Accadrà? - Ungaretti: spiegazione, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Accadrà" di Giuseppe Ungaretti: testo, spiegazione, analisi del testo, figure retoriche e commento.
Un primo piano della grande statua di San Pietro, Città del Vaticano, Roma

La poesia "Accadrà" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti e fa parte della raccolta Il dolore, nella sezione Roma occupata.



Testo

Tesa sempre in angoscia
E al limite di morte:
Terribile ventura;
Ma, anelante di grazia,
In tanta Tua agonia
Ritornavi a scoprire,
Senza darti mai pace,
Che, nel principio e nei sospiri sommi
Da una stessa speranza consolati,
Gli uomini sono uguali,
Figli d’un solo, d’un eterno Soffio.

Tragica Patria, l’insegnasti prodiga
A ogni favella libera,
E ne ebbero purezza dell’origine
Le immagini remote,
Le nuove, immemorabile radice.

Ma nella mente ora avverrà dei popoli
Che non più torni fertile
La parola ispirata,
E che Tu nel Tuo cuore,
Più generosa quanto più patisci,
Non la ritrovi ancora, più incantevole
Guanto più ascosa bruci?

Da venti secoli T’uccide l’uomo
Che incessante vivifichi rinata,
Umile interprete del Dio di tutti.

Patria stanca delle anime,
Succederà, universale fonte,
Che tu non più rifulga?

Sogno, grido, miracolo spezzante,
Seme d’amore nell’umana notte,
Speranza, fiore, canto,
Ora accadrà che cenere prevalga?



Analisi del testo e commento

In questa poesia il poeta adotta la metrica tradizionale, fa uso della punteggiatura e compone strofe abbastanza lunghe.

Il "tu" (tua agonia, v. 5) a cui tutta la poesia è rivolta non è mai nominato esplicitamente, tuttavia risulta chiaro dall'inserimento della poesia nella sezione "Roma occupata" e dai riferimenti che via via si snodano nella lirica: è la città di Roma negli anni della guerra (1943-44) quando era occupata dai nazisti e veniva ferita dai bombardamenti alleati; è vista in particolare come sede e centro del cristianesimo.

Diversi sono i versi che descrivono una Roma martoriata: "sempre in angoscia" (v. 1), "al limite di morte" (v. 2), "terribile ventura" (v. 3), "in tanta tua agonia" (v. 5).

Cosa scopre il poeta? Scopre che tutti gli uomini sono legati dalla stessa speranza, che consiste nell'essere uguali, cioè figli di un solo ed eterno soffio. Secondo l’insegnamento rivelato dalle Sacre Scritture ebraico-cristiane, l’uomo è creato dal soffio di Dio. "Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente" (Genesi, 2,7).

Non uguali come nel celebre motto francese "egalité" (Liberté, Égalité, Fraternité), già Manzoni aveva contestato il trinomio francese,  ma (come già accennava Manzoni ne Il Conte di Carmagnola: "tutti fatti a sembianza d’un solo, figli tutti di un solo riscatto, siam fratelli"), un'uguaglianza fondata sull'immagine e somiglianza con Dio e sulla redenzione in Cristo.

"Tragica patria l’insegnasti prodiga…" (v. 12): sta a significare che Roma è come un faro che diffonde la dignità inalienabile (non negoziabile, incedibile) di ogni uomo.

"Da venti secoli t'uccide l'uomo che incessante vivifichi rinata" (vv. 24-25): questi versi stanno a significare che Roma ne esce sempre più forte dopo ogni conflitto. Come dice il detto "quello che non uccide fortifica". I venti secoli potrebbero riferirsi al tempo da quando Roma è centro del mondo cristiano.

"Umile interprete del Dio di tutti" (v. 26): questo verso spiega che la Roma cristiana ha il
compito di garantire la lettura dei sacri testi, di interpretarli.

"Patria stanca delle anime, succederà universale fonte, che tu non più rifulga?" (vv. 27-29): universale fonte, sorgente da cui sgorga acqua buona per tutti, succederà che la tua luce si spenga?

"Ora accadrà che cenere prevalga?" (v. 33): nel verso conclusivo il verbo "prevalere" costituisce un preciso rimando a un testo evangelico, con il quale tutta la poesia stabilisce un dialogo. Gesù, rivolgendosi a Pietro per costituirlo capo degli apostoli, dice: "E io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (Matteo, 16,18). In tal modo, Gesù vuole assicurare la perennità della chiesa. Il poeta, dunque, si chiede se la desolazione infernale (cenere) non stia per avere il sopravvento sulla città santa e su quanto ha significato per la civiltà del mondo, e pare rivolgere un appello a Cristo perché confermi la sua promessa.

Quindi verrà frantumata e incenerita la dimora che custodisce da 2000 anni? Struggente interrogativo...



Figure retoriche

Anastrofe = "Da una stessa speranza consolati" (v. 9).

Antitesi = "uccide" (v. 24) e "vivifichi" (v. 25).

Enumerazione = "Sogno, grido, miracolo spezzante, Seme d'amore nell'umana notte, Speranza, fiore, canto" (vv. 30-32).


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