Un'altra notte - Ungaretti: analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Un'altra notte" di Giuseppe Ungaretti: testo, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Un'altra notte" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Vallone il 20 aprile 1917" e fa parte della raccolta L'allegria, nella sezione Naufragi.



Testo

In quest'oscuro
colle mani
gelate
distinguo
il mio viso

Mi vedo
abbandonato nell'infinito



Analisi del testo e commento

Per analizzare le poesie di Ungaretti bisogna sempre iniziare dal titolo, che è "Un'altra notte".
Non è una notte in particolare, ma è un'altra notte, e questo vuol dire che ce ne sono state altre come questa. Ma cosa hanno di particolare queste notti che il poeta ha voluto ricordare attraverso una poesia?

Innanzitutto, essendo collocata nella raccolta L'allegria possiamo dedurre che siano notti trascorse quando era in guerra. E ne ha scritte anche altre poesie caratterizzate dalla comune ambientazione notturna.

Qui di seguito andremo ad analizzare il testo parola per parola:


In quest'oscuro = s'intende nell'oscurità della notte, ed usa la preposizione "in" perché lui è in mezzo a questa oscurità che lo avvolge.


Colle mani gelate = l'aggettivo "oscuro" non è riferito al "colle" (oscuro colle), perché il termine colle non fa nessun riferimento a una collina; qualcuno potrebbe pensare erroneamente a questo ricordando il primo verso della poesia L'infinito di Giacomo Leopardi. Il "colle" della poesia di Ungaretti sta per "con le mani gelate", e può darsi che abbia unito le due parole per la condizione fisica per cui il ghiaccio si attacca alla pelle, quindi per trasmettere con le sole parole quella sensazione di freddo gelido che stava provando, e che era più forte nelle sue mani. 


Distinguo il mio viso = in questo buio, il poeta, distingue il suo viso, ed è come se si stesse guardando in terza persona. Un po' per il buio che non ti permette di vedere, un po' per il freddo e il vento che danno fastidio agli occhi, un po' perché in guerra si perde la dignità umana, Ungaretti afferma che nonostante tutto riesce a identificarsi quando guarda se stesso. Evidentemente altri suoi compagni si sono smarriti in guerra, nel senso che potrebbero aver avuto un crollo psicologico, mentre lui, grazie alla poesia, è come se avesse indossato una sorta di elmo che gli ha permesso di proteggere il suo viso, e quindi, non ha perso l'identità.


Mi vedo abbandonato nell'infinito = nei due versi finali il poeta prende coscienza della sua paurosa condizione (mi vedo) e la descrive come se si trovasse abbandonato nell'infinito, senza alcun appoggio. È proprio una brutta sensazione quella che sta vivendo, caratterizzata da una profonda solitudine (abbandonato) e di smarrimento (nell'infinito).

Ungaretti non vede l'ora che arrivi l'alba e che sorga il sole che lo possa riscaldare, questa sensazione l'ha invece descritta nella poesia Lindoro di deserto.



Figure retoriche

Enjambement = "Mani / gelate" (vv. 2-3), "distinguo / il mio viso" (vv. 4-5), "mi vedo / abbandonato nell'infinito" (vv. 6-7)

Abbandonato nell'infinito = iperbole (v. 7).


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