Differenza tra Eclissi solare ed Eclissi lunare


L'eclissi (si può scrivere anche "eclisse") è un termine che deriva dal greco ékleipsis che significa "allontanarsi" ovvero "nascondersi", "rendersi invisibile". Tale parola sta a indicare l'occultazione parziale o totale di un astro dovuta all'interposizione di un corpo fra l'osservatore e l'astro, nel caso che quest'ultimo brilli di luce propria (eclissi solare, quando la Luna si interpone tra Terra e Sole; eclissi di una stella) o tra l'astro e la sorgente che lo illumina nel caso brilli di luce riflessa (eclissi di Luna; eclissi dei satelliti di Giove). Le eclissi possono essere previste con molto anticipo, conoscendo il moto orbitale dei corpi interessati; entrambe sono in qualche modo periodiche e per prevederle si utilizza il cosiddetto ciclo di Saros.

Qui di seguito andremo a spiegare più nel dettaglio le differenze, anche se quella principale riguarda la posizione di Sole, Terra e Luna (intuibile già dalle due immagini).



Eclissi solare


Le eclissi di sole sono fenomeni di grande interesse, sia per la loro spettacolarità che per la loro rarità (in realtà sono più frequenti di quelle lunari ma bisognerebbe spostarsi in diverse parti del mondo perché non si possono vedere rimanendo sempre nella stessa posizione). Si ha un'eclissi di Sole quando la Luna si inserisce fra la Terra e il Sole e, devono anche essere perfettamente allineati. Ciò si verifica durante il novilunio (o Luna nuova), ovvero la fase della Luna in cui il suo emisfero visibile risulta completamente in ombra.

Il Sole è 400 volte più grande della Luna, ma allo stesso tempo è circa 400 volte più lontano dalla Terra, la distanza fra Sole-Luna e fra Terra-Luna fa sì che si crei una sorta di effetto ingannatorio ottico che ci porta a vedere una Luna di dimensioni simili o addirittura superiori a quelle del Sole. A seconda delle distanze fra la Luna e la Terra si possono verificare quattro tipi di eclissi qui brevemente descritte:
  • Eclissi solare parziale: la luna copre parzialmente il Sole.
  • Eclissi solare totale: la luna copre totalmente il Sole. Ha una durata massima di 7 minuti e mezzo.
  • Eclissi solare anulare: quando la parte centrale del Sole è oscurata dalla Luna mentre resta visibile la corona. Ha una durata massima di 12 minuti.
  • Eclissi solare ibrida: è un fenomeno abbastanza raro, si tratta di un eclissi che è sia totale sia ibrida. In alcune zone della terra infatti sarà possibile osservare l’eclissi totale, ma prima e dopo la fase di massimo oscuramento, la Luna si allontanerà dalla Terra diminuendo la parte del Sole oscurata. Si avrà così un'eclissi anulare, in cui il diametro apparente del Sole risulta maggiore di quello della Luna e la parte di Sole che resta illuminata è pari alla differenza delle superfici apparenti dei due dischi.

Per osservare direttamente un'eclissi di Sole dovete essere sicuri di usare il filtro giusto (occhiali da saldatore, filtri in Mylar). Anche se un filtro sembra oscurare quasi tutta la luce visibile del Sole, questo non significa che blocchi tutte le radiazioni infrarosse e ultraviolette, che possono essere dannose per l'occhio anche se l'esposizione è molto breve.



Eclissi lunare


Le eclissi di Luna sono sicuramente meno spettacolari di quelle solari. Si ha un'eclissi di Luna quando la Terra si inserisce tra il Sole e la Luna e, quest'ultima, passa nel cono d'ombra della Terra. Le eclissi di Luna si possono vedere da qualunque punto della superficie terrestre dove la Luna sia sopra l'orizzonte. Il fenomeno può durare da qualche minuto a qualche ora.

Si possono avere vari tipi di eclissi di Luna:
  • Eclissi lunare parziale: quando la Luna entra parzialmente nel cono d'ombra. È di minore interesse scientifico rispetto alle totali.
  • Eclissi lunare totale: quando la Luna entra totalmente nel cono d'ombra.
  • Eclissi lunare penombrale: quando la Luna entra totalmente o parzialmente nel cono di penombra.

La luce riflessa del satellite terrestre non contiene componenti pericolose per gli occhi (raggi ultravioletti, infrarossi e onde radio), come invece avviene con la luce del Sole. Occorre solo sperare che il cielo sia sereno per poter ammirare al meglio l'eclissi lunare totale e magari dotarsi di un buon binocolo per poter osservare i crateri lunari man mano che ricompaiono.


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Inferno Canto 34 Analisi e Commento




Analisi del canto

Il canto di Lucifero
Siamo all'atto conclusivo, alla meta del viaggio nell'Inferno. Annunciato con solennità dall'incipit in latino liturgico, è giunto il momento dell'incontro con Lucifero, nel punto più basso del suo regno, al centro della terra, che è anche il punto più lontano da Dio. Ma la visione del re dei diavoli, dello 'mperador del doloroso regno (v. 28), è punto d'arrivo e allo stesso tempo passaggio obbligato, punto di partenza verso gli altri salvifici regni dell'aldilà, in senso propriamente fisico: è infatti attraverso di lui (e con l'aiuto di Virgilio) che Dante potrà proseguire il suo viaggio. In riferimento a questi contenuti, il canto presenta dunque una struttura narrativa e stilistica distinta esattamente in due parti:
  • vv. 1-69: la prima parte, dopo il rapido accenno alla quarta zona del cerchio IX che la tradizione ha chiamato Giudecca (vv. 10-15), è destinata appunto al racconto dell'avvicinamento a Lucifero nella landa ghiacciata battuta dai gelidi venti provocati dal battito delle sue sei ali nere, e soprattutto alla descrizione della sua figura mostruosa e dei suoi orrendi gesti;
  • vv. 70-139: la seconda parte narra la faticosa, raccapricciante uscita dall'Inferno, con la spiegazione da parte di Virgilio dell'origine della struttura terrestre.



La figura di Lucifero
Nella interpretazione dantesca Lucifero è figura complessa e originale, che concentra in sé molteplici caratteristiche. Le possiamo riassumere così:
  • la rappresentazione fisica. È improntata alla grandiosità e alla mostruosità, con le proporzioni enormi del suo fisico, le tre orribili teste di diverso colore e le sei ali da pipistrello in perpetua ventilazione, il continuo maciullamento nelle fauci dei tre sommi peccatori (Giuda, Bruto e Cassio), le lacrime e la bava sanguigna che colano in orrido miscuglio.
  • l'antitesi di Dio. Lucifero, in quanto primo ribelle a Dio e Principe del male, è figura tradizionalmente contrapposta e speculare, nel negativo, a Dio. Dante insiste su questo aspetto, e conferisce al suo personaggio i caratteri di una stravolta stirpe regale: annuncia il verso iniziale appellandolo «re» (v. 1); lo ribadisce la definizione 'mperador del doloroso regno al v. 28, che fa eco alla definizione di Dio come imperatore celeste nel canto I di questa cantica (v. 124) e poi nelle cantiche successive; e lo conferma la rappresentazione fisica, con la sua posizione centrale e con la sua funzione di punire i tre massimi traditori e peccatori. La stessa raffigurazione delle tre teste propone un capovolgimento nel male della Trinità divina: i commenti antichi vi vedevano rappresentati l'odio (la faccia vermiglia), l'ignoranza (la faccia gialla) e l'impotenza (la faccia nera), in antitesi alle tre virtù trinitarie della potenza del Padre, dell'amore del Figlio e della sapienza dello Spirito Santo.
  • l'impotenza e la passività. In Lucifero, che si oppone all'onnipotenza divina, si manifesta anche un profondo senso di impotenza, evidente già nella sua condizione fisica: conficcato nel punto centrale del lago gelato e della terra, lì immobilizzato. La sua regalità, la sua giurisdizione è limitata agli spazi angusti dell'Inferno, e anche qui, come abbiamo visto, non potrà mai opporsi ai voleri di Dio. Da collegare a questa caratteristica è la rappresentazione statica di questo gigantesco demone intento al suo eterno bestiale strazio dei tre dannati e al perpetuo battito delle ali: un atteggiamento più meccanico che volontario, e non a caso Dante lo paragonerà a un dificio (v. 7), cioè a una macchina (il mulino a vento del v. 6). Per questo, Lucifero appare come personaggio passivo; e questo condiziona l'intera sequenza, che si limita a semplice descrizione del mostro senza alcuna azione e interferenza con Dante.



Giuda, Bruto e Cassio
Dante li considera evidentemente i massimi peccatori dell'umanità: li relega nel punto più basso dell'Inferno, torturati e puniti dallo stesso Lucifero con la più orrenda delle pene. Si tratta di una scelta dall'evidente valore simbolico e ideologico: Giuda ha tradito Cristo, quindi la Chiesa; Bruto e Cassio hanno tradito Cesare, quindi l'Impero. In loro si puniscono tutti i traditori e i nemici delle due istituzioni cui Dante affida la missione di felicità e salvezza per l'umanità, prima in terra e poi in cielo. Da loro si potrebbe dedurre la tipologia di dannati puniti nell'ultima zona di Cocito, la Giudecca, appena accennati senza alcuna specificazione (vv. 10-15).


L'origine della struttura terrestre
Tutta la seconda parte del canto è documento esemplare di quella scienza religiosa medievale in cui fisica e metafisica si fondono di necessità. Dante, attraverso le parole di Virgilio, spiega l'origine e la natura della struttura della Terra, come conseguenza del precipitare su di essa di Lucifero e degli altri angeli ribelli. La stessa avventurosa discesa-scalata lungo il corpo peloso di Satana è riferita alla realtà fisica dei due emisferi, con il passaggio del sole dalla notte al giorno. Rimandando ai versi e alle note corrispondenti per la trattazione specifica, è qui il caso di rilevare che in questo modo Dante comincia già ad annunciare e descrivere il nuovo regno che l'attende, quello della montagna del Purgatorio.



Commento

Il vermo reo
Lucifero, il vermo reo, domina la scena del canto XXXIV dell'Inferno, disgustoso, orribile a vedersi. Dante cerca di comunicare al lettore la sensazione di orrore che ha provato alla vista di Lucifero in mezzo al ghiaccio di Cocito; in verità, più che l'orrore emerge la fissità di un ambiente gelido, in cui regna il male nel silenzio angosciante che tutto avvolge. Indirettamente Dante offre una definizione del male: è negazione di vita e vitalità, tanto suggestivo all'apparenza, quanto repellente nella realtà. La ragione ha svelato al poeta l'aspetto oggettivo di Satana, personaggio che ha fatto la storia dell'umanità determinandone per sempre le sorti, quel vermo-serpente che, nel Paradiso terrestre, indusse Eva a mangiare il frutto proibito. Ora, paradossalmente, proprio attraverso il vello di Lucifero si realizza la svolta salvifica di Dante, il passaggio cioè dall'Inferno al Purgatorio. Il male, da strumento di dannazione, si è trasformato in mezzo di salvazione; eppure solo la prospettiva del pellegrino è mutata, in quanto, aiutato dalla ragione, può ormai tranquillamente prendere le distanze da colui che prima era oggetto di attrazione e paura allo stesso tempo. Dante scopre così che Lucifero è semplicemente un vermo reo. L'immagine metaforica del vermo trova riscontro nei testi biblici classici, in particolare nell'Apocalisse, ma risale ancora più indietro nel tempo, all'epoca del mito.
Così, nella Mesopotamia arcaica, Tiamat, il mostro sacro sconfitto da Marduk, il signore della luce, viene descritta a forma di serpente. Tiamat è l'irrazionalità scatenata, l'istinto irrefrenabile che esplode nei giorni di fine dicembre e culmina nella notte del trentuno. Ma il primo di gennaio il serpente viscido, l'orribile vermo reo, viene annientato dal sole, che impone il dominio razionale su cose e persone. Perciò ogni anno Tiamat scatena la rituale guerra dell'istinto e ogni anno viene sconfitta da Marduk. Anche in Dante, Lucifero è la negazione della luce e della razionalità, e si presenta come un mostro dalle dimensioni spropositate: una massa gigantesca in cui si assomma il male del mondo. Di fronte alla nitida presa di coscienza si allontanano lentamente le angosce, il buio mortale, l'atmosfera cupa e tragica dell'Inferno. Dietro a Virgilio, Dante percorre uno stretto cunicolo e, senza accorgersi, si trova da tutt'altra parte. Scomparso il regno del dolore, Lucifero si mostra a Dante conficcato dentro il centro della terra, coi piedi per aria, mentre accanto al poeta scorre un fiumicello. Non c'è più Cocito né l'oscurità di una notte senza tempo: il pellegrino e la sua guida, dopo tanta sofferenza, tornano a riveder le stelle. Esse diventano in Dante il simbolo di un ritrovato equilibrio emotivo, di un'armonia che si schiude a nuove significative esperienze interiori.
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Eclissi o eclisse: come si scrive?



Questo evento ottico-astronomico è più frequente di quanto si pensa, solo che dall'Italia spesso non risulta visibile. Dal momento che per noi sono occasioni assai rare non bisogna farci cogliere impreparati, ad esempio studiare la differenza tra eclissi lunare e solare potrebbe sicuramente giovare alla propria cultura, ma come inizio potrebbe bastare conoscere il corretto modo di scrivere questo evento: si scrive eclissi o eclissi?

Sono corrette entrambe le forme, quindi è possibile scrivere sia eclisse che eclissi.

Il termine "eclisse" è quello che è arrivato per prima in Italia. In seguito il termine "eclissi" è stato introdotto come forma dotta in quanto ha origine dal greco ékleipsis, dal quale deriva la versione latina eclìpsis: in entrambi i casi l'ultima vocale contenuta sia nel termine greco che latino è la "i" ed è per questo motivo che questa forma inizialmente considerata dotta è diventa sempre più comune fino a diventare la più utilizzata.

Discorso diverso, invece, per quanto riguarda il plurale: l'unica forma corretta è "le eclissi".

Quindi tra i due termini corretti, anche per il motivo appena accennato, il più diffuso è quello terminante in "i", eclissi. Questo è solo uno tanti casi che ci ricorda come la lingua italiana possa cambiare nel tempo.


ESEMPIO:
- L'eclisse di Sole può essere totale, parziale o anulare.
- Per guardare l'eclissi solare sono necessari degli occhiali speciali.
- Le eclissi di luna si realizzano quando la luna entra nel cono d'ombra o di penombra della Terra.
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Inferno Canto 33 Analisi e Commento


Gustave Doré, Ugolino che addenta l'Arcivescovo Ruggieri


Analisi del canto

Il canto del conte Ugolino
In immediata continuità con gli ultimi versi del canto precedente, l'episodio e il personaggio del conte Ugolino sono di una tale commozione poetica da rappresentare senz'altro il motivo principale del canto XXXIII. E da questo si genera, quasi come un necessario prolungamento e commento, il secondo momento del canto: l'invettiva contro Pisa.
Ma l'architettura del canto non si esaurisce qui. C'è ancora una zona d'Inferno da esplorare, con caratteristiche e dannati e pene specifiche: la Tolomea dei traditori degli ospiti. Qui Dante avrà I'ultimo dialogo con un'anima dannata, quella di frate Alberigo, che ci fornirà una sconvolgente notizia: le anime di alcuni malvagi precipitano all'Inferno ancor prima della morte fisica. Secondo uno schema consueto, dunque, al personaggio principale si affianca una seconda figura tratteggiata con rapide battute e con maggiore scenicità (l'inganno di Dante che promette ad Alberigo di tergergli il ghiaccio dal viso); e la simmetria fra le due parti del canto è completata dall'invettiva contro i genovesi (vv. 151-157), in ridimensionata corrispondenza con quella contro Pisa.


La figura del conte Ugolino
Personaggio fra i più celebri dell'Inferno e dell'intera letteratura italiana, la figura di Ugolino diventa grande perché si fonda sul contrasto tra l'odio, bestiale e feroce, e l'amore paterno, tenero e impotente: il dolore sposa i due sentimenti, in altro modo impossibili a legarsi. Il racconto di Ugolino è tutto centrato sulla fine sua e dei suoi figli: i precedenti sono appena accennati, ne possono avere l'importanza del dolore e dell'odio causato da quel dolore. Cosi Ugolino è traditore della patria, ma il motivo della colpa è appena accennato, resta implicito nella sua condizione di dannato. ciò che importa, ciò che giustifica la ferocia e l'accanimento con cui rode il cranio del suo nemico, è il terribile tradimento del vescovo Ruggieri, l'odio politico e personale che travolge gli innocenti: questo ha suscitato l'indignazione di Dante (vv. 85-90).


L'invettiva contro Pisa
L'apostrofe a Pisa (vv. 79-90) si colloca nella successione di invettive contro le città italiane simbolo degli odi e delle vendette di parte che percorrono come sottogenere oratorio tutta l'opera. Ma questi versi si diversificano per la violenza della condanna e del malaugurio, e perché completano l'episodio di Ugolino: Dante sfoga cosi il dolore e la pietà repressa durante il racconto del conte, allargando la sua vicenda d'individuo al dramma dell'odio politico, dell'ingiustizia fatta costume quotidiano. Pisa dovrà annegare con tutti i suoi abitanti, lei che cosi crudelmente disprezza la vita degli innocenti. A quella contro Pisa risponde, proprio in chiusa di canto, l'invettiva altrettanto furibonda e violenta, anche se meno articolata, contro la grande nemica Genova e contro i suoi abitanti: a loro, con toni altrettanto apocalittici, augura di essere dispersi e cancellati della faccia della terra.


Frate Alberigo e i "morti viventi". 
L'incontro con frate Alberigo, e le sue informazioni sulla condizione di dannato di Branca Doria, propongono una situazione assolutamente inconsueta: le anime di alcune persone, a causa della gravità dei loro peccati, precipitano all'Inferno prima della loro morte fisica, lasciando sulla terra i loro corpi. Se presa alla lettera, l'affermazione sarebbe teologicamente alquanto ardita e arbitraria: la dottrina cristiana prevede infatti che il pentimento e la salvezza siano possibili fino in punto di morte, e ne abbiamo clamorose testimonianze nella stessa Commedia. In realtà Dante usa tale espediente, di impressionistica efficacia, per esprimere la propria indignata condanna nei confronti di personaggi contemporanei ancora viventi. In modo analogo, altre volte aveva usato predizioni e imprecazioni, ad esempio contro Bonifacio VIII nel canto XIX.


L'orazione di Ugolino
L'efficacia emotiva del racconto del conte Ugolino sulla morte sua e dei suoi figli è da riferire a una elaborata finezza retorica. Vi concorrono diversi fattori stilistici e di contenuto: chiasmi, perifrasi, metafore, antitesi, discorsi diretti, domande retoriche, ellissi e ancora sogni premonitori e mozioni psicologiche. In particolare, vanno sottolineati:
  • il ritmo narrativo; l'affabulazione di Ugolino è organizzata secondo cadenze regolari: il prologo a Dante (vv. 4-12, tre terzine), I'introduzione ai fatti (vv. 13-21, tre terzine), il sogno premonitore (vv. 22-36, cinque terzine), il risveglio e l'esecuzione della condanna (vv. 37-48, quattro terzine), le angosce della prigionia (vv. 49-66, sei terzine), l'agonia e la morte (vv. 67-75, tre terzine);
  • le apostrofi; a scandire il ritmo poetico ed emotivo del racconto, Ugolino pone brevi e accorate apostrofi, anche sotto forma di domande retoriche: e se non piangi, di che pianger suoli? (v. 42), ahi, dura terra, perché non t'apristi? (v. 66), Padre mio, che non m'aiuti? (v. 69); l'apostrofe e d'altra parte il segno stilistico distintivo del canto, figura espressiva essenziale nelle due invettive contro Pisa e contro i genovesi.



Commento

Uomini e no
Una scena infernale cannibalesca: il poeta non avrebbe potuto trovare di meglio per cantare l'orrore di una tragedia che si consuma tra un ignobile tradimento e una disperazione senza fine. Il protagonista è Ugolino della Gherardesca, politico di primo piano della repubblica marinara di Pisa. L'orrenda visione iniziale di un dannato che rode il cranio di un altro, se assume i toni intensi di un evento epico fuori dal tempo, non è che una parte di una tragedia più vasta, scavata nella fossa di un cuore perduto. All'inizio del canto Ugolino non è un uomo, ma una fiera; tuttavia, man mano che inizia a raccontare, il suo volto si umanizza e la pietà a cui invita Dante testimonia un cuore ansioso di esprimere verità umane profondamente condivisibili. Con Ugolino Dante canta il tema della paternità nell'aspirazione a dare affetto, comunicare sicurezza e forza, offrire modelli di vita. Padre lo chiama Anselmuccio, perché Ugolino, al di là di ogni giudizio morale sul suo operato politico, è la colonna della famiglia, il punto di riferimento amato e rispettato. Quale tragedia più grande per lui che vedersi costretto in una torre serrata con i suoi giovani discendenti, impotente di fronte alla fame che incalza, all'intuizione di una morte che non si può né evitare né combattere, alla tremenda visione della fine dei propri figli e nipoti? Il mostro Ugolino diventa uomo e la sua umanità si arricchisce del coraggio di non cedere alla disperazione, consapevole che egli è il padre e che su di lui si proiettano e si concretano le speranze dei suoi cari. Se è vero che Ugolino ha vissuto la sofferenza più grande per un essere umano, quella cioè di veder morire i propri figli, la figura, nella sua complessità, ha la ferinità del primitivo, l'aggressività di una forza senza confini. Questa straordinaria energia è stata costretta nell'angusto spazio della prigione; l'Inferno restituisce a Ugolino tutta l'intensità dei suoi istinti. Vigorosa è alla fine l'invettiva di Dante contro Pisa, luogo in cui sembra ormai perduto ogni senso di umanità. In questi versi si intravede anche un indiretto attacco alla Chiesa di potere, nella condanna dell'azione disumana dell'arcivescovo Ruggieri. Così Dante ritorna sul tema del rapporto tra cristianesimo di facciata e cristianesimo di sostanza e, paradossalmente, è proprio nel conte Ugolino, astuto manovratore del potere, che si incarna un nucleo di affetti profondamente umani, del tutto estranei invece a chi si vanta di rappresentare i valori cristiani. Lo stravolgimento di ogni fondamento umano è spiegato attraverso esempi nei dannati della Tolomea, anime infernali ancor prima di essere morte. La loro separazione realizza concretamente la divisione avvenuta tra "non uomo" e "uomo", perché non è più tale chi colpisce a tradimento coloro che si fidano di lui. L'alto senso della dignità della persona, in termini di umanità calda e partecipativa, porta Dante a negare il diritto di vivere nel consorzio umano a questi dannati, divenuti, dopo la colpa, solo larve di se stessi in quanto la loro anima è già nel regno di Satana. L'orrore che sprigionano le loro figure scisse riscatta la ferinità di Ugolino, in cui vibra invece il cuore di un uomo sconfitto e mutilato nei suoi affetti più cari.
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Estate o Estati: come si scrive?




Estate è un sostantivo femminile singolare che dà il nome alla bella stagione. Se vi trovate sotto l'ombrellone in spiaggia e, vi siete dimenticati come si forma il plurale di questa parola, dovete sapere che la "e" che si trova alla fine, diventa "i", quindi il plurale è "estati".

E questo non è l'unico dubbio grammaticale riguardante l'estate: molti si chiedono come diventano gli aggettivi dimostrativi (questo, questa) e gli articoli indeterminativi (un, una) e determinavi (la, le, l') che precedono la parola estate, quando è scritta nella forma plurale.

Qui di seguito vi riportiamo tutti i casi possibili:

SingolarePlurale
Questa estateQueste estati
Quest'estateQueste estati
Quella estateQuelle estati
Quell'estateQuelle estati
Un'estate---
Una estate---
L'estateLe estati
Dell'estateDelle estati
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Differenza tra Inondazione, Esondazione e Alluvione



Sono tutti termini che sentiamo spesso nei fatti di cronaca durante i periodi di pioggia abbondante, a seguito di disastri naturali o a causa della noncuranza di chi dovrebbe garantire la sicurezza del territorio. A volte li sentiamo nominare tutti e tre all'interno della stessa notizia e qualcuno potrebbe chiedersi se il giornalista/articolista in questione li abbia usati per non risultare ripetitivo (per evitare di usare la stessa parola) o perché in effetti sta parlando di tre cose diverse, sebbene simili e correlate.


1) Inondazione = deriva dal latino inundare e vuol dire "allagare". È un grande ed esteso allagamento che avviene in tempi brevi (da ore a giorni) ed è provocato da masse d'acqua straripanti o volontariamente immesse in un territorio a scopi difensivi. Si può trattare di un fenomeno naturale come lo straripamento dei corsi d'acqua, dal loro letto o bacino, in maniera violenta e devastante, o allagamenti per azione combinata di alta marea e tifoni in aree costiere, l'arrivo di uno tsunami su di una costa, o anche per improvvisi scioglimenti di nevai o ghiacciai per cause naturali (tipici quelli ad opera di eruzioni vulcaniche sub-glaciali in Islanda). È artificiale, ad esempio, nel caso del crollo di una diga che va a inondare villaggi ed abitazioni.


2) Esondazione = è voce dotta dal latino exundare (fluttuare fuori) e vuol dire traboccare, straripare, copiosa fuoriuscita. Il termine è riferito al traboccare di acque sovrabbondanti che fuoriescono dagli argini o dalle rive di un fiume o un torrente, inondando le zone poste a quote altimetriche inferiori.


La differenza è quindi ben chiara e, linguisticamente, corrisponde alla contrapposizione tra in- (verso, dentro) ed ex- (fuori da). L'acqua che esonda è la stessa che inonda, ma i fenomeni descritti sono diversi: l'allagamento e lo straripamento.
Sarà quindi corretto dire che il fiume ha inondato i campi circostanti oppure che si è verificata l'esondazione delle acque del fiume, o ancora che l'esondazione del fiume ha provocato l'inondazione della campagna.
Mentre inondare e inondazione sono parole di uso comune e di significato palese e noto a tutti, lo stesso non può dirsi di esondare ed esondazione che sono parole di uso limitato al linguaggio per così dire tecno-burocratico o dotto e quindi di significato non per tutti esattamente riconoscibile.


3) Alluvione = questo termine viene usato principalmente come sinonimo di inondazione ed è dovuto a straripamento di corsi d'acqua, ma a differenza del termine precedente fa riferimento alle forti piogge che provocano questo fenomeno. In geologia, viene usato questo termine per indicare l'accumulo di detriti depositati da corsi d'acqua, in seguito a un'esondazione, nei punti in cui diminuisce la loro velocità, come presso la foce dei fiumi.
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La mia sera - Pascoli: parafrasi, analisi, commento




La mia sera è una poesia di Giovanni Pascoli, composta nel 1900, e appartenente alla raccolta dei Canti di Castelvecchio.


Testo

Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle. Nei campi
c’è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!

Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell’aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell’umida sera.

È, quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d’oro.

O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell’ultima sera.

Che voli di rondini intorno!
che gridi nell’aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l’ebbero intera.
Nè io... e che voli, che gridi,
mia limpida sera!

Don... Don... E mi dicono, Dormi!
mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era...
sentivo mia madre... poi nulla...
sul far della sera.



Parafrasi

La giornata fu piena di lampi ma adesso verranno le stelle, le taciturne e lontane stelle.
Dai campi si sente il gre gre delle rane.
Un piacevole venticello passa lieve fra le foglie dei pioppi e questo gli provoca una gioia leggera.
Di giorno solo lampi, ma finalmente arriva la pace della sera.
Devono fiorire le stelle nel cielo così umido e intenso.
Vicino le rane che gracidano, scorre un ruscello dal suono simile ad un singhiozzare sempre uguale.
Di tutto quel rumore provocato dalla violenta bufera, non resta che un dolce singhiozzo nella dolce sera.
E quella tempesta che pareva senza fine, è invece finita tramutandosi in un suono armonioso. Al posto dei fulmini restano nuvolette rosse e dorate.
O dolore stanco, arrestati!
La nuvola che durante il giorno apparve più minacciosa e nera, è quella che si è fatta più lieve e rosata a tarda sera
Che bello udire gli stridi gioiosi delle rondini in volo nell'aria serena!
La fame sofferta durante il giorno fa prolungare più del solito i voli delle rondini per la cena festosa.
I rondinini nel loro nido, ebbero solo una piccola parte di cibo durante il giorno.
Nemmeno io da giovane... e dopo ansie e dolori, mia limpida sera!
Le campane mi dicono, Dormi! Mi cantano, Dormi! Sussurrano, Dormi! Bisbigliano, Dormi!
Le voci (rintocchi delle campane) della notte celeste mi sembrano canti di ninna nanna per cui mi sento ritornare bambino cullato dalla madre; poi lentamente mi addormento... nella pace della sera.



Analisi del testo

Tutto nasce da uno sguardo incantato e puro di fronte alle cose: il fanciullino le osserva non dall'alto o con distacco, ma ponendosi sul loro stesso piano. Perciò la natura è umanizzata. Pascoli arriva a introdurre in poesia delle ranelle che fanno, addirittura, gre gre: l'onomatopea riassume la rivoluzione letteraria da lui operata.
Il poeta si proietta nella sera con il suo io perplesso, in crisi. Per lui l'unico bene possibile, davanti ai lampi e agli scoppi del giorno, è raggiungere la pace della sera. A tale scopo deve rientrare in se stesso, o meglio fuggire verso il proprio passato, annullandosi nel ritorno alla madre e alla culla. Perciò la strofa decisiva per l'interpretazione del testo è l'ultima. Qui la sera naturale, quella esterna del paesaggio si trasforma nella sera tutta soggettiva del fanciullo poeta.
Questa lirica musicale che mette in luce il contrasto tra il fragore del giorno e la pace della sera, trapassa dal piano della natura a quello simbolico: il motivo della sera che ritorna si allaccia alla parabola della vita del poeta. Dopo la povertà e le sofferenze della giovinezza, così lunghe che pareva non dovessero finir più, ecco finalmente la sera della vita, la pace serena e gioiosa dell'età matura. E mentre nel cielo si diffonde il suono delle campane, al poeta sembra di essere ritornato bambino, quando la madre lo addormentava al dondolio lento della culla.


La metrica: 5 strofe di 8 versi novenari, con schema di rime ABABCDcd (l'ultimo verso è un senario, cioè di 6 sillabe, con parola-rima fissa: sera)

Il novenario era un verso non molto usato dagli scrittori, perché reputato popolare. Il poeta fanciullo lo accoglie invece come voce del canto semplice e spontaneo.
Sul piano ritmico, si riscontra un'omogenea distribuzione di accenti (sempre sulla 2°, 5° e 8 sillaba dei versi). Si crea così un ritmo cadenzato e monotono, che riecheggia quello della cantilena e della ninna nanna, e in generale quello dei canti popolari.


Spiegazione delle parole:
IL GIORNO...LE STELLE: è già delineato il contrasto su cui è impostata la lirica: di giorno lampi, tuoni; di sera, le stelle silenziose, lontane.
LE TREMULE...LEGGIERA: costruisci una gioia leggera passa attraverso le tremule foglie dei pioppi. Un piacevole venticello passa lieve fra le foglie dei pioppi. Una gioia leggiera=venticello : è una metafora.
SI DEVONO APRIRE: il verbo si devono indica la certezza con cui il poeta guarda al cielo che sempre, dopo la bufera, fiorisce di stelle (così anche nella vita, dopo il dolore c'è la pace).
SI TENERO: così umido di pioggia; ma qui l'aggettivo acquista un valore metaforico, quasi simbolico, affettivo, intenerito, dolce.
VIVO: puro e intenso.
PRESSO LE ALLEGRE RANELLE: vicino alle ranelle, che gracidano liete dopo la pioggia, scorre un ruscello il cui mormorio, sempre uguale (monotono), pare un pianto che si va placando, un dolce singulto (osserva il contrasto di significato tra dolce e singulto: è una figura retorica detta ossimoro.
ASPRA: violenta. Nota il contrasto dei toni: prima, cupo tumulto, e aspra bufera, ora un dolce singulto nella pace della sera.
E'...RIVO CANORO: pareva senza fine la tempesta, è invece è finita; finita è trasformata in dolce mormorio (canoro) del ruscello (rivo). Anche il dolore del poeta si è tramutato in canto.
DEI FULMINI..E D'ORO: al posto dei fulmini (detti fragili perchè si spezzano in guizzi di luce frastagliati nel cielo), restano nuvolette (cirri) rosse e dorate: è una metafora.
STANCO: per la lunga durata e intensità.
RIPOSA: prendi respiro, cessa.
LA NUBE...SERA: la nuvola che durante la tempesta parve più minacciosa e nera, è quella che si è fatta più lieve e rosata a tarda sera.. Il dolore più grande si è convertito nella pace più dolce.
GRIDI: stridi gioiosi di rondini in volo.
LA FAME: la fame sofferta durante il giorno fa prolungare più del solito i voli delle rondini per la cena festosa dei rondinini.
LA PARTE, SI PICCOLA: i rondinini nel loro nido, ebbero solo una piccola parte di cibo durante il giorno.
NE' IO: l'accenno agli uccellini che hanno sofferto la fame durante la giornata, risveglia nel poeta il ricordo degli stenti patiti da giovane.
TENEBRA AZZURRA: mentre il poeta contempla nel cielo i voli festosi delle rondini, le campane fanno sentire i loro rintocchi, quasi voci che giungano dalla tenebra azzurra.
MI SEMBRANO CANTI: al poeta i rintocchi della campane sembrano i canti della ninna nanna, per cui si sente ritornare bambino cullato dalla madre; poi lentamente si addormenta.
POI NULLA: questa visione della madre placa il poeta fino a non avvertire più il dolore della vita dissolto nella pace della sera.



Figure retoriche

Allitterazione: ripetizione di lettere, sillabe o suoni uguali o affini all'interno di due o più parole vicine: cirri di porpora e d'oro (v. 20)
canti culla ch'io /mi mia madre /canti torni sentivo /sembrano fanno (vv. 37-39)

Assonanza: uguaglianza delle vocali di due parole a partire dalla vocale accentata:
tutto quel cupo tumulto (v. 13)

Consonanza: uguaglianza delle vocali di due parole, a partire dalla vocale accentata:
allegre ranelle (v. 11)

Onomatopea: uso di parole il cui suono imita, riproduce o suggerisce l'oggetto:
un breve gre gre di ranelle (v. 4)
don don dormi dormi dormi dormi (vv. 33-35)

Metafora: immagine che crea un rapporto tra due realtà:
si devono aprire le stelle (v. 9)
singhiozza un rivo (v. 12)
le voci delle campane (v. 36)

Metonimia: qui, il contenente per il contenuto:
i nidi per gli uccelli (v. 29)

Antitesi: accostamento di immagini o concetti contrapposti:
infinita tempesta, finita in un rivo, (vv. 17-18)

Ossimoro: accostamento paradossale, a fini espressivi, di termini di senso opposto:
un dolce singulto (v. 15)
tenebra azzurra (v. 36)

Sinestesia: associazione in un unico nesso di parole o immagini riferite a differenti sfere sensoriali: fulmini fragili (v. 19)
voci di tenebra (v. 36)

Analogia: relazione di somiglianza, creata dalla fantasia tra due oggetti o situazioni che non hanno rapporto: suono delle campane = voce = ninna nanna (vv. 33 e successivi)

Personificazione:
singhiozza monotono un rivo (v. 12)
cielo si tenero e vivo (v. 10)


Commento

La meditazione sulla sera è uno dei temi classici della nostra poesia. Ma Pascoli non propone una vera meditazione (cioè un pensiero, da cui trarre un insegnamento); egli canta infatti la sua sera: la sua soltanto di poeta fanciullo.
Dal titolo "La mia sera" è facile capire che il Pascoli non fa la descrizione di una sera dopo la tempesta del giorno, ma della sua sera, infatti questa lirica è come uno specchio in cui si riflette la vita del poeta giunto ormai all'autunno, alla sera della vita. Il tema principale è dunque la vita intima del poeta con quel riferimento finale agli anni lontani dell'infanzia e al desiderio della quiete dopo tanti affanni. La lirica è impostata su un confronto: durante il giorno, fragore di tempesta e lampi abbaglianti; la sera, un cielo sereno e pace; dopo gli scoppi delle folgori, ecco il gorgogliare dolce del ruscello. Così è nella vita del poeta: alla lunga giornata, intessuta di dolori e di affanni (perdita dei cari genitori), subentra la sera, l'età matura dolce e serena.
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Inferno Canto 32 - Analisi e Commento


Incontro con Ugolino e l'arcivescovo Ruggieri, illustrazione di Gustave Doré

Le rime aspre e chiocce
Con questa espressione, nell'invocazione iniziale alle Muse (v. 1), Dante fa riferimento allo stile e al linguaggio necessari per trattare argomenti tanto crudi quanto profondi come il punto più basso dell'abominio e della corruzione umana. È la richiesta di un'ispirazione sicuramente realistica e «comica», ma anche di una poesia dottrinale e concettuale in grado esprimere le verità del Male.


Il Cocito, luogo di tensione e odio
Incombe nella zona estrema dell'Inferno un'atmosfera tesa di odio, cui non sfugge lo stesso Dante, che sferra un calcio in faccia a uno dei dannati, poi lo minaccia tirandolo per i capelli, infine lo maledice. Poco prima due fratelli cozzavano bestialmente l'un contro l'altro; e Bocca degli Abati, dopo aver resistito con rabbia alla violenza di Dante, si vendica su Buoso da Duera. Nessuna pietà, solo odio si respira in Cocito, dove nessuno più vuole essere ricordato nel mondo poiché per un traditore significherebbe solo accrescere il marchio d'infamia.
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Le parole più lunghe nella lingua italiana



La lunghezza media delle parole italiane è di 5/7 caratteri, ma ci sono delle eccezioni, parole più lunghe di altre, anzi, lunghissime. Le parole italiane che superano le 20 lettere sono circa un centinaio e arrivano a toccare i 34 caratteri complessivi. Si tratta principalmente di parole che vengono usate in ambito medico-scientifico, oppure avverbi che nascono dal superlativo assoluto o componenti chimiche. Per ovvie ragioni non appartengono a questa lista i numeri scritti in lettere.

In questa pagina trovate alcune delle parole più lunghe nella lingua italiana (incluso anche il loro significato) e vi avvertiamo sin da subito che non è affatto semplice leggerle ad alta voce. Sono talmente articolate che per livello di difficoltà nella lettura ricordano vagamente gli scioglilingua.


34 Lettere

Hippopotomonstrosesquipedaliofobia= è la cosiddetta paura delle parole lunghe e a maggior ragione è ironico che proprio una parola così lunga venga usata per denominare questa particolare fobia. Si ha questa fobia quando si prova ostilità e nervosismo nei confronti di una persona che usa nelle sue conversazioni parole lunghe e poco frequenti; e allo stesso tempo preferisce usare vocaboli semplici perché vuole evitare di mettersi in ridicolo o apparire come un soggetto di scarsa cultura pronunciandola in modo scorretto. Questo termine, però, è poco utilizzato ed è stato praticamente rimpiazzato da un altro, sicuramente più breve, ma altrettanto difficile da pronunciare e ricordare: sequipedaliofobia.


33 Lettere

Nonilfenossipolietilenossietanolo = componente chimico.

Supercalifragilistichespiralitoso = la versione inglese è anche più lunga di quella italiana "Supercalifragilisticexpialidocious", ma non esiste nella lingua italiana né tanto meno in quella inglese. Essa appartiene alla canzone del film Mary Poppins (1964). Nel film il termine nonsense assume il ruolo di parola magica, quando essa viene pronunciata si verificano eventi magici. Ecco la composizione: Super (sopra) - cali (bellezza) - fragilistic (delicato) - expiali (fare ammenda) - docious (istruibile). Quindi il significato delle sue parti sarebbe "fare ammenda per la possibilità di insegnare attraverso la delicata bellezza".


32 Lettere

Pentagonododecaedricotetraedrico = in ambito geometrico.

Dimetilamidofenilmetilpirazolone = è un componente di un medicinale.


30 Lettere

Psiconeuroendocrinoimmunologia = che però è quasi sempre abbreviata nella sigla PNEI, è la scienza che indaga i rapporti fra la psiche, il sistema nervoso, il sistema endocrino ed il sistema immunitario.


29 Lettere

Ciclopentanoperidrofenantrene = è un composto chimico.

Esofagodermatodigiunoplastica = è la chirurgia dopo la rimozione dello stomaco, dell'esofago e del digiuno.



28 Lettere

Duodenocefalopancreasectomia = è un complesso intervento di chirurgia addominale. Consiste nell'asportazione della testa del pancreas che, per ragioni anatomiche, deve essere rimossa insieme al duodeno.

Anticostituzionalissimamente = in modo molto contrario alla costituzione; parola trovata da Anacleto Bendazzi nel 1951.

Galattosaminglucuronoglicano = è uno dei principali elementi costitutivi della cartilagine.

Ortoclorobenzalmalononitrile = comunemente chiamato gas CS è una sostanza usata come gas lacrimogeno e arma non letale, prevalentemente utilizzata dalle forze dell'ordine per il controllo dell'ordine pubblico.


27 Lettere

Sovramagnificentissimamente = in un modo che va oltre a una grande magnificenza; vocabolo coniato da Dante Alighieri (De vulgari eloquentia) e presentato come esempio di una parola che da sola forma un endecasillabo; è stata la più lunga parola italiana finché Anacleto Bendazzi non trovò anticostituzionalissimamente.

Incontrovertibilissimamente = in modo molto controverso.

Particolareggiatissimamente = in modo molto particolareggiato.

Metilenediossimetanfetamina = più comunemente nota come MDMA o Ecstasy, si è diffusa a partire dagli anni novanta e rappresenta uno dei più diffusi stupefacenti che viene assunto generalmente sotto forma di pastiglie, disciolta in liquidi o meno comunemente fumata.

Elettroencefalograficamente = mediante esame elettroencefalografico.


26 Lettere

Precipitevolissimevolmente = è un avverbio il cui significato è "in modo assai rapido, precipitevole" e fu coniato nel 1677 da Francesco Moneti per esigenze poetiche. Il suo scopo era quello di ottenere una parola che fosse di per sé un endecasillabo, stravolgendo le norme grammaticali della lingua italiana, infatti il superlativo corretto dell'avverbio "precipitevolmente" sarebbe "precipitevolissimamente".

Intradermopalpebroreazione = usata in ambito medico. S'intende l'introduzione nel derma di minime quantità di tossine o di antigene utilizzata per verificare la sensibilità dell'organismo verso alcune malattie.


24 Lettere

Aerotermoviscoelasticità = si intende l'elasticità di un corpo in un ambiente che è contemporaneamente aereo (quindi in aria), viscoso (quindi a contatto con il vento che provoca attrito) e termico, cioè con una temperatura prestabilita.


19 Lettere

Schecchereccherebbe = parola onomatopeica che richiama lo strepitio degli uccelli. È la parola monovocalica più lunga della lingua italiana, poiché è costituita esclusivamente dalla vocale "e" ripetuta ben sei volte.
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Inferno Canto 31 - Analisi e Commento




Analisi del canto

La paura di Dante
Il canto è cadenzato sull'alternarsi in Dante di paura e consolazione. Dapprima trema alla comparsa lontana della sagoma dei giganti, per riconfortarsi nelle parole quasi di scherno di Virgilio a Nembrot; si spaventa di nuovo per il terremoto causato dalle convulsioni di Fialte, ma si rassicura alla vista delle catene; infine è terrorizzato dall'affidarsi alle enormi membra di Anteo, ma il viaggio si rivela lieve e il gigante innocuo.


I giganti
Sono ritratti nelle loro immani proporzioni e furie per creare maggior contrasto con la condizione di impotenza in cui sono costretti. Per il loro peccato d'orgoglio, per l'aspetto pauroso e gigantesco, per l'immobilità e per il ruolo di custodi della zona pia bassa dell'Inferno prefigurano il sommo ribelle confitto al centro terra, Lucifero. In evidenza è la figura di Anteo: a lui è concessa una maggior libertà di movimento, a lui si rivolge con cortesia Virgilio, lui svolge la funzione di trasportare i poeti sul fondo del pozzo infernale.
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Differenza tra Rivoluzione, Rivolta, Insurrezione, Ribellione



Per rendere più facile la comprensione dei seguenti termini, oltre la definizione di ciascuno di essi, sono stati messi in evidenza (tramite sottolineatura) le parti principali che li caratterizzano e differenziano.

Rivoluzione = movimento organizzato e violento col quale si instaura un nuovo ordine sociale o politico: fare la rivoluzione; reprimere, soffocare la rivoluzione; gli ideali della rivoluzione; la rivoluzione francese; la rivoluzione d'ottobre, in Russia.
In senso più ampio, il termine rivoluzione, può essere usato per profondi cambiamenti, anche graduali, in cui NON si fa riferimento a scontri armati (rivoluzione tecnologia, rivoluzione agraria, rivoluzione scientifica), oppure in senso figurato per espressioni riconducibili a sconvolgimento di abitudini o funzioni fisiologiche (fare rivoluzione in casa, avere l'intestino in rivoluzione), oppure ancora per clamorose e rumorose manifestazioni di protesta (se non mi lasciano parlare, faccio una rivoluzione).


Ribellione = è la reazione che segue lo stato di esasperazione o costrizione, che potrebbe anche tramutarsi in rivolta armata (la ribellione di un popolo, di una città, di un esercito, contro le forze dell'ordine ecc.). Il termine può anche essere usato nei casi di un deciso rifiuto di obbedienza (verso i genitori, alla disciplina ecc.) o in senso figurato come atteggiamento di protesta.


Rivolta = è un moto collettivo, istintivo e violento di ribellione contro l'ordine costituito che può essere sul piano politico e sociale (incitare alla rivolta militare o popolare; rivolta dei detenuti ecc.).


Insurrezione = è un sinonimo di rivolta, pertanto anche sul dizionario viene riportata la medesima definizione (Moto collettivo, violento e deciso, di ribellione).
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Qual è il plurale di Capodanno?



Capodanno è il primo giorno dell'anno e si celebra il 1° gennaio di ogni anno. Questa è una cosa talmente ovvia che la sanno pure i bambini, ma non tutte le cose che riguardano il capodanno sono così ovvie. Ad esempio, siete in grado di rispondere alla domanda "qual è il plurale di capodanno?" dando una risposta certa al 100% e in meno di tre secondi?

In analisi grammaticale "Capodanno" è un sostantivo singolare composto, formato dalle parole "capo" e "danno".
Si può anche scrivere nella forma separata: capo d'anno, ma è meno comune.



La regola grammaticale

Per quanto riguarda il plurale dei nomi composti la grammatica italiana segue delle regole precise per formare il plurale. E non è nemmeno sufficiente conoscerle tutte perché alcune parole composte presentano delle eccezioni.

Qui di seguito vi proponiamo tutti i casi possibili per le parole composte che iniziano con "capo", incluso quello riguardante la parola "capodanno".


1) Quando in una parola composta, il termine "capo" ha significato di essere a capo di qualcosa, il plurale si applica alla prima parola, mentre la seconda rimane invariata.

ESEMPIO:
  • Caporeparto » capireparto 
  • Capogruppo » capigruppo


2) Quando il termine composto è di genere femminile (cioè riferito a una donna a capo di qualcosa) il plurale rimane uguale alla forma singolare, ed è detto invariabile.

ESEMPIO:
  • la capofamiglia
  • le capofamiglia


3) Quest'ultimo è, invece, il caso di "Capodanno". Quando la parola "capo" si riferisce ad una posizione o all'inizio di qualcosa, il plurale si ha nella seconda parola del termine composto.

ESEMPIO:
  • Capodanno » capodanni (primo giorno)
  • Capoluogo » capoluoghi (luogo principale)
  • Capolavoro » capolavori (lavoro principale)
  • Capocuoco » capocuochi (primo cuoco)


4) Il plurale della forma separata (capo d'anno) è, invece, capi d'anno.
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Inferno Canto 30 - Analisi e Commento


Gianni Schicchi, illustrazione di Gustave Doré


Analisi del canto

Nel canto rileviamo alcuni menti centrali della scrittura dantesca:
  1. la mitologia: il canto si apre con due episodi dalle Metamorfosi di Ovidio, come esempio di furore pazzo; si tratta dei casi del re tebano Atamante e della regina troiana Ecuba;
  2. la terminologia medica: nella descrizione dei mali che affliggono i dannati, e sopratutto nel caso dell'idropisia di mastro Adamo, Dante ricorre alle sue conoscenze anatomiche e al linguaggio tecnico della scienza medica;
  3. il ritmo narrativo: il virtuosismo dantesco si esprime anche nel ritmo comico-realistico del «contrasto» fra mastro Adamo e Sinone; il litigio fra i due è costruito sui modelli dell'antica commedia, sullo schema della ritorsione e della replica;
  4. le similitudini: troviamo nel canto esempi eccellenti di questa figura espressiva; oltre all'idropico assimilato alla forma del liuto (vv.49-51), ricordiamo i falsari che per la febbre fumano come le mani bagnate a contatto con il freddo (vv.91-93), e la reazione di Dante ai vv. 136-141.



Commento

Tutto il canto è giocato sul tema della perdita di sé che si realizza nella falsificazione. Dante riflette sul valore dell'identità individuale e trova che il mito classico ha espresso l'argomento in misura tragicamente sublime. La perdita di sé, per gli antichi, era un evento così potente da essere attribuito al volere degli dei. Così si spiegano le atrocità di Agave e Atamante, la tragedia immane di Troia che travolse Priamo, i suoi figli e la moglie Ecuba: il grido d'angoscia di una madre di fronte allo scempio dei suoi cari diviene il latrato di una cagna. Alla mente del poeta si affacciano Ovidio e le Metamorfosi, la saga tebana e troiana, ma anche quell'acuto senso della sofferenza umana che solo il mito sa rendere, associando verità ed emblematicità, l'analisi di sentimenti e di istinti e la naturalezza del loro manifestarsi. La perdita di sé causa la perdita dei tratti che caratterizzano l'umanità: così Atamante stravolge la sua paternità di sangue, Ecuba abbandona la sua voce di donna e i dannati diventano simili al porco lanciato nella caccia. Con un salto di secoli, dal tempo del mito a quello della storia, Dante ritrova la perdita di sé in Gianni Schicchi, che contraffece alla perfezione Buoso Donati, e gli pone accanto Mirra, anch'ella personaggio tratto dal mondo delle antiche storie. La donna contraffece la sua persona e sedusse il padre: orribile colpa l'incesto, ma l'orrore più grande fu proprio lo sdoppiarsi di Mirra, il suo porsi sotto una falsa identità. A questo punto irrompe sulla scena, drammatico e corposo, con tutta la sua plebea fisicità, maestro Adamo, il falsario che falsificò il fiorino. L'attualità, la vita borghese e degli affari del comune irrompono nel canto, spezzando il ritmo classico delle storie antiche. Maestro Adamo, ripugnante nel suo aspetto, parla con astio dei conti Guidi che lo indussero alla colpa, e il suo linguaggio ha la cadenza concreta della quotidianità. Ancor più vivace tuttavia appare la scena seguente, dominata dallo scontro tra maestro Adamo e Sinone, il greco che ingannò i Troiani. Passato e presente si scontrano nella baruffa che inizia tra i due: una vera lotta libera fisica e verbale, che ha un precedente mitico: la lotta tra Ulisse e Iro nel canto XVIII dell'Odissea. Accanto a Sinone, nel silenzio eterno di una febbre che la divora, giace la moglie di Putifarre, la falsa accusatrice di Giuseppe. Ma, nel canto dell'identità e della sua negazione, non poteva mancare il personaggio emblema di una fallace acquisizione di sé: Narciso, il giovane che amò la sua immagine riflessa e mori annegato. Così l'acqua viene definita da maestro Adamo: specchio di Narcisso. Dante guarda la rissa tra i due dannati e si diverte, lasciandosi prendere dall'atmosfera paesana di questo alterco plebeo, ma Virgilio lo rimprovera: il viaggio nell'Inferno ha lo scopo di conseguire la salvezza eterna, non quello di stuzzicare basse curiosità. Scompare la «scena da penitenziario» (cit. Momigliano): l'aspro rimprovero risveglia Dante da una perdita di sé che, in qualche modo, si era realizzata anche nella sua coscienza.
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Sottosopra o Sotto sopra: come si scrive?



Si scrive "Sottosopra" nella forma unità, anche se sarebbe più corretto dire nella forma univerbata.

Sottosopra può essere usato come avverbio o come aggettivo; è formato dai due avverbi "sotto" e "sopra".

Il termine sottosopra significa alla rovescia, in completo disordine. Può essere usato anche in senso figurato per sottintendere uno stato di agitazione e di sconvolgimento.
Altri sinonimi di sottosopra sono: in modo capovolto, a pancia in su, coi piedi all'aria, in scompiglio, in subbuglio, nel caos, a soqquadro.


ESEMPIO:
- La tua camera da letto è sottosopra. Oggi devi darti da fare per ordinarla.
- La città è sottosopra da quando il popolo è sceso in piazza in segno di protesta.
- Non mi sono svegliata al meglio. Ho lo stomaco sottosopra.


E tanto per restare in tema vi proponiamo un piccolo trucchetto per scrivere al contrario.
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Tutti i nomi dei versi degli animali



Gli animali emettono versi e questo è solo uno dei tanti modi che utilizzano per comunicare tra loro (gesti, comportamenti, colori, movimenti, posizioni sono gli altri). Sappiamo che il cane abbaia, il gatto miagola e l'uccello cinguetta ... e poi? Probabilmente l'ultima volta che eravamo in grado di ricordare più di 10 versi di animali era quando ancora frequentavamo le scuole elementari, ma a distanza di anni può capitare di averli dimenticati oppure continuare a saperli senza avere la certezza assoluta di un tempo.
Sicuri di conoscerli tutti? Qual è l'animale che ziga? E il coccodrillo come fa?

In questa tabella trovate nella colonna a sinistra l'elenco di tutti gli animali più conosciuti e ricercati, disposti per ordine alfabetico e, nella colonna di destra, il corrispondente nome del loro verso.


Animale Verso
Agnello bela
Alcebramisce
Allocco bubola
Allodola trilla
Alzavola cigola
Anatra starnazza
Ape ronza
Aquila grida
Asino raglia
Assiolo ciurla
Balena canta
Beccaccino canta, fischia
Bue muggisce
Bufalo muggisce, sbuffa
Cammello bramisce
Canarino canta, cinguetta, gorgheggia
Cane abbaia, guaisce, latra, uggiola, ulula, mugola
Capinera canta, cinguetta, gorgheggia
Capra bela
Cardellino trilla
Cavalletta frinisce
Cavallo nitrisce, soffia, sbuffa
Cervo bramisce
Chioccia chiocca, croccia
Chiurlo chiurla
Cicala frinisce, canta
Cigno sibila, soffia
Cinghiale grugnisce o grufola
Civetta squittisce, stride
Coccodrillo trimbula
Colomba tuba
Coniglio ziga
Cornacchia gracchia, stride
Corvo gracchia, crocida
Coyote latra
Elefante barrisce
Falco stride
Foca latra
Fringuello chioccola
Gallina chioccia
Gallo canta
Gatto miagola
Gazza gracchia, stride
Giaguaro brontola
Grillo frinisce
Gufo gufa, soffia
Iena ride, ulula
Insetti zillano
Leone ruggisce
Lupo ulula
Maiale grugnisce o grufola
Merlo canta, chioccola, fischia, zirla
Mosca ronza
Mucca muggisce o mugghia
Mulo raglia
Oca starnazza
Orso bramisce
Pappagallo garrisce
Passero canta, cinguetta, gorgheggia
Pavone paupula
Pecora bela
Pettirosso chioccola
Piccione tuba o gruga
Pipistrello stridisce
Pulcino pigola
Quaglia stride
Rana gracida
Rondine garrisce
Sciacallo ulula
Scimmia urla, grida, farfuglia
Serpente fischia, sibila, soffia
Tacchino gloglotta
Tigre ruggisce
Torlo squittisce, zirla
Topo tuba e gruga
Tortora gruga
Usignolo trilla, canta, gorgheggia
Volpe guaiola, gannisce, abbaia, guaisce
Zanzara ronza
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Inferno Canto 29 - Analisi e Commento




Analisi del canto

Il tema autobiografico
Almeno due riferimenti autobiografici caratterizzano il canto, e determinano il coinvolgimento psicologico di Dante. Innanzitutto l'episodio di Geri del Bello, che denuncia questioni familiari di omicidi e vendette. Poi, la frequentazione con Capocchio che collega il poeta agli ambienti delle scienze magiche.


Un realismo da commedia
Lo scenario della decima bolgia ripropone i toni realistici già tipici delle Malebolge, ma dopo le prime crude immagini delle membra piagate si stempera in un clima di commedia, con le arguzie dei protagonisti nell'episodio di Griffolino la burla vince sul dramma e con Capocchio prevale l'ironia.


La condanna dell'alchimia
L'alchimia nel Medioevo era considerata una scienza. Qui Dante condanna i falsari di metalli, i falsi alchimisti, cioè coloro che approfittarono delle proprie conoscenze per arricchirsi, ingannando il prossimo.
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Quest'ultimo, Quest'ultima, Quest'ultimi, Quest'ultime: come si scrive?



In analisi grammaticale "QUESTO" può essere un aggettivo o un pronome dimostrativo ma, nel caso in questione (questo + ultimo), si tratta di aggettivo dimostrativo perché indica la posizione nello spazio di una cosa.

Diciamo sin da subito che scrivere "QUEST" sprovvisto della vocale finale e dell'apostrofo è sempre sbagliato. Non esiste infatti la parola "quest" nella lingua italiana. Esiste, invece, nella lingua inglese dove però viene usata per ben altri scopi.

Dal momento che si tratta di elisione, cioè stiamo parlando della caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale, la forma corretta è "quest'ultimo".
Stesso discorso vale per "quest'ultima" che si può scrivere solo in questo modo.
L'obbligo dell'elisione vale solo per "ultimo" e "ultima" perché sono al singolare.

Al plurale però l'elisione non viene quasi mai usata. Scrivere "quest'ultimi" o "quest'ultime" non è sbagliato, ma al giorno d'oggi nella lingua italiana non si usa più e suona anche male; si preferisce la forma piena: questi ultimi, queste ultime.



Esempio di utilizzo

- Quest'ultimo ostacolo è assai più insidioso dei precedenti.

- Quest'ultimo aspetto, che potrebbe sembrarvi di scarsa importanza, costituisce in realtà il vero ostacolo da superare.

- Fatta eccezione per quest'ultima assenza, non mi era mai capitato di saltare più di due giorni di scuola consecutivi.

- Questi ultimi giorni li ho passati insieme ai miei amici.

- Queste ultime vacanze sono andate proprio come me le aspettavo.
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Inferno Canto 28 - Analisi e Commento




Analisi del canto

La crudezza della rappresentazione
Caratterizzano il canto le immagini raccapriccianti dei mutilati: dai nasi mozzati ai ventri sbudellati, al busto tronco che tiene il capo per le chiome. Tale crudo realismo è lo specchio di un'angoscia profonda per i violenti costumi contemporanei, più che una morbosa descrizione.


Il contrappasso
Di esemplare chiarezza è qui l'applicazione del contrappasso. Maometto provocò una frattura profonda nella società del tempo, e quindi è squarciato dal mento alle natiche. Bertran de Born divise persone unite da vincoli di sangue, e ora porta la testa divisa dal corpo: è lui stesso che invita Dante a osservare la simmetria tra colpa e punizione (vv. 136-142).


La cronaca e le profezie
La comprensione del canto è condizionata alla conoscenza dei riferimenti ai fatti di cronaca che lo caratterizzano. A questi si rifanno anche la profezia di Maometto nei confronti di Fra' Dolcino, e quella di Pier da Medicina rispetto all'omicidio dei due patrioti di Fano.
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Frasi sui saldi e gli sconti



Con il termine "saldi" sono intesi capi d'abbigliamento e accessori che vengono venduti a prezzi scontati in certi periodi dell'anno (a inizio gennaio dopo le feste natalizie per l'abbigliamento invernale ed i primi di luglio per quello estivo) perché non sono prodotti nuovi ma merce di fine stagione rimasta invenduta. Nonostante i commercianti sia obbligati a rispettare delle norme ben precise per non trarre inganno la clientela, come ad esempio esporre il prezzo del cartellino prima e dopo lo sconto (inclusa la percentuale di sconto), oppure separare i capi senza sconto da quelli nuovi e permettere la garanzia dei capi difettosi... le fregature sono sempre dietro l'angolo.
Alcuni negozi da cui è bene stare alla larga non mettono in vendita sotto la voce "Saldo" gli avanzi della stagione che sta finendo ma i fondi di magazzino, infatti non sono gli stessi capi d'abbigliamento che era possibile vedere poco prima dei saldi. A volte, anche per questione di sfortuna, si trova il capo desiderato ma non quello della proprio taglia e ci si rimane doppiamente delusi. E, spesso, per non ritornare a casa a mani vuote, si finisce per comprare prodotti che non erano nemmeno in saldo.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi, citazioni e battute divertenti sui saldi e gli sconti: contengono il giusto mix di fregature, delusioni, tanto stress e una piccola dose di speranza.


Le frasi

Le donne comprano merce in saldo per la stessa ragione per cui gli uomini scalano le montagne, per il semplice fatto che esistono. (Stephen King)

Basta osservare le donne nel giorno dei saldi per capire perché gli uragani hanno nomi femminili. (Anonimo)

I saldi non fanno la felicità. (Anonimo)

Lo sconto è un atto d'amore del venditore per il compratore. In un paese veramente civile lo sconto dovrebbe essere obbligatorio. (Luciano De Crescenzo)

− Forse Eccellenza vole un po' di sconto...
− No! Il marchese del Grillo nun chiede mai sconti: paga o nun paga... e io nun te pago!
(Dal film Il marchese del Grillo)

Il borghese letteralmente gode a dirti che quella cosa bellissima che hai appena comprato, se lo avessi detto prima a lui, te l'avrebbe fatta trovare alla metà del prezzo. (Paolo Costa)

Quando ero piccola esistevano i saldi di mia madre e i prezzi pieni. Con i prezzi pieni compravi cose luccicanti che duravano una settimana, mentre con i saldi di mia madre compravi cose marroni che duravano una vita! (Film: I love shopping)

Era così tirchio che, quando seppe dei saldi alle pompe funebri, si suicidò. (Anonimo)

Avete mai dato un'occhiata a un negozio durante i saldi del cachemire? È come i primi venti minuti di Salvate il soldato Ryan. (Dalla serie Will e Grace)

L'apparenza è come i saldi, quello che dai per scontato è alla portata di tutti. (CannovaV, Twitter)

E come ogni anno quando ci sono i saldi non ci sono i soldi. (alemarsia, Twitter)

Volevo i soldi e invece aspetto i saldi, volevo la fama e invece ho solo fame. (oscarwildeness, Twitter)

Vi spiego i saldi:
- Ti piace? Non c'è la taglia
- C'è la taglia? Non ti piace
- Ti piace e c'è la taglia? È della nuova collezione
(Masse78, Twitter)

Sii felice di quello che hai, perché quello che ritieni sia "POCO" sarà sempre molto più di quello che avrai dopo che tua moglie sarà tornata dai saldi. (MaxMangione, Twitter)

Uomini in piedi fuori dai camerini, carichi come attaccapanni viventi o seduti con lo sguardo perso ma pronti a rispondere "Benissimo!" ogni volta che lei esce dal camerino e chiede: "Come mi sta?"... Io sto con voi. Forza, anche questi saldi passeranno. (Nicolabrunialti, Twitter)

Aspettare con ansia i saldi e poi scoprire che tutto quello che vorresti o non è in saldo o non c’è la taglia, una metafora della vita. (RubinoMauro, Twitter)

I saldi sono quella cosa che uniscono diverse generazioni, non mi riferisco ai clienti ma ai fondi di magazzino. (ItsCetty, Twitter)

Quando i giornali parlano di "Corsa ai saldi" io vi immagino scattare velocissimo dal divano al pc per ordinare cose online. (p_episcopo, Twitter)

Ho iniziato la corsa ai saldi ma sono subito inciampato nel letto. (p_episcopo, Twitter)

- Amore... Ho controllato... Devo dirti una cosa...
- Dimmi... 😖
- Domani iniziano i saldi
- MA NON POTEVI ESSERE INCINTA COME TUTTE?!
(diodeglizilla, Twitter)

Comincio a pensare che la gente vada in giro con delle buste vuote per farmi credere che ai saldi solo io non trovo nulla. (RubinoMauro, Twitter)

Primo giorno di saldi, come trasformare una dolce fanciulla in Rambo II la vendetta. (ItsCetty, Twitter)

Se in un mondo parallelo non esistono i saldi, per la donna il mondo parallelo non esiste. (Totonno1980, Twitter)

Ma in giro ci sono i saldi o fuggono da Godzilla? (marcosalvati, Twitter)

Oggi comincia quell'isteria di massa chiamata "saldi" e gente che non usciva di casa dal '75 andrà a comprare roba che userà solo in casa. (m4gny, Twitter)

Consigli per saldi:
-Puntare obiettivo
-Farsi largo tra la folla
-Sfidare a duello la contendente
-Se perdi usa la mazza chiodata.
(ItsCetty, Twitter)

Fidarsi è bene, non farsi consigliare dalle commesse ai saldi inoltrati è meglio. (Comeprincipe, Twitter)

Durante i Saldi ci sono solo 2 taglie: quella Grande Puffo e quella Gabibbo. (RubinoMauro, Twitter)

- Amore mio, c'è qualcosa di più bello che me e te insieme?
- Sì, i saldi tutto l'anno.
(Ri_Ghetto, Twitter)

Gli uomini realizzano solo oggi che sono andati per mesi in palestra solo per reggere la borsa alle fidanzate in camerino durante i saldi. (m4gny, Twitter)

Dopo questi saldi, posso ufficialmente asserire d'essermi sposato un millepiedi. (Swanito75, Twitter)

Cose che non troverai mai
-L'anima gemella
-1 milione di euro
-I 2 € caduti tra il sedile e il freno a mano
-Una penna quando devono dettarti qualcosa al telefono.
-Il telecomando quando devi cambiare canale
-La tua taglia ai saldi
(IL__CAMALEONTE_, Twitter)

La mia voglia di fare doveva essere in saldi al 50% quando l'ho acquistata. Lascio sempre le cose a metà. (DIavolo, Twitter)

Il tipo che in stazione chiede sempre un euro ai passanti oggi chiedeva 50 cent. Glieli ho dati subito. Non volevo perdermi i saldi. (MaxMangione, Twitter)

Ho sprecato un'ora della mia vita a scegliere cosa comprare.
Alla fine ho preso capi della collezione nuova e capi non in saldo, sempre furbissima come una volpe stramazzata al suolo.
#Saldi
(_RoteFuchs, Twitter)

Ma avete visto che gente gira i primi giorni di saldi? Io a persone così non darei mai il consiglio "Sii te stesso". (David_IsayBlog, Twitter)

- Hai fatto acquisti con i saldi?
- Sì, ho preso delle magliette che desideravo da tanto, con l'80% di sconto!
- Che culo. E come ti stanno?
- Ai nani da giardino stanno benissimo!
(MaxMangione, Twitter)

Oggi mi trovate a fare volontariato nei banchetti di supporto psicologico ai fidanzati all'ingresso di Zara. #saldi (diodeglizilla, Twitter)

Se volevo piacere a tutti nascevo saldi di Luglio. (Ri_Ghetto, Twitter)

Capisci di essere diventato grande quando durante le feste non aspetti più Babbo Natale, ma i saldi. (Masse78, Twitter)

- Qual è il tuo super potere?
- Farmi piacere tra una pila di roba in saldo l'unica maglia a prezzo pieno. #saldi
(FranAltomare, Twitter)

Ora il dubbio è: lo compro domani a prezzo pieno o aspetto quattro giorni per i saldi e lo compro scontato ma di tre taglie più piccolo? (robgere, Twitter)

Sto andando per saldi. Ricordatemi così, triste ma con i vestiti della mia misura. (Barby_S_L, Twitter)

Finalmente i saldi. È rassicurante sapere che quello che non posso comprare costa meno. (Comeprincipe, Twitter)

Di saldi non ho neanche i principi, figuriamoci i soldi per fare shopping. (diodeglizilla, Twitter)

Arrivi ai saldi con 15 minuti di ritardo. Nel negozio è rimasto:
-5 Costumi in angora XXXL
-2 Woolrich fuchia a pois verde acido
-1 Commessa
(diodeglizilla, Twitter)

Quest'anno coi saldi ho risparmiato 230 euro. Non sono uscita di casa. (ItcCetty, Twitter)

Certo che la Madonna poteva aspettare un mesetto a partorire, almeno potevamo sfruttare i saldi per i regali di Natale. (postofisso2012, Twitter)

Vorrei che mi guardassi come io guardo il cartello 70% di Saldi. (Ri_Ghetto, Twitter)

So di negozi di scarpe da donna che per i saldi hanno predisposto zone di soccorso con aiuti di prima necessità per gli uomini. (MaxMangione, Twitter)

È più facile trovare un unicorno che passa per la cruna di un ago in un pagliaio, che la tua taglia durante i saldi. (dbric511, Twitter)

Vivi ogni giorno come fosse il primo dei saldi. (Ri_Ghetto, Twitter)

Per piacere, se potete evitate di andare su Amazon intorno alle sei che vorrei fare shopping con i saldi ma mi dà fastidio il casino. (diodeglizilla, Twitter)

I saldi di inizio anno sono la punizione divina per eccellenza:
Risparmi il 50% per comprare qualcosa che ti ricorda quanto sei ingrassato.
(IlFuGigiBi, Twitter)

- Cara non vorrei che per te lo shopping diventasse una malattia. Quando vedi un negozio aperto devi mantenere i nervi saldi
- SALDI?! DOVE?
(diegoilmaestro, Twitter)

Ho visto un uomo e una donna abbracciarsi felici.
Fate pure i cinici, ma qui si vede chiaramente che riparte la Serie A e iniziano i saldi.
(Zziagenio78, Twitter)

Indossi la M? La commessa farà ritorno con: la XXXXXXS, la XXXXXS, la XXXS, la S, la L, la XL e la XXL, la XXXXXXXXL, la XXZZXXYYXXLLMND, ma non con la M. La M è terminata. (DIavolo, Twitter)

Indossi la M. La M è disponibile. Hai scelto il colore blu. La commessa farà ritorno con il capo: color marrone, color pistacchio, color bradipo acetato, color liocorno, ma non con il colore blu. Il colore blu è terminato. (DIavolo, Twitter)

Indossi la M. La M è disponibile. Hai scelto il colore blu. Il colore Blu è disponibile. La commessa fa ritorno con il tuo articolo. Senza alcun difetto. La commessa ti dice che hai scelto l’unico capo che non è in saldi, ma a prezzo pieno. (DIavolo, Twitter)

Ho messo tutto nello zaino: Borraccia d'acqua, cibo in scatola, bussola, pietre focaie. Sono pronto per accompagnare mia moglie ai saldi. (MaxMangione, Twitter)

Dai saldi ho imparato che gnomi e unicorni sono più facili da trovare di una taglia L (darioloc81, Twitter)

Ai saldi ho visto una cosa che mi piace ma non c'era il tasto. (insopportabile, Twitter)

Nella 1ª versione della Divina Commedia, la scritta 'Per me si va tra la perduta gente', era posta all'entrata di un outlet durante i saldi. (dbric511, Twitter)

Ho promesso alla mia fidanzata che domenica gireremo per i saldi, quindi se avete in cantiere rivoluzioni o colpi di stato, fate presto. (diodeglizilla, Twitter)

L'importante è restare saldi. Aspettando che qualcuno ci acquisti. (alfcolella, Twitter)

Se un battito d'ali di farfalla può provocare un uragano, non oso immaginare cosa potranno creare oggi le donne in giro per i saldi. (Masse78, Twitter)

Ai saldi ho dovuto accontentarmi di quello che ho trovato
Ho preso un tailleur fiorato taglia 36
A casa avevo finito le pezze per la polvere
(diodeglizilla, Twitter)

Nessuno di noi sa cosa vuole nella vita finché non arrivano i saldi. (David_IsayBlog, Twitter)

Circondatevi solo di persone che vi facciano sentire indispensabili. Esatto, circondatevi di mogli disoccupate durante i saldi. (Comeprincipe, Twitter)

Secondo recenti studi, Teseo non fu imprigionato nel labirinto del Minotauro ma bensì in un outlet durante i saldi. (dbric511, Twitter)

La donna ai saldi prende: 45 vestiti, 67 cappotti, 95 borse, 136 scarpe, 353 accessori da abbinare. L'uomo: le 696 borse della donna.
(TweetDaRidere, Twitter)

"SALDI" è la versione femminile moderna di "Al mio segnale, scatenate l'inferno" (unFabbioACaso, Twitter)

Peccato non si possa approfittare dei saldi per pagare le conseguenze. (Vibes_San, Twitter)

Se Darwin ci avesse studiato da Zara durante i saldi, avrebbe bruciato tutte le sue teorie e si sarebbe suicidato. (David_IsayBlog, Twitter)

La cosa che mi fa più paura dei saldi sono i giochi di parole orribili che leggerò.
Si saldi chi può.
(Zziagenio78, Twitter)

Me la immagino la delusione sulla faccia di un cinese che entra in un negozio per i saldi e dentro non ci trova gli abitanti della Sardegna. (DisagiatoComune, Twitter)

Ho aspettato così tanto per un camerino che quando è toccato a me i vestiti erano passati di moda. (ItsCetty, Twitter)

- Sei andato all'outlet durante i saldi?! Wow! E cos'hai trovato? ;)
- L'uscita, per fortuna.
(dbric511, Twitter)

Passano la vita a dirci di "Non dare mai nulla per scontato", poi arrivano saldi e vorrebbero che fossimo coinvolti ed eccitati. (darioloc81, Twitter)

Ah, i saldi... I negozi pieni, le strade rumorose, le vetrine colorate, l'attesa, l'isteria, gli spintoni, i calci, le ambulanze. (dbric511, Twitter)

Le cose scontate mi interessano solo nel periodo dei saldi. (RudyZerbi, Twitter)

Acquisti dopo una giornata di saldi:
Lei: una tredicesima di vestiti, scarpe e biancheria.
Lui: un panino perché aveva fame.
(TristeMietitore, Twitter)

Un pensiero alle donne uccise da altre donne il primo giorno dei saldi. Avete combattuto con onore. R.I.P. (FranAltomare, Twitter)

"Sempre caro mi fu quest'ermo colle...". Se ne deduce che i saldi son nati dopo Leopardi. (Zziagenio78, Twitter)

Il Diavolo, durante i saldi, è quando rimangono solo XXL della maglietta che tanto desideravi. (DIavolo, Twitter)

Amore è accompagnare la propria moglie a fare shopping durante i saldi senza dire una parola fuori posto. (CannovaV, Twitter)

I saldi sono quella cosa di cui puoi approfittare solo se pesi 30 kg o se ne pesi 300. (dbric511, Twitter)

- Ho trovato una cosa bellissima ai saldi
- Cosa?
- Starmene a casa pensando alla gente che si prende a gomitate per una mutanda a 3 euro.
(diodeglizilla, Twitter)

Ho trovato una ragazza a cui non piacciono i saldi. Non la cambierò mai. Tranne forse con due ragazze a cui non piacciono i saldi. (m4gny, Twitter)

Siate saldi ma non siate scontati. (egowalter, Twitter)

- Hai preso qualcosa ai saldi?
- Quattro incazzature con la mia ragazze e una multa per divieto di sosta portandola in giro.
(diodeglizilla, Twitter)

Ci sono solo due momenti in cui le donne sono spietate:
1) Durante i saldi invernali
2) Durante i saldi estivi
(Zziagenio78, Twitter)
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Differenza tra Saldi, Sconti e Vendite promozionali



Sentiamo nei notiziari che è tempo di saldi, leggiamo nelle vetrine dei negozi che ci saranno sconti imperdibili e vendite promozionali pazzesche... Essi sono termini molto simili che la clientela dei negozi spesso tende a recepire allo stesso modo ma, nel caso ci fosse una differenza, di quale si tratta?


SALDI = si applicano sulla merce rimasta alla fine di una partita, di un periodo, che viene messa, appunto, in vendita ad un prezzo inferiore (in certi casi anche più del 50%) rispetto a quello originario allo scopo di terminarla. Solitamente avvengono in due periodi dell'anno: a inizio gennaio dopo le feste natalizie per l'abbigliamento invernale ed i primi di luglio per quello estivo. I saldi, inoltre, sono regolati anche da leggi che impongono le date di inizio nelle principali città Italiane. Il commerciante ha l'obbligo di esporre il prezzo prima e dopo lo sconto e lo sconto indicato in percentuale, deve dividere in modo netto e chiaro le merci a saldo da quelle non scontate e dare la possibilità di cambio in garanzia dei capi difettosi.


SCONTI = la parola "sconto" è riferibile a più ambiti, ad esempio quello economico, commerciale, bancario, mercantile ecc. Generalmente per sconto si intende il minor prezzo pagato dallo scontante, a fronte di un beneficio concesso allo scontatario.


VENDITE PROMOZIONALI = sono delle vendite di beni (per intenderci può essere una capo d'abbigliamento o un accessorio) ai quali vengono applicati dei ribassi di prezzo in genere per fare pubblicità al negozio in determinati periodi dell'anno (magari sotto le festività) o per risollevare l'economia del negozio stesso durante un periodo di crisi (un esempio è quello della liquidazione). Difficilmente si trovano vendite promozionali per i prodotti appena usciti sul mercato, appunto perché sono nuovi e non necessitano di ulteriore pubblicità. Il commerciante deve per legge indicare il prezzo normale di vendita, la percentuale di sconto e a sua discrezione indicare anche il prezzo finale di vendita a seguito dello sconto o ribasso. Non è necessario che il commerciante faccia alcuna comunicazione al Comune per questo tipo di messaggio pubblicitario ma non gli è consentito utilizzare nel periodo delle promozioni la parola "saldi" o qualunque altro termine che possa creare confusione alla clientela.


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Inferno Canto 27 - Analisi e Commento




Analisi del canto

Il canto di Guido da Montefeltro
Il canto è complementare al precedente:
  • completa la sequenza narrativa della bolgia dedicata ai consiglieri fraudolenti;
  • sviluppa da un nuovo punto di vista, nell'implicito confronto fra Ulisse e Guido da Montefeltro, il tema dell'intelligenza e astuzia umana non sostenuta da virtù religiosa;
  • secondo uno schema tipico dell'opera, affianca a un personaggio famoso della storia antica o del mito classico (Ulisse) una figura altrettanto nota nella storia e nella cronaca contemporanea: tale era Guido da Montefeltro ai tempi di Dante;
  • i protagonisti hanno svolto analoghe funzioni sociali, in quanto entrambi uomini d'armi e astuti politici.

La struttura del canto è organizzata in tre momenti ben distinti:
  1. l'incontro e l'approccio con Guido (vv. 1-33);
  2. l'articolata trattazione geo-politica di Dante sulle terre di Romagna (vv. 36-54);
  3. il racconto di Guido sulla sua condizione di dannato (vv. 61-129).


Il gioco dell'equivoco
Come nel caso di Niccolò III, anche il dialogo con Guido è costruito sull'equivoco: egli è convinto di parlare con un dannato, e per questo svela a Dante la propria infamia, che mai vorrebbe fosse conosciuta sulla terra. L'espediente accentua la tensione psicologica del racconto e ci conferma l'attenzione degli spiriti a conservarsi buona memoria in terra. Ma ha soprattutto un valore morale: l'astuzia che vale in terra non ha più efficacia ormai, e Guido stesso cade vittima dell'inganno.


Il tema geografico-politico: luoghi e tiranni di Romagna
Nel rispondere alla domanda di Guido da Montefeltro sulle attuali condizioni della Romagna, Dante percorre i luoghi di quella terra e disegna un quadro della cronaca storica del suo tempo. È uno dei passi più famosi di geografia politica in versi, un «sottogenere» che nella Commedia andrà a comporre una mappa morale dell'intera società civile europea del tempo. La figura di Guido da Montefeltro. L'atteggiamento di Dante verso Guido da Montefeltro è perlomeno di rispetto: gli attribuisce un parlare cortese (vv. 19-24) e un profondo amor di patria (vv. 25-30), e assume nei suoi confronti toni pacati (vv. 5557). Tale giudizio è probabilmente giustificato dal riconoscimento delle sue virtù politiche, dalla sincerità dei suoi sentimenti di patria, e soprattutto dalla finale conversione alla vita monastica che avrebbe riscattato le colpe dei suoi ambigui comportamenti: Guido era infatti morto nel 1298 in odore di santità. Ma l'ambiguità ritorna a dannarlo definitivamente, e proprio nell'invenzione dantesca del suo estremo inganno. Da qui deriva la contraddittorietà del personaggio, vittima di un più malvagio inganno: quello proposto e imposto da Bonifacio VIII. In questo senso, la dannazione di Guido diventa strumento per mettere in risalto quella dell'odiato pontefice.
Il tema generale è comunque sempre quello dell'ingegno umano e del suo giusto impiego, come nel canto precedente. Ma in Ulisse il desiderio di conoscenza era pur un desiderio nobile, degno di ammirazione, mentre in Guido si incarna proprio la specificità del peccato punito nella bolgia l'uomo d'arme è infatti campione d'astuzia, più che della forza si serve di mille accorgimenti, volti a tessere intrighi politici e contraddizioni di parte. Più ancora amara e perfino beffarda suona allora l'ultima contraddizione che cattura e danna Guido, ormai convertito, per opera di Bonifacio VIII.


L'atto di accusa contro Bonifacio VIII
Il racconto di Guido diventa uno dei più violenti atti di accusa contro il papa nemico di Dante. Viene maledetto con toni di amara esecrazione (v. 70, il gran prete, a cui mal prenda!), viene denunciato come il principe d'i novi Farisei (v. 85), viene accusato di non attendere ai sacri doveri di capo della Chiesa (vv. 85-93), e diventa grande tentatore e corruttore, abusando dei propri poteri (vv. 94-105). Dante prosegue così l'indignata condanna di Bonifacio VIII, trasformando uno spirito dannato in vittima della sua malvagità.


L'assoluzione dai peccati
Il destino drammatico di Guido serve a Dante per mettere a fuoco anche la questione dell'intenzionalità del peccato, del pentimento e dell'assoluzione. Non ci si può pentire e al contempo voler peccare, per la contradizion che nol consente (v. 120). Guido non doveva dunque cadere nella trappola di Bonifacio VIII che promette assoluzione anticipata per un peccato che si deve ancora commettere. L'episodio mette in discussione anche il potere assolutorio del papa e in generale della Chiesa, quando viene usato con intenzioni pretestuose.


Il contrasto di s. Francesco con il diavolo
I versi 112-123 propongono una situazione tipica della cultura del tempo: la contesa fra santi e diavoli per il possesso dell'anima di un peccatore è frequente nella poesia religiosa (ricordiamo almeno le Laudi di Jacopone da Todi). Dante riproporrà la stessa situazione nel caso del figlio di Guido, Buonconte da Montefeltro, ma con esito opposto.



Commento

Nell'ottava bolgia, disseminata di lingue di fuoco, Dante trova un consigliere fraudolento suo contemporaneo: Guido da Montefeltro. L'incontro permette al poeta di raccontare le complesse e drammatiche vicende dei principi di Romagna e di riflettere su un tema a lui caro: il rapporto tra colpa e libera volontà umana. Il canto s'incentra sulla diabolica azione di Bonifacio VIII, maestro di dannazione eterna. Il disprezzo per il nemico di sempre assume, in questi versi, la tonalità cupa di una condanna irreversibile, sia umana sia divina, e Dante si sente tanto più vicino a quegli spirituali, tra cui Jacopone da Todi, che contrastarono le azioni politico-militari del papa teocratico. Se il dannato che parla è Guido da Montefeltro, politico astuto al di là di ogni legge morale, anticipazione di quella figura di potente che disegnerà poi il Machiavelli nel Principe, l'episodio si concentra sulle trame e sulla bramosia di potere di Bonifacio VIII. Dopo una vita di inganni, Guido decide di vestire il saio francescano ma, sulla strada della salvezza, s'imbatte nel principe d'i novi Farisei. Questi lo induce a fornirgli quel consiglio fraudolento, cioè promettere molto e mantenere niente, che permette a Bonifacio VIII di prendere possesso delle fortezze dei Colonna. Se l'ottavo comandamento («non dire falsa testimonianza») è stato del tutto violato, Guido ha però l'attenuante che il papa lo ha assolto in anticipo, abusando in maniera sacrilega di una facoltà che non poteva essergli concessa. Lo apprenderà poi con chiarezza dalla viva voce del nero cherubino (= diavolo) che spiegherà a lui, e anche all'incredulo San Francesco, giunto per condurre l'anima di Guido in cielo, che né pentere e volere insieme puossi per la contradizion che nol consente (non è possibile, cioè, pentirsi del male e nello stesso tempo volerlo, per la contraddizione logica presente). La lucida logica del demonio ha scardinato l'impalcatura contorta e tendenziosa del gran prete, mettendo a nudo ciò che da sempre anche Guido avrebbe saputo, se solo più sincera e profonda fosse stata la sua voglia di purezza. Probabilmente in lui non si è mai pienamente realizzata la metamorfosi dal peccato alla santità, obiettivo perseguito più formalmente che sostanzialmente. Per Guido si può dire alla lettera che l'abito non abbia fatto il monaco, e il suo scaricare tutta la colpa sul papa non fa che ribadire il modesto livello di responsabilità morale posseduta. La scena di questi due anziani maneggiatori delle vicende storico-politiche del tempo appare fosca e inquietante. Essi tramano nel segreto della confessione, ubriaco di potere temporale l'uno, incapace di dominare l'antica voglia di ingannare l'altro, mettendo a nudo i vizi nascosti di un potere occulto. La denuncia politica, umana e religiosa si amplia alla necessità che il male vada rifiutato anche nel segreto del proprio cuore. Tragico sarà perciò il risveglio di Guido da Montefeltro, allorché si troverà nelle grinfie del nero cherubino e non potrà dire altro che: son perduto.
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