Non gridate più - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Non gridate più" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Non gridate più" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti e fa parte dell'omonima sezione della raccolta Il dolore.


Testo

Cessate d'uccidere i morti,
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

Hanno l'impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
lieta dove non passa l'uomo.



Parafrasi

Smettete di uccidere (nuovamente) i morti,
non gridate più, non gridate
se li volete ancora ascoltare,
se avete la speranza di non morire,

Sono come un debole sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell'erba,
rigogliosa dove non passa l'uomo.



Analisi del testo

Metrica: È scritta seguendo lo schema metrico del verso libero e divisa in due quartine: la prima di novenari (gli ultimi due in rima), la seconda formata da un endecasillabo (Hanno l'impercettibile sussurro), due settenari e, l'ultimo un novenario.

Le due strofe suddividono la lirica in due parti, cioè vengono trattati gli stessi argomenti ma con due sfumature diverse:
  1. La prima parte sottolinea le brutalità dell'uomo verso i suoi simili.
  2. La seconda parte, invece, sottolinea la civiltà distruttrice dell'uomo, che non risparmia nessuno, ed è riconosciuta anche dalla natura.



Figure retoriche

Adýnaton = "d'uccidere i morti" (v. 1). Consiste nell'affermare come se fosse certo qualcosa di impossibile a realizzarsi.

Anafora = i due versi iniziano con "Se" (vv. 3-4).

Personificazione = "erba/ lieta" (vv. 7-8).

Ripetizione "non gridate più, non gridate" (v. 2).

Enajmebements = vv. 2-3; 6-7.



Commento

In questa lirica è espresso il motivo del dolore colto attraverso un dato occasionale (il bombardamento del cimitero di Verano a Roma) e mediante un dialogo con gli altri uomini.
Il significato del primo verso "Cessate di uccidere i morti" è quello smetterla con gli assurdi rancori e a lasciare riposare in pace le vittime innocenti di una guerra folle, di una tragedia spaventosa e, quindi, di cessare i bombardamenti ai cimiteri. Il poeta invita i sopravvissuti a quell'immane guerra al silenzio (che è sacro), unica forma possibile di solidarietà e rispetto per i morti che dall'aldilà ci parlano con una voce impercettibile (ammoniscono i vivi ad essere più buoni, mandano un messaggio di speranza). Questa condizione è necessaria qualora i vivi vogliano sopravvivere, in quanto l'odio avvelena le anime e rovina gli uomini. In caso contrario, i morti verrebbero uccisi un'altra volta dalla guerra, della cui disumanità il bombardamento del cimitero si erge a tremenda metafora. Solamente l'erba cresce lietamente, in quanto non vi è più nessuno a calpestarla, e allo stesso modo sarebbero lieti i morti se cessassero i rancori e gli odi.


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