però qui la guerra non è il tema in questione, forse è più una poesia religiosa. Questa poesia va vista ed analizzata in chiave "mistica" e quello a cui fa riferimento Ungaretti è l'estasi, ovvero uno stato psichico di sospensione ed elevazione mistica della mente, che viene percepita a volte come estraniata dal corpo: da qui la sua etimologia, a indicare un «uscire fuori di sé». Si afferma di provare in questi momenti una sorta di annullamento di sé (non più prigionieri del nostro io), e di identificazione e fusione con Dio o con l'"Anima del mondo" (cioè si diventa una sola cosa con il tutto), e a questo punto tutto perfino la morte non fa più paura perché quella che si sta vivendo è una vita cosmica (cioè di tipo spirituale e di vastissima ampiezza).


Qui di seguito andremo ad analizzare la poesia verso per verso:


Il cuore ha prodigato le lucciole s'è acceso e spento di verde in verde ho compitato = Il cuore in questione non è un cuore di un essere umano bensì un cuore universale e sente la sua pulsazione nella luce delle lucciole che si accende e spegne a intermittenza. Il concetto è che anche attraverso una creatura minuscola come una lucciola (un insetto) si possa sentire il tutto.
La poesia è stata scritta il 21 maggio e nomina il colore verde perché è la stagione della primavera. Utilizza il verbo "compitare", che significa leggere pronunciando lentamente e separatamente le sillabe, perché lui come un bambino che sta imparando a leggere ha imparato a distinguere e a pronunciare le infinite sfumature del verde primaverile.

Colle mie mani plasmo il suolo diffuso di grilli mi modulo di sommesso uguale cuore = Il verbo "modulare" in poesia significa ispirare a precisi ritmi o sonorità: infatti isola la strofa dandogli un andamento circolare. Inoltre accorda il battito del suo cuore che è sommerso dalle lucciole e in questo verso accenna anche ai grilli che si trovano sul suolo perché si sente un tutt'uno con le piante (sulle quali si posano gli insetti).


M'ama non m'ama mi sono smaltato di margherite mi sono radicato nella terra marcita sono cresciuto come un crespo sullo stelo torto mi sono colto nel tuffo di spinalba = Le espressioni "m'ama non m'ama" e "mi sono smaltato di margherite" ci fanno ritornare nuovamente al verbo "compitare" perché si pronunciano scandendo per bene le sillabe, al fine di creare relazioni sonore e dare mistero alle parole. Inoltre Ungaretti dice che raccogliendo un rametto di biancospino (spinalba) è come se avesse raccolto un pezzo di sé perché lui stesso è quel biancospino. Per il poeta la vita vegetale è umile in quanto mette le radici sotto terra ma allo stesso tempo è rivolta alla luce.


Oggi come l'Isonzo di asfalto azzurro mi fisso nella cenere del greto scoperto dal sole e mi trasmuto in volo di nubi = L'Isonzo è un asfalto azzurro sia perché l'acqua è vista da lontano sia perché sta osservando i suoi punti più aridi laddove si vede il greto azzurro, sia perché in chiave mistica è come se il tempo si fosse fermato (le acque sono immobili): non c'è tempo né spazio ma si è rivolti verso uno spazio illimitato e un tempo infinito. A seguire dice che è illuminato dal sole e poi avviene una sorta di metamorfosi perché prima impersonava una pianta di biancospino (era un tutt'uno con la terra) mentre adesso si identifica nelle nuvole (è un tutt'uno con il cielo).


Appieno infine sfrenato il solito essere sgomento non batte più il tempo col cuore non ha tempo né luogo è felice = Rimane sbigottito di fronte alla grandezza della natura e dice che il cuore non pulsa più ed è felice di essere in questa nuova dimensione senza spazio e senza tempo finalmente libero da ogni freno in quanto perde la propria identità (fase di annientamento).


Ho sulle labbra il bacio di marmo = questi due versi sono un po' criptici perché parlano di un bacio gelido (esiste il modo di dire "freddo come il marmo") e le labbra sono fredde quando si è morti, quindi è qualcosa che non sta avvenendo nel mondo reale ma attraverso la visione mistica in cui si esce dal corpo (muore il proprio io) per unirsi con il tutto.



Figure retoriche

Il suolo / diffuso di grilli = enjambement (vv. 5-6).

M'ama non m'ama = antitesi (v. 11).

Smaltato / di margherite = enjambement (vv. 12-13).

Radicato / nella terra = enjambement (vv. 14-15).

Cresciuto / come un crespo = enjambement (vv. 16-17).

Come un crespo = similitudine (v. 17). 

Mi sono colto / nel tuffo / di spinalba = enjambement (vv. 19-21).

Come l'Isonzo = similitudine (v. 23).

Mi fisso / nella cenere del greto / scoperto dal sole = enjambement (vv. 25-27).


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