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Giorno per giorno - Ungaretti: spiegazione, analisi e commento

Appunto di letteratura riguardante la poesia "Giorno per giorno" di Giuseppe Ungaretti: testo, spiegazione, analisi del testo, figure retoriche e commento.

Il poema "Giorno per giorno" è stato scritto da Giuseppe Ungaretti, e fa parte della raccolta Il dolore. È dedicato all'immatura scomparsa del figlio Antonietto e, attraverso queste parole, esprime un dolore profondamente privato e personale.



Indice




Testo

"Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto..."
E il volto già scomparso
ma gli occhi ancora vivi
dal guanciale volgeva alla finestra,
e riempivano passeri la stanza
verso le briciole dal babbo sparse
per distrarre il suo bimbo…

2

Ora potrò baciare solo in sogno
le fiduciose mani…
E discorro, lavoro,
sono appena mutato, temo, fumo…
Come si può ch’io regga a tanta notte?…

3

Mi porteranno gli anni
chissà quali altri orrori,
ma ti sentivo accanto,
m’avresti consolato…

4

Mai, non saprete mai come m’illumina
l’ombra che mi si pone a lato, timida,
quando non spero più…

5

Ora dov’è, dov’è l’ingenua voce
che in corsa risuonando per le stanze,
sollevava dai crucci un uomo stanco?…
La terra l’ha disfatta, la protegge
un passato di favola…

6

Ogni altra voce è un’eco che si spegne
ora che una mi chiama
dalle vette immortali…

7

In cielo cerco il tuo felice volto,
ed i miei occhi in me null’altro vedano
quando anch’essi vorrà chiudere Iddio…

8

E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!…

9

Inferocita terra, immane mare
mi separa dal luogo della tomba
dove ora si disperde
il martoriato corpo…
Non conta… Ascolto sempre più distinta
quella voce d’anima
che non seppi difendere quaggiù…
M’isola, sempre più festosa e amica
di minuto in minuto,
nel suo segreto semplice…

10

Sono tornato ai colli, ai pini amati
e del ritmo dell’aria il patrio accento
che non riudrò con te,
mi spezza ad ogni soffio…

11

Passa la rondine e con essa estate,
e anch’io, mi dico, passerò…
Ma resti dell’amore che mi strazia
non solo segno un breve appannamento
se dall’inferno arrivo a qualche quiete…

12

Sotto la scure il disilluso ramo
cadendo si lamenta appena, meno
che non la foglia al tocco della brezza…
E fu la furia che abbatté la tenera
forma e la premurosa
carità d’una voce mi consuma…

13

Non più furori reca a me l’estate,
né primavera i suoi presentimenti;
puoi declinare, autunno,
con le tue stolte glorie:
per uno spoglio desiderio, inverno
distende la stagione più clemente!…

14

Già m’è nelle ossa scesa
l’autunnale secchezza,
ma, protratto dalle ombre,
sopravviene infinito
un demente fulgore:
la tortura segreta del crepuscolo
inabissato…

15

Rievocherò senza rimorso sempre
un’incantevole agonia di sensi?
Ascolta, cieco: “Un’anima è partita
dal comune castigo ancora illesa…”

Mi abbatterà meno di non più udire
i gridi vivi della sua purezza
che di sentire quasi estinto in me
il fremito pauroso della colpa?

16

Agli abbagli che squillano dai vetri
squadra un riflesso alla tovaglia l’ombra,
tornano al lustro labile d’un orcio
gonfie ortensie dall’aiuola, un rondone ebbro,
il grattacielo in vampe delle nuvole,
sull’albero, saltelli d’un bimbetto…

Inesauribile fragore di onde
si dà che giunga allora nella stanza
e alla freschezza inquieta d’una linea
azzurra, ogni parete si dilegua…

17

Fa dolce e forse qui vicino passi
dicendo: “Questo sole e tanto spazio
ti calmino. Nel puro vento udire
puoi il tempo camminare e la mia voce.
Ho in me raccolto a poco a poco e chiuso
Lo slancio muto della tua speranza.
Sono per te l’aurora e intatto giorno”.



Analisi del testo

Metrica: endecasillabi e settenari liberamente alternati, in strofe-sezioni di varia lunghezza (la n. 8 è costituita da un solo endecasillabo).

È una silloge di 17 liriche.

Il titolo "Giorno per giorno" sta ad indicare che i verso sono scritti in forma di diario lirico e, non a caso, il titolo originario era appunto "Diario".

Primo frammento = parla di Antonietto (figlio di Ungaretti) che è molto sofferente per il malessere e, il primo verso, è una frase che egli rivolge alla mamma e che è rimasta impressa al poeta. Il volto del figlio è spento ma i suoi occhi sono ancora vivi, dice il poeta; entrambi si trovano al davanzale della finestra a dare le briciole ai passeri festosi e così facendo riusciva a distrarre il bambino dai pensieri più bui.

Secondo frammento = il bimbo muore e il poeta si rende conto che tutte le cose più tenere che gli riserbava, come baciargli le mani in segno di fiducia, da ora in poi potrà farlo solo in sogno. Ma la vita va avanti, anche dopo un lutto, e il poeta si chiede come è possibile essere in grado di sopportare un dolore così grande.

Terzo frammento = Il poeta è pessimista sul suo futuro e sospetta che ci saranno altre sofferenze per lui (altri tragici lutti familiari). Inoltre dice che qualunque orrore gli sarebbe capitato, gli sarebbe stato sufficiente avere il figlio accanto per sentirsi consolato (e ora non può più contare nemmeno su questo).

Quarto frammento = ci sono momenti in cui il poeta si sente triste e senza speranza ed è proprio in questi casi che immagina di rivedere il proprio figlioletto, sotto forma di ombra, venuto per confortarlo (come un angelo custode).

Quinto frammento = Il poeta ripensa a quando il suo bimbo stava bene e correva per la casa e la sua voce risuonava dolcemente in ogni stanza. E mentre adesso la terra si nutre del suo corpo (lo deteriora), c'è una parte di lui che nessuno potrà mai toccare ed è custodita nel ricordo del poeta. Ne parla come se si trattasse di una favola del passato.

Sesto frammento = il poeta dice che quando ripensa al proprio figlio e riesce a immaginare la sua voce, perde interesse verso chiunque altra persona parli vicino a lui o gli rivolge parola.

Settimo frammento = il poeta dice che ogni volta che guarda il cielo cerca di rivedere il suo volto (può darsi che intenda nella forma delle nuvole). I suoi occhi non hanno interesse per nessun altra cosa in particolare. E resteranno aperti finché Dio vorrà...

Ottavo frammento = dice che lo vuole bene, un bene infinito, ma è una disperazione continua.

Nono frammento = qui spiega la distanza che lo separa dal figlio defunto ma che il ricordo lo fa sembrare vicino a sé.

Decimo frammento = il poeta dice di essere ritornato a Roma, città che sente sua perché la conosce molto bene (perfino lo spostamento dell'aria gli è familiare). Tuttavia questo non basta per fargli tornare il buon umore perché queste sensazioni le avrebbe avuto provare insieme al figlio. Si tratta di un dolore che lo trafigge ad ogni respiro.

Undicesimo frammento = qui il poeta dice che il tempo passa, le primavere passano, e anche lui passerà... a miglior vita.

Dodicesimo frammento = continua a parlare per metafore, ma l'argomento è sempre la sua sofferenza.

Tredicesimo frammento = Il poeta dice che le stagioni non gli trasmettono più nulla, né la vivacità dell'estate, né i colori della primavera, di certo non l'autunno che è una stagione inutile di per sé... solo l'inverno si salva perché è più simile al suo stato d'animo.

Quattordicesimo frammento = dice di sentirsi appassito, paragonandosi alla natura insecchita nella stagione autunnale.

Quindicesimo, sedicesimo e diciassettesimo frammento = riprende a parlare per metafore alternando sentimenti dolci a uno stato d'animo distrutto... solo in forma poetica è possibile descrivere questo mix di dolore e ingiustizia.



Spiegazione per parola

  • Nessuno… tanto…: sono le parole del bambino morente.
  • Scomparso: consumato dalla malattia e dalla sofferenza.
  • Un passato di favola: il tempo favoloso trascorso dal padre
  • In compagnia del figlio; ovvero: la voce del bambino, disfatta dalla terra, sopravvive invece nella memoria del padre.
  • Ogni altra… si spegne: tutte le voci della vita reale sono soltanto un'eco che si spegne a confronto dell'unica vera voce che è ancora, per il poeta, quella del figlio.
  • Ai colli… amati: di Roma.
  • Del ritmo… accento: la voce e il ritmo familiari dell’aria.
  • Non più… l’estate: l'estate non è più la stagione dell’amore, della passione, della vitalità (come era per l’Ungaretti del Sentimento del Tempo).
  • Presentimenti: degli stessi furori estivi.
  • Le… glorie: i frutti dell'autunno paiono al poeta glorie inutili e stolte.
  • Per uno… più clemente!: ai desideri senza speranza (spoglio) del poeta l’inverno si offre come stagione più congeniale.
  • Fa dolce: c'è bel tempo, il clima è mite (ma è indicazione più psicologica che meteorologica).
  • Sono… giorno: trovandosi ormai nel luogo eterno, il figlio sarà per il padre, quando morirà, l'aurora di una giornata destinata a durare per sempre.



Figure retoriche

Metafora = "tanta notte" (v. 12).

Ossimoro= "l'ha disfatta...la protegge" (v. 23).



Commento

La morte di un figlio è una delle prove più dure, se non la più dura, che un genitore possa affrontare nella vita. Nessun genitore si aspetta di sopravvivere ai propri figli e quando questo capita ci si sente in colpa per il solo fatto di essere vivi, al punto da non riuscire più a continuare a vivere come si faceva prima: l'angoscia è tale da non riuscire più a parlare, a lavorare, a fumare, a svolgere le più classiche delle azioni quotidiane.
A San Paolo, morirà il figlio Antonietto nel 1939, all'età di nove anni, per un'appendicite mal curata, lasciando il poeta in uno stato di acuto dolore e d'intensa prostrazione interiore, evidente in molte delle sue poesie successive, raccolte ne Il Dolore, del 1947, e in Un Grido e Paesaggi, del 1952.
Nonostante lo "schianto", cioè l'impatto che questo avvenimento ha avuto nella sua vita, il poeta non si lascia sopraffare dal dolore (non del tutto). Il dolore è una sofferenza insopportabile, Ungaretti lo trasforma in qualcosa di meno atroce, trovando consolazione col fatto che sente la presenza del figlio sempre accanto e crede fortemente che un giorno, quando anche la sua vita finirà, potrà ricongiungersi al proprio caro. In sintesi, vuole far credere (più a se stesso) che la perdita del figlio è superabile grazie al ricordo e alla speranza di poterlo un giorno riabbracciare (quando anche egli si spegnerà), ma questo non basta di certo per colmare un dolore così atroce, e la tristezza dei versi finali ne sono la dimostrazione più evidente.



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