Malinconia - Ungaretti: analisi e commento


Appunto di letteratura riguardante la poesia "Malinconia" di Giuseppe Ungaretti: testo, spiegazione, analisi del testo, figure retoriche e commento.

La poesia "Malinconia" è stata scritta dal poeta Giuseppe Ungaretti, porta l'indicazione "Quota Centoquarantuno, il 10 luglio 1916" e fa parte della raccolta L'allegria, nella sezione Il porto sepolto.



Testo

Calante malinconia lungo il corpo avvinto
al suo destino

Calante notturno abbandono
di corpi a pien’anima presi
nel silenzio vasto
che gli occhi non guardano
ma un’apprensione

Abbandono dolce di corpi
pesanti d’amaro
labbra rapprese
in tornitura di labbra lontane
voluttà crudele di corpi estinti
in voglie inappagabili

Mondo

Attonimento
in una gita folle
di pupille amorose

In una gita che se ne va in fumo
col sonno
e se incontra la morte
è il dormire più vero



Analisi del testo

Per comprendere al meglio questa poesia andremo ad analizzarla verso per verso.

Calante malinconia lungo il corpo avvinto al suo destino = la malinconia segue un movimento discendente che attraversa il corpo, che è avvinto, cioè legato al destino ma anche legato al desiderio del corpo stesso.

Calante notturno abbandono di corpi a pien’anima presi = viene ripetuto il termine "calante". Se prima era la malinconia a discendere, questa volta è il movimento della notte sui corpi di due innamorati che sono pieni d'anima, cioè pieni d'amore e probabilmente descritti dopo un rapporto amoroso.

Nel silenzio vasto che gli occhi non guardano ma un’apprensione = in un clima di silenzio, i due innamorati usano gli occhi non tanto per guardare, che è inutile, ma per percepire i battiti del cuore, perché l'amore non può essere visto, ma può essere sentito ascoltando le pulsazioni.

Abbandono dolce di corpi pesanti d’amaro = viene ripetuto il termine "abbandono", che è dolce (l'abbandono di corpi) ma allo stesso tempo pesante e amaro.

Labbra rapprese
= labbra coagulate o condensate.

In tornitura di labbra lontane = sta a indicare l'illusione di due labbra che si uniscono, in quanto si fa riferimento a una scena del passato e pertanto vi è questo contrasto tra l'allontanamento di due labbra e le labbra coagulate.

Voluttà crudele di corpi estinti in voglie inappagabili
= piacere intenso e allo stesso tempo crudele per i corpi che si estinguono dinnanzi a voglie che non possono essere soddisfatte.

Mondo = la parola occupa un intero verso ed è stata isolata per metterla in evidenza, in quanto il mondo viene visto con occhi desiderosi.

Attonimento in una gita folle di pupille amorose = si rimane sbalorditi e con un senso di smarrimento di fronte a un movimento disordinato e caotico che segue le impressioni del desiderio (Gita folle). Le "pupille amorose" sono un richiamo ai versi precedenti dove l'occhio non viene usato per guardare ma per sentire l'amore, si tratta di uno sguardo d'amore.

In una gita che se ne va in fumo col sonno
= come un desiderio che non può più essere esaudito, che va in fumo non appena si cade nel sonno.

E se incontra la morte è il dormire più vero
= e in questa gita, se dovesse incontrare la morte incontrerebbe il sonno definitivo.



Commento

Sul corpo, abbandonato al suo destino di stanchezza, scende una malinconia comune a molti altri esseri umani, che però è invisibile ai nostri occhi. E quando i corpi si abbandonano al sonno, quasi dolce è l'oblio (della morte) in confronto alle amarezze e alle avversità del vivere. Vivere è definito come un continuo agitarsi, una condizione quasi crudele, un viaggio (gita) folle nel mondo. E in questa "gita", se si arriva ad incontrare la morte nel sonno, si ottiene il sonno più vero, perché non ci si può più risvegliare da esso.



Figure retoriche

Anafora = "calante" (v.1 e v.2)

Ossimoro = dolce (v. 8) e amaro (v. 9). Entrambi gli aggettivi relativo al gusto sono associati al sostantivo corpi.


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