Inferno Canto 32 - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del trentaduesimo canto dell'Inferno (Canto XXXII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Incontro con Ugolino e l'arcivescovo Ruggieri, illustrazione di Gustave Doré

Le rime aspre e chiocce
Con questa espressione, nell'invocazione iniziale alle Muse (v. 1), Dante fa riferimento allo stile e al linguaggio necessari per trattare argomenti tanto crudi quanto profondi come il punto più basso dell'abominio e della corruzione umana. È la richiesta di un'ispirazione sicuramente realistica e «comica», ma anche di una poesia dottrinale e concettuale in grado esprimere le verità del Male.


Il Cocito, luogo di tensione e odio
Incombe nella zona estrema dell'Inferno un'atmosfera tesa di odio, cui non sfugge lo stesso Dante, che sferra un calcio in faccia a uno dei dannati, poi lo minaccia tirandolo per i capelli, infine lo maledice. Poco prima due fratelli cozzavano bestialmente l'un contro l'altro; e Bocca degli Abati, dopo aver resistito con rabbia alla violenza di Dante, si vendica su Buoso da Duera. Nessuna pietà, solo odio si respira in Cocito, dove nessuno più vuole essere ricordato nel mondo poiché per un traditore significherebbe solo accrescere il marchio d'infamia.


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