Riassunto: Se questo è un uomo


Riassunto: Se questo è un uomo

di Primo Levi
Riassunto:

Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944, e cioè dopo che il governo tedesco, data la crescente scarsità di manodopera, aveva stabilito di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi. Così Levi stesso introduce Se questo è un uomo, dedicato al suo internamento nel Lager di Buna-Monowitz, presso Aushwitz, durato dal marzo 1944 al gennaio 1945. Il libro fu pubblicato nel 1947 dall'editore Da Silva, ma rimase ignorato da pubblico e critica. Suscitò invece forte interesse la ristampa del 1958. Tradotto in varie lingue, fu diffuso in tutto il mondo.
Il racconto si sviluppa nell'arco di 17 capitoli. L'autore narra gli eventi, dalla cattura alla liberazione a opera dei russi, in ordine cronologico; descrive la vita del campo, riportando dati e raccontando episodi dai quali emerge la disumanità di un mondo in cui la lotta per sopravvivere è senza remissione, perché ognuno è disperatamente, ferocemente solo. Con stile analitico, oggettivo dignitosamente sobrio, Levi non si arrende: cerca sempre di ragionare intorno a quanto osserva e alle sue cause. Alcuni capitoli sono più riflessivi, come quello intitolato I sommersi e i salvati, che analizza alcuni comportamenti vincenti nel lager: la passività, la demenza, la crudeltà, il calcolo.
Prima del secondo inverno di prigionia, l'autore riesce a entrare come tecnico nel laboratorio chimico. L'ultimo capitolo narra in forma di diario gli ultimi dieci giorni del campo. Malato di scarlattina, Levi è ricoverato al Ka-Be, l'infermeria, ed è questa la circostanza che lo salverà: quando i tedeschi, travolti dall'Armata Rossa, fuggono precipitosamente portando con sé i prigionieri validi, i malati vengono abbandonati per dieci giorni, privi di cure, cibo e acqua. Infine, il 27 gennaio 1945, nel Lager semideserto entrano i primi esterrefatti soldati sovietici.
Levi è uno scrittore dilettante, anche se, in realtà, molto colto. Il suo linguaggio asciutto, razionalmente meditativo, assieme alla struttura del racconto-diario, aggiunge forza e immediatezza alla testimonianza. Non si spegne mai lo sforzo di comprendere, di mantenere vivo il segno della ragione, davanti all'assurdità del male commesso da uomini contro altri uomini.

Riassunto Se questo è un uomo capitolo per capitolo

Capitolo 1: "Il viaggio": Levi, partigiano, viene arrestato e inviato al campo di internamento di Fossoli, a Modena. Dopo neanche un mese tutti gli Ebrei vengono trasportati in treno come degli animali, fino al campo di Monowitz, in Polonia. Scesi dal treno viene operata una prima selezione, in base all'età e all'essere malati o meno. Ma altre volte è la sorte che decide: infatti chi scendeva a destra andava a lavorare e chi scendeva a sinistra moriva, o viceversa. Infine i sopravvissuti salgono su alcuni autocarri, dove trovano un soldato che chiede loro di dargli le cose che hanno di valore perché a loro non sarebbero più servite.

Capitolo 2: "Sul fondo": Giunti al campo vengono fatti entrare in una stanza per poi passare ad altre, dove vengono rasati, lavati e sottoposti alla disinfezione; infine un tedesco tatua sul braccio un numero, che da ora in poi sarà il loro nuovo nome. Vengono radunati insieme a tutti gli altri prigionieri nella Piazza d'Appello, la piazza centrale del campo, e vengono contati più volte. Dopo quindici giorni Levi ha imparato le regole del campo e gli sono già venute le piaghe sotto i piedi a causa del lavoro.

Capitolo 3: "Iniziazione": Levi viene assegnato al Block 30 e si mette a parlare con il suo compagno di letto, Diena, ma devono smettere perché gli altri chiedono silenzio. Al lavatoio incontra Steinlauf, un suo amico, e lo ammonisce per non lavarsi, perché spiega che non facendolo, e quindi non mantenendo la sua dignità, farebbe il gioco dei Tedeschi, comincerebbe a morire.

Capitolo 4:"Ka-Be": Primo subisce un incidente sul lavoro, perciò alla sera va in Ka-Be, l'infermeria. Lì lo visitano molto sommariamente e lo mandano da un altro medico, il quale lo visita anch'esso con molta poca cura e lo manda al Block 23, il dormitorio. Nel Ka-Be ritrova un po' di pace, ma con essa trova anche il tempo per pensare al dolore e ricordare e questo non gli fa bene. Ha anche assistito ad una selezione, che consiste nello scegliere alcuni Ebrei da parte di una SS e mandarli alle camere a gas.

Capitolo 5: "Le nostre notti": Dopo essere guarito, esce dal Ka-Be e viene assegnato al Block 45: ma è fortunato, perché lì c'è il suo migliore amico Alberto. Le notti sono travagliate: sogna, poi si sveglia all'improvviso e poi si riaddormenta: così fino alla sveglia, quando « si rimette in moto la bufera ».

Capitolo 6: "Il lavoro": Il suo nuovo compagno di letto è Resnyk, di alta statura ma molto buono con Levi. Infatti al lavoro Resnyk si mette in coppia con Primo e lo aiuta molto. Gli unici momenti di riposo sono il viaggio per andare alla latrina e la pausa pranzo.

Capitolo 7: "Una buona giornata": Per la prima volta da quando è arrivato al campo Levi vede il sole, e ne sono tutti molto felici,. Ma ora che il freddo è cessato si pensa alla fame. Fortunatamente quel giorno Templer, l'organizzatore del Kommando, aveva trovato una marmitta da cinquanta litri di zuppa e così è stata calmata anche la fame.

Capitolo 8: "Al di qua del bene e del male": Con un improvviso cambio della biancheria molti vanno alla Borsa a scambiare le loro seconde vecchie camicie con pane o tabacco o altro. La Borsa è il centro commerciale del campo, anche se proibita. Qui si scambia di tutto: zuppa, pane, camicie, tabacco e arnesi di qualsiasi genere. Ma per guadagnare veramente bisogna avere dei contatti con dei civili e barattare anche con loro, il che è severamente proibito: ciò viene punito con l'invio dello Haftlinge alle miniere di carbone.

Capitolo 9: "I sommersi e i salvati": In questo capitolo Levi fa una netta distinzione tra i sommersi e salvati: i primi, anche chiamati mussulmani, sono quegli uomini che eseguono tutti gli ordini che ricevono, non mangiano che la razione e si attengono alla disciplina del lavoro e del campo, infine sono quelli più adatti per le selezioni; i salvati sono invece quelli che non si arrendono mai, continuano a lottare ogni giorno contro la fame e gli stenti, sono rispettati da tutti e sono riusciti a non soccombere in quella grande macchina di morte e strazio quale è il campo di concentramento. « Se i sommersi non hanno storia, e una sola e ampia è la via della perdizione, le vie della salvazione sono invece molte, aspre ed impensate ».

Capitolo 10:"Esame di chimica": Al campo viene organizzato un Kommando chimico e Levi ne fa parte insieme ad Alberto. In un primo tempo devono trasportare del cloruro di magnesio. Viene poi loro annunciato che dovranno superare un esame di chimica. Levi si rende conto che la sua salvezza sta nel superare questo esame perché potrà così diventare uno "specialista" e gli sembra che sia andato bene.

Capitolo 11: "Il canto di Ulisse": Durante un viaggio per prendere la marmitta pesante cinquanta chili a causa della zuppa, Primo cerca di recitare e spiegare alcuni versi della Divina Commedia che riesce a ricordare.

Capitolo 12: "I fatti dell'estate": Al campo giungono notizie dello sbarco alleato in Normandia, dell'offensiva russa e del fallito attentato ad Hitler. Queste notizie fanno nascere grandi ma effimere speranze. Cominciarono i bombardamenti sull'Alta Slesia, poi sempre più vicini, fino ad essere bombardato il campo. Cessano il lavoro alla Buna, da cui non uscì mai un chilo di gomma, e fanno dei lavori di riparazione. In questa situazione incontra Lorenzo, un civile italiano che lo aiuta molto, regalandogli oltre al pane la consapevolezza che nel mondo c'erano ancora delle persone umane.

Capitolo 13: "Ottobre 1944": E' ritornato l'inverno. Le baracche sono sovraccariche di prigionieri. Si vocifera che ci sarà una selezione., che viene fatta una domenica pomeriggio. I prigionieri vengono fatti spogliare, poi devono fare una breve corsa sotto gli occhi di una SS che in una frazione di secondo decide della sorte di ognuno. Chi è stato selezionato ha diritto ad una doppia razione di zuppa.

Capitolo 14: "Kraus": Durante la marcia di rientro dal lavoro Levi racconta a Kraus un sogno che si è inventato e lui giura ed augura.

Capitolo 15: "Die drei Leute vom Labor": Levi ha la notizia di essere stato scelto per lavorare nel laboratorio di chimica e ne è molto felice perché questo significa privilegi e una vita molto meno dura, lontano dal freddo. Nel laboratorio la temperatura è di 24°, questo sarà di grande aiuto per superare l'inverno, e anche la fame non sarà più un problema, perché potrà trovare molte cose da poter rubare e barattare alla Borsa.

Capitolo 16: "L'ultimo": Levi e Alberto, oltre che amici, sono diventati complici in imprese che li hanno resi più importanti socialmente e soprattutto meno affamati. Una sera sono costretti ad assistere all'impiccagione di un uomo che è accusato di aver partecipato a una rivolta durante la quale è stato fatto saltare un forno crematoio. Prima di morire l'uomo urla :"Compagni, io sono l'ultimo". Sino alla fine non si è lasciato piegare nella vita del Lager. Ci si sarebbe aspettato che qualcuno avesse dato un segno di assenso, ma così non è stato.

Capitolo 17: "Storia di dieci giorni": L'11 gennaio 1945 Levi si ammala di scarlattina e viene ricoverato in Ka-Be. Qualche giorno più tardi viene a sapere che il campo sarà evacuato a causa dell'arrivo dei russi. Infatti nel pomeriggio il medico annuncia che il giorno dopo gli ammalati in grado di camminare sarebbero partiti con i sani, per una marcia di venti chilometri, mentre gli altri sarebbero rimasti in Ka-Be. Levi è troppo debole, febbricitante e rimane al campo. Tutti partono, compreso Alberto, mentre lui e pochi altri malati vengono abbandonati al loro destino nell'infermeria. I sani sono scomparsi, nella quasi totalità, durante la marcia di evacuazione: Alberto è fra questi. Per gli ammalati iniziano dieci giorni fuori dal tempo e dal mondo. Ben presto ha inizio il bombardamento. Si fa sempre più vicino . Alcune baracche vengono colpite. Levi si accorge che tutti i tedeschi hanno lasciato il campo. Fa molto freddo. Al campo non c'è più nulla che funzioni: niente acqua, elettricità, niente per scaldarsi o da mangiare. Riesce a trovare una stufa, della legna e delle patate. Con l'aiuto di un francese il tutto viene trasferito nella loro baracca. Hanno tepore e patate bollite. I prigionieri cercano di organizzarsi per sopravvivere andando a rovistare ovunque alla ricerca di qualcosa di utile. Il numero dei morti aumenta di giorno in giorno e la terra indurita dal gelo non permette di seppellirli. La fatica della sopravvivenza quotidiana li rende insensibili di fronte a tanto dolore. Il 27gennaio 1945 arrivano i russi al campo.

Sul fondo da Se questo è un uomo, capitolo 2
Il capitolo descrive i primi giorni trascorsi dall’autore ad Auschwitz. Dopo il viaggio nel vagone merci e il disbrigo delle formalità dell’arrivo (spogliazione di tutti gli effetti personali, rasatura, tatuaggio del numero di matricola ecc.)), i prigionieri entrano nella routine quotidiana del Lager.
La narrazione di Se questo è un uomo è spesso frammentaria, perché le sequenze narrative sono regolarmente inframmezzate da riflessioni e considerazioni. Nel capitolo letto prevale il livello del racconto, costruito intorno a due sequenze principali.
La prima sequenza, più descrittiva, s’incentra sulle modalità di funzionamento del Lager. Vengono via via passati in rassegna i seguenti elementi:
*La popolazione del campo: prigionieri e carcerieri;
*Le regole elementari di comportamento, stilate in un codice non scritto, ma da conoscere necessariamente per evitare ulteriori prepotenze, da parte sia dei sorveglianti sia degli altri prigionieri;
*Il regolamento ufficiale del campo, favolosamente complicato, suddiviso in proibizioni e obblighi;
*Le circostanze normalmente irrilevanti, che qui diventano problemi: per esempio il problema delle scarpe, che possono divenire strumenti di tortura per chi le indossa, di condanna e di morte;
*Infine il lavoro, un groviglio di leggi, di tabù e di problemi, l’io-narrante su quanto ha esposto. Esse si raccolgono intorno a due nuclei:
*L’ipotesi di un futuro, intorno a cui si concentrano le speranze dei nuovi arrivati, ma a cui i veterani del Lager non hanno neppure la forza di pensare;
*L’autoritratto del protagonista, che lascia emergere i segni del decadimento fisico e spirituale (anche l’accenno agli italiani che rinunciano a ritrovarsi ogni domenica sera in un angolo del Lager).
Gli internati devono apprendere il più rapidamente possibile il regolamento del Lager: un apprendistato terribile, che Levi descrive con la precisione e l’oggettività che caratterizzano il suo stile. Le vessazioni sono fisiche e morali: viene annullata la dignità dei prigionieri e la loro identità; sono cancellati i ricordi, ogni forma di pensiero e opinione (rispondere Jawohl, non fare mai domande, fingere sempre di avere capito). Il lager riduce le persone a non-persone, a esistenze umiliate, costrette a convivere con l’assoluta precarietà, e a difendersi in ogni momento dagli istinti peggiori che quell’ambiente scatena (bisogna portarsi dietro tutto e dovunque).
Emerge dal paso la domanda, che è anche il tema di fondo di tutto il romanzo: questi prigionieri, così annientati nel corpo e nello spirito, possono ancora definirsi uomini?
Levi ritiene di sì, ma solo a patto che ciascuno di loro sappia conservare, dentro di sé, un barlume di umanità: la forza morale di restare se stessi pur in quell’orrore.

Kraus, capitolo 14
Fra i tanti episodi del lager, raccontati da Levi, questo rappresenta bene la condizione di lavoro dei prigionieri, la loro utilitaristica mentalità maturata dalla sofferenza, il bisogno di sentirsi uomini, al di là di ogni abbrutimento. Kraus, bonario e ingenuo, abituato dalla sua sciocca onestà di piccolo impiegato a lavorare con tutto il suo impegno, qui è sprecato; peggio, qui è destinato a soccombere fra i primi perché la legge del lager è opposta ad ogni legge umana e chi più lavora più è soggetto alla stanchezza, alla fame al deprimento e alla selezione. Kraus è un ingenuo. Proprio la sua ingenuità, però, suscita un’istintiva simpatia e il ritrovato gusto di cose buone che non è facile trovare qui; perciò raccontargli una gentile bugia è un modo semplice per esprimergli amicizia.
Se questo è un uomo: ce lo chiediamo leggendo questo brano che ci immette nel vivo di una giornata al lager, sotto la pioggia, al freddo, nella melma, malvestiti e malnutriti. Veramente non è più un uomo chi è costretto ad abdicare a sé stesso e obbedire ciecamente, a marciare senza sbagliare un passo per non essere colpito, a non avere speranze, a non coltivare amicizie… Non è più un uomo che deve pensare esclusivamente a proteggere il suo corpo sentendosi braccato giorno e notte dalla morte che può arrivare dalla dissenteria, dalla fatica, dalla selezione mente il suo spirito si abbrutisce perdendo l’umanità dei sentimenti nell’egoistica disperata lotta per sopravvivere. Ma Levi trova sempre il modo per temperare questa disperazione presentandoci un episodio , un personaggio, uno scorcio di lager assolato… che si trasformano in una certa qual poesia del lager per mezzo della quale troviamo intatte, anche laggiù, la dignità umana e la sua forza. Quegli episodi sono la risposta alla nostra domanda assillante: come si può resistere in una condizione come quella?
Levi ci risponde anche raccontandoci di Kraus e del falso sogno che lo fece contento, e lasciandoci capire che anche per lui quel sogno fu un mezzo per sentire meno il freddo e la stanchezza; e per un momento furono ambedue meno infelici.
La fantasticheria, il sogno vero o immaginario, il ricordo delle cose belle del passato non sono soltanto divagazioni della mente, ma sono l’oasi a cui ogni prigioniero attinge la forza per andare avanti, la coscienza del proprio essere, la dignità di non lasciarsi travolgere. E possiamo renderci conto che anche nelle circostanze più degradanti è la mente che sorregge e guida il corpo e riesce, almeno in parte,a dominarne i bisogni. E si può sperare la salvezza.

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