Inferno Canto 28: analisi, commento, figure retoriche


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del ventottesimo canto dell'Inferno (Canto XXVIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

In questo canto sono puniti i seminatori di discordie (cioè coloro che in vita hanno seminato scandalo e scisma). Inoltre Dante incontra Maometto, Pier da Medicina, Mosca dei lamberti e Betram del Bornio.



Analisi del canto

La poesia delle armi
È il canto della guerra e delle armi, uno dei temi più importanti dell'alta poesia. Bertran de Born, militare e poeta francese, ispira Dante a proporsi come il Bertran italiano dato che l'Italia fino a quel momento non aveva nessun illustre rappresentante, e ovviamente si considera superiore in quanto a coscienza etica perché tratta anche l'aspetto negativo delle armi. Nomina guerre di grandi importanza (le guerre dell'antica Grecia, dell'antica Roma) a guerre poco note paragonate alle precedenti che però sono molto importanti per Dante.


La crudezza della rappresentazione
Caratterizzano il canto le immagini raccapriccianti dei mutilati: dai nasi mozzati ai ventri sbudellati, al busto tronco che tiene il capo per le chiome. Tale crudo realismo è lo specchio di un'angoscia profonda per i violenti costumi contemporanei, più che una morbosa descrizione.


Il contrappasso
Di esemplare chiarezza è qui l'applicazione del contrappasso per i seminatori di discordia. Maometto provocò una frattura profonda nella società del tempo, e quindi è squarciato dal mento alle natiche. Bertran de Born divise persone unite da vincoli di sangue, e ora porta la testa divisa dal corpo: è lui stesso che invita Dante a osservare la simmetria tra colpa e punizione (vv. 136-142).


La cronaca e le profezie
La comprensione del canto è condizionata alla conoscenza dei riferimenti ai fatti di cronaca che lo caratterizzano. A questi si rifanno anche la profezia di Maometto nei confronti di Fra' Dolcino, e quella di Pier da Medicina rispetto all'omicidio dei due patrioti di Fano.



Le figure retoriche

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del ventottesimo canto dell'Inferno. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 28 dell'Inferno.


Chi poria mai = anastrofe (v. 1). Cioè: "chi mai potrebbe".

Chi poria mai pur con parole sciolte dicer = iperbato (vv. 1-2). Cioè: "chi mai potrebbe descrivere...".

Di Puglia = sineddoche (v. 9). La parte per il tutto, di Puglia invece di dire meridione o sud d'Italia.

Come Livio scrive = anastrofe (v. 12). Cioè: "come scrive Livio".

Dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo = anastrofe (v. 18). Cioè: "dove il vecchio Alardo vince senza ricorrere alle armi".

E qual forato suo membro e qual mozzo mostrasse, d’aequar sarebbe nulla il modo de la nona bolgia sozzo = iperbole (vv. 19-21). Cioè: "e se ognuno di questi morti mostrasse le sue membra ferite o mozzate, non sarebbe sufficiente a eguagliare la ripugnante condizione della nona Bolgia".

Già veggia, per mezzul perdere o lulla, com’io vidi un, così non si pertugia, rotto dal mento infin dove si trulla = similitudine (vv. 22-24). Cioè: "Una botte, priva della doga mediana del fondo o laterale, non è bucata così come io vidi un peccatore tagliato dal mento fin dove si scorreggia".

Dal mento infin dove si trulla = metonimia (v. 24). L'effetto per la causa, "fino a dove si scorreggia" anziché dire "fino all'ano".

Seminator di scandalo e di scisma fuor vivi = anastrofe (vv. 35-36). Cioè: "in vita furono seminatori di scandali e scismi".

L’un piè per girsene sospese = anastrofe (v. 61). Cioè: "alzò un piede per andarsene".

Che forata avea la gola = anastrofe (v. 64). Cioè: "che aveva la gola forata".

E tronco ’l naso = anastrofe (v. 65). Cioè: "e il naso tagliato".

Gittati saran = anastrofe (v. 79). Cioè: "saranno gettati".

Quel traditor che vede pur con l’uno = perifrasi (v. 85). Per indicare Malatestino I Malatesta, soprannominato dell'Occhio o il Guercio per il fatto che aveva perso un occhio.

Veduta amara = sinestesia (v. 93). Sfera sensoriale della vista e del gusto.

Oh quanto mi pareva sbigottito con la lingua tagliata ne la strozza Curio = iperbato (vv. 100-102). Cioè: "Oh, quanto mi sembrava sbalordito Curione, con la lingua mozzata in gola".

Ricordera’ti = anastrofe (v. 106). Cioè: "ti ricorderai".

Trista e matta = endiadi (v. 111).

Greggia = sineddoche (v. 120). Il singolare per il plurale.

Quei sa che sì governa = perifrasi (v. 126). Cioè: "lo sa Colui (Dio) che lo rende possibile".


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