Noia - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Noia" di Giuseppe Ungaretti: testo, parafrasi, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Noia" è stata scritta dal poeta Giuseppe Ungaretti nel 1914 e fa parte della raccolta L'allegria.



Testo

Anche questa notte passerà

Questa solitudine in giro
titubante ombra dei fili tranviari
sull'umido asfalto

Guardo le teste dei brumisti
nel mezzo sonno
tentennare



Parafrasi

Questa notte, come le altre, finirà

Intorno a questa solitudine
oscillante come l'ombra dei fili del tram
che si riflette sull'asfalto bagnato

Osservo le teste dei vetturini
che mezzi addormentati
oscillano (anche loro).



Analisi del testo

Metrica: versi liberi.

La lirica vive di tre momenti diversi e divisi nel testo dalla spaziatura, che però sono legati con il titolo: lo stato di noia.
Il legame tra il verso iniziale e la prima terzina è presente per via dell'aggettivo dimostrativo "questa", che Ungaretti utilizza per mettere in evidenza delle realtà astratte (qui riferito a notte e solitudine). 

I versi 2 e 3 sono caratterizzati dall'analogia: l'idea della solitudine è suggerita dall'ombra dei fili tranviari, in cui si raccoglie un'immagine di realtà inconsistente e incorporea. I fili stessi segnano appena un'esile quanto inafferrabile direzione spaziale, che attraversa l'astratta e vuota(in senso metafisico) profondità dell'ambiente circostante (in giro) , raccogliendosi nell'immagine sensoriale e visiva dell'umido asfalto.
Il punto di vista è ricondotto, in apertura dell'ultima terzina, alla persona del soggetto «guardo» , che scorge solo qualche figura oscillante: l'infinito "tentennare" (che occupa per intero il verso conclusivo) riprende il «tentennare» del verso 3, anche sul piano delle componenti foniche ("t" e "n", associate tra di loro o con le vocali "a" ed "e"). A sua volta è giustificato dalla sonnolenza (nel mezzo sonno) che, richiamando le immagini della notte e dell'ombra, si materializza anche nelle "teste dei brumisti" (al di là del suo significato letterale, questo termine rimanda, per associazione verbale, alla "bruma", ossia alla nebbia, alla foschia).



Figure retoriche

Enjambements: vv. 2-3; 3-4; 5-6; 6-7.

Epifora: "questa" (vv. 1-2).

Sinonimia: "titubante" (v. 3) e "tentennare" (v. 7).



Spiegazione per parola

  1. Brumisti: vetturini di piazza, fiaccherai (è un termine lombardo, che deriva dall'inglese brougham, tipo di carrozza).



Curiosità

Fa parte della sezione Ultime, datata Milano 1914-15. La poesia rappresenta la riduzione a pochi versi di un componimento assai più ampio, stampato per la prima volta nel 1915 nella rivista Lacerba, con il titolo di Sbadiglio.

Il testo in origine era il seguente:
Com'è immobile l'aria
anche questa notte passerà
passerà
questa vita in giro
titubante ombra di fili tranviari
sulla siccità del nebuloso asfalto

luna gioviale
perché s'è scomodata

guardo i faccioni dei brumisti tentennare.

Da notare come Ungaretti l'abbia ridotta e semplificata, eliminando ogni cadenza tipicamente crepuscolare, togliendo il verso iniziale che conteneva un'informazione troppo banale ed esteriore, sostituendo il termine piuttosto volgare e stonato in un contesto poetico "faccioni" con uno più generico "teste". Per lo stesso motivo elimina anche i termini "gioviale" e "scomodata".



Commento

Ungaretti sceglie come argomento centrale della poesia la condizione esistenziale della noia; questa nasce dall'idea della solitudine che c'è intorno, nell'ombra dei fili dei tram che attraversano uno spazio vuoto e si stagliano sull'umido asfalto. L'immagine della noia per il poeta, si concretizza nella figura dei brumisti, vetturini di piazza, che vacillano nel sonno.


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