Inferno Canto 21 - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del ventunesimo canto dell'Inferno (Canto XXI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.


Il canto dei diavoli

Dopo il canto XX, momento di tregua in cui tacciono le grida dei dannati e l'ironia cede il passo alla compassione e alla malinconia per la patria lontana, adesso, per contrasto, si ritorna nel pieno clima infernale: le forze demoniache si esprimono nella loro bestiale furia e i caratteri della commedia prendono il sopravvento sulla tragedia e sull'elegia. I canti XXI e XXII, insieme ai primi 57 versi del XXIII, costituiscono un'unica sequenza narrativa, la cosiddetta commedia dei diavoli; la struttura è infatti quella della sacra rappresentazione del genere di teatro popolare tra i più caratteristici della cultura medievale e di questa possiamo individuare i diversi atti:
  • prologo (canto XXI, 1-21): Dante e Virgilio, personaggi attivi dell'episodio, giungono nella quinta bolgia, quella dei barattieri, e descrivono quella che sarà la scenografia dell'azione, l'avvallamento di pece bollente; 
  • atto I (canto XXI, vv. 22-57): giunge un diavolo che getta nella pece un dannato e altri diavoli gli fanno ridda intorno (= movimento disordinato), chiarendo le modalità della pena;
  • atto II (canto XXI, vv. 58-139 ): Dante e Virgilio chiedono il passo e i diavoli sembrano concederglielo. ma in realtà preparano loro un inganno: i due pellegrini procedono scortati da una grottesca pattuglia di demoni;
  • atto III (canto XXII, VV. 16-451): episodio del dannato Ciampolo, con la beffa ai danni dei diavoli;
  • atto IV (canto XXII, vv. 1-57): si conclude la commedia, con Dante e Virgilio che, approfittando della zuffa fra i diavoli, si allontanano e si mettono in salvo scendendo nella sesta bolgia.


Attori della rappresentazione sono Dante e Virgilio, una schiera di diavoli definiti nel nome, negli atteggiamenti e nel ruolo, e poi Ciampolo, protagonista nel canto XXII. L'intreccio narrativo e psicologico è quello della paura dei due pellegrini, della presunta e grossolana arguzia dei diavoli e dell'intreccio della doppia beffa. Come strumento espressivo risalta l'uso del dialogo e come ispirazione per così dire morale o ideologica potremmo indicare la riflessione sulla malevola furbizia. Con questi elementi principali va dunque in scena la commedia dei diavoli.



La «commedia dei diavoli»

Il brano di Dante e Virgilio nella quinta bolgia alle prese con i diavoli di Malebranche, è tra i più movimentati e più comici della Commedia: una ridda grottesca di diavoli e dannati, beffarda e scurrile. La situazione iniziale è simile a quella del canto IX, quando i diavoli negano a Virgilio l'entrata nella città di Dite; ma là i toni erano quelli solenni dei decreti infernali, qui invece tutto si svolge nei termini comici e plebei di una novella popolare. La paura di Dante e la sicurezza di Virgilio diventano quasi ridicole in rapporto alla mediocrità ripugnante e volgare di questa banda di diavoli così simili a personaggi da taverna, che tramano una goffa beffa destinata al fallimento e che inscenano una delle più bizzarre parodie di marcia militare. La gestualità esprime in gran parte la natura plebea di questi diavoli e conferisce il carattere comico della scena: si nascondono dietro i pietrosi e sotto i ponti per sorprendere i dannati, digrignano i denti e storcono gli occhi pregustando l'inganno, usano pernacchie e peti come segnali di marcia. Siamo proprio nel gusto della farsa popolare.



I barattieri

Restano sullo sfondo della scena, almeno per ora, i dannati della bolgia. Li sappiamo immersi sotto la pece, ne vediamo uno, gettato sul momento, scatenare le frenesie dei diavoli e dare occasione per un cenno polemico contro Lucca, ma nulla di più. Anche su di loro sembra comunque diffondersi l'atmosfera di bassa quotidianità tipica della sequenza, a sottolineare probabilmente la banalità delle loro colpe e delle loro personalità. Con Ciampolo, nel canto successivo, li vedremo meglio caratterizzati: ma sempre in modo molto sbrigativo.



La comicità

La sequenza di questi canti dei barattieri è tra le più comiche dell'opera, nel senso della comicità come stile e registro formale del realismo quotidiano, del lessico umile e popolare. Ma anche nel senso moderno del comico che suscita il sorriso per l'ironia o l'assurdità o il buffo delle situazioni e delle espressioni. Tale comicità in questo canto si esprime in modo più evidente nelle scelte lessicali, di un realismo crudo e anche inestetico. Pensiamo solo come primi esempi, ai graffi (v. 50), ai raffi (v. 51) e ai roncigli (v. 71) dei diavoli, a verbi come accaffi (v. 54) e attuffare (v. 56), alle espressioni di bieca grossolanità dei vv. 131-132, fino all'epigrafica sconcezza del verso finale, che sembra provocare per la sua disgustosa volgarità lo stesso Dante: l'inizio del canto successivo ne sarà infatti un lungo, sarcastico e parodistico commento.
Tra gli elementi di comicità specifici di questo canto ricordiamo anche la scelta dei nomi dei diavoli, così fantasiosi da rinnovare la tradizione folklorica dei soprannomi popolari, caricandosi di dati psicologici e figurativi: il nome rievoca direttamente per suggestione fonica una caratteristica, un atteggiamento specifico che rende riconoscibile il personaggio.


Nessun commento :

Scrivi un commento

I commenti dovranno prima essere approvati da un amministratore. Verranno pubblicati solo quelli utili a tutti e attinenti al contenuto della pagina. Per commentare utilizzate un account Google/Gmail, altrimenti la modalità "anonimo".