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Inferno Canto 20: analisi, commento, figure retoriche

Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del ventesimo canto dell'Inferno (Canto XX) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Gli Indovini, illustrazione di Giovanni Stradano

Analisi del canto

La pena degli indovini e la pietà di Dante
Dante condanna gli indovini per la presunzione di aver voluto "veder troppo davante", cioè per la capacità di poter vedere il futuro e questo è un privilegio divino. Quando dante li vede procedere con la testa rivoltata all'indietro e a camminare a ritroso, perché questa è la loro crudele pena per contrappasso, Dante si commuove e Virgilio gli dice che non deve versare lacrime per loro. La pietà di Dante è da un lato reazione sincera, dall'altro un mezzo usato per introdurre il tema della giustizia divina e il contrasto fra sentimento e ragione attraverso la reazione di Virgilio. È comunque da notare il fascino che l'astrologia esercita su Dante e il suo modo costante di operare con i testi dei poeti antichi, ricchi di suggestioni magiche.


Virgilio protagonista
Il poeta latino, simbolo della ragione umana liberata dalle superstizioni, è naturale protagonista del canto; in questo modo Dante lo riscatta anche dalla fama di indovino che il Medioevo gli attribuiva. Ma Virgilio è qui protagonista anche sentimentale, con la rievocazione della nativa Mantova.


Il tema geografico
Dante adotta le indicazioni e le digressioni geografiche per descrivere le origini di Mantova in questo canto.




Le figure retoriche

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del ventesimo canto dell'Inferno. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 20 dell'Inferno.


Io era già disposto tutto quanto = metonimia (v. 4). Il concreto per l'astratto, dice che era presente con il fisico anziché che era pronto a osservare.

Angoscioso pianto = anastrofe (v. 6).

Per lo vallon tondo venir = anastrofe (v. 7). Significa "che procedevano nel fossato tondo".

Al passo che fanno le letane in questo mondo = similitudine (vv. 8-9). Significa "con andatura lenta simile a quella delle processioni sulla terra".

Né credo che sia = ellissi (v. 18). Inteso come "e non credo che sia...mai successo".

Com’io potea tener lo viso asciutto = metonimia (v. 21). L'effetto per la causa, dice "io come potevo tenere il viso asciutto" anziché "io come potevo evitare di piangere".

Passion comporta = anastrofe (v. 30). Significa "prova passione".

Drizza la testa, drizza = anadiplosi (v. 31).

S’aperse a li occhi d’i Teban la terra = iperbato (v. 32). Invece di "si aprì la terra davanti agli occhi dei Tebani".

Le membra tutte quante = anastrofe (v. 42). Invece di "tutte le membra".

Ribatter li convenne li duo serpenti avvolti, con la verga = iperbato (vv. 43-44). Cioè: "e gli fu necessario colpire di nuovo con la verga i due serpenti avvolti".

Le maschili penne = anastrofe (v. 45). Cioè: "gli attributi maschili".

Nacqu’io = anastrofe (v. 56). Cioè: "io nacqui".

Loco è nel mezzo = anastrofe (v. 67). Cioè: "nel mezzo c'è un luogo".

Siede Peschiera...ove la riva ’ntorno più discese = iperbato (vv. 70-72).

Euripilo ebbe nome = anastrofe (v. 112). Cioè: "Si chiamò Euripilo".

L’alta mia tragedìa = perifrasi (v. 113). S'intende l'Eneide.

Michele Scotto fu = anastrofe (v. 116). Cioè: "fu Michele Scotto".



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