Sottovuoto o Sotto vuoto: come si scrive?



Sono corrette entrambe le forme, sia sottovuoto che sotto vuoto sono accettate nella lingua italiana. Stranamente non si trova nemmeno un articolo sull'Accademia della Crusca, celebre portale che rappresenta una delle più prestigiose istituzioni linguistiche d'Italia e del mondo.

La forma più comunemente utilizzata è sottovuoto e, come spesso accade per le parole composte, l'univerbazione viene preferita alla forma separata.

Il metodo sottovuoto viene usato per eliminare l'aria da un contenitore ermeticamente chiuso, per assicurare una perfetta conservazione del suo contenuto. In particolare si adopera per la conservazione degli alimenti e indumenti, per bloccarne la contaminazione da polveri e batteri. In ambito industriale viene usato anche per eliminare solo alcuni tipi di gas, come l'ossigeno principale responsabile dell'ossidazione.


ESEMPIO:
- Alcuni cibi sono molto deteriorabili e per conservarli occorre metterli sottovuoto.
- Abbiamo messo i piumoni sottovuoto per motivi di spazio.
- Se l'amore è nell'aria, probabilmente io sono sottovuoto.
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Inferno Canto 21 - Analisi e Commento




Il canto dei diavoli

Dopo il canto XX, momento di tregua in cui tacciono le grida dei dannati e l'ironia cede il passo alla compassione e alla malinconia per la patria lontana, adesso, per contrasto, si ritorna nel pieno clima infernale: le forze demoniache si esprimono nella loro bestiale furia e i caratteri della commedia prendono il sopravvento sulla tragedia e sull'elegia. I canti XXI e XXII, insieme ai primi 57 versi del XXIII, costituiscono un'unica sequenza narrativa, la cosiddetta commedia dei diavoli; la struttura è infatti quella della sacra rappresentazione del genere di teatro popolare tra i più caratteristici della cultura medievale e di questa possiamo individuare i diversi atti:
  • prologo (canto XXI, 1-21): Dante e Virgilio, personaggi attivi dell'episodio, giungono nella quinta bolgia, quella dei barattieri, e descrivono quella che sarà la scenografia dell'azione, l'avvallamento di pece bollente; 
  • atto I (canto XXI, vv. 22-57): giunge un diavolo che getta nella pece un dannato e altri diavoli gli fanno ridda intorno (= movimento disordinato), chiarendo le modalità della pena;
  • atto II (canto XXI, vv. 58-139 ): Dante e Virgilio chiedono il passo e i diavoli sembrano concederglielo. ma in realtà preparano loro un inganno: i due pellegrini procedono scortati da una grottesca pattuglia di demoni;
  • atto III (canto XXII, VV. 16-451): episodio del dannato Ciampolo, con la beffa ai danni dei diavoli;
  • atto IV (canto XXII, vv. 1-57): si conclude la commedia, con Dante e Virgilio che, approfittando della zuffa fra i diavoli, si allontanano e si mettono in salvo scendendo nella sesta bolgia.


Attori della rappresentazione sono Dante e Virgilio, una schiera di diavoli definiti nel nome, negli atteggiamenti e nel ruolo, e poi Ciampolo, protagonista nel canto XXII. L'intreccio narrativo e psicologico è quello della paura dei due pellegrini, della presunta e grossolana arguzia dei diavoli e dell'intreccio della doppia beffa. Come strumento espressivo risalta l'uso del dialogo e come ispirazione per così dire morale o ideologica potremmo indicare la riflessione sulla malevola furbizia. Con questi elementi principali va dunque in scena la commedia dei diavoli.



La «commedia dei diavoli»

Il brano di Dante e Virgilio nella quinta bolgia alle prese con i diavoli di Malebranche, è tra i più movimentati e più comici della Commedia: una ridda grottesca di diavoli e dannati, beffarda e scurrile. La situazione iniziale è simile a quella del canto IX, quando i diavoli negano a Virgilio l'entrata nella città di Dite; ma là i toni erano quelli solenni dei decreti infernali, qui invece tutto si svolge nei termini comici e plebei di una novella popolare. La paura di Dante e la sicurezza di Virgilio diventano quasi ridicole in rapporto alla mediocrità ripugnante e volgare di questa banda di diavoli così simili a personaggi da taverna, che tramano una goffa beffa destinata al fallimento e che inscenano una delle più bizzarre parodie di marcia militare. La gestualità esprime in gran parte la natura plebea di questi diavoli e conferisce il carattere comico della scena: si nascondono dietro i pietrosi e sotto i ponti per sorprendere i dannati, digrignano i denti e storcono gli occhi pregustando l'inganno, usano pernacchie e peti come segnali di marcia. Siamo proprio nel gusto della farsa popolare.



I barattieri

Restano sullo sfondo della scena, almeno per ora, i dannati della bolgia. Li sappiamo immersi sotto la pece, ne vediamo uno, gettato sul momento, scatenare le frenesie dei diavoli e dare occasione per un cenno polemico contro Lucca, ma nulla di più. Anche su di loro sembra comunque diffondersi l'atmosfera di bassa quotidianità tipica della sequenza, a sottolineare probabilmente la banalità delle loro colpe e delle loro personalità. Con Ciampolo, nel canto successivo, li vedremo meglio caratterizzati: ma sempre in modo molto sbrigativo.



La comicità

La sequenza di questi canti dei barattieri è tra le più comiche dell'opera, nel senso della comicità come stile e registro formale del realismo quotidiano, del lessico umile e popolare. Ma anche nel senso moderno del comico che suscita il sorriso per l'ironia o l'assurdità o il buffo delle situazioni e delle espressioni. Tale comicità in questo canto si esprime in modo più evidente nelle scelte lessicali, di un realismo crudo e anche inestetico. Pensiamo solo come primi esempi, ai graffi (v. 50), ai raffi (v. 51) e ai roncigli (v. 71) dei diavoli, a verbi come accaffi (v. 54) e attuffare (v. 56), alle espressioni di bieca grossolanità dei vv. 131-132, fino all'epigrafica sconcezza del verso finale, che sembra provocare per la sua disgustosa volgarità lo stesso Dante: l'inizio del canto successivo ne sarà infatti un lungo, sarcastico e parodistico commento.
Tra gli elementi di comicità specifici di questo canto ricordiamo anche la scelta dei nomi dei diavoli, così fantasiosi da rinnovare la tradizione folklorica dei soprannomi popolari, caricandosi di dati psicologici e figurativi: il nome rievoca direttamente per suggestione fonica una caratteristica, un atteggiamento specifico che rende riconoscibile il personaggio.
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Frasi divertenti sul diploma e i diplomati



Ogni anno una nuova generazione di giovani trascorrerà un mese lunghissimo, ricco di emozioni e palpitazioni, quello dedicato agli esami di maturità. La paura di fallire sarà tanta, e non importa se si ha una buona media, più gli esami procedono e più questa aumenta. Il mio augurio è semplice e concreto: mettetecela tutta!
Oltre allo studio, oltre alle nozioni imparate a forza, metteteci impegno, costanza ed intelligenza. Siate padroni del vostro futuro e ricordate che il futuro inizia proprio da qui: dai banchi di scuola.
Quando si sarà concluso questo vostro percorso, quando le porte delle superiori vi si chiuderanno alle spalle, allora sentirete una grande nostalgia... vi mancheranno i compagni, i professore ed i ritmi scolastici così ripetutamente impressi nelle vostre giornate. Capiterà che prenderete delle sbandate, che vi perderete e vi troverete nella situazione di non sapere cosa fare della vostra vita. Succederà che vi sentirete depressi e demoralizzati, ma troverete ugualmente la forza per andare avanti. Comunque vada, qualunque cosa vi riserberà il vostro futuro, ricordate solo una cosa: siamo noi gli artefici del nostro destino.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi, citazioni e battute divertenti sul diploma, un attestato che viene sempre più spesso snobbato dai giovani perché pur impegnandosi a scuola non riescono ugualmente a trovare un lavoro in base al proprio titolo di studio, ma la sua importante resta immutata perché senza di esso non si viene "quasi" nemmeno presi in considerazione nel mondo del lavoro. Leggerle a esame concluso vi farà sicuramente sentire meglio.


Le frasi

Un pezzo di carta in casa, fa sempre comodo, per la pulizia personale. (Ignazio Silone)

Il problema di imparare dall'esperienza è che non riceverai mai un diploma. (Doug Larson)

La scuola è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per mangiare. Non c’è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere. (Giuseppe Prezzolini)

Sto imparando tutto il tempo. La lapide sarà il mio diploma. (Eartha Kitt)

Si leggono i classici come se fossero la bolletta del telefono o le ricette del medico. Le parole lette, anche quelle dei grandi autori, restano solo parole, svuotate di tutta la loro forza, perché ridotte al rango di esercizio. La cultura non arriva al cervello perché è stata ridotta a compito da svolgere per il giorno dopo, a pedaggio da pagare per ottenere un voto, che poi darà diritto ad un diploma, e quindi, eventualmente e fortunosamente, ad un impiego, in attesa della pensione. (Mina)

Diploma: permesso di dimenticare - o perlomeno - di non imparare più. (Georges Elgozy)

Ogni volta che vedi una persona di successo, vedi solo la gloria pubblica, mai i sacrifici privati ​​per raggiungerla. (Vaibhav Shah)

Un uomo colto è ricco. Uno povero è colui che non ha saputo apprendere dal passato. (Umberto II di Savoia)

In Italia con un diploma non puoi insegnare neppure all'asilo nido, però puoi diventare Ministro dell'Istruzione. Gran paese il nostro. (TristeMietitore, Twitter)

A quelli che si sentono "superiori" voglio dire solo una cosa: Sentitevi "università" che ormai il diploma non serve a nulla. (Ty_il_nano, Twitter)

Il mio discorso al diploma:
"Ho odiato la scuola superiore e ancora di più ho odiato ognuno di voi e spero che bruciate all'inferno.
Grazie."
(DisagiatoComune, Twitter)

Per ottenere un titolo di studio mi sono impegnato fino alla morte. Adesso ho un diploma da perito. (ilmarziano, Twitter)

Il Paradiso è governato dal Signore. L’Inferno dal Signore del Male.
Signori, non Dottori.
Anche nell'Aldilà fai carriera solo col Diploma.
(DIavolo, Twitter)

E venne il leccaculo. Che si mangiò il diplomato. Che bruciò il laureato. Che superò il merito. Che in tre secondi, il lavoro trovò. (TweetDaRidere, Twitter)

«Ora so scrivere "disoccupato" sia in latino che in greco!»
~ Studente del liceo classico appena diplomato.
(Noncilcopedia)

Per esame di stato, o più comunemente maturità, si intende quel particolare periodo della carriera scolastica di ogni alunno di quinta superiore che precede la consueta sbronza da post-diploma. (Noncilcopedia)

Dio non ci valuta in base al numero di medaglie o diplomi, ma per le cicatrici. (Elbert Hubbard)

Se hai una brillante idea, nessuno mai si preoccuperà del tuo diploma. (Alan Gerry)
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Frasi di auguri per il diploma di maturità



Ad ogni studente in Italia, che ha conseguito l'esame di maturità, viene rilasciato il diploma di maturità. È un attestato scolastico che certifica il tipo di studio che si è seguito e si ottiene alla fine delle scuole superiori (liceo, istituto tecnico o professionale) della durata di 5 anni, sostenendo e superando l'esame finale, ovvero l'esame di stato. Esso permette di proseguire gli studi e, quindi, l'iscrizione a tutti i corsi di laurea universitari; è comunque un requisito minimo richiesto nella maggior parte dei lavori dove l'esperienza da sola a quanto pare non sembra bastare.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi di auguri per chi è riuscito ad ottenere il diploma di maturità, un modo carino per dimostrare al neodiplomato che siete felici per lui di questa piacevole notizia. Queste frasi originali possono essere utilizzate per dedicare gli auguri a distanza, ad esempio attraverso un messaggio WhatsApp o Facebook, e anche come frase per il biglietto di auguri da allegare al regalo. Vedi anche le frasi divertenti sul diploma.


Le frasi

Complimenti! Ben arrivato anche tu nella schiera dei neodiplomati! E adesso? Beh... intanto goditi la festa e gli onori... Alla disoccupazione ci penserai un altro giorno! Con affetto.

Non è giusto. Oggi tutti festeggiano il tuo diploma... e nessuno che faccia un complimento a chi ti ha sopportato/a mentre dicevi che non ci saresti mai riuscito/a. Tanti Auguri!

È stata dura ma ce l'hai fatta, ora hai raggiunto uno dei tuoi obiettivi, ma tieni sempre la testa sulle spalle e lotta perché, ricorda: puoi ancora migliorare. Complimenti!

Dopo aver raggiunto questo traguardo vogliamo premiarti con un altro diploma, quello di persona gentile, amabile e generosa: il diploma di migliore amico. Congratulazioni!!!

Il primo traguardo scolastico l'hai raggiunto egregiamente...ma la vita è lunga, e ci saranno tante altre mete da conquistare, e tanti altri ostacoli da superare! Quindi procedi sempre con forza, coraggio e determinazione, proprio come hai fatto finora! Complimenti!!!

È stata dura, ma ci sei riuscito... il diploma è tra le tue mani! Complimenti, ti auguro il meglio per qualunque cosa tu decida di fare...

Siamo al tuo fianco per aiutarti a raggiungere mete sempre più alte.

Auguri per il diploma, adesso anche tu puoi vantare di avere la carta d'imbarco verso la noia e i problemi reali della vita!

Ad maiora semper!
.... ed il bruco divenne una crisalide, la crisalide ora è una splendida farfalla che volerà sempre più in alto !
Ora ci faremo una lunga vacanza. Ti prego dimentica a casa libri e occhiali.
Datti alla pazza gioia, dopo tanti anni di studio meriti un premio!
Con le tue qualità raggiungerai vette sempre più alte... Continua così... Auguri per il tuo diploma!

Sei stato in gamba, siamo fieri di te!

Ora ti aspetta l'università, mi auto invito alla prossima festa!

Conserva sempre la tua determinazione e la tua volontà, andrai lontano.

Siamo davvero orgogliosi di essere i parenti di un Cento: che nella vita tu possa avere le stesse soddisfazioni che hai meritato dalla scuola.

Questo diploma ti apre molte strade, non aver paura di percorrerle.

Il tuo impegno e la tua costanza hanno dato i loro frutti... Siamo felici per te.

Un importante percorso si è appena concluso; ora sei pronto ad aprirti nuove strade... Congratulazioni.

Hai compiuto un passo importante. Ora ti aspetta una lunga vita di impegni. Non demordere e tanti auguri.

Complimenti, hai dato prova di grande determinazione e di impegno. Ti auguriamo di raggiungere ogni altro obiettivo della tua vita. Un forte abbraccio.

Le nostre congratulazioni per il tuo talento, impegno e dedizione.

E ora datti alla pazza gioia. Dopo anni di studio, meriti un bel premio!

Oggi mi sembri diverso in viso, ma certo, dimenticavo che hai preso la "maturità" e, probabilmente sarà per questo! Auguri diplomato!

Sei stato davvero in gamba, sono felice per il tuo meritato diploma di maturità ed auguri per il tuo futuro!

Evvai, finalmente diplomato. Adesso ti auguro che tu possa goderti al meglio le tue meritate vacanze. Tantissimi auguri per il tuo futuro.

Vai e dimostra chi sei... E mi raccomando, rimani concentrato per fare gli esami al meglio. Auguri per la tua "Maturità"!

Vedrai che con la preparazione che hai e la giusta dose di concentrazione l'esame di maturità sarà una passeggiata. In bocca al lupo!

È arrivato il grande momento, mi raccomando, concentrati e dai il massimo, ti aspetta l'estate più lunga e più bella della tua vita. Auguri per i tuoi esami di maturità!

Coraggio, ancora qualche sacrificio e sarai "Maturo" anche tu! In bocca al lupo per gli esami.

Tanti auguri al nuovo diplomato... È stata dura, lo so bene, ma adesso goditi la tua "maturità" e rifletti bene sul tuo futuro e sulla strada da intraprendere...

In questi momenti paura e confusione prendono il sopravvento ma gli esami passano presto e ti ritroverai con la Maturità ed un bel viaggio da fare insieme agli amici! In bocca al lupo.

Tanti auguri per il tuo diploma, spero che possa essere un primo passo, importante, da percorrere sulla strada del mondo del lavoro.

Hai studiato seriamente ed i sacrifici profusi per prendere la maturità sono stati ampiamente ripagati. Adesso goditi le vacanze più lunghe della tua vita.

La maturità è la prima tappa davvero importante nella vita di ognuno di noi, e prendere il diploma vuol dire anche crescere e cominciare a capire che nella vita bisogna fare qualche sacrificio per conquistarsi un buon futuro! Auguri!

Il diploma di maturità è sicuramente una delle tappe della vita che rimarranno più vive nei tuoi ricordi. Ti auguro un futuro pieno di belle soddisfazioni professionali.

Questa è una fase importante della tua vita perché questo pezzo di carta ti cambierà la vita ed entrerai in un mondo tutto nuovo. Complimenti ed auguri per il futuro.

Orgogliosi di te come sempre, ti staremo accanto nel faticoso cammino che dovrai affrontare all'Università. I nostri cuori saranno sempre accanto al tuo ... mamma e papà.

Complimenti! Spero che questo diploma sia il trampolino di lancio per una sfolgorante carriera universitaria!

La vita insegna che fare qualche piccolo sacrificio regala tante soddisfazioni. Potrà anche essere stata dura, ma adesso goditi il meritato successo! In bocca al lupo per la maturità appena conseguita e per il tuo futuro.

Non è importante ciò che trovi alla fine di una corsa. È importante ciò che provi mentre corri. Auguri per la maturità!

D’ora in poi, quando stai per realizzare qualcosa di importante per il tuo futuro ricorda queste quattro domande. Perché? Perché no? Perché non io? Perché non adesso?

Auguri per la maturità! Questo tuo traguardo rappresenta molto per me. Ho ripreso a sperare nelle missioni impossibili!

Congratulazioni per il tuo diploma! Adesso ti sembrerà che il peggio sia passato..ma ricorda che il bello deve ancora venire!

Se vuoi realizzare i tuoi obiettivi d’ora in poi, fa della perseveranza il tuo migliore amico, dell’esperienza il tuo saggio consigliere, della cautela il tuo fratello maggiore e della speranza il tuo angelo custode. (Joseph Addison)
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Inferno Canto 20 - Analisi e Commento




Analisi del canto

La pena degli indovini e la pietà di Dante
Negli indovini Dante condanna la presunzione umana che vuole sottoporre al proprio giudizio il disegno divino. La pietà di Dante è da un lato reazione sincera, dall'altro un espediente per introdurre il tema della giustizia divina e il contrasto fra sentimento e ragione. È comunque da ricordare il fascino che l'astrologia esercita su Dante e il suo modo costante di operare con i testi dei poeti antichi, ricchi di suggestioni magiche.


Virgilio protagonista
Il poeta latino, simbolo della ragione umana liberata dalle superstizioni, è naturale protagonista del canto; in questo modo Dante lo riscatta anche dalla fama di indovino che il Medioevo gli attribuiva. Ma Virgilio è qui protagonista anche sentimentale, con la rievocazione della nativa Mantova.


Il tema geografico
II gusto di Dante per le indicazioni e le digressioni geografiche si manifesta ampiamente in questa sequenza, e nella seconda parte diventa l'elemento stilistico narrativo prevalente.
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Frasi sugli esami di Maturità



La maturità non è soltanto un esame che si fa dopo cinque anni di scuola superiore. La maturità non è solo un bagaglio di conoscenze e competenze. La maturità è imparare a stare nel mondo, relazionandosi in modo corretto con gli altri, avendo stima di se stessi, facendo scelte in modo autonomo e soprattutto pensare con la propria testa, e non seguendo il branco. Non è certo qualcosa legata all'età; bisogna conquistarla con il tempo, con le esperienze. Ci sono molte persone che a vent'anni sono ancora molto immature e magari altre che a sedici lo sono già. Non è qualcosa di automatico con lo scoccare dei 18 anni!

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi, citazioni e battute divertenti sugli esami di maturità. Sono giorni che solitamente il maturando medio vive con pessimismo, in preda all'ansia e alla paura di dimenticarsi tutto e sbagliare. Vedi anche le frasi di auguri per gli esami di Maturità.


Le frasi

Agli esami gli sciocchi fanno spesso domande a cui i saggi non sanno rispondere. (Oscar Wilde)

L’ottanta per cento di un esame si basa sull’unica lezione a cui non sei andato, nella quale si parlava dell’unico libro che non hai letto. (Arthur Bloch)

Ah, che bella cosa è saper qualcosa. (Molière)

Gli esami non finiscono mai. (Eduardo De Filippo)

Gli esami finali sono eventi simili alla morte. (Richard Gordon)

Non ho passato il mio esame in diverse occasioni. I miei amici, invece, sì. Ora loro sono ingegneri e lavorano alla Microsoft. Io invece ne sono il proprietario. (Bill Gates)

Prima bisogna sapere il latino e poi bisogna dimenticarlo. (Montesquieu)

Non studiavo niente e perciò imparavo molto. (Anatole France)

Agli esami risponderò solo in presenza del mio avvocato. (Anonimo)

In periodo d'esami è sempre Lunedì. (Alessandro Fasanella)

Il grande genio della matematica Evaristo Galois, morto a vent'anni nel 1832 e autore di una serie di straordinarie opere matematiche non ancora completamente comprese, quando si presentò al Politecnico per gli esami di ammissione, venne bocciato in quanto, dopo aver ascoltato le domande dell'esaminatore, gli tirò in faccia il cancellino della lavagna gridandogli: "Si vergogni di porre domande così facili!".

100 non fa cultura, 60 non fa paura.

All'esame ci pensi Dio che a divertirmi ci penso io.

Prof, quando arrivo a 60 fermatemi!

La vita è un'attesa tra un esame e un altro. (Sergio Leone)

Maturare è scoprire l'altra faccia delle cose. (Nicolás Gómez Dávila)

Maturare non vuol dire rinunciare alle nostre aspirazioni, ma accettare che il mondo non è obbligato a soddisfarle. (Nicolás Gómez Dávila)

È maturo solo chi si ritiene immaturo, perché solo chi si ritiene immaturo cerca di colmare le sue lacune. (Mario Canciani)

Comincia da dove sei, usa quello che hai, fai quello che puoi. (Arthur Ashe)

Le sfide sono ciò che rendono la vita interessante... Superarle è ciò che le dà significato. (Joshua J. Marine)

Ricorda, oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri. (Dale Carnegie)

Quando l'ultimo giorno di scuola dell'ultimo anno di liceo suona la campanella dell'ultima ora, tu sei convinto che quello sia l'ultimo secondo della tua adolescenza. Senti il bisogno di sottolineare l'evento con una frase storica, tipo: "Che la forza sia con noi!" oppure "Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!" (Film: Notte prima degli esami)

Sapete chi ha inventato l'esame di maturità? Eccolo qui. Il filosofo Giovanni Gentile. Era il 1923, e da allora intere generazioni di studenti sono state traumatizzate per sempre dal diabolico evento. (Film: Notte prima degli esami - Oggi)

Notte prima degli esami, notte di polizia,
certo qualcuno te lo sei portato via,
notte di mamme e di papà col biberon in mano,
notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra,
notte di giovani attori di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni di coppe e di campioni,
notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
(Antonello Venditti)

Il bambino che oggi inizia gli esami di maturità e tu "non sapevo che adesso si facessero a 9 anni" "ne ho 18" "9 anni, assurdo". (Tremenoventi, Twitter)

È uscito Pirandello alla maturità: uno. Nessuno. Centomila bocciati. (Stanzaselvaggia, Twitter)

Quando mi chiedono di andare a correre penso all'ultima volta che l'ho fatto: esame di maturità, per l'ultimo banco. Sono finito al secondo. (Pao_LOST, Twitter)

Se si scoprisse che il prezzo da pagare per l'eterna giovinezza è rifare in continuazione l'esame di maturità, nessuno la bramerebbe tanto. (TristeMietitore, Twitter)

Gli esami di maturità, quanti ricordi. Io sperai fino all'ultimo che uscisse il tema su Ken il guerriero. (Ty_il_nano, Twitter)

Qualcosa di cui raccoglierai i frutti per tutta la vita. Non la maturità, i diritti SIAE che incassa Venditti per "Notte prima degli esami". (ItsCetty, Twitter)

La maturità di una persona non si misura da un esame, ma da come riesci a celare gli appunti senza farti scoprire. (MaxMangione, Twitter)

I reduci dalle guerre più terribili della storia hanno dichiarato 'è stata dura, ma non come gli esami di maturità'. (Dio, Twitter)

Il mio discorso alla maturità:
"Ho odiato la scuola superiore e ancora di più ho odiato tutti voi, spero che bruciate all'inferno.
Grazie"
(chevitaorribile, Twitter)

"A volte il modo migliore per trovare una soluzione è ignorare il problema".
Io allo scritto di matematica alla maturità.
Presi 3.
(FBiasin, Twitter)

Forse la vera maturità è andarsene senza lasciare traccia, per poi prendere un foglio bianco e scrivere una nuova storia per conto proprio. (p_episcopo, Twitter)

Durante la mia maturità il commissario interno mi guardava così male che pensavo di essere io l'assassino. (p_episcopo, Twitter)

Essere innamorati è bello, ma pure svegliarsi nella notte e accorgersi che rifare l'esame di maturità era solo un incubo non ce lo scordiamo. (esterviola_, Twitter)

L'esame di maturità è quell'ultimo ostacolo che separa un giovane dalla disoccupazione. (Il_Brillante, Twitter)

"Domani esame di Maturità"
E poi:
- Studi tutto
- Sai più dei prof
- Prendi 100 e lode
- Applauso della classe
- Ti svegli tutto sudato
(Droghiere, Twitter)

Sono partiti quelli con i ricordi della maturità fatta 234 anni fa. Tipo i nonni quando attaccavano con i tempi della guerra. (Ty_il_nano, Twitter)

"Studio, quest'anno ho la maturità"
E poi:
- L'anno in cui studi meno
- Cos'è la tesina?
- Non so che fare all'Università
- Sto nella merda
(Droghiere, Twitter)

L'esame di maturità è quel momento in cui capisci che ci sono delle altre persone che possono influire sul tuo destino oltre ai genitori. (insopportabile, Twitter)

Voglio fare l'alunno intervistato da Studio Aperto: "Non ho studiato niente, tanto per fare un TG di merda come il tuo non serve". #Maturità (Zziagenio78, Twitter)

"Esami di maturità:
- Ci dica, cosa le è rimasto dei Promessi Sposi?
- Le bomboniere."
(inDOMEstico,Twitter)

All'esame di maturità mi fecero una domanda sugli ossimori. Fui promosso a pieni vuoti. (tragi_com78, Twitter)

All'esame di maturità copiai tutto. Per la prova di italiano mi preparai addirittura una Carducciera. (tragi_com78, Twitter)

Tranquilli ragazzi, la maturità non è la morte, anche se ci assomiglia dannatamente. (TristeMietitore, Twitter)

Si chiama Maturità, ma non fate troppo caso al nome altisonante: potrete continuare a fare i cazzoni anche oltre i 30. (TristeMietitore, Twitter)

Alle tracce di maturità, se esce Quasimodo, io andrei alla grande, conosco il cartone Disney "Il gobbo di Notre Dame" a memoria. (RubinoMauro, Twitter)

Di questo passo, tra qualche anno, per essere ammessi alla maturità basterà solo la sufficienza respiratoria. (pellescura, Twitter)

Ricordo ancora il mio esame di #maturità. Anche quest'anno niente Alzheimer. (Microsatira, Twitter)

Alla maturità feci un tema davvero penoso. Per cercare di impressionare la commissione lo finii con "Luke, sono tuo padre". (marcosalvati, Twitter)

Maturità, il momento in cui scopri se negli ultimi 5 anni hai fatto il possibile per diventare amico di quello passa il compito. (ItsCetty, Twitter)

Il senso dell’esame di maturità: professori con cui hai a che fare cinque ore al giorno per cinque anni che poi devono dire "Hmm, ancora non ho capito bene quanto vali, ma potrò stabilirlo definitivamente grazie alle prove casuali che farai nei prossimi tre giorni". (diodeglizilla, Twitter)

Forse è il caso di avvertire i ragazzi impegnati con la #maturità: è inutile seguire le tracce, non riuscirete a trovare un futuro. (Comeprincipe, Twitter)

Ricordo che quando alla Maturità mi chiesero cosa pensassi del Dolce Stil Novo risposi che mi piaceva, ma che mia mamma lo faceva meglio. (MaxMangione, Twitter)

Comincio a pensare che si chiami esame di maturità perché ne rappresenta il picco massimo e poi è tutta discesa. (bon1z, Twitter)

Il 100 alla maturità fa salire dell'80% le chance di lavorare, facendole passare dallo 0,1% allo 0,18%. (arobalengo, Twitter)

Per colpa vostra sognerò di fare gli esami di maturità. Almeno fatemi copiare. (Totonno1980, Twitter)
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Inferno Canto 19 - Analisi e Commento




Analisi del canto

Il canto dei papi simoniaci
È il tipico canto completo e compiuto in se stesso, nell'unità di luogo e di argomento. Si apre con Dante che dall'alto dell'argine osserva la condizione dei dannati simoniaci nella terza bolgia, dove poi discende sorretto da Virgilio; si conclude con Virgilio che prende in braccio Dante e risale sull'argine della bolgia successiva. Nel frattempo, si è svolto l'animato incontro con il papa simoniaco Niccolò III, incentrato sul tema della corruzione del papato, avido di ricchezze terrene.

La narrazione, così compatta, si sviluppa poi in diversi momenti e temi espressivi:
  • l'introduzione, caratterizzata da due celebri e contrapposte allocuzioni, la prima contro il mago Simone, iniziatore del dannato mercato di cose sacre, la seconda di devota lode alla sapienza e giustizia divina (vv. 112);
  • la descrizione di dannati e pene, e la discesa nella bolgia (vv. 13-45);
  • il colloquio ambiguo e serrato con Niccolò III (vv. 46-87);
  • la solenne invettiva di Dante contro il papato corrotto (vv. 88-123);
  • l'epilogo, con l'approvazione di Virgilio e la risalita verso la bolgia successiva (vv. 124-133).


Il gioco dell'equivoco
Per raccontare l'incontro con Niccolò III, Dante ricorre all'originale espediente dell'equivoco (vv. 44-66). Quando Dante, non visto, interpella l'anima di Niccolò III, questa risponde convinta che si tratti di papa Bonifacio VIII, esprimendo in modo spontaneo e impulsivo il suo giudizio. Tale meccanismo vivacizza senz'altro la dinamica narrativa e psicologica dell'episodio; ma soprattutto permette a Dante di collocare l'odiato papa Bonifacio VIII già all'Inferno, e di parlarne come di un dannato, mentre era ancora in vita. A lui non concede dunque la possibilità di alcun riscatto o pentimento.


La polemica antiecclesiastica
II canto è una delle più complete ed esemplari testimonianze della critica dantesca contro la Chiesa, tema centrale dell'ideologia politica, civile e morale della Commedia. La polemica è già implicita innanzitutto nella realtà concreta della situazione: nel profondo Inferno, a documentare la vergognosa colpa della simonia, è stata scelta proprio la voragine dei papi. Poi, appunto, il colloquio con Niccolò III. Peccato antico e specifico della Chiesa, dunque, è quello del mercimonio delle cose sacre, in cui Niccolò III è solo l'ultimo di una lunga schiera di pontefici corrotti, claustrofobicamente incastrati nell'angusto budello.
E ne deduciamo due ordini di critiche. La prima denuncia il dilagare della simonia al tempo di Dante: ben tre papi sono coinvolti, nel giro di pochi decenni. E si tratta di uno dei tasselli che vanno a comporre il quadro di degradazione della società civile che è proprio della visione di Dante. La seconda critica è invece rivolta a specifiche personalità: Bonifacio VIII, il grande nemico personale di Dante (gli attacchi contro di lui proseguiranno fino al sommo Paradiso), e Clemente V, pontefice filofrancese che si macchiò agli occhi di Dante di gravissima colpa nel trasferire la sede papale da Roma ad Avignone. Nelle parole di Niccolò III (vv. 55-57) e soprattutto nella violenta e temeraria invettiva di Dante ai vv. 90-117,vengono infine dichiarati i termini della condanna morale della simonia e dei suoi perpetratori. L'avidità di ricchezze e potere terreni ha traviato la Chiesa allontanandola dalla vocazione povertà e dalla missione di giustizia per cui Cristo l'aveva fondata, e la maggiore responsabilità ricade proprio sui suoi sommi capi, i pontefici corrotti. Non potrà dunque mancare, nell'invettiva di Dante, il riferimento a quella che il poeta considera la causa originaria di tanto male, cioè la celebre e controversa donazione di Costantino. L'antico imperatore romano, convertito al cristianesimo, avrebbe donato al papa Silvestro la città di Roma, dando così inizio al potere temporale della Chiesa. La donazione, nata da positivi intendimenti, ha invece generato un processo di corruzione: non per errore di Costantino, ma per colpa degli ecclesiastici, che ne hanno snaturato il fine.



L'invettiva di Dante
L'appassionata condanna che Dante lancia contro i papi simoniaci è costruita con estrema efficacia e ricchezza retorica, tra le più belle dell'intero poema. Ne individuiamo così gli elementi principali:
  • uso delle domande retoriche (vv. 90-92; 113-114);
  • uso delle dichiarative e delle sentenze (vv. 97; 104-105; 112; ecc.);
  • richiami biblici e toni apocalittici (vv. 106-112);
  • lamentazioni esclamative (vv. 115-117).



Commento

Una distesa di fori da cui fuoriescono le gambe e i piedi dei peccatori, lambiti da fiamme ardenti: ecco lo scenario della terza bolgia infernale che raccoglie i simoniaci. Questi dannati fecero commercio di cose sacre, stravolgendo completamente il compito loro affidato. La colpa è terribile e tanto odiosa che Dante, decisamente disgustato nel presentarla, adotta un linguaggio sarcastico, quasi da produrre un effetto comico. La Commedia non fa quasi mai ridere, perché affronta tematiche di alto valore esistenziale, ma qui, nella figura di un papa simoniaco conficcato a testa in giù, coi piedi che bruciano e che si storcono a esprimere sofferenza e disappunto, c'è il divertimento del cristiano "giusto" e dell'uomo onesto di fronte a una rappresentazione grottesca. Dante in questo canto non è sfiorato dalla compassione, perché la colpa dei simoniaci non ha radici in qualche sentimento di apprezzabile spessore umano, ma nella meschinità di un cuore avido, spregiatore degli uomini e di Dio. Così Dante si diverte e comunica ai lettori questo suo gusto che culmina nelle parole di papa Niccolò III: Se' tu già costi ritto, se' tu già costi ritto, Bonifazio? È a questo punto, infatti, che viene a sapere che il suo acerrimo nemico, Bonifacio VIII, è atteso nella bolgia. Il comico nasce, come teorizza lo scrittore Luigi Pirandello, dall'avvertimento del contrario", cioè dal capovolgimento del consueto sistema di riferimento: il papa teocratico, il capo assoluto della Chiesa che impone le norme al cristiano e intanto si dà a loschi intrallazzi politico-economici, presto si troverà a testa in giù, conficcato in un pozzetto, coi piedi in fiamme, a scontare eternamente il sovvertimento del messaggio d'amore e di salvezza di Cristo. È questo rovesciamento di immagini e di situazioni che colpisce, ma l'aspetto buffo presto si trasforma in sarcasmo e in invettiva. Il culmine è raggiunto nell'anticipazione dell'arrivo di Clemente V, autore di più laida opra.
Dante allora, con la coscienza di chi mai si è macchiato di tali colpe, si scaglia contro i papi simoniaci così violentemente da dubitare di incorrere in un giudizio di suprema temerarietà: egli, semplice cristiano, può forse osare una denuncia così radicale contro i papi? La sua audacia nasce dalla consapevolezza che, davanti a Dio, non ci sono papi o umili, ma solo uomini che hanno o non hanno rispettato il Vangelo e le norme che governano i corretti rapporti sociali. Dante fa risuonare la tromba apocalittica che divide i giusti dai colpevoli e la colpevolezza qui suona tanto più chiara e definitiva quanto più alta è stata la responsabilità morale e religiosa che i dannati hanno avuto in vita. L'istituzione tuttavia è salva e la feroce critica di Dante a coloro che la rappresentano ribadisce il bisogno di una religiosità limpida, che era già presente nei movimenti ereticali dell'epoca
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Veglia - Ungaretti: parafrasi, analisi e commento



L'autore di questa poesia è Giuseppe Ungaretti. Scritta il 23 dicembre del 1915 a Cima Quattro e tratta dalla raccolta "L'allegria". È una poesia che parla di una situazione in cui il fante poeta in veste di soldato si ritrova vicino al compagno caduto in guerra e ne vede gli effetti della morte.


Testo

Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita



Parafrasi

Tutta la notte
coricato per terra vicino
a un compagno
morto
con la sua bocca
aperta
sotto il bagliore della luna piena
con le mani gonfie e livide,
che entrano nel profondo della mia anima;
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
così tanto
attaccato alla vita.



Analisi del testo

METRICA: versi liberi, in due strofe di lunghezza diversa.

Livello sintattico: assenza della punteggiatura e prevalenza della coordinazione.

Livello fonetico: c'è una prevalenza di doppie che costituiscono suoni aspri: nottata, buttato, attaccato. Questa prevalenza di doppie c'è per sottolineare l'assurdità della guerra che è causa di morte. La scelta delle parole scabre, essenziali poiché l'autore è costretto a vivere in mezzo ai morti.

Temi: l'insensata brutalità della guerra - l'amore per la vita, malgrado tutto.


Il tema della lirica è racchiuso nel titolo: la veglia è sia il senso interminabile del tempo trascorso accanto al cadavere dilaniato del compagno, sia l'atteggiamento di fraterna partecipazione a quello strazio, dunque la "veglia funebre". Il primo significato è illustrato dalla prima strofa della poesia, assai più lunga. Dominano in essa immagini di crudo realismo, sottolineato da versi-parola (massacrato-digrignata-penetrata): essi costringono brutalmente il lettore a urtarsi con il disfacimento e la morte. L'uso dei participi (ben cinque) e il ricorso frequente al gruppo consonantico -tt- creano un ritmo aspro, secco duro. Il successivo spazio di silenzio (lo stacco tra le due strofe) serve al poeta per scendere fino al fondo del proprio animo. Segue la seconda, breve strofa: proprio la guerra consente di cogliere il senso più profondo e il valore dell'esistere umano; il poeta proclama quindi: Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita.

Tutte le poesie di Ungaretti sono auto-biografiche.
Questa poesia indica che ogni uomo ha diritto alla vita.

Ci sono due campi semantici: della morte e della vita.
  • Le parole del campo semantico della morte: massacrato, bocca digrignata, congestioni delle sue mani.
  • Le parole del campo semantico della vita: plenilunio, lettere piene d'amore, vita.

DIGRIGNATA: sfigurata. Lo spasimo della morte produce un ghigno quasi bestiale.
PLENILUNIO: luna piena.
CONGESTIONE: tumefazione, arrossamento causato dal blocco della circolazione sanguigna.
LETTERE...AMORE: poesie di poche, straziate parole, come lettere rivolte a tutta l'umanità; la poesia è riflessione, testimonianza, rivelazione.



Figure retoriche

Allitterazione della "t" = intera, nottata, buttato (vv. 1-2).

Assonanza "a, o" = corricato, vicino, compagno, morto, bocca (vv. 2-5)
Vv. 14,15,16 climax discendente

Metonimia : con la congestione delle sue mani (vv. 8-9). Il poeta dice la "congestione delle sue mani" e non "le sue mani congestionate".

Metaforapenetrata nel mio silenzio (vv. 10-11). È presente la percezione tattile e uditiva.

Enjambement: ho scritto / lettere piene d’amore (vv. 12-13)



Commento

Giuseppe Ungaretti prese parte alla Prima guerra mondiale e questa poesia fu proprio scritta durante questo conflitto, a pochi giorno dal giorno di Natale. Il tema trattato è la sofferenza patita in guerra, la caducità della vita (vita destinata e finire in breve tempo), l'angoscia della morte che incombe.
Ha trascorso un'intera nottata (una nottataccia) a fianco a un compagno massacrato con la bocca deformata rivolta verso la luna piena e con le dita delle sue mani rigide e gonfie per la morte, che lasciano un profondo senso di sgomento in lui e, ammutolito, non può fare altro che restargli accanto. In questo momento il poeta ha sentito l'esigenza di scrivere lettere d'amore (per il bisogno di dichiarare affetto ai suoi cari) e qui, di fronte alla tragedia della morte, rivela che non si era mai sentito così tanto attaccato alla vita (segno della protesta contro la guerra).
E per quanto possa essere ingiusta la vita vale certamente la pena di viverla pienamente, come si dice spesso "la vita è una e va vissuta al 100%", ma non è necessario aspettare di vedere la morta in faccia per incominciare a non sprecarla. Seppure in maniera più astratta è comunque questo il significato che il poeta fante Giuseppe Ungaretti ci ha voluto trasmettere.
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Ce l'abbiamo fatta o C'è l'abbiamo fatta: come si scrive?



La forma corretta è Ce l'abbiamo fatta, così come la vedete, senza l'accento sulla vocale "e" (ovvero senza il verbo essere) e senza apostrofo.

Non ci vuole il verbo essere perché quel "CE" è la variante della particella "CI" davanti ai pronomi (lo, la, li, le, ne). Un trucco per non sbagliare è quello di inserire la parola "essere" al posto della E con accento.

E avremmo avuto una frase senza senso (a meno che non esista una cosa o una persona che si chiama "Abbiamo Fatta", cosa alquanto improbabile):
ce l'abbiamo fatta
c'essere l'abbiamo fatta

Invece, nella frase che segue:
c'è bel tempo
c'essere bel tempo
...seppure la frase continui a stonare, ha un senso rispetto a quella precedente. Proprio perché ha un senso vuol dire che in questa frase è corretto utilizzare l'accento. Infatti "C'È" è la forma contratta di "CI È". Il verbo essere indica che è presente il bel tempo!



Tutte le possibili combinazioni

  • Io ce l'ho fatta;
  • Tu ce l'hai fatta;
  • Lui / Lei / Egli ce l'ha fatta;
  • Noi ce l'abbiamo fatta;
  • Voi ce l'avete fatta;
  • Loro / Essi ce l'hanno fatta.


ESEMPIO:
- Non è stato semplice ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
- Dimmi che ce l'abbiamo fatta.
- Purtroppo non ce l'abbiamo fatta.
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Inferno Canto 18 - Analisi e Commento


Gli adulatori, illustrazione di Giovanni Stradano (1587)


Analisi del canto

La rappresentazione di Malebolge
Nella struttura e nel paesaggio dell'Inferno un posto di privilegio occupa lo spazio architettonico di Malebolge, cui corrisponde una gerarchia morale. Il vallone di pietra suddiviso in dieci fossati è un luogo geometrico imponente, che sottolinea l'atmosfera disumana e la cupezza delle colpe di fraudolenza qui scontate.


La meschinità dei dannati
Le pene delle prime due bolge producono una sensazione di umiliante vergogna e meschinità, commisurata alle colpe e ai dannati, che trova corrispondenza negli atteggiamenti dei dannati: dagli occhi bassi di Caccianemico alla volgare scompostezza di Taide.


Il linguaggio e lo stile
Adeguato al contenuto, il linguaggio si fa sempre più crudo e basso nel descrivere la vergognosa colpa della frode. Il disprezzo di Dante per questi dannati si evidenzia ancor più nel sarcasmo che percorre il canto e nella violenza della descrizione di Taide.
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Tutt'uno o Tuttuno: come si scrive?




La grafia corretta è tutt'uno, formata dalle parole "tutto" (pronome indefinito) che è soggetto a elisione e "uno" (pronome indefinito).

La forma "tuttuno", ovvero quella univerbata (= un'unica parola) non è errata dal punto di vista grammaticale ma è in disuso, pertanto la si può trovare in qualche testo letterario poco attento ai cambiamenti della lingua italiana.

Tale termine si usa per indicare qualcosa di unito oppure per indicare un legame relazionale molto forte tra due o più persone. Se non dovesse piacervi questa parola ricordiamo che esistono numerosi sinonimi con cui potete rimpiazzarla: unito, incorporato, indivisibile, inglobato, inscindibile, inseparabile, integrato, una cosa stessa.


ESEMPIO:
- Mare e cielo parevano un tutt'uno al finir della notte.
- Io e il mio ragazzo? Siamo un tutt'uno!
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Biografia: Lialia



È lo pseudonimo di Amalia Cambiasi Negretti, nata a Carate Lario (Como) nel 1897, la più letta e apprezzata autrice di "romanzi rosa" in Italia. Fu Gabriele D'Annunzio a coniare per lei il nome Liala con cui firmò tutte le sue opere: «Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un'ala nel tuo nome». Appartenente ad una agiata famiglia, si sposa con un ufficiale di marina, innamorandosi poi di un famoso pilota di idrovolanti, che muore in un tragico incidente di volo nel 1926. Di questa vicenda (che verrà rievocata in uno degli ultimi romanzi, Ombre di fiori sul mio cammino, del 1981), restano tracce vistose nelle prime opere, che narrano le passioni sofferte e tormentate per spericolate aviatori: Signorsì (1931), che ne costituì l'esordio, con il seguito, Settecorna (1932); Peregrino del ciel (1933); Brigata di ali (1947).
Autrice di oltre ottanta romanzi, fra cui ci limitiamo a ricordare la "trilogia di Lalla" (Dormire e non sognare, Lalla che torna e Il velo sulla fronte).

Il successo incontrato fino ai nostri giorni dalla scrittrice è dovuto a una straordinaria abilità nel maneggiare gli stereotipi del romanzo di consumo, creando intricanti trame narrative e poi inserendole una una scenografia abbagliante, con elementi raffinati e personaggi bellissimi, atletici e aristocratici.

L'attenzione della modernità, pur tenendo conto degli esteriori cambiamenti del costume (gli aeroplani verranno sostituiti da auto da corsa e motociclette), non altera l'immutabile sfondo dei sentimenti.

Muore nel 1955, all'età di 98 anni.
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Inferno Canto 17 - Analisi e Commento


Il XVII canto illustrato da Botticelli


Analisi del canto

Gerione
La particolareggiata descrizione di questo demone ne dichiara il valore simbolico: egli è sozza imagine di froda, allegoria dell'inganno e della frode, ed è infatti il custode di Malebolge, il cerchio dei fraudolenti. In questo senso è da intendere il contrasto fra il volto da uom giusto e il corpo orrendo, l'insistenza sulla pelle maculata, l'enorme coda da scorpione.


Reginaldo degli Scrovegni
Nelle parole dell'usuraio padovano prosegue la polemica morale contro Firenze: tutti fiorentini sono infatti i dannati che egli indica lì presenti, e fiorentino è uno dei personaggi di cui è annunciato l'arrivo (Gianni Buiamonte dei Becchi).


La paura di Dante
Il sentimento della paura, che accompagna Dante nel suo viaggio oltremondano come misura della sua maturazione spirituale, caratterizza l'atteggiamento psicologico del poeta in questo canto: è la paura di Gerione e la paura del volo, che viene però superata grazie anche all'aiuto di Virgilio, simbolo della Ragione umana.
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Pomodori o Pomidori: come si scrive?



Il sostantivo "pomodoro" ha due plurali, e sono: pomodori e pomidori.

Perché abbiamo due plurali? 
Perché la parola "pomodoro" è una parola composta: pomo d'oro (nome + preposizione + nome) e fu chiamato anticamente anche pomo d'amore.


POMODORI = è la forma che comunemente viene utilizzata oggigiorno per indicare il plurale di pomodoro (2 pomodori, un chilo di pomodori ecc.). Dal momento che si tratta di un sostantivo di genere maschile terminante in "-o", il suo plurale sarà con la "-i" finale.


POMIDORI = è una forma rara ma non errata, questo perché è possibile rintracciarla nei testi dei secoli passati, ad esempio pomidoro veniva usato nel primo Novecento, mentre pomidori nella seconda metà dell’Ottocento. Abbiamo già detto che pomodoro è una parola composta e, in questo caso, il plurale è stato inserito nella prima parte della parola (pomi).


La lingua italiana ha subito continui cambiamenti nel corso degli anni e alcune parole che prima andavano bene adesso non lo sono più: il termine pomodoro non viene più considerato un nome composto ma un'unica parola e, pertanto, è corretto sempre scrivere "pomodoro", e sconsigliato scrivere "pomidori" a meno che non stiate citando una frase estrapolata da un testo antico dove a quei tempi si usava scrivere in questo modo. In tutti gli altri casi occorre sempre usare la regola più recente!
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Inferno Canto 16 - Analisi e Commento


I tre fiorentini, Giovanni Stradano (1587)


Analisi dell canto

L'incontro con i gentiluomini toscani
L'episodio vive del contrasto fra la crudezza della pena che tormenta i tre sodomiti, e la cortesia che informa nello stile e nel contenuto attraverso il colloquio con Dante. L'inflessibile condanna del loro peccato non annulla infatti il ricordo delle loro virtù civili e l'amore nobile per la patria e i concittadini.


Il tema politico
Il canto ripropone nei termini della polemica contro Firenze la stessa passione politica già letta nei canti di Ciacco (canto VI), di Farinata (canto X) e di Brunetto Latini (canto XV). La condanna è qui precisata nell'apostrofe contro la gente nova e i subiti guadagni, gli immigrati arricchiti che corrompono il tessuto sociale tradizionale.


L'attesa di Gerione
La seconda parte del canto è occupata dall'avvicinamento di Dante e Virgilio al burrone che separa dal cerchio successivo e dai preparativi per la discesa. Dante è qui maestro nel creare la tensione per l'attesa di un avvenimento straordinario: la creatura che sta salendo dalle voragini oscure dell'Inferno acquista in mostruosità perché non nominata né descritta.



Commento

L'incontro con i tre nobili fiorentini, seppure siano orribilmente devastati dalla pena infernale, si svolge in un'atmosfera dignitosa e ispirata da valori elevati, ma riguardanti vicende di quando erano in vita. Proprio per questa ragione si crea una possibilità di dialogo e di intesa tra i dannati, spiritualmente ciechi: Dante, ancora uomo e peccatore, e Virgilio, simbolo della sapienza e della ragione non ancora illuminata dalla fede.
Sono i valori espressi dalla civiltà feudale, trapiantati poi dalle classi aristocratiche, di cui i tre fiorentini sono rappresentati, e trasformati in una dimensione morale e in un modello di comportamento indipendente dalla vita di corte. Essi si riassumono nel binomio «cortesia e valor», termini generici, tipici del linguaggio cavalleresco, più volte ricorrenti a proposito di nobili personaggi del passato (Marco Lombardo in Purgatorio XVI, o Guido del Duca in Purgatorio XIV).
Fin dalle prime battute del dialogo si capisce che l'ambiente di cui parleranno è Firenze (terra prava), quindi si chiarisce la collocazione sociale dei protagonisti, sicuramente elevata dal momento che Virgilio invita Dante ad essere «cortese» e a manifestare rispetto.
I tre fiorentini si presentano come uomini valorosi che hanno dedicato la loro vita all'impegno civile e politico. Fama ed onore hanno accompagnato le loro opere e i loro nomi fino ai tempi di Dante.
Il secondo tema del canto è la denuncia dell'evoluzione borghese e mercantile dei tempi moderni, che hanno causato la degenerazione morale di Firenze e la scomparsa di «cortesia e valor», a sua volta sostituiti da «orgoglio e dismisura», le cui luttuose conseguenze affliggono tutta la città.

Cortesia = è equilibrio, delicatezza di modi, liberalità e rispetto.

Valore = indica magnanimità, coraggio, disinteresse e lealtà.

Orgoglio = al contrario indica tracotanza e villania.

Dismisura = può alludere a ogni tipo di sfrenatezza nei costumi privati, come il lusso familiare, o nei rapporti civili, arroganza e violenza.

In Dante è evidente il suo atteggiamento conservatore: idealizzazione del passato, riferimento ad un quadro di valori tradizionali, incomprensione e rifiuto delle novità sociali ed economiche. Quindi dante non vede alcuna possibilità di riscatto nel futuro, chiuso nella condanna del presente e, per questo motivo, preferisce rievocare il passato.
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Inferno Canto 1 - Parafrasi



Con questi celebri versi si apre il canto introduttivo dell'Inferno, la prima delle tre cantiche della Divina Commedia. Il viaggio di Dante attraverso i tre regni ultraterreni ha inizio in una selva oscura in cui si smarrisce nella notte tra il giovedì e il venerdì santo. Qui incontra i primi ostacoli sul cammino verso la riscossa spirituale: lo scontro con le tre fiere: lonza, leone e lupa. Viene in suo soccorso Virgilio, maestro di poesia e guida spirituale, che lo aiuterà fino alle soglie del Paradiso. Dopo esserne uscito, ripensa al pericolo a cui è scampato con il cuore ancora stretto dall'angoscia e dalla paura.
Il racconto di Dante, dietro il significato letterale nasconde un altro significato, più profondo, che si definisce allegorico. A metà della sua esistenza, il poeta attraversa una grave crisi morale: la sua coscienza si è come addormentata, così egli si sta allontanando dal bene e sente la morte eterna, cioè la perdizione del peccato.

Per capirla meglio vi proponiamo la parafrasi del testo, dando per scontato che abbiate già letto la sintesi del primo canto dell'inferno.



Parafrasi

Giunto al trentacinquesimo anno della vita,
mi ritrovai smarrito in una selva oscura,
perché avevo perduto la via del bene.

Ahimè, quanto è difficile descrivere com'era
questa selva così selvaggia, intricata e impraticabile,
il cui solo pensiero mi fa riprovare lo spavento di allora!

Tanto è spaventosa che la morte è poco più angosciosa di essa;
ma per poter trattare del bene che pure vi trovai,
parlerò delle altre cose che vidi in essa.

Non so spiegare esattamente come vi entrai,
tanto la mia anima era offuscata
quando mi allontanai dalla via del bene.

Ma dopo essere arrivato alla base di una collina,
là dove terminava quella selva
che mi aveva trafitto il cuore con la paura,
guardai in alto e vidi la sua parte superiore
già illuminata dai raggi del sole
che guida nella giusta direzione per ogni strada.

Allora si acquietò un po' la paura
che nel profondo del cuore mi era durata
tutta la notte che trascorsi con tanta angoscia.

E come il naufrago che col respiro affannoso,
uscito dal mare e giunto a riva,
si volta e guarda le onde pericolose,

così il mio animo, ancora spaventato,
si volse indietro a guardare il passaggio
che non lasciò mai passar vivo nessun uomo.

Dopo che ebbi riposato un poco il corpo affaticato,
mi rimisi in cammino lungo il pendio deserto del colle,
in modo tale che il piede più stabile era sempre quello più basso.

Ed ecco che apparve, quasi all'inizio della salita,
una lonza agile e molto veloce,
ricoperta di pelo maculato;
e non si allontanava di fronte a me,
anzi, impediva a tal punto il mio cammino
che io più volte pensai di ritornare indietro.

Erano le prime ore del mattino,
e il sole sorgeva insieme a quella costellazione (l'Ariete)
che era con lui il giorno della Creazione, quando l'amore divino
fece muovere per la prima volta gli astri;
così che l'ora mattutina e la bella stagione (primavera) mi erano di buon auspicio per sperare
di scampare da quella fiera dalla pelle variegata;
ma non abbastanza che non mi desse paura
la vista di un leone che mi apparve.

Questi sembrava che mi venisse incontro,
con la testa alta e con fame rabbiosa,
al punto che persino l'aria sembrava tremasse.

Ed ecco apparire una lupa, che nella sua magrezza
sembrava carica di tutti i più frenetici desideri,
e spinse molte persone a vivere miseramente;
questa suscitò in me un tale sgomento,
con la paura che proveniva dal suo aspetto,
che persi la speranza di raggiungere la cima del colle.

E come colui che accumula volentieri ricchezze,
e poi arriva il tempo in cui perde ogni cosa,
che in ogni suo pensiero piange e si rattrista,
lo stesso effetto mi fece la belva senza pace,
che venendomi incontro, mi sospingeva poco a poco
verso il basso, dove non c'era il sole.

Mentre precipitavo verso la selva,
davanti ai miei occhi apparve
qualcuno che non riuscivo a vedere bene per la penombra.

Quando vidi costui nel luogo deserto,
gli gridai: «Abbi pietà di me,
chiunque tu sia, un'anima o un uomo in carne e ossa!»

Mi rispose: «Ora non sono più un uomo, ma lo fui,
e i miei genitori furono della Lombardia,
entrambi nativi di Mantova.
Nacqui sotto il governo di Giulio Cesare, anche se negli ultimi anni,
e vissi a Roma sotto il regno del buon imperatore Augusto,
al tempo degli dei pagani.
Fui poeta, e cantai di quel giusto
figlio di Anchise (Enea) che fuggì da Troia
dopo che il superbo Ilion (Troia) fu bruciato.
Ma tu, perché ritorni all'angosciosa selva?
Perché non scali il colle gioioso,
che è principio e causa di ogni felicità?»

«Allora tu sei quel Virgilio e quella fonte di saggezza
che spande un così largo fiume di parole?»
gli risposi a fronte bassa.

«O tu che sei gloria e luce per tutti gli altri poeti,
mi siano di aiuto il lungo impegno e l'intenso amore
che mi hanno indotto a conoscere sempre più approfonditamente la tua opera.
Tu sei il mio maestro e il mio autore per eccellenza;
tu sei il solo da cui io trassi
il bello stile che mi ha reso celebre.
Vedi la lupa che mi ha fatto voltare; aiutami da lei, famoso sapiente,
poiché essa mi fa tremare le vene e le arterie».

«Tu devi intraprendere un'altra strada»
mi rispose dopo avermi visto piangere,
«se vuoi salvarti da questo luogo selvaggio.
Infatti, la belva che ti fa urlare
non lascia passare nessuno per la sua strada,
ma lo impedisce al punto di ucciderlo.
E ha un'indole così malvagia e cattiva,
che non può mai soddisfare la sua bramosia,
e dopo ogni pasto ha più fame di prima.
Sono molti gli animali a cui si unisce,
e saranno sempre di più, finché arriverà il cane da caccia (veltro)
che la farà morire tra le sofferenze.
Costui non si nutrirà di terre né di ricchezze,
ma di sapienza, amore e virtù,
e la sua nascita avverrà tra feltro e feltro.
Sarà la salvezza di quella misera Italia,
per cui morirono la vergine Camilla,
ed Eurialo, Turno e Niso di ferite.
Costui le darà la caccia in ogni luogo,
finché non l'avrà rimessa nell'Inferno,
da dove l'invidia (del diavolo) per la prima volta la fece uscire.
Perciò io penso e decide per il tuo bene
che tu debba seguirmi, e io ti farò da guida;
e ti porterò via di qui per guidarti nell'Inferno,
dove udirai le grida disperate
e vedrai le antiche anime dei dannati,
ciascuno dei quali invoca la morte definitiva.
E poi vedrai coloro che sono contenti di subire pene (i penitenti del Purgatorio),
perché sperano un giorno di raggiungere i beati del Paradiso.
E se poi tu vorrai salire a visitare questi ultimi,
allora ci sarà un'anima più degna di me ad accompagnarti:
ti affiderò a lei quando dovrò lasciarti.
Infatti, quell'imperatore (Dio) che regna lassù,
dal momento che io fui ribelle alla sua legge (Virgilio è pagano)
non vuole che io entri nella sua città (Paradiso).
Dio ha il dominio di tutto l'Universo e in particolare regna in Paradiso;
qui c'è la sua città e il suo altro trono;
oh, felice colui che viene scelto per ascendervi!»

E io gli richiesi: «Poeta, in nome di quel Dio
che non hai conosciuto,
e affinché io fugga questo male e altri peggiori,
ti chiedo ti condurmi là dove hai detto,
così che io veda la porta di San Pietro (del Paradiso)
e coloro che descrivi tanto tristi».

Allora si mise in cammino, e io lo seguii.
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Poesie sull'amicizia e sull'essere amici



L'amicizia è il reciproco affetto, costante e intenso, tra persona e persona, nato da una scelta che tiene conto della conformità dei voleri o dei caratteri e da una prolungata consuetudine. L'Organizzazione delle Nazioni Unite ha istituito nel 2011 una giornata per celebrare l'amicizia. Questo giorno particolare viene celebrato il 30 luglio di ogni anno. Non dimenticate di fare gli auguri al vostro migliore amico o alla vostra migliore amica!

A volte delle frasi non sono abbastanza per descrivere il profondo legame di amicizia che si è creato negli anni con una o più persone e, per chi può vantarsi di essere in questa piacevole situazione, può contare su questa raccolta di bellissime poesie sull'amicizia realizzate da poeti e scrittori.


Lista poesie sull'amicizia


(di Emily Dickinson)
Se io potrò impedire a un Cuore di spezzarsi
Non avrò vissuto invano
Se potrò alleviare il Dolore di una Vita
O lenire una Pena
O aiutare un Pettirosso caduto
A rientrare nel suo nido
Non avrò vissuto invano.



(Né lui né io - Cecilia Casanova)
Né lui
né io
ci siamo resi conto
che la nostra amicizia era piena
di curve.
Raddrizzarla
sarebbe stato sacrilegio.



(Amici - Gianni Rodari)
Dice un proverbio dei tempi andati
“Meglio soli che male accompagnati”.
Io ne so uno più bello assai:
“In compagnia lontano vai”.
Dice un proverbio,chissà perché:
“Chi fa da solo fa per tre”.
Da questo orecchio io non ci sento:
“Chi ha cento amici fa per cento!”.
Dice un proverbio ormai da cambiare:
“Chi sta solo non può sbagliare!”.
Questo,io dico, è una bugia:
“Se siamo tanti si fa allegria!”.



(L'Albero degli Amici - Paul Montes, Missionario Sud-Americano)
Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.
Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,
vedendo molte lune passare,
gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro.
Tutti li chiamiamo amici e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno
dei nostri amici.

Il primo che nasce è il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali dividiamo il
nostro spazio affinché possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che
rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.

Ma il destino ci presenta ad altri amici che non
sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino.

Molti di loro li chiamiamo amici dell'anima, del cuore.
Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di questi amici dell'anima
si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli dà luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
salti ai nostri piedi.

Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una
vacanza o un giorno o un'ora. Essi collocano un
sorriso nel nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.

Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli
che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento
soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va, l'autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono
l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute

continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria.
Sono ricordi di momenti meravigliosi di quando
incrociarono il nostro cammino.

Ti auguro, foglia del mio albero, pace
amore, fortuna e prosperità.
Oggi e sempre... semplicemente perché ogni persona che
passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto,
ma non ci sarà chi non lascia niente.

Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e
la prova evidente che due anime non si incontrano
per caso.



(Avere un amico - G.Fujikawa)
È tanto bello quando si è amici,
giocare insieme,
sentirsi felici.
Col mio amico è bello parlare
aver mille segreti da raccontare
e ridere insieme ridere assai
i motivi per ridere non mancano mai.
Certo, a volte può capitare
di ritrovarsi a litigare
e in quei momenti dirsi: Addio,
tu non sei più amico mio!
Presto però lo vai ad abbracciare
senza di lui non sai proprio stare.
E ancor per mano contenti e felici
camminano insieme i veri amici.



(Amicizia - Jorges Luis Borges)
Non posso darti soluzioni per tutti i problema della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro Però quando serve starò vicino a te
Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga
e non cadi La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice
Non giudico le decisioni che prendi nella vita
Mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
Però posso offrirti lo spazio necessario per crescere
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere
Solamente posso volerti come sei ed essere tua amica.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico in quel momento sei apparso tu...
Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista
Non sei ne il numero 1 né il numero finale e tanto meno ho la pretesa
di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista
Basta che mi vuoi come amica
Non sono una gran cosa,
però sono tutto quello che posso essere.



(L'Amicizia - Kahlil Gibran)
E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
È il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.
Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione,

né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e

viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate,

come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore,

ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.
E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.



(Stringimi la Mano e Saremo Amici - Andrea Anservini)
Se potessi fermare il tempo
lo farei per te amica mia
perchè i tuoi momenti più belli
regalassero ai tuoi giorni
una gioia sempre viva.
Se potessi prendere un arcobaleno
Lo farei proprio per te.
E condividerei con te la sua bellezza,
nei giorni in cui tu fossi malinconica.
Se potessi costruire una montagna,
potresti considerarla
di tua piena proprietà;
un posto dove trovare serenità,
un posto dove stare da soli
e condividere i sorrisi
e le lacrime della vita.
Se potessi prendere i tuoi problemi,
li lancerei nel mare
e farei in modo che si sciogliessero
come il sale.
Ma sto trovando che tutte queste cose
sono impossibili per me.
Non posso fermare il tempo,
costruire una montagna,
o prendere un arcobaleno luminoso.
Ma lasciami essere ciò che so essere di più
semplicemente un amico.



(Amicizia - Pam Brown)
...Nella solitudine, nella malattia, nella confusione,
la semplice conoscenza dell'amicizia
rende possibile resistere,
anche se l'amico non ha il potere di aiutarci.
È sufficiente che esista.
L'amicizia non è diminuita dalla distanza o dal tempo,
dalla prigionia o dalla guerra,
dalla sofferenza o dal silenzio.
È in queste cose che essa mette più profonde radici.
È da queste cose che essa fiorisce....



(Amicizia - Daisaku Ikeda)
Ci sono momenti di
sofferenza o tristezza
o giornate come
pugnalate al cuore.
Quando hai questi
momenti, prova
a bussare alla
porta del mio cuore.
La mia vita e il mio cuore
sono sempre aperti
per te.
Queste orecchie
possono ascoltare
qualsiasi cosa in ogni
momento.
Anche questi occhi hanno
accumulato tante lacrime
per piangere con te.
Quando sei gioioso
non c'è bisogno di
parlare, io lo capisco
vedendo il tuo viso.
Invece quando senti
tristezza, solitudine
o voglia di allontanarti,
parla con me di tutte
queste cose.
Io carico sulle mie spalle
la metà del peso della
tua sofferenza.
Andiamo avanti insieme.
Questa è la nostra strada
fino a quanto continuerà
la nostra amicizia.



(Credo in te, Amico. - Elena Oshiro)
Credo nel tuo sorriso,
finestra aperta nel tuo essere.
Credo nel tuo sguardo,
specchio della tua onestà.
Credo nella tua mano,
sempre tesa per dare.
Credo nel tuo abbraccio,
accoglienza sincera del tuo cuore.
Credo nella tua parola,
espressione di quel che ami e speri.
Credo in te, amico,
così, semplicemente,
nell'eloquenza del silenzio.



(Ti Voglio Bene - Anonimo)
Ti voglio bene non solo per quello che sei,

ma per quello che sono io quando sto con te.
Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stesso,

ma per ciò che stai facendo di me.
Ti voglio bene perchè tu hai fatto più di quanto abbia fatto

qualsiasi fede per rendermi migliore,
e più di quanto abbia fatto qualsiasi destino per rendermi felice.
L'hai fatto senza un tocco, senza una parola, senza un cenno.
L'hai fatto essendo te stesso.
Forse, dopo tutto, questo vuol dire essere un amico.



(Rabrindranath Tagore)
Non nascondere
il segreto del tuo cuore,
amico mio!
Dillo a me, solo a me,
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente,
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda,
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti,
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna,
il segreto del tuo cuore.



(Un Amico - Kalhil Gibran)
Cos'è per te un amico,
Perché tu debba cercarlo
Per ammazzare il tempo?
Cercalo sempre per vivere il tempo.
Deve colmare infatti le tue necessità,
non il tuo vuoto.
E nella dolcezza dell'amicizia
Ci siano risate,
E condivisione di momenti gioiosi.
Poiché nella rugiada
delle piccole cose
Il cuore trova il suo mattino
E si rinfresca.



(E Sto Abbracciato A Te - Pedro Salinas)
Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.



(Il ricordo di un Amico - David Maria Turoldo)
Penso che nessun'altra cosa ci conforti tanto,
quanto il ricordo di un amico,
la gioia della sua confidenza
o l'immenso sollievo di esserti tu confidato a lui
con assoluta tranquillità:
appunto perchè amico.
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano,
di evocarlo per sentirlo vicino,
quasi per udire la sua voce
e continuare colloqui mai finiti.



(E Il Meglio di Voi... Tratto da "Il Profeta" - Kahlil Gibran)
E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea,
fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose
il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.



(Ti Voglio Bene - Andrea Anservini)
Ti voglio bene non solo per quello che sei,
ma per quello che sono io quando sto con te.

Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stesso,
ma per ciò che stai facendo di me.

Ti voglio bene perché tu hai fatto più di quanto abbia fatto
qualsiasi fede per rendermi migliore,
e più di quanto abbia fatto qualsiasi destino per rendermi felice.

L'hai fatto senza un tocco, senza una parola, senza un cenno.
L'hai fatto essendo te stesso.

Forse, dopo tutto, questo vuol dire essere un amico.



(La filastrocca del vero amico - Bruno Tognolini)
Lo sai cosa vuol dire essere amici?
Vuol dire che non mi tradisci mai
Che io ci credo, a tutto ciò che dici
Che io mi fido, di tutto ciò che fai
Vuol dire fare insieme tanta strada
Vuol dire che qualunque cosa accada
Io da te non m’aspetto nessun male.
È questo, amico mio: mai nessun male
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Inferno Canto 15 - Analisi e Commento




Analisi del canto

Il canto di Brunetto Latini
Il canto, di ispirazione autobiografica, è incentrato sulla figura di Brunetto Latini e sul suo rapporto affettivo con l’antico discepolo Dante. Intellettuale di chiara fama ai suoi tempi, Brunetto Latini è prescelto per rappresentare e illustrare la condizione dei sodomiti e per pronunciare una delle più drammatiche profezie sul destino di Dante. Il canto è tutto costruito intorno alla comunicazione intellettuale e sentimentale fra il maestro e l’allievo; lo stesso Virgilio sembra scomparire dalla scena, e questo si riflette nella scansione ritmica e narrativa dell’episodio, rigorosamente impostata sull’alternanza e sull’equilibrio delle battute nel dialogo.


Dante e Brunetto Latini
Il motivo poetico centrale del canto è senza dubbio l’incontro fra Brunetto e Dante: letterato l’uno, letterato l’altro, in un rapporto di maestro e allievo determinato dall’età e basato sulla reciproca stima, sull’antico rispetto, trasformati dal tempo in profondo affetto. Lo notiamo nei toni e nelle espressioni. Brunetto lo riconosce con emozionata meraviglia, gli si rivolge con sensi quasi paterni, lo loda e conforta. Dante tace la colpa del maestro, è dolorosamente stupito di vederlo lì, gli mostra reverenza e umana comprensione, e gli corrisponde con sentimenti filiali. Su questo legame amoroso saranno da leggere e intendere le dure parole profetiche di Brunetto sul futuro di Dante; e per tali contenuti narrativi, oltre che per intensità sentimentale, questa scena fra maestro e discepolo anticipa altre situazioni di analoga solennità: l’incontro fra Stazio e Virgilio in Purgatorio , e soprattutto quello fra Dante e Cacciaguida in Paradiso .


La profezia di ser Brunetto
Dopo quelle di Ciacco e di Farinata, ecco la più dettagliata e grave delle profezie sul destino di Dante: non a caso, viene messa in bocca al suo maestro, in un contesto di forte emotività e di nostalgia per la vita giovanile a Firenze. I presagi di Brunetto sono di segno tanto negativo quanto positivo: i primi gli annunciano la fiera ostilità dell’ingrato popolo maligno di Firenze (vv. 61-64), pur senza svelare l’imminente esilio, i secondi però ne garantiscono la futura gloria letteraria, fonte di immortalità e di sicura invidia da parte dei suoi nemici (vv. 7072). Anche per questa doppia valenza, la profezia di Brunetto preannuncia quella definitiva e sublime di Cacciaguida.


La condanna di Firenze avara, invidiosa e superba
La profezia si trasforma automaticamente in una delle più crude accuse contro Firenze e la sua gente: con espressioni di particolare asprezza e violenza, Brunetto prima insulta direttamente i fiorentini (vv. 61-63), poi in similitudine li paragona a lazzi sorbi (v. 65), cioè frutti aspri e selvatici, «uomini rozzi, duri, ingrati e di malvagia condizione» (Boccaccio); quindi li accusa di cieca ignoranza (orbi, v. 67), e conclude parlando dei fiorentini come animali (il becco al v. 72, e le bestie fiesolane al v. 73). Ma l’accusa più forte, di natura morale, è nell’indicazione dei loro vizi principali: l’avarizia, l’invidia e la superbia (gent’è avara, invidiosa e superba, v. 68). È la stessa precisa accusa rivolta da Ciacco nel canto VI, ai vv. 74-75.


Il primato della letteratura
Nell’incontro fra due letterati, fra due persone che hanno affidato all’attività intellettuale la loro ragione d’essere, è naturale che le questioni dibattute e le mozioni sentimentali trovino espressione ultima nel riferimento alle loro opere. Brunetto Latini loda in Dante il giovanile ingegno letterario (vv. 55-60), lo consola annunciandogli la futura eccellenza poetica (v. 70), e chiede per sé di essere ricordato per la sua opera Livres dou Tresor (vv. 119-120); e Dante ricorda con commossa riconoscenza gli insegnamenti del maestro (vv. 82-87), che l’hanno avviato all’immortalità derivante dalla pratica morale della scienza e dell’arte (v. 85). Così, nel canto si afferma il motivo del primato della letteratura, come strumento di fama buona ed eterna. E la considerazione acquista speciale rilievo, in riferimento a chi, come Brunetto, è eternamente dannato e solo alla sua opera può affidare la propria positiva eredità; e a chi, come Dante, è escluso dalla vita sociale della propria patria e solo con la sua opera può affermare la propria personalità.


Similitudini, motti e proverbi
L’atmosfera di domesticità e quotidianità che caratterizza l’incontro fra Brunetto Latini e Dante si realizza nei registri e nelle formule linguistiche adottate, anche quando esprimono l’indignazione contro Firenze e annunciano futuri dolori e onori a Dante. Tra le tecniche espressive di uso più frequente, tipiche del linguaggio colloquiale, rileviamo similitudini (cfr. vv. 4-12, 17-21, 43-45, 122-124), modi di dire (cfr. v. 99), locuzioni proverbiali (cfr. vv. 65-66 e 95-96).



Commento

Cenere e lapilli piovono dal cielo: la punizione che Dio gettò sulla biblica Sodoma è la stessa che colpisce i dannati del canto XV, intellettuali ed ecclesiastici, macchiati del peccato di sodomia. Il canto nasce sull'imbarazzo di un incontro inaspettato, ma si sviluppa sul tema del rapporto maestro-discepolo e dell'importanza della cultura, per concludersi con la profezia dell'esilio di Dante e con l'invettiva contro Firenze. Che nel girone dei sodomiti ci fosse il suo dotto maestro, Brunetto Latini, Dante non se l'aspettava davvero, così come Brunetto non avrebbe mai voluto rivelare al suo illustre discepolo un vizio, da lui stesso condannato nelle sue opere: il Tresor e il Tesoretto. Ma il viaggio di Dante è talmente necessario per l'umanità intera che non può essere sottaciuta nessuna colpa. È così che il padre-maestro del poeta, colui che gli ha insegnato come l'uom s'etterna, è messo a nudo nella sua miseria di peccatore: tanto grande nella sua dignità di letterato e politico, quanto ripugnante nel suo vizio. Il canto alterna momenti di alto valore umano e civile ad altri nei quali ser Brunetto è colto nella sventurata dimensione di dannato: ad esempio quando, all'inizio, il suo volto appare cotto o, alla fine, nel momento in cui corre per raggiungere la schiera dei sodomiti cui appartiene. In questi due casi si evidenzia anche il sistema di valori umano-religiosi che Dante possiede: davanti a Dio non ci sono né potenti né grandi intellettuali, ma soltanto uomini, liberi di sbagliare o di meritare il conforto eterno.
Il canto contiene alcuni nuclei tematici molto alti, che ruotano intorno alla figura del docente che, da maestro di retorica, si fa maestro di vita. Ser Brunetto ha mostrato a Dante il valore immortale e la funzione eternatrice delle Lettere e, avendo intuito l'ingegno del suo discepolo, gli anticipa che, al di là della cattiveria invidiosa dei suoi concittadini, la sorte gli riserva una meritata fortuna. Egli è il politico impegnato che offre indicazioni di vita e un modello di riferimento culturale per le nuove generazioni. Quanto al peccato di sodomia, il XV canto riecheggia indirettamente i versetti biblici della Genesi sulla creazione dell'uomo e della donna, dove è detto che Dio li creò maschio e femmina e disse loro: «siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela... Perciò l'uomo abbandona il padre e la madre e si unisce alla sua donna e i due diventano una sola carne». Brunetto Latini aveva perduto il significato profondo di una sessualità che includa la procreazione e si realizzi nell'amore eterosessuale. Occupato totalmente nella costruzione di un mondo laico, legato a un'affettività che prescinde dalla donna, Brunetto ha tagliato nello stesso tempo i ponti con la trascendenza. Ciononostante, in virtù del suo impegno politico-morale, resta per Dante il suo maestro, colui che gli ha insegnato la via per conseguire l'eternità tra gli uomini tramite le proprie opere. Il poeta-discepolo, tuttavia, è andato oltre e, proprio grazie all'amore per una donna ( Beatrice), ha scoperto che esiste uno spazio infinito che supera il contingente e si apre a Dio.
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Poesie sulla danza



La danza è il susseguirsi di movimenti del corpo o di parte di esso, ritmato e modellato su un testo musicale appositamente scritto allo scopo, e del quale costituisce l'espressione e l'interpretazione figurata. Questa è la definizione che darebbe un qualunque dizionario riguardo il termine danza, ma chi la danza la pratica o l'ha praticata in passato ha sempre un modo delicato e allo stesso tempo profondo per descriverla.

Qui di seguito trovate una serie di bellissime poesie sulla danza e anche meravigliosi pensieri scritti da ballerine che cercano di dire attraverso le parole cosa è per loro la danza.



Poesie d'autore


(La danzatrice - Gibran Khalil Gibran)
Per un giorno, la corte del principe invita una danzatrice
accompagnata dai suoi musicisti.

Ella fu presentata alla corte,
poi danza davanti al principe
al suono del liuto, del flauto e della chitarra.

Ella danza la danza delle stelle e quella dell'universo;
poi ella danza la danza dei fiori che vorticano nel vento.
E il principe ne rimane affascinato.

Egli la prega di avvicinarsi.
Ella si dirige allora verso il trono
e s'inchina davanti a lui.
E il principe domanda:

"Bella donna, figlia della grazia e della gioia, da dove viene la tua arte?
Come puoi tu dominare la terra a l'aria nei tuoi passi,
l'acqua e il fuoco nel tuo ritmo?"

La danzatrice s'inchina di nuovo davanti al principe e dice:

"Vostra Altezza, io non saprei rispondervi,
ma so che:

L'Anima del filosofo veglia nella sua testa.
L'anima del poeta vola nel suo cuore.
L'Anima del cantante vibra nella sua gola.
Ma l'anima della danzatrice vive in tutto il suo corpo."



Altri autori


(Poesia dedicata a Mata Hari - Jean Marie Dumont)
Tu balli e nelle tue movenze sicure
vive l'Oriente e vive la sua vita
lontana, sta in te tutta l'infinita
magia di Giava. Strane architetture

evochi, le pagote i fiori i segni
di una civiltà che ci sconvolge
e ci esalta. La tua danza avvolge
il cuore e i sensi: su essi tu regni!



(Poesia dedicata a Mata Hari)
Ella si accende come una fiamma
sacra ai desideri degli uomini,
tu la vedi salire una gamma
infinita di gesti, non domini

in sua presenza il cuore, ti fugge
acceso il sangue, tutto in lei
è passione, il pensiero si strugge
in miti infiniti, nei bei

occhi è l'India lontana
il profumo acceso di Giava,
ella danza e viene una arcana
musica. Ella è bella e brava

oltre ogni dire, ella è
donna per eccellenza:
tutto ella dona di sé
nel ritmo, in ogni movenza.

E il dio Siva placato giace,
quieta è la dea Kali,
Budda trova la pace
in lei che divina fiorì.



(Danzare l'amore - Anonimo)
Vestiamoci di colori.
Abbracciati, volteggiamo nella stanza.
Io donna dai piedi leggeri di fiore,
con una larga gonna a cerchio,
tu, uomo e maestro, albero che danza nell'eleganza di un sorriso amico.
Così, tutta la vita:
senza chiedersi perchè, o se potrà durare
l'armonia che ci vede emozionati
a fondersi nel doppio mistero della musica.
La danza può guarire, ancor prima dell'amore.
Così io mi sento qui con te: un fiore che vibra nella pace,
che davanti al silenzio non si ferma.
Non aver paura. Niente può cambiare
se prima non si esprime la scioltezza delle membra,
se sul volto non appare l'abbandono, la fiducia.
Rasserena l'animo, vestiamoci di colori.
Danziamo ancora, parlandoci nel ballo,
e il ballo ci dirà se questo è amore.



(Espressione - Valentina Giordano)
L'espressione più dolce che possa esistere
è quell'espressione leggera
che parte dal cuore e dall'anima
e fluisce nel movimento del corpo.
Non pensate che la danza sia
un insieme di passi...
ma una risposta
della bellezza dell'anima
che viene dal cuore.
La danza è un pensiero
che in quel momento si concretizza
e diventa un desiderio
e poi un bisogno.



(Le ali di un danzatore - di Bea)
I ballerini sono angeli silenziosi ospiti di un mondo che non è capace di cogliere l'attimo in cui essi spiccano il volo...
questo accade perché solo un danzatore sa esattamente cosa significa quell'attimo in cui sei sul palcoscenico e abbandoni tutti i pensieri...
il pubblico sparisce, non hai paura di inciampare o di sbagliare i tempi...
sai che sei lì solo per ballare...
ed è allora che la musica ti dona un paio di bianche ali invisibili
e ti trascina in quel mondo incantato che viene chiamato DANZA.



(Sensazioni - Francesca Bigini)
la danza è forza, amore, passione e tenacia
la danza è vita
la danza è la tua amica del cuore
la danza è il tuo rifugio nei momenti difficili
la danza è gioia nei momenti felici
la danza è in te: basta afferrarla.



(Nell'anima del ballerino - Suania Acampa)
La danza è come un enorme città...
una città costruitasi nell'anima del ballerino,
una città il cui vento che soffia leggero si chiama "emozione",
un vento alimentato da un enorme mare in tempesta,
un mare formato da sacrifici e sofferenze... è vero!
A volte anche delusioni!!!
Ma a questo si affianca, su di una collina, un piccolo paese in costruzione...
questo è il paese delle prospettive e delle speranze...
nel quale ci prende parte solo chi non ha mai smesso di sognare e di emozionarsi
alle prime note di esercizi alla sbarra.



(Arabesque - Carla)
....è come l'arabesque di una ballerina, maestosa, pulita,
non è solo frutto di sacrifici,
non è indossando un bianco tutù che si danza,
per danzare indossi la tua anima,
la danza è come una ballerina in punta in arabesque,
il gesso le ferisce i piedi, ma non la determinazione,
ma soprattutto, l'anima....



(Sogno di una ballerina - Sarina)
...danzare
è sentirsi come
una libellula
che volteggia
si china
si rivolta
alta nel cielo
senza fare rumore...
danzare
è diventata per me
una strada
in salita...
voglio percorrerla
tutta per diventare
una vera
BALLERINA...



(Danza - Giuly)
Chiudi gli occhi....
il tuo battito è musica...
il tuo corpo è armonia...
Non c'è più niente intorno a te...
c'è solo la tua amica DANZA.



(L'amore assoluto - Britney)
Ho pensato tante volte all'assoluto.
L'ho cercato in cielo, in terra, nella gente, nelle piccole e grandi cose della vita.
Ma non mi rendevo conto che l'ho sempre conosciuto.
Quando ballo sento Dio: tutto è fuggevole e tutto passa
tranne l'amore.
L'amore credete sia una cosa che può finire?
L'amore per la danza è l'assoluto
perché l'ami di per se
perché stende su di te il calore dell'eterno.



(Inseguire un sogno - Silvia)
Che cos'è inseguire un sogno?
credere in qualcosa fino a farsi male
correre nella notte e non potersi mai voltare
senza certezze e senza più ragione
solo la forza e la potenza di un ciclone
seguire un miraggio senza che nessuno, a parte te, ci creda
affrontare il mondo finchè anche lui ti veda:
raggiungere quella stella, toccare quel miraggio
e dimostrare al mondo tutto il tuo coraggio.
Ci sono momenti duri e momenti in cui ti sembra d'essere a un passo dal successo
ma l'importante è non mollare, non rinunciare adesso.



(È difficile spiegare - Anonimo)
È difficile spiegare
cos'è sognare per
una ballerina,
è difficile spiegare
cos'è essere liberi
per una ballerina,
è difficile spiegare
cos'è volare per
una ballerina,
ma sopratutto è difficile
spiegare cos'è la danza
per una ballerina
e cos'è vivere
senza ballare per
una ballerina...



(Dedica per una ballerina - Loris)
Ti vedo sul palco, pallida, fragile e indifesa
immobile, strana ed anche un po' tesa

Poi la musica sale e tutto il resto scompare
tu prendi vigore ed inizi a danzare

Leggera, leggiadra, volteggi sicura
il volto è gioioso, non c'è più paura

Ed io ora ti guardo con meno apprensione
stupito, felice con gran commozione

Sorridi adesso, la Tua Prova è finita
soddisfatta ti inchini agli applausi rapita

Dai miei occhi attenti una lacrima scende
è un volto di padre che di colpo s'accende

Un mazzo di rose sul palco ora appare
che mia grande gioia, vederti danzare !



(Danza - Sara Dance)
La danza è
ricchezza,
conservala.
La danza è un
mistero,
scoprilo.
La danza è felicità,
assaporala.
La danza è amore,
vivilo.
La danza è un sogno:
fanne una Realtà!!!



(Il sogno - Giorgia)
Il mio sogno è salire sulle punte,
ma vorrei averle vecchie, logore e consunte,
indossarle mi ricorderà di ieri,
quando averle e mettere erano i miei desideri,
ero piccola, dolce e carina,
ero già una grande ballerina.



(La mia danza - Resia77)
La Danza è il colore dei miei sogni,
è la vita che mi sento scorrere dentro mentre ballo.
Un giorno smetterò di danzare
ma non potrò mai smettere di rabbrividire mentre,
chiudendo gli occhi,
immaginerò di ballare ancora.
Sarà per sempre con me,
perché lei è parte di me.



(L'istinto innegabile - Giuliana)
La danza è come
un istinto innegabile,
che di generazione in generazione,
di musica
in musica,
trasmette
un qualcosa di
istintivo...
La danza ,
è l'emozione più
grande,
che una persona
possa sentire!
Oh, beata
la dolce persona
la quale
il corpo sarà
contagiato
da questa nobile arte...
beata la mente che potrà perdersi
nel ritmo
che trasmette questa
sensuale,
questa dolcissima,
questa misteriosa arte...
Beata la persona che potrà
sentire questo istinto
innegabile....



(Disperatamente danza - Claudia Gataleta)
Appoggio la mia mano
sul petto: sento
il mio cuore battere forte...
sento la mia anima che
mi spinge a muovermi...
sento brividi profondi lungo
il corpo...
sento la voglia di
ballare che mi trascorre
nelle vene ...

Con emozioni immani
salgo sul palcoscenico.
Il mondo intorno è fermo...
La musica mi penetra
nella mente:
mi muovo piano,
più veloce,
più forte,
ora danzo col cuore.

Niente e nessuno potrà
fermare quell'assurda
pazzia.

Niente e nessuno potrà
impedirmi di ballare.

Niente e nessuno potrà
cancellare quest'ardente
passione che
brucia in me:
la Danza.



(Danzare - Kriss64)
Il corpo si muove sinuoso e leggero,
a volte a scatti bloccandosi in posa,
ripete comunque ogni cosa...
la mente si libera,
la rabbia invoca,
la lacrima scende,
la gioia esclama..
l'insieme totale di questo parlare,
è unico è grande è solo...
DANZARE!!!



(Scarpette di danza - Emily)
Nastri di raso, dal tenue colore
avvolgono i piedi,
con la delicatezza di un fiore,
mentre sono appena poggiati,
i fiocchetti angelicati.
E come una farfalla,
sulle sue scarpette di danza,
la ragazza balla.
E danza, danza come una margheritina
che viaggia sulle ali
del suoi sogno di ballerina.
Balla, balla felice fino a volare!
La tua passione,
tutti i tesori del mondo,
non potran mai comprare!
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