Sentimento del tempo, Ungaretti


di Giuseppe Ungaretti
Spiegazione e commento:

Nel 1928, in seguito a una crisi religiosa, Ungaretti si avvicina alla fede cristiana, un fatto che influì sullo sfondo poetico del Sentimento del tempo, opera della piena maturità del poeta, anche se meno innovatrice dell'Allegria. Infatti, in questa raccolta di liriche non ci sono più frammenti di vita vissuta in trincea e rottura metrica e sintattica, ma ricupero del lessico letterario e dei metri tradizionali di Dante, Petrarca, Leopardi (endecasillabi, novenari, ottonari, settenari...). Domina qui l'uomo di pena che si sente sperduto di fronte al mistero dell'esistenza.
Come L'allegria, anche Sentimento del tempo è diviso in capitoli: Stagioni, Fine di Crono, Sogni e accordi, Leggende, Inni. Nelle Stagioni canta i miti (Diana, Apollo, L'Aurora, Giunone, Leda...) mentre negli Inni affiora la sua crisi religiosa:

Sono un uomo ferito.

E me ne vorrei andare
E finalmente giungere,
Pietà, dove si ascolta
L'uomo che è solo con sé.

Non ho che superbia e bontà.

E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.


e invoca Dio affinché lo liberi dall'inquietudine.
Sono liriche complesse, di stile ermetico, non sempre di facile interpretazione. Sono meditazioni sul tempo che trascorre veloce, sulla morte, sui miti e su temi astratti.



Analisi del testo:

La lunga gestazione dell’opera (1919-1935) coincide con la correzione ed ampliamento di Allegria e svolge temi simili. Il poeta stesso divide il Sentimento del tempo in tre fasi successive.

Prima fase: (1919-1927) Nel primo momento mi provavo a sentire il tempo nel paesaggio come profondità storica. L’attenzione del poeta è rivolta alla Roma delle rovine antiche, alle rievocazioni mitiche.

Seconda fase: (1927-1935) La mia poesia stava per non accorgersi più di paesaggi, e per accorgersi invece […] della sorte dell’uomo.
L’osservazione si sposta alla Roma barocca e il poeta riflette sull'attualità delle sensazioni che pervasero il ‘600: il tempo inteso come conto alla rovescia verso la morte e come inevitabile disgregazione della carne, il sentimento della catastrofe e l’horror vacui. La ricerca dell’eterno per scampare alla caducità della vita porta alla fede.

Terza fase: (1932-1935) Mi vado accorgendo dell’invecchiamento e del morire della mia carne stessa.

Stile: Apparentemente meno innovativa della prima opera, questa raccolta nasconde focose espedienti stilistici più ermetici in senso stretto, più difficili: il verso libero lascia il posto all'endecasillabo  al settenario: ricompare la punteggiatura: si accentua l’analogia; vengono utilizzati maggiormente il linguaggio aulico e le parole-simbolo.
Costante è la cura dell’aspetto visivo delle liriche e per la parola.



L'opera

Il secondo grande libro poetico di Ungaretti, dopo L'allegria, fu il Sentimento del tempo, pubblicato nel 1933 contemporaneamente a Firenze, da Vallecchi, e a Roma , in un 'edizione di lusso stampata presso Novissima, Il libro si compone delle seguenti sezioni: Prima, La fine di Crono, Sogni e Accordi, Leggende, Inni, La morte meditata, L'amore.
Il poeta così annunciò la raccolta all'amico e critico Giuseppe De Robertis: La metterai accanto all'Allegria, e vedrai chiaramente ciò che in diciannove anni ho fatto per la nuova poesia italiana: tutto: sentimento, tono, ritmo, immagini, sintassi musicale del verso, tutto è uscito dal mio sforzo ostinato e disperato. per l'autore , dunque, L'allegria e Sentimento del tempo erano due opere diverse e a loro modo complementari, tappe successive di un'unica impresa lirica, tesa a rinnovare temi e forme della poesia italiana contemporanea.
Abbandonato il desolato scenario bellico del Carso, le poesie di Sentimento del tempo si ambientano a Roma o nella campagna romana; lasciati i sentimenti immediati dell'angoscia per la guerra e della finitezza dell'uomo, prevalgono i temi, più meditativi, del sentimento del tempo, cioè del passare delle stagioni e del cammino della storia, oltre alla riflessione sulla morte. Le poesie si caricano anche di messaggi in positivo, che il poeta attinge dalla fede religiosa, a cui si riavvicinò nel 1928.
Anche lo stile si rinnova: il secondo Ungaretti adotta un lessico più letterario, alto, meno frammentario e più ambizioso. S'indeboliscono i riferimenti alla realtà concreta, storica, mentre crescono le allusioni, l'evocazione di ciò che è irraggiungibile. La tecnica dell'analogia, già attiva nell'Allegria, diviene ora dominante, con i suoi passaggi rapidissimi ed enigmatici. Soprattutto a questo Ungaretti guarderanno, come a un precursore, i lirici del nascente Ermetismo.


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