Allegorie primo canto Inferno - Divina Commedia


Il canto I dell’Inferno fa da introduzione a tutto il poema (sappiamo che è composto di cento canti, trentatré per cantica: l’Inferno ne ha uno in più per spiegare la ragione del viaggio immaginario di Dante nell’oltretomba). In questo canto ci sono squarci poetici e stilistici notevoli che però non sono facilmente comprensibili e pertanto cercheremo di renderveli più chiari rispondendo alle domande che chiunque si porrebbe leggendo il testo.



1) Qual è il significato allegorico della «selva oscura»?
La selva oscura simboleggia il peccato che ottenebra la mente, uno stato di smarrimento in cui si corre il pericolo della perdizione (= danno irreparabile).


2) Cosa rappresenta allegoricamente la «diritta via?
La diritta via è l'avere fede, è la vita secondo gli insegnamenti cristiani, ovvero la strada giusta che bisogna intraprendere per poter arrivare a Dio.


3) Cosa rappresenta allegoricamente il «colle»?
Il colle illuminato dal sole rappresenta la luce di speranza che si accende nel cuore angosciato di Dante, una speranza di salvezza accentuata dall’«ora del tempo», il mattino, e dalla «dolce stagione», la primavera, la stagione del risveglio della natura e della risurrezione pasquale di Cristo. Ma la strada per arrivare alla salvezza è lunga, in salita e piena di ostacoli come le tre fiere.


4) Tre sono le fiere che sbarrano a Dante il cammino: quali sono? Ognuna ha un valore allegorico-politico e uno simbolico-morale: quale?
Le tre fiere, la lonza, il leone e la lupa, raffigurano i tre peccati che maggiormente avvincono l’umanità: la lussuria, la superbia e l’avarizia.

LUPA
Senso letterale: è un animale magro, agile e affamato;
Senso simbolico: l'avarizia;
Senso allegorico-politico: la Curia pontificia, in particolare Bonifacio VIII, avido di ricchezze.

LONZA
Senso letterale: fiera dal mantello screziato;
Senso simbolico: la lussuria;
Senso allegorico-politico: Firenze divisa in Bianchi e Neri.

LEONE
Senso letterale: fiera nota per la sua forza (da qui il simbolo);
Senso simbolico: la superbia;
Senso allegorico-politico: il regno di Francia.


5) Spiega la profezia del «veltro».
Il veltro è il nome antico dato a cani da inseguimento e da presa, simili agli attuali levrieri.
Il veltro, di cui Virgilio annuncia la venuta, raffigura colui che giungerà per redimere il genere umano e riportarlo ai valori eterni del bene e della giustizia sociale. Nel veltro si deve quindi vedere una forza capace di assumersi il compito di riformare la chiesa e di riportarla alle sue origini. Potrà essere un imperatore, che ristabilisca la netta separazione tra potere temporale e potere spirituale, o un pontefice che operi dall'interno il rinnovamento in senso evangelico degli istituti ecclesiastici.


6) Chi è Virgilio e qual è il suo significato allegorico?
La figura di Virgilio che viene in soccorso di Dante, spaurito, che dubita ormai della salvezza è la ragione che lo aiuta a uscire dall'intrico dei peccati per avviarlo sul sentiero della rettitudine spirituale e morale. Dante aveva una stima immensa di Virgilio e ne aveva studiato a fondo l’Eneide. Virgilio viene collocato nell'Inferno perché non avendo conosciuto Cristo non è battezzato.


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Figure retoriche: Canto 1 Inferno


Tutte le figure retoriche presenti nel primo canto dell'Inferno della Divina Commedia.



Cammin di nostra vita = metafora (v. 1). Il poeta vuole dirci che ai suoi tempi si pensava che la durata media della vita fosse di settanta anni e lui ne ha esattamente 35.

Selva oscura = allegoria (v. 2). Il significato letterale indica un bosco con tanti alberi e cespugli, ma il significato morale è inteso come smarrimento in cui si trovò Dante dopo la morte di Beatrice.

Selva selvaggia = figura etimologica (v. 5). Sono due termini accostati che condividono la stessa radice etimologica per rafforzare il concetto.

E aspra e forte = polisindeto (v. 5). Per via delle ripetute congiunzioni.

Pien di sonno = metafora (v. 11). Inteso come il sonno che addormenta la coscienza del peccatore.

Verace = allegoria (v. 12). Inteso come via della verità, del bene e della salvezza.

Colle = allegoria (v. 13). Significa che la strada della salvezza è per il poeta in salita.

Valle = allegoria (v. 14). La «selva» (= groviglio di peccati) è qui detta «valle» per denotare l’abbassarsi dell’anima al male, a un’esistenza peccaminosa, in contrapposizione al «colle», la «diritta via» illuminata di luce.

Spalle vestite de' raggi = metafora (vv. 16-17). La sommità e i pendii sono illuminati dai raggi solari.

Spalle vestite = enjambement (vv. 16-17). Perché si va a capo.

Pianeta che mena dritto altrui per ogne calle = metafora (vv. 17-18). Per indicare il Sole, che in senso allegorico è la luce che guida al bene («dritto»), a Dio.

Lago del cor = metafora (v. 20). S'intende la cavità interna al cuore.

La notte = allegoria (v. 21). S'intende il periodo buio trascorso con angoscia e affanno.

E come quei... = similitudine (v. 22-24). Il «pelago» è paragonato alla «selva», al peccato, mentre il «naufrago» all’«animo» del poeta, cioè alla sua volontà di redimersi.

Pelago = latinismo (v. 23). È una parola latina che è stata introdotta in un'altra lingua senza subire alterazioni. Pelago significa mare profondo.

Lo passo = allegoria (v. 26). Ha lo stesso significato di "selva" e "valle", quindi raffigura il peccato.

Il corpo lasso = allegoria (v. 28). Stanco non è il corpo ma l'animo del poeta per gli anni passato nel peccato.

La piaggia diserta  allegoria (v. 29). S'intende il pendio del colle solitario, punto di inizio del sollevamento del morale del poeta.

Che ’l piè fermo sempre era ’l piú basso = perifrasi (v. 30). Per non ripetere nuovamente che c'è una forte salita. Infatti chi s’inerpica su un forte pendio fa sì che il piede fermo, che deve sorreggere il corpo, si trovi sempre più in basso dell’altro piede sollevato a cercar nuovo appoggio.

Erta = allegoria (v. 31). È la strada in salita che conduce dal peccato alla redenzione.

Lonza = allegoria (v. 32). La lonza è un animale simile al ghepardo, in questo caso simboleggia il peccato della lussuria.

Leggera e presta molto = allegoria (v. 32). Significa che le lusinghe conducono velocemente al peccato.

Volte vòlto = paronomasia (v. 36). Sono state accostate due parole di suono simile ma significato diverso con l'intento di ottenere particolari effetti fonici e, insieme, rafforzarne la correlazione.

E ’l sol montava ’n súperifrasi (v. 38). S'intende che era l'equinozio di primavera.

Quelle stelle cheperifrasi (v. 38). S'intende che il sole sorgeva in congiunzione con la costellazione dell'Ariete.

L'amor divinoperifrasi (v. 39). Sta ad indicare Dio.

Quelle cose belleperifrasi (v. 40). S'intende gli astri.

Fera a la gaetta pelleperifrasi (v. 42). Per fiera dalla pelle maculata s'intende la lonza.

Leone = allegoria (v. 45). Animale dotato di grande forza che simboleggia la superbia e la violenza.

Test’alta e con rabbiosa fameallegoria (v. 47). Il passo a testa alta e la fame rabbiosa rappresentano l'arroganza, e quindi la superbia.

Lupa = allegoria (v. 49). La lupa simboleggia la cupidigia e l'avarizia, passioni peccaminose che tormentano la società.

Di tutte brame sembiava carca ne la sua magrezzaallegoria (v. 49-50). Sta a significare che pur essendo un animale insaziabile rimane sempre con un aspetto magro, potrebbe mangiare ancora e ancora... simboleggia l'avarizia.

E qual è quei = similitudine (v. 55). E come l'avaro si adopera con tutta la sua volontà per procurarsi ricchezze e beni di valore, quando giunge il momento che ogni suo avere si dissolve, egli si tormenta di continuo, piange e si addolora.

La bestia senza paceperifrasi (v. 58). È un altro riferimento alla lupa.

Mi ripigneva là dove ’l sol tace = perifrasi (v. 60). Sta a significare che Dante veniva spinto dalla lupa di nuovo verso la selva oscura, cioè stava ricadendo nel peccato.

Sol tacesinestesia (v. 60). In questo caso l'aggettivo tace sta per "buio", al posto di un aggettivo visivo è stato usato un aggettivo uditivo.

Per lungo silenzio parea fioco = allegoria (v. 63). Sta a significare che Virgilio, per la lunga abitudine al silenzio, dava l'impressione che avesse perduto la forza di parlare. Simboleggia la RAGIONE che permette a Dante di capire la gravità del peccato in cui si stava dibattendo la sua anima, il suo silenzio può essere definito "sonno", che ha portato Dante allo smarrimento e al peccato.

Miserere = latinismo (v. 65). Significa abbi pietà.

Parentilatinismo (v. 68). S'intendono i genitori.

Sub Julio = latinismo (v. 70). Significa ai tempi di Giulio Cesare (questi nacque nel 100 a.C., Virgilio nel 70).

Quel giusto... = perifrasi (v. 73). Riferimento a Enea, figlio di Anchise.

Giusto figliuol = enjambement (vv. 73-74)

Tanta noia = perifrasi (v. 76). Il riferimento va alla selva, all'angoscia del peccato.

Il dilettoso monte =  allegoria (v. 77). Il colle illuminato dal sole è simbolo della felicità e della vita rivolta al bene.

Quella fonte e Largo fiume metafore (vv. 79-80). Stanno per sorgente di cultura e fiume di eloquenza.

O de li altri = apostrofe (v. 81). Dante fa una bella testimonianza d'amore verso Dante che considera il suo maestro e il suo autore preferito.

Onore e lume = iendiadi (v. 82). Vengono usate due o più parole per esprimere un unico concetto.

Lo tuo volume = metonimia (v. 84). S'intende l'opera di Virgilio.

Tolsi lo bello = enjambement (vv. 87-87)

Lo bello stilo che m'ha fatto onore = perifrasi (v. 87). Questo è veramente un atto di umiltà da parte di Dante.

Le vene e i polsi = endiadi (v. 90).

Esto loco selvaggio = allegoria (v. 93). È un altro modo per dire selva o valle.

Ché questa bestia = allegoria (v. 94). S'intesa la lupa, l'avidità di ricchezze è così radicata nei cuori umani che nessuno riesce a salvarsi.

Molti son li animali a cui s’ammogliametafora (v. 94). Vuol dire che l’avarizia si accompagna ad altri vizi: violenza, frode e inganni d’ogni genere.

Infin che ’l veltroallegoria (v. 101). Per vincere la cupidigia, lebbra del mondo, occorre l’intervento divino, «il veltro» (cane da caccia, levriero) che ristabilirà l’ordine, la pace e la giustizia nel mondo.

Veltro verrà = enjambement (vv. 101-102).

Ciberà = metafora (v. 103). Desidererà.

Terra = metonimia (v. 103). Dominio.

Peltro = sineddoche (v. 103). Lega di rame, stagno e argento; in questa caso sta a intendere la ricchezza.

Feltro e feltro = metafora (v. 105). La sua nascita («nazion») sarà di umile origine, appartenente a un ordine francescano (il feltro è un panno di scarso valore come quello del saio francescano).

Di quella umile Italia fia salute per cui morí =  iperbato (vv. 106-107). Il «veltro» sarà la salvezza («fia salute») di quella umile Italia per la quale diedero la vita alcuni eroi celebrati da Virgilio nell’Eneide.

Per luogo etterno = perifrasi (v. 115). Significa attraverso l'Inferno.

La seconda morte =  perifrasi (v. 117). La dannazione eterna dopo il giudizio universale.

Color che son contenti = perifrasi (v. 118). E vedrai le genti del Purgatorio che sono contente di espiare la loro colpa nel fuoco perché sperano, quando l’espiazione sarà completa, di salire in Cielo.

Contenti nel foco = enjambement (vv. 118-119)

Quello 'mperadorperifrasi (v. 124). S'intende Dio.

Ribellante a la sua legge =  perifrasi (v. 125). Cioè non sottomesso alla sua legge, essendo Virgilio pagano non può diventare cristiano.

Città = metafora (v. 126). S'intende il Paradiso.

In tutte parti impera e quivi reggemetafora (v. 126). Dio è imperatore del creato, ma governa il Paradiso come re.

Oh felice colui cu' ivi elegge = (v. 129) esclamazione.
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Descrizione: Bronzi di Riace


Autore: Sconosciuto

Titolo dell’opera: Bronzi di Riace

Data: V secolo a.C.

Tecnica e materiali: Fusione cava a cera persa; lega di rame e stagno

Dimensioni: Alti due metri circa

Collocazione attuale: Museo della Magna Grecia, Reggio Calabria



Descrizione

I Bronzi di Riace sono una coppia di statue bronzee, di provenienza greca o magnogreca, realizzati intorno al V secolo a.C. e pervenuti fino alla nostra epoca in ottimo stato.
Le due statue, rinvenute nel 1972 vicino Riace in provincia di Reggio Calabria, oltre ad essere considerate tra le opere d’arte più importanti del periodo ellenico, sono tra le pochissime testimonianze di quell'epoca, e da questa loro rarità traggono la loro importanza. I Bronzi di Riace raffigurano due guerrieri nudi che si mostrano in un momento di evidente elasticità muscolare, soprattutto per la loro posizione, detta a "chiasmo".

Le due statue presentano anche delle lievi differenze espressive; infatti il "bronzo A" appare più nervoso e vitale, mentre il "bronzo B" sembra più calmo e rilassato. Le due statue, mediante anche la loro postura e la loro posizione delle braccia, trasmettono una sensazione di forza e potenza. È evidente, vista la posizione degli arti superiori, che le due statue impugnassero con un braccio uno scudo, con l’altro un’arma. Sempre per quanto riguarda le ipotesi di armamenti, il bronzo B ha la testa scolpita in maniera leggermente differente, e si ipotizza che sia stata fatta così per far entrare perfettamente in essa un elmo a quanto pare di stile corinzio.

Mediante lo studio dei materiali e delle tecniche si suppone che le due statue potrebbero essere attribuite ad artisti differenti o realizzate in epoche distinte oppure da uno stesso artista in luoghi differenti. Dopo oltre trent’anni dal loro ritrovamento, le due statue non hanno ancora trovato un’identificazione, in quanto le notizie su di loro sono pressappoco nulle. Ad oggi infatti risultano ancora controverse l'attribuzione dell'artista (o artisti), l'ambiente culturale/stilistico in cui le due statue furono concepite e la loro datazione.


Contesto storico-culturale

Le due statue furono con probabilità realizzate ad Atene e da lì furono rimosse per essere portate a Roma, forse destinate alla casa di qualche ricco patrizio. Ma il battello che le trasportava affondò e il prezioso carico finì sommerso dalla sabbia a circa otto metri di profondità. Non è da escludere che all'epoca fu già fatto un tentativo di recupero, andato infruttuoso così che le statue sono rimaste incastrate nel fondale per circa duemila anni, prima che ritornassero a mostrarsi in tutto il loro splendore. Dopo anni di ipotesi e di ricerche i due guerrieri di bronzo sembrano aver ritrovato la loro identità. Gli autori dei bronzi sembrerebbero infatti essere Agelada di Argo e Alcamene di Lemno, e si è arrivati a tale tesi mediante lo studio del famoso tempio di Olimpia. I due bronzi quindi, secondo questa tesi, farebbero parte di un gruppo statuario dedicato a celebrare la leggenda dei "Sette a Tebe". Secondo questa tesi, i bronzi non avrebbero solo un nome, ma anche una leggenda alle spalle, che spiegherebbe al meglio la loro postura e le loro espressioni, ma in ogni caso, al momento, è solo una delle tante tesi da avvalorare, ma sta godendo di un buon seguito.
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Spiegazione: Filosofia della storia di Hegel


Per Hegel la storia è storia dello Spirito che si realizza. Lo Spirito (inteso come Spirito della Ragione, ma anche come Assoluta Ragione) non ha altro scopo che ritrovare se stesso: è questo il fine della storia. Questo significa che tutti i fatti storici sono assolutamente necessari e che a noi appaiono contingenti perché il nostro punto di vista è limitato, ed incapace di cogliere con lo sguardo il Tutto. Tale Tutto è visibile solo dal punto di vista dello Spirito che ha realizzato se stesso e la cui realizzazione comporta la fine stessa della storia. Nelle "Lezioni di filosofia della storia" Hegel spiega quali rapporti lo Spirito intrattenga con gli individui singoli. Essi credono di essere protagonisti della storia, ma in realtà sono solo mezzi di cui lo Spirito si serve per realizzare i propri scopi: tali individui, cui lo Spirito concede temporaneamente di emergere, sono gli "eroi", cioè dei veggenti capaci di incarnare, in quel dato periodo storico, lo Spirito della Ragione: ad una simile personalità i popoli non possono che inchinarsi e questo spiega il motivo della fortuna che questi eroi hanno avuto nella storia (Alessandro, Cesare, Napoleone); ma essi sono solo pedine che giocano in un mondo di regole già date, e cioè date dallo Spirito. Non a caso sono i popoli che incarnano al meglio il Concetto, l'Idea, che sono i dominatori, mentre gli altri popoli vengono messi da parte (ad es. Hegel pensava che l'America sarebbe stata la nuova potenza cui l'Europa si sarebbe dovuta inchinare). Questa storia allora, è per Hegel una storia provvidenziale, portatrice di una razionalità che annulla i singoli individui per trovare nella sua realizzazione il concetto più elevato di umanità.
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Descrizione personaggi: Se questo è un uomo


I personaggi che compaiono nel romanzo Se questo è un uomo sono molto numerosi, ma la maggior parte viene ricordata in relazione ad una singola vicenda; tuttavia possono essere raggruppati in due categorie: quella dei sommersi e quella dei salvati.



I sommersi

Questo raggruppamento comprende la maggioranza degli Häftlinge, ossia i più deboli, quelli per cui vale la legge del lager che "l’unica cosa è obbedire", figure vuote a cui è stato tolto tutto, sentimenti ed emozioni, "pupazzi sordidi e miserabili, vermi vuoti di anima". Tra questi ricordiamo Null Achzehn.


I salvati

I salvati invece sono coloro che lottano non solo per sopravvivere ma anche per mantenere un briciolo di identità, di dignità, attraverso l’astuzia, il furto e il tradimento, che consentivano loro di accedere alle "alte cariche" ed essere rispettati dai Kapos.

Tra questo ristretto gruppo Levi descrive quattro personaggi: Schepschell’ingegner Alfred L.,  Elias Lindzin ed Henri.


Personaggi principali

Primo Levi è il protagonista di questo romanzo; prima di essere fatto prigioniero si era laureato in chimica nella città natale, Torino. Nel 1943 si unì ad una banda partigiana. Entrato nella BUNA, il campo di sterminio nel quale venne segregato per circa un anno e mezzo, il suo nome è cambiato da Primo al numero 174517 tatuatogli sul braccio destro. Nei primi tempi passati nel campo di prigionia riesce a conservare le energie, riuscendo quindi a svolgere abbastanza facilmente le mansioni a lui assegnate, ma col passare del tempo le forze lo abbandonano a causa della pessima alimentazione che non gli consente di recuperare le energie. Fisicamente Primo Levi si presenta come un uomo basso, con palpebre e guance gonfie, collo sottile e costole in evidenza. Levi è un uomo astuto, deciso e coraggioso, ma è anche comprensivo e molto intelligente.

Il protettore di Levi era Lorenzo, che però era diverso da tutti gli altri, in quanto "non pensava si dovesse fare del bene per una ricompensa" ed è solo grazie alla sua umanità e forza che il protagonista non dimentica di essere un uomo.

Infine c’è Alberto, il migliore amico di Primo, un giovane venticinquenne italiano, intelligente e istintivo che, appena entrato nel lager, ha dimostrato una grande capacità di adattamento e di gestione dei rapporti con tutti. Alberto e Primo erano inseparabili, infatti venivano chiamati "i due italiani" e, come dice l'autore stesso, rappresentava "la rara figura dell’uomo forte e mite", costituendo per lui un punto di riferimento. I due si separarono solo a causa del ricovero di Levi per scarlattina, durante il quale Alberto partì insieme agli altri uomini “sani”, mentre l’amico rimase nel lager con gli altri malati.

I personaggi antagonisti sono i soldati nazisti, ideatori di una grande macchina per la distruzione dell’uomo ebreo che ha in parte raggiunto il suo scopo. Levi li definisce "indifferenti, con i visi di pietra, facevano il loro ufficio di ogni giorno, sembravano dar vento a una rabbia vecchia di secoli".


Altri personaggi secondari

Resnyk: all’inizio del racconto era il compagno di letto di Primo. È di origine polacca che ha vissuto vent’anni a Parigi e parla molto bene il francese. Ha trent’anni ed è molto forte e robusto.

Jean: è un giovane studente ventiquattrenne che lavora nel KOMMANDO CHIMICO con la carica di PIKOLO, ovvero di fattorino addetto alla pulizia della baracca, a lavare le gamelle, alla consegna degli attrezzi, al conto delle ore di lavoro nel kommando. E un tipo scaltro, socievole, e fisicamente robusto.

Steinlauf: diviene il migliore amico dell’autore già una settimana dopo che questi è entrato in Buna. Ha cinquant’anni ed è un sergente dell’esercito austro-ungarico. E’ un uomo di buona volontà, molto saggio e con molte virtù.

Sertelet: un contadino del Vosgi di vent’anni; pareva in buone condizioni ma di giorno in giorno la sua voce andava assumendo un sinistro timbro nasale, a ricordare che la difterite raramente perdona.

Aleai: è un vetraio ebreo di Tolosa; è una persona tranquilla e assennata.

Schenck: è un commerciante ebreo: convalescente di tifo e, come tutti i prigionieri, sempre con una gran fame.

Towaroaski: è un ebreo franco-polacco, sciocco e ciarliero, ma utile nella comunità per il suo comunicativo ottimismo.

Walter Bonn: è un vicino di cuccetta di Primo nel KA-BE ( baracca adibita ad ospedale ) presta all’autore il coltello, perché cortese e generoso di natura.

Chajim: è il compagno di Levi prima che questi entri nel Ka-Be a causa di una ferita al piede. È un polacco ebreo studente in legge. Ha circa la stessa età di Primo e prima di essere catturato lavorava come orologiaio; in Buna è diventato un meccanico di precisione.

Null Achzehn, il compagno di letto di Levi nel Ka-Be, un giovane privo di astuzia e che, nello svolgere il lavoro assegnatogli, impiega tutte le proprie forze fino a crollare, senza sollevare dal suolo gli occhi tristi e opachi.

Schepschel, che viveva di piccoli furti ma che non esitò a far condannare un compagno pur di ottenere una buona reputazione;

L'ingegner Alfred L., che curava il suo aspetto per distinguersi dalla massa e guadagnare quindi il rispetto dei tedeschi;

Elias Lindzin, un uomo basso ma molto muscoloso, grande lavoratore, molto forte e capace, che pareva felice e spensierato, ma poi, alla fine del racconto, Levi ne spiega il perché: Elias era un malato mentale, quindi non sapeva e, forse per sua fortuna, non si rendeva conto della propria distruzione.

Henri, un giovane ventitreenne intelligente, colto e raffinato secondo il quale, per sopravvivere, si dovevano seguire tre regole: organizzazione, furto e pietà, godendo così di importanti amicizie e di molti protettori. Costoro erano i lavoratori civili della fabbrica che facevano scambi segreti con i prigionieri.
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Perché Dante scelse Virgilio come guida nel suo viaggio?


Quando nel primo capitolo le tre fiere (la lonza, il leone e la lupa) ostacolarono la strada a Dante gli apparve in aiuto Virgilio che gli consigliò di seguire un altro percorso, quello che lo condurrà al Regno dei dannati: l'Inferno. Il poeta latino difenderà Dante anche anche da altri pericoli come mostri e demoni, da Caronte e dai centauri. Ma perché Dante ha scelto proprio quest'uomo come guida per il suo viaggio nell'Inferno?



Sono vari i motivi che lo hanno spinto a fare questa scelta, sia di carattere morale che politico.

1) Allegoricamente Virgilio rappresenta la ragione, il lume che Dante aveva perso cadendo nella via del peccato (la selva oscura), grazie al quale riuscirà a far superare gli ostacoli al poeta fiorentino. Per Dante era stato un poeta grandissimo e maestro di retorica e così in alcune situazioni (tipo quando incontrano Ulisse) il modo di parlare è un modo "alto" e dato che Dante non è in grado di parlare con un tema così alto lascia parlare Virgilio.

2) Virgilio è collocato nel limbo, non un luogo dove risiedono i peccatori più infimi, solo quelli che pur avendo condotto una vita esemplare non hanno avuto fede in dio (non sono stati battezzati). Infatti Virgilio accompagnerà Dante solo in due tappe: l'Inferno e il Purgatorio. Egli non può andare in Paradiso perché non è un'anima pia come lo è, invece, Beatrice, simbolo della Teologia e della fede, la sola che può svelare a Dante e a tutta l'umanità il mistero di Dio.

3) Virgilio, nel libro VI dell'Eneide, racconta di Enea che scende agli Inferi, guidato dalla Sibilla Cumana, per chiedere consigli all'ombra di suo padre Anchise (molte figure dantesche della Divina Commedia sono ispirate a quelle dell'oltretomba virgiliano).

4) Virgilio nel Medioevo era considerato come un profeta del Cristianesimo (in una sua Egloga o Bucolica, la IV, esalta la nascita di un bambino, il figlio del console Asino Pollione, come inizio di un ordine nuovo di pace e di bontà, come profezia della nascita di Gesù Cristo).

5) Nell'Eneide Virgilio aveva celebrato l'Impero di Roma (e Dante era assertore fervido dell'Impero: ricorda la sua teoria dei due Soli espressa nella monarchia).

6) Anche se Virgilio è pagano, nell'Eneide aveva saputo trasfondere un'onda di dolcezza e di umanità rivelando un'anima assai vicina a quella cristiana.
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Differenza tra cellula animale e cellula vegetale


La cellula è l'unità elementare di ogni essere vivente e presenta tutte le caratteristiche della vita. Negli organismi unicellulari essa ha vita autonoma, mentre negli organismi pluricellulari dipende da tutte le altre cellule che formano l'organismo.



Anche se fra le cellule animali e vegetali vi è qualche diversità, tuttavia in entrambi i tipi di cellule eucariotiche (cioè con un involucro nucleare) possiamo individuare tre costituenti fondamentali: la membrana plasmatica o cellulare, il citoplasma e il nucleo.

Esaminiamo singolarmente queste tre componenti:

1) la MEMBRANA CELLULARE è il sottile rivestimento che avvolge la cellula e regola i rapporti fra la cellula e l'ambiente esterno. Seleziona le sostanze nutritive che devono entrare nella cellula e permettendo a quelle di rifiuto di uscire.


2) il CITOPLASMA è la massa cellulare interna di forma racchiusa nella membrana. È di consistenza vischiosa ed è costituita prevalentemente di acqua, sali minerali e sostanze organiche. In esso si trovano gli organuli adibiti alle varie funzioni vitali della cellula: i mitocondri, i ribosomi, i vacuoli, i lisosomi, il reticolo endoplasmatico, l'apparato del Golgi e i centrioli.

- mitocondri = sono organuli a forma di salsicciotti al cui interno avvengono le reazioni chimiche della respirazione cellulare. Si trovano in tutte le cellule eucariotiche.

- ribosomi = sono organuli a forma di due mezze sfere che hanno il compito di costruire le proteine, sostanze fondamentali per la sopravvivenza della cellula.

- vacuoli = sono organuli simili a piccole vescichette rotonde al cui interno si trovano acqua, sostanze nutritive di riserva e sostanze di rifiuto destinate a essere espulse dalla cellula.

- lisosomi = sono vescichette sferiche il cui compito è quello di distruggere gli eventuali corpi estranei penetrati  nella cellula stessa. Alla loro morte, le cellule vengono "smontate" dai lisosomi per essere riutilizzate in altra maniera.

- reticolo endoplasmatico = è una fitta rete di canali e vescichette comunicanti tra loro attraverso cui le sostanze vengono trasportate da un punto all'altro della cellula.

- apparato del Golgi = è un insieme di membrane, vesciche e vacuoli che permette di trasportare all'esterno della cellula le sostanze necessarie al resto dell'organismo.

- centrioli = sono piccoli


3) il NUCLEO è la parte centrale e più importante della cellula e ne rappresenta il cervello in quanto ne dirige tutte le attività e provvede alla sua riproduzione. In esso distinguiamo: la membrana nucleare, i nucleoli e la cromatina.

- membrana nucleare = è un rivestimento che circonda e racchiude il nucleo. Presenta numerose aperture attraverso le quali le sostanze passano dal nucleo nel citoplasma.

- nucleoli = sono uno o più corpi sferici in cui avvengono alcune importanti reazioni chimiche.

- cromatina = è un piccolo ammasso di granuli e filamenti. Al momento della riproduzione, questa sostanza origina organuli a forma di bastoncini, i cromosomi, che hanno il compito di trasmettere i caratteri ereditari.



Differenze tra le due cellule

La cellula vegetale si differenzia da quella animale per alcune caratteristiche:

- La cellula vegetale ha dimensioni nettamente maggiori rispetto a quella animale, può arrivare ad essere cinque volte più grande.

- La cellula vegetale ha una parete cellulare rigida, formata da cellulosa, che si trova attorno alla membrana plasmatica e serve come protezione e sostegno. Quella animale ne è sprovvista.

- Nella cellula vegetale è presente un vacuolo molto grande, una sorta di sacchetto o vescica che contiene ioni, acidi organici, zuccheri, proteine e acqua, che può occupare fino al 90% il volume cellulare. Serve a consentire la crescita e il funzionamento della cellula e ad immagazzinare le sostanze chimiche necessarie per la sopravvivenza.

- Nel citoplasma della cellula vegetale, oltre agli organuli elencati per le cellule animali, sono presenti i plastidi, quelli più noti sono chiamati cloroplasti. Essi sono corpiccioli di forma e numero variabile, che svolgono un compito fondamentale: essi contengono infatti una sostanza verde chiamata clorofilla, per effetto del quale esse trasformano, in presenza della luce solare, l'anidride carbonica e l'acqua in composti organici liberando ossigeno (fotosintesi clorofilliana).

- Nel citoplasma della cellula vegetale non sono presenti i centrioli, piccoli organuli di forma cilindrica che hanno un'importante funzione nella riproduzione cellulare.
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Sintesi primo canto Inferno - Divina Commedia


Il canto I dell’Inferno è il proemio della Divina Commedia e del viaggio nell'oltretomba che Dante all'età di 35 anni compirà attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.

Illustrazione al Canto I di William Blake

È la notte del venerdì santo del 1300, anno del Giubileo. Dante, immerso in un sonno profondo, si trova sperduto in una selva oscura (allegoricamente essa rappresenta il peccato in cui si smarrisce facilmente l’anima umana). È così intricata che egli non riesce a trovare la via della salvezza. Si sente perciò invadere da un senso di grande smarrimento. Sconvolto dall’angoscia e dalla paura, arriva ai piedi di un colle illuminato dal sole (simbolo della Grazia). A quella vista, si sente rincuorato e incomincia a salire il pendio quando, all'improvviso, si vede sbarrato il cammino da tre fiere: una lonza, un leone e una lupa (simboleggiano tre grossi vizi dai quali non è facile liberarsi: la lussuria, la superbia e l’avarizia) che lo fanno retrocedere verso il basso. Ma in suo soccorso, ecco apparire l’ombra di un uomo: è Virgilio, il poeta latino che gli era tanto caro (simbolo della ragione umana). Dante lo prega di salvarlo e il grande poeta latino, per evitare la lupa famelica, l’avarizia, peccato che ha corrotto la società intera, lo esorta a seguire un altro percorso. Non basta l’intenzione di liberarsi dal peccato: per salvarsi, occorre conoscere più a fondo le radici del bene e del male. Perciò, in attesa che arrivi il «veltro» a uccidere la lupa, sarà bene che lo segua: gli farà da guida e gli mostrerà le pene dell’Inferno e le gioiose espiazioni delle anime del Purgatorio destinate a salire in Paradiso. Se poi vorrà vedere i beati, gli farà da guida un’anima più degna di lui (Beatrice che simboleggia la Grazia) poiché Dio non vuole che egli, pagano, varchi la porta del Cielo. Rinfrancato da queste parole di Virgilio, Dante dice che è pronto a seguirlo e incomincia così quel percorso che lo condurrà alla salvezza, alla purificazione intellettuale e morale in un viaggio nel regno dei morti che rappresenta tutta la società sviata e corrotta.


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My daily routine - La mia giornata in inglese



La "daily routine" è una giornata tipo, un classico esercizio di inglese dove bisogna raccontare brevemente quello facciamo abitualmente dal mattino alla sera. Qui di seguito riportiamo un esempio di daily routine da cui è possibile prendere spunto prestando molta attenzione ai dettagli come il mezzo di trasporto per andare a scuola, gli orari di inizio e fine delle lezioni ecc.


Testo in inglese
Every day I get up at seven o'clock. I go to the bathroom and I have a shower. Then i put on my clothes. I usually eat cereal with milk for breakfast.
I go to school by bus and arrive at a quarter past eight. School starts at half past eight and our lessons finish at half past one.
I arrive home at two o'clock. I have lunch with my family.
After lunch, I go to my room and do my homework. The time that I finish homework varies from day to day.
Gone are the homework I play with my friends at the park in front my home and then I watch TV or play with my computer.
I have dinner at half past eight. I usually help my mother in the kitchen. After dinner I usually watch TV and I relax, or read a magazine or something until 11pm. That's the time when I normally go to bed.


Traduzione in italiano
Ogni giorno mi alzo alle sette in punto. Vado al bagno e faccio una doccia. Poi mi metto i vestiti. Di solito mangio cereali con latte per la prima colazione.
Vado a scuola con l'autobus e arrivo alle otto e un quarto. La scuola inizia alle otto e mezza e le nostre lezioni finiscono all'una e mezza.
Arrivo a casa alle due. Pranzo con la mia famiglia.
Dopo pranzo vado nella mia camera e faccio i miei compiti. L'orario in cui finisco di fare i compiti varia di giorno in giorno.
Finiti i compiti gioco con i miei amici al parco di fronte casa mia e poi guardo la TV o gioco con il mio computer.
Ceno alle otto e mezza. Di solito aiuto mia madre in cucina. Dopo cena in genere guardo la TV e mi rilasso oppure leggo una rivista o qualcos'altro fino alle 11. Questo è l'orario in cui solitamente vado a letto.
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Riassunto breve: I Promessi Sposi


Riassunto breve di tutto il romanzo de I promessi sposi scritto da Alessandro Manzoni.

Don Abbondio incontra i bravi


È ambientato tra 1628 e il 1630 in Lombardia durante il dominio spagnolo, fu il primo esempio di romanzo storico della letteratura italiana.

I protagonisti sono Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani col desiderio di sposarsi ma a causa di una scommessa tra il potente don Rodrigo e il cugino don Attilio, tutto va all'aria. Don Abbondio, il curato che deve celebrare il matrimonio, è minacciato dai bravi e per paura si sottrae al suo impegno.

Renzo si consulta così con Lucia e con sua madre Agnese e insieme decidono di chiedere consiglio a un avvocato, detto Azzecca-garbugli; questi inizialmente crede che Renzo sia un bravo e come tale è disposto ad aiutarlo, ma appena sa che il giovane è venuto a chiedergli giustizia nei confronti di don Rodrigo lo manda via.

Si affidano quindi a Fra Cristofoso che però non riesce a convincere don Rodrigo di lasciar perdere la questione e va a vuoto anche il tentativo dei due promessi di organizzare un matrimonio a sorpresa.

Per un caso fortunato, Lucia sfugge ad un rapimento ordinato da don Rodrigo e con l'aiuto di Fra Cristoforo si rifugia a Monza, in un convento. Qui la potente suor Gertrude (la monaca di Monza), la inganna, e permette che venga rapita dagli uomini di un criminale, l'Innominato, a cui si è rivolto don Rodrigo. Portata al castello dell'Innominato, Lucia è inquieta e spaventata, per questo motivo opera un voto di castità alla Madonna pregandola di farla uscire sana e salva dalla faccenda, inoltre, la giovane donna riesce a commuovere l'animo di quell'uomo, facendolo convertire da cattivo a buono, grazie anche al perdono da parte del cardinale Borromeo. Grazie al nuovo buon animo dell’Innominato, Lucia è libera e, più avanti, viene ospitata nella casa di don Ferrante a Milano.

Nel corso di questi avvenimenti Renzo, che ha raggiunto Milano, viene coinvolto in una protesta contro la mancanza di pane e sta per essere arrestato, ma la folla lo aiuta a fuggire. Riesce poi ad arrivare a Bergamo e a trovare ospitalità e lavoro presso un cugino, Bortolo.

Intanto agli orrori della guerra si aggiungono quelli della peste: le truppe mercenarie dell'esercito imperiale, i lanzichenecchi, diffondono il contagio. Renzo e Lucia si ammalano ma riescono a guarire.

Finalmente dopo tante tragiche vicende, i due promessi sposi si incontrano nel Lazzaretto di Milano, il luogo dove vengono portati i malati di peste e dove Renzo, disperato, è andato a cercare Lucia. Con l'aiuto di frate Cristoforo, che scioglie il voto alla Madonna, fatto in precedenza da Lucia, i due innamorati possono ancora amarsi.

I due riusciranno a sposarsi solo quando don Rodrigo muore di peste e il suo successore è un marchese conosciuto per la sua benevolenza. Si stabiliscono, infine, in un paese del Bergamasco e la loro vita diviene “da quel punto in poi, una delle vite più tranquille, delle più felici e delle più invidiabili”. Renzo acquista con il cugino una piccola azienda tessile e Lucia, aiutata dalla madre, si occupa dei figli.

Da come si addice nell’opera, con il matrimonio dei promessi sposi dopo la morte del loro persecutore, Manzoni affida tutti i problemi a Dio, dichiarando, implicitamente, che senza l’aiuto di uno spirito potente e superiore, quale il Signore, l’uomo è nullo e privo di risolvere i suoi problemi.


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Importante o Inportante: come si scrive?


Quale delle due forme dobbiamo utilizzare fra importante e inportante per indicare una cosa o una persona che necessita maggiore considerazione?


La forma corretta è solo una: importante, con la m.

"Importante" può essere un aggettivo (es. devo prima fare una cosa importante) oppure un sostantivo maschile (es. l'importante è partecipare).
L'aggettivo importante viene anche usato per qualificare elementi di grandi dimensioni, di vistose proporzioni (es. hai un mento importante).

"Inportante", con la n, non esiste nella lingua italiana. Se mai questa parola fosse esistita il suo significato sarebbe stato "non portante", cioè "non rilevante", in palese contraddizione col significato che noi tutti attribuiamo al termine.



ESEMPIO:

- Ho un annuncio importante da fare a tutti voi.

- La colazione è il pasto più importante della giornata.

- Poco importa se la vittoria non arriva, l'importante è divertirsi.
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Quando la volpe non arriva all'uva, dice che è acerba



Quando la volpe non arriva all'uva, dice che è acerba è un proverbio italiano molto conosciuto e anche molto attuale. Ha origine dalla favola della volpe e l'uva di Esopo, che quasi tutti abbiamo letto o sentito raccontare.


Significato

Il proverbio sta a significare che quando non si hanno i mezzi necessari per raggiungere un obbiettivo lo si critica per sminuirne l'importanza, ma nel mentre si rosica.

In genere, nei proverbi la volpe è vista come un animale molto astuto. In questo caso usa la sua astuzia per nascondere una sconfitta: dice che è acerba, quindi fa intuire che sta solo rimandando il pasto. Ma è così poco credibile da riuscire a ingannare solo se stessa.

Mai come in questo caso la vittoria maggiore è quella di saper perdere. Congratularsi con chi è riuscito a prendere l'uva. Potrà anche essere acerba, forse, ma valeva la pena di prenderla solo per giudicarne il gusto. E se qualcuno l'ha fatto al nostro posto, in quel singolo momento è stato più bravo di noi.



Uso

Metaforicamente, si dice di chi reagisce ad una sconfitta usando delle scuse perché troppo orgoglioso per ammettere di aver perso per proprie colpe o per merito dell'avversario. Quindi il perdente in questione dice di non aver mai desiderato la vittoria o addirittura arriva a disprezzare il premio che non è riuscito ad ottenere.


ESEMPIO:
- Adesso l'importante è partecipare? Ma non dicevate che si giocava per vincere? Quando la volpe non arriva all'uva...
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Battere il ferro finché è caldo



Battere il ferro finché è caldo è un proverbio italiano molto conosciuto ed utilizzato. Deriva dalle vecchie tecniche della metallurgia, e in particolare dall'operazione della fucinatura impiegata per dare al materiale la forma voluta.

La traduzione letterale in inglese è "to strike while the iron is hot".


Significato

Il ferro incandescente viene battuto sull'incudine con il martello (vedi foto in alto) perché ad alte temperature è più facile da modellare, quindi non bisogna perdere tempo perché finché è caldo gli si può dare la forma che si vuole. Se il ferro si dovesse raffreddare bisognerà arroventarlo di nuovo e così via, fino a quando il pezzo sarà finito.

Il proverbio sta a significare che bisogna approfittare delle circostanze finché sono favorevoli.



Uso

Viene usato verso quelle persone che stanno passando un buon momento e che pensano di rallentare un po' il ritmo per riprendere fiato o perché pensano di aver fatto abbastanza, ma che invece dovrebbero sfruttare il momento positivo per cercare di ottenere il massimo dalla situazione.


ESEMPIO:

- Hai conquistato tutti con le tue battute, perché non sfrutti l'occasione per parlare di affari? Bisogna battere il ferro finché è caldo!
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Ciliegie o Ciliege: come si scrive?



La ciliegia è un frutto particolarmente apprezzato per forma, aspetto e sapore. Certamente è uno dei frutti più amati ma anche quello che mette più in difficoltà nella lingua italiana. Sono infatti in pochi a conoscere il corretto plurale di ciliegia: si scrive ciliegie o ciliege?

La regola grammaticale dice: il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (es. ciliegia, provincia, camicia) cambia a seconda se i nessi siano preceduti da una vocale o una consonante. Se sono preceduti da una vocale devono finire in -cie e -gie, mentre se sono preceduti da una consonante devono finire in -ce e -ge.


ESEMPIO:

La parola "ciliegia" finisce in -gia che è preceduta dalla vocale "e", di conseguenza il plurale sarà ciliegie.

La parola "arancia", invece, finisce in -cia ma è preceduta dalla consonante "n", di conseguenza il plurale sarà arance.


Altre parole in cui si applica la medesima regola sono:
  1. buccia/bucce
  2. doccia/docce
  3. roccia/rocce, 
  4. spiaggia/spiagge,
  5. camicia/camicie, 
  6. fiducia/fiducie, 
  7. malvagia/malvagie.



Eccezione alla regola

Alcuni dizionari riportano come forme plurali ciliegie, valige, province e questo andrebbe contro le regole basilari della grammatica italiana. A tal proposito è impossibile non fare riferimento al romanzo "Un cappello pieno di ciliege" di Oriana Fallaci, pubblicato dopo la morte dell'autrice. In questo caso, la scelta potrebbe essere stata influenzata dalla formazione linguistica della scrittrice (nata nel 1929) o dall'ambientazione storica del romanzo, dato che l'espressione proviene da una lettera che s'immagina scritta nel Settecento.

Secondo alcuni dizionari la pronuncia delle consonanti "c" e "g" (di -cie e -gie) rimangono dolci sia dopo la "i" che dopo la "e", pertanto seguendo questo criterio non è necessario l'inserimento della "i" al plurale. A meno che non si faccia confusione con altre parole, come nel caso di camicie e camice.

Seppure siano ormai usate e largamente accettate e, classificate come forma moderna, noi suggeriamo di seguire le tradizionali regole grammaticali insegnateci a scuola! Ovvero, dovrete continuare a scrivere ciliegie, con la i.
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Descrizione: I Bravi (I Promessi Sposi)


Chi sono i bravi? Quello dei bravi può essere definito un vero e proprio fenomeno che Alessandro Manzoni decide di includere all’interno della vicenda de I Promessi Sposi. Ma, d’altro canto, caratterizzano il tempo in cui la stessa storia è ambientata.



Parlare dei bravi significa, quindi, contestualizzare alcune particolari figure comparse nella narrazione, con il momento storico di riferimento di cui gli stessi rappresentano, se vogliamo, un prodotto.
L’Italia, suddivisa com’è in tanti piccoli stati, vede proprio nelle zone del milanese e del nord Italia il dominio degli spagnoli contrastato da quello dei Francesi che regnano in altre zone della penisola.
Questi bravi sono la faccia della malavita e della criminalità locale che commette azioni volgari e violente al soldo di signorotti senza scrupoli o in piena autonomia, ma per l’inevitabile necessità di sostenersi e riuscire a sopravvivere anche a costo di bassi e turpi atti di violenza. Si tratta del prodotto dell’inettitudine dei governanti, dei personaggi potenti ed esponenti di queste due grandi potenze dell’epoca impegnate in tante battaglie per la spartizione della penisola italiana, ma non in quella per l’eliminazione del brigantaggio dalle terre controllate.

Nell’esempio dell’incontro di Don Abbondio con i due malviventi, Manzoni non inventa alcun linguaggio, ma riprende proprio il modo espressivo che queste orde di criminali utilizzavano nel terrorizzare e trattare la gente comune durante i loro attacchi: quindi è naturale e comprensibile il timore serbato nell’anima e in corpo dal povero curato. Assistiamo all’imposizione, al furto della libertà dell’uomo di poter e voler rispettare la promessa di matrimonio fatta da Renzo e Lucia, quindi alla minaccia; la vita è messa in pericolo da una scelta contraria a quella prospettata dai due bravi.
Si tratta di un modo di operare standardizzato e classico di questo tipo di persone che non hanno nulla da chiedere e tutto da pretendere; chiude il confronto tra i due e il curato l’inclusione del perfido e temuto Don Rodrigo. Quasi fosse una firma a rafforzare la durezza e l’assoluta serietà della minaccia avanzata.
E guai a non rispettarne la volontà: la fama negativa dell’arrogante Rodrigo è legata anche alla coraggiosa sfrontatezza con cui i suoi bravi eseguono le loro minacce e le promesse di morte.
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Frasi sull'indifferenza


L'indifferenza è un atteggiamento che implica mancanza di partecipazione, interesse ed entusiasmo verso qualcuno o qualcosa. Di fronte a due possibilità di scelta non scelgono né l'una né l'altra perché le considerano ininfluenti e incapaci di produrre cambiamenti rispetto alla condizione esistente. Per alcuni l'indifferenza è positiva perché significa avere tranquillità d'animo, per altri è considerata negativa in quanto non essere in grado di fare una scelta ben precisa potrebbe significare mancanza di personalità e in alcuni contesti anche vigliaccheria (per esempio quando non si denuncia un reato).


In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi e citazioni sull'indifferenza, da dedicare a tutte quelle persone che non hanno preferenze nelle scelte e che rimangono indifferenti di fronte a situazioni dove altri, invece, provano diverse emozioni.


1) Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla. (Albert Einstein)

2) L’indifferenza è la vendetta che il mondo si prende sui mediocri. (Oscar Wilde)

3) Se vuoi piacere a chi ti piace, mostragli indifferenza. Se vuoi la sua indifferenza, mostragli attenzioni. (Guido Rojetti)

4) Ci sono solo due stupende medicine per aiutarci a sopportare il veleno della realtà ed impedire che ci uccida prematuramente e questi sono l’intelligenza e l’indifferenza. (Sándor Márai)

5) La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi sulle cose che contano. (Martin Luther King)

6) Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio ma l’indifferenza: questa è l’essenza della mancanza di umanità. (George Bernard Shaw)

7) La parola ferisce, il silenzio colpisce, l'indifferenza uccide. (Anonimo)

8) L’ottavo vizio capitale: l'indifferenza. (Andrea Gallo)

9) Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l'indifferenza dei buoni. (Martin Luther King)

10) Il desiderio è metà della vita; l'indifferenza è già metà della morte. (Kahlil Gibran)

11) L'uomo ama idealizzare, ma quando il sogno diviene realtà scatta l'indifferenza. (Marcel Proust)

12) La forza dell'indifferenza! − È quella che ha permesso alle pietre di durare immutate per milioni di anni. (Cesare Pavese)

13) L’opposto dell’amore non è odio, è indifferenza. L’opposto dell’arte non è il brutto, è l’indifferenza. L’opposto della fede non è eresia, è indifferenza. E l’opposto della vita non è la morte, è l’indifferenza. (Elie Wiesel)

14) Un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti. (Peter Marshall)

15) Molti miei amici mi sono diventati ostili, con molti nemici ho stretto legami di amicizia, ma gli indifferenti mi sono rimasti fedeli. (Stanislaw Jerzy Lec)

16) Gli indifferenti non hanno mai fatto la storia, non hanno mai neanche capito la storia. (Ezra Pound)

17) Questa è la storia di 4 persone, chiamate ognuno, qualcuno, ciascuno e nessuno. C'era un lavoro importante da fare e ognuno era sicuro che qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno poteva farlo, ma nessuno lo fece, qualcuno si arrabbiò perché era il lavoro di ognuno. Ognuno pensò che ciascuno potesse farlo, ma nessuno capì che ognuno l'avrebbe fatto. Finì che ognuno incolpò qualcuno perché nessuno fece ciò che ciascuno avrebbe potuto fare. (Anonimo)

18) La scienza potrebbe aver trovato una cura per la maggior parte i mali, ma non ha trovato alcun rimedio per il peggiore di tutti – l’apatia degli esseri umani. (Helen Keller)

19) Gli Italiani sono famosi nel mondo per due cose: il Diritto romano e il diritto d’infischiarsene. (Stellario Panarello)

20) Se la moderazione è una colpa, allora l’indifferenza è un crimine. (Jack Kerouac)

21) È curioso quanto lontana ci risulti una disgrazia quando non ci riguarda personalmente. (John Steinbeck)

22) L’universo non è né ostile né amichevole. È semplicemente indifferente. (John Hughes Holmes)

23) Quando un uomo dice: "Sono felice", vuole semplicemente dire "Ho dei problemi che non mi riguardano". (Jules Renard)

24) Per riuscire ad affrontare quella rivelazione, scelsi di utilizzare lo strumento principe in natura per l’autoconservazione: decisi di sbattermene i coglioni. (Douglas Coupland)

25) La preoccupazione per la propria immagine è la fatale immaturità dell’uomo. É così difficile essere indifferenti alla propria immagine. Una tale indifferenza è al di sopra delle forze umane. L’uomo ci arriva solo dopo la morte. (Milan Kundera)

26) La tolleranza è un altro nome per l’indifferenza. (William Somerset Maugham)

27) Non può essere morale chi è indifferente. L’onestà consiste nell'avere idee e crederci e farne centro e scopo di se stessi. (Piero Gobetti)

28) Credete al disprezzo, allo scherno, alla paura, allo scoraggiamento, alla vergogna, al panico, all’odio. Credete pure a tutto ciò. Ma non credete mai all'indifferenza. (Irvin Yalom)

29) La cortesia è l'indifferenza organizzata. (Paul Valéry)

30) La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi. (Socrate)

31) Proviamo amore per una o due donne, amicizia per due o tre amici, odio per un solo nemico, pietà per alcuni poveri; il resto degli uomini ci è indifferente. (Jules Renard)

32) L’indifferenza è il peso morto della storia. (Antonio Gramsci)

33) Gli altri ci sono indifferenti finché non ci diventano utili. (Roberto Gervaso)

34) Impara a giocare la carta dell’indifferenza. È la più scaltra delle vendette. Perché vi sono molti di cui non avremmo saputo nulla se qualche loro nemico noto non ne avesse parlato. Non vi è vendetta come l’oblio, che seppellisce l’indegno sotto la polvere della sua nullità. (Baltasar Graciàn)

35) Il perfetto stile nasce dalla totale indifferenza. Ecco perché si ama sempre follemente chi ci tratta con indifferenza: essa è stile, è fascino di classe, è amabilità. (Cesare Pavese)

36) Chi non riesce più a provare stupore e meraviglia è già come morto e i suoi occhi sono incapaci di vedere. (Albert Einstein)

37) Fidati, se un uomo si comporta come se non gliene fregasse un cazzo di te, non gliene frega un cazzo di te davvero! (Dal film La verità è che non gli piace abbastanza)

38) Così come si provocano o si esagerano i dolori dando loro importanza, nello stesso modo questi scompaiono quando se ne distoglie l'attenzione. (Sigmund Freud)

39) L'indifferenza è il comportamento migliore da rivolgere a un nemico, ma il peggiore da riservare a un amico. (Emanuela Breda)

40) Nel corso della storia, è stata l'inattività di coloro che avrebbero potuto agire; l'indifferenza di coloro che avrebbero dovuto saperlo più degli altri; il silenzio delle voci quando più erano importanti; che ha reso possibile il trionfo del male. (Hailé Selassié)

41)
L'indifferenza è inferno senza fiamme.
Ricordalo, scegliendo tra mille tinte il tuo fatale grigio;
se il mondo è senza senso, solo tua è la colpa.
Aspetta la tua impronta
questa palla di cera.
(Maria Luisa Spaziani)

42) Dicono che i filosofi e i veri saggi sono indifferenti. È falso. L’indifferenza è la paralisi dell’anima, è una morte prematura. (Anton Čechov)

43) Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. (Papa Francesco)

44) Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. (Antonio Gramsci)

45) Il peggiore degli atteggiamenti è l’indifferenza, dire “io non posso niente, me ne infischio”. Comportandovi così, perdete una delle componenti essenziali che ci fa essere uomini. Una delle componenti indispensabili: la facoltà di indignazione e l’impegno che ne è la diretta conseguenza. (Stéphane Hessel)

46) Un uomo disse all’Universo, ‘Signore, io esisto!’. ‘Comunque,’ rispose l’Universo, ‘Il fatto non suscita in me alcuna forma di obbligo’. (Stephen Crane)

47) Si augurava che la sua totale indifferenza al riconoscimento pubblico fosse universalmente riconosciuta. (Tom Stoppard)

48) La persona media guarda senza vedere, sente senza ascoltare, tocca senza sentire, respira senza percepire i profumi, mangia senza gustare, parla senza pensare. (Beppe Severgnini)

49) La vera indifferenza è non pensarci più. (cleX71, Twitter)

50) L'indifferenza è la forma più raffinata di odio. (mauro_jfp, Twitter)

51) Ci sono volte in cui un insulto fa meno male dell'indifferenza. (MagFra9, Twitter)

52) L’indifferenza è il nome che dai per autodifesa alle cose in cui non vuoi più credere. Ma ci hai creduto. E il rifiuto non è indifferenza.
(guidofruscoloni, Twitter)

53) Vi volevo avvertire che la strategia dell'indifferenza funziona solo se il destinatario se ne accorge. (cryscryx, Twitter)

54) Fuori fingi indifferenza, dentro senti tutta la differenza che fa. (schivami, Twitter)

55) L'indifferenza è la corrosione più silenziosa. (BuiOscuro, Twitter)

56) Le vendette sono faticose, io preferisco l'indifferenza. È pulita, comoda ed efficace. (istintomaximo, Twitter)

57) L’indifferenza è la figlia di tutti gli stronzi e la madre di tutti i cinici. (vinkweb, Twitter)

58) Della luna di stasera mi piace l’indifferenza (orporick, Twitter)

59)
Può sembrare indifferenza, ma a volte è:
"E se disturbo?"
"E se sono invadente?"
"E se non gli fa piacere?"
"E se sono di troppo?"
Che fatica.
(mesmeri, Twitter)

60) L'indifferenza sarà anche elegantissima ma ti lascia dentro quei due, tre vaffanculo che sono davvero antiestetici. (schivami, Twitter)

61) Fregandosene del giudizio altrui, così si dovrebbe vivere. L'indifferenza è un sentimento. È iniziare ad amare davvero noi stessi. (CannovaV, Twitter)

62) L'indifferenza è l'arma migliore ma io sono pacifista quindi mi incazzo. (schivami, Twitter)

63) Il tempo che dedichi è un fedele alleato, diversamente diventa il peggior nemico, passa e ti uccide con l'arma peggiore: l'indifferenza. (CannovaV, Twitter)

64) Peggio del male è l'indifferenza. Perché il male è mosso da passione, viva pur se insana. Ma l'indifferenza è dei cadaveri. (anna_salvaje, Twitter)

65) La rovina del mondo sarà l'indifferenza. Ma chi se ne fotte! (enzo_salvi, Twitter)

66) L'indifferenza è l'arma migliore solo perché quelle che hai in mente sono illegali. (schivami, Twitter)

67) La vera lontananza è l'indifferenza di due persone vicine. (cleX81, Twitter)

68) L'indifferenza è il miglior antidoto contro il veleno delle persone arroganti. (cleX71, Twitter)
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Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi



Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, chissà quante volte avrete sentito dire questo antichissimo proverbio senza mai aver capito veramente il suo significato. Se leggerete questo articolo sarete probabilmente voi i prossimi ad utilizzarlo...


Significato

Il proverbio sta a significare che per quanto nascostamente si faccia qualcosa di negativo, le malefatte non rimangono nascoste a lungo e prima o poi si viene scoperti. In definitiva vuol dire che è facile fare il male ma che è difficile nasconderlo o evitarne le conseguenze.


Analisi del proverbio:

Le "pentole" servono a cuocere il cibo, ma in questo caso a cuocere vi è un'idea malvagia.

Il "coperchio" lo si alza dalla pentola per vedere cosa si sta cucinando, ma la pentola in questione è sprovvista di coperchio. Chiunque potrebbe vedere cosa bolle in pentola senza alcuna difficoltà.

Il diavolo, depositario del male, aiuta a pianificare azioni riprovevoli (fornisce il recipiente), ma non è in grado di tenerle nascoste (chiudendo il recipiente con un coperchio).
Ogni cattiva azione ha il suo punto debole, sfuggirà sicuramente qualche dettaglio che porterà alla scoperta del misfatto ed alle relative conseguenze.

Il diavolo è presentissimo nella tradizione proverbiale come personificazione del male e degli istinti maligni che albergano negli esseri umani. Al contrario i proverbi appartengono alla saggezza popolare e con le loro morali invocano prudenza e buon senso.



Uso

Questo proverbio viene usato quando c'è qualcuno che sta sfruttando una determinata situazione in modo ingiusto e con intenzioni cattive pensando che nessuno ci farà mai caso, e gli si vuole far notare che far del male è facile ma è difficile proteggere questo "segreto" o "peso".

Veniva spesso usato anche con i bambini che dicevano le bugie. Il significato è che è facile dire bugie o combinare pasticci ma è più difficile evitarne le conseguenze.


ESEMPIO:

- Non vuoi raccontarmi la verità su quanto accaduto, va bene. Però tieni a mente che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi...
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Apelle figlio di Apollo - Filastrocca



Una fra le più belle filastrocche per bambini ma anche uno dei più conosciuti scioglilingua è sicuramente quello di "Apelle figlio di Apollo". L'autore del testo è sconosciuto e dell'origine se ne sa ancora meno, però ha quel qualcosa di magico tale da essere sufficiente una sola lettura per impararla a memoria... per sempre.


Testo:

Apelle figlio di Apollo
Fece una palla di pelle di pollo
Tutti i pesci vennero a galla
Per vedere la palla di pelle di pollo
Fatta da Apelle figlio di Apollo



Chi era Apollo?

Apollo è una divinità della religione greca, figlio di Zeus e di Leto (Latona per i Romani) e fratello gemello di Artemide (per i Romani Diana), dea della caccia.

È il Dio del Sole (di cui traina il carro), di tutte le arti, della musica, della profezia, della poesia, delle arti mediche, delle pestilenze e della scienza che illumina l'intelletto. Il suo simbolo principale è il Sole o la Lira. In seguito fu venerato anche nella Religione romana.



Chi era Apelle?

L'unico Apelle realmente esistito e con un certo legame con la Grecia è il pittore greco antico (Colofone, 375-370 a.C. circa – Coo, fine IV secolo a.C.).

Quindi del fantomatico Apelle che viene nominato nella filastrocca non ci sono riferimenti sulla possibile parentela con il Dio Apollo. Ma è anche vero che le leggende narrano che tutti gli Dèi greci come Apollo avessero molti figli avuti da unioni con donne mortali e non, quindi Apelle potrebbe anche essere un suo figlio illegittimo (ammesso che sia realmente esistito).



Spiegazione

Gli scioglilingua non dovrebbero essere spiegati, servono solamente come esercizio per imparare a scandire bene le parole. Quindi è normale che non abbia molto senso o alcuna veridicità perché lo scopo principale dell'autore ignoto era sicuramente quello di usare parole dal suono simile come: pelle, pollo, apelle, apollo, palla che utilizzano le consonanti "P" ed "L".

Il protagonista è un ragazzino che ha deciso di crearsi una palla utilizzando un materiale insolito, ovvero la pelle di pollo. L'idea è stata così geniale che persino i pesci sono risaliti in superficie per ammirarla. Se non altro questa potrebbe essere un'ottima spiegazione da dare ai più piccoli che spesso peccano di creatività.
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Chi cerca, trova



Chi cerca, trova è un proverbio italiano molto diffuso. Il detto deriva dal Vangelo dove sta scritto "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto" (Matteo, 7, 7-8, Luca 11, 9-13).


Significato

L'insegnamento è quello di non starsene con le mani in mano ad imprecare contro il destino se non si riesce ad ottenere quello che si vorrebbe, ma di darsi da fare perché le cose cambino. Anche perché restando fermi ad aspettare l'oggetto della ricerca le probabilità di trovarlo calerebbero drasticamente, d'altronde non ci può mica piovere fra le braccia. Cercare, dunque è molto importante, ma non tutti se ne rendono conto...

Poi c'è anche chi nella vita ha cercato e non è mai riuscito a trovare quello che stava cercando, ma questo è un discorso a parte dal momento che probabilmente non sarebbe riuscito ugualmente a trovare ciò che cercava nemmeno restando fermo. I proverbi come questo servono a dare dei consigli ma spesso si rivelano inattendibili perché subentrano altri fattori come la sfortuna e la casualità.

Un proverbio dal significato simile è "Aiutati che Dio t'aiuta".



Uso

Questo proverbio viene utilizzato per spronare qualcuno a fare qualcosa, perché solo chi cerca qualcosa può trovarla.


ESEMPIO:

- Siamo certi che riuscirai a trovare il lavoro che fa per te, non rassegnarti. Chi cerca trova...

- Abbiamo saputo che ti sei fidanzato. Chi cerca, trova...

- Chi cerca, trova... ma non quello che stava cercando.
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