Odissea Libro XIII - Analisi temi e personaggi
     


Odissea Libro XIII - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati, il tempo, lo spazio, il narratore e descrizione dei personaggi del tredicesimo libro dell'Odissea.

La dea Atena trasforma Odissea in un vecchio mendicante


I temi

Il tredicesimo libro è diviso in due sezioni: nella prima sono narrate l’ultima parte del viaggio di Odisseo e la sorte dei Feaci, puniti dall’ira di Posidone; nella seconda l’approdo
a Itaca, da cui prende avvio la Mnesterophonia, l’uccisione dei pretendenti. Lo sbarco di
Odisseo in patria è simmetrico a quello nella terra dei Feaci, anche per i sentimenti che lo accompagnano: l’eroe ignora di essere finalmente giunto alla meta, nutre gli stessi dubbi della narrazione di un tempo e assume un atteggiamento guardingo: non riesce a fidarsi, è ancora nella disposizione d’animo di chi cerca una via d’uscita con le proprie forze. Quando però, in una specie di commuovente svelamento, riconosce la propria terra, l’eroe adotta su consiglio di Atena l’espediente del travestimento: si tratta di nuovo di una menzogna, simile a quella utilizzata per salvarsi da Polifemo: in quel caso aveva mentito sulla propria identità, qui trasforma il proprio aspetto. È comunque un comportamento opposto a quello dell’eroe tradizionale, che assume la pienezza della propria identità quando indossa l’armatura che è sua e di nessun altro: al contrario Odisseo riveste una maschera miserevole, quella del mendico, che si riconnette alla negazione dell’identità, inganno vincente contro Polifemo.



Il narratore

Con la conclusione del racconto di Odisseo, la narrazione torna a Omero, che come narratore esterno dà la parola ai suoi protagonisti nei passi dialogati; è comunque indirettamente presente nei passaggi tra un discorso e l’altro e nella rappresentazione del personaggio protagonista sbarcato sulla sua terra, che ritrae con particolare indulgenza e con la simpatia che traspare dal sorriso stesso di Atena, quando coglie Odisseo a mentire anche con lei (v. 288).



Lo spazio

Abbandonati i luoghi favolosi, Odisseo si ritrova a Itaca. Le parole di Atena la descrivono come una terra povera, di contadini e di pastori, dove per la prima volta nel poema il lavoro è visto come un mezzo per vivere. Anche dal punto di vista politico e civile, Itaca rappresenta il rovesciamento di Scheria, e la situazione della patria, dove il rispetto della casa del re è stato cancellato e la sua sposa insidiata, è subito illustrata a Odisseo da Atena. Ma questo nuovo spazio, sul quale l’eroe dovrà riaffermare il suo potere con la forza, dice chiaramente che Odisseo è davvero arrivato di nuovo nel mondo degli uomini.



Il tempo

La narrazione si svolge in un tempo breve; il viaggio dalla terra dei Feaci ad Itaca è favolosamente concentrato: dopo la conclusione dell’ultimo banchetto presso i Feaci, Odisseo sale su una nave e, immerso nel sonno, giunge a Itaca, dove si sveglia all’alba del 30° giorno da quando è iniziato il racconto, dopo 25 giorni di viaggio, 3 dei quali trascorsi a Scheria.


L’ordine della narrazione
Il racconto analettico (analessi) di Odisseo salda l’antefatto (le peregrinazioni) con la situazione in cui Odisseo si trova: da questo libro in poi la narrazione procede seguendo il concatenarsi logico-cronologico delle vicende, la fabula.



I personaggi

Nonostante l’eroe abbia ormai concluso il racconto retrospettivo delle sue avventure, non rinuncia al ruolo di narratore di se stesso: raggiunta una straordinaria capacità di intessere discorsi, d’ora in poi si servirà di questa abilità per costruirsi, attraverso discorsi falsi, un’identità ingannevole. In questa specifica circostanza, Odisseo sulle prime cela la sua identità persino ad Atena, rivelando una diffidenza e un’astuzia sempre vigili. Arma vincente contro Polifemo, l’astuzia diventa, nel ritratto che Atena fa di Odisseo, un “espediente esistenziale” e nell’ultima parte del racconto assume una serie di sfumature: essa si manifesta come capacità oratoria, come prudenza, come autocontrollo, anche quando i sentimenti spingerebbero a rivelarsi di getto ai suoi cari, ma la situazione obbliga alla cautela. L’eroe è solo nel momento dell’approdo: i compagni, accecati e privi di quella vigilanza che fa la salvezza di Odisseo, si sono per sempre perduti; egli, invece, affiancato da Atena, può finalmente iniziare il cammino verso casa.


Gli dei

Atena ritorna sulla scena apertamente, rivelando il peso della sua regia: il riconoscimento fra la dea e l’eroe è segnato dalla simpatia della dea per il suo beniamino e dalla sicurezza, riconquistata dell’eroe, che subito la rimprovera per averlo abbandonato, almeno apparentemente, per tanto tempo. La scena è caratterizzata da accenti profondamente umani, mentre tra la dea e l’eroe si stabilisce una comunanza di intenti, basata su una comune intelligenza delle cose. Da un punto di vista strettamente narrativo, l’inserimento della divinità a questo punto della vicenda giustifica la trasformazione di Odisseo in mendico e, nello stesso tempo, dà nuovo impulso all’azione, che si sviluppa lungo due direttive: il ritorno di Telemaco a Itaca, in seguito al quale c’è il riconoscimento fra padre e figlio, e il processo dì “avvicinamento” dell’eroe alla sua casa.



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