Sera - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Sera" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Sera" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti nel 1929 e fa parte della raccolta Sentimento del tempo, nella sezione Sogni e accordi.



Testo

Appiè dei passi della sera
Va un'acqua chiara
Colore dell'uliva,

E giunge al breve fuoco smemorato.

Nel fumo ora odo grilli e rane,

Dove tenere tremano erbe.



Parafrasi

Al calar della sera
l'acqua scorre limpida
di un colore verde oliva

E arriva sino ai vecchi ricordi.

Ora ricordo il verso dei grilli e delle rane,

e l'erba smossa dal vento



Analisi del testo e commento

Metrica: versi liberi.

Di questa poesia si possono ottenere diverse interpretazioni ed è questo il risultato che Ungaretti avrebbe voluto: lasciare che sia la sensibilità del lettore e non un processo logico (mediante un ragionamento) a trarne le conclusioni. Per capirla bisognerebbe lasciarsi abbandonare al fluire delle sensazioni e delle immagini presenti nel testo.

Proviamo a dare una nostra spiegazione analizzando verso per verso.

Appiè dei passi della sera = potrebbe fare riferimento all'imbrunire, quando il cielo diventa scuro dopo il tramonto oppure ai passi della sera personificata come una donna dalle sembianze divine che avanza passo dopo passo.

Va un'acqua chiara = "acqua chiara" è un binomio ripreso da "Chiare, fresche et dolci acque" di Francesco Petrarca.

Colore dell'uliva = è una tonalità di verde (olivastro) che può essere interpretato come il cielo limpido che tende a scurirsi e si riflette sulla corrente d'acqua oppure a una figura femminile in abito da sera appunto di questo colore.

E giunge al breve fuoco smemorato = significa che la luce dell'acqua si va mescolandosi con quella del tramonto; il fuoco smemorato è da intendere come un ricordo che si acceso.

Nel fumo ora odo grilli e rane = potrebbe essere la nebbia che sale verso sera sui corsi d'acqua, ma probabilmente si tratta del fatto che la memoria di Ungaretti è ancora appannata e, quindi, coperta dal fumo. Seppure esso non gli permette di vedere bene, attraverso l'udito riesce a sentire (o meglio ricordare) i suoni della natura, in questo caso i versi dei grilli e delle rane.

Dove tenere tremano erbe = questa è un altra cosa che Ungaretti riesce a ricordare. Il poeta non vede nemmeno l'erba che trema, cioè smossa dal vento, egli si accorge di questa presenza sentendo l'impercettibile vibrazione dei fili di erba.



Figure retoriche

Allitterazione della p = "appiè, passi" (v. 1).

Allitterazione della c = "acqua, chiara, colore" (vv. 2-3).

Allitterazione della r = "ora, grilli, rane" (v. 5).

Allitterazione della t e della r = "tenere, tremano, erbe" (v. 6).

Personificazione = "passi della sera" (v. 1).

Personificazione = "fuoco smemorato" (v. 4).

Anastrofe = "tenere tremano erbe" (v. 6).


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