Postura corretta davanti al PC, distanza dallo schermo e altezza della sedia


Stare quotidianamente seduto davanti al computer non è certamente un toccasana ma anche stare sempre in piedi non è da meno. In sintesi nell'articolo su come sedersi davanti al computer si è parlato di quanto sia importante il tipo di sedia scelto, il modo con cui bisogna regolarla e le posizione scorrette da evitare nella maniera più assoluta per non deformare la colonna vertebrale. Inoltre stare troppo vicini allo schermo e per molto tempo può creare disturbi visivi, quindi quel che ci vuole è un po' di chiarezza: delle distanze di sicurezza personalizzate perché variano a seconda delle caratteristiche fisiche della persona che sta davanti allo schermo del PC.

Ergotronè un applicazione web interattiva che permette di trovare le giuste distanze dalla scrivania e dallo schermo inserendo correttamente le informazioni richieste.

Ecco come usare il sito:

1) Dovete inserire la vostra altezza (da 153 cm a 193 cm), automaticamente vi appariranno dei valori nel secondo punto.

2) Dovete prendere nota di tutti i valori che appaiono nell'immagine come l'altezza della sedia (Seat Height), del tavolo (Sitting Elbow Height) e degli occhi dalla sedia (Sitting Eye Height); mentre la distanza degli occhi dallo schermo è di un braccio ovvero di 50-75  cm e l'inclinazione dello schermo di 10-20°. In piedi, invece, si deve prendere come punto di riferimento la distanza che c'è fra i gomiti e il pavimento (Sitting Elbow Height).

3) Adesso che conoscete tutte le misure non vi resta altro da fare che applicarle alla vostra postazione ma ricordate che possono esserci altri fattori esterni che possono influire in negativo come l'altezza delle scarpe che si deve andare ad aggiungere per una corretta misurazione.
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Tesina sulle isole Hawaii - Terza Media


Collegamenti per tesina di terza media sulle isole Hawaii.


Geografia: isole Hawaii

Scienze: I vulcani

Storia: attacco di Pearl Harbor

Italiano: Leopardi e al suo "Dialogo della Natura e un islandese" (è il collegamento più affine che ho trovato collegandolo alla natura. Nel senso che la prima cosa che viene in mente pensando alle Hawaii è la natura come il mare cristallino, spiagge bianche, cascate, laghetti, foreste ecc.)

Musica: 
- Musica tradizionale hawaiiana
- Elvis Presley perché le ha dedicato una canzone.

Inglese: James Cook che morì alle Hawaii

Francese: il vulcano malato, lettere 1832-1866" di Baudelaire

Spagnolo: la povertà e gli zingari hawaiani affini con gli spagnoli.

Religione: il culto romano in relazione al dio vulcano.

Arte: Due donne tahitiane di Paul Gauguin

Ed. fisica: sport nelle Hawaii

Tecnica: 
- I settori produttivi, particolarmente il terziario perché le Hawaii vivono soprattutto di turismo e di finanza non sempre chiara e onesta.
- Energie alternative: essenzialmente, la geotermica, la termica marina, l'energia delle onde.
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Tesina sul motore - Terza Media


Collegamenti per tesina di terza media sul motore.


Storia: seconda rivoluzione industriale

Tecnica: schema del motore a scoppio, petrolio, fonti energia rinnovabili e non rinnovabili.

Scienze: Il cuore è definito il motore del corpo umano, o inquinamento.

Italiano: All'automobile da corsa di Filippo Tommaso Marinetti oppure il Futurismo, movimento del primo Novecento che esaltò il progresso , la tecnica, la velocità.

Geografia: gli Stati Uniti in generale, in particolare il Michigan perché a Detroit nacque una delle più importanti case automobilistiche , la Ford, fondata da Henry Ford

Artistica: un quadro futurista sull'automobile: "Dinamismo di un'automobile" di Luigi Russolo
Musica:illustrerei l'album "Automobili" di Lucio Dalla, scegliendo poi il commento di una canzone in particolare.

Inglese: Henry Ford o l'automobile o il Michigan o Detroit...

Francese: le case automobilistiche francesi (una o tutte in breve)

Scienze Motorie (ed. fisica)I danni della sedentarietà e di un uso superfluo dell'auto anche per spostamenti minimi.
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Come sedersi davanti al computer


Chi lavora in ufficio seduto e magari anche davanti al computer per ore e ore (5-8 ore giornaliere) non può di certo permettersi di trascurare il proprio stato di salute in quanto i problemi muscolari e anche alle ossa inizieranno a farsi sentire ben presto e poi si dovrà andare dal massaggiatore, in palestra e nei casi più gravi anche eseguire interventi chirurgici di aggiustamento. I problemi più comuni sono il torcicollo, il mal di schiena e gli arti inferiori e superiori indolenziti... per non parlare anche del fondoschiena, quella è la parte del corpo che ne risente di più e che ci spinge a cambiare posizione.

Insomma per stare davanti al computer si devono rispettare alcune regole che potrebbero risultare lunghe e difficili da applicare per troppo tempo ed è proprio per questo che si consiglia dopo un certo numero di ore di fare delle pause, proprio per non perdere la concentrazione e il cognizione del tempo.

Eccovi tutte le regole per sedersi davanti al computer correttamente:

1) Regolare la sedia: Chi si siede per poche ore o comunque ha ampia libertà perché lavora in casa e può alzarsi tutte le volte che vuole può utilizzare anche le normali sedie fisse ma per lavoro bisogna scegliere sedie che possano essere facilmente regolabili in altezza, nella posizione dello schienale e dei braccioli.
- Per ridurre lo sforzo della schiena ed evitare il mal di schiena in caso di vita sedentaria si deve regolare lo schienale a 100-110° in modo che la parte bassa della schiena sia adeguatamente supportata. 
- La sedia va regolata per prima cosa in altezza in modo che entrambi i piedi poggiano a terra, questo per evitare che si scivoli dalla sedia e si assumono posizioni scorrette, se i piedi non arrivano a terra si deve utilizzare un poggiapiedi; non incrociate le gambe, in quanto questo può causare blocchi alla circolazione ed avere come conseguenze il piede o la gamba 'addormentati' e problemi all'anca.
- Da seduti l'altezza delle ginocchia deve essere a livello dei fianchi o leggermente più bassa, se la sedia è troppo alta potrebbe essere necessario un poggia piedi in questi casi.

2) Regolare la tastiera: Si deve posizionare la tastiera proprio di fronte durante la digitazione con uno distanza da essa di 100mm-150mm per permettere di posizionare correttamente i gomiti ed appoggiare i polsi. Se non si utilizzano entrambe le mani perché per quel tipo di lavoro occorrono solo le frecce direzionali (per fare un esempio) conviene spostare leggermente il computer in posizione più vicino della mano per stancarla meno, ma solo per un periodo non troppo lungo.
- I polsi devono stare dritti quando si utilizza una tastiera.
- Le tastiere conviene utilizzarle su un piano inclinato, se non presentano alcuna regolazione si potrebbe inserire sotto di esse un piano di appoggio per creare un dislivello ed avere i tasti in modo più frontali possibile oppure regolare la sedia in maniera opportuna.
- I poggiapolsi non sono obbligatori ma aiutano a mantenere i polsi dritti.

2) Regolare la sedia (2° parte): Regolare l'altezza della sedia in modo che sia possibile utilizzare la tastiera con i polsi e avambracci dritti e livellati con il pavimento, ed i gomiti piegati a 100-110° quasi a formare una forma ad L. Questo può aiutare a prevenire dolori al collo e alla schiena per lo sforzo ripetitivo e alle braccia. Inoltre la sedia deve essere

3) Regolare lo schermo: Importantissimo è il posizionamento del monitor, la distanza, l'altezza e l'inclinazione aiutano a sforzare meno la vista e a tenere una corretta posizione del corpo da seduti.
- Lo schermo deve trovarsi in posizione centrata.
- La distanza di sicurezza è di circa un braccio.
- Lo schermo deve trovarsi in modo che il collo rimango fisso in avanti, quindi deve superare di poco il livello dell'occhio (cosa molto difficile da ottenere coi computer portatili di piccole dimensioni).
- Nello schermo non devono apparire riflessi causati dalla troppa luce, eventualmente usate le tende nelle finestre per eliminare qualsiasi tipo di riflesso, inoltre la troppa luca fa male, il computer deve essere l'elemento più luminoso.
- Con il programma F.lux si può regolare la luminosità del computer in base all'orario cosicché la sera, la notte o di mattina presto si elimina l'effetto bagliore dello schermo.
- Lo schermo deve essere frontale, quindi l'inclinazione non deve essere esagerata, si deve vedere bene con spalle appoggiate allo schienale della sedia.

4) Regolare il mouse: il mouse deve essere posizionato il più vicino possibile, è consigliabile utilizzare un tappetino sotto di esso sia per non graffiare la superficie del tavolo sia perché il tavolo ha una temperatura più fredda rispetto al tappetino e quindi può arrecare dolori all'articolazione del polso.

5) Lavorare con occhiali: le persone con gli occhiali bifocali possono trovarsi nella situazione meno ideale per lavorare al computer. E' importante essere in grado di vedere lo schermo facilmente senza dover alzare o abbassare la testa ma questo non è possibile farlo con lenti bifocali, potrebbe essere necessario un diverso tipo di occhiali. In caso di dubbi consultare il proprio oculista.

6) Rendere gli oggetti accessibili: posizionare gli oggetti di uso frequente, come ad esempio il telefono, la cucitrice, il telefonino a portata di mano. Evitare di stirarsi o torcersi per raggiungere un oggetto per non schiodarsi dalla sedia, in questi casi è meglio alzarsi per evitare guai peggiore che possono durare anche diversi giorni.

7) Evitare gli abusi al telefono: Se utilizzate frequentemente il telefono mentre scrivete al computer, provate ad utilizzare anche un auricolare, questo perché il telefono tra l'orecchio e la spalla può sforzare i muscoli del collo.

8) Fare pause: anche se la sedia è comoda ed avete seguito tutti gli accorgimenti possibili bisogna ugualmente cambiare posizione, le posture statiche non fanno bene per la circolazione del sangue e per il corpo in generale. Per questo si consiglia di:
- Ogni 30 minuti di alzarsi in piedi per fare una pausa di 1-2 minuti.
- Se possibile a intervalli di 1 ora smettere di star al computer per 5-10 minuti e dedicarsi a qualcos'altro.
- Quando è possibile evitare di stare seduto o davanti al computer (mi riferisco alle pause pranzo), uscite all'aperto.
- Per far riposare gli occhi basterebbe distogliere lo sguardo dallo schermo del pc per meno di un minuto e fissare un oggetto in lontananza per circa 20 secondi, in linea generale va bene anche aprire e chiudere l'occhio in quanto il battito degli occhi è inferiore a causa della luce blu degli schermi.

9) Per chi usa il portatile: il portatile è scomodo se usato per molte ore ma, invece, risulta comodo per utilizzarlo in zone diverse e quindi per mezz'ora al giorno o ad intervalli si può anche pensare di utilizzarlo in piedi su un piano d'appoggio alto che può essere un mobile, il frigorifero...

10) Video: dato che le parole non bastano eccovi due video interessanti a tema con questa problematica.
Come sedersi davanti al Pcvengono mostrare le posizioni scorrette e gli aggiustamenti spiegati in questo articolo, come un cuscino per la schiena, il poggiapiedi, le pause ecc.
Esercizi per vita sedentaria: chi non può fare a meno di stare ore e ore seduto può seguire questo video che illustra alcuni esercizi da eseguire per sciogliere i muscoli tesi del corpo per colpa della staticità della posizione assunta quotidianamente.

Se inserite la vostra altezza ci penserà il sito Ergotron a calcolare tutte le distanze sia da seduto che in piedi.
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Tesina sul Novecento - Terza Media


Collegamenti per tesina di terza media sul novecento.


Storia: 
- Prima guerra mondiale o seconda guerra mondiale.
- Primo o secondo dopoguerra.
- Situazione precedente alle due guerre.

Letteratura:
- Primo Levi.
- Giuseppe Ungaretti
- Gabriele D'Annunzio,
- Salvatore Quasimodo e Milano agosto 1943.

Geografia:
- Stati Uniti

Musica:
- Jazz,
- Pop,
- Rock
- Canzoni alpini

Tecnologia:
- Lavoro e disoccupazione
- Bomba atomica
- Armi delle due guerre mondiali
Petrolio,
- L'automobile.

Francese: 
- Le racisme
- Belle Époque

Scienze:
- Le forze
- Elettricità e magnetismo
- DNA e mutazioni
- Poliomielite.
Lista scoperte scientifiche del '900
- I terremoti (terremoto di Messina del 1908)

Inglese:
- Segregation
- Churchill
- Martin Luther King

Arte:
- Pop art
- Espressionismo tedesco

Cittadinanza: 
- Costituzione italiana

Ed. fisica: 
- Il calcio
- Olimpiadi moderne
- Basket

Spagnolo:
- La guerra civile spagnola (tra il luglio 1936 e l'aprile 1939)
- Juan Ramón Jiménez

Tedesco: 
- Il muro di Berlino
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Regolare la luminosità dello schermo per stancare meno la vista


Stare davanti al computer in orari notturni oppure svegliarsi di mattina presto, con aria ancora assonnacchiata per mettersi a scrivere o leggere davanti allo schermo del pc non è proprio il massimo perché quella inquietante luce blu, quel bagliore che emette fa male agli occhi sia immediatamente nelle condizioni appena descritte sia col tempo anche in condizione di buona luminosità. Tra l'altro è indubbio che la luce blu del computer ritarda il sonno, infatti si impiega almeno un'ora prima di addormentarsi.
Ma durante il giorno non serve modificare la luminosità perché i computer sono progettati proprio per essere utilizzati di giorno con luce naturale (del Sole). Gli orari più critici sono le 7:00 di mattina, le 22:00, le 3:00 di notte, gli orari in cui il sole non è presente.

Regolare la luminosità dello schermo rientra tra i metodi per proteggere gli occhi dal monitor dei computer ed aiuta certamente a sforzare meno la vista e a poter stare più ore davanti al computer limitando disturbi come arrossamento e occhi secchi. Variare la luminosità manualmente può essere noioso ed anche inutile perché lo schermo diventa di un colore grigiastro, a tal proposito voglio consigliarvi un tool per pc davvero utile:

F.luxquesto piccolo programma disponibile in modo gratuito per Windows, Mac, Linux, iPhone/iPad regola la luminosità dello schermo automaticamente adattandola in base all'orario. Anziché il grigiastro di cui vi parlavo in precedenza aggiungerà un giallognolo meno fastidioso, forse al primo impatto lo disgusterete ma prima di eliminarlo definitivamente imparate a settarlo correttamente...
È disponibile anche come app per Windows 10 e come estensione per Chrome.


Appena avviate il programma dovete cliccare su Setting, poi sta scritto Set your location cliccate sul pulsante change per inserire una località diversa da quella messa di default. Potete inserire la latitudine (cercando la vostra città su Wikipedia), oppure inserire il codice CAP o il nome della vostra città; assicuratevi che la località inserita appaia correttamente nella mappa ed infine cliccate su Ok.

Cliccando sulle tre lineette orizzontali si aprirà un menù, selezionate Lighting at night (illuminazione notturna) e selezionate il tipo di luce che possedete in casa (alogene o a fluorescenza).

Chi lavora con programmi di grafica, questo programma può creare dei problemi perché certi colori si vedranno meno intensi ed in questo caso si deve mettere la spunta su Disable for one hour, per disabilitare il programma per un ora, si riattiverà in seguito automaticamente. 

Seguendo questi piccoli accorgimenti lo schermo si vedrà con colori decisamente più rilassanti, eventualmente si possono spostare i due valori (Daytime, At night) leggermente ed in modo graduale per regolare la luminosità nel modo desiderato. 

Io non avevo mai provato questo programma prima d'ora ma penso che lo userò più spesso infatti appena lo stavo per disattivare mi sono accorto quanto accechi la luminosità soprattutto in presenza di siti con sfondo bianco. Chissà se anche a voi da' questi miglioramenti visivi, mi farebbe piacere se lasciaste anche un vostro parere personale.
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Disattivare i video di Facebook con avvio automatico


Ancora una nuova novità su Facebook, questa volta Mark Zuckerberg insieme ai suoi soci hanno adottato un nuovo modo di fare pubblicità attraverso la riproduzione automatica dei video. I cambiamenti creano critica e questo può solo fare bene al social network che secondo i suoi calcoli gli utenti interagiranno un 10% in più rispetto a prima e se da un lato è conveniente avere un video che parte istantaneamente perché altrimenti nemmeno l'avremmo visto dall'altra parte invece ci sono anche degli svantaggi.

I video si avviano automaticamente solo quando si scorre la pagina principale (la Home) e poi ci si ritrova sopra di esso, se si scorre invece verso sopra o verso sotto il video si ferma. Questo avviene sia sui PC che su smarthphone, tablet.

In realtà non è che sia tanto fastidioso in linea generale, infatti l'audio è muto e bisognerebbe alzare la barra del volume del video manualmente oppure cliccare sul video o metterlo a tutto schermo per sentire anche i suoni e le voci. Però penalizzano sicuramente chi una connessione con limiti di traffico dati e non può permettersi di sprecare MB inutili guardando video che nemmeno interessano, inoltre da non trascurare anche il consumo della batteria di portatili e cellulari.

Come si disattivano da PC

Per disabilitare l’avvio automatico dei video su Facebook da PC dovete innanzitutto eseguire il login su Facebook e accedere alla pagina iniziale (quella delle news e aggiornamenti degli amici e delle pagine) poi cliccare sulla freccetta vicino all'icona delle notifiche e poi selezionare Impostazioni.

Successivamente selezionate la sezione Video e poi accanto alla dicitura "Questa impostazione vale solo quando stai usando Facebook dal tuo computer. Vai nelle impostazioni del tuo telefono per cambiare la riproduzione automatica nell'app di Facebook." dovete mettere Disattivo.



In questo modo i video non saranno automatici, si presenteranno come se fossero foto e dovete cliccarci di sopra per farli partire.

Come si disattivano da Mobile

Chi invece utilizza uno smartphone, tablet Android, iPhone e iPad sta utilizzando la versione mobile di Facebook e per disattivare i video che si avviano automaticamente si deve andare nell'impostazioni dell'applicazione di Facebook e mettere la spunta e quindi ON su Riproduci automaticamente video solo su Wi-Fi, in questo modo collegandovi in rete 3G i video non partiranno più da soli.



E voi come li preferite, attivati o disattivati?


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Gabriele D'Annunzio: Dalfino


Riassunto:
Dalfino era orfano: la madre l’ha uccisa lui nascendo mentre il padre se l’era portato via il mare. Come ogni uomo, Dalfino combatté il dolore della perdita amando la causa della privazione: lui amava l’acqua salata.
E divenne pescatore. Era alto, la schiena curva dal lavoro, braccia e gambe possenti che gli consentirono di essere un ottimo nuotatore, la dote che gli attribuì il soprannome.
Poi c’era la sua migliore amica La Zarra con occhi da pantera e voce da sirena, insomma l’unico legame con la terra ferma. Lei lo aspetta ogni sera fare ritorno dalla pesca e lo accompagna nel lavoro. Sempre lei gli parlava e lo ascoltava. Ma se Dalfino era acqua, la Zarra era sangue.
Il figlio finanziere di comare ‘Gnese, quella del presepe con le case piccole piccole, si arricciò i baffi in direzione di questo sangue così rosso ed il sangue si volse.
L’acqua vide e fu tempesta.
Dalfino andò alla dogana, geloso e preoccupato di perdere pure lei, sgozzò il rivale e, mentre le urla straziate di comare Agnese lo inseguivano, si gettò in mare, scomparendo nelle onde.

Analisi del testo:
D’Annunzio in questo secondo racconto parla di mare e di sangue: con uno stile linguistico alto e fluente, i due protagonisti sono come la paranza di Dalfino; in balia delle onde del destino non potranno far altro che osservare gli eventi, soccombendo sotto l’onda più alta.
Sublime il tratto “…Ma l’odore del mare li ubriacava que’ due; fluttui verdi li cullavano per ore…”; con la quale D’Annunzio fa immaginare il mare scrivendo su un semplice foglio di carta.

Il periodare delle frasi è ritmico: come i flutti sulla battigia c’è un’andata ed un ritorno; non ci sono accenti o vocalità che infrangono l’apparente calma dell’acqua: tutto è sereno, pacifico, è natura.
Un paradiso marino rotto nel suo silenzio dalle urla straziate di una donna: come in una tempesta il lampo, la luce visibile (Dalfino sgozza il finanziere), è stato seguito dal tuono (il grido di ‘Gnese).
E sempre come una tempesta la nuvola che causò tutto ciò se ne andò di sua volontà, se seguendo il vento o il mare è solamente una decisione che varia in base alla materia. E questo D’Annunzio lo sa molto bene.

1) Caratteristiche fisiche e psicologiche: Fisicamente simile ad un delfino, nuotatore abilissimo, abbronzatissimo, forte di gambe e braccia, bellissimo e selvaggio. Anche Zarra è alta, bella, flessuosa e animalesca, simile ad una pantera.

2) Tutta la prima parte descrittiva di Dalfino è intessuta di riferimenti al mare.

3) Personaggi e paesaggi sono incontrovertibilmente collegati nelle opere dannunziane: natura e uomo sono legati romanticamente, come se non ci fosse alcuna differenza. Ecco perché i caratteri selvaggi della natura di rispecchiano in quelli dei personaggi e viceversa.

4) Tipo di narratore: Il narratore è esterno alla vicenda, interviene solo con frequenti esclamazioni quasi fosse attratto dal mondo che rappresenta. Ma in realtà tra lui e loro c'è la differenza culturale. Nessuno dei suoi personaggi potrebbe esprimersi in quel modo tanto elaborato.
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Come proteggere gli occhi da computer, cellulari, televisione


La maggior parte delle persone trascorre molto tempo davanti il computer, i motivi possono essere diversi: c'è chi lo usa per motivi di lavoro e chi invece per trascorrere il tempo libero (nelle chat, nei siti di giochi online, e per scaricare contenuti); in realtà lo si utilizza anche per studiare ma so per certo che per le ricerche scolastiche di uno studente medio non si impiegano più di 15 minuti (ehehe). Il computer accoppiato ad internet è un ottimo strumento per informarsi ed imparare cose nuove, oltre a trovare amicizie e nuovi amori ma può essere un problema per chi quotidianamente lo utilizza per troppe ore. Questo perché il pc così come qualsiasi altro dispositivo digitale come smartphone, il tablet o la TV creano disturbi alla vista. Per disturbi alla vista si intendono l'arrossamento degli occhi, il sentirseli secchi, oppure notare un calo temporaneo della vista (lo si nota maggiormente di sera).

Quanto tempo state davanti a computer o cellulari? Quattro ore, sette ore, più di dieci? La maggior parte di noi gli dedica circa 6-9 ore al giorno, il 28% passa più di dieci ore al giorno di fronte il monitor del pc e altri tipi di schermo.

Anche dopo sole 2 ore gli occhi possono sentirsi in tensione, non ha importanza in questo caso il fattore dell'età o della graduazione della vista, questo sintomo di stanchezza è dovuto agli occhi che si asciugano rapidamente davanti ad uno schermo perché l'occhio riduce drasticamente la frequenza dei battiti di ciglia di ben 5 volte. Inoltre anche quella volta che l'occhio si chiude per necessità è molto probabile che tale operazione avviene in modo incompleto in quanto l'occhio non copre completamente la cornea e di conseguenza ecco l'arrivo dell'affaticamento della vista, stanchezza e anche del mal di testa.

Cosa fa più male?

Tra stare 3 davanti al cellulare, pc o tv quello che fa più male per la vista è il cellulare perché lo schermo è più piccolo e ci si sforza maggiormente, a seguire troviamo il computer ed infine la televisione che fa meno male perché la si guarda almeno a 2 metri di distanza

La luce blu

Gli schermi digitali di computer è smartphone emettono luce blu (o luce visibile ad alta energia) che fa invecchiare la vista molto più rapidamente rispetto al normale - questo secondo gli studiosi - certo, può sembrare una cosa allarmistica in quanto sono molte le persone che stanno davanti al computer ma non portano nemmeno le lenti però sul fatto che crea disturbi nel sonno e sulla concentrazione direi che non ci sono affatto dubbi, sfido chiunque a stare molte ore davanti al computer e non sentirsi un po' rintronato.

Soluzioni, precauzioni e protezioni

Non è difficile proteggere gli occhi dai danni causati dalla luce emessa dagli schermi, richiede solo qualche conoscenza e piccoli aggiustamenti nelle operazioni quotidiane.

1) Abbassare le luce: Al contrario di come si legge in giro, quando si utilizza il computer, la stanza non deve essere molto luminosa, al contrario si deve abbassare la luminosità in modo che l'elemento più luminoso sia appunto il computer; nel caso in cui si devono leggere fogli o scrivere può essere utile una lampada da scrivania.

2) Ridurre l'abbagliamento: Non solo la luce esterna ma anche quella interna del computer va regolata nel giusto modo, per prima cosa si devono eliminare i riflessi, nel computer non devono apparire finestre o oggetti della stanza che potrebbero provocare disagio. Esistono schermi anti riflesso ma la soluzione migliore è quella di posizionare il computer lontano da una finestra e pulirlo regolarmente.

3) Ridurre al minimo l'esposizione alla luce blu: Bisogna evitare di esporsi alla luce blu almeno 2-3 prima di andare a coricarsi, in quanto ciò altera il ritmo circadiano (l'occhio si adatta alla luce modificando i processi biologici e comportamentali). A tal proposito si può provare ad utilizzare programmi che regolano automaticamente la luminosità dello schermo del computer in base all'ora del giorno.

4) Regola del 20-20-20: Questa semplice regola ma molto utile per riposare l'occhio è guardare distogliere lo sguardo dallo schermo ogni 20 minuti e fissare un oggetto distante almeno 20 metri di distanza per almeno 20 secondi.

5) Postura corretta: Per diminuire la fatica degli occhi bisogna sedersi davanti al computer nella posizione corretta, si devono evitare tutte quelle posizioni sregolate che per convinzione diciamo che sono più comode; in realtà oltre al mal di collo e di schiena danneggiano la vista perché si guarda lo schermo da troppo distanti o troppo vicino e anche in modo inclinato.

6) Vitamina A: Le patate dolci, le carote, le verdure a foglia verde contengono tutti la vitamina A e fanno bene per il processo della rodopsina nel far percepire la luce alla retina in modo corretto.

7) Ascoltare il corpo: ci si sente stanchi di stare davanti al computer, anziché stropicciare gli occhi, dovete prendervi almeno una piccola pausa, sciacquarsi la faccia, aprire e chiudere gli occhi per almeno 10 volte per rinvigorirli un po'.  Se questi piccoli metodi non bastano prenotatevi una visita di controllo dall'oculista per verificare se avete bisogno di occhiali da vista o proprio per il computer, o se il problema è l'occhio asciutto potrebbe anche consigliarvi l'uso di gocce lubrificanti in caso di necessità. Gli acquisti fai da te in questi casi non servono a nulla, anzi potrebbero peggiorare la situazione, serve sempre il parere dell'esperto.

E' un argomento che interessa un po' tutti, se ne sapete di più lasciate un commento.
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Tesina sul Futurismo - Terza Media


Collegamenti per tesina di terza media sul futurismo.


Motivazione: Il futurismo è un movimento in cui viene esaltata la velocità, l'energia. Quindi potete dire parlare di una concezione dell'arte moderna che vi ha affascinato maggiormente perché rispecchia la frenesia della vita al giorno d'oggi, poiché tutti hanno fretta e poco tempo per rilassarsi.

Storia: la rivoluzione industriale e la fine dell'800, vista come acceleratore non solo dell'economia mondiale, ma anche della vita dei popoli (abbandono delle campagne, massiccio afflusso nelle città, aumento frenetico dei ritmi di vita/lavoro, turni nelle fabbriche, introduzione del ciclo continuo ) ecc.
Inoltre i futuristi erano interventisti quindi a favore dell'entrata in guerra... pensavano che solo attraverso la guerra si potesse accedere verso un'epoca moderna e "tecnologica" quindi entrambe le guerra (1° 2°) andrebbero bene.

Letteratura: Filippo Tommaso Marinetti (fondatore del movimento futurista), oppure Aldo Palazzeschi. (Vedi anche: elenco scrittori e poeti futuristi).

Diritto o civica: la velocità introdotta dalla rivoluzione industriale investe anche il diritto. A fine '800 e inizi '900 nascono i grandi problemi del proletariato, impiegato nelle fabbriche senza regole e sfruttato, le proteste, gli scioperi e le repressioni. In tutto questo il diritto, che deve prima prendere atto di questa situazione e poi cercare di risolverla ( i grandi sindacati, l'introduzione del diritto di sciopero, la regolamentazione del lavoro in fabbrica, dei diritti dei lavoratori ecc);

Tecnica: la rivoluzione dei grandi centri urbani, che devono essere ripensati per accogliere una moltitudine di persone mai vista prima, i quartieri popolari, ma anche le macchine (automobili ecc) che irrompono nel tessuto cittadino delle strade, nonché l'influenza che la velocità il progresso tecnologico infondono nelle nuove menti (il futurismo applicato all'architettura).

Arte: Umberto Boccioni (principale teorico ed esponente del movimento futurista)

Musica: Rodolfo De Angelis (futurista anche lui)

Scienze: Il manifesto della cucina futurista

Inglese: non lo vedo molto collegabile con il futurismo, che è un fenomeno tipicamente italiano. Del resto è meglio lasciar fuori una materia dalla tesina piuttosto che inserircela per forza.

Francese: Guillaime Apollinaire (ha appoggiato il futurismo pubblicando il manifesto "L'antitradizione futurista")
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Immagini Strane ma Divertenti su Google Maps


Quando la Google Car si fa il giro di tutte le strade del mondo per fotografarle e renderle disponibili per tutti gli internauti su Google Maps, cattura proprio tutto (auto, case, persone, animali, insegne ecc) e quindi diventa inevitabile catturare nelle foto personaggi strani o comunque situazioni stravaganti. D'altronde bisogna considerare che per le foto di Street View devono passare con delle automobili appositamente attrezzate per tutte le strade, quindi ci vuole tempo e denaro e fatta eccezione per località importanti (Roma, Londra, Parigi) quando trovano elementi che non possono essere visualizzati perché violano la privacy, inseriscono la censura, ma questa offusca al massimo il volto ma non l'azione che la persona stava compiendo e quindi anche su Google Maps diventa facile farsi quattro risate ogni volta che si scoprono immagini strane di questo tipo. Eccovi le più stravaganti:


1) Auto riempita completamente da foglietti di block notes per uno scherzo di cattivo gusto.


2) Tranquillo figliuolo, ci sono qui io, nessuno può vederti mentre fai la pipì...


3) Questa sfortunatissima ragazza è stata fotografata proprio durante una rovinosa caduta.


4) L'erba del vicino è sempre più verde... ed i due piccioncini colgono l'occasione per "testarla".


5) Un graffitaro viene fotografato mentre è in azione.


6) La protezione esterna non sembra essere un ostacolo per i ladri di quartiere...


7) Cosa stanno fissando questi due tizi nel mezzo della strada? (Notare i muri bagnati)


8) Un invasione di robot dorati.


9) Andare al Sexy Shop e ritrovarsi su Google Maps non è proprio il massimo. 


10) Dopo il ladro, ecco lo stalker che da dietro un riparo spia i movimenti delle tre signore.


11) Due subacquei in strada alla ricerca di acqua. 


12) Qui qualcuno sembra aver bevuto un po' troppo.


13) In stile GTA San Andreas, un tizio si trova in un parcheggio munito di mitra.


14) Cosa ci fa un uomo con la testa di cavallo fermo sul marciapiede?


15) Un segnale che indica la fine della strada, mentre nell'asfalto è indicata la via per l'inferno... chissà magari ci sarà un bel burrone in fondo alla strada.


16) Un cane che scappa passando attraverso lo strettissimo spazio del cancello.


17) Un anziano clone di se stesso, wow.
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Il Petrolio nella Prima Guerra Mondiale


Si dice che "Il petrolio nell'economia e nella politica è come l'olio d'oliva negli alimenti, c'è sempre", ma si può dire lo stesso anche per la prima guerra mondiale?

L'industria petrolifera nacque negli anni 1850 negli Stati Uniti, per l'iniziativa di Edwin Drake. Il 27 agosto 1859 venne aperto il primo pozzo petrolifero redditizio del mondo.
La prima guerra mondiale (28 luglio 1914 – 11 novembre 1918), come ben sapete, non è stata combattuta per conquistare i giacimenti di petrolio, nonostante ciò si può facilmente trovare alcuni collegamenti.


Lista

 Adesso sappiamo che il petrolio esisteva già da allora, ma quale era il suo campo di utilizzo nella prima guerra mondiale?

1) Nei primi anni del Novecento il petrolio cominciava ad essere una materia prima importante visto che si stava affermando il mercato dell'automobile e dei motori a benzina.

2) Proprio nella prima guerra mondiale sono stati utilizzati per la prima volta i carri armati, che sono alimentati a benzina (e per loro ci vuole tanta benzina) e quindi hanno fatto incrementare la necessità di petrolio.

3) La storia ci insegna che La Royal Navy, grazie alla conversione della flotta verso il gasolio (motori a nafta) fu un passo decisivo nelle sorti della guerra perché ne trasse molto vantaggio in termini di velocità di spostamento, efficienza e affidabilità rispetto a quelle della Germania che erano a carbone e potevano contare soltanto su rifornimenti in patria.. Il petrolio era meno costoso, più pulito e più facile da gestire; bastava pomparlo nei serbatoi, anziché ricorrere a eserciti di fuochisti neri di fuliggine.

Infatti se fino ai primi anni del 900 l’adozione sulle navi di motori esotermici (a vapore) era legata al fatto che questi tipi di motori erano gli unici capaci di fornire le potenze necessarie, dotati di una ipotetica capacità di utilizzare qualsiasi tipo di combustibile e dotati di grande affidabilità, si è arrivati poi a sviluppare moderni motori endotermici che, con il progredire delle tecnologie, offrivano le stesse potenze dei vecchi motori a vapore prima in volumi comparabili ai precedenti e successivamente inferiori e con minor peso.

La grande forza della Royal Navy e la certezza del flusso di approvvigionamenti petroliferi era derivante dalla presenza militare inglese in medio oriente, il Regno Unito infatti poteva contare sui pozzi petroliferi del provveditorato britannico del Kuwait.
Questi territori erano controllati non solo dall'Inghilterra ma anche dalla Russia ed infatti non fu certo un caso che i due paesi si allearono per controllare militarmente questi paesi, strategici come riserva di carburante, in quanto una guerra reciproca in questi territori avrebbe sicuramente minato di conseguenza anche tutti gli altri fronti di guerra europei.
I tedeschi all'inizio della guerra capirono immediatamente l’importanza di queste risorse per i due paesi e cercarono di interrompere le linee di rifornimento.
Gli imponenti impianti russi di Baku (oggi capitale dell’Azerbaigian), già in crisi produttiva, furono il primo obiettivo da distruggere per le armate tedesche: questo fu possibile grazie anche al blocco navale sullo stretto di Dardanelli.
Le truppe turche invece, alleate della Germania, cercarono di attaccare in vari momenti gli impianti petroliferi delle truppe inglesi ma senza ottenere mai alcun successo.


LEGGI ANCHE: Riassunto sul petrolio
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Esercizi di analisi logica online


L’analisi logica: scompone la frase semplice o proposizione e i periodi nei suoi elementi costitutivi o categorie sintattiche, sia quelli essenziali - soggetto e predicato - sia quelli accessori - complementi, attributi, apposizioni - e individua la loro funzione sintattica per stabilire i rapporti che sussistono tra loro. Probabilmente tale definizione non sarà chiara a tutti ma l'importante è che vi entri in testa la tabella di tutti i complementi cosicché ponendovi la domanda a cui corrispondono vi sarà facile distinguere tutti i tipi di complemento.

Nell'articolo analisi logica online ho anche parlato di un programma che la esegue automaticamente, ma anziché barrare perché non siete sicuri delle vostre scelte vi consiglio vivamente di allenarvi, non per forza col libro di scuola dato che non possiede mica le soluzioni e nessuno potrà correggere i vostri sbagli bensì attraverso esercizi di analisi logica online davvero ben fatti, eccovi i migliori siti che sono riuscito a trovare:

1) Rossanaweb: su questo bellissimo sito pieno di risorse e materiali per la didattica è presente anche una completa sezione riguardante gli esercizi online di italiano, più precisamente quelli di analisi logica, vi consiglio di provare quelli numerati (es. Analisi logica 1, Analisi logica 2, Analisi logica 3 ecc.), gli esercizi tipo invalsi e di individuare il soggetto, il predicato ed i complementi.

2) Sussidi didattici: recatevi nella terza sezione del sito che si chiama "Analisi della frase semplice e del periodo", poi selezionate il primo gruppo che comprende 60 frasi diverse e cimentatevi con il test online selezionando una o più parole col mouse e cliccando su una delle risposte presenti. Se volete vedere la soluzione dovete fare click sulla lente d'ingrandimento con scritto "Mostra l'esempio".

3) Scuolaelettrica: qui troverete solamente due frasi da analizzare e siccome si impiega poco tempo nell'analizzarle essendo queste già scompattate all'interno di una tabella ho deciso di consigliarvelo ugualmente. Inserite la X nella casella corretta corrispondente alla parola della frase per mantenere il punteggio su livelli medio/alti, eventualmente potete ripetere questo piccolo test cliccando sul pulsante "Cancella e ricomincia".

4) Banca delle emozioniquesto sito è riuscito a stupirmi infatti all'analisi logica è stato aggiunto uno stile giocoso con i due celebri personaggi dei cartoni animati Titti e il gatto Silvestro. Il primo esercizio è quello più interessante perché vi saranno fatte le domande però dovete fare attenzione nel ricopiare la parte della frase tale e quale (in maiuscolo se presente).

5) Analisi logica con soluzione: qui sono presenti 20 frasi e cliccando sul pulsante "Soluzione" troverete l'analisi logica svolta della frase, più semplice di così. :)
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Esercizi di scuola online - verifiche e test interattivi


In questa sezione sono stati inseriti tutti quei siti che offrono una sezione contenente esercizi di tutte le materie da completare o risolvere online anche in modo interattivo. Sono esercizi adatti ai ragazzi di scuola media e scuole superiori e possono essere a risposta nascosta, cioè sarà presente una domanda o un quesito da completare a mente o su foglio di carta e poi cliccando sul pulsante, sul link o sul numero a fianco (a seconda dell'esercizio) apparirà la soluzione. A risposta multipla, questo è il tipico esercizio dei compiti in classe apparentemente più semplice delle domande a risposta aperta perché saranno presenti 3-4 risposte ma solo una di esse è quella corretta; in questo tipo di esercizi apparirà anche il punteggio in percentuale per ogni domanda giusta; bisogna cliccare sempre sulla risposta giusta, anche dopo un errore, per eseguire il calcolo del punteggio in modo corretto. Non mancheranno gli esercizi a completamento di una frase e anche i test vero o falso.

Ecco i migliori siti di esercizi scolastici:
(Sezione Work in progress)
  1. Analisi Logica
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Come usare le Pagine Statiche di Blogger


Come in quasi tutte le piattaforme per fare blog anche su Blogger sono presenti sia i post, vedi la guida su come creare post/articoli su Blogger sia le pagine. In entrambi è possibile scrivere quello che si vuole e mostrare il contenuto pubblicamente, salvarlo in bozza o tenerlo per sé in privato. Se i post vanno utilizzati principalmente per scrivere news, informazioni e tutto ciò che ruota attorno al blog le pagine invece servono principalmente per creare il menù delle pagine tramite il widget ufficiale di Blogger ma anche per creare pagine statiche che sono sicuramente importanti ma di poco interesse generale. Per esempio le pagine possono servire per posizionarvi all'interno elementi che non ruotano attorno all'argomento principale del blog come il modulo di contatto indispensabile per essere contattati tramite email e rispondere, le informazioni riguardanti la privacy, i disclaimer, i siti partner, la mappa del sito, una guida generale del blog e per tante altre cose.

Le pagine hanno anche dei pro e dei contro rispetto ad un normale post:

Pro

Tra i pochi pregi che possiedono vi è la mancanza della data di pubblicazione tipica negli URL dei post (es: 04/2014), questo in teoria fa intuire che l'URL delle pagine è più SEO friendly e quindi si dovrebbero indicizzare meglio rispetto ad un post con lo stesso titolo. Le pagine non appaiono nei feed e nemmeno in Homepage, nelle etichette e negli archivi; in questo modo gli utenti che sfogliano il blog saranno all'oscuro della loro presenza fino a quando non avrete inserito un link visibile sul blog.

Contro

Il numero delle pagine è limitato, infatti se ne possono creare 20 al massimo. E' più impegnativo creare una pagina rispetto ad un post. Le pagine non si possono programmare ed essere pubblicate ad una certa data ed ora.

Come creare le Pagine

Per creare una pagina bisogna andare nel pannello amministrativo, si trovano proprio sotto la sezione Post. Quindi cliccate su Pagine > Nuova Pagina ed inserite il titolo della pagine e il suo contenuto.
Potete anche inserire la descrizione della ricerca per farla apparire in anteprima nelle ricerche di Google, attivare/disattivare il modulo dei commenti e utilizzare le interruzioni di riga per andare a capo.


Cliccate su Pubblica quando avete finito o su Salva per tenerla in versione bozza se ancora non avete finito di completarla o volete tenerla nascosta senza andarla a cancellare.

Se avete cliccato su Pubblica questa sarà visibile su Google, potrete nuovamente modificarla cliccando su Modifica e visualizzare ed ottenere il link diretto per eventuali menù cliccando su Visualizza. Sono presenti anche le opzioni condividi (per la condivisione su Google+) ed Elimina dalla quale non sarà possibile recuperare più la pagina. 


In poche parole le pagine di Blogger possono anche non essere utilizzate o meglio possono essere sostituite dai post normali; su Scuolissima ho sempre fatto così e non ho mai avuto la necessita di utilizzarle, il trucchetto è utilizzare un etichetta specifica solo per i post che diversamente avremmo utilizzato come pagine per esempio io ho utilizzato l'etichetta: Scuolissima per contenerli tutti.
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Storia della Prima Guerra Mondiale


Riassunto completo e dettagliato:

Nel primo decennio del XX secolo l'Europa era sempre più divisa da rivalità economiche e da spinte nazionalistiche. Le relazioni internazionali erano influenzate negativamente soprattutto dal dinamismo e dall'aggressività della Germania di Guglielmo II, che mostrava scarso interesse per il mantenimento di un equilibrio fra gli Stati. Fu così che nel volgere di breve tempo fu vanificato gran parte del lavoro fatto dall'ex cancelliere Bismarck: ciò avvenne - ad esempio - quando Guglielmo II decise di non rinnovare i rapporti di amicizia con la Russia, permettendo alla Francia repubblicana di concludere con l'impero zarista nel 1893 una solida quanto pericolosa alleanza. La Francia infatti era profondamente ostile alla Germania, colpevole di averle sottratto nel corso della guerra franco-prussiana (1870-1871) le ricche regioni dell'Alsazia e della Lorena, ed era perciò animata da un forte spirito di rivalsa, la cosiddetta revanche.
Nel frattempo si erano deteriorati i rapporti fra Germania e Inghilterra: Guglielmo II aveva infatti creato una potente marina militare, minacciando da vicino il secolare predominio navale britannico. Per tutta risposta l’Inghilterra si era avvicinata alla Francia (Intesa cordiale, 1904) e all’impero russo (Triplice Intesa, 1907). A quel punto il pericolo che Bismarck aveva sempre cercato di evitare, e cioè l’accerchiamento militare della Germania in caso di guerra, era divenuto realtà, in un’Europa ormai divisa in due blocchi contrapposti e pronti allo scontro (Triplice Alleanza e Triplice Intesa).

Le due crisi marocchine
La rivalità tra le due potenze venne esacerbata fra la fine del Novecento dalla corsa alle colonie, che aveva portato gran parte dell’Africa e dell’Asia sotto la dominazione europea. La Germania, pur se in ritardo rispetto agli altri Stati, aveva creato con Guglielmo II un potente impero d’oltremare, interferendo con gli interessi strategici e commerciali britannici e francesi. Il supporto tedesco all’indipendenza del Marocco fu causa ad esempio delle due crisi marocchine (1905 e 1911). Il Marocco era considerato dalla Francia nuovo partner strategico della Gran Bretagna, una contropartita al riconoscimento dell’Egitto come zona d’influenza britannica. La Germania di Guglielmo II, portò le due nazioni a un passo dallo scontro armato. La questione si risolse inaspettatamente con un compromesso che garantì alla Francia una certa libertà d’azione in Marocco in cambio della cessione di una parte del Congo francese alla Germania.

Le rivendicazioni nazionali dei Serbi
Un'altra grave crisi si manifestò nel settore balcanico, dove riprese forza l’espansionismo austriaco, unico vero alleato della Germania, ai danni dell’impero turco. All’interno dell’impero il partito nazionalista dei giovani Turchi tentò di avviare un processo di modernizzazione e di europeizzazione delle istituzioni statali. L’impero austriaco approfittò di questa fase di transizione per annettere nel 1908 la Bosnia-Erzegovina, violando le deliberazioni del congresso di Berlino del 1878. Questo gesto irritò in particolare la Serbia, la quale, forte dell’appoggio della Russia, aspirava invece a liberare dall’Austria le popolazioni della Bosnia e dell’Erzegovina e a riunire in un unico Stato nazionale gli Slavi del Sud o Iugoslavi (Serbi, Bosniaci, Sloveni e Croati). La Serbia infatti era divenuta negli ultimi anni un naturale centro di raccolta di tutti i patrioti oppressi, gli irredentisti, ansiosi di unire i loro sforzi contro la tirannia austriaca.

Le due guerre balcaniche
Nel 1912 la situazione nella penisola balcanica precipitò, dando luogo alla prima guerra balcanica. Mentre l’Italia stava conducendo la guerra per la conquista della Libia, la Serbia, la Grecia, il Montenegro e la Bulgaria, approfittando dello scontro italo-turco, si coalizzarono per sottrarre all’impero ottomano la Macedonia. La guerra che ne derivò durò solo pochi mesi e terminò con il pieno successo della coalizione, favorita dall’appoggio della Russia. Si giunse così al trattato di Londra (maggio 1913), in virtù del quale l’impero turco rinunciò a tutti i territori europei, tranne Costantinopoli e gli Stretti, e accettò la formazione del regno indipendente di Albania, cosa che suscitò il risentimento della Serbia, che l’aveva militarmente occupata e che dal trattato era stata esclusa su pressione dell’impero austro-ungarico e dell’Italia, concordi nel non volere un ulteriore rafforzamento di quel Paese e un suo sbocco sull’Adriatico.
La pace durò comunque meno di due mesi a causa degli aspri dissensi insorti nel corso delle operazioni di spartizione della Macedonia tra gli stessi vincitori, i quali riuscirono faticosamente a raggiungere un nuovo accordo con la pace di Bucarest (luglio-agosto 1913), risoltasi con l’assegnazione di una consistente parte della Macedonia alla Serbia.

La polveriera balcanica
Il bilancio delle due guerra balcaniche risultava molto negativo non solo per l’impero austriaco, che si trovava di fronte una Serbia rafforzata e più pericolosa che mai per le sue rivendicazioni territoriali nei riguardi della Bosnia e dell’Erzegovina, ma anche per la Russia, i cui tentativi di dominio sugli Stretti erano ancora una volta falliti; infine per i nuovi e meno nuovi Stati balcanici, ciascuno dei quali tormentato da sospetti, malumori e delusioni per il trattamento subito e le rivendicazioni rimaste inattuate. Da ultima l’Italia, da tempo ormai in contrasto sempre più stridente con l’Austria per le reciproche pretese sull’Albania, oltre che per l’intricata questione delle terre irredente.
La regione balcanica costituiva dunque per l’Europa una vera polveriera, nella quale convergevano gli interessi del  nazionalismo slavo, del militarismo austriaco e dell’imperialismo russo.

Viene assassinato l’erede al trono d’Austria: Francesco Ferdinando
In un quadro internazionale estremamente delicato, sarebbe stato sufficiente un incidente minimo per fare esplodere un sanguinoso conflitto. La scintilla scoccò infatti il 28 giugno del 1914, quando a Sarajevo, capitale della Bosnia allora sotto sovranità dell’Austria, vennero uccisi nel corso di una visita ufficiale l’arciduca austriaco Francesco Ferdinando (1863-1914) e la moglie Sofia. Autore del delitto fu uno studente serbo, Gavrilo Princip, aiutato da tre compagni, membri come lui di una società patriottica segreta che mirava alla formazione di una Grande Serbia.
L’Austria si mostrò subito decisa a non perdere l’occasione per dare una lezione alla Serbia e reagì in misura sproporzionata al fatto, inviando a Belgrado un ultimatum di 48 ore, contenente richieste durissime. Malgrado ciò, il governo serbo volle dare prova di responsabilità e si affrettò a rispondere in termini concilianti, ma l’Austria, che pretendeva una resa senza condizioni, non si ritenne soddisfatta e dichiarò guerra alla Serbia (28 luglio 1914), sospinta in tale direzione dall’elemento militarista, molto influente a corte.

Entra in gioco il sistema delle Alleanza
L’iniziativa austriaca sconvolse profondamente l’Europa, che dal tempo delle guerre napoleoniche non aveva più vissuto conflitti particolarmente gravi e prolungati sul proprio territorio. Scattò infatti il meccanismo delle Alleanze militari e quello assai più complesso della mobilitazione generale, giudicata dagli storici come la grande novità del drammatico evento, per il fatto che non coinvolse più un limitato numero di persone, bensì masse enormi da riunire, equipaggiare, addestrare per un conflitto che i contemporanei considerarono risolvibile in tempi brevi, anzi brevissimi.
Al contrario, lo sforzo bellico si rivelò assai più impegnativo di quanto con troppo ottimismo si era ritenuto, tanto da concentrare tutte le energie produttive dei singoli Paesi, impegnandole nelle fabbriche, nelle campagne, negli uffici, nei servizi, a fornire quanto fosse indispensabile all’apparato militare ormai in pieno movimento.
Nel giro di pochi giorni il conflitto divenne generale: fin dal 3 agosto la Germania entrò in guerra a fianco dell’impero austro-ungarico (Imperi centrali) contro la Russia e la Francia, schieratesi a fianco della Serbia.

Invasione del Belgio, entra in guerra l’Inghilterra
Il piano dello Stato maggiore germanico, elaborato in gran segreto tra il 1898 e il 1905 dal generale Alfred von Schlieffen (1833-1913), mirava a mettere rapidamente fuori combattimento l’esercito francese, per concentrare in un secondo momento tutte le forze sul fronte orientale, prima che fosse terminata la mobilitazione russa, resa molto lenta dalle enormi distanze e dall’insufficienza delle comunicazioni. Per ottenere una rapida vittoria sul fronte occidentale bisognava però prendere alle spalle l’esercito francese schierato sulla frontiera e tal fine il generale tedesco Helmuth von Moltke (1848-1916), nipote del vincitore della Francia nel 1870, invase il Belgio (4 agosto 1914), violandone la neutralità, sulla base del presupposto che i trattati internazionali erano soltanto dei pezzi di carta. Un simile atto costituì un gravissimo errore psicologico e politico: infatti non solo contribuì a far apparire l’esercito germanico agli occhi dell’opinione pubblica mondiale come l’espressione tipica del sopruso e della violenza, ma indusse anche l’Inghilterra, oltremodo preoccupata per la presenza dei Tedeschi sulle coste della Manica, a scendere in campo a fianco della Francia (4 agosto).

Fallimento della guerra lampo
Il piano di invasione della Francia doveva tuttavia fallire. Infatti, contro ogni previsione, i Belgi opposero un’accanita resistenza e riuscirono a ostacolare per quasi due settimane l’avanzata tedesca, facendo saltare strade, ponti, linee ferroviarie. L’esercito francese, efficacemente appoggiato da reparti britannici sbarcati in tempi brevi sul continente, ebbe quindi la possibilità di prepararsi a difendere il nuovo fronte e di fermare l’invasore, giunto al fiume Marna (un affluente di destra della Senna) a soli 40 chilometri da Parigi: qui dal 6 al 12 settembre impegnò il nemico in una sanguinosa battaglia e riuscì a respingerlo sul fiume Aisne, dove il fronte si stabilizzò- In tal modo la guerra, che fino a quel momento era stata guerra di movimento, si trasformava in una terribile e logorante guerra di posizione.

La guerra sul fronte orientale
Non meno complesse furono le operazioni sul fronte orientale. Ai primi del mese di agosto i Russi, benché militarmente impreparati, avevano invaso la Prussia e la loro avanzata era divenuta ben presto così minacciosa che per arginarla il comando tedesco si era visto costretto a prevalere numerosi reparti dal fronte occidentale. In tal modo il vecchio e valoroso generale Ludwing Hinerburg (1847-1934) riuscì a fermare e sbaragliare di Tannenberg (26-29 agosto) e dei laghi Masuri (8-10 settembre). Quasi contemporaneamente però gli Austriaci furono costretti dalla pressione russa ad abbandonare la Galizia e a ritirarsi. A questo punto anche sul fronte orientale la guerra si stabilizzava  e ogni slancio aggressivo si esauriva nel fango delle trincee.

Cosa accadeva fuori dall’Europa
A partire dall’autunno del 1914 il conflitto si spostò anche sul mare: in particolare la Germania e l’Inghilterra diedero inizio a una guerra navale lungo le principali rotte dell’Adriatico e del Pacifico, allo scopo di bloccare il traffico marittimo nemico e di impedire i rifornimenti di armi e beni di consumo. Tale guerra non fu combattuta da corazzate o incrociatori, ma da navi corsare, le quali, camuffate da mercantili neutrali, operavano sui mari più lontani, attaccando d’improvviso e affondando tutte le navi che incrociavano. Gli inglesi subirono in un primo momento l’iniziativa della Germania, ma l’8 dicembre 1914 riuscirono a infliggere ai Tedeschi una dura sconfitta presso le isole Falkland, al largo del Cile, scoraggiandoli da ulteriori tentativi di blocco navale ai loro danni.
Nel frattempo, il 23 agosto 1914, anche il Giappone aveva dichiarato guerra alla Germania. I giapponesi erano infatti da tempo interessati ad ampliare la propria zona d’influenza in Cina, ma non volevano urtare gli interessi dell’Impero britannico e degli Stati Uniti, anch’essi presenti in Estremo Oriente. Perciò il 7 novembre occuparono il porto di Kiaochow, importante protettore tedesco in Cina: la guerra a quel punto era giunta nei territori coloniali.
In breve anche l’Africa fu coinvolta nel conflitto e per la prima volta nelle operazioni militari furono impiegati dei reparti indigeni.  Su questo fronte le potenze dell’Intesa giunsero a occupare le colonie tedesche dell’Africa sud-occidentale, il Togo, il Camerun e l’Africa orientale tedesca.
L’Intesa dichiarò inoltre guerra all’impero ottomano, che, inizialmente neutrale, si era alleato con la Germania e aveva attaccato alcune città russe sul Caucaso. Fu così che gli Inglesi si impadronirono della città di Bassora, in Mesopotamia (22 novembre): la guerra, dunque , iniziava ad assumere dimensioni realmente mondiali.

L’Italia si dichiara neutrale
Il governo italiano, nel luglio del 1914, era stato colto di sorpresa dagli avvenimenti: l’Austria, infatti, non solo aveva iniziato l’ultimatum alla Serbia senza informare il nostro Paese, ma aveva anche dato inizio a una guerra offensiva, e ciò in aperto contrasto con quanto prevedeva il trattato della Triplice Alleanza. A buon diritto, dunque, l’Italia, il 2 agosto 1914 aveva dichiarato ufficialmente di voler restare neutrale, offrendo così ai francesi la possibilità di sguarnire la frontiera alpina e di concentrare le forze disponibili a difesa di Parigi.

Il patto di Londra
Nei dieci mesi che trascorsero dall’agosto del 1914 al maggio del 1915 si susseguirono in Italia accese discussioni fra neutralisti e interventisti, mentre il governo cercava di ottenere da Vienna, in cambio della neutralità, compensi territoriali. Nello stesso tempo le potenze dell’Intesa tentavano di attirare l’Italia dalla loro parte. Alla fine il ministro degli esteri Sidney Sonnino (1847-1922) si decise di firmare con le potenze dell’Intesa il patto di Londra (26 aprile 1915): in base ad esso l’Italia garantiva agli alleati il proprio intervento al loro fianco entro trenta giorni; gli alleati le riconoscevano il diritto di estendere il proprio territorio all’Istria e alla Venezia tridentina e di annettersi il Dodecaneso (Rodi e altre isole del Egeo) e una parte della Dalmazia, nonché un equo compenso coloniale, nel caso si arrivasse a una spartizione tra Francia e Inghilterra dei possedimenti tedeschi in Africa. Il patto era assolutamente segreto e tale restò fino al 1917, sia per le forze politiche sia l’opinione pubblica.

Italia: scontro tra neutralisti e interventisti
Intanto nel Paese gli interventisti mobilitavano la piazza, organizzando in tutta la penisola numerose manifestazioni, durante quelle furono poi chiamate le radiose giornate di maggio e che ebbero come oratore ufficiale Gabriele D’Annunzio. L’interventismo sembrava tuttavia votato all’insuccesso a causa della maggioranza neutralista presente nel Parlamento, legata al nome di Giovanni Giolitti. Il 13 maggio, sentendosi virtualmente battuto sul piano parlamentare, Salandra prese la decisione di presentarsi dimissionario del re, il quale però era apertamente favorevole all’intervento e lo invitò a restare al governo.

L’Italia entra in guerra nel 24 maggio 1915
Il 20 maggio all’ordine del giorno delle camere vi era l’approvazione del conferimento dei pieni poteri al governo in caso di guerra; qualche giorno prima Giolitti lasciò Roma per andare in Piemonte. Sotto l’impressione suscitata dal fermo atteggiamento del re, dall’inaspettata decisione rinunciataria di Giolitti, nonché dalle sempre più violente manifestazioni di piazza, il Parlamento, scosso e disorientato, finì per votare con 407 voti contro 74 i pieni poteri a Salandra con la sola opposizione del cattolico Guido Miglioli e dei deputati socialisti.
Una ferma protesta per il metodo antiparlamentare e antidemocratico seguito dal sovrano e dal governo per portare il Paese alla guerra, fu pronunciata in Parlamento da Filippo Turati, ma non ebbe alcun effetto: il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria dopo averle inviato il giorno prima un ultimatum.

1915-1916 Guerra di posizione e trincee
Al termine del primo anno di guerra, il progetto tedesco di una guerra lampo, da risolversi in poche battaglie, poteva essere considerato definitivamente fallito. Negli anni 1915-1916 ebbe inizio una nuova fase e il conflitto si trasformò in una guerra di posizione, combattuta nel fango delle trincee. Alla fine del 1914 buona parte dell’Europa era attraversata da un complesso sistema di trincee, caratteristica tipica e unica del primo conflitto mondiale, da dove milioni di soldati si fronteggiavano senza affrontarsi quasi mai in scontri campali.
Le trincee erano costituite da fossati scavati a zigzag, difese dai soldati di prima linea attraverso postazioni di tiro. Nelle retrovie si sviluppò un complesso di infrastrutture comprendenti posti di comando, centri di medicazione, strade e addirittura ferrovie, mentre i soldati vivevano in ricoveri sotterranei, in condizioni igieniche e meteorologiche spesso spaventose (pioggia, neve, fango, topi). Probabilmente l’aspetto peggiore e più sfibrante della vita in trincea, in particolare per quanto riguarda la prima linea, fu la staticità: la trincea, di fatto, impediva ogni possibilità di condurre una guerra di movimento. Con la luce infatti era pressoché impossibile compiere qualsiasi azione, anche il seppellimento dei cadaveri, a causa della presenza dei cecchini nemici (erano detti cecchini i tiratori scelti dell’esercito austriaco dal nomignolo Cecco Beppe, affibbiato in Italia all’imperatore Francesco Giuseppe). Questa immobilità forzata era la causa del abbrutimento dei soldati, i quali dovevano sopportare lunghe ore in assenza di acqua e cibo. Gli unici momenti di svago, anche se i soldati venivano sostituiti in media ogni quattro giorni dalla prima linea, erano l’arrivo della posta da casa e le occasionali licenze, oltre al forte spirito di corpo che permise a tanti uomini di accettare sacrifici disumani e prove di grande coraggio.

La situazione sui due fronti
La trincea dunque esprimeva, anche da un punto di vista fisico, l’apparente equilibrio in cui la guerra si trascinò tra il 1915 e il 1916 senza che nessuno dei Paesi belligeranti fosse in grado di risolvere a proprio favore il conflitto. La situazione di stallo era più evidente sul fronte occidentale, dove anche se era stato possibile contenere la pressione germanica sulle linee di difesa, le forze anglofrancesi non riuscivano a passare al contrattacco. Le maggiori difficoltà per l’Intesa provenivano però dal fronte orientale, dove i Russi erano stati ricacciati con gravissime perdite non solo dalla Galizia, ma anche dalla Polonia e dalla Lituania. Inoltre, proprio mentre le truppe zariste si ritiravano precipitosamente, gli Austro-Tedeschi con l’appoggio della Bulgaria riuscivano a mettere fuori combattimento la Serbia e a costituire insieme alle truppe turco bulgare un fronte ininterrotto dal Mar Baltico al Mar Egeo.

Il fronte turco e il genocidio degli Armeni
L’intesa subì un altro insuccesso nel corso di una spedizione navale nei Dardanelli. Ideata dal ministro della marina britannica Winston Churchill (1874-1965) al fine di aprire attraverso gli Stretti una diretta comunicazione con la Russia, l’impresa dovette essere abbandonata dopo vari mesi di aspri combattimenti a causa soprattutto dell’ostinata resistenza dei Turchi. Costoro furono inoltre responsabili di una terribile persecuzione nei confronti degli Armeni, che vivevano nelle regioni nord-orientali dell’Anatolia e in Cilicia e che costituivano un’importante componente del multietnico impero ottomano. Qui, a partire dal 1915, alcuni battaglioni armeni arruolati nell’esercito russo iniziarono a reclutare loro connazionali che combattevano fra le fila dell’esercito ottomano, scatenando la dura risposta del governo nazionalista guidato dai Giovani Turchi. Costoro, temendo che gli Armeni passassero dalla parte dell’Intesa, reagirono con la deportazione e lo sterminio di massa della popolazione.

L’italia e le battaglie dell’Isonzo e del Carso
L’entrata in guerra dell’Italia costituì l’unico elemento decisamente positivo per l’Intesa. Il nostro esercito, al comando di Luigi Cadorna ( 1850-1928), figlio del generale che aveva guidato le truppe italiane nel 1870 a Porta Pia, entrò in azione proprio mentre era in atto la rottura del fronte russo. Subito l’avanzata fu portata al di là del confine austriaco, sia pure a costo di gravi perdite, ma l’esercito italiano dovette arrestarsi presso Gorizia, a causa della tenacissima resistenza austriaca.
Tra il giugno e il dicembre 1915 furono combattute le quattro battagli dell’Isonzo, risoltesi con perdite ingentissime e con risultati assai modesti, malgrado il valore e lo spirito di sacrificio dimostrati dai soldati italiani, male equipaggiati, scarsamente armati e guidati da comandi spesso non all’altezza della situazione, che si ostinavano a seguire le ormai superate regole tattiche e strategiche ottocentesche. Con il sopraggiungere dell’inverno anche sul fronte italiano aveva inizio così un’estenuante guerra di posizione.

Terzo anno di guerra (1916)
Il terzo anno di guerra si aprì con eserciti numerosissimi di uomini che ancora si fronteggiavano a breve distanza l'uno dall'altro, dietro i reticolati e immersi nel fango delle trincee, mentre all'interno dei singoli Paesi milioni di uomini e donne - il fronte interno - venivano impegnati all'estremo delle loro forze, per produrre armi, munizioni, autocarri, aeroplani e quant'altro necessitava per alimentare l'immane conflitto.
Il 1916 fu un anno molto duro per tutti i belligeranti: sui fronti di guerra non si ebbero mutamenti importanti, ma le perdite furono enormi e si crearono crescenti difficoltà di approvvigionamento. Le battaglie di Verdun (febbraio-luglio) e delle Somme (giugno-novembre) sul fronte francese  si risolsero in vere e proprie stragi, senza conseguire alcun risultato decisivo, malgrado l'uso indiscriminato dei primi lanciafiamme e delle prime bombe contenenti gas afissianti.

La guerra sul mare: Jutland
Benché si combattesse essenzialmente sulla terraferma, grande importanza ebbe anche la guerra sul mare. La Germania, pur essendo dotata di corazzate capaci di competere con la temibile flotta inglese, dopo le sconfitte subite sul Pacifico evitò uno scontro diretto, facendo invece un più largo ricorso ai sommergibili, capaci di colpire con i siluri anche le più potenti navi da guerra. In questo modo il comando militare tedesco pensava di riuscire a rompere il blocco navale imposto dalle potenti flotte congiunte dell'Inghilterra e della Francia: blocco che aveva determinato nel fronte interno una spaventosa penuria di generi alimentari e di materie prime. Fu così che si scatenò una guerra sottomarina che mise ben presto a durissima prova gli equipaggi alleati, impegnati ad assicurare i rifornimenti marittimi, provenienti soprattutto dall'America, ai rispettivi Paese. Non furono risparmiati neppure le navi dei Paesi neutrali, né quelle passeggeri come il transatlantico inglese Lusitania, affondato dai Tedeschi il 7 maggio 1915 con a bordo 1200 passeggeri, dei quali 139 erano cittadini americani.
Nel 1916 la Germania cercò di dare una svolta al conflitto sul mare sfidando apertamente le forze dell'Intesa nella battaglia dello Jutland, svoltasi nello stretto dello Skagerrak, al largo della penisola danese (31 maggio). Tale battaglia causò gravissime perdite da ambo le parti ma non ebbe esiti risolutivi. Ciò convinse i tedeschi a intensificare la guerra sottomarina, non solo nel Mare del Nord, ma anche nell'Oceano Atlantico: tale strategia, però, finì con l'irritare ulteriormente gli Stati Uniti, che subivano sempre più spesso l'affondamento delle loro navi commerciali.

La vendetta austriaca contro l'Italia
Nel maggio del 1916, dopo mesi di relativa calma, si riprese a combattere aspramente anche sul fronte italiano. Il 15 maggio infatti gli Austriaci sferrarono in Trentino, fra l'Adige e il Brenta, una violenta offensiva, detta con boria militare Strafexpedition (spedizione punitiva), con l'intenzione di vendicare il tradimento dell'Italia e di diminuire la pressione dell'esercito italiano per concentrarsi su altri fronti. L'azione dell'Austria, grazie alla superiorità schiacciante dell'artiglieria, ebbe inizialmente successo, ma il successivo intervento dei Russi, giunti in soccorso degli Italiani, portò Vienna sull'orlo della capitolazione, evitata all'ultimo momento solo per l'aiuto in uomini e mezzi ricevuto dalla Germania.
Proprio nel corso dei combattimenti sul fronte italiano caddero prigionieri dell'Austria Cesare Battisti e Fabio Filzi, entrambi patrioti trentini di cittadinanza austriaca, che vennero impiccati come traditori nel castello del Buon Consiglio di Trento; la stessa tragica sorte toccò ad altri irredentisti di cittadinanza austriaca, come il trentino Damiano Chiesa e l'istriano Nazario Sauro.

Il ministero Boselli
Di fronte al grave pericolo corso nel Trentino, che aveva posto in drammatica evidenza l'impreparazione e la debolezza dell'esercito italiano, il governo Salandra si dimise. Il nuovo governo, detto di concentrazione nazionale era presieduto da un vecchio patriota, Paolo Boselli (1838-1932), il quale, desiderando rispettare in pieno gli impegni e le responsabilità assunte a Londra dall'Italia, il 28 agosto 1916 dichiarò guerra anche alla Germania. Pochi giorni prima il nostro esercito aveva iniziato una poderosa offensiva sull'Isonzo e il 9 agosto aveva conquistato Gorizia, dopo aver espugnato posizioni considerate fino allora imprendibili, quali il San Michele e il Sabotino. La città friulana, dinanzi alla quale si era combattuto per più di un anno, era finalmente in mano italiana, ma a costo di sacrifici sempre più pesanti e sproporzionati in uomini e in mezzi.

1916 Falliscono le promesse di pace
Nonostante il successo conseguito dall'Intesa sul fronte italiano e un miglioramento della situazione su quello orientale, le sorti della guerra rimanevano ancora incerte. Il 21 novembre 1916 morì a Vienna, dopo 68 anni di regno, il vecchio imperatore Francesco giuseppe e gli succedette il nipote Carlo I (1887-1922), fermamente convinto che la salvezza della monarchia poteva trovarsi solo nella pace, ormai da tutti desiderata. Anche la Germania, del resto, non era contraria a cercare una via d'uscita dal conflitto: perciò prese l'iniziativa di fare giungere ai Paesi dell'Intesa alcune proposte di accordo attraverso il pontefice Benedetto XV (1914-1922), succeduto a Pio X a guerra appena iniziata, la cui voce si era più volte levata a invocare la fine dell'inutile strage. Un simile passo avveniva però in un momento particolarmente sfavorevole, essendo proprio allora divenuto primo ministro in Inghilterra David Lloyd Geroge (1863-1945), convinto sostenitore della guerra a oltranza. Così anche le altre potenze dell'Intesa finirono per accettare le sue idee, tanto più che l'Austria e la Germania si rifiutavano di abbandonare i territori occupati nel coso della guerra prima di iniziare le trattative di pace.

I socialisti contro la guerra
Nel mondo socialista continuava intanto il dibattito nei riguardi della guerra. Il Partito socialista italiano, contrariamente alla posizione assunta dai riformisti, ribadì con fermezza la condanna del conflitto e indicò una possibile soluzione in una pace senza vincitori né vinti e quindi senza annessioni e indennità. Si delineò inoltre una minoranza di estrema sinistra, che proclamava la necessità di un disfattismo rivoluzionario, sottolineando con tale espressione la ferma volontà di approfittare della disperata situazione in cui versavano le masse per abbattere i regimi capitalistici e instaurare un'integrale forma di comunismo. Su tale versante erano i cosiddetti spartachisti tedeschi, ossia i seguaci della Lega di Spartaco, fondata nel 1916 dai marxisti Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, nonché i bolscevichi legati a Lenin, che di lì a poco avrebbero dato origine alla rivoluzione in Russia.

Il fronte interno
Svanita l'illusione di una guerra lampo, l'Europa si trovò di fronte alla realtà di una guerra di logoramento di cui non si riusciva a vedere la fine. Sui vari fronti si iniziò ben presto a lamentare la carenza di munizioni e l'inadeguatezza dell'equipaggiamento (particolarmente drammatica in questo senso fu la situazione italiana). D'altra parte, in ogni nazione vi erano difficoltà di approvvigionamento di viveri a causa della cessazione degli scambi commerciali, del blocco navale e dell'abbandono dei campi da parte dei contadini, chiamati in massa a ingrossare le file degli eserciti.
Tutti gli Stati belligeranti si trovarono così a dover intervenire sia per incrementare in modo massiccio la produzione di armi, sia per gestire la situazione interna. Fu necessario perciò intuire i prestiti di guerra , coordinare tutte le attività industriali, favorendone la conversione verso la produzione bellica, intervenire per pianificare la politica alimentare, ricorrendo al razionamento dei consumi alimentari e al controllo dei prezzi. furono ovunque istituiti appositi organismi per dirigere l'economia di guerra. Per la Germania si è parlato addirittura di socialismo di guerra: un energico e brillante industriale, Walther Rathenau, organizzò un complesso ed efficiente apparato che amministrava e gestiva la produzione, i rifornimenti, il razionamento alimentare, ponendo tutti i tedeschi in grado di lavorare alle dipendenze del ministero della Guerra. Per ottenere un tale coinvolgimento della popolazione civile, era necessario inoltre controllare l'informazione e alimentare la propaganda, che mai fino ad allora aveva avuto tanto peso, cercando di convincere l'opinione pubblica che si stava combattendo una giusta guerra. Furono addirittura creati apposti uffici di censura per soffocare il dissenso e reprimere le rivendicazioni sociali.
Questo stato generalizzato di cose determinò ovunque un accentramento di poteri nelle mani dello Stato fino ad allora mai riscontrato. I partiti di opposizione furono relegati ai margini della vita politica, mentre le forze politiche favorevoli alla guerra tesero a coalizzarsi fra loro. Naturalmente fra queste vi erano i grandi gruppi industriali, che trassero consistenti vantaggi dai nuovi assetti, arricchendosi enormemente grazie alla grosse commesse statali e all'assenza di disordini sociali.
Affinché la produzione industriale funzionasse, era fondamentale affrontare il problema della scarsità di manodopera, nelle campagne e nelle città: perciò molti operai specializzati furono richiamati dal fronte, ma soprattutto vi fu un massiccio ingresso di donne nel mondo del lavoro. Queste ultime andarono a ricoprire ruoli fino ad allora impensabili: guidavano gli autobus a Londra e persino a Milano, conducevano la metropolitana a Parigi, facevano le operaie nei cantieri navali tedeschi. Si scoprì insomma la loro capacità di lavorare con abilità in settori per eccellenza maschili. Questo sul piano sociale rappresentò un grande sconvolgimento, dal momento che le donne fino ad allora erano state escluse dalla vita produttiva e dalla politica, ben lontane dall'ottenere il diritto di voto, osteggiato anche in ambienti più progressisti. In Gran Bretagna, nel timore che l'impiego di forza lavoro femminile una volta finita la guerra avrebbe prevalso a causa dei salari inferiori, i sindacati ottennero parità di retribuzione tra uomini e donne. Tuttavia i tassi di occupazione femminile alla fine della guerra tornarono come nel 1914.
Un'economia quindi che marciava a pieni ritmi, ma solo nel settore bellico, mentre l'industria civile e il settore agricolo era completamente trascurati. Nonostante gli interventi statali il costo della vita lievitò enormemente, del 305 per cento in Germania, del 264 per cento in Italia, del 205 per cento in Gran Bretagna, determinando ovunque miseria, malcontento e stanchezza per la guerra. Tutti questi fattori costituirono fra l'altro i germi della futura crisi che si sarebbe manifestata alla fine del conflitto.

Logoramento
La lunga guerra stava ormai logorando gli animi dei soldati di tutti i Paesi in lotta, oltretutto duramente provati da un inverno particolarmente rigido, e causava difficoltà sempre più gravi alle popolazioni civili. La mancanza di manodopera, l'esigenza di impegnare anche le donne nelle fabbriche e in ogni altro posto di lavoro, la crescente scarsità di viveri e di materie prime, il rapido aumento dei prezzi cominciavano infatti a farsi universalmente sentire, mentre la propaganda pacifista andava diffondendosi fra la popolazione e le truppe. Queste ultime si abbandonavano sempre più spesso a manifestazioni di insofferenza e di insubordinazione: si moltiplicavano così i casi di diserzione e quelli ben più gravi di autolesionismo, duramente puniti dai tribunali militari.
La repressione non riuscì tuttavia a eliminare il malcontento per le enormi perdite di mezzi e soprattutto di vite umane, nonché la preoccupazione per i primi prigionieri e per i dispersi. Ad accrescere l'insofferenza generale si aggiungeva la constatazione degli enormi profitti ricavati da industriali e speculatori di ogni tipo (i cosiddetti pescecani), in aperto contrasto non solo con la durissima vita dei soldati al fronte, ma anche con le pesanti privazioni sopportate dagli abitanti delle campagna e dei piccoli centri urbani. Il senso di stanchezza ormai ampiamente diffuso tra le popolazioni assumeva in alcuni casi forme di aperta protesta nel corso di manifestazioni di piazza, come quella avvenuta a Torino nell'agosto 1917, repressa con 41 morti.

La Russia si ritira dalla guerra
Il prolungarsi della guerra era motivo di tensioni particolarmente gravi in Russia, dove l'opposizione al regime dello zar Nicola II era attiva da tempo. Nel febbraio del 1917, in un clima di profondo malcontento, scoppiò una nuova sommossa, che portò nell'arco di breve tempo all'abdicazione dello zar e in seguito all'instaurazione di un governo rivoluzionario comunista guidato dal capo dei bolscevichi Lenin. La rivoluzione, detta d'ottobre, ebbe come conseguenza immediata il ritiro della Russia dal conflitto. Il nuovo governo infatti procedette subito a intavolare con l'Austria-Ungheria e con la Germania intense trattative, che si conclusero nel dicembre 1917 con l'armistizio di Brest-Litovsk, poi trasformato in pace nel marzo del 1918.

L'Italia viene sconfitta a Caporetto dagli austriaci
Il crollo del fronte russo costituì un duro colpo per l'Intesa. Dal punto di vista militare gli alleati si trovarono a dover sopportare il peso di oltre quaranta divisioni austro-germaniche trasferite sul fronte occidentale. In un primo momento il peso maggiore della nuova situazione dovette essere sopportato dall'esercito italiano, il quale nel corso della primavera e dell'estate aveva già organizzato e condotto a termine due offensive sugli altipiani e sul Carso. Subito dopo però l'avanzata italiana aveva subito un arresto.
Tra il 23 e il 24 ottobre 1917 gli Austriaci, aiutati da sette divisioni tedesche, scatenavano infatti un improvvisa e potente controffensiva, spezzando il fronte italiano a Caporetto. L'attacco austriaco determinò una paurosa emorragia di uomini e di mezzi e gli alti comandi italiani imputarono ingiustamente la sconfitta alla presunta viltà di alcuni reparti ma specialmente al disfattismo predicato e diffuso da socialisti e cattolici.

La battaglia sul Piace
Tuttavia a tale grave situazione l'Italia reagì con fermezza, Infatti, mentre nel Paese al debole ministero Boselli succedeva un nuovo ministero Boselli succedeva un nuovo ministero di unione nazionale presieduto da Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952) e si procedeva alla mobilitazione di tutte le forze di lavoro per colmare le perdite di materiale subite e per alimentare la resistenza delle truppe; al fronte la difesa della linea del Piave, su cui era attestato l'esercito italiano, venne affidata ai veterani e alle giovanissime reclute delle ultime leve, i soldatini della classe 1899. Guidati dal generale Armando Diaz (1861-1928), che aveva sostituito Cadorna al comando supremo, i reparti presenti sul Piave contrastarono con grande coraggio ed efficacia ogni tentativo di sfondamento del nemico e si prepararono addirittura alla riscossa. Sembrò allora che la guerra, pur avendo causato tante perdite e tanti disagi, avesse portato a compimento il processo unitario e contributivo allo sviluppo della coscienza nazionale. Anche gli esponenti socialisti esortarono gli Italiani a procedere compatti nella lotta contro l'invasione straniera.

Entrano in guerra gli Stati Uniti
Ogni pessimistica previsione per questo 1917, così poco favorevole all'Intesa e così oscuro per l'Intera Europa, fu rovesciata dall'intervento degli Stati Uniti d'America nel conflitto, avvenuto nell'aprile del 1917. Fu in particolare il presidente Woodrow Wilson (1856-1924) che, sotto la crescente pressione dell'opinione pubblica, indusse il Congresso a dichiarare guerra alla Germania in nome della libertà e del diritto dei popoli all'autogoverno e della necessità di abbattere i regimi autoritari al fine di creare i presupposti per una piena democrazia e per una pace duratura. L'intervento americano a fianco delle potenze dell'Intesa influì notevolmente sulle sorti del conflitto. Gli Stati Uniti infatti nel giro di pochi mesi fecero giungere in Europa enormi quantità di viveri, di mezzi e di uomini (i soldati americani in Europa nel 1918 superavano i due milioni), contribuendo in maniera decisiva a colmare i vuoti apertisi nelle file degli eserciti alleati in un anno di crisi e di battaglie tremende. D'altra parte, non va dimenticato che tale intervento determinò un forte indebitamento nei confronti degli Stati Uniti da parte dell'Europa, che divenne debitrice non solo per le rilevanti quantità di viveri e di materie prima importanti, ma anche per un ampia e varia serie di prodotti finiti, che l'industria europea, impegnata nella produzione di guerra, non era in condizione di realizzare.

I fallimenti degli attacchi degli imperi centrali
Nella primavera del 1918 Germania e Austria tentarono la prova suprema. Benché la loro situazione interna stesse diventando ormai insostenibile, i due imperi riunirono sui rispettivi fronti tutte le riserve disponibili in uomini e mezzi al fine di spezzare la resistenza avversaria prima dell'arrivo in europa del grosso degli aiuti americani. I Tedeschi sferrarono il loro attacco agli Anglo-Francesi verso la fine del mese di marzo alla presenza dello stesso Guglielmo II (di cui il nome di battaglia del Kaiser), riuscendo a fare di nuovo arretrare il fronte alleato fino alla Marna, sulla stessa linea raggiunta nel 1914. Ma a questo punto, come allora, essi non poterono più avanzare, soprattutto per merito del comandante francese Ferdinando Foch, il quale nel mese di luglio riuscì a sferrare una potente controffensiva (la cosiddetta seconda battaglia della Marna, dopo quella del 1914) con l'appoggio massiccio di aeroplani, di carri armati e dei primi contingenti militari giunti d'oltreoceano con enormi quantitativi di armi, viveri e materiali. Aveva inizio così per i tedeschi quel movimento dell'8-11 agosto (le giornate nere dell'esercito tedesco) sarebbe continuato lento ma inesorabile fino alla resa definitiva. Nel mese di giugno anche l'Austria giocava l'ultima carta, attaccando con disperata decisione sul Piave, ma senza successo. Nel frattempo la marina da guerra italiana e l'aviazione portavano il loro contributo al positivo sviluppo delle operazioni. Le imprese di maggiore rilievo vennero compiute nell'Adriatico dagli speciali reparti costituiti da velocissimi motoscafi anti-sommergibili (mas), alle cui audaci azioni fu dovuto l'affondamento di tre corazzate austriache.

La battaglia di Vittorio Veneto - L'armistizio di Villa Giusti
L'esercito austriaco si manteneva comunque abbastanza saldo e compatto, ma all'interno l'impero asburgico viveva una profonda crisi a causa dell'insofferenza dei diversi popoli che lo costituivano. Alla fine di settembre a peggiorare la situazione intervenivano le richiese di pace della Turchia e della Bulgaria, ormai esauste. Fu allora che il generale Diaz decise di dare corso a una grande offensiva meticolosamente preparata, che ebbe inizio il 24 ottobre, anniversario di Caporetto, e nel giro di pochi giorni determinò lo sfondamento del fronte austriaco a Vittorio Veneto e la precipitosa ritirata del nemico: una ritirata che ben presto si trasformò in disfatta.
Così, poche ore dopo che le nostre truppe erano entrate a Trento e che la nostra flotta aveva sbarcato reparti a Trieste, il 3 novembre 1918 a Villa Giusti, nei pressi di Padova, l'Austria era costretta a firmare l'armistizio e il giorno successivo il generale Diaz poteva annunciare la vittoria con un proclama alla nazione italiana.

Fine prima guerra mondiale: le repubbliche
L'11 novembre 1918 anche la Germania, dopo essersi liberata del Kaiser e proclamata repubblica, chiese la sospensione delle ostilità. Il nuovo governo provvisorio delegato alla stipula dell'armistizio, firmato in una carrozza ferroviaria nella foresta di Compiègne, era presieduto dal socialdemocratico Friedrich Ebert (1871-1925). A sua volta l'Austria il 12 novembre 1918 proclamò la repubblica, dopo la rinuncia ufficiale al potere da parte dell'imperatore Carlo I, che, come aveva fatto due giorni prima Guglielmo II in Germania, aveva abbandonato in tutta fretta il Paese. Il giorno 13 l'Ungheria diventava una repubblica indipendente.

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