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Il vecchio muratore: poesia di Gianni Rodari


Il vecchio muratore è una poesia di Gianni Rodari che descrive la condizione di un lavoratore, nel caso specifico quella di un muratore, che si riscopre vittima dell'ingiustizia della società.





Il vecchio muratore: testo poesia

Ho girato mezzo mondo
con la cazzuola e il filo di piombo,
ho fabbricato con le mie mani
cento palazzi di dieci piani:
tutti in fila li vedo qua
e mi fanno una grande città.
Ma per me e per la mia vecchia
non ho che questa catapecchia.
Sono di legno le pareti,
le finestre non hanno vetri
e dal tetto di paglia e di latta
piove in tutta la baracca.
Dalla città che ho costruito,
non so perché sono stato bandito.
Ho lavorato per tutti: perché
nessuno ha lavorato per me?



Analisi e commento

Fino a qualche tempo fa chi praticava la professione di muratore veniva sfruttato, cioè spesso lavorava senza essere messo in regola (lavoro in nero, senza contributi) oppure era costretto a lavorare più ore rispetto a quelle per cui era pagato, senza invece ottenere un compenso extra per le ore di straordinario, e poi era anche un mestiere con scarse o assenti misure di sicurezza. Adesso la situazione è decisamente migliore, almeno per quanto riguarda la sicurezza e lo stipendio.

Le competenze dei muratori sono fondamentali per la creazione e il mantenimento delle infrastrutture di base di una comunità, tra cui case, scuole, ospedali, strade e altro ancora. Fatta questa breve premessa, adesso andiamo a spiegare nel dettaglio il testo di questa poesia dal sapore amaro.

La poesia viene raccontata in prima persona da un vecchio muratore che per lavoro ha dovuto viaggiare in diverse parti del mondo portando con sé la sua attrezzatura (cazzuola e filo di piombo) e che ha costruito centinaia di edifici, anche di dieci piani, e adesso si trova nel luogo esatto dove ne ha costruiti così tanti a schiera che sembra che la città l'abbia creata lui partendo da zero.
Tuttavia, egli e sua madre (la mia vecchia) continuano a vivere in una catapecchia, realizzata con materiali economici e così malridotta al punto che quando piove l'acqua entra dentro.

Dunque, il vecchio muratore si chiede come sia possibile che dopo aver costruito un'intera città sia stato messo ai margini (bandito) da essa, ovvero perché tutti adesso possiedono un'abitazione nuova mentre lui è rimasto con quella che ha sempre avuto fin dall'inizio? E termina la poesia con un ulteriore domanda che fa riflettere sulle disparità economiche e sociali: perché se lui ha pensato di costruire la casa per tutti, nessuno ha pensato di costruire la casa a lui?

Il drammatico finale è dovuto allo stile di vita dei muratori, e dei lavoratori più umili e sfruttati dell'epoca. Essi lavoravano alla giornata, dunque guadagnavano il sufficiente per vivere, ma non abbastanza per acquistare una nuova casa, e pur avendo le capacità per costruirsela da soli, non avevano il tempo per realizzarla dato che il loro tempo lo dedicavano interamente al lavoro. C'è anche da mettere in conto che con gli anni i soldi accumulati tendono ad avere un potere d'acquisto inferiore, ecco perché molti cercano di investirli in qualcosa. Ovviamente la poesia tende ad esagerare la triste vita del vecchio muratore… ma con le dovute proporzioni può essere paragonata a quella del pensionato che, dopo tanti anni di lavoro può finalmente smettere di lavorare e godersi la pensione, ma la pensione è così bassa da non riuscire ad arrivare a fine mese ed è costretto a continuare a lavorare o a chiedere aiuto.
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Filastrocca di Primavera, Gianni Rodari

Filastrocca-di-primavera

Gianni Rodari era noto per la sua capacità di creare filastrocche fresche, ritmate e piene di allegria, perfette per i bambini. La Filastrocca di primavera ne è un ottimo esempio e in questa pagina ne riportiamo il testo e vi proponiamo anche una breve e semplice interpretazione.





Filastrocca di primavera: testo

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno, più dolce la sera.
Domani forse tra l’erbetta
spunterà la prima violetta.
O prima viola fresca e nuova
beato il primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta, è qua.
Gli altri signori non lo sanno
e ancora in inverno si crederanno:
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo.



Spiegazione e commento

Attraverso questa filastrocca l'autore spiega cosa in consiste la primavera in modo assai semplice e scorrevole. Incomincia dicendo che in primavera le giornate tendono ad allungarsi, cioè le ore di luce tendono ad aumentare e quelle di buio a diminuire e la sera diventa più dolce, nel senso che è più calda e si può cominciare a uscire di sera senza rabbrividire. Per chi non dovesse saperlo il 21 marzo è l'Equinozio di primavera, giorno in cui le ore di luce sono uguali a quelle di buio (12 ore di luce e 12 di buio). Poi ci parla del giorno successivo, alludendo al fatto che stia scrivendo questa poesia il giorno prima di primavera, facendo riferimento al fatto che nei primissimi giorni di primavera, appaiono nell'erba le prime violette. Descrive questa violetta come qualcosa di fresco e nuovo, e chi la troverà per primo sarà fortunato perché il suo profumo gli annuncerà l'arrivo della primavera (anche a livello visivo).

La filastrocca scherza anche sul fatto che alcune persone potrebbero essere così presi dai loro pensieri da non rendersi nemmeno conto che è avvenuto il cambio di stagione e che sia arrivata la primavera, pensando ancora di essere in inverno. Chi non se ne accorge potrebbe essere considerato una persona importante (essendo troppo indaffarata per pensare a queste "sottigliezze"), ma in realtà il loro calendario è sbagliato ed è in ritardo rispetto alla natura che si risveglia.
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21 marzo: poesia di Gianni Rodari

21-marzo-gianni-rodari

La poesia 21 marzo è stata scritta da Gianni Rodari, il celebre poeta e pedagogista italiano, per dedicarla alla primavera, essendo questo giorno la data di inizio della stagione primaverile. Ma non in essa non si limita solamente a dare il benvenuto alla stagione del risveglio della natura, dato che inserisce nel testo ance un messaggio di pace.





21 marzo: testo

La prima rondine
venne iersera
a dirmi: "È prossima
la Primavera!
Ridon le primule
nel prato, gialle,
e ho visto, credimi,
già tre farfalle".

Accarezzandola
così le ho detto:
"Sì è tempo, rondine,
vola sul tetto!"

Ma perché agli uomini
ritorni in viso
come nei teneri
prati il sorriso
un’altra rondine
deve tornare
dal lungo esilio,
di là dal mare.

La Pace, o rondine,
che voli a sera!
Essa è per gli uomini
la primavera.



Spiegazione e commento

Il poeta ci comunica che la sera precedente una rondine è andata da lui per informarlo che la primavera è vicina, che si vedono le primule colorate (ridon) nei prati con il loro colore giallo, e che ha già visto volare tre farfalle. Il poeta ci dice che si è avvicinato alla rondine e che l'ha accarezzata rispondendole che in effetti anch'egli sente l'avvicinarsi della stagione primaverile e la incoraggia a volare sul tetto. Questo "ordine" che il poeta dà all'animale sta a significare che ufficialmente è arrivato il tempo per la rondine di annunciare l'arrivo della primavera a tutti, essendo il giorno 21 Marzo (la data è riportata nel titolo della poesia). Poi però, sempre mantenendo un tono giocoso, ma affrontando un tema più serio, il poeta fa notare che per far tornare il sorriso a tutte le persone non è nemmeno sufficiente il passaggio da una stagione fredda a una più mite, ma è necessario che faccia ritorno da molto lontano un'altra rondine, che non si fa vedere da molto tempo, per portare la pace, essendo questa per le persone la vera la primavera. Dunque, l'annuncio della primavera diventa un mezzo per lanciare un messaggio di Pace. Notare anche che questo termine sia stato scritto in maiuscolo proprio per non lasciare dubbi su quale sia lo scopo di questa poesia.



Figure retoriche

  • Personificazione = "a dirmi" (v.3); "ridon le primule" (v.5).
  • Similitudine = ritorni in viso come nei teneri prati il sorriso (vv. 14-16).
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Dall'uovo di Pasqua: poesia di Gianni Rodari

uovo-di-pasqua-gianni-rodari

"Dall'uovo di Pasqua" è una poesia scritta da Gianni Rodari che calza a pennello per il giorno di Pasqua e che per il suo stile giocoso e per la rima può essere imparata facilmente anche dai bambini più piccoli. Non è una poesia incentrata solamente sulla Pasqua ma è anche un forte messaggio contro la guerra.





Dall'uovo di Pasqua: testo

Dall'uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: "Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio".
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
"Viva la pace,
abbasso la guerra".



Spiegazione e commento

L'uovo di Pasqua simboleggia la tomba vuota dove furono depositate le spoglie mortali di Gesù Cristo dopo la crocifissione, vuota perché appunto Gesù era già resuscitato e non si trovava più al suo interno. L'immagine del pulcino che esce dall'uovo di Pasqua non è esattamente una resurrezione, ma simboleggia la nascita di una nuova vita. Dunque, scherzando sul fatto che da un uovo di cioccolato sia nato un pulcino, e attribuendogli dei colori (arancione nel piumaggio e con il becco turchino), l'autore di questa poesia lo trasforma in un qualcosa che è molto di più di un semplice animale che pigola: il pulcino diventa il portatore di un importante messaggio di pace.
«Viva la pace, abbasso la guerra!»
Per quanto riguarda il pulcino pare ci sia anche una leggera somiglianza con la figura degli apostoli, che sono stati testimoni diretti della vita, morte e risurrezione di Cristo e perciò la loro funzione era quella di riportarne autorevolmente l'insegnamento.
Il messaggio del pulcino però non è riferito a una specifica religione o a uno specifico popolo in quanto è scritto in una lingua universale. Spostandosi in paesi e città e scrivendo sui muri, e anche grazie all'immaginazione, nel cielo e per terra, ricorda uno dei beni più preziosi: la pace (l'opposto della guerra). Questo modo di trasmettere un messaggio così semplice e meraviglioso suggerisce che la pace non conosce confini né limiti e può essere diffusa ovunque, se solo c'è la volontà di farlo.
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Carnevale, ogni scherzo vale di Gianni Rodari

poesia-carnevale-gianni-rodari

Il Carnevale è una ricorrenza caratterizzata da costumi e maschere, burla e risate, e l'autore più divertente della letteratura italiana non poteva che realizzare una poesia a tema per i bambini, ma che fa riflettere soprattutto gli adulti. In questa pagina trovate il testo, la spiegazione e alcune curiosità.





Carnevale, ogni scherzo vale: testo

Mi metterò una maschera
da Pulcinella
e dirò che ho inventato
la mozzarella.
Mi metterò una maschera
da Pantalone,
dirò che ogni mio sternuto
vale un milione.
Mi metterò una maschera
da pagliaccio,
per far credere a tutti
che il sole è di ghiaccio.
Mi metterò una maschera
da imperatore,
avrò un impero
per un paio d'ore:
per volere mio dovranno
levarsi la maschera
quelli che la portano
ogni giorno dell'anno…
E sarà il Carnevale
più divertente
veder la faccia vera
di tanta gente.




Spiegazione

Gianni Rodari è un gran burlone ma attraverso la sua poesia piena di gioia ci mette sempre un pizzico di riflessione. Ad esempio, in questa poesia l'argomento è la festa di Carnevale e, in particolare si focalizza sulle maschere che si indossano per mostrarsi come non si è realmente. A tutti sarà capitato di travestirsi almeno una volta per Carnevale, che sia stato anche solo indossare una maschera per coprire il proprio volto. Gianni Rodari va oltre, e si mette a provare diversi tipi di maschere, prima quella di Pulcinella e poi quella di Pantalone, che sono due tra le più celebri maschere di Carnevale della tradizione italiana. Da notare che non si limita solamente a indossare le maschere, infatti per ogni maschera che indossa assume anche la personalità del personaggio. Ad esempio, Pulcinella è una maschera napoletana e qui è celebre la mozzarella di bufala campana, e con un gioco di parole che serve a creare la rima alternata dice che l'ha inventata Pulcinella, che non è altri che lui stesso dato che lo sta impersonando indossando la sua maschera. Anche per il personaggio Pantalone usa lo stesso schema, infatti è una maschera veneziana di un mercante ricco e avaro, e non a caso fa rima con milione (il valore di ogni suo starnuto). Poi smette di indossare le maschere tradizionali (quelle con un nome proprio di persona) e ne indossa una classica, quella del pagliaccio, che si mette a dire assurdità, come ad esempio che il sole è fatto di ghiaccio. Ma perché accontentarsi solo di questo? Gianni Rodari a questo punto decide di indossare la maschera di un imperatore, maschera che gli conferisce il potere di dare ordini, almeno per un paio di ore, e perciò non perde altro tempo a impartirne uno. Il suo primo e unico ordine è quello di ordinare a tutti coloro che indossano sempre una maschera, anche quando non è Carnevale, di togliersela. Secondo Gianni, il Carnevale è molto più divertente se al posto delle machere indossate sopra altre maschera, si possa finalmente vedere il vero volto di una persona.

Quel che il poeta vuole comunicarci attraverso questa poesia è che spesso le persone sono costrette a mostrarsi in un certo modo, quindi a indossare una maschera, per coprire il nostro vero modo di essere, apparendo come delle persone false, ma che è necessario fare così per vivere "serenamente" nella società. Però ci informa che almeno a Carnevale possiamo presentarci così come siamo, senza bisogno di indossare una maschera… tanto nessuno potrà mai dirci nulla perché alla fine, a chi ci giudica perché non ci riconosce più, possiamo sempre dire che è solo una maschera di Carnevale e che stiamo solo scherzando! Dunque, siamo così abituati a indossare una maschera in ogni giorno dell'anno che solo a Carnevale possiamo finalmente privarcene "per qualche ora" (tempo medio che una persona dedica alla festa di Carnevale nelle strade) per dare un po' di aria alla nostra vera faccia. E questa è un'occasione da non perdere! Viva il Carnevale!




Curiosità

Il titolo di questa poesia è anche un omonimo detto popolare a tema carnevalesco, il cui significato è che bisogna aspettarsi qualche scherzo in questo periodo giocoso e che non bisogna prendersela con chi ha organizzato lo scherzo, se lo ha fatto con lo scopo di divertire.

Il tema della maschera è stato trattato anche da un altro scrittore italiano, Luigi Pirandello, che nella sua celebre opera letteraria scriveva:
Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.

Inoltre, sul nostro sito trovate anche una bellissima raccolta di poesie sul Carnevale.
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Alla befana, poesia di Gianni Rodari

Befana

Quella dell'Epifania (6 gennaio) è una festa molto sentita in Italia e Gianni Rodari ha voluto contribuire ad aumentare la già "famosa" Befana con una poesia a lei dedicata. In realtà, ne ha scritte più di una e anche altri autori famosi del passato hanno voluto dire la propria su questo personaggio, come potete vedere nella raccolta di poesie per la Befana. Di seguito trovate il testo e una semplice spiegazione.





Alla Befana: testo

Mi hanno detto, cara Befana,
che tu riempi la calza di lana,
che tutti i bimbi, se stanno buoni,
da te ricevono ricchi doni.
Io buono sono sempre stato
ma un dono mai me l’hai portato.
Anche quest’anno nel calendario
tu passi proprio in perfetto orario,
ma ho paura, poveretto,
che tu viaggi in treno diretto:
un treno che salta tante stazioni
dove ci sono bimbi buoni.
Io questa lettera ti ho mandato
per farti prendere l’accelerato!
O cara Befana, prendi un trenino
che fermi a casa d’ogni bambino,
che fermi alle case dei poveretti
con tanti doni e tanti confetti.



Significato della poesia

Già dal titolo è chiaro che l'autore si stia rivolgendo alla Befana, ma non parlandone direttamente, bensì scrivendole una lettera proprio come quelle letterine che i bambini scrivono alla Befana (o in precedenza a Babbo Natale), nella speranza di ricevere un dono nella calza appesa in casa. Ciò serve a ricordare che anche gli adulti si possono mettere in comunicazione con lei e solamente in questo modo, basta semplicemente ricordarsi che un tempo anche loro sono stati bambini.
In questa filastrocca Gianni Rodari scrive alla Befana che da fanciullo aspettava il suo arrivo, ma ogni 6 gennaio restava deluso perché nella sua calza non trovava alcun dono. Eppure specifica che aveva fatto il buono, dato che da tradizione i genitori spiegano ai figli che la Befana porta i doni solamente ai bambini buoni (e qualche volta il carbone ai bambini cattivi).
Il poeta però non vuole che altri bambini soffrano quanto lui che aspettando il suo arrivo e non trovavano mai niente, però non si sente di attribuirle delle colpe perché sa che lei passa sempre in perfetto orario e, purtroppo, prende il treno sbagliato (potrebbe essere intesa come la scusa che gli raccontavano da bambino). Egli pensa che la Befana usi il "treno diretto" per arrivare in città e questo vuol dire che si ferma solamente nelle città più importanti, di conseguenza salta molte stazioni (fermate del treno); perciò le scrive per consigliarle di prendere il "treno accelerato" che, invece, effettua tutte le fermate della linea percorsa, includendo quindi quelle poco importanti.
Egli spiega che in queste fermate del treno che vengono saltate, ci stanno anche dei bambini buoni (e anche poveri) che aspettano doni e dolcetti. Il motivo per cui nomina anche i "poveretti" allude al fatto che solitamente erano le famiglie con scarse disponibilità economiche quelle a non ricevere il dono. Chissà come mai, Befana, chissà, forse un giorno qualcuno ce lo spiegherà! 😅
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Filastrocca di Capodanno, Gianni Rodari: testo e significato

Filastrocca

Si intitola "Filastrocca di Capodanno" e titolo migliore non potrebbe esserci perché è quella che meglio descrive ciò che passa nella testa delle persone a pochi giorni dall'arrivo del nuovo anno, che è carico di aspettative. Anche Gianni Rodari parte subito con aspettative altissime, ma poi si ravvede e all'anno che verrà chiede umilmente un unico desiderio.





Filastrocca di Capodanno: scheda poesia

Titolo Filastrocca di Capodanno
Autore Gianni Rodari
Genere Filastrocca
Raccolta Filastrocche in cielo e in terra
Data 1960
Corrente letteraria Realismo
Temi trattati Le troppe aspettative per l'anno nuovo
Frase celebre «Se voglio troppo, non darmi niente, | dammi una faccia allegra solamente.»




Testo

Filastrocca di Capodanno
fammi gli auguri per tutto l'anno.

Voglio un gennaio col sole d'aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile

voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera

voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;

che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.



Analisi del testo

Schema metrico: 6 strofe costituite da 2 versi ciascuna e con rima baciata (AABBCCDD).

Il poeta sembra rivolgersi alla filastrocca stessa o al Capodanno e gli chiede di fargli i migliori auguri per l'anno che verrà. Subito dopo comincia a fare una lista di cose che vorrebbe vedere nell'anno nuovo, similmente a quando si scrive da piccoli la letterina a Babbo Natale. Il poeta però si mette a scrivere richieste assurde come il volere il sole tiepido di aprile a gennaio, che è noto per essere il mese più freddo dell'anno; e desidera l'opposto per il mese di luglio, lo vorrebbe fresco, sebbene sia noto per essere uno dei mesi più caldi dell'anno; vuole che che non debba mai calare la sera e che possa essere sempre giorno; vuole un mare sempre calmo e piatto (alludendo al fatto che in certe giornate estive capita che piove e c'è vento e non si può andare a nuotare), che il pane acquistato sia sempre fresco (anche col passare dei giorni); che il gatto e gatto, nemici per natura, possano andare d'amore e d'accordo; che dalle fontane invece dell'acqua possa uscire del latte.
Infine, dopo aver volato con la fantasia, ritorna coi piedi per terra e ammette che se tutto ciò che desidera è troppo, può ignorare quanto scritto in precedenza, perché per il nuovo anno gli basta avere una faccia allegra.



Commento

Questa filastrocca sta a significare che a Capodanno viaggiamo troppo con la fantasia, pretendiamo davvero troppo dall'anno nuovo e non ci rendiamo nemmeno conto di quanto siano irrealizzabili questi "desideri" e che bisogna essere realisti nella vita. Inoltre, bisogna notare come il poeta non si è limitato a parlare di un singolo desiderio assurdo, sono tutti assurdi, dal primo all'ultimo. Il poeta non vuole davvero tutte queste cose elencate, e lo dimostra il fatto che chiude la filastrocca con uno dei desideri più semplici e genuini che si possa desiderare, ovvero quello di vivere il nuovo anno con allegria!
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L'anno nuovo, poesia di Gianni Rodari: testo e significato

Anno-nuovo

L'anno nuovo è una poesia di Gianni Rodari che fa parte della raccolta Filastrocche in cielo e in terra (Torino, Einaudi 1960). È una delle più celebri poesie da dedicare all'anno nuovo in occasione del giorno di Capodanno: è leggera e allegra, non sarebbe una cattiva idea farla conoscere ai più piccoli e potrebbe essere integrata nel programma scolastico di italiano della quarta o della quinta classe della scuola primaria.





L'anno nuovo: scheda poesia

Titolo L'anno nuovo
Autore Gianni Rodari
Genere Filastrocca
Raccolta Filastrocche in cielo e in terra
Data 1960
Corrente letteraria Realismo
Temi trattati Le previsioni per l'anno nuovo
Personaggi Indovino
Frase celebre «Indovinami, indovino | tu che leggi nel destino: | l'anno nuovo come sarà? | Bello, brutto, o metà e metà?»




Testo

Indovinami, indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.




Analisi del testo

Schema metrico: tre strofe in rima baciata (AABBCCDD).

Nella prima strofa il poeta consulta un indovino e gli domanda come sarà il suo futuro nel nuovo anno che sta per arrivare, se sarà positivo, negativo oppure con alti e bassi. Nella seconda strofa prende parola l'indovino e rivela tante ovvietà come per esempio che il nuovo anno sarà caratterizzato da quattro stagioni (primavera, estate, autunno e inverno) e dodici mesi, che ci sono giorni festivi come carnevale e ferragosto, e che ogni lunedì della settimana è seguito da un martedì. Nella terza strofa ammette che più di così non può rivelare dell'anno nuovo, queste sono le informazioni che ha trovato nei suoi grandi libri (di magia) e che quindi anche l'anno che verrà non può che essere come tutti gli altri che ci sono stati prima, ovvero come ognuno sceglierà di viverlo.



Commento

L'insegnamento che vuole darci il nostro amatissimo poeta italiano è che non serve consultare gli indovini per prevedere il futuro. L'indovino stesso si diverte a prendersi gioco della vittima di turno che crede alla magia, alla sfera di cristallo e ai tarocchi, e in genere si inventa il futuro di questa per il solo scopo di trarne un compenso economico. Qui invece gli mostra quello che sa davvero del nuovo anno, ovvero niente, dato che ciò che rivela sono informazioni comuni a tutti gli anni. Questa allegra poesia è un modo per avvertire i creduloni che non bisogna prendere sul serio chi afferma di possedere doti magiche, perché il futuro siamo noi a scriverlo. Siamo noi a renderlo bello o brutto, perché tutto è condizionato dalle nostre scelte e dal nostro modo di vivere la vita. Siamo noi gli artefici del nostro destino!
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Amici: poesia di Gianni Rodari sull'amicizia

Amicizia

Amici è una poesia di Gianni Rodari, scrittore e pedagogista italiano, che ha come tema principale l'importanza dell'amicizia. Riteniamo che questa poesia sia una delle migliori nel trattare questo tema, sia per la sua semplicità che per il suo stile giocoso che la rendono accessibile a tutti, bambini inclusi, e può essere riusata anche per celebrare ogni 30 luglio la giornata internazionale dell'amicizia.





Testo

Dice un proverbio dei tempi andati
“Meglio soli che male accompagnati”.

Io ne so uno più bello assai:
“In compagnia lontano vai”.
Dice un proverbio ,chissà perché:
“Chi fa da solo fa per tre”.

Da questo orecchio io non ci sento:
“Chi ha cento amici fa per cento!”.

Dice un proverbio ormai da cambiare:
“Chi sta solo non può sbagliare!”.

Questo, io dico, è una bugia:
“Se siamo tanti si fa allegria!”.



Analisi del testo

Il testo della poesia è scritto in rima baciata, il cui schema è AABBCCDD.

È composta da 6 strofe e a sua volta sono formate da due versi. Il primo verso di ogni strofa serve a introdurre il proverbio contenuto nella seconda strofa.

I proverbi sono dei detti popolari che hanno lo scopo di dare un insegnamento, una guida su ciò che si deve e non si deve fare. Molto spesso i proverbi si contraddicono fra loro, ma questo è perché bisogna anche saperli contestualizzare.



Figure retoriche

Antitesi = ogni strofa è contraddetta dalla strofa successiva. L'antitesi è presente nelle parole "soli" (v.1) e "compagnia" (v.4); "solo" (v.6) e "cento amici" (v.8); "sta solo" (v.10) e "siamo tanti" (v.12).



Commento

In questa poesia Gianni Rodari diventa promotore dell'amicizia, un legame di affetto reciproco fra due o più persone.

Egli inizia dicendo che c'è un proverbio antico che suggerisce di proseguire da soli la propria vita perché spesso si finisce per incontrate cattive compagnie. Questo è vero, vi sono persone nocive che ci possono rallentare e farci del male, ma esistono anche le buone compagnie e queste permettono di andare lontano, in quanto aiutano a superare e a convivere con i problemi della vita di tutti i giorni.

Poi continua dicendo che se siamo soli riusciamo a lavorare meglio e questo è vero perché abbiamo meno distrazioni, ma questo possiamo farlo per un po' e raggiunto il limite ritorneremo a lavorare come una persona. Invece avere un amico in più, e parliamo di vera amicizia e non semplicemente un "conoscente" o "compaesano" o un "legame di parentela", oltre ad essere delle gambe e braccia in più su cui contare, è anche una testa in più che può aiutare a vedere le cose da un altro punto di vista.

Infine dice che se restiamo da soli non sbaglieremo mai e il motivo è dovuto al fatto che non ci sarà nessuno a giudicarci negativamente quando commetteremo uno sbaglio. Ma anche qui l'autore ha da ribattere, dicendo che più amici si hanno è più si è felici, in quanto si può anche ridere e scherzare dei propri sbagli se si sta in compagnia degli amici.

Nel mondo attuale dove la tecnologia sta diventando sempre più "umana" (intelligenza artificiale) sembra quasi che non serva più nemmeno la comunicazione fra persone, figuriamoci l'amicizia, che è qualcosa di molto più profondo. Eppure l'amicizia quella vera ti migliora la vita, ti dà sicurezza, ti mette di buon umore, è una conquista e ma è anche qualcosa di assai raro e proprio per questà rarità è preziosa e bisogna farne tesoro. E pure noi di Scuolissima vogliamo promuovere l'amicizia con un proverbio: Chi trova un amico trova un tesoro!
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Promemoria, Gianni Rodari: testo con spiegazione

Guerra

La poesia "Promemoria" è stata scritta da Gianni Rodari e fa parte della raccolta di poesie sulla Pace di Gianni Rodari.





Testo

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio la guerra.



Analisi del testo

Il titolo "Promemoria" sta a significare che la poesia è un breve appunto con cui si vuol far presente qualcosa.

Il linguaggio utilizzato è molto semplice, quello dei bambini, e fa uso della rima in modo da renderlo ancor più semplice da memorizzare.

La poesia può essere suddivisa in tre parti:
  1. cose da fare di giorno;
  2. cose da fare di notte;
  3. cose da non fare mai.



Figure retoriche

Ci sono cose da = anafora (v.1 - v.4 - v.8)



Commento

Gianni Rodari vuole spiegare il senso della guerra ai bambini e chiaramente non può farlo attraverso metafore complicate come quelle di Giuseppe Ungaretti (per citare un poeta emertico che ha trattato il tema della guerra), ma preferisce adottare la semplicità utilizzando lo stesso linguaggio dei bambini: semplice, puro e giocoso.

Si rivolge ai bambini spiegandogli alcune regole basilari per vivere l'infanzia nel giusto modo. Inizia col dire che di giorno dovrebbero pensare a se stessi, alla propria igiene personale (lavarsi), ad accrescere la propria cultura (studiare) e anche a concedersi un po' di svago (giocare).

Per la notte propone altre regole, come andare a dormire e riposare. Sono regole tanto semplici quanto indispensabili per svegliarsi pieni di energia il giorno successivo, ma pare un'abitudine abbandonata dai giovani di oggi.

Dopo aver spiegato ciò che bisogna fare di giorno e di notte, spiega che ci sono cose che non bisognerebbe mai fare né di giorno né di notte, per esempio: la guerra.

La scelta dell'autore di rivolgersi ai bambini è dovuta al fatto che l'infanzia è il simbolo dell'innocenza e se vogliamo che le guerre in corso finiscano e che non ne inizino di nuove, bisogna concentrarsi sull'educazione dei bambini, perché saranno loro gli adulti del domani, che un giorno potrebbero essere coinvolti o prendere decisioni su una guerra. Il saper riconoscere il bene dal male potrebbe fare la differenza.

Come diceva anche il fisico tedesco Albert Einstein, "La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire". Se per le attuali generazioni potrebbe non esserci modo per farli riflettere dato che possiedono una mentalità rivolta alla guerra e al dominare sull'altro, per i bambini e per le nuove generazioni c'è ancora speranza e bisogna fare in modo che questi capiscono e tengano bene a mente che non esistono le guerre giuste: fare la guerra è sempre sbagliato.
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La luna di Kiev, Gianni Rodari: testo con spiegazione

Luna

La poesia "La luna di Kiev" è stata scritta da Gianni Rodari e fa parte della raccolta Filastrocche in cielo e in terra (Einaudi, 1960).





La luna di Kiev: testo

Chissà se la luna
di Kiev
è bella
come la luna di Roma,
chissà se è la stessa
o soltanto sua sorella…

"Ma son sempre quella!
– la luna protesta –
non sono mica
un berretto da notte
sulla tua testa!

Viaggiando quassù
faccio lume a tutti quanti,
dall’India al Perù,
dal Tevere al Mar Morto,
e i miei raggi viaggiano
senza passaporto".



Parafrasi

Mi chiedo se la luna di Kiev possieda lo stesso fascino della luna di Roma, se sia la stessa luna o se le somiglia solamente. La luna indispettita mi spiega che è sempre la stessa luna e che non ne esistono altre, non è un berretto da notte che si posa sulla testa! Da lassù riesce a radiare la sua luce ovunque: dall'India al Perù, dal fiume Tevere (di Roma) al Mar Morto, e sebbene i suoi raggi viaggiano di continuo nessuno le ha mai chiesto il passaporto.



Analisi del testo

Il titolo della poesia "La luna di Kiev" parla della luna, l'unico satellite naturale della Terra, ma non per l'autore che giocosamente finge una certa ignoranza in materia e specifica che la poesia è dedicata alla luna che si trova a Kiev, alludendo al fatto che ogni città possieda una propria luna.

La poesia è suddivisa in tre strofe.

Nella prima strofa è l'autore stesso che fa le sue riflessioni sulla luna e si chiede se la luna di Kiev, capitale dell'Ucraina, sia bella come quella di Roma (dove lui ha vissuto e lavorato per anni), se sia la stessa luna oppure se è un'altra luna (sorella). Il termine "chissà" lascia intendere che l'autore non è mai stato a Kiev.

Nella seconda strofa è la luna che prende parola, o per meglio dire è l'autore che le consente di parlare attraverso la sua poesia. La luna che è stata fonte di ispirazione sin dall'antichità, qui ha voce in capitolo e indispettita risponde per le righe all'autore dandogli una lezione di astronomia: "sono sempre la stessa luna" e "non sono mica un berretto da notte sulla testa" (copricapo per dormire).

Nella terza strofa la luna continua e spiegare che dalla sua posizione, in cielo, è in grado di illuminare il mondo intero, dall'India al Perù, dal Tevere al Mar Morto. Inoltre sono molto significativi i due versi finali "e i miei raggi viaggiano senza passaporto": il passaporto è un documento di viaggio, di identità e riconoscimento che serve a controllare le persone in entrata e uscita da un paese. La Luna quasi come un vanto dice che non ha bisogno del passaporto per trasmettere la sua luce in qualsiasi luogo della Terra e lascia sottintendere che per lei non ci sono limiti territoriali e che non viene fatta distinzione per la sua etnia o razza, cosa che invece avviene tra le persone.



Figure retoriche

Luna / di Kiev = enjambement (vv. 1-2).

Come la luna di Roma = similitudine (v. 4).

Sua sorella = analogia (v. 6).

La luna protesta = personificazione (v. 8)



Commento

Gianni Rodari ha scritto questa poesia per i bambini e uno dei modi per avvicinare queste magnifiche e innocenti creature alla lettura e alla poesia è usare un metodo di scrittura allegro mediante l'uso della rima. Per ovvie ragioni lo stile semplice che adotta è in grado di suscitare un sentimento di meraviglia anche in molti adulti. Conferendo alla luna la possibilità di sfogarsi e di spiegare la sua posizione, l'autore ha voluto indicarci che la strada giusta per vivere in armonia con tutti è quella di prendere coscienza del fatto che siamo tutti uguali (tutte persone) indipendentemente da dove viviamo, dal colore della pelle, dalla nostra cultura e religione: se tutti prendessimo esempio dalla luna che "abbraccia" tutti i popoli con la sua luce, senza fare alcuna distinzione, la Terra sarebbe un mondo migliore.

Questa poesia è diventata virale nel marzo del 2022 nel corso della crisi russo-ucraina, ovvero uno scontro diplomatico-militare tra l'Ucraina di Zelenskyy e la Federazione Russa di Vladimir Putin. Sebbene sia stata pubblicata oltre 60 anni fa e l'autore si è spento nel 1980, descrive esattamente lo stato di desolazione di tutto il mondo per il fatto che oggigiorno si continui a parlare della guerra non come un brutto e lontano ricordo ma come un evento attuale che ci coinvolge tutti, come se le guerre passate non ci avessero insegnato nulla. Eppure il 26 giugno 1945, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, fu fondata l'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), con lo scopo di aiutare a risolvere i conflitti fra Paesi attraverso mezzi pacifici (negoziati, composizione giudiziaria, sanzioni, o accordi di cessate il fuoco), ma la guerra continua nonostante le sanzioni e tra l'altro sia la Russia che l'Ucraina sono tra i 193 Stati membri delle Nazioni Unite.

La poesia di Rodari non nomina mai la guerra, ma è maggiormente incentrata sull'unione dei popoli (anche se le due tematiche sono strettamente collegate tra loro essendo un periodo in cui ci sono Stati che chiudono porti e frontiere). Inoltre, risulta davvero poetica l'immagine della luna che illumina tutte le notti, anche le più buie della storia, come quelle in Ucraina caratterizzate dai bombardamenti della guerra.

A scanso di equivoci, ricordiamo che la Luna non brilla di luce propria, riflette la luce del sole.


Un'altra poesia di Gianni Rodari maggiormente incentrata sulla guerra è "Promemoria", scritta con un linguaggio semplice in quanto è rivolta in particolar modo ai bambini.
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