Giorno per giorno, il dolore - Ungaretti


di Giuseppe Ungaretti
Spiegazione e commento:

Il Dolore fu scritto piangendo. «Il dolore è il libro che di più amo, il libro che ho scritto negli anni orribili, stretto alla gola. Se ne parlassi mi parrebbe d’essere impudico. Quel dolore non finirà più di straziarmi»

Nel denso e pregnante universo letterario del Novecento, la tematica del dolore diviene centrale per molti dei più importanti esponenti della cultura decadente. In Giuseppe Ungaretti tale topos e’ oggetto di una riflessione matura, basata sulla personale esperienza e sulla elaborazione di tale sentimento. Nella raccolta di poesie ad esso dedicate, l’ autore pondera, esamina e rielabora le sue più evolute considerazioni alla luce di una ritrovata fede nel divino.
Composto da liriche già apparse su riviste letterarie dell’epoca, Il Dolore ebbe una stesura unitaria e definitiva nel 1947. L’autore ci informa che il periodo di composizione delle singole poesie e’ individuabile negli anni compresi tra il 1937 ed il 1946, epoca in cui egli compose altri capolavori ( La Terra Promessa Un Grido e Paesaggi ) del tutto simili, per tematiche e modalità di composizione, all’opera in esame.

Nelle tre raccolte, lo stile subisce influenze derivanti dalla lettura e traduzione di altri testi maneggiati da Ungaretti, inoltre le difficili esperienze di vita, ed il ritorno alla fede che ad esse segui’, determinarono una valutazione ed una riconsiderazione dell’essere nel mondo del tutto nuove, e determinanti nel cammino evolutivo della poetica dell’autore.
Il dolore del poeta è causato soprattutto dalle disgrazie familiari che hanno colto impreparata l’intera famiglia Ungaretti; a tale condizione si aggiunge la lacerante esperienza dalla visione di Roma occupata dell'Italia straziata dalla guerra. Ma il quotidiano prevale sugli eventi storici: la morte del figlio e’ un evento sconvolgente, e le altre perdite parvero voler fare da corollario ad una lenta, inesorabile cancellazione di quella sorta di residuo edenico che è l'età infantile. Col fratello muore infatti l'ultimo testimone dell'infanzia del poeta, e col figlio la speranza di rivivere di riflesso quest'esperienza. Insieme l'anomalia della morte di un bimbo di nove anni lo porta a considerare la natura sotto un aspetto nuovo. Gli si configura così in modo preciso la violenza che la vita stessa comporta e l'ineluttabilità di essa. Per esprimere l'angoscia di tale scoperta e la sofferenza nella sopportazione della vita, Ungaretti modula il suo canto su un tono nuovo utilizzando la parola gridata o l'affanno reso con dei puntini di sospensione. Non si può tuttavia parlare di autocommiserazione, in quanto il suo non è atteggiamento passivo, ma espressione di forza; anche nel dolore personale Ungaretti non si isola, ma s'immedesima nel ruolo di cantore dell'umano dolore, non solo del proprio. E in tal senso, anche nelle composizioni ad oggetto più intimo e personale, si avverte il senso di solidarietà che unisce i sofferenti singoli.


4 commenti :

  1. x favore mi potete dare il testo della poesia "il dolore" di ungaretti? vi prego è molto urgente:(

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  2. Io sapevo che Il dolore fosse solamente una raccolta di alcune poesie che esprimono tutta la sofferenza di Ungaretti, invece ho trovato pure un testo che fosse fa al caso.
    Ecco il testo di giorno per giorno (Il dolore):


    "Nessuno, mamma, ha mai sofferto tanto..."
    E il volto già scomparso
    Ma gli occhi ancora vivi
    Dal guanciale volgeva alla finestra,
    E riempivano passeri la stanza
    Verso le briciole dal babbo sparse
    Per distrarre il suo bibmo...

    2.

    Or apotrò baciare solo in sogno
    Le fiduciose mani...
    E discorro, lavoro,
    Sono appena mutato, temo, fumo...
    Come si può ch'io regga a tanta notte?...

    3.

    Mi porteranno gli anni
    Chissà quali altri orrori,
    Ma ti sentivo accanto,
    M'avresti consolato...

    4.

    Mai, non saprete mai come m'illumina
    L'ombra che mi si pone a lato, timida,
    Quando non spero più...

    7.

    In cielo cerco il tuo felice volto,
    Ed i miei occhi in me null'altro vedano
    Quando anch'essi vorrà chiudere Iddio...

    8.

    E t'amo, t'amo, ed è continuo schianto!...

    10.

    Sono tornato ai colli, ai pini amati
    E del ritmo dell'aria il patrio accento
    Che non riudrò con te,
    Mi spezza ad ogni soffio..

    11.

    Passa la rondine e con essa estate,
    E anch'io, mi dico, passerò...
    Ma resti dell'amore che mi strazia
    Non solo segno un breve appannamento
    Se dall'inferno arrivo a qualche quiete...

    12.

    Sotto la scure il disilluso ramo
    Cadendo si lamenta appena, meno
    Che non la foglia al tocco della brezza...
    E fu la furia che abbattè la tenera
    Forma e la premurosa
    Carità d'una voce mi consuma...

    13.

    Non più furori reca a me l'estate,
    Nè primavera i suoi presentimenti;
    Puoi declinare, autunno,
    Con le tue stolte glorie:
    Per uno spoglio desiderio, inverno
    Distende la stagione più clemente!...

    15.

    Rievocherò senza rimorso sempre
    Un'incantevole agonia di sensi?
    Ascolta, cieco: "Un'anima è partita
    Dal comune castigo ancora illesa..."

    Mi abbatterà meno di non più udire
    I gridi vivi della sua purezza
    Che di sentire quasi estinto in me
    Il fremito pauroso della colpa?

    17.

    Fa dolce e forse qui vicino passi
    Dicendo: "Questo sole e tanto spazio
    ti calmino. Nel puro vento udire
    Puoi il tempo camminare e la mia voce.
    Ho in me raccolto a poco a poco e chiuso
    Lo slancio muto della tua speranza.
    Sono per te l'aurora e intatto giorno"

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    1. Mancano alcuni pezzi non è che riesci ad aggiungerli?....mi servono urgentemente....ti ringrazio ciao :)

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    2. su internet c'è solo questo testo, non so' nemmeno se corrisponde all'originale.

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