Fase d'oriente - Ungaretti: analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Fase d'oriente" di Giuseppe Ungaretti: testo, spiegazione, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Fase d'oriente" è stata scritta da Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Versa, il 27 aprile 1916" e fa parte della raccolta L'allegria, all'interno della sezione Il porto sepolto.



Testo

Nel molle giro di un sorriso
ci sentiamo legare da un turbine
di germogli di desiderio

Ci vendemmia il sole

Chiudiamo gli occhi
per vedere nuotare in un lago
infinite promesse

Ci rinveniamo a marcare la terra
con questo corpo
che ora troppo ci pesa.



Analisi del testo e commento

Fase d'oriente: il titolo è divisibile in due parti, la "fase" è il momento di svago e di sospensione, mentre "l'oriente" va inteso in senso fiabesco, un luogo dove si può fantasticare.

Nel molle giro di un sorriso ci sentiamo legare da un turbine di germogli di desiderio = il sorriso dell'anima è paragonato a quello di una donna ed è per questo che fa uso degli aggettivi "dolcezza" e "morbidezza". E in questa atmosfera germoglia (= si sviluppa) un desiderio di legame così forte che lo definisce un vortice (movimento vorticoso) inevitabile.

Ci vendemmia il sole = va inteso come essere impregnati di sole, pieni di sole. Il sole rappresenta l'elemento "maschile" fecondatore, che feconda la terra e fa germogliare la vita: l'atto del vendemmiare è il momento in cui utilizziamo tutte le energie per abbandonarci al desiderio. La vendemmia è sia il periodo della raccolta dell'uva, ma in generale è anche un momento di felicità, un premio per tutto il lavoro svolto durante l'anno.

Chiudiamo gli occhi per vedere nuotare in un lago infinite promesse = ciò che si vede all'esterno passa in secondo piano rispetto a ciò che si può vedere dentro: i ricordi. Il sole, qui sembra fecondare la vista, e chiudendo gli occhi è possibile scendere nelle profondità e trovare le dolcezze che sono svanite nel tempo (le "infinite promesse").

Ci rinveniamo a marcare la terra con questo corpo che ora troppo ci pesa = e passata questa fase di "sogno" si ritorna nuovamente nella realtà: come un brusco risveglio. L'espressione "a marcare la terra" sta a significare che lasciamo un solco sulla terra come un aratro, usando il peso del nostro corpo (paragone che fa da contrasto al fatto che nella fase del sogno non siamo in grado di percepire il nostro peso).
Il risveglio da questa "fase d'oriente" affligge sia l'anima sia il corpo, che si "appesantisce" di fronte alla realtà.



Figure retoriche

Antitesi = "Chiudiamo gli occhi per vedere" (vv. 5-6).

Anafora = "ci" (v. 2, 4, 8).


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