Tramonto - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Tramonto" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Tramonto" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Versa, il 20 maggio 1916" e fa parte della raccolta L'allegria, all'interno della sezione Il porto sepolto.



Testo

Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore


Parafrasi

Il cielo color rosa carne (al tramonto) suscita delle sensazioni che appaiono sotto forma di oasi che si mostrano al nomade come una rara salvezza nell'arido deserto.



Analisi del testo e commento

All'interno della sezione Il porto sepolto, la poesia "Tramonto", si trova collocata dopo la poesia "Fase d'oriente": non è una collocazione casuale, infatti quando usa i termini "oasi" o "nomade" non fa nessun riferimento all'Oriente o al deserto egiziano, perché lo ha già fatto nella poesia precedente e, quindi, questa ne è il continuo. Anche "il carnato del cielo" fa riferimento al tramonto nel deserto. Non va dimenticato che Ungaretti è nato ad Alessandria d’Egitto e che il paesaggio della sua città natale è molto presente in questa raccolta.

Per Ungaretti la parola deve essere innocente e capace di recuperare i contatti del passato; deve essere intensificata e lui concentra tutto il verso in un'unica parola.

Primo verso: Essendo il cielo di un colore rosaceo, per via del sole al tramonto, adotta il termine "carnato" che sta per carnagione. È come se al cielo volesse dargli un volto tondo e paffuto con le guance rosa.

Secondo verso: significa che il colorito del cielo fa scaturire nell'innamorato delle forti emozioni come quelle che proverebbe un nomade che attraversando il deserto vede l'oasi, ovvero un luogo che offre sollievo e ristoro.

Terzo verso: il nomade d'amore è un individuo che è in cerca di amore, ne ha bisogno, così come metaforicamente chi attraversa il deserto ha bisogno di trovare un oasi per assetarsi dopo un lungo viaggia intrapreso senza sosta.

In questa poesia la meta del nomade potrebbe essere la terra promessa. Con questo termine si indica la regione compresa tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano, attualmente divisa tra gli Stati di Israele e di Palestina. L'aggettivo si riferisce al significato spirituale di quella terra per ebrei, cristiani e musulmani. Per gli ebrei è la terra verso in cui Dio ha guidato il suo popolo tramite il profeta Mosè, invece per i cristiani, che hanno in comune con gli ebrei l'Antico Testamento, è anche la terra in cui è nato, morto e risorto Gesù Cristo.



Figure retoriche

Personificazione = "il carnato cielo" (v. 1). Come se il cielo avesse una carnagione rosacea tipica degli umani.

Metafora = "sveglia oasi" (v. 2).

Enjambements = vv. 1-2; 2-3.


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