Riassunto Libro 16 Odissea


Riassunto del libro XVI (sedicesimo) dell'Odissea.

Il ritorno di Ulisse a Itaca

Nella capanna, appena sorta l’alba, Odisseo ed Eumeo preparano il cibo, mentre i mandriani sono al pascolo; giunge improvvisamente Telemaco, accolto con gioia dal porcaio. Egli chiede chi sia il mendico, si informa della madre e dispone che vengano date vesti allo straniero. Dopo aver illustrato all’ospite la situazione della città e le cause che l’hanno determinata, Telemaco manda Eumeo ad avvisare la madre del suo ritorno. Atena, approfittando dell’assenza del porcaio, ridà a Odisseo il suo vero aspetto, infondendogli nuova bellezza e altra vigoria: così si svela al figlio, che, dopo una prima incertezza, lo riconosce, profondamente commosso.
Quindi i due pensano subito alla vendetta, prima di tutto Odisseo garantisce a Telemaco l’appoggio degli dei e lo rassicura; chiede poi chi siano i pretendenti; dice che egli andrà in città vestito da mendico, mentre Telemaco lo precederà e dovrà fingere di non conoscerlo e non rivelare a nessuno la sua identità, anche se i pretendenti lo oltraggeranno. Gli suggerisce inoltre di togliere dalla grande sala, a un cenno stabilito, tutte le armi, tranne due armature. Telemaco, ascoltati i piani del padre, lo esorta a saggiare l’animo dei servi, soprattutto delle donne.
Nel frattempo i compagni di Telemaco giungono in città e un araldo annuncia, contemporaneamente a Eumeo, il ritorno di Telemaco sano e salvo. La notizia scatena l’ira dei pretendenti, che nuovamente progettano di ucciderlo, suscitando lo sdegno di Penelope che li sorprende a tramare contro il figlio. Ipocritamente rassicurata da uno di essi, Eurimaco, la regina si ritira nelle sue stanze. Eumeo, ritornato alla sua capanna, dove Odisseo ha ripreso il travestimento da mendico per opera di Atena, che non vuole sia riconosciuto, informa Telemaco della situazione in città: egli non ama trovarsi fra i Proci e li rifugge, ma dice di aver visto entrare in porto una nave di uomini armati (forse quelli che avevano teso vanamente l’agguato a Telemaco). Dopo aver cenato, Odisseo dorme per l’ultima notte lontano dalla sua casa.


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Riassunto Libro 15 Odissea


Riassunto del libro XV (quindicesimo) dell'Odissea.

Ithaca di Edward Dodwell (1821).

Atena si reca a Sparta, per invitare Telemaco a tornare in patria: gli consiglia di affidare i suoi beni a un’ancella fidata, lo avverte del tranello dei pretendenti suggerendogli una rotta adeguata per evitarlo; gli ordina inoltre di recarsi dapprima dal porcaio Eumeo e di inviarlo in città da Penelope ad annunciarle il ritorno. Telemaco allora si accinge a partire insieme a Pisistrato, figlio di Nestore, che lo aveva accompagnato a Sparta: dopo aver accettato doni ospitali da Menelao ed Elena e dopo un ultimo banchetto, essi partono, accompagnati da un presagio favorevole (un’aquila che stringe tra gli artigli una grossa oca). Al momento di imbarcarsi da Pilo, dove i compagni aspettavano Telemaco, egli si congeda in fretta da Pisistrato e accoglie sulla nave Teoclimeno, uno sfortunato indovino fuggiasco.
Nel frattempo, la giornata è trascorsa anche nella casupola di Eumeo: durante la cena Odisseo, per mettere alla prova il porcaio, gli comunica che il giorno seguente se ne andrà in città a mendicare; Eumeo si oppone e lo invita ad attendere il ritorno di Telemaco, che gli darà degli abiti e lo aiuterà. Odisseo allora chiede notizie della madre e del padre, e avverte nel servo un profondo affetto nei confronti dei suoi genitori, il rimpianto per la madre ormai morta, oltre al dolore per la sorte infelice di Penelope. Commosso dalle parole del porcaio, Odisseo vuole conoscere tutta la sua storia e viene a sapere che è figlio di un uomo illustre, ma, rapito da una serva complice di mercanti fenici, è giunto a Itaca dove è stato cresciuto amorevolmente dalla nutrice Anticlea ed è diventato un servo di fiducia. La sera trascorre nel racconto delle comuni sventure. Nel frattempo la nave di Telemaco è arrivata a Itaca, guidata da Atena, che fa spirare un vento favorevole, e accolta da un nuovo presagio (un falco che stringe tra gli artigli una colomba) che Teoclimeno interpreta come positivo. Mentre i compagni di Telemaco proseguono il viaggio con Teoclimeno, che sarà ospite di uno di loro, Telemaco scende dalla nave e si avvia alla casupola del porcaio.


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Riassunto Libro 14 Odissea


Riassunto del libro XIV (quattordicesimo) dell'Odissea.

Il guardiano di porci, disegno di Charles Émile Jacque

Odisseo, seguendo il consiglio di Atena, si reca, travestito da mendico, dal fedele porcaio Eumeo, che lo accoglie benevolmente ed esprime profondo rimpianto per il padrone, anch’egli forse costretto a vagar mendicando. Alle parole sconsolate di Eumeo, che dispera del ritorno del suo amato padrone, Odisseo risponde con un lungo racconto fittizio, volto a celare la sua identità, ma anche a instillargli nuove speranze: dice di sapere che Odisseo è in vita e ne assicura il rapido ritorno.
Il falso mendico narra di essere cretese, figlio illegittimo nato da una schiava di un uomo ricco; alla morte del padre gli toccò una minima parte dei beni. Si segnalò per il suo valore in guerra, partecipò alla spedizione di Troia, e, tornatovi, si imbarcò di nuovo, per l’Egitto questa volta, dove però fu coinvolto in una battaglia, dalla quale scampò solo consegnandosi ai nemici. Anche in terra straniera ottenne favori e ricchezze, ma, partito di lì dopo sette anni, cadde in balia di un Fenicio che tentò di venderlo come schiavo; una tempesta travolse la nave sulla quale era imbarcato e, finalmente, dopo avere a lungo vagato per mare, approdò nella terra dei Tesproti, dove venne a sapere che Odisseo era ancora vivo e si era recato a Dodona, per sapere dall’oracolo la strada del ritorno in patria. Di lì ripartì per andare a Dulichio, ma corse nuovamente il rischio di essere venduto come schiavo: durante il viaggio, però, era riuscito a fuggire e ad approdare a Itaca, salvato certo da un dio; quindi si era diretto alla povera casa del porcaio.
Dopo il lungo racconto di Odisseo, che riecheggia altri racconti di guerre e di avventure per mare, Eumeo prepara un lauto pasto per l’ospite, e onora gli dèi con un pio sacrificio; infine, al sopraggiungere della notte, gli presta un mantello perché si ripari dal freddo; mentre tutti dormono, Eumeo esce dal riparo e armato va a dormire fra le bestie, per meglio fare la guardia ai beni del padrone, e Odisseo se ne rallegra.


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Odissea Libro XIII - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del tredicesimo libro dell'Odissea.

La dea Atena trasforma Odissea in un vecchio mendicante


I temi

Il tredicesimo libro è diviso in due sezioni: nella prima sono narrate l’ultima parte del viaggio di Odisseo e la sorte dei Feaci, puniti dall’ira di Posidone; nella seconda l’approdo
a Itaca, da cui prende avvio la Mnesterophonia, l’uccisione dei pretendenti. Lo sbarco di
Odisseo in patria è simmetrico a quello nella terra dei Feaci, anche per i sentimenti che lo accompagnano: l’eroe ignora di essere finalmente giunto alla meta, nutre gli stessi dubbi della narrazione di un tempo e assume un atteggiamento guardingo: non riesce a fidarsi, è ancora nella disposizione d’animo di chi cerca una via d’uscita con le proprie forze. Quando però, in una specie di commuovente svelamento, riconosce la propria terra, l’eroe adotta su consiglio di Atena l’espediente del travestimento: si tratta di nuovo di una menzogna, simile a quella utilizzata per salvarsi da Polifemo: in quel caso aveva mentito sulla propria identità, qui trasforma il proprio aspetto. È comunque un comportamento opposto a quello dell’eroe tradizionale, che assume la pienezza della propria identità quando indossa l’armatura che è sua e di nessun altro: al contrario Odisseo riveste una maschera miserevole, quella del mendico, che si riconnette alla negazione dell’identità, inganno vincente contro Polifemo.



Il narratore

Con la conclusione del racconto di Odisseo, la narrazione torna a Omero, che come narratore esterno dà la parola ai suoi protagonisti nei passi dialogati; è comunque indirettamente presente nei passaggi tra un discorso e l’altro e nella rappresentazione del personaggio protagonista sbarcato sulla sua terra, che ritrae con particolare indulgenza e con la simpatia che traspare dal sorriso stesso di Atena, quando coglie Odisseo a mentire anche con lei (v. 288).



Lo spazio

Abbandonati i luoghi favolosi, Odisseo si ritrova a Itaca. Le parole di Atena la descrivono come una terra povera, di contadini e di pastori, dove per la prima volta nel poema il lavoro è visto come un mezzo per vivere. Anche dal punto di vista politico e civile, Itaca rappresenta il rovesciamento di Scheria, e la situazione della patria, dove il rispetto della casa del re è stato cancellato e la sua sposa insidiata, è subito illustrata a Odisseo da Atena. Ma questo nuovo spazio, sul quale l’eroe dovrà riaffermare il suo potere con la forza, dice chiaramente che Odisseo è davvero arrivato di nuovo nel mondo degli uomini.



Il tempo

La narrazione si svolge in un tempo breve; il viaggio dalla terra dei Feaci ad Itaca è favolosamente concentrato: dopo la conclusione dell’ultimo banchetto presso i Feaci, Odisseo sale su una nave e, immerso nel sonno, giunge a Itaca, dove si sveglia all’alba del 30° giorno da quando è iniziato il racconto, dopo 25 giorni di viaggio, 3 dei quali trascorsi a Scheria.


L’ordine della narrazione
Il racconto analettico (analessi) di Odisseo salda l’antefatto (le peregrinazioni) con la situazione in cui Odisseo si trova: da questo libro in poi la narrazione procede seguendo il concatenarsi logico-cronologico delle vicende, la fabula.



I personaggi

Nonostante l’eroe abbia ormai concluso il racconto retrospettivo delle sue avventure, non rinuncia al ruolo di narratore di se stesso: raggiunta una straordinaria capacità di intessere discorsi, d’ora in poi si servirà di questa abilità per costruirsi, attraverso discorsi falsi, un’identità ingannevole. In questa specifica circostanza, Odisseo sulle prime cela la sua identità persino ad Atena, rivelando una diffidenza e un’astuzia sempre vigili. Arma vincente contro Polifemo, l’astuzia diventa, nel ritratto che Atena fa di Odisseo, un “espediente esistenziale” e nell’ultima parte del racconto assume una serie di sfumature: essa si manifesta come capacità oratoria, come prudenza, come autocontrollo, anche quando i sentimenti spingerebbero a rivelarsi di getto ai suoi cari, ma la situazione obbliga alla cautela. L’eroe è solo nel momento dell’approdo: i compagni, accecati e privi di quella vigilanza che fa la salvezza di Odisseo, si sono per sempre perduti; egli, invece, affiancato da Atena, può finalmente iniziare il cammino verso casa.


Gli dei

Atena ritorna sulla scena apertamente, rivelando il peso della sua regia: il riconoscimento fra la dea e l’eroe è segnato dalla simpatia della dea per il suo beniamino e dalla sicurezza, riconquistata dell’eroe, che subito la rimprovera per averlo abbandonato, almeno apparentemente, per tanto tempo. La scena è caratterizzata da accenti profondamente umani, mentre tra la dea e l’eroe si stabilisce una comunanza di intenti, basata su una comune intelligenza delle cose. Da un punto di vista strettamente narrativo, l’inserimento della divinità a questo punto della vicenda giustifica la trasformazione di Odisseo in mendico e, nello stesso tempo, dà nuovo impulso all’azione, che si sviluppa lungo due direttive: il ritorno di Telemaco a Itaca, in seguito al quale c’è il riconoscimento fra padre e figlio, e il processo dì “avvicinamento” dell’eroe alla sua casa.
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Riassunto Libro 13 Odissea


Riassunto del libro XIII (tredicesimo) dell'Odissea.

Odisseo trasformato in un vecchio mendicante dalla dea Atena

Finito il racconto di Odisseo, tutti restano in silenzio; Alcinoo invita i presenti a offrire doni all’ospite; dopo una libagione augurale, l’ospite, congedatosi con gratitudine, si imbarca sulla nave messa a disposizione dai Feaci e lì si addormenta profondamente. I Feaci lo lasciano sul lido di Itaca e scaricano accanto a lui i doni. Allora l’ira di Posidone, quando ormai sono vicini alla loro terra, trasforma in pietra la nave e circonda con un monte la loro città: si realizza così una antica profezia di cui Alcinoo era a conoscenza. Odisseo, abbandonato sul lido di Itaca, si sveglia e pensa di essere stato ingannato, poiché non riconosce la sua isola; gli si fa incontro Atena, che ha assunto l’aspetto di un giovane, e viene così a sapere di essere ritornato in patria. Tuttavia Odisseo mente sulla propria identità, perché teme un tranello; Atena allora si svela e ribadisce il suo affetto per l’eroe; solo quando la dea dissolve la nebbia con cui aveva circondato l’isola, riconosce la sua terra. Dopo aver nascosto il tesoro di Odisseo, Atena gli svela la situazione a Itaca e gli conferma la fedeltà della moglie, quindi, trasformatolo in un vecchio mendico, gli ordina di presentarsi così travestito al fedele porcaro Eumeo, mentre lei si recherà a Sparta a richiamare Telemaco, partito in cerca di notizie del padre. Poi, operata la trasformazione di Odisseo, Atena parte.


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Docce o Doccie: come si scrive?



Il plurale di doccia è una vera insidia dal punto di vista grammaticale, può capitare infatti di non ricordarsi più se sia giusto scrivere docce o doccie, ovvero con la "i" o senza. I più astuti, pur non conoscendo quale sia il termine corretto, riescono a evitare cattive figure adottando il singolare della parola (doccia) preceduto dall'aggettivo numerale cardinale (primo, secondo, terzo...) e quindi userebbero frasi del tipo "vado a farmi una seconda doccia".

Anche se a noi piace giocare di astuzia, preferiamo che si conosca la regola generale che troverete qui di seguito.


La risposta coretta

Il plurale di doccia è DOCCE, senza la "i".



La regola grammaticale

Questo perché la grammatica italiana impone una regola ben precisa per il plurale dei nomi che terminano in -cia -gia.

1) Se -cia e -gia sono preceduti da una vocale il plurale diventa -cie e -gie.

ESEMPIO:
ciliagia / ciligie,
valigia / valiegie,
camicia / camicie.


2) Se -cia e -gia sono preceduti da una consonante il plurale diventa -ce e -ge.

ESEMPIO:
goccia / gocce, 
frangia / frange, 
doccia / docce.

Nel caso di "doccia", la sillaba finale -cia è preceduta appunto da una consonante, la "c".



Spiegazione del diverso tipo di plurale

Il motivo legato alla perdita della "i" del secondo caso illustrato è dovuto alla vocale che non viene pronunciata. Mentre nel termine singolare (doccia) la vocale ha un suo peso fonetico, quando la sillaba (-cia) è preceduta da una consonante va quindi a perdere la sua funzione e di conseguenza la "i" viene tolta.
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Riassunto Libro 12 Odissea


Riassunto del libro XII (dodicesimo) dell'Odissea.

John William Waterhouse, Odisseo e le sirene, 1891. Melbourne (Australia), National Gallery of Victoria

Ritornati all’isola di Circe, i superstiti seppelliscono il cadavere di Elpenore, poi vengono accolti dalla maga che offre loro cibo e ristoro; quindi essa, chiesto a Odisseo di narrarle il suo dialogo con Tiresia, aggiunge alcuni suoi consigli sulla rotta futura: innanzitutto Odisseo passerà davanti alle Sirene, ma non dovrà cedere al loro canto ammaliatore:infatti esse seducono gli uomini con i loro racconti e li lasciano poi marcire sul lido; egli, perciò, turate le orecchie dei compagni con la cera, si farà legare all’albero della nave per poter godere del canto senza perdersi nei loro incantesimi. Incontrerà le rupi erranti e poi Scilla e Cariddi , terribili mostri marini: Scilla agguanta i marinai che le passano vicino e li divora, Cariddi distrugge le navi risucchiando l’acqua sotto di esse. Odisseo dovrà perciò passare vicino a Scilla rassegnandosi a perdere sei dei suoi compagni, poi navigare oltre. Giungerà quindi all’isola Triarchia, l’isola del Sole (identificata con la Sicilia in età omerica) , come già ha profetizzato Tiresia; li dovrà astenersi dal toccare le vacche di Helios (dio del Sole), per non incorrere in un tragico destino.
All’aurora, accompagnati da un vento propizio inviato da Circe, i naviganti salpano: tutte le profezie della maga si avverano e Odisseo segue scrupolosamente i suoi consigli trasgredendoli solo quando cerca di affrontare Scilla in armi: a nulla vale il suo tentativo e il mostro ingoia sei compagni. Dopo questa sciagura viene avvistata l’isola di Helios: Odisseo consapevole del rischio di un approdo, vorrebbe andare oltre, ma i compagni, stanchi e affamati, lo convincono a sbarcare per non navigare nella notte. Da quel momento Zeus scatena una tempesta e per tutto il mese successivo fa soffiare venti maligni che impediscono la navigazione.
Esaurite le provviste fornite da Circe gli uomini si danno alla caccia; infine Odisseo, disperato per la penuria di cibo, si allontana dai compagni per andare a pregare gli dei, che però lo ingannano e lo fanno profondamente; quando si sveglia e torna dagli amici, li trova intenti a cuocere le vacche che hanno ucciso, dopo aver offerto un empio sacrificio agli dei. Questo sacrificio attira su di loro l’ira di Elios, che ottiene da Zeus una promessa di vendetta. Dopo sette giorni la nave salpa nuovamente, ma ben presto Zeus scatena una tempesta che la distrugge e disperde tutti i compagni di Odisseo; egli, solo sui resti dello scafo, viene riportato verso Cariddi, cui scampa fortunosamente; dopo dieci giorni di pene e di fatiche, gli dei lo gettano sull’isola di Calipso.
Così si conclude il racconto di Odisseo presso la corte dei Feaci.


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Riassunto Libro 11 Odissea


Riassunto del libro XI (undicesimo) dell'Odissea.

Tiresia e Odisseo

Odisseo e i compagni salpano, mentre Circe invita loro un vento propizio che in breve li sospinge ai confini dell’Oceano (per gli antichi era un grande fiume che circondava la terra abitata), nel paese dei Cimmeri, luogo sempre avvolto dalle nuvole e dalla nebbia, dove approdano. Si dirigono poi dove indicato dalla maga. Odisseo si ferma sulla soglia dell’aldilà, inizia i riti di purificazione, offre le vittime sacrificali, prega Ade, Persefone e le anime dei morti, che ben presto compaiono per bere il sangue degli animali uccisi; si presenta anche l’anima di Elpenore, un compagno di Odisseo morto sull’isola di Circe, in un banale incidente; quindi appare Tiresia, il primo ad avere il diritto di bere il sangue del sacrificio. Poi l’indovino profetizza all’eroe il suo destino.
Giungerai alla terra di Helios: se rispetteranno le vacche del dio non subiranno danni, ma se le oltraggeranno, il viaggio sarà difficile, tutti i compagni periranno e Odisseo tornerà in patria su una nave straniera; inoltre, giunto in patria, dovrà soffrire nuovi dolori e uccidere tutti i nemici che aspirano a sposare Penelope e sperperano i beni. Dopo ciò, dovrà ripartire, andare in un luogo lontano, fra uomini che non conoscono il mare, là offrire un sacrificio a Posidone solo allora potrà tornare a casa; infine regnerà a lungo su un popolo felice, e morirà ormai vecchio, lontano dal mare.
Dopo aver ascoltato la profezia, Odisseo esprime il desiderio di parlare con la madre Anticlea che già aveva visto e di cui ignorava la morte. La madre gli si accosta e gli narra la propria sorte: è morta consunta dalla nostalgia per il figlio lontano, che ora tenta per tre volte di abbracciarla, ma per tre volte l’ombra di Anticlea sfugge via. Si presentano poi le anime di donne illustri, che l’eroe interroga brevemente.
Nell’atmosfera attenta della reggia di Alcinoo, Odisseo continua con il racconto del suo incontro con Agamennone, che gli narra la sua morte turpe, per mano della moglie e del suo amante e gli raccomanda di essere prudente al suo ritorno a Itaca e di non svelarsi subito a Penelope; però gli predice che troverà una moglie fedele e il figlio ad attenderlo.
Quindi Odisseo vede Achille. L’eroe proclama che preferirebbe essere un umile servo vivo piuttosto che regnare sui morti e chiede che ne è del padre e del figlio Neottolemo. Odisseo dice di ignorare la sorte di Peleo, ma racconta episodi di valore del figlio di Achille, che ne è orgoglioso.
Aiace Telamonio, ancora sdegnato con Odisseo poiché aveva ottenuto le armi di Achille al posto suo, si allontana senza rispondere alle sue parole. Altri illustri eroi del mito si presentano a Odisseo: Tizio, Tantalo, Sisifo, per ultimo Eracle, che si rivolge all’eroe compiangendo il doloroso destino, simile al suo. Infine Odisseo, temendo che Persefone si adiri con lui, decide di tornare indietro alla nave. Tutti vi si imbarcano e, sciolti gli ormeggi, si riprende la navigazione.


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Odissea Libro IX - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del nono libro dell'Odissea.

Jacob Jordaens, Ulisse e Polifemo, 1635, Mosca, Pushkin Museum


I temi

Il tema centrale dell’episodio è quello dell’ospitalità stravolta, che rivela un mondo estraneo alle norme della società aristocratica — una sorta di anti-mondo rispetto a quello dei Feaci, ove Odisseo è ancora ospite — e una prefigurazione, sia pure esagerata della situazione di Itaca, dove i pretendenti trasgrediscono le tradizionali norme della convivenza.
In questo libro, per la prima volta Odisseo stesso viene coinvolto in un’avventura a causa della sua curiosità e per la prima volta si trova ad affrontare il nemico con un’arma inconsueta: mentre infatti la lotta contro i Cìconi è ancora tradizionale, contro Polifemo trionfa l’astuzia, la metis, che Odisseo piega alle sue necessità trasformando in arma vincente un semplice palo.
Nel combattimento straordinario tra il Ciclope e Odisseo il primo passo è la negazione della propria identità: contrariamente agli eroi dell’Iliade, che si presentano prima del duello e rivelano la loro stirpe d’origine, Odisseo nasconde la sua identità a Polifemo. Inoltre, mentre il duello eroico era l’unico mezzo grazie al quale l’eroe conquistava la gloria e quindi l’immortalità, questo duello singolare mira solo alla salvezza: per salvarsi l’eroe ricorre all’inganno, non allo scontro frontale, con cui gli eroi tradizionali affrontavano la morte.


Il narratore

Nel nono libro la narrazione è affidata a Odisseo che racconta, ricordando, le sue avventure: il meccanismo per cui il protagonista diventa a sua volta narratore delle sue vicende (narratore interno di secondo grado) in una prospettiva pienamente autobiografica, segna una svolta fondamentale, che rivela la maturità del poeta.
Nell’Odissea, che ospita numerosissimi racconti all’interno del racconto “portante”, l’espediente di far assumere al protagonista la narrazione delle sue avventure comporta una forte drammatizzazione, perché egli filtra il racconto attraverso i propri sentimenti, quelli che provò nel momento in cui si trovava a vivere ogni avventura e quelli che ora, nell’atto di ricordare, nuovamente prova: così, nella narrazione della vicenda, alla paura, allo sgomento, all’attesa inquietante si alternano la consapevolezza di essere scampato, il rimpianto per i compagni perduti, il compiacimento della propria astuzia. Inoltre il racconto risulta molto unitario, perché legato alla stessa personalità del protagonista-narratore, che traccia nel contempo un profilo intenso di sé.


Lo spazio

Dopo la tempesta di Capo Malea, Odisseo entra in un mondo straordinario, popolato di personaggi fiabeschi e terribili: i Lotofagi, mangiatori del loto che dà l’oblio, i Ciclopi, la maga Circe che trasforma i suoi uomini in porci ecc.: da questo mondo egli uscirà solo attraverso il passaggio da Scheria, che lo riporta ai luoghi umani. Nei libri che narrano il ritorno di Odisseo emerge la caratteristica fondamentale dell’Odissea riguardo allo spazio: il policentrismo. cioè, la compresenza di molti luoghi d’azione, in netta contrapposizione con gli spazi fissi e limitati dell’Iliade: ciò è naturalmente dovuto al fatto che quest’opera è innanzitutto la storia di un viaggio, con parecchi elementi e scenari fantastici. In particolare il paese dei Ciclopi riveste un significato simbolico, perché allude a uno stadio di civiltà particolarmente arretrato.


Il tempo

Il racconto di Odisseo è sintetico e orchestrato in modo da alludere ad alcuni episodi (la lotta con i Ciconi, l’episodio dei Lotofagi) per dare maggior risalto ad altri; da questa impostazione emerge l’abilità di concentrare il nucleo delle avventure all’interno di una cornice temporale abbastanza ristretta (40 giorni, per l’esattezza), dal concilio degli dèi nel primo libro alla vendetta contro i pretendenti nel ventiduesimo: obiettivo che si poteva raggiungere solo tramite un racconto interno.


L’ordine della narrazione
Dal libro nono al tredicesimo il racconto di Odisseo è un’analessi completa, che si salda perfettamente alla narrazione precedente: Odisseo fornisce tutti i precedenti narrativi fino al suo approdo all’isola dei Feaci; d’altra parte, proprio l’approdo presso i Feaci dispone il lettore (o il pubblico di Odisseo) a uno stato d’animo positivo: se colui che racconta le avventure è il protagonista, significa che la vicenda è a lieto fine e questo comporta un’accettazione più serena delle sventure.


I personaggi

Nel nono libro Odisseo racconta in prima persona le sue avventure e risulta quasi sdoppiato fra il suo ruolo di narratore al palazzo di Alcinoo e di protagonista delle vicende narrate: in quanto narratore egli diventa poeta di se stesso, rivelando la capacità costante nel corso dell’opera, di parlare di sé ottenendo ascolto e sollecitando interesse, compassione e complicità. In quanto protagonista delle vicende narrate si presenta come un uomo che ha sofferto e soffre senza mai perdere la capacità di reagire la lucidità che lo guida nelle scelte, lo trattiene dagli impulsi e, all’estremo della disperazione, gli consente di trovare la via d’uscita. I compagni diventano, nel corso delle peregrinazioni, sempre meno utili al loro capo, e anche a se stessi: nell’episodio dei Cìconi la loro disobbedienza è rovinosa, presso i Lotofagi non sanno trattenersi dal mangiare il loto, in seguito (libro dodicesimo) sgozzeranno le vacche di Helios scatenando l’ira del dio.
Nell’episodio di Polifemo, invece, essi sono vittime della curiosità di Odisseo che per la prima volta perde alcuni suoi compagni; altri ne salverà, ad esempio presso la maga Circe (libro decimo). Potremmo dire che i compagni di Odisseo si trasformano da adiutori in oppositori .


Gli dei
Atena resta estranea agli eventi narrati in questo libro: abbandonato nella grotta del Ciclope, Odisseo deve far ricorso alle sue capacità, alla sua metis; d’altra parte, a ben guardare, se non si verificasse in questo episodio l’accecamento di Polifemo che scatena l’ira di Posidone, le peregrinazioni di Odisseo sarebbero immotivate e tutta la trama dell’opera verrebbe seriamente ridimensionata. Al contrario, Posidone, invocato da Polifemo, diventa il motore delle vicende di Odisseo.
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Riassunto Libro 10 Odissea


Riassunto del libro X (decimo) dell'Odissea.

La maga Circe e le sue belve

La piccola flotta di Odisseo approda all’isola Eolia, patria di Eolo, re dei venti, signore di un luogo incantato; l’isola è circondata da un muro di bronzo e la reggia di Eolo è abitata dal dio, dalla moglie e dai suoi figli. Dopo un mese di permanenza, Odisseo parte con i suoi compagni, portando con sé un otre regalato da Eolo, che vi ha racchiuso tutti i venti, eccetto Zefiro, il vento occidentale propizio, in modo da assicurare un felice ritorno. Ma, giunti ormai in vista della costa di Itaca, i compagni di Odisseo, pensando che l’otre racchiuda un tesoro che egli non vuole dividere con essi, mentre Odisseo dorme, lo aprono provocando una terribile tempesta, che li porta fuori rotta.
Approdano nuovamente all’isola di Eolo che, riconoscendo nell’accaduto l’ira degli dei, rifiuta di dare un nuovo aiuto a Odisseo. Ripartito da lì, Odisseo giunge con suoi uomini nella terra dei Lestrigoni, giganti cannibali: mentre i compagni ormeggiano le loro navi in porto, la sola nave di Odisseo non vi getta l’ancora: l’eroe ordina ad alcuni dei suoi di esplorare la zona; questi, raggiunta una città, sono accolti dal re Antifate che divora uno di loro; neppure gli altri riescono a fuggire, perché i Lestrigoni, chiamandosi l’un con l’altro, gettano pietre sugli uomini delle navi ancorate in porto e, infilzandoli come pesci con delle forche, se li divorano.
Solo la nave di Odisseo si salva con la fuga e giunge di lì all’isola della maga Circe, Eea. Dopo due giorni di sosta nell’isola , Odisseo va in esplorazione. Recatosi su un altura, vede un fumo alzarsi, come da un’abitazione: decide allora di mandare dei suoi compagni in avanscoperta, nonostante tutte le incognite legate a questa nuova missione.
Divide gli uomini in due gruppi, la sorte sceglie quello capeggiato da Euriloco. Giunti nei pressi del palazzo della maga, sono subito ammaliati dal canto di Circe stupefatti dalle belve che ne custodiscono la casa: mangiano cibi e bevande drogati e vengono trasformati in porci. Scampato all’incantesimo solo Euriloco, che si era prudentemente tenuto in disparte, torna a informare Odisseo, che vuole raggiungere subito il palazzo incantato. Sulla strada incontra Hermes, che gli dà un’erba con cui potrà difendersi dalle pozioni della maga e gli suggerisce di sguainare la spada appena la dea gli ordinerà di andare nel porcile con i compagni. Giunto da Circe, Odisseo, seguendo le istruzioni di Hermes, riesce a evitare l’incantamento della dea e ottiene che i suoi compagni ritornino uomini; dopo aver chiamato a sé quanti sono rimasti sulla nave, accetta di fermarsi da lei, ospitato in modo splendido. Dopo un anno, quando Odisseo sembra aver ormai dimenticato di far ritorno a casa, i compagni gli chiedono di prender congedo dalla maga; così egli la prega di lasciarlo partire; Circe acconsente, ma rivela a Odisseo che prima di tornare a Itaca l’eroe dovrà compiere un altro viaggio, nell’oltretomba per conoscere dall’indovino Tiresia il suo destino. Circe dà tutte le istruzioni necessarie e gli consegna un montone e una pecora nera per i sacrifici in onore degli dei inferi. Odisseo esorta i suoi compagni a ripartire, destando tuttavia in loro angoscia e paura quando rivela la meta immediata del loro viaggio.


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Riassunto Libro 9 Odissea


Riassunto del libro IX (nono) dell'Odissea.

Polifemo viene trafitto nel suo unico occhio da Odisseo e compagni

Sollecitato dalle domande di Alcinoo, Odisseo alla fine rivela il suo nome, la sua patria e inizia a narrare le vicende del suo lunghissimo e tormentato ritorno alla patria lontana (Troia).
Partito da Ilio con i suoi compagni, assale la città di Ismaro in Tracia e la conquista; ma i compagni, nonostante le sue esortazioni, non vogliono ripartire e danno tempo ai Ciconi di riorganizzarsi e di reagire; gli Achei, sconfitti, ripartono precipitosamente e poi incappano in una tempesta presso Capo Malea (a sud-est del Peloponneso) che dura ben nove giorni e che fa perdere ai naviganti l’orientamento.
Alla fine approdano nella terra dei Lotofagi, i mangiatori di loto, una pianta il cui fiore dà l’oblio, fa dimenticare il passato. Alcuni compagni di Odisseo, inviati a esplorare il luogo, mangiano il loto e scordano il ritorno; perciò Odisseo è costretto a farli reimbarcare con la forza.
Ripartiti di lì, Odisseo e i suoi compagni approdano a un’isola davanti alla terra dei Ciclopi. Odisseo, lasciato il grosso degli Achei sulle navi, decide di recarsi, con alcuni compagni, a vedere la terra dei Ciclopi, i giganti con un occhio solo, pastori di pecore e barbari antropofagi. È però intrappolato nella grotta del mostruoso Polifemo; qui il gigante afferra i compagni di Odisseo, a due a due, e se ne ciba. Quando il Ciclope lascia la grotta per pascolare le sue greggi, Odisseo escogita uno stratagemma per salvare sé e i compagni; ritornato Polifemo, che sbrana altri due uomini, lo ubriaca con un vino fortissimo, puro, e quando il Ciclope gli chiede il suo nome, dice di chiamarsi Nessuno. Allorché il gigante, rimpinzato di carne ed ebbro di vino, cade in un sonno profondo, Odisseo e i sopravvissuti acciecano il Ciclope con un palo reso incandescente. Polifemo, che urla disperatamente tutto il suo dolore e la sua rabbia, non può contare sull’aiuto dei Ciclopi accorsi: alla loro domanda su chi gli faccia del male, risponde: Nessuno.
Odisseo riesce ad architettare un modo molto astuto per evadere dalla grotta, all’apertura della quale, all’alba, Polifemo cerca di bloccare chiunque tenti di uscire mescolandosi alle pecore: ogni uomo è nascosto sotto il ventre dei montoni, lo stesso Odisseo sceglie per la sua fuga quello più amato dal Ciclope.
Scampati a morte certa, raggiungono gli altri che li hanno aspettati sull’isola. Odisseo, ormai lontano, deride il Ciclope, il quale riconosce nell’accaduto il verificarsi di un antico oracolo. Cerca di vendicarsi scagliando massi sulle navi in fuga e poi implorando il padre Posidone di punire i colpevoli di tale oltraggio. Odisseo e i compagni giungono all’isola di Eolo, re dei venti.


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Raddoppiamento sintattico o fonosintattico


Un tipo particolare di raddoppiamento è il cosiddetto raddoppiamento sintattico o fonosintattico. Esso è dato dalla fusione di più parole in una sola con raddoppiamento della consonante iniziale della seconda parola (o + sia = ossia).



Nella pronuncia

Il raddoppiamento sintattico, nella pronuncia,  avviene quando la consonante iniziale di una parola viene pronunciata come se fosse doppia (a casa = ak’kasa).
Dopo tutti i monosillabi con accento grafico (, è, , , più)
Dopo alcuni monosillabi senza accento grafico (a, blu, chi, che, do, e, fu, fra, ho, ha, ma, me, no, o, qua, qui, re, sa, so, sto, sta, tra, tre, tu…)
Dopo tutte le parole tronche: città, perché, sentì, cantò
Dopo come, dove (solo in Toscana), qualche, sopra.


Graficamente

Talvolta il raddoppiamento è visibile anche a livello ortografico: nelle parole che hanno subito un processo di univerbazione. Questi i principali casi che presentano il raddoppiamento sintattico:

A
a + Dio = addio
a + canto = accanto
a + basso = abbasso
a + dentro = addentro
a + dietro = addietro
a + dosso = addosso
a + fondo = affondo
a + pena = appena
a + venire = avvenire


E
e + bene = ebbene
e + poi = eppoi
e + pure = eppure
e + viva = evviva


O
o + vero = ovvero
o + sia = ossia


Chi
chi + sa = chissà


Così
così + detto = cosiddetto
così + fatto = cosìfatto


Contra
contra + dire = contraddire


Da
da + capo = daccapo
da + bene = dabbene
da + prima = dapprima
da + vero = davvero


Fa
fa + bisogno = fabbisogno


Fra
fra + porre = frapporre
fra + tanto = frattanto
fra + tempo = frattempo


Già
già + che = giacché
già + mai = giammai



là + dove = laddove
là + giù = laggiù
là + su = lassù


Ma
ma + che = macché
ma + si = massì


Ne
ne + meno = nemmeno
ne + pure = neppure
ne + vero = nevvero


Più
più + tosto = piuttosto


Qua
qua + su = quaggiù
qua + giù = quaggiù


Se
se + bene = sebbene
se + mai = semmai
se + pure = seppure



si + come = siccome
si + fatto siffatto
si + signore = sissignore


Sopra
sopra + citato = sopraccitato
sopra + mobile = soprammobile
sopra + tutto = soprattutto


Su
su + citato = succitato
su + detto = suddetto
su + via = suvvia
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Come velocizzare LibreOffice


Per anni si è sempre cercata un'alternativa efficiente e gratuita a Microsoft Office, e questa alternativa ha adesso un nome: LibreOffice. Tuttavia, l'avvio iniziale del programma lascia ancora molto a desiderare, questo perché è preimpostato per funzionare anche su computer con requisiti bassi e con un vecchio sistema operativo (tipo Windows XP, Vista ecc.).

Per fortuna esistono dei modi per migliorare il tempo di caricamento dell'apertura di un documento e le prestazioni complessive di LibreOffice che vi illustreremo qui di seguito passo dopo passo.



1) Velocizzare LibreOffice nel caricamento

Il primo metodo è quello di consentire al programma di utilizzare un maggior numero di RAM del vostro computer. Ad esempio chi dispone di 3GB di RAM o superiore, può incrementare i valori per migliorarne l'avvio e le prestazioni in generale.
  • Aprite un documento qualsiasi con LibreOffice.
  • Nel menù, andate prima su "Strumenti" e poi su "Opzioni".
  • Uso di Libre Office a 128 MB.
  • Memoria per oggetto a 10 MB.
  • Numero di oggetti: 20.
  • Se usate quotidianamente LibreOffice consigliamo di mettere il segno di spunta alla voce "Carica LibreOffice all'avvio del sistema".
  • Fate click su "OK" per salvare le modifiche.


L'uso di LibreOffice può anche essere aumentato fino a 1000 MB, e la memoria per oggetto fino a 50 MB se la vostra RAM lo consente, mentre il numero di oggetti raccomandiamo di ridurlo a 20 per liberare la memoria per altre cose più importanti.



2) Disattivare funzioni inutili

Un altro semplice modo per incrementare la velocità di avvio del programma è disattivare Java (necessario per Base, l'equivalente di Microsoft Access).

Andate su Strumenti" > Opzioni > Avanzate e poi togliete il segno di spunta alla voce "Usa un ambiente runtime Java". Mantenete disattivate anche le funzionalità speciali che trovate nella stessa sezione.




3) Disabilitare l'avviso delle macro

A qualcuno potrebbe anche apparire ogni qualvolta apra un documento il messaggio "This document contains macros" che sta per "Questo documento contiene macro". Le macro possono contenere virus e pertanto per impostazioni predefinita appare questo avviso che alla lunga diventa insopportabile, specie se si tratta di documenti creati da noi stessi.

È possibile toglierlo andando su Strumenti > Opzioni > Sicurezza > Sicurezza delle macro > Livello Basso (sconsigliato).

Il metodo più efficiente, però, è quello di impostare il livello alto, e poi dal menù dovete selezionare Fonti attendibili, e tra le posizioni attendibili potrete impostare il desktop cosicché tutti i documenti che aprirete da qui verranno considerati sicuri, mentre ad esempio quelli della cartella dei Download (documenti insicuri scaricati da internet) vi inviteranno alla prudenza in presenza di macro.



Ricordo che esistono anche altre valide alternative a Microsoft Office e LibreOffice
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Riassunto Libro 8 Odissea


Riassunto del libro VIII (ottavo) dell'Odissea.

Francesco Hayez, Odisseo alla corte di Alcinoo, 1814-1815. Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte

La mattina successiva, Alcinoo convoca un’assemblea dei Feaci: comunica la sua decisione di fornire allo straniero una nave che lo scorti in patria; fa poi preparare un grande banchetto in onore dell’ospite, e manda a chiamare il cantore, il cieco Demodoco. Durante il banchetto, l’aèdo narra un episodio della guerra di Troia, il cui ricordo commuove fino alle lacrime Odisseo, e la cosa non sfugge ad Alcinoo. In seguito il re indice dei giochi, ai quali partecipano i giovani Feaci; anche Odisseo, provocato da Eurialo, vi prende parte gareggiando nella prova del lancio del disco nella quale anche grazie all’aiuto di Atena sbaraglia tutti gli avversari. Dopo questa gara, sfida anche altri Feaci a cimentarsi con lui, ma Alcinoo pone fine alle contese ludiche, invitando ad assistere alle danze. Nuovamente Demodoco si accinge a cantare al suono della lira: narra il tradimento di Afrodite e Ares ai danni di Efesto, che si vendica imprigionando in una rete gli adulteri. Alcinoo esorta i Feaci a offrire doni ospitali a Odisseo, prima della sua partenza; Odisseo stesso sigilla i doni in uno scrigno donatogli da Arete e, dopo un fugace incontro con Nausicaa, che lo prega di ricordarsi di lei, sua prima soccorritrice, presiede al banchetto. Nel corso della festa Odisseo esorta Demodoco a raccontare del cavallo di Troia e della presa della città: il canto rinnova il doloroso ricordo e lo induce al pianto; allora Alcinoo chiede all’ospite chi sia e lo invita a narrargli la sua storia.


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Riassunto Libro 7 Odissea


Riassunto del libro VII (settimo) dell'Odissea.


Mentre Nausicaa, giunta a casa, si reca nelle sue stanze, Odisseo si dirige in città; lungo la strada incontra Atena nelle vesti di una fanciulla, che gli indica la strada e lo accompagna, nascondendolo agli occhi altrui con una nebbia che si dissolve solo quando egli giunge nella sala del trono. Prima di entrarvi l’eroe ammira il palazzo preziosamente adornato e lo splendido giardino, descritti nella loro magica atmosfera, come scenari di favola. Seguendo il consiglio di Nausicaa, egli si rivolge supplice ad Arete, sotto gli occhi attenti di tutti gli ospiti, stupiti della sua improvvisa apparizione. Infine l’anziano Echeno invita Alcìnoo ad accogliere lo straniero. Alcinoo si dichiara disposto a fornire all’ospite navi veloci e una scorta per tornare in patria. Dopo aver offerto una libagione e aver cenato, gli ospiti si congedano. Rimasto solo con il re e con Arete, Odisseo narra di essere stato trattenuto a lungo da Calipso nell’isola di Ogigia e che solo per intervento degli dei è potuto ripartire; scampato a malapena a una terribile tempesta, è approdato a Scheria dove Nausicaa lo ha soccorso, gli ha donato una veste e gli ha indicato la strada per raggiungere la reggia. Alla fine di questo primo racconto, Odisseo e i suoi ospiti si recano a dormire.


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Odissea Libro VI - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del sesto libro dell'Odissea.

L'incontro tra Odisseo e Nausicaa, Odissea Libro VI


Tema centrale

Con il sesto libro inizia la cosiddetta Feacide, cioè la narrazione degli eventi che segnano la permanenza, assai breve, di Odisseo nel paese dei Feaci. Odisseo approda nuovamente, solo e privo di mezzi, in una terra sconosciuta e si domanda dove sia capitato, se avrà civile ospitalità e soprattutto se potrà riprendere il viaggio verso casa. I temi del naufragio e della terra sconosciuta introducono quello dell’ospitalità.
Il paese dei Feaci, tuttavia, è un approdo particolare: è la prima tappa del viaggio di ritorno iniziato dall’isola di Calipso, segna il primo incontro con esseri umani, dopo la lunga permanenza presso la ninfa e, nello stesso tempo, è un mondo di favola, dove regnano pace e prosperità e dove è rispettato il rituale dell’ospitalità: ancor prima che Odisseo abbia rivelato la sua identità, è accolto benevolmente da Nausicaa e poi dal re. È giunto in un mondo che conosce le regole del vivere civile e le rispetta, in una sostanziale condivisione dei valori della società cui lo stesso Odisseo appartiene.
Nell’atmosfera di pace che aleggia nel mondo dei Feaci si collocano le figure femminili graziosamente delineate e il tema delle nozze, collegato al tema più generale dei buoni rapporti familiari e civili. Questo tema, sotteso all’incontro fra il naufrago e la fanciulla, si riflette anche sulla coppia regale Alcinoo-Arete che incarna l’accordo coniugale. L’armonia che regna tra i Feaci per contrasto allude alla situazione di Itaca, dove la convivenza civile è profondamente turbata dalla prepotenza dei Proci che attenta quotidianamente alle leggi dell’ospitalità in un continuo banchetto disordinato e “stravolto”, e le nozze sono una minaccia per Penelope. Tuttavia il lettore sa che Odisseo deve partire, e perciò fin dall’inizio i sentimenti di Nausicaa e le parole di Odisseo sono segnati da questa consapevolezza: tutto l’episodio acquista quindi il fascino doloroso di un breve sogno.


Il narratore

Nel libro vi sono molti discorsi, sapientemente orchestrati (mimesi); la voce del narratore segnala l’intervento dei personaggi, senza introdurre un particolare punto di vista. Anzi, con una più diretta messa a fuoco, sono i personaggi stessi che, ormai dotati di una loro individuale capacità di analisi interiore, esprimono i propri sentimenti: in particolare Odisseo esprime la sua angoscia e i suoi dubbi, dialogando con se stesso, secondo un procedimento in lui abituale: rivolgendosi poi con parole ammirate a Nausicaa, ne descrive l’aspetto lasciando trapelare lo stupore per la grazia e la leggiadria.


Lo spazio

Due sono gli spazi dominanti: quello naturale, cui Odisseo approda nudo e privo di mezzi (anticipazione dell’ultimo approdo a Itaca), e quello del palazzo di Alcinoo, solo intravisto nella scena iniziale del risveglio di Nausicaa. Attraverso la descrizione fatta dalla fanciulla prende forma l’immagine della città, animata da alacre operosità e tutta rivolta alle attività della marineria. Lo spazio occupato dai Feaci è molto significativo dal punto di vista simbolico: innanzitutto i suoi abitanti sono i primi uomini “veri” che l’eroe incontra dopo la sua partenza dall’isola di Calipso e dopo le vicende che racconterà dal libro nono in poi: qui egli comincia il suo ritorno alla vita normale, di cui ha inizio il viaggio conclusivo, verso la riconquista della sua identità.
La terra dei Feaci è ricca di prodotti tipici dell’agricoltura (olio, vino, cereali), ma è anche luogo di lavoro tecnico: il palazzo di Alcinoo è ricco di mirabili opere d’arte; essi sono abilissimi costruttori di navi, onorano gli dèi con ricchi sacrifici e sono ospitali verso gli stranieri; il re governa un popolo pacifico e ossequioso delle leggi, in armonia con altri capi, senza traccia di ostilità.
Per le caratteristiche di pace e di prosperità la terra dei Feaci è in contrapposizione con il mondo selvaggio dei Ciclopi (libro nono) e con ltaca, che, all’arrivo di Odisseo, è una sorta di mondo imbarbarito. Questo luogo di passaggio dalle avventure “magiche” al mondo degli uomini, che avvia Odisseo a ritrovare la sua famiglia e la sua patria, è ideale, mitico, immerso in un’età dell’oro, in cui la vita non conosce tensioni e conflitti. Ma il mondo dei Feaci è destinato a scomparire: secondo una profezia, la scorta accordata a un supplice (Odisseo appunto) scatenerà l’ira di Posidone, che li punirà coprendo la città con un gran monte, come è narrato nel libro tredicesimo. Dunque il mondo della pace e del buon governo è destinato a finire e la nuova realtà che si afferma è quella della vita difficile, in cui la tranquillità è riconquistata a fatica, anche con il sangue, come farà Odisseo per ristabilire il suo potere: il destino dei Feaci è la fine di un sogno, quello dell’età dell’oro e dell’armonica convivenza fra gli uomini e della felicità nella natura.


Il tempo

La narrazione è lineare e copre un arco di tempo breve, parte del 27° giorno, ampiamente occupato dai discorsi dei protagonisti.

Tre sono i momenti fondamentali:
  • un breve excursus (digressione) storico-mitico sul regno dei Feaci, che fornisce le informazioni indispensabili su di essi; 
  • il sogno di Nausicaa e la sua andata al fiume; 
  • la scena del gioco con il risveglio di Odisseo: durante questo periodo l’eroe è in un certo senso dimenticato, dormiente, sul letto di foglie sotto il cespuglio che lo ha accolto e nascosto dopo il naufragio. All’interno di questa linea narrativa un interessante elemento di curiosità è introdotto dal racconto di Odisseo, il quale accenna in modo fugace le sue avventure precedenti, che verranno narrate ben oltre (a partire dal nono libro).


Personaggi

La prima nota caratteristica di Odisseo è la prudenza: egli è reduce da terribili avventure, che narrerà successivamente, e mostra di aver imparato a essere cauto; il suo discorso a Nausicaa, inoltre, è un capolavoro di eloquenza, soppeso fra amabilità, ricerca di benevolenza e sincera ammirazione: in equilibrio fra la disperazione e la speranza, esso è il primo di una serie di discorsi in cui Odisseo darà notizie di sé, più volte ingannevoli, ma sempre accortamente mirate a destare sentimenti di solidarietà e di rispetto negli ascoltatori.
Quando approda alla terra dei Feaci egli è ridotto in uno stato di penia, cioè di indigenza e di difficoltà, come egli stesso afferma; tuttavia, le esperienze accumulate e le sue doti personali sono una risorsa che altre volte l’ha salvato (come si verrà a sapere dal suo stesso racconto) e in esse confida. Il momento critico dopo la tempesta e il naufragio coincide con la fiducia nel futuro. E con questo stato d’animo si rivolge a Nausicaa. La fanciulla è un personaggio pieno di grazia e di fascino femminile: appare solo in questo libro e poi di sfuggita in un ultimo saluto all’eroe (libro VIII). Nelle sue parole e nel suo comportamento si rispecchiano gli ideali di bellezza e di serenità del mondo in cui vive, e il pudore che domina il suo discorso all’ospite sconosciuto ne caratterizza il profilo riservato ma non insensibile a un primo sentimento d’amore. Inoltre è l’unico personaggio femminile che non riesce a trattenere Odisseo: più debole di Calipso o della maga Circe, il suo sogno di matrimonio è fragilissimo, subito consegnato a un lieve rimpianto.

Gli dei
Atena mantiene la regia degli avvenimenti: organizza l’incontro fra Odisseo e Nausicaa con il sogno ingannevole e rende ancor più efficace la sua opera con una sorta di intervento di “cosmesi” sul suo protetto, reso più affascinante. La sua azione è continua, ma non invadente e lascia spazio all’inventiva dei personaggi, soprattutto di Odisseo, suo degno emulo per accortezza e astuzia.
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Odissea Libro V - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del quinto libro dell'Odissea.

Jan Brueghel il Vecchio, "Grotta fantastica con Odisseo e Calipso", olio su tela, 1616. Londra, Johnny van Haeften Gallery


Tema centrale

Il tema centrale del libro è la partenza di Odisseo, progettata e decisa dagli dei, preparata dalla profezia di Atena-Mente nel primo libro, desiderata dall’eroe, che nulla può, tuttavia, senza un intervento divino. La lunga permanenza di Odisseo nell’isola di Calipso è un’invenzione omerica senza riscontri nel mito: in questo libro Omero si è ritagliato uno spazio creativo autonomo dalla tradizione per introdurre una vicenda e un personaggio, appunto quello di Calipso, enigmatici e affascinanti. Anche se nel racconto la presenza di questa ninfa e la vita di Odisseo accanto a lei occupano uno spazio ridotto, si allude a una lunga consuetudine e a un sentimento di amore sconosciuto nel poema e che cede di fronte all’esigenza superiore del ritorno di Odisseo. Inoltre il legame fra la ninfa e l’eroe mette a confronto due diverse concezioni della vita: Calipso, che desidera trattenere accanto a sé Odisseo, gli offre ripetutamente di godere del cibo degli dei, nettare e ambrosia, per diventare immortale: ma l’eroe persiste nel rifiuto e preferisce alla condizione serena ma immobile dell’immortalità la condizione dell’uomo mortale, la cui esistenza comporta sofferenza e morte, ma anche gioia, partecipazione, coinvolgimento. Odisseo non vuole né la morte gloriosa degli eroi dell’Iliade, che trasfigurava una giovane vita nel ricordo eterno, né l’immortalità degli dèi, che è una continua sottrazione di vitalità, e sceglie la dimensione umana dell’esistenza, la cui morte giunge come coronamento di una vita lunga e piena.


Il narratore

Il poeta rappresenta con toni incantati il viaggio di Hermes, quindi l’isola di Calipso,
dà voce alla passione femminile e alla nostalgia dolente di Odisseo senza mai scoprirsi. Fin dalle prime battute del protagonista comprendiamo come Omero abbia delineato questo personaggio, che pure fa parte del ciclo epico e della tradizione leggendaria più antica, secondo modi nuovi: Odisseo è un uomo che riflette, che esprime i suoi desideri, che si assume delle responsabilità, con una consapevolezza inedita; è il protagonista maturo che in una lunga sezione del poema (dal libro IX al XII) saprà essere narratore di se stesso.


Lo spazio

Abbandonato fisicamente lo spazio della reggia e i luoghi visitati da Telemaco, si apre uno scenario favoloso, quello remoto dell’isola di Calipso, una sorta di paradiso dalla rigogliosa vegetazione, di cui parla solo Omero in questo libro dell'Odissea.
Un luogo magico, nato dall’immaginazione, inquietante, perché privo di uomini, isolato, confinato In una lontananza indefinita; in particolare, la grotta di Calipso, che rappresenta un’abitazione primitiva, ha fatto pensare ad una sorta di oltretomba, di luogo oscuro e magico.
A questo spazio si contrappone quello di Itaca, non descritto, ma vagheggiato e desiderato da Odisseo piangente sulla riva del mare.


Il tempo

L’esordio del quinto libro riporta la vicenda al primo giorno della narrazione, cioè al primo libro: il viaggio di Odisseo parte contemporaneamente a quello di Telemaco e l’interruzione, tipica della poesia epica, è solo illusoria, dovuta alla necessità di dare spazio agli altri racconti, che sono una pausa narrativa, non dell’azione. Da un punto di vista simbolico, tuttavia, il tempo di Odisseo inizia solo in questo libro, perché da questo momento egli, dopo un lungo periodo nel quale è lontano dagli uomini, fuori del mondo, inizia il suo riavvicinamento alla vita normale e alla patria. D’altra parte, la narrazione è molto condensata: copre i quattro giorni durante i quali Odisseo costruisce la zattera e i venti giorni trascorsi in mare, alla fine dei quali tocca terra nel paese dei Feaci.


Personaggi

Odisseo entra in scena presentato come un uomo dolente. Come al solito, il poeta non ne dà una descrizione fisica, lo caratterizza semmai attraverso gli epiteti, che si sottraggono alla fissità abituale degli epiteti omerici e servono invece a tratteggiare il profilo del personaggio, segnalandone la ricchezza umana: Odisseo è un uomo ricco di esperienze, di conoscenza, segnato dalla sofferenza, e ormai destinato al ritorno. D’altra parte il personaggio si caratterizza, come già aveva ricordato Elena nel terzo libro dell’Iliade, nei discorsi, in cui egli esprime valutazioni e fa considerazioni in una prospettiva nuova rispetto agli eroi dell’Iliade, ai quali manca un’attitudine riflessiva e introspettiva.
Il personaggio di Calipso non ha tracce nel mito, è un’invenzione omerica: è affascinante perché misterioso e in un certo senso ambiguo: il suo isolamento ne fa una figura quasi favolosa e l’isola dove vive, Ogigia, ha connotazioni strane, inquietanti, un po’ funeree (proprio perché regna l’immortalità, in un’eterna primavera); e rappresenta una specie di nascondiglio, soprattutto se è esatta l’etimologia che fa derivare da kalypto, “nascondo”, il nome Calipso. Nelle accorate parole che la ninfa pronuncia traspare un sentimento nuovo, che raramente ha spazio nella poesia epica, l’amore-passione, anche se è solo accennato di sfuggita.


Gli dei
Il concilio degli dei che apre il libro riprende quello del primo libro: serve a riproporre l’inizio del viaggio di Odisseo, dopo l’interruzione della Telemachìa. Hermes si presenta come un valido aiutante (adiutore) di Odisseo, compito che assolverà spesso nel corso della vicenda, anche solo indirettamente. In realtà il dio interviene su Calipso e, come del resto Atena, si limita a dare una sorta di impulso al viaggio di Odisseo, che, ostacolato dall’ira di Poseidone, dovrà affrontare in prima persona i rischi del ritorno.
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Riassunto Libro 6 Odissea


Riassunto del libro VI (sesto) dell'Odissea.

Ulisse e Nausicaa, di Jean Veber

Mentre Odisseo dorme, Atena si reca nella casa di Alcinoo, re dei Feaci, nella cui isola l’eroe è approdato. La dea appare in sogno, sotto le spoglie di un’amica, a Nausicaa, figlia di Alcinoo, e la esorta a recarsi al fiume a lavare le sue vesti e il suo corredo perché si avvicina per lei il tempo delle nozze. Al risveglio, la fanciulla ottiene dal padre il carro con le mule e va al fiume con le ancelle. Dopo aver lavato le vesti, le giovani giocano a palla sulla sponda del fiume: un lancio più lungo e la palla cade nell’acqua: alle grida delle fanciulle Odisseo si risveglia. Incerto sul da farsi e temendo di essere fra uomini selvaggi, esita, finché decide di implorare le fanciulle di dargli una veste e di mostrargli la strada per raggiungere la città.
Al suo apparire, le ancelle fuggono spaventate; solo la figlia di Alcinoo resta, ascolta l’abile supplica e, dopo aver richiamato le ancelle, ordina loro di dare una veste allo straniero, senza timore, perché, dice, mai nessuno giunge fra i Feaci con intenzioni malvagie e, d’altra parte, è un dovere accogliere l’ospite.
Odisseo accetta la veste e, dopo essersi lavato nel fiume, riappare a Nausicaa, splendido, soprattutto grazie all’intervento di Atena che lo ha reso ancor più affascinante. La principessa risponde alle preghiere del forestiero con grande cortesia e affabilità, pensando in cuor suo che le piacerebbe averlo come sposo: gli consiglia di seguirla fin quasi in città, poi di fermarsi in un bosco sacro ad Atena, e quindi di proseguire, chiedendo a un passante la strada per raggiungere la reggia.
Giunto là - consiglia Nausicaa - egli supplicherà dapprima sua madre, la regina Arete, poi il padre, che le siede accanto. Quindi si avviano e, giunti nel bosco di Atena, Odisseo si ferma per un po’, mentre le fanciulle rientrano in città.


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Riassunto Libro 5 Odissea


Riassunto del libro V (quinto) dell'Odissea.

Odisseo e Calipso

Il libro si apre con un concilio degli dèi, in cui vengono ribadite le decisioni prese durante il banchetto narrato nel primo libro: Atena, reduce dalla sua missione a fianco di Telemaco, si lamenta della sorte di Odisseo e Zeus invita Hermes da Calipso perché la convinca a lasciar partire l’eroe.
Giunto nell’isola di Calipso, ricca di lussureggiante vegetazione, Hermes è subito riconosciuto dalla ninfa che lo ospita, ben sapendo che la sua venuta ha un motivo preciso; ascolta, quindi, addolorata, l’ordine di Zeus, cui è costretta a obbedire, a dispetto del suo amore per Odisseo.
Partito Hermes, la ninfa raggiunge l'eroe che se ne sta solitario, seduto sulla spiaggia, sempre intento a scrutare il mare; gli spiega che è giunto il momento di partire, poiché così vogliono gli dei, e gli promette il suo aiuto per il viaggio. Odisseo dapprima non si fida delle parole di Calipso e teme un inganno; poi, rassicurato dal solenne giuramento che essa pronuncia, le crede e accetta di partire, nonostante Calipso gli predica che soffrirà ancora infiniti mali. Odisseo, pur riconoscendo che la ninfa è più bella della moglie, preferisce tornare dalla sposa e vivere la vita di un uomo comune, rinunciando all’immortalità che Calipso gli offre.
Nei quattro giorni successivi, Odisseo, aiutato da Calipso, prepara una zattera; il quinto giorno parte, portando con sé le provviste e le vesti che la ninfa gli dona. Dopo diciassette giorni di tranquilla navigazione, sulla rotta indicata da Calipso, Posidone, di ritorno dalla terra degli Etiopi, scatena una furiosa tempesta; quando ormai tutto sembra perduto, una dea marina pietosa lo vede e gli offre il suo aiuto, mentre Atena interviene a placare i venti. Pur rischiando di essere sbattuto contro gli scogli della costa ormai vicina, Odisseo è costretto a cercare un approdo; infine, dopo aver molto faticato, riesce a entrare nella foce di un fiume e a toccare finalmente terra. Dopo alcune incertezze, decide di nascondersi nel bosco, tra le fronde degli arbusti e, coperto dalle foglie, cede finalmente al sonno che Atena «versa sui suoi occhi».


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Riassunto Libro 4 Odissea


Riassunto del libro IV (quarto) dell'Odissea.

Telemaco incontra Menelao ed Elena a Sparta, dipinto di Jean-Jacques Lagrenée, 1795

Telemaco e Pisistrato giungono alla reggia di Menelao, mentre si festeggiano le nozze dei suoi figli, e restano abbagliati dalla ricchezza della casa; Menelao li invita a partecipare al banchetto e, dopo aver narrato brevemente il suo viaggio di ritorno, parla di sé e dice di essere un uomo triste, nonostante le ricchezze, provato dalla perdita di tanti amici e soprattutto dall'assenza di Odisseo.
Elena, intanto, sopraggiunta, vede in Telemaco una straordinaria somiglianza con il padre; Pisistrato rivela che egli è veramente il figlio di Odisseo. Menelao allora ricorda con accenti affettuosi l’amico, destando in tutti una grande tristezza. Elena, per calmare il dolore, versa nel vino un farmaco che fa dimenticare le pene e durante il banchetto, lei e Menelao raccontano episodi della guerra.
Il mattino seguente Menelao narra a Telemaco le vicende del suo viaggio, predicando anche il ritorno e la vendetta di Odisseo: trattenuto dagli dèi in Egitto, ormai privo di scorte per i suoi uomini, vaga disperato, quando Eidotea, la figlia del vecchio dio marino Proteo, gli suggerisce di tendere un agguato al padre per conoscere il rimedio alla sua forzata sosta. Aiutato da Eidotea, Menelao riesce a trattenere Proteo, nonostante egli si trasformi in tutti gli animali, nell’acqua e nel fuoco, e lo costringe a svelargli come potrà onorare gli dèi per ottenere il ritorno in patria. Il vecchio gli narra anche la morte di Aiace in una tempesta, colpito dall'ira degli dèi e il tradimento di Clitennestra e di Egisto; aggiunge inoltre che Odisseo è trattenuto dalla ninfa Calipso su un'isola e non può partire perché non ha più né imbarcazione né compagni. Proteo predice a Menelao che egli non scenderà nell’Ade, ma andrà nei Campi Elisi, una sorta di paradiso, in quanto sposo di Elena e genero di Zeus.
Seguendo i consigli di Proteo, Menelao riesce a tornare in patria dopo otto anni. Vorrebbe che Telemaco si fermasse a Sparta alcuni giorni, ma il giovane rifiuta poiché deve tornare presto a Pilo dove ha lasciato i compagni.
A Itaca, intanto, i pretendenti scoprono che Telemaco è veramente partito per il viaggio progettato e temono che voglia tornare per fare vendetta: perciò preparano un agguato. Penelope, venuta a conoscenza delle macchinazioni, dapprima accusa Euriclea, che, pur conoscendo il piano del figlio, l’ha tenuta all’oscuro di tutto, poi segue il suo consiglio di offrire un sacrificio ad Atena. La dea, impietosita dal suo dolore, le invia un sogno consolatore che la rassicura sul felice ritorno del figlio. I Proci, intanto, sono appostati presso l’isola Asteride ad attendere Telemaco per ucciderlo.


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Riassunto Libro 3 Odissea


Riassunto del libro III (terzo) dell'Odissea.

Atena in volo dopo aver assunto la figura di Mente per rincuorare Telemaco.

All’alba del giorno successivo, Telemaco e i compagni approdano a Pilo, dove sono accolti da Nestore; dopo le rituali libagioni e il banchetto, l’anziano eroe chiede a Telemaco chi sia e da dove venga; alla risposta del giovane, Nestore allude alle vicende luttuose degli Achei nella presa di Troia e ai ritorni dei vari eroi, sottolinea la sua amichevole intesa con Odisseo e ricorda come la partenza degli eroi fu funestata da un litigio sorto fra Agamennone e Menelao. Odisseo era partito con lui, ma poi era tornato da Agamennone e, dopo averlo lasciato, Nestore non l’aveva più rivisto. Può solo riferire notizie indirette, che riguardano gli altri capi achei, fra cui Agamennone, del quale, sollecitato da Telemaco, racconta la tragica fine. Nestore chiede inoltre al giovane se il popolo lo appoggia e lo invita a sperare nell'aiuto degli dei, e soprattutto di Atena, che amava e assisteva Odisseo a Troia. Atena presente al dialogo sotto le spoglie di Mentore, incoraggia Telemaco e, mentre il giovane accetta l'ospitalità di Nestore per la notte, sceglie di tornare sulla nave. Nel momento in cui scompare, il vecchio eroe riconosce la dea, le offre una libagione e promette un sacrificio per l’indomani. Il giorno seguente, compiuto il sacrificio promesso, Telemaco e Pisistrato, figlio di Nestore partono su un carro alla volta di Sparta, dove il figlio di Odisseo incontrerà Menelao, il cui recente ritorno ne fa un testimone prezioso delle ultime vicende.


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Riassunto Libro 2 Odissea


Riassunto del libro II (secondo) dell'Odissea.

Telemaco e Mentore (Atena)

Appena alzato, Telemaco ordina agli araldi di convocare il popolo in assemblea; quindi siede sul seggio regale e rende la parola per primo: Odisseo è da tempo lontano e di lui non ha notizie; la vita alla reggia è insostenibile per la continua e ossessiva presenza in casa sua dei pretendenti che dilapidano i beni paterni e che insidiano la regina. Telemaco vuole che si ponga fine a tutto questo. Alle sue parole replica Antinoo, uno dei pretendenti: sostiene che non è loro la colpa, ma di Penelope. Ella, infatti, aveva detto che avrebbe deciso chi sposare quando avrebbe finito di tessere un lenzuolo funebre per Laerte: per tre anni, però li aveva ingannati tessendolo di giorno e disfacendolo di notte ed ora, ormai giunto il quarto anno, ancora non si decide a risposarsi. Antinoo conclude che la fermezza di Penelope è ammirevole, ma rovinosa per le sostanze della casa. Telemaco ribatte che non può cacciare la madre dalla casa paterna perché si scelga un marito contro il suo volere e formula l’augurio che Zeus punisca i suoi tracotanti ospiti.
Un prodigio, due aquile mandate dal dio, è interpretato da Aliterse, antico amico di Odisseo, come un presagio del prossimo ritorno dell’eroe; Eurimaco, però, lo deride e ribadisce che i pretendenti non lasceranno la casa di Telemaco finché Penelope non avrà scelto uno di essi come sposo. Alla richiesta di Telemaco di avere una nave per andare in cerca di notizie del padre, Mentore, un altro vecchio amico del padre, interviene per incoraggiarlo e accusa il popolo di non difendere la casa del re. Leocrito lo deride e lo invita a fornire lui una nave al giovane. Sciolta l’assemblea, Telemaco, solo sulla riva del mare, prega Atena di aiutarlo ed essa, assunto l’aspetto di Mentore, lo rincuora, gli promette di procurargli la nave e lo invita a preparare le provviste per il viaggio.
Telemaco, tornato a casa, ordina alla fida Euriclea, che conserva la dispensa di Odisseo, di fare i preparativi. Nonostante la vecchia cerchi di dissuaderlo, egli è deciso e ottiene da lei il silenzio sul suo progetto: solo dopo molti giorni Euriclea potrà rivelare a Penelope che il figlio è partito. Mentre fra i pretendenti comincia a insinuarsi il sospetto che Telemaco mediti una vendetta. Atena, sotto le spoglie dello stesso Telemaco, raduna dei giovani compagni per il viaggio; infonde poi il sonno nei pretendenti e, dopo che Telemaco e i compagni hanno caricato la nave apprestata per loro, parte insieme ai giovani, celandosi sotto l’aspetto di Mentore.


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Descrizione: Elena (Iliade) - Riassunto


Breve descrizione della figura mitologica greca della bellissima Elena di Troia basata su diverse interpretazioni.


Quando era ormai moglie di Menelao, Elena venne rapita dal principe troiano Paride. A seguito di ciò Menelao chiese aiuto al fratello Agamennone e per compensare l'offesa subita questi dichiarò guerra a Troia.

Dalle parole di Omero comprendiamo che il giudizio su Elena non è univoco: mentre la donna avverte il peso della colpa, Priamo attribuisce agli dei il suo destino e, di fatto, la alleggerisce dalla responsabilità. Ma essa stessa è lacerata dai sensi di colpa, si sente isolata nella città e "maledetta”, guardata con umana comprensione e con rispetto dal solo Ettore (come ricorda nel libro 24).
Questa doppia interpretazione segna tutta la storia mitica su Elena: vista come colpevole condanna rovinosa dei Troiani, ma anche come la vittima degli dèi e della sua stessa bellezza. Anzi, per la prima volta si afferma l’idea che proprio la bellezza sia un dono pericoloso, di cui si può essere vittime. D’altra parte il fascino di Elena e le vicende della guerra di Troia provocano un gran numero di interpretazioni e di rielaborazioni che rispecchiano questa duplicità di interpretazione. Il poeta greco Euripide, ad esempio, introduce ben tre volte Elena tra i personaggi delle sue tragedie: nelle Troiane, nell'Elena e nell'Oreste.

Nelle Troiane, il giudizio di Ecuba (moglie di Priamo) su Elena è aspro e infamante: l’anziana madre di Ettore e di Paride la accusa di essere avida e lussuriosa e rifiuta di credere, in quanto comodo alibi, che sia stata Afrodite a propiziare la sua fuga.

In un’altra tragedia, Elena, rielaborando una versione del mito che era diffusa ai suoi tempi, Euripide sostiene che non è Elena ad essere andata a Troia, ma una sorta di fantasma formato dagli dèi; quindi per un fantasma, gli uomini ingannati dagli dei, hanno combattuto e si sono uccisi sotto le mura di Troia per dieci anni, come amaramente ricorda Menelao, quando è ormai avvenuto il riconoscimento della vera Elena.

Dunque Elena diventa il simbolo della donna ingiustamente accusata e vittima di trame delle quali è un puro strumento. Anche la letteratura medievale riabilita Elena come donna innamorata: nel XII secolo, un chierico che viveva alla corte di Normandia, Benoit de Saint-Maure, rappresenta Elena e Paride come modello di amanti perfetti nel Roman de Troie, un poema in versi francesi, volgarizzamento di un originale latino.

Un altro elemento che caratterizza il personaggio di Elena, da Omero in poi, è un tratto di modernità che si configura come un aspirazione all'annientamento per reazione all’incapacità di sopportare il suo destino: un poeta inglese di età vittoriana, rievoca un’Elena dolente che con grande sinteticità esprime il sentimento disperato più volte ribadito nell’Iliade: non essere mai nata.


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Odissea Libro I - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del primo libro dell'Odissea.

Penelope corteggiata dai Proci


Tema centrale

Anche l’Odissea, come l’Iliade, si apre con la protasi, l’invocazione alla Musa, perché ispiri il poeta nella narrazione. La protasi, all’inizio del poema, luogo in cui il poeta espone il suo piano narrativo, riveste grande importanza: il fulcro della narrazione sarà non un fatto specifico, l’ira di Achille, come nell’Iliade, ma Odisseo, un personaggio, un uomo che si rivelerà in tutta la sua complessità nel corso dell’opera. Il poeta allude al tema centrale dell’opera: il viaggio di Odisseo, desideroso di tornare in patria e di salvare la vita propria e dei compagni; fin dai primi versi sono indicati anche altri motivi del poema: la curiosità di Odisseo, l’impossibilità di salvare i compagni stolti, la difficoltà della situazione di Itaca, dove, nella casa del re assente, regnano la confusione e il disordine. È vero, d’altra parte, che la protasi dell’ Odissea è in un certo senso rassicurante, fa presagire un lieto fine: il nostro eroe ritornerà in patria, anche se la sua intelligenza da sola non basterà a salvare i compagni, che si perderanno per colpa della loro stoltezza; questo, fin dall’inizio, segna la differenza tra il protagonista e i suoi compagni, una differenza basata sull’astuzia e sulla capacità di trovare soluzioni adatte alle diverse situazioni. In questo senso è possibile dire che il mito di Odisseo trasmette un contenuto positivo: è l’immagine dell’uomo nuovo, che, evitando di scontrarsi frontalmente con il nemico, adottando soluzioni non necessariamente eroiche, ma senz’altro opportune, utili, riesce a salvarsi la vita: e la vita, non la morte gloriosa, come nell’Iliade, è il tema centrale dell’intero poema.
Nonostante la protasi annunci il viaggio di Odisseo, il tema dei primi quattro libri è rappresentato dalla Telemachìa, il viaggio di Telemaco alla ricerca di notizie del padre: in essa confluiscono ricordi della guerra di Troia, narrati dai personaggi che il giovane incontra durante il viaggio, e dai quali emerge il ritratto di Odisseo, protagonista ancora assente dell’opera; d’altra parte il viaggio di Telemaco costituisce una sorta di itinerario, soprattutto svolto nella memoria e nel racconto, parallelo rispetto a quello di Odisseo: con sapiente regia narrativa padre e figlio ritorneranno in patria nello stesso tempo.


Il narratore 

Come nell’Iliade, anche in questo poema il poeta attribuisce alla Musa la responsabilità del racconto, di cui egli si fa semplicemente tramite. Tuttavia la personalità del poeta si rivela ben più matura che nell’Iliade, fin dall’esordio: negli accenni sintetici alla materia del suo canto, nella capacità di centrare l’argomento sul protagonista, mettendone subito in luce le caratteristiche e le qualità rispetto ai compagni, e soprattutto nell’enunciare un tema, quello del viaggio di Odisseo, che sarà subito abbandonato a favore dell’altro viaggio, secondo un piano consapevole che crea l’attesa per la comparsa del protagonista. D’altra parte, facendo entrare in scena fin dal primo libro un aèdo, Femio, il poeta tratteggia una sorta di doppio di se stesso, come se volesse autorappresentarsi come attore nel momento in cui esordisce come narratore.


Lo spazio

Il primo spazio dell’Odissea, che presenta numerosi scenari, è l’interno della casa di Odisseo; esso rappresenta un universo stravolto e caotico, ben lontano dalle norme della convivenza aristocratica. La sala del trono nella casa di Odisseo non ospita un armonioso banchetto, momento centrale della vita aristocratica, ma una gozzoviglia protratta senza regole né rispetto: il motivo è nell’assenza del protagonista, causa di disordine e trasgressione fin dall’esordio. Uno degli aspetti più significativi del ritorno di Odisseo, e una delle giustificazioni della sua vendetta, sarà proprio il ripristino dell’ordine stravolto in questa casa.


Il tempo

Nello stesso giorno sono collocati il viaggio di Hermes da Calipso e la missione di Atena da Telemaco; in realtà, però, la narrazione si articola su piani diversi e la successione degli eventi è interrotta dal racconto del viaggio di Telemaco, racconto che si protrae fino al quinto libro. Nel primo libro, che coincide con il primo giorno della vicenda, si condensano il banchetto degli dèi, la discesa di Atena da Telemaco, la decisione di mandare Hermes da Calipso e gli interventi di Telemaco. Viene inoltre anticipato il ritorno ormai prossimo di Odisseo, che costituisce la cornice narrativa dell’intero poema.


Personaggi

Come nell’Iliade, anche nell’Odissea, i personaggi non sono descritti fisicamente, se non per cenni: il poeta, ad esempio, allude alla bellezza e alla solida costituzione di Telemaco, mentre su Penelope introduce un cenno all’atteggiamento, ma non all’aspetto fisico.
Il primo personaggio nominato è, come nel caso dell’Iliade, il protagonista dell’opera, Odisseo, accompagnato da un epiteto che ricorre solo due volte ed è generalmente sostituito da sinonimi.
Odisseo è un uomo ricco di risorse, contrapposto, proprio per questo motivo, ad Achille, il cuo ritratto, almeno in gran parte dell’Iliade, si caratterizza soprattutto per le virtù guerresche. Invece, il profilo di Odisseo si completa progressivamente, dalle sue azioni e dai suoi discorsi, si evolve e si arricchisce di volta in volta di particolari legati alla sua capacità di rispondere alle esigenze della situazione in cui si trova.
Del personaggio di Telemaco si sono date interpretazioni contrapposte: secondo alcuni critici rappresenta il ragazzo, che solo dopo essersi messo alla ricerca di Odisseo e aver raccolto notizie, cerca di riscoprirne l’immagine e di tracciare il ritratto di un padre assente, di cui conosce unicamente la fama; e a quel punto è in grado di porsi di fianco a lui da uomo adulto; secondo altri egli rivela la sua autonomia e capacità di iniziativa già in questo esordio. Senz'altro la decisione di partire alla ricerca di Odisseo, per interrompere una situazione insostenibile per sé e per la madre a causa della prepotenza dei pretendenti, è indice di una scelta matura, che implica la volontà di sottrarsi alla tutela materna e di ricercare una linea di azione propria. Ciò non toglie che il viaggio di Telemaco rappresenti per il poeta un’ottima occasione per evocare il protagonista del poema, ricostruendone l’immagine attraverso gli affascinanti racconti di chi lo ha avuto come compagno in guerra.
Penelope ed Euriclea, solo tratteggiate, rappresentano la fedeltà alla casa e al marito e sono, perciò, modelli femminili positivi, paralleli a quello di Andromaca, nell’Iliade contrapposti a quello di Elena e Clitennestra, che saranno tristemente evocate nell'undicesimo libro.
Il cantore Femio, come Demodoco nell'ottavo libro, è una sorta di autorappresentazione del poeta stesso e testimonia l’uso di celebrare le gesta degli eroi, di recitare racconti mitici durante i banchetti: di fare, insomma, quello che il poeta dell’Odissea ha fatto componendo la storia di Odisseo e recitandola in un banchetto, come farà lo stesso Odisseo raccontando la propria storia davanti ai Feaci (libro ottavo).


Gli dei
Fin dal primo libro appare la figura di Atena, dea favorevole in generale agli Achei nell’Iliade, qui benevola aiutante di Odisseo. In questo poema essa è caratterizzata non dalla bellicosità che la contraddistingue nell’Iliade ma dalla capacità di escogitare dei piani efficaci o di dare saggi consigli. Tuttavia anche la sua azione, come quella degli altri dei dell’Odissea, si realizza in modi diversi rispetto all’Iliade l’intervento degli dei e soprattutto di Zeus, non è più diretto, essi hanno un ruolo progettuale e restano lontani dalla scena; Atena interviene più con suggerimenti e incoraggiamenti che con azioni vere e proprie, mentre più ampio è lo spazio riservato all'iniziativa del protagonista.
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Riassunto Libro 1 Odissea


Riassunto del libro I (primo) dell'Odissea.

Penelope corteggiata dai Proci

Dopo aver invocato nella protasi la Musa perché gli ispiri la narrazione delle vicende di Odisseo, il poeta introduce una scena in cui sono protagonisti gli dèi. In assenza di Posidone, irato con Odisseo perché ha accecato suo figlio Polifemo, gli dei decidono che è giunto il momento di preparare il ritorno dell’eroe a casa. Odisseo si trova nell’isola di Ogigia, dove la ninfa Calipso lo trattiene ormai da lungo tempo. Mentre Hermes si reca da quest’ultima per convincerla a lasciarlo partire, Atena va a Itaca, dove, sotto le spoglie di Mente, figlio di un antico ospite di Laerte, predice a Telemaco che il ritorno del padre è ormai prossimo. Poiché il giovane si lamenta della triste situazione della sua casa, sempre invasa dai Proci, i pretendenti della madre Penelope, Atena gli consiglia di convocare un'assemblea per ordinar loro di andarsene; poi, egli partirà alla volta di Pilo e di Sparta, per interrogare Nestore e Menelao sul destino del padre. Nel momento in cui la dea scompare «rapida come un uccello», Telemaco riconosce che il messaggio gli è venuto da una divinità; dunque espone la sua intenzione di convocare l’assemblea e, fra la derisione dei pretendenti si mostra saldo nei suoi propositi. Scesa la sera, si corica pensando al progetto del viaggio ispiratogli da Atena.


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Personaggi dell'Iliade (Descrizione di uomini e Dèi)


Il poema dell'Iliade narra la guerra dei principi achei contro la città di Troia. A questa guerra prendono parte donne e uomini, greci e troiani, mortali, semidei e divinità.


Gli uomini, o meglio gli eroi della guerra di Troia, non sono guerrieri comuni ma figli illustri di guerrieri che a loro volta hanno compiuto imprese epiche oppure governano una città o un regno. Dimostrano grande valore e coraggio nei duelli e possono sostenere lunghe battaglie. Sono caratterizzati in genere da sentimenti forti di rabbia, odio, vendetta e amicizia; la loro personalità viene definita statica perché difficilmente cambia mentre procede la storia. Rappresentano l'eroe, forte in guerra e sempre in cerca di gloria ed onore. La loro vita breve è compensata dalla fama ottenuta con le loro imprese memorabili ed eroiche.

Gli dèi vivono sul monte Olimpo che si trova in Grecia, sono immortali e hanno poteri straordinari, ma non determinano il destino degli uomini perché solo il Fato può questo, quindi il destino di ognuno è segnato. Gli dèi sono antropomorfi, cioè sembrano uomini nell'aspetto e nel carattere, infatti si comportano esattamente come gli uomini: entrano in campo manifestando sentimenti, virtù e difetti propri degli uomini.
Le loro decisioni spesso sono determinate dal capriccio personale. La stessa guerra di Troia è scaturita dal desiderio di vendetta di Era, moglie di Zeus, contro Paride in seguito alla famosa gara con Afrodite e Atena.
A capo degli dèi vi è Zeus, ma al di sopra c'è però sempre il fato (la "moira"), che decide il destino degli uomini. Alcuni dèi parteggiano per i greci, altri per i troiani.



I greci (achei)

Achille: Figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia e della ninfa Teti; è il più forte eroe acheo ed è noto per la sua ira funesta. La tradizione vuole che sia stato immerso, dalla madre Teti, nell'acqua sacra del fiueme Stige, che rendeva immortali, ma venne tenuto per il tallone, il suo unico punto debole. È quindi un semidio. Sceglie una vita breve, ma gloriosa per essere ricordato in eterno.

Agamennone: Re di Argo (o Micene), figlio di Atreo, fratello di Menelao, è il capo supremo dei Greci nella spedizione contro Troia. Spesso arrogante e prepotente; dal suo scontro con Achille ha origine l'Iliade.

Menelao: Re di Sparta, figlio di Atreo, marito della bellissima Elena e fratello di Agamennone. Forte e coraggioso, viene però umiliato dalla fuga della moglie Elena fuggita insieme a Paride. Per questo motivo chiede aiuto ad Agamennone per organizza la coalizione greca contro i Troiani e vendicare l'affronto subito.

Ulisse o Odisseo: Figlio di Laerte re di Itaca, nell'Iliade è rappresentato come un eroe che unisce al coraggio e al valore in battaglia, l'intelligenza, la curiosità e l'abilità oratoria.

Diomede: Figlio di Tideo, re dell'Etolia, compagno di Ulisse in molte imprese, è uno dei più forti e valorosi eroi achei. Ha un'audacia senza pari e riesce a ferire due dei, prima Afrodite alla mano e poi Ares, il dio della guerra che era corso in aiuto della dea.

Aiace Telamonio: Re di Salamina, condottiero irruente e possente, dotato di impressionante forza fisica. È secondo solo ad Achille.

Patroclo: Principe della regione greca della Locride (di cui il padre ne è il re), fraterno amico di Achille, è un eroe buono e generoso che dà la vita per la patria. La sua morte fa infuriare Achille che non ha pace fino a quando non lo ha vendicato.

Aiace Oileo: Re della Locride, figlio di Oileo, uno dei capi achei più efferati.

Macaone
: Medico greco, guarisce e salva Menelao

Mirmidoni: Popolo di guerrieri agli ordini di Achille

Nestore: Anziano eroe greco, re di Pilo

Calcante
: Indovino greco



I troiani

Priamo: È il vecchio re di Troia, la sua città che governa saggiamente ed è destinata ad essere distrutta. È padre di numerosissimi figli tra cui Ettore e Paride. È anche il marito di Ecuba.

Ecuba: Moglie di Priamo e madre di Ettore e Paride. È una regina saggia e devota agli Dei. Ha parole di comprensione e gentilezza anche per Elena, che considera vittima del volere del Fato.

Ettore: Figlio maggiore del re Priamo e della regina Ecuba, è il più valoroso e umano di tutti gli eroi troiani, poiché nutre un forte senso del dovere verso la patria e dell'amore di fronte ai cittadini e al nemico, ma prova anche paura e non teme di manifestarla. Marito affettuoso di Andromaca e padre del piccolo Astianatte, morirà per mano di Achille.

Andromaca: Moglie di Ettore e madre di Astianatte, perde per mano di Achille il padre, i fratelli e lo sposo. Nell'Iliade è un personaggio dolce e indifeso, simbolo di virtù femminile come la fedeltà, l'affetto materno e l'operosità. Quando muore Ettore dà per certo che sia lei che il figlio, così come l'intera città di Troia faranno una brutta fine.

Cassandra: Figlia di Priamo ed Ecuba. Ha il dono della profezia ma, per non aver voluto corrispondere all'amore del Dio, non venne creduta da nessuno. Predice la distruzione di Troia.

Paride: Figlio di Priamo ed Ecuba, grazie al favore di Afrodite durante il suo soggiorno a Sparta seduce e rapisce Elena causando la guerra di Troia. Non è tra i più valorosi in guerra.

Elena: Donna greca bellissima, figlia di Zeus e di Leda, moglie del re Menelao, è rapita da Paride e con lui vive a Troia. Viene accettata benevolmente dai Troiani, senza essere ritenuta responsabile della guerra, voluta dal Fato a cui è impossibile sottrarsi.

Enea: Figlio del mortale Anchise e della dea Afrodite, nell'Iliade ha un ruolo secondario. È uno degli eroi troiani più forti e valorosi.

Briseide: è una principessa di Lirnesso, figlia di Briseo, un sacerdote di Apollo. Durante la guerra di Troia, Achille riesce a catturarla e la prende come schiava e amante dopo aver ucciso il marito di lei, Minete, re di Cilicia. Poi divenne proprietà di Agamennone e per l'offesa subita Achille abbandonò i suoi compagni in guerra.

Reso: Giovane signore di Tracia, alleato dei troiani; viene ucciso nel sonno da Diomede.

Sarpedonte: Figlio di Zeus e re dei Lici, alleato dei troiani; viene ucciso da Patroclo.

Asteropeo: Giovane condottiero peone, alleato dei Troiani; riesce a ferire Achille prima di venire da lui ucciso

Deifobo: Principe troiano figlio di Priamo e fratello prediletto di Ettore.

Dolone: Araldo troiano, traditore dei suoi compagni; viene catturato da Diomede, che lo decapiterà.

Eleno: Figlio di Priamo, indovino e fratello gemello di Cassandra

Pandaro: Arciere alleato dei troiani, ferisce a tradimento Menelao e cade per mano di Diomede.



Gli dèi


Gli dèi favorevoli ai Greci

Era: moglie e sorella di Zeus parteggia per i Greci perché è stata offesa da Paride.

Atena: figlia di Zeus, Dea della ragione. Li protegge perché anche essa è stata offesa da Paride.

Teti: ninfa marina, madre di Achille, tifa i Greci perché vuole proteggere suo figlio.

Poseidone: È ostile ai troiani perché non ha ricevuto un giusto compenso per aver costruito le mura di Troia. Nel ventesimo libro salva uno dei troiani, Enea, che stava per essere ucciso da Achille.

Efesto: è il fabbro che e si occupa di costruire splendidi armi per gli Dei e per Achille.




Gli dèi favorevoli ai Troiani

Zeus: Gli è caro il popolo troiano ma sua moglie gli ha chiesto la distruzione di Troia.

Ares
: Dio della guerra, guerriero greco dotato di una forza sovrumana ma è presentato anche come un guerriero violento e pasticcione.

Afrodite: Dea della bellezza è dalla parte dei troiani per riconoscenza verso Paride che le ha assegnato le mela.

Apollo: È ostile ai greci per l'offesa ricevuta dal suo sacerdote Crise.

Scamandro: Figlio di Zeus e di Doride, è il Dio dell'omonimo fiume. Si scaglia contro Achille per la strage di troiani compiuta nelle sue acque e tenta di annegarlo ma viene salvato dall'intervento di Efesto che prosciuga le acque del fiume con una tremenda pioggia di fuoco.

Artemide: Figlia di Zeus e Latona e sorella gemella di Apollo. Si schierò dalla parte dei Troiani contro i Greci. Si azzuffò con Era quando i divini alleati delle due parti si scontrarono tra loro: Era la colpì sulle orecchie con la sua stessa faretra e le frecce caddero a terra mentre Artemide fuggì da Zeus piangendo.

Dione: consola Afrodite che nel tentativo di salvare il figlio Enea viene a sua volta ferita dal mortale Diomede. Le racconta che non è la prima divinità ad aver subito un attacco di un mortale.

Latona: I suoi poteri erano molto simili a quelli di Efesto (Vulcano). Generò da Zeus i gemelli Apollo e Artemide.



Personaggi neutrali

PeoneEbeLe Moire.

Iride: Dea dell'arcobaleno e messaggera degli dei. Nell'Iliade viene inviata a Troia per avvisare Priamo ed Ettore dell'attacco che i Greci stanno preparando. Iride esegue l'ordine assumendo le sembianze di Polite, figlio di Priamo, che spesso fungeva da vedetta, spiando il campo nemico.

Ipno: Dio del sonno, che addormenterà temporaneamente Zeus su richiesta di Era.
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