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L'isola - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento

Appunto di letteratura riguardante la poesia "L'isola" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "L'isola" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione dell'anno di stesura "1925" e fa parte della raccolta Sentimento del tempo.



Indice




Testo

A una proda ove sera era perenne
di anziane selve assorte, scese,
e s'inoltrò
e lo richiamò rumore di penne
ch'erasi sciolto dallo stridulo
batticuore dell'acqua torrida,
e una larva (languiva
e rifioriva) vide;
ritornato a salire vide
ch'era una ninfa e dormiva
ritta abbracciata a un olmo.

In sé da simulacro a fiamma vera
errando, giunse a un prato ove
l'ombra negli occhi s'addensava
delle vergini come
sera appié degli ulivi;
distillavano i rami
una pioggia pigra di dardi,
qua pecore s'erano appisolate
sotto il liscio tepore,
altre brucavano
la coltre luminosa;
le mani del pastore erano un vetro
levigato da fioca febbre.



Parafrasi

Su una riva dell'isola, dove c'era sempre l'ombra di vecchi alberi,
giunse qualcuno che proseguì verso l'interno.
Fu richiamato indietro da un uccello che,
alzatosi in volo dalle acque,
le aveva agitate.
Vide un'immagine indefinita (che appariva
e scompariva).
Ritornato a salire si accorse
che quella creatura era una ninfa che dormiva
in piedi abbracciata su un olmo, per la precisione un olmo.

Vagando dentro di sé tra visioni evanescenti
ed altre più concrete e chiare, giunse in un prato
dove c'erano fanciulle sui cui occhi
si posava l'ombra del bosco
come cala la sera in un uliveto.
I raggi di sole filtravano a fatica attraverso i rami
come una pioggia lenta e rada,
qui delle pecore si erano sdraiate
sotto il tepore della luce solare
altre pecore brucavano
il prato illuminato,
le mani del pastore erano umide come vetro
levigato da un leggero calore.



Spiegazione per parola

  1. Proda: riva. L'ombra, densa dei boschi secolari (anziane selve), quasi chiuse in se stesse e meditative (assorte), dà l'impressione di un'oscurità serale senza fine (perenne).
  2. Scese: il soggetto è indeterminato.
  3. Rumore di penne: quelle di un uccello.
  4. Sciolto: l'uccello si libera in volo.
  5. Acqua torrida: acque calde.
  6. Stridulo batticuore: l'acqua è come percorsa da un'intensa vibrazione. Il batticuore è anche una sensazione emotiva, come di sorpresa e di ansia. Stridulo è un aggettivo che fa riferimento al suono acuto delle penne mosse dal volo.
  7. Larva: presenza evanescente, diafana e incorporea che anticipa il sostantivo "ninfa".
  8. Ninfa: mitica divinità dei boschi.
  9. In sé ... errando: vagando dentro di sé alla ricerca di spiegazioni per le immagini che gli sono apparse e per le loro mutazioni.
  10. L'ombra ... ulivi: riprende, dai versi iniziali, le immagini della sera e dell’ombra
  11. Vergini: negli occhi delle fanciulle apparse nel prato.
  12. Appiè: ai piedi degli alberi d'ulivo.
  13. Distillavano ... dardi: i rami intricati lasciavano cadere quasi ad uno ad uno i raggi (dardi) del sole, "distillandoli" come le gocce di una pioggia pigra, lenta e rada.
  14. Liscio tepore: quello dei raggi filtrati dagli alberi, morbido e uniforme.
  15. La coltre: il manto erboso del prato, nelle zone illuminate dal sole.
  16. Le mani ... febbre: Le mani del pastore in quel clima di umido tepore risaltano una lucida trasparenza, come se una febbre leggera (fioca) le imperlasse di umidità. Il termine "levigato" richiama il "liscio" del v. 20.



Analisi del testo

Metrica: versi liberi (con prevalenza di settenari, novenari ed endecasillabi).

La poesia ha un andamento sia descrittivo che narrativo.

È una delle poche liriche della raccolta Sentimento del tempo che non è legata da una logica autobiografica, cioè non viene usata per confessare i propri sentimenti e non vi sono annotazioni personali. Vi sono riferimenti alla letteratura arcadica e neoclassica (le ninfe, il prato, le greggi, il pastore), cioè trasforma le presenze reali in immagini mitiche.

L'imperfetto, in espressioni come "languiva", "rifioriva", "distillavano", "s'addensava", "erano" è utilizzato per dilatare i tempi, cioè per dare l'idea di un'azione che inizia e sembra non finire, prolungandosi nella coscienza dell'uomo.
I verbi al passato remoto («scese», «s'inoltrò», «lo richiamò», «vide» ripetuto, «giunse») servono a rendere ancora più lontana e inafferrabile la visione.

È presente un abbondante uso della punteggiatura, una rarità nelle poesie di Ungaretti.



Figure retoriche

  • Iperbole = "sera perenne" (v. 1).
  • Personificazione = "anziane selve assorte" (v. 2)
  • Personificazione = "batticuore dell'acqua" (v. 6).
  • Antitesi = "languiva e rifioriva" (vv. 7/8).
  • Epifora = "vide / vide" (vv. 8/9).
  • Metafora = "stridulo batticuore" (v. 6).
  • Analogia = "le mani del pastore erano un vetro" (v. 23).
  • Iperbato = "A una proda ove sera era perenne di anziane selve assorte, scese" (vv. 1-2).
  • Iperbato = "ove l'ombra negli occhi s'addensava delle vergini" (vv. 13-14-15).
  • Similitudine = "come sera appiè degli ulivi" (v. 15/16).
  • Sinestesia = "liscio tepore" (v. 20).
  • Sinestesia = "fioca febbre" (v. 24).
  • Enjambements = vv. 1-2, 4-5, 5-6, 7-8, 9-10, 10-11, 12-13, 13-14, 14-15, 15-16, 17-18, 19-20, 21-22, 23-24.


Commento

Perché l'isola?
In questa poesia si parla di un'isola, che non potreste mai trovare in una cartina geografica, perché in realtà Ungaretti ha descritto il paesaggio di Tivoli (che non è un'isola bensì un comune). Ha scelto di chiamarla "isola" perché è il punto dove lui si isola (notare il gioco di parole "nell'isola io mi isolo"), dove può restare solo, dal momento che lo considera un punto separato dal resto del mondo, ma non perché sia così in realtà, in quanto questo senso di separazione avviene solo nel suo stato d'animo.

Chi è il protagonista?
Il personaggio principale della lirica è un visitatore anonimo che, secondo le indicazioni della traccia, potrebbe essere il poeta stesso. Non tutti i critici, però, sono d'accordo con questa interpretazione.

Quali emozioni suscita?
Questa poesia può essere considerata come un'esperienza di distacco dalla realtà e di introspezione, sia per i verbi al passato (come avevano già accennato) ma anche e, soprattutto, perché appartiene al periodo di crisi di Ungaretti, periodo nel quale il poeta avverte un vuoto interiore ed esistenziale che lo angoscia. Tuttavia rimane un'opera molto ermetica e, quindi, di difficile comprensione.



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