La luna di Kiev - Rodari: testo, spiegazione, commento


Appunto di italiano sulla poesia La luna di Kiev di Gianni Rodari: testo, parafrasi, analisi del testo, significato, commento e spiegazione.

La poesia "La luna di Kiev" è stata scritta da Gianni Rodari e fa parte della raccolta Filastrocche in cielo e in terra (Einaudi, 1960).



Indice




Testo

Chissà se la luna
di Kiev
è bella
come la luna di Roma,
chissà se è la stessa
o soltanto sua sorella…

"Ma son sempre quella!
– la luna protesta –
non sono mica
un berretto da notte
sulla tua testa!

Viaggiando quassù
faccio lume a tutti quanti,
dall’India al Perù,
dal Tevere al Mar Morto,
e i miei raggi viaggiano
senza passaporto".



Parafrasi

Mi chiedo se la luna di Kiev possieda lo stesso fascino della luna di Roma, se sia la stessa luna o se le somiglia solamente. La luna indispettita mi spiega che è sempre la stessa luna e che non ne esistono altre, non è un berretto da notte che si posa sulla testa! Da lassù riesce a radiare la sua luce ovunque: dall'India al Perù, dal fiume Tevere (di Roma) al Mar Morto, e sebbene i suoi raggi viaggiano di continuo nessuno le ha mai chiesto il passaporto.



Analisi del testo

Il titolo della poesia "La luna di Kiev" parla della luna, l'unico satellite naturale della Terra, ma non per l'autore che giocosamente finge una certa ignoranza in materia e specifica che la poesia è dedicata alla luna che si trova a Kiev, alludendo al fatto che ogni città possieda una propria luna.

La poesia è suddivisa in tre strofe.

Nella prima strofa è l'autore stesso che fa le sue riflessioni sulla luna e si chiede se la luna di Kiev, capitale dell'Ucraina, sia bella come quella di Roma (dove lui ha vissuto e lavorato per anni), se sia la stessa luna oppure se è un'altra luna (sorella). Il termine "chissà" lascia intendere che l'autore non è mai stato a Kiev.

Nella seconda strofa è la luna che prende parola, o per meglio dire è l'autore che le consente di parlare attraverso la sua poesia. La luna che è stata fonte di ispirazione sin dall'antichità, qui ha voce in capitolo e indispettita risponde per le righe all'autore dandogli una lezione di astronomia: "sono sempre la stessa luna" e "non sono mica un berretto da notte sulla testa" (copricapo per dormire).

Nella terza strofa la luna continua e spiegare che dalla sua posizione, in cielo, è in grado di illuminare il mondo intero, dall'India al Perù, dal Tevere al Mar Morto. Inoltre sono molto significativi i due versi finali "e i miei raggi viaggiano senza passaporto": il passaporto è un documento di viaggio, di identità e riconoscimento che serve a controllare le persone in entrata e uscita da un paese. La Luna quasi come un vanto dice che non ha bisogno del passaporto per trasmettere la sua luce in qualsiasi luogo della Terra e lascia sottintendere che per lei non ci sono limiti territoriali e che non viene fatta distinzione per la sua etnia o razza, cosa che invece avviene tra le persone.



Figure retoriche

Luna / di Kiev = enjambement (vv. 1-2).

Come la luna di Roma = similitudine (v. 4).

Sua sorella = analogia (v. 6).

La luna protesta = personificazione (v. 8)



Commento

Gianni Rodari ha scritto questa poesia per i bambini e uno dei modi per avvicinare queste magnifiche e innocenti creature alla lettura e alla poesia è usare un metodo di scrittura allegro mediante l'uso della rima. Per ovvie ragioni lo stile semplice che adotta è in grado di suscitare un sentimento di meraviglia anche in molti adulti. Conferendo alla luna la possibilità di sfogarsi e di spiegare la sua posizione, l'autore ha voluto indicarci che la strada giusta per vivere in armonia con tutti è quella di prendere coscienza del fatto che siamo tutti uguali (tutte persone) indipendentemente da dove viviamo, dal colore della pelle, dalla nostra cultura e religione: se tutti prendessimo esempio dalla luna che "abbraccia" tutti i popoli con la sua luce, senza fare alcuna distinzione, la Terra sarebbe un mondo migliore.

Questa poesia è diventata virale nel marzo del 2022 nel corso della crisi russo-ucraina, ovvero uno scontro diplomatico-militare tra l'Ucraina di Zelenskyy e la Federazione Russa di Vladimir Putin. Sebbene sia stata pubblicata oltre 60 anni fa e l'autore si è spento nel 1980, descrive esattamente lo stato di desolazione di tutto il mondo per il fatto che oggigiorno si continui a parlare della guerra non come un brutto e lontano ricordo ma come un evento attuale che ci coinvolge tutti, come se le guerre passate non ci avessero insegnato nulla. Eppure il 26 giugno 1945, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, fu fondata l'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), con lo scopo di aiutare a risolvere i conflitti fra Paesi attraverso mezzi pacifici (negoziati, composizione giudiziaria, sanzioni, o accordi di cessate il fuoco), ma la guerra continua nonostante le sanzioni e tra l'altro sia la Russia che l'Ucraina sono tra i 193 Stati membri delle Nazioni Unite.

La poesia di Rodari non nomina mai la guerra, ma è maggiormente incentrata sull'unione dei popoli (anche se le due tematiche sono strettamente collegate tra loro essendo un periodo in cui ci sono Stati che chiudono porti e frontiere). Inoltre, risulta davvero poetica l'immagine della luna che illumina tutte le notti, anche le più buie della storia, come quelle in Ucraina caratterizzate dai bombardamenti della guerra.

A scanso di equivoci, ricordiamo che la Luna non brilla di luce propria, riflette la luce del sole.


Un'altra poesia di Gianni Rodari maggiormente incentrata sulla guerra è "Promemoria", scritta con un linguaggio semplice in quanto è rivolta in particolar modo ai bambini.


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