Mappa concettuale: Società industriale del primo 1800



La società industriale del primo 1800 è divisa in classi sociali con poca mobilità sociale, per cui le diseguaglianza rimangono:

- La borghesia capitalistica, cioè la classe dirigente che investe capitali per produrre profitti (= nuovi capitali).

- Il proletariato agricolo e industriale, che cede la sua forza lavoro in cambio di un salario. È composto da operai che lavorano 10-12 ore al giorno, in isolamento, in condizioni precarie e senza tutela.


Per cui nasce la questione sociale:
Con la lotta operaia (in ritardo in Italia e Germania rispetto a Inghilterra, Francia e Belgio). I cui obiettivi sono aumento dei salri, riduzione delle ore di lavoro, diritto di associazione, diritto di sciopero.
Con le richieste politiche (diritto di voto e voto segreto),
Con le prime organizzazioni operaie, dal 1833 Trade Unions, società di mutuo soccorso e i sindacati di mestiere.
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Mappa concettuale: 2° rivoluzione industriale



Le cause della seconda rivoluzione industriale sono l'eccesso di offerta, la grande depressione, la ristrutturazione capitalistica.

Dal 1873 per 20 anni diminuiscono la produzione che è la quantità di lavoro per ogni ora lavorativa o per addetto; i prezzi perché se l'offerta supera la domanda i prezzi scendono.

Il mercato è dominato da pochi e grandi gruppi industriali che controllano i vari settori (monopoli), non ci sono più piccole o medie imprese in concorrenza fra loro.
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Mappa concettuale: Le masse e la politica tra 1800 e 1900



La società di massa porta al diritto di voto (suffragio universale), produce nuove forme di rappresentanza politica che portano alla crisi del partito liberale per i sindacati e i partiti di massa come socialisti (rivoluzionari per la lotta di classe e riformisti) e cattolici (di ogni classe sociale, in sintonia con la "rerum novarum" del papa).

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Mappa concettuale: Continenti inizio 1900



Gli Stati Untii abbandonarono l'isolazionismo stabilendo un'egemonia sull'America Latina che iniziò a modernizzarsi. Gli U.S.A diventano la 1° potenza industriale con squilibri tra ricchi e poveri, conflitti razziali, delinquenza e, inoltre riprese il Ku Klux Klan.

Il Giappone diventò una grande potenza vincendo la guerra contro la Russia nel 1904-1905. L'India iniziò la lotta di liberazione dagli inglesi. Questi tuttavia modernizzarono strade e ferrovie e affidarono l'amministrazione a dirigenti indiani che contribuirono all'indipendenza dell'India.

Nella Cina sottoposta agli Europei scoppiò la rivolta dei Boxer annientati nel 1901.

Tra il 1884 e il 1914 le potenze europee si divisero il mondo aprendo l'epoca dell'imperialismo.. Francesi e portoghesi imposero ai popoli dominati lingua e cultura (dominazione diretta). Gli inglesi rispettarono ciò che non era in conflitto con loro (dominazioni in diretta), con scopo comune lo sfruttamento economico con mezzi autoritari e violenti.

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Mappa concettuale: Verso la 1° guerra mondiale



Agli inizi del 1900 si intensificano:

- La lotta di classe con scioperi contro la catena di montaggio che crea disoccupazione. Nel 1906 il padronato ottiene leggi anti-sciopero, perciò il partito socialista si allarga ai contadini e alle minoranze, anche la chiesa fonda sindacati cattolici.

- Il nazionalismo basato su autoritarismo, individualismo, militarismo, razzismo, antisemitismo (alla quale gli ebrei contrappongono sionismo che predica la fine della diaspora e il ritorno in Palestina).



Il nazionalismo tra il 1882 e il 1904 spaccò l'Europa in due fronti:

- La triplice alleanza (Italia, Austria e Germania) con un nazionalismo violenti che sfociò nel pangermanismo.

- La triplice intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia).


In Italia si sviluppa l'irredentismo che rivendica Trento e Trieste sotto L'Austria.

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Mappa concettuale: Giolitti e la Libia



Il liberale Giolitti governò l'Italia dal 1903 al 1913 con due obiettivi: riconcialiare stato e proletariato con le riforme e il suffragio universale maschile e, industrializzare l'Italia. Trascurò invece il meridione dove crebbero miseria ed emigrazione.

Per avere i voti del sud Giolitti si alleò con i proprietari terrieri ricorrendo alla corruzione elettorale gestita dalla mafia. Ebbe inizio la collaborazione fra stato-mafia.

Nel 1911 dichiarò guerra alla Turchia e occupò la Libia. Esaltate dalla vittoria le Destre chiesero la fine del sistema parlamentare. Nel 1914 Giolitti si dimise e fu sostituito da Salandra.

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Mappa concettuale: La grande guerra



Il 29 giugno 1914 a Sarajevo in Serbia un nazionalista uccide l'erede al trono Francesco Ferdinando, così l'Austria dichiara guerra alla Serbia e ha inizio la 1° guerra mondiale (1914-18).

Le cause della grande guerra sono: la questione balcanica, cioè la voglia d'indipendena di greci, slavi e rumeni dagli imperi austro-ungarico e turco; i contrasti fra nazioni per il potere sui territori e i contrasti fra sociali scatenati da paura del socialismo e rafforzamento delle destre nazionaliste.
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Mappa concettuale: Positivismo



Il positivismo nasce dal 1850 in Francia, chiamato così dal filosofo Saint Simon, per indicare il metodo delle scienze positive (matematica, fisica e scienze naturali). Fondato su osservazione, sperimentazione, verifica e prova dei fatti, già chiamato "positivo" nel primo '800 dal filosofo Comte perché opposto al negativo occulto e divino. Metodo scientifico da applicare alla società e all'uomo, nascono la sociologia e la psicanalisi.

Il positivismo considera l'arte un nuovo bisogno di realismo.

Il positivismo si diffonde con lo storico Taine e le sue riflessioni di estetica (= filosofia dell'arte) per cui l'arte nasce dal contesto di un individuo. Si diffonde anche con il sociologo Durkheim, per lui la coscienza collettiva (= idee comuni) determina le azioni dei singoli.

In Italia ha come esponenti il filosofo Roberto Ardigò, lo storico Pasquale Villari, il medico criminologo Cesare Lombroso, inventore della antropologia criminale, naturalmente smentita in seguito ma antenata dell'odierna criminologia.

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Mappa concettuale: Darwin - Teoria dell'evoluzione



La teoria dell'evoluzione è formulata da Darwin, biologo e naturalista inglese (1809-1882), nelle opere L'origine della specie (1859) e L'origine dell'uomo (1871).

Nel primo dice che le specie non sono fisse ma variano trasmettendo geneticamente e casualmente le variazioni che creano nuove specie; che la diversità di risorse disponibili genera conflitti fra esseri viventi, perviene così la legge della selezione naturale, ovvero sopravvive il più forte.

Nel secondo dice che l'uomo è il risultato di un'evoluzione: tutti i mamiferi hanno embrioni simili per cui si può pensare ad un origine comune, l'uomo non è creato da Dio ma da una evoluzione, deriva da una scimmia,. Come le altre teorie di Darwin fece scandolo fra i teologi, perché in contrasto con la tesi creazionistica.

La teoria dell'evoluzione è importante nel positivismo per l'influenza sulle nuove scienze umane: economia, sociologia, psicologia, antropologia.

La teoria dell'evoluzione fu alla base della filosofia di Spencer (1820-1903), secondo cui questa teoria regola anche le società umane, fu il cosidetto darwinismo sociale, base per il razzismo.
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Mappa concettuale: Karl Marx e il socialismo scientifico



Karl Marx (1818-1883) sviluppa un'altra teoria razionalista, ovvero il materialismo storico, esposto nel Manifesto del partito comunista (1848) e nel Capitale (1867), tratta del profitto capitalistico che aumenta: più si sfrutta la forza lavoro ma è destinato a fallire per le ovvie ribellioni. Marx fa un'analisi dell'evoluzione della borghesia che ha prodotto il proletariato ed è destinata a soccombere. Il filosofo tedesco sostiene che ogni società è stata caratterizzata dalla lotta di classe, perciò diede impulso alle grandi rivoluzioni socialiste e comuniste del '900.

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Mappa concettuale: Nichilismo di Friedrich Nietzsche


Il nichilismo di Friedrich Nietzsche, filosofo (1844-1900), fa parte di un'idea irrazionalistica che mette in discussione l'ottimismo del pensiero positivista, interpreta la sfiducia nella ragione della borghesia.

Il nichilismo, dal latino "nihil" (= nulla), si nega la consistenza di qualsiasi valore e l'esistenza di qualsiasi verità. Nietzsche fu uno dei più grandi contestatori del suo tempo e profeta delle tragedie imminenti. Egli smonta e distrugge credenze, miti e morale dell'occidente.

In "Così parlò Zarathustra" (1883-85) egli formulò il concetto di "superuomo", cioè un uomo nuovo, libero dai condizionamenti imposti dall'alto, che si impegna a realizzare totalmente se stesso.

Una uguale lettura della vita umana è espressa nelle opere "Al di là del bene e del male" (1886) e "Genealogia della morale" (1887), dove afferma che la morale limita l'espressione dei più dotati, a favore dei mediocri.

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Mappa concettuale: Freud e la nascita della psicoanalisi



Il neurologo austriaco Sigmund Freud (1856-1939) è il fondatore della psicoanalisi, che tenta di curare i disturbi mentali. Condusse decisive ricerche nel campo delle scienze umane, scoprendo l'inconscio (processi psichici sotto la soglia della coscienza non conoscibili con un atto di volontà ma in analisi) che condiziona l'attività cosciente dell'uomo.

Scoprì anche l'importanza della sessualità nella psiche, il concetto di libido, secondo cui il bambino piccolo ha già un'intensa sessualità verso la madre se maschio (complesso di Edipo) e verso il padre se femmina (complesso di Elettra) che generano gelosia per lo stesso sesso e senso di colpa.

Il concetto di libido nell'infanzia portò ad affermare una sessualità slegata dall'istinto di procreazione, fatto rivoluzionario contro la morale comune e il sapere del tempo, che provocò reazioni violente.
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Mappa concettuale: Freud e i 3 livelli psichici



Sigmund Freud individua 3 livelli nella psiche, per cui la ragione non è più la forza tramante dell'uomo ma solo una componente.

ES che è l'inconscio con gli istinti, le paure e i traumi che la coscienza rimuove.

IO che è la coscienza di sé fatta di ricordi.

SUPER-IO che sono le norme morali e gli insegnamenti, funzione di controllo della coscienza e funzione repressiva.


Il mancato equilibrio dei 3 livelli genera la nevrosi, per eliminarla l'analista deve decifrare l'inconscio, per Freud è possibile attraverso i sogni, da cui l'opera L'interpretazione dei sogni (1900).

L'analista usa seduta di psicoanalisi, cioè un dialogo fra medico e paziente.

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Mappa concettuale: Henri Bergson



Henri Bergon (1859-1941), filosofo francese, critica il positivismo tentando di unire scienza e religione. Per lui sono fondamentali il problema del tempo e il problema della conoscenza.

Il problema "tempo" è concepito in due modi:
1) successione di momenti fermi, uguali e distinti come una linea nello spazio,
2) durata pura  (tempo interiore simultaneo), cioè nel presente, il ricordo del passato e il presagio del futuro, che avrà seguito nella narrativa con gli scrittori Proust, Joyce, Svevo, Pirandello.

Il problema "conoscenza" concepito in due modi:
1) conoscenza esterna, superficiale come strumento di analisi nelle scienze naturali.
2) conoscenza interiore che lui chiama intuizione e fa capire come opera la mente. L'intuizione recepita dai simbolisti francesi, ed è alla base della conoscenza profonda della realtà.

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Mappa concettuale: Realismo



Il realismo (1830-1880) è contemporaneo al positivismo, riguarda la poetica e il romanzo che rappresentano la realtà in maniera concreta e oggettiva sino a finire con l'inizio del decadentismo.

Il romanzo è la letteratura più diffusa perché è strumento di analisi della realtà sociale, risponde ai gusti del lettore di cultura media, è espressione della borghesia della quale il teatro rappresenza la vita quotidiana.



Il realismo è formato da due correnti: il naturalismo in Francia e il verismo in italia.

Gli esponenti del naturalismo sono: Honoré de Balzac, Gustave Flaubert, Edmond e Jules Goncourt, Emile Zola.

Gli esponenti del verismo sono: Luigi Capuana, Giovanni Verga, Federico De Roberto, Grazia Deledda, Federigo Tozzi.

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Mappa concettuale: Naturalismo



Il naturalismo ha come maggiori esponenti in Francia i fratelli Edmond e Jules De Goncourt (1822-1986) che raccontano la vita quotidiana a Parigi delle classi più povere e dei soggetti più brutti e deformi.

Il naturalismo esposto nel romanzo dei Goncourt dal titolo Germinie Lacerteux (1865), deve avere queste caratteristiche: essere vero, raccontare i fatti raccolti dalla strada, dare dignità letteraria alle miserie dei poveri, avere stessa dignità della storia, riflettere i cambiamenti sociali di un epoca.

Il naturalismo rifiuta la letteratura d'evasione e promuove una letteratura d'impegno democratco e di valore morale.

Il naturalismo ha come caposcuola Emile Zola che in una villa di Medan incontra Giovanni Scrittori e scrive "Le serate di Medan" (1980), fra loro Huysmans e Guy De Maupassant. Diventa famoso con il crudo romanzo "L'assomoir - L'ammazzatoio", storia di alcolismo. Nel 1880 pubblica "Il romanzo sperimentale", raccolta di teorie sul naturalismo, secondo cui il romanziere deve applicare il metodo sperimentale ai fenomeni morali e spirituali, osservare i caratteri umani nel loro ambiente così che il romanzo sia come il verbale di un esperimento, essere del tutto impersonale, guidare intelletto e passioni per migliorare la società, funzione sociale della letteratura.

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Mappa concettuale: Teatro del secondo Ottocento



Il teatro del 2° Ottocento rappresenta la società borghese, il sociale e il quotidiano con i problemi familiari, di coppia e di denaro. Applica il naturalismo con Henry Becque (1837-1899) a partire dall'opera "I corvi" 1882, seguita da "La parigina" 1885, ritratto del libertinaggio.

Ha in Italia autori di drammi borghesi come Giuseppe Giacosa (1847-1906) e Marco Praga (1862-1929) legati alla scapigliatura piemontese che rappresentano il triangolo marito, moglie e amante.
I drammi borghesi sono meglio rappresentati nel teatro scandinavo da Henrik Ibsen che ne denuncia le contraddizioni e il maschilismo.

Vede il successo del teatro dialettale i cui esponenti furono il torinese Barsezio, il veneziano Giacinto Gallina, il napoletano Salvatore di Giacomo.

Nel 1884 inizia il teatro verista con i drammi di Giovanni Verga.

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Mappa concettuale: Verismo



Il verismo nasce in Italia sotto l'influsso del realismo europeeo. Si ispira a Flaubert, Dickens, Dostoevski, Tolstoj e in particolare a Emile Zola. ontribuisce alla nascita del verismo a Milano mentre i suoi maggiori rappresentati sono del sud, dove arretratezza e degrado sono la fonte del romanzo verista.

Il verismo ebbe un carattere regionale e provinciale per le differenza culturali. Il suo primo teorico fu Luigi Capuana (1839-1915), critico letterario del Corriere della Sera, che volle raccontare i costumi del tempo, la vita italiana dal vero, con la tecnica del dialogo impersonale inserendo fantasia e immaginazione.

Il verismo ha come caposcuola Giovanni Verga, che espresse nei malavoglia i suoi principi: fatti veri, ricostruzione scientifica dei processi psicologici visibili in azione e comportamenti, straniamento o eclissi dell'autore, ovvero il divario dello scrittore (autore) e del narratore (personaggio), scompara il narratore esterno e parlano e vedono i personaggi.

Il verismo ha come esponenti Federigo Tozzi, Matilfe Serao, De Roberto, Grazia Deledda.

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Mappa concettuale: Verga - Poetica



Giovanni Verga (1840-1922) pensa che il verismo autentico si attua solo nella forma con osservazione lucida del vero. Per lui la scientifica deve essere impersonale, reale e visibile. L'autore deve scomparire come i suo pensiero in modo che gli eventi si facciano da sé.
Per questo regredisce a livello dei personaggi operando la regressione (parla con la voce), che comporta lo straniamento, ovvero un punto di vista capovolto rispetto al pensiero normale.

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Mappa concettuale: Verga - Pessimismo



Il pessimismo di Verga è ben espresso nella prefazione al Ciclo dei Vinti e nell'ideale dell'Ostrica.

Ciclo dei vinti = comprende I Malavoglia, Mastro Don Gesualdo, La duchessa di Leyra, L'onorevole Scipioni, L'uomo di lusso.
Per cui la vita è dura lotta per la sopravvivenza e quindi per la sopraffazione sui deboli, cioè la legge della selezione naturale di darwinismo sociale. È una legge immodificabile e non giudicabile perché il cambiamento è impossibile, quindi lasciare andare le cose come devono andare.

Ideale dell'Ostrica = secondo cui tutti gli uomini sono destinati alla condizione in cui sono nati, chi cerca di uscirne ha un destino peggiore (ciò che accade nei malavoglia, alla famiglia 'Ntoni, quando perde la casa del nespolo) e può morire come muore l'ostrica staccata dallo scoglio.
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Mappa concettuale: Verga - La lupa



La Lupa - Verga (1880) fa parte della raccolta di novelle intitolata Vita dei campi. Racconta l'amore di gna' Pina, detta La lupa, inteso come donna passionale e inquietante.

I temi trattati sono l'amore impossibile di una donna matura per un giovane, la demonizzazione della donna sensale, l'amore folle che porta alla morte.

Elementi di pensiero e poetica: eclissi dell'autore, regressione (parla con la voce dei personaggi) e straniamento, ovvero pensiero contrario a quello dell'opinione pubblica.
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Mappa concettuale: Verga - Libertà



Libertà - Verga (1882) fa parte delle novelle rusticane, raccolta di 12 novelle. Trae spunto da un fatto vero, cioè una violenta rivolta contadina a Bronte nel 1880, sedata nel sangue dalle truppe garibaldine comandate da Nino Bixio.

Rivela il pessimismo di Verga di fronte ai conflitti sociali, secondo cui ogni lotta per vivere è destinata al fallimento e alla sofferenza.

I temi sono la libertà come speranza ingannevole, la distanza tra lo stato e la povera gente, l'inutilità della violenza come mezzo di emancipazione sociale.

Contiene elementi di pensiero e poetica: visione tragica della vita, strategie narrative come il narratore popolare, l'eclissi dell'autore, la regressione e lo straniamento.
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Mappa concettuale: Il decadentismo



Il decadentismo, termine in origine negativo, nasce in Francia e poi in tutta Europa dal 1880 al 1910, come reazioni al positivismo (perché la scienza non ha spiegato la vita e non l'ha migliorata per gli uomini) e come esasperazione di un aspetto del romanticismo, quello rivolto a un mondo di mistero e di sogno e a un soggettivismo estremo, mentre realismo e verismo avevano una tendenza oggettiva.

Il decadentismo esprime una crisi esistenziale prodotta da guerre, dittature, rivoluzioni ma anche da scoperte scientifiche. Fra gli aspetti fondamentali vi sono la realtà come mistero che non si può conoscere con l'esperienza, la ragione e la scienza; la scoperta dell'inconscio che viene prima e supera il razionale; il ripudio per dare spazio al sub-cosciente.

Ha come primo esponente Charles Baudelaire (1821-1867), altri poeti sono Mallarmé, Rimbaud, Verlaine.
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Mappa concettuale: I Macchiaioli



I Macchiaioli nascono in Toscana e operano dal 1855 al 1867 influenzando la pittura italiana sino al 1900.

La Toscana, in quanto capitale culturale libera da austriaci, papi e borboni, perciò il Caffè Michelangiolo di Firenze diventa il ritrovo di giovani artisti liberali connessi agli impressionisti francese come Federico Zandomenechi. Fra i quali vi sono Telemaco Signorini che diede il nome al gruppo, Giovanni Fattori, Nino Costa, Silvestro Lega, Odoardo Borrani, Giuseppe Abbati, Adriano Cecioni, Raffaekki Sernesi.

I Macchiaioli hanno come teorico Diego Martelli (1838-96) che per primo ideò la macchia in opposto alla forma: per il senso del vero e contro l'accademismo.

I Macchiaioli affermano che vediamo con la luce, non l'attimo fuggente, ma il senso della realtà in modo globale, non come somma di impressioni al contrario degli impressionisti. Quindi va riprodotta la luce attraverso macchie di ombre e colori, scompare il disegno, i dipinti sono massicci e ben strutturati. I temi sono quelli della vita quotidiana.
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Mappa concettuale: Giovanni Fattori



Giovanni Fattori fu il maggior pittore italiano dell'800, nasce a Livorno e partecipa ai moti rivoluzionare del '48. Nel 1850 frequenta Il caffè Michelangiolo e i Macchiaioli, in particolare Diego Martelli.

Aderisce ai Macchiaioli per ritrarre tutte le sofferenze reali, secondo il puro verismo e ritrae la vita militare in cui i soldati non sono eroi ma operai strappati al lavoro, e il lavoro dell'uomo con contadini e animali uniti dalla stessa sofferenza.

Dipinge la natura e gli animali (in particolare buoi e cavalli della Maremma Toscana) con la stess attenzione che dedica all'uomo molti schizzi. Dal 1880 è professore onorario all'accademia di belle arti di Firenze.

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Mappa concettuale: Fattori - In vedetta



In vedetta (o Il muro bianco) è un'opera realizzata da Giovanni Fattori nel 1872, ora è in una collezione privata a Valdagno (Vicenza).

Ritrae dei soldati a cavallo vicino ad un muro bianco. L'opera è ispirata ai militari (non come eroi, ma come tristi operai strappati al lavoro) per denunciare la loro sofferenza con contrasti forti di macchi di colori e ombre, in una ambientazione assolata di un'afosa giornata d'estate.

Tecnica utilizzata: colori a olio chiari e luminosi per la terra e il muro in contrasto con le scure figure a cavallo. La luce arriva violenta da sinistra.

Stesura del colore: le campiture sono a macchie larghe e nette con l'uso di ocra, bianco, giallastro e azzurro - violaceo... che definiscono contrasti forti, per questo sono usati i colori complementari.

Rappresentazione della struttura: Fattori usa il muro sulla destra che continua con i due personaggi sino a incontrare la linea d'orizzonte.

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Mappa concettuale: David - Il giuramento degli Orazi




Il giuramento degli Orazi è un'opera neoclassica, realizzata da Jak Louis David nel 1784 si trova a Parigi nel Museo del Louvre.

Riguarda il giuramento dei tre fratelli romani Orazi, prima del duello contro i tre fratelli Curiazi di Albalonga per risolvere la contesa fra le due città nel 650 a.C.
Rappresenta le virtù civiche romane (cioè vincere o morire per Roma a cui David aderisce) e l'amore di patria. L'ambientazione è l'atrio di una casa romana al sole. È rappresentato il momento prima dell'azione, caratteristica del neoclassico, il padre è centrale e i personaggi sono divisi in due gruppi: i fratelli Orazi da una parte e dall'altra la madre e i bambini, la figlia Camilla e la cognata Sabina.

Tecnica utilizzata: i colori caldi sono illuminati da una luce alta e frontale che scolpisce i volumi.

Nella stesura del colore le campiture sono accurate e uniformi.

Rappresentazione dello spazio: la struttura è una sprospettiva centrale che si vede nelle fasce del pavimento, sullo sfondo due pilastri e due colonne doriche sorreggono tre archi a tutto VI. Il punto di fuga è la mano del padre.

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Mappa concettuale: Gericault - La zattera della medusa



La zattera della medusa è un'opera appartenente al romanticismo francese, realizzata da Theodore Gericault nel 1819, si trova a Parigi nel Museo del Louvre.

Ritrae i superstiti al naufragio della nave francese Medusa, al largo dell'Africa mentre avvistano la nave che li salverà. I corpi sembrano statue (i morti indicano la sofferenza patita, il drappo ricorda il lenzuolo funebre) e si volgono verso il punto della nave in arrivo esprimendo dignità nella tragedia. L'anziano col manto rosso ricorda un Dio dormente o un eroe omerico. L'ambientazione vede un cielo plumbeo e onde minacciose e cupe.

Tecnica utilizzata: i colori cupi sono illuminati dalla luce di sinistra che dà loro solidità e drammaticità.

Stesura del colore: le campiture sono accurate e uniformi.

Rappresentazione dello spazio: ha una struttura che forma due piramidi, una con le funi e una con gli uomini. Il quadro fu dipinto dopo numerosi schizzi.

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Mappa concettuale: Gustave Courbet e il Realismo



Il realismo nasce in un epoca di rivoluzioni (1848) contro il ripristino dell'impero. Ritrae il vero e il quotidiano e rifiuta il romanticismo neoclassico. Courbet è il capostipite del realismo pittorico francese. È contro l'arte accademica, espressione della cultura borghese. I temi delle sue opere abbandonano lo storicismo a favore della vita quotidiana, fotografata con il distacco impersonale di un osservatore oggettivo.

Ne Gli spaccapietre (olio su tela del 1849) sono rappresentati i minimi particolari della realtà, ma mai in modo pietistico: toppe, strappi, buchi del vestito, la pentola, il pane, la natura è tratteggiata in modo essenziale, le campiture di colore sono rapide e a macchie.

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Mappa concettuale: Fattori - Bovi al carro



Bovi al carro è un'opera di Giovanni Fattori di Livorno realizzato nel 1867, si trova a Firenze nella Galleria d'arte moderna. Ritrae due buoi che tirano un carro guidato dal contadino. L'opera è ispirata al tema della vita contadina con il duro lavoro dei campo e alla vastità degli spazi della Maremma, evidenziata dall'estrema larghezza del quadro. L'ambientazione è una campagna vastissima con strada verso il mare, però paesaggio e figure si bilanciano senza prevalere l'uno sull'altro.

Tecnica utilizzata: colori a olio sono stesi a pennello e macchie, fanno risaltare il gruppo delle figure. La luce è diffusa dall'alto.

Stesura del colore: le campiture sono sovrapposte in fasce con l'uso di colori caldi che contrastano con il mare e le colline. Sono usati i colori complementari.

Rappresentazione dello spazio: straordinaria profondità prospettica accentuata dalla strada che taglia in diagonale i campi.
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Mappa concettuale: Francesco Hayez



Francesco Hayez (1791-1882) è il capo della scuola di pittura storica, nato a Venezia, vive a Milano, dove è stato professore a Brera. È legato agli ideali del Risorgimento che condivide con i patrioti e l'alta borghesia liberale.

Rinuncia ai modelli mitologici, dopo un inizio neoclassico (con soggetti storico medievali, per cui dipinge con perfezione e accuratezza), per poi rappresentare il vero unito al bello e agli ideali seri. La sua opera è per il popolo con funzione educativa grazie anche alle riproduzioni a stampa.

Hayez rappresenta la continuità fra vecchi e nuovi soggetti favorendo la diffusione del romanticismo. Dal 1820 dipinge soggetti storici, spesso con messaggi criptati, e ritratti di grande personalità. Da grande colorista, Hayez, è il massimo esponente del romanticismo storico.

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Mappa concettuale: Hayez - Pensiero malinconico



Pensiero malinconico è un'opera risalente al romanticismo storico, realizzata da Hayez nel 1842 e si trova a Milano nella pinacoteca di Brera. Ritrae una fanciulla malinconica ed è ispirato a un tema poetico del romanticismo: la malinconia. La veste che scende rappresenta la depressione, i fiori appassiti e lo sfondo spoglio e neutro la tristezza, i fiori appassiti rappresentano la fine della vita, ovvero l'autunno dei sentimenti. 

Tecnica utilizzata: i colori freddi della fanciulla sono illuminati sulla seta del vestito che si stacca dallo sfondo caldo. La luce arriva da destra e aumenta il candore della pelle.

Stesura del colore: le campiture sono accurate e perfette come nel neoclassicismo e definiscono con la luce le pieghe del vestito. Sono usati colori opposti e complementari.

Rappresentazione dello spazio: la figura suggerisce stabilità in contrasto con l'espressione mesta.

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Mappa concettuale: Hayez - Il bacio




Il bacio è un'opera di Hayez (1791-1882) appartiene al romanticismo storico. È stato dipinto nel 1859 e si trova a Milano, nella pinacoteca di Brera. Ritrae due giovani medioevali, è ispirato all'addio del cospiratore alla fanciulla amata (perché ha fretta, il volto coperto, il pugnale), spiato da un'ombra nascosta. L'ambientazione è una scala e una parete di pietre squadrate.

Tecnica utilizzata: i colori brillanti sono illuminati dai riflessi della veste di seta azzurra.

Stesura del colore: le campiture sono accurate e perfette come nel neoclassicismo. I colori delle figure le stagliano nette dal fondo, sono usati i colori complementari.

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Mappa concettuale: Millet - Le spigolatrici



Le spigolatrici sono un'opera di Millet appartenente al periodo storico del realismo (scuola di Barbizon), si trova a Parigi nel Musee' D'Orsay. Ritrae tre donne che raccolgono le spighe rimaste sul campo. È ispirato alla vita contadina (più umile) e al duro lavoro dell'uomo; l'ambientazione è un vasto campo al sole.

Tecnica utilizzata: i colori sono caldi, la luce diffusa arriva da dietro le figure accentuando le ombre sulle donne.

Stesura del colore: le campiture sono tenui e raffinate con l'uso di pennellate che creano i fili d'erba e i grano illuminati dal sole, sono usati in parte i colori complementari.

Rappresentazione dello spazio: struttura con prospettiva centrale che dalle donne ha il punto di fuga sulle case all'orizzonte.

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Mappa concettuale: L'impressionismo



L'impressionismo nasce nel 1870 in Francia con la caduta dell'impero e la proclamazione della 3° Repubblica, con il trionfo della borghesia (che dà il nome dispregiativo), delle opere pubbliche, dei Caffè. È contro la pittura accademica, non è organizzato e si forma per aggregazioni spontanea, senza manifesti, di pittori di classi e culture diverse che si ritrovano nei Caffè.

Rappresenta l'impressione pura e soggettiva con pennellate di colori primari e secondari (primi colori a olio in tubetto) che sono influenzate dal colore vicino, che si fondono sulla retina e nel cervello, con tratti veloci, virgolati, picchiettati, con macchie e trattini per fissare l'impressione di un istante. Quindi si dipinge "En Plein Air", all'aperto, cercando di rappresentare il movimento.

Abolisce gli atelier (studi), i forti contrasti chiaro-scuro, il nero e il bianco, la prospettiva geometria.

Non raffigura la realtà ma le sensazioni che essa suscita, quindi serve la velocità esecutiva.

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Mappa concettuale: Movimento impressionista



All'inizio del 1800 nasce la macchina fotograficae si diffondono le stampe giapponesi che rendono la realtà in modo soggettivo. Non è più necessario riprodurre fedelmente la realtà ma si va oltre, dipingendo impressioni e stati d'animo. Il movimento impressionista nasce il 15 aprile con una mostra collettiva della "società anonima artisti", fra i quali Degas, Cezanne, Pissarro, Renoir, Sisley, le cui opere furono rifiutate dalle esposizioni ufficiali (Salons) col dispregiativo di impressioniste. Termina per rivalità artistiche e scelte autonome che porteranno al post-impressionismo, che cerca di recuperare forme e volumi.

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Mappa concettuale: Eduard Manet



Eduard Manet (Parigi 1832-1883), amico di Degas, non abbandona l'atelier, ma dal 1869 dipinge anche all'aria paerta. Diventa famoso ma viene rifiutato dalle giurie accademiche. Nel 1878 non partecipa alla 1° esposizione impressionista, ma è visibile il suo influsso. Soffre di depressione e dal 1878 è paralizzato per la sifilide, quando muore non lascia una scuola ma apre la via alla pittura contemporanea. È l'ispiratore dell'impressionismo e pittore di sensazioni, e ne suggerisce i temi: nature morte, natura, soggetti spontanei. Prende spunto dai classici del rinascimento (Tiziano, Raimondi, Raffaello) dipingendo) personaggi comuni e riconoscibili, provocando disturbo e repulsione nel pubblico e nella critica.

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Mappa concettuale: Manet - Colazione sull'erba



Colazione sull'erba è un'opera di Eduard Manet appartenente all'impressionismo, si trova a Parigi nel Museo D'Orsay. Ritrae il cognato e il fratello di Manet con una prostituta, anche una natura morta. È ispirato al "Giudizio di Paride" di Raffaello (ripreso nell'incisione del Raimondi, ma anche al concerto campestre di Tiziano come 6 anni prima fece Courbiet con "Fanciulle sulla riva del mare"), ma reso attuale con l'uso di personaggi comuni e riconoscibili fra cui la donna nuda (reazione di disturbo e repulsione). 

Tecnica utilizzata: colori caldi accostati ai freddi che creano un contrasto simultaneo, più vivaci e squillanti; l'atmosfera è fresca e luminosa.

Stesura del colore: le campiture sono a pennellate veloci con l'uso di pennellate sovrapposte nelle fronde che definiscono i vari piani come nelle quinte teatrali.

Rappresentazione della struttura: non esiste disegno, la prospettiva è data dai piani degli alberi e le figure si possono inscrivere in un triangolo.

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Mappa concettuale: Claude Monet



Claude Monet studia arte a Parigi, nel 1861 è in Africa dove si appassiona alla luce e ai colori della natura. Dipinge all'aria aperta ma ha problemi economici e di depressione.
È l'uomo simbolo dell'impressionismo e l'erede artistico di Manet, ormai vecchio. Nel 1908 è a Venezia dove è affascinato dalla città sull'acqua.

Nella sua casa di Giverny progetta e fa costruire un giardino con un laghetto di ninfee dove ogni mese c'è una fioritura che lui dipinge in ogni momento diverso. Qui si ritira sino alla morte, ormai cieco.

Le opere più famose sono "Impressione, levar del sole", le numerose cattedrali di Rouen nelle diverse ore del giorno, I papaveri, Palazzo ducale, Lo stagno delle ninfee.
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Mappa concettuale: Monet - Impressione, levar del sole



Impressione, levar del sole è un'opera di Claude Monet appartenente all'impressionismo. Ritrae l'impressione di Le Havre all'alba. È ispirato alle sensazioni di fronte all'aurora, coglie le impressioni di un attimo e alle nebbie del mattino. L'ambientazione è il porto di Le Havre al sorgere del sole.

Tecnica utilizzata: colori contrapposti, i caldi (rosso e arancio) ai freddi (verde e azzurro). Il sole è pallido con riflessi arancioni.

Stesura del colore: le campiture sono brevi e veloci con l'uso di pochi e sapienti tocchi di pennello che definiscono acqua, nebbia e luce. Sono usati i colori complementari.
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Mappa concettuale: Monet - I Papaveri



I papaveri sono un'opera di Claude Monet appartenente all'impressionismo, si trova a Parigi nel Museo d'Orsay. Ritrae la moglie e il figlio in un campo di papaveri. È ispirato al senso di allegria e tenerezza procurati dalla osservazione della sua famiglia che passeggia. L'ambientazione è un campo di erba alta e papaveri, alberi e casa sull'orizzonte del cielo. L'atmosfera è fresca e serena.

Tecnica utilizzata: colori vivaci e contrastanti, dal verde indistinto del campo fa emergere picchiettature di rosso. La luce è diffusa dal cielo chiaro.

Stesura del colore: le campiture sono larghe e veloci con l'uso di picchiettature rosse che i nostri occhi interpretano come papaveri. Sono usati colori complementari.
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Mappa concettuale: Monet - Lo stagno delle ninfee



Lo stagno delle ninfee è un dipinto appartenente all'impressionismo di Claude Monet (1899), si trova a Londra nel National Gallery. Ritrae l'acqua, il ponte giapponese, le ninfee e le piante. È ispirato al laghetto della sua casa di Giverny e testimonia lo studio sulla mobilità e il colore dell'acqua. La sensazioni è di placida frescura e l'atmosfera è da fiaba.

Stesura del colore: le campiture sono larghe e veloci, con l'uso di picchiettature e pennellate che i nostri occhi interpretano come acqua, luce e fiori. Sono usati i colori complementari.

Tecnica utilizzata: molte gradazioni di colore dal verde e azzurro al rosa delle ninfee. La luce è verdastra filtrata dai salici.

Rappresentazione dello spazio: è definita la struttura del ponte ma senza disegno costruttivo.

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Mappa concettuale: Edgar Degas



Edgar Degas (1834-1917), di ricca famiglia francese, ha una formazione accademica e, dal 1854 al 1859 è in Italia dove studia gli artisti del Rinascimento producendo schizzi e annotazioni.

Sarà sempre insoddisfatto della propria arte e convinto assertore del disegno e dello studio in atelier, senza il quale per lui le opere sono superficiali.

Nel 1861 conosce Manet e le sue opere divengono sempre più realistiche, rappresenta il reale perché visto e studiato più volte. Non vede la natura come sensazioni visiva, come in Monet, né ama dipingere paesaggi ma personaggi in ambienti parigini, ma come il frutto di studi successivi.

Dal 1874 per crisi economica inizia a dipingere per vivere il tema delle ballerina, svolto in atelier con molti schizzi. Dal 1880 al 1893 diviene molto famoso.
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Mappa concettuale: Degas - L'assenzio



L'assenzio appartiene è un'opera di Edgar Degas appartenente all'impressionismo, realizzato nel 1875-76 si trova a Parigi nel Museo D'Orsay. Ritrae una prostituta e un clochard davanti a un bicchiere di assenzio e di vino. In realtà sono una modella e un amico incisore che si trovano al caffè Nouvelle Athenes, ritrovo degli impressionisti.

È ispirato alla solitudine che ci rende incapaci di comunicare. L'atmosfera è pesante; lo spazio è squallido, angusto e realistico; i due soggetti sono vicini, ma molto lontani, il loro sguardo è perso nel vuoto.

Tecnica utilizzata: colori caldi e netri ma confusi ed evanescenti come lo specchio appannato alle spalle che riflette una luce velata e sorda.

Stesura del colore: le campiture sono a pennellate veloci e larghe.

Rappresentazione dello spazio: l'inquadratura è squilibrata verso destra come una visione improvvisa e casuale di un osservatore esterno che è il punto di vista alto e decentrato. La prospettiva obliqua è sottolineata dalla disposizione dei tavolini che ci invita ad entrare nella scena. L'immagine è costruita in modo rigoroso e scientifico.
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Mappa concettuale: Pierre-Auguste Renoir



Risultati di ricerca Pierre-Auguste Renoir (1841-1919) nasce a Limoges. A Parigi frequenta la scuola di belle arti dove conosce Monet e Bazille e inizia a dipingere all'aria aperta mostrando un gusto per i volumi semplici e contorni lineari. Dopo un viaggio in Italia nel 1881, è affascinato dalla luce e dai suoi giochi di colore e dagli affreschi di Raffaello in Vaticano, e per lui la pittura diventa gioia di vivere, anche se le sue opere vengono respinte.

Dipinge persone nel loro ambiente, specie soggetti femminili con colori densi, simili a dee pagane, come i 40 dipinti sulle bagnanti. Nel 1869 è con Monet sull'isola della Senna di Croissy e qui dipingono La Grenouillere, un ristorante su una zattera,

Agli inizia del '900 è affermato in tutta Europa ma, una malattia reumatica lo porta alla paralisi e a 78 anni alla morte.
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Mappa concettuale: Renoir - La Grenouillere



La Grenouillere, periodo storico che appartiene all'impressionismo che va dal 1870 al 1920.

L'autore del dipinto è Auguste Renoir (1869), si trova a Stoccolma al National Museum. Ritrae delle persone su un isolotto con barche, è ispirato a un ristorante su una zattera (contemporaneamente dipinto da Monet) su un'isola della Senna (Croissy).

"Grenouillere" vuol dire "stagno delle rane", luogo di ritrovo dei giovani parigini; entrambi rappresentano la mobilità dell'acqua e i mille riflessi che la colorano.

Tecnica utilizzata: molti colori mobili e brillanti, le ombre sono colorate e mai nere, la luce è frammentata in chiazze di colore.

Stesura del colore: le campiture sono piccole e veloci con l'uso di picchiettature e fini pennellate che i nostri occhi interpretano come acqua e luce.

Rappresentazione delle spazio: Ranoir avvicina il soggetto e Monet l'allontana, è però rintracciabile la costruzione in prospettiva.
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Mappa concettuale: Decadentismo italiano



Il decadentismo italiano, che va dalla fine del 1800 alla 1° guerra mondiale, fa parte di un periodo di tensioni internazionali e di grande depressione economica, per cui gli stati europei intraprendono una politica imperialistica che sfocerà nella 1° guerra mondiale. Ritiene che solo la poesia è pura conoscenza e illuminazione, in quanto esprime l'ignoto e il mistero con frammenti di frasi ricchi di significati simbolici. La poesia si rivolge all'inconscio del lettore, rendendolo consapevole della crisi esistenziale, può essere denuncia e tentativo di superamento, per ciò si deve separare il decadentismo storico da quello letterario.

Gli esponenti del decadentismo italiano sono Giovanni Pascoli (opere con senso del mistero), Gabriele D'Annunzio (esprime estetismo e individualismo esasperato), Italo Svevo (racconti), Luigi Pirandello.
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Mappa concettuale: Estetismo



L'estetismo è un movimento letterario e filosofico sorto nel 1850 come uno degli orientamenti del decadentismo. Esso privilegia la bellezza formale come elemento determinante per l'arte. Afferma che l'arte ha una vita indipendente dal reale, quindi critica il realismo, è la vita ad imitare l'arte, è compito dell'uomo superiore fare la propria vita come un'opera d'arte al di fuori di ogni morale. 

Ha come ideali solo arte e piacere disdegnando la vita comune e iil materialismo erige l'esteta a "Superuomo". Ha come esponenti l'italiano Gabriele D'Annunzio e l'inglese Oscar Wilde. D'Annunzio che nel suo romanzo Il piacere descrive una vita spesa alla ricerca del piacere, che risultà però una sconfitta perché tutto ciò non durerà. Wilde che nel suo romanzo Il ritratto di Dorian Gray vizi e virtù sono materiali di un'arte, quindi tutti leciti anche se immorali.
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Mappa concettuale: La sconfitta dell'estetismo



La sconfitta dell'estetismo vince sull'apparente vitalità dell'esteta, perché vi è la consapevolezza di una sconfitta esistenziale. Consapevolezza che la bellezza e la gioventù sono transitorie, che il piacere si esaurisce lasciando l'uomo "all'insopportabile tedio della quotidianità" come D'Annunzio ossessionato dalla vecchiaia. La sconfitta dell'estetismo è ben descritta dal francese Joris Huysmans, nel romanzo A Rebours (= A ritroso), dove il protagonista Des Esseintes che vive di solo arte e bellezza cade in una nevrosi guaribile solo da un ritroso alla vita comune.

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Riassunto Libri Odissea


L'Odissea è il "poema di Odisseo", l'ultimo degli eroi Greci a ritornare a casa dopo la distruzione di Troia. Protagonista del racconto (che si snoda in 24 canti, o libri, proprio come l'Iliade), dunque, un uomo, di cui vengono narrate le lunghe e dolorose avventure che dilatano il suo viaggio di ritorno: l'eroe impiegherà dieci anni, una volta salpato da Troia, per rivedere la patria Itaca e la moglie Penelope. Motivo dominante dell'Iliade è l'ira di Achille; lo scenario è la guerra e il sangue. Nell'Odissea la guerra vive solo nel ricordo straziante di quanti vi hanno partecipato, ma è ormai lontana. Altri temi ne sostanziano il racconto, tipici del patrimonio del folklore e delle saghe popolari: il viaggio, nella prima metà del poema, e, nella seconda, la vendetta attuata da Odisseo, una volta ritornato in patria, sui pretendenti che durante la sua assenza hanno tentato di spodestarlo dal regno e di conquistarne la sposa.
I viaggi che Odisseo deve affrontare lo portano a vagare in terre lontane e dai contorni non ben definiti: luoghi nati dalla fantasia del poeta, che sembrano appartenere al mondo della fiaba. Là Odisseo incontra ninfe, maghi, mostri, creature fantastiche, il più delle volte maligne, ma, talvolta, anche beate e amorevolmente ospitali. Giunge persino al regno dell'Ade. Ma l'eroe si dimostra capace di superare qualsiasi pericolo perché in lui convivono doti eccezionali. Nell'Iliade Odisseo è presentato come un valente guerriero, contraddistinto da particolari qualità: un'astuzia fuori dal comune e un'eloquenza efficace e persuasiva. Così, nell'Odissea, gli epiteti che meglio lo caratterizzano sono "polùmetis" ("dalle molte astuzie"), "polumèkanos" ("dalle molte risorse", "abile", "scaltro"), "polùtropos" (che alcuni intendono come "dai molti viaggi" e altri "multiforme", "versatile") e "polùtlas" ("che sa resistere a molti mali").
Nell'Odissea a poco valgono le sue capacità di combattente (solo nella lotta contro i Proci avranno un qualche spazio), mentre emerge in primo piano la sua intelligenza pratica, attiva, tessitrice di inganni, in una parola, la sua "mètis" ("astuzia"). Ma come in ogni eroe, al successo, dovuto alla sua eccezionalità, si affianca costantemente la sofferenza, eccezionale anch'essa. E il poema di Odisseo è profondamente intriso di dolore umano: vincere l'avversario significa anche saper sopportare la sofferenza che tale prova comporta, significa essere, proprio come Odisseo, "polùmetis" e insieme "polùtlas".

Ulisse contro i Proci


Riassunti

Canto I: Dopo lunghe peregrinazioni Odisseo è giunto all'isola di Ogigia, dove al ninfa Calipso lo trattiene amorevolmente da sette anni, sperando di diventare sua sposa. A questo punto delle vicende dell'eroe si apre, "in media res", il racconto dell'Odissea. Approfittando dell'assenza di Poseidone, che da tempo ostacola il viaggio di Odisseo per vendicarsi dell'accecamento subito dal figlio Polifemo, durante un consiglio degli Dèi Atena induce il padre Zeus a disporre i preparativi necessari per il ritorno in patria dell'eroe: occorre mandare Ermes ad Ogigia perché informi Calipso della decisione divina, mentre Atena stessa si recherà al palazzo di Itaca. Là, presentatasi sotto mentite spoglie, esorta Telemaco, figlio di Odisseo e Penelope, a cacciare i pretendenti della madre (i Proci) che da anni con arroganza invadono il palazzo del padre dilapidandone i beni, e a partire alla volta di Sparta e di Pilo (Peloponneso), dove regnano, rispettivamente, Menelao e Nestore, per avere notizie del padre.

Canto II: Il giorno seguente Telemaco convoca l'assemblea degli Itacesi per denunciare pubblicamente i soprusi dei Proci e per chiedere al popolo di aiutarlo a scacciarli dal palazzo del padre. Le risposte arroganti di Antinoo ed Eurimaco rivelano tutta la prepotenza dei Proci e pongono fine alla discussione. Telemaco allora annuncia l'imminente partenza, per la quale Atena, sotto le spoglie di Mentore, amico del padre, gli procurerà una nave e ogni altra cosa necessaria al viaggio. Inutilmente al nutrice Euriclea tenterà di trattenerlo a Itaca. Egli salperà di notte con il favore di Atena, all'insaputa della madre.

Canto III: Telemaco giunge a Pilo, regno del vecchio Nestore, compagno d'armi di Odisseo durante la guerra di Troia. Il re lo accoglie calorosamente e, intrattenendosi col giovane, gli racconta della guerra passata e del ritorno in patria degli Achei, soffermandosi in particolare sull'atroce fine di Agamennone, ucciso da Egisto, poi vendicato dal figlio Oreste. Menelao invece ha vagato sette anni, ma il suo viaggio si è concluso felicemente con il rientro a Sparta. Là Telemaco ora si recherà accompagnato dal giovane Pisistrato, figlio di Nestore.

Canto IV: A Sparta si stanno celebrando le nozze dei figli di Menelao. Riconosciuto Telemaco, l'Atride, Elena e gli ospiti si abbandonano al pianto, tanta è la commozione suscitata da quell'incontro. Durante il banchetto Menelao ed Elena raccontano le gloriose gesta di Odisseo a Troia; il giorno seguente invece il re di Sparta narra le avventure del proprio ritorno. Tra queste l'incontro con il vecchio del mare, Proteo, che oltre ad informarlo della morte di Aiace figlio di Oileo e di Agamennone, gli aveva detto che Odisseo si trovava sull'isola di Calipso. A Itaca, intanto, i pretendenti preparano un'insidia mortale per Telemaco in procinto di tornare. Penelope, angosciata dalla notizia della partenza del figlio e dalle macchinazioni dei Proci, si chiude nella sua stanza, dove le appare in sogno Atena che la rassicura sulla sorte di Telemaco.

Canto V: Terminata la cosiddetta "Telemachia", ossia il gruppo costituito dai primi quattro libri del poema, che espongono i viaggi di Telemaco alla ricerca del padre, ha inizio la narrazione incentrata sul vero protagonista del racconto, Odisseo.
In un secondo consiglio degli Dèi, Zeus, nuovamente sollecitato da Atena, decide di mandare Ermes da Calipso. La ninfa si addolora per l'inevitabile partenza di Odisseo, ma, ubbidiente all'ordine di Zeus, aiuta l'eroe a costruirsi una zattera con la quale egli potrà finalmente partire dall'isola di Ogigia. Al diciottesimo giorno di navigazione, Poseidone, tornato dagli Etiopi, si accorge di quanto è accaduto e scatena allora una tempesta che ditrugge la zattera di Odisseo. Sbattuto dai flutti, l'eroe viene soccorso da una dea del mare, Leucotea, che, provando pietà per lui, gli dona un velo da distendere sotto il petto: solo così potrà salvarsi e toccare di nuovo terra. Dopo tre giorni di naufragio, finalmente Odisseo approda all'isola di Scheria, dove abitano i Feaci. Là si stende tra i cespugli e, sfinito, cade addormentato.

Canto VI: Il popolo dei Feaci è di origine divina. Essi vivono in condizioni di beatitudine, lontano dal resto degli uomini, e non conoscono la guerra. Su di loro regna Alcinoo, sua figlia ha nome Nausicaa. E' lei a soccorrere per prima il naufrago, per volere di Atena che, apparsale in sogno, l'ha sollecitata ad andare a lavare i panni in riva al mare. Qui la bellissima giovane, mentre sta giocando a palla con le ancelle che l'hanno accompagnata, incontra Odisseo. Ridestato dalle loro voci, egli si avvicina, e mentre le compagne fuggono spaventate alla vista di un uomo nudo e mal ridotto, Nausicaa fiduciosa gli offre il suo aiuto. Lo fa lavare e rivestire e gli indica la strada che porta al palazzo del padre.

Canto VII: Guidato da Atena, che ha preso le sembianze di una giovinetta del posto e che lo ha reso invisibile versandogli intorno una nebbia, Odisseo giunge al palazzo, dove i nobili Feaci sono riuniti a banchetto. La nebbia si scioglie solo quando l'eroe si avvicina ad Alcinoo, ma soprattutto alla regina Arete, per supplicare aiuto. Ne riceve benevola accoglienza e l'immediata promessa della scorta necessaria per il suo ritorno in patria. Congedati gli altri ospiti, la regina gli domanda la sua provenienza. Ma Odisseo, per il momento, tiene celata la sua identità, e si limita a raccontare le vicende dell'isola di Calipso, il naufragio che l'ha condotto a Scheria, e il soccorso prestatogli da Nausicaa.

Canto VIII: Dopo aver ordinato ai Feaci di fare i preparativi per la partenza, Alcinoo organizza uno splendido banchetto in onore di Odisseo. Viene fatto chiamare l'aedo Demodoco, perchè allieti la festa con i suoi canti. La Musa dapprima gli ispira un tema legato alla guerra di Troia, quello di una famosa contesa tra Achille e Odisseo. Il canto fa piangere l'ospite, che tenta di nascondere le sue lacrime. Ma Alcinoo se ne accorge e propone di passare ai giochi e alle danze. Segue, poi, un altro canto di Demodoco, questa volta d'argomento divino: gli amori di Ares e Afrodite e la vendetta di Efesto. Giunta la sera, dopo aver nuovamente cenato, i Feaci si dispongono ad ascoltare il terzo canto di Demodoco, che meravigliosamente narra lo stratagemma del cavallo di legno ideato da Odisseo per prendere Troia. Ancora una volta l'eroe non sa trattenere le lacrime. Alcinoo ordina che il canto abbia termine. Ora vuole sapere il nome dell'ospite e la ragione di quel pianto.

Canto IX: Odisseo rivela la sua identità e inizia il racconto, che si estende fino al canto XII, delle avventure da lui vissute a partire dal momento in cui ha lasciato Troia. In primo luogo l'incontro con i Ciconi e con i Lotofagi, poi l'approdo al paese dei Ciclopi. Qui l'eroe avventuratosi da solo con i compagni della sua nave, entra nella grotta del ciclope Polifemo. Il mostro divora buona parte dei suoi uomini, ma viene, alla fine, ingannato da Odisseo, che prima lo fa ubriacare, poi lo acceca e, infine, gli dice di chiamarsi Nessuno. Legati i suoi compagni e se stesso sotto il ventre delle pecore di Polifemo, l'eroe trova finalmente una via di fuga. Ma il ciclope, accortosi dell'inganno, invoca il padre Poseidone affinché punisca Odisseo per il male subìto.

Canto X: Ripresa la navigazione, Odisseo giunge presso Eolo, re dei venti, che gli concede un vento favorevole per ritornare a casa. Ma, in prossimità di Itaca, i compagni aprono di nascosto l'otre dei venti che Eolo ha regalato a Odisseo e il viaggio viene vanificato. Si ritrovano nuovamente da Eolo, e questa volta ne sono respinti. Poi arrivano nella terra dei Lestrigoni, giganti cannibali, che divorano molti compagni di Odisseo e ne distruggono tutte le navi tranne una. Con quella i sopravvissuti approdano all'isola di Eea, abitata dalla maga Circe, figlia del Sole. Un primo gruppo di compagni viene mandato in esplorazione dell'isola, ma Circe li trasforma in porci. Allora s'avvia Odisseo e lungo il cammino riceve da Ermes precise istruzioni e un'erba magica contro i sortilegi di Circe. Dopo essersi unito in amore con lei, ottiene la salvezza dei compagni e rimane sull'isola per un anno intero. Poi la maga concede loro di partire, ma prima li consiglia di recarsi all'Ade.

Canto XI: Giunto ai confini dell'Oceano, nella terra dei Cimmeri, Odisseo compie il rito sacrificale ed evoca le ombre dei morti. Esse accorrono in folla: quella del compagno Elpenore, morto accidentalmente da Circe, quella della madre Anticlea, e poi quella dell'indovino Tiresia, per interrogare il quale è stato compiuto il viaggio. Costui gli predice il ritorno in patria, ma anche i molti dolori che ancora l'attendono a causa dell'ira di Poseidone. Dovrà superare la prova delle vacche del Sole, e, in patria, la lotta con i pretendenti; poi riprenderà il viaggio e troverà la morte in mare. Infine altre ombre gli appaiono: quelle di molte donne illustri, poi quella di Agamennone, Achille, Aiace ed altri eroi.

Canto XII: Odisseo e i suoi uomini ritornano da Circe, che li istruisce dettagliatamente sulle prossime prove. Essi riusciranno così a non cedere al canto mortale delle Sirene, ad oltrepassare, non senza perdite, lo stretto di mare funestato dai mostri Scilla e Cariddi, e a raggiungere la terra di Trinacria, dove pascolano le vacche del Sole. Spinti dalla fame e dall'impossibilità di riprendere la navigazione, i compagni approfittano del sonno di Odisseo per uccidere gli animali sacri. La punizione, invocata dal Sole, non si fa attendere: la nave di Odisseo, che ormai ha ripreso il mare, viene travolta da una tempesta scatenata da Zeus e dal suo fulmine annientatore. Solo Odisseo si salva e per nove giorni rimane in balia delle onde, finché il decimo approda all'isola di Ogigia.

Canto XIII: Il racconto è terminato e i Feaci ne sono rimasti incantati; organizzano un'altra cena, gli offrono doni e, finalmente, col sopraggiungere della cena, danno inizio al viaggio che lo riporterà in patria. Mentre la magica nave dei Feaci compie il tragitto, Odisseo dorme; si risveglierà il mattino dopo sulle rive di Itaca. Farà fatica, tuttavia, a riconoscerla dopo tanti anni di lontananza, ma Atena, premurosa, gli andrà incontro per rassicurarlo. Poi insieme studiano il modo di vendicarsi dei Proci. Per il momento Odisseo dovrà celare a tutti, sull'isola, la sua identità. A tale scopo la dea lo trasforma in un vecchio mendicante e gli consiglia di farsi ospitare in campagna dal porcaro Eumeo.

Canto XIV: Con le sembianze di un mendicante Odisseo si reca da Eumeo, che lo accoglie in modo ospitale. Gli dà da mangiare e gli racconta di come i pretendenti saccheggino ogni giorno i beni del re, gozzovigliando a palazzo, e dello strazio della regina per il marito che essa ormai crede morto. L'ospite rassicura il porcaio sull'imminente ritorno di Odisseo, poi inventa una lunghissima storia, con la quale fa credere al suo ascoltatore di essere un Cretese e di aver combattuto a Troia. Dopo la cena, Eumeo gli prepara un giaciglio per la notte e gli offre un mantello per coprirsi.

Canto XV: Mentre Odisseo è già in patria, Telemaco si trattiene a Sparta. Atena, allora, lo spinge ad affrettare il ritorno, ed egli, congedatosi da Elena e Menelao, che gli offrono doni ospitali, ripassa per Pilo, da dove salpa accogliendo sulla nave l'indovino Teoclimeno, esule da Argo. Nella capanna di Eumeo, intanto, Odisseo manifesta l'intenzione di recarsi al palazzo, ma il porcaio lo trattiene e gli consiglia di aspettare Telemaco; poi, su richiesta dell'ospite, gli parla del padre Laerte, della madre Anticlea, ormai morta, e della propria vita. Scende la notte e i due si addormentano. Al sorgere dell'aurora Telemaco, che è riuscito a sfuggire alle insidie dei Proci grazie alla protezione di Atena, giunge ad Itaca e s'incammina verso la capanna di Eumeo.

Canto XVI: Non appena giunge Telemaco, Eumeo s'affretta ad andare in città per riferire a Penelope che il figlio è tornato sano e salvo. Rimasto solo con il figlio, Odisseo, a cui Atena ha ormai ridato un bellissimo aspetto, si fa riconoscere da lui, ed essi allora abbracciandosi si abbandonano ad un lungo pianto di gioia. Poi, insieme, preparano un piano per vendicarsi dei pretendenti, mentre costoro, a palazzo, udita la notizia del ritorno di Telemaco, tramano nuove insidie contro di lui. Penelope, in pena per il figlio, si presenta loro, ed Eurimaco, mentendo, la rassicura sulle loro buone intenzioni.

Canto XVII: La mattina seguente Telemaco va dalla madre, a palazzo; ed essa, insieme alla nutrice Euriclea, lo riabbraccia con gioia. Il giovane poi racconta a Penelope la conversazione avuta con Nestore e Menelao, ma non le rivela altro. L'indovino Teoclimeno però, arrivato ad Itaca insieme a Telemaco, predice che Odisseo è già sull'isola. L'eroe intanto, riprese le fattezze di un mendicante, si avvia verso la reggia insieme ad Eumeo. Lungo il cammino subisce le offese del capraio Melanzio, ma giunto davanti al palazzo è riconosciuto dal vecchio cane Argo, ormai trascurato da tutti. Per lui Odisseo versa una lacrima e Argo subito dopo muore. Dentro il palazzo i pretendenti sono riuniti a banchetto, come di consueto. Odisseo si mette a mendicare tra di loro, che mal sopportano la sua presenza, e viene colpito alla spalla da uno sgabello lanciato contro di lui da Antinoo. Penelope chiede ad Eumeo di poter parlare con l'ospite.

Canto XVIII: Nell'atrio del palazzo il mendicante Iro tenta di scacciare Odisseo, insultandolo e provocandolo alla lotta. I due si battono sotto gli sguardi divertiti dei pretendenti, ma Odisseo facilmente sconfigge il suo avversario. Atena fa addormentare Penelope e la rende meravigliosamente bella; poi la regina, destatasi, scende tra i pretendenti, che stupiscono a vederla, e lascia loro intravedere la possibilità delle nozze. Essi allora fanno a gara a portarle doni preziosi. Odisseo è costretto a sopportare altri insulti, prima dall'ancella Melanto, poi da Eurimaco che di nuovo lancia contro di lui uno sgabello. Ma Telemaco invita tutti ad andare a casa a dormire.

Canto XIX: Non appena i pretendenti hanno lasciato il palazzo, Odisseo e Telemaco portano via le armi dalla sala, poi il giovane si ritira nella sua stanza. Odisseo invece aspetta che Penelope lo raggiunga. Seduti vicini i due sposi si parlano: Penelope rivela al finto mendico le pene che le affliggono il cuore, e costui le racconta di aver ospitato Odisseo a Creta (e di questo gliene dà prova) e la rassicura sul fatto che egli tornerà molto presto. Penelope piange per la commozione e per la speranza suscitata in lei dalle parole dell'ospite, e ordina alle ancelle di prestargli ogni cura. La vecchia nutrice Euriclea è intenta a lavargli i piedi, quando all'improvviso riconosce il suo padrone da una cicatrice, ma Odisseo fa promettere alla donna di mantenere il segreto. Penelope racconta ad Odisseo un sogno che le preannuncia il ritorno dello sposo e la strage dei Proci, poi gli confida l'intenzione di proporre, all'indomani, una gara con l'arco: il vincitore potrà averla in sposa.

Canto XX: Steso su di un giaciglio nell'atrio del palazzo, Odisseo non riesce a prendere sonno, costretto ad assistere alle tresche notturne tra le ancelle e i Proci, e preoccupato per l'attuazione del suo piano di vendetta. Ma Atena gli si accosta e lo rassicura. Il giorno seguente si fanno i preparativi per il nuovo banchetto, e alla reggia arrivano Eumeo, il capraio Melanzio e il mandriano Filezio, rimasto fedele ad Odisseo. Poi sopraggiungono i Proci ed ha inizio la festa. Telemaco fa accomodare anche il finto mendico e lo tratta con molto riguardo, mentre i pretendenti continuano ad ingiuriarlo, e uno di loro, Ctesippo, gli lancia contro, senza colpirlo, una zampa di bue. Ma Atena invia un sinistro presagio, che fa calare un sipario di morte sui Proci: un riso folle ed inconsulto li travolge, mentre con gli occhi gonfi di pianto addentano carni insanguinate. L'indovino Teoclimeno spiega loro il significato di quel segno divino ma, in cambio, ne riceve scherno e derisione.

Canto XXI: Penelope, ispirata da Atena, propone ai pretendenti la prova dell'arco: essa è pronta a sposare chi di loro riuscirà a tendere l'arco di Odisseo e a far passare la freccia attraverso gli anelli delle dodici scuri poste una in fila all'altra. Per primo ci prova Telemaco, ma invano. Poi, a turno, ciascuno dei Proci, ma anch'essi sono costretti a desistere, non riuscendo neppure a tendere l'arco. Intanto, all'esterno del palazzo, Odisseo si accorda con Eumeo e Filezio, dopo essersi fatto riconoscere da loro. I Proci intendono riprendere la gara il giorno dopo, ma Odisseo chiede di poter provare anche lui. Superate le loro resistenze, l'eroe ottiene l'arco, mentre secondo precise istruzioni Euriclea rinchiude le ancelle e Filezio blocca ogni uscita dal palazzo. Odisseo tende facilmente l'arco e tra lo stupore generale, infila gli anelli delle dodici scuri. Subito gli si affianca Telemaco armato di spada e di lancia.

Canto XXII: Ha inizio la strage dei Proci. Per primo Odisseo punta l'arco contro Antinoo e lo colpisce a morte. Poi si fa riconoscere, ed Eurimaco allora tenta inutilmente di otteere il suo perdono: niente ormai può frenare la furia di Odisseo. Il capraio Melenzio trova il modo di fornire le armi ai Proci, ma Eumeo e Filezio lo catturano e lo immobilizzano, mentre Odisseo e Telemaco, aiutati da Atena, compiono la strage. Solo Femio, l'innocente cantore, e l'araldo Medonte, rimasto fedele al padrone, vengono risparmiati. Poi Odisseo chiede ad Euriclea di indicargli le ancelle infedeli: a loro spetterà il compito di riportare via i cadaveri e di ripulire la sala dal sangue versato; subito dopo verranno impiccate. Compiuto un rito di purificazione nel luogo della strage, Odisseo ordina ad Euriclea di chiamare Penelope, mentre le ancelle fedeli accorrono ad abbracciare il loro sovrano.

Canto XXIII: Euriclea, fuori di sè dalla gioia, corre ad annunciare a Penelope che il suo sposo è tornato, ma le parole della nutrice non sono sufficienti a convincerla. La regina scende al piano di sotto e nella sala, accanto al focolare, si pone a sedere vicino ad Odisseo, ma esita ancora a riconoscerlo, nonostante le rimostranze di Telemaco. Intanto, per nascondere la strage agli Itacesi, Odisseo ordina di fare i preparativi di una finta festa di nozze, con canti e danze. Poi, lavato e rivestito da un'ancella, e reso più bello da Atena, l'eroe di nuovo si pone a sedere accanto a Penelope, ma essa scioglie ogni riserva quando lo sposo dimostra di essere a conoscenza di un segreto legato al loro letto nuziale. Solo allora scoppia in un pianto liberatorio e si abbandona tra le braccia di Odisseo. Mentre Atena prolunga per loro la notte, i due sposi, di nuovo riuniti, si amano e si raccontano le sofferenze subìte. Il mattino seguente Odisseo, prese le armi, si appresta ad andare dal padre Laerte. Insieme a lui s'incamminano, ugualmente armati, Telemaco e i due servi fedeli.

Canto XXIV: Ermes guida le ombre dei Proci nel regno dell'Ade. Laggiù Agamennone, a colloquio con Achille, confronta la sua morte orribile con i funerali gloriosi che gli Achei hanno tributato al Pelide. Al sopraggiungere di tante anime di principi itacesi, Agamennone, stupito, domanda una spiegazione a una di loro, che gli racconta tutto l'accaduto. Ne segue un elogio, da parte dell'Atride, della fedele Penelope, il cui agire tanto contrasta con quello dell'assassina Clitemnestra. Nei campi di Itaca, intanto, Odisseo si fa riconoscere dal vecchio padre, ormai logorato dal rimpianto del figlio. Dopo un abbraccio pieno di commozione, essi dividono il pranzo. Ma in città si diffonde la notizia della strage e i parenti dei morti, capeggiati dal padre di Antinoo, si dispongono alla vendetta. La rivolta ha inizio: Odisseo, Laerte, Telemaco cercano di respingere gli aggressori, ma l'intervento di Atena, che ha preso le sembianze di Mentore, riconcilia gli animi, stabilendo tra loro un patto solenne di pace.
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