Mappa concettuale: Van Gogh - I mangiatori di patate



I mangiatori di patate è un quadro storico appartenente al post-impressionismo, di cui ne esistono diverse versioni preparatorie. Realizzato da Vincent Van Gogh (1885), si trova ad Amsterdam nel Rijksmuseum. Ritrae 5 contadini che mangiano patate e caffè alla luce di una lampada a petrolio (i loro volti sono scavati dalla fatica e dalla rassegnazione). È ispirato alla povertà e miseria dei contadini (che prima ritraeva nei minatori), l'ambientazione è una povera e buia capanna.

Tecnica utilizzata: colori terrosi e pastosi, si limitano all'ocra, al marrone e al verde cupo. Le gradazioni molto simili lo fanno sembrare un dipinto monocromo.

Stesura del colore: le campiture sono larghe e veloci. La luce è centrale dall'alto e definisce i personaggi.
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Mappa concettuale: Van Gogh - Autoritratto



Autoritratto con cappello di feltro grigio è un quadro storico appartenente al post-impressionismo. Realizzato da Vincent Van Gogh (1887) si trova ad Amsterdam, nello Stedelijk Museum. Ritrae se stesso: Van Gogh. È ispirato alla sua introspezione, al suo spirito creativo, impulsivo e impaziente e, per questo farà numerosi autoritratti. Il carattere instabile e inafferabile è visibile dagli occhi fissi e inquieti e dalle labbra serrate.

Tecnica utilizzata: colori a olio su cartone, la luce è diffusa e frontale.

Stesura del colore: le campiture sono di media lunghezza e rapide e seguono le ondulazioni del cartone. Sul volto seguono un andamento a raggiera, sono usati i colori complementari.

Rappresentazione dello spazio: centrale con fulcro fra i due occhi.

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Mappa concettuale: Van Gogh - Il Ponte di Langlois



Il Ponte di Langlois è un quadro storico appartenente al post-impressionismo, realizzato da Vincent Van Gogh (1888), si trova a Otterlo, nel Rijksmuseum Krollermuller. Ritrae il ponte con donne che lavano i panni e una barca semi sommersa. È ispirato alla luce di mezzogiorno in Francia, nel Midi, quando Van Gogh visse ad Arles.

Tecnica utilizzata: colori molto chiari e luminosi, quasi abbaglianti. La luce del mezzogiorno è forte e diffusa.

Stesura del colore: le campiture sono rapide e piatte e creano un equilibrio con il colore uniforme del cielo e le acque del fiume. Sono utilizzati colori in contrasto, caldi e freddi.

Rappresentazione dello spazio: la prospettiva laterale sinistra è valorizzata dal ponte che dà un tocco esotico e tecnologico alla composizione.

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Mappa concettuale: Van Gogh - Campo di grano con volo di corvi



Campo di grano con volo di corvi è un quadro storico appartenente al post-impressionismo realizzato da Vincent Van Gogh (1890), si trova ad Amsterdam, nel Rijkmuseum Vincent Van Gogh.

Ritrae una tempesta che si sta per abbattere su un campo di grano con 3 viottoli e un volo di corvi, ovvero l'avvicinarsi del momento cruciale. È ispirato alla disperazione, rabbia e solitudine che lo portano al suicidio.

Tecnica utilizzata: colori molto violenti e cupi che si abbattono sul campo di grano trattato con frustate di giallo.

Stesura del colore: le campiture sono rapide e violente e creano un presagio di lutto imminente accentuato dal basso volo scomposto dei corvi. Il cielo luminoso e l'oro del grano soccombono da un colore scuro che li copre.

Rappresentazione dello spazio: il punto di vista dell'artista assiste impotente all'evento fatale.

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Mappa concettuale: Primitivismo del 1900



Il termine primitivismo indica un'insieme di correnti culturali che individuano la vera dimensione dell'uomo e della società nell'abbandono della modernità e nel ritorno alla vita primitiva.

È una tendenza artistica non istintiva ma di origine intellettuale pur nella ricerca di semplicità e naturalezza espressiva che risulta però astratta e non genuina, caratteristiche che avranno il sopravvento.

Trova nei popoli primitivi il senso di libertà, necessario per esprimersi senza i limiti della società moderna.

Crea assecondando una personale pulsione emotiva e istintiva usando un linguaggio sintetico e immediato di grande efficacia, nonostante l'esiguità dei mezzi.

Verrà sperimentato da artisti diversi (Gauguin, Picasso, Matisse, Modigliani, Derain, Debuffet) anche se Paul Gauguim (1848-1903) rimane un grande esponente, sconfinando nel sintetismo.

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Mappa concettuale: Gauguin - Il Cristo giallo



Il Cristo giallo è un quadro storico appartenente al post-impressionismo. L'autore è Gauguin (1889), si trova a Buffalo (U.S.A.) nel Alright-Knox Art Gallery.

Ritrae donne bretoni inginocchiate ad un crocifisso scolpito. È ispirato alla semplicità ed essenzialità di paesaggio e figure (come la pittura giapponese), da cui il sintetismo di Gauguin. La forte linea di contorno risalta il soggetto.

Tecnica utilizzata: i colori non sono reali, sono uniformi senza sfumature e sono colori primari.

Stesura del colore: le campiture sono ampie e piatte senza sfumature.

Rappresentazione dello spazio: bidimensionale, la spazialità è resa dal colore rinunciando all'uso di illusioni prospettiche.

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Mappa concettuale: Gauguin - Aha oe feeii?



Aha oe feeii? (Come, sei gelosa?) è un quadro storico appartenente al post-impressionismo che va dal 1880 al 1900. L'autore è Gauguin (1892), si trova a Mosca nel museo Puskin.

Ritrae due donne che si riposano sulla spiaggia e parlano tra loro. È ispirato alla semplicità ed essenzialità di paesaggio e figure primordiali e mitiche, ma anche a un ricordo di Noa Noa in Polinesia in cui non ci sono valori descrittivi ma pittorici. La forte linea di contorno risalta il soggetto (deriva dal cloisonné delle vetrate gotiche): c'è un recupero delle due dimensioni e sostituisce i valori spaziali.

Tecnica utilizzata: i colori non sono reali, sono uniformi, senza sfumature e primari o derivati da essi.

Rappresentazione dello spazio: bidimensionale con incrocio e contrasto, la spazialità è resa dal colore rinunciando all'uso di illusioni prospettiche.
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Mappa concettuale: Gustav Klimt



Gustav Klimt (1862-1918) è il massimo esponente della secessione viennese che dalla fine del 1800 opera a Monaco e Berlino, in Germania e, a Vienna, in Austria.

La secessione viennese è un'associazione di 19 pittori e architetti che si stacca dall'accademia di belle arti per unire le arti in un'opera d'arte totale, recuperando le tradizioni con l'uso di nuovi materiali come foglie e polvere d'oro, getti di colori violenti dopo l'incontro con i Fauves di Matisse. Ne fanno parte Gustav Klimt, Egon Schiele, Koloman Moser, Otto, Wagner, Joseph Maria, Olbrich e Josef Hoffmann.

Gustav Klimt celebra nelle sue opere i fasti dell'impero asburgico che crollerà subito dopo la morte di Klimt nel 1918.

Le sue opere risentono della scuola di ornato e decorazione, influenzate dall'arte bizantina di Ravenna che Klimt ammirò nei suoi viaggi così come dai temi dell'arte italiana del Rinascimento (es. Giuditta con uso di foglie d'oro).

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Mappa concettuale: Art Nouveau



L'art nouveau (l'arte nuova) nasce in Francia a partire dal 1895 (dal nome di un'insegna di un negozio di arredamento all'avanguardia) in risposta alla massificazione industriale che aveva sacrificato la qualità alla quantità e offre un mercato alla piccola e media borghesia, esclusa dall'alto artigianato.

L'art nouveau riguarda l'arte e tutti i campi del vivere quotidiano: tessile e moda, ceramica e vetri, oreficeria, arredamento, architettura, grafica (che contribuisce a diffondere il gusto rinnovato).

Trasforma le cose con forme morbide e sinuose derivate dalla natura. Usa il ferro e la ghisa come decorazione con viti e bulloni senza saldatura.

L'art nouveau crea un gusto omogeneo in tutta Europa pur definendosi: Liberty (Italia), Niewe Kunst (Paesi Bassi), Jugendstil (Germania), Secession (Austria), Modern Style (Inghilterra), Stile Horta (Belgio), Arte Joven (Spagna).

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Mappa concettuale: Repubblica di Weimar



Nel 1918 l'imperatore Guglielmo II è costretto ad abdicare. La Germania diventa una repubblica controllata dai consigli degli operai e dei soldati che vogliono una rivoluzione socialista.

È un periodo di crisi sociale ed economica, il partito socialdemocratico vuole una repubblica parlamentare, la lega di Spartaco tenta una insurrezione che finisce nel sangue.

Nel 1919 l'assemblea costituente dà vita alla Repubblica di Weimar con socialdemocratici, partito democratico e il centro, ma senza il sostegno dei comunisti e della destra. Gli industriali e l'aristocrazia (che controllava l'esercito) avrebbero voluto uno stato autoritario.

Nel 1920 si fonda a Monaco di Baviera il partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (partito Nazista), una formazione di estrema destra, razzista e anti-democratico comandato da Adolf Hitler. Era sostenuto dal ceto medio, dall'alta borghesia e da molti disoccupati. Si propone di combattere le forze politiche socialista anche con la violenza. Cresce di popolarità con la crisi del 1929. Il 30 gennaio 1933 Hitler diventa cancelliere e instaura in Germanua una dittatura.

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Mappa concettuale: Ideologia nazista



L'ideologia nazista si dichiata assolutamente razzista, solo la razza ariana poteva imposi e doveva eliminare le razze inferiori fra le quale gli ebrei.
Per Hitler la Germania doveva espandersi a est e gli abitanti slavi dovevano essere schiavizzati, come anche in Italia vengono messi fuori legge partiti e sindacati eccetto quello nazista.
Attua un regime totalitario, crea organizzazioni a favore di Hitler con ampio uso di mezzi di comunicazione di massa come strumenti di propaganda.
L'ideologia nazista è antisemita, dal 1983 tutti gli ebrei tedeschi sono esclusi dai pubblici impieghi e dall'insegnamento. Nel 1935 si attuano le leggi di Norimberga che privano gli ebrei della cittadinanza tedesca, vietano il matrimonio tra ariani ed ebrei.
Nella notte del 9 novembre 1938, detta Notte dei cristalli, un centinaio di ebrei vengono uccisi e 35 mila sono deportati.

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Mappa concettuale: Nazismo - Politica economica ed estera



La politica economica nazista si basa sul Führerprinzip (principio del capo), tutti devono obbedire a capi e imprenditori. Promuove i grandi lavori pubblici e la produzione di armi e mezzi per l'esercito, azzerando la disoccupazione.

La politica nazista è il mezzo per Hitler di vendicare la sconfitta del 1918. Egli dichiara di non rispettare i trattati di pace, quindi occupa la Renania e lo Saae (regioni della Germania) e ristabilisce il servizio militare obbligatorio. Prevede che la stirpe tedesca viva nello stesso stato: il 3° Reich, così nel 1938 vengono annesse Austria e parte della Cecoslovacchia, mentre l'esercito tedesco occupa la Boemia e la Moravia.

Per quanto riguarda la politica estera nazista, nel 1939 l'Unione Sovietica comunista e la Germania nazista firmano un patto di non aggressione della durata di dieci anni: il patto Molotov-Ribbentrop, per il comune timore di una alleanza con Francia e Inghilterra.
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Mappa concettuale: Matisse e i Fauves



Il gruppo dei Fauves (=belve) espone per la 1° volta al Salon Dautomne nel 1905 e, Fauves è il termine dispregiativo che indica quadri dai colori violenti ed aggressivi. Il dipinto deve essere istintivo e immediato: spazio solo al colore, senza impressioni, slegalo dalla realtà.

I Fauves nascono da Cezanne, Gauguin e Van Gogh. L'anima del gruppo è Henri Matisse (1869-1954) ed i maggiori esponenti sono Derain, Vlaminck, Marquet.

La violenza delle tinte è il modo per affermare la personalità dell'artista: si accostano colori puri e colori complementari. Si semplificano le forme con l'uso di linee ritmiche orientali, la prospettiva viene modificata, diventano forme, ogni tinta modella le masse e crea le ombre, stesi velocemente tanto che la tela non viene coperta del tutto.
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Mappa concettuale: Espressionismo (Arte)



L'espressionismo è un'avanguardia artistica del 1900 che si sviluppa in Germania dal 1905 al 1925 e si manifesta in pittura, architettura, letteratura, teatro e cinema: è un moto dall'interno all'esterno dall'anima alla realtà.

Rifiuta tutti gli illusori artifici di prospettiva e chiaroscuro ed è la proiezione immediata di sentimenti soggettivi, ricca di contenuti sociali che allora in Germania erano la lotta di classe, al guerra, la perdita di valori, con una rapida industrializzazione e reazioni convulse.

Toglie la realtà oggettiva del mondo e la trasferisce nel personale con forme sommarie, colori violenti, trasfigurazione drammatiche, modellati angolosi, la distruzione di ogni sentimento nello a favore della morte.

Rappresenta un ritorno all'anima tedesca legata alla cultura gotica barocca.

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Mappa concettuale: Die Bruche - Il Ponte



Il gruppo Die Bruche (Il Ponte) nasce nnel 1905 a Dresda, in Germania, quando 4 studenti universitari (Ernest Kirchner, Erick Heckel, Hermann Obrist, Karl Rottluff, a cui si unisono poi Emile Nolde, Pechstein e Otto Mueller) lasciano gli studi per dedicarsi solo alla pittura, accomunati dagli stessi ideali.

Il gruppo vuole porsi come un ponte ideale fra vecchio e nuovo, fra l'800 realista e impressionista e un '900 espressionista e anti-naturalista.

È animato dalla fede del progresso e ritrae la realtà metropolitana, nude nel paesaggio o in interni, gruppi di ballerine, scene da circo... il tutto con ironia sottile e macabra e con esagerata enfasi dei colori e forme angolose.

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Mappa concettuale: Edvard Munch



Il norvegese Edvard Munch (1863-1944) è uno dei primi e principali esponenti della pittura espressionista.

È determinante per l'arte futura di Austria e Germania, tratta tutti i temi del suo tempo (crisi dei valori etici e religiosi): futuro incerto, società borghese disumana, solitudine umana, morte incombente, angoscia esistenziale.

Ha una vita condizionata dalla malattia e dalla morte della sorella e della madre che creano in lui un pensiero molto negativo, senza speranze, con inquietudine interiore e frequenti crisi depressive.

Nel 1892 le sue opere sono definite un insulto all'arte, il regime di Hitler elimina le sue opere dai musei.

Munch abolisce il disegno e il chiaroscuro.

Rappresenta sentimenti immateriali, i personaggi sono involucri di passioni e angosce, spesso caricati di funzione simbolica come nella narrazione ciclica "Il fregio della vita" (1893-1918), composta da numerose tele. È divisa in 4 temi: il risveglio dell'amore, l'amore ce fiorisce e passa, paura di vivere, la morte.

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Mappa concettuale: Munch - Il grido



Il grido è un quadro storico appartenente all'espressionismo. L'autore norvegese è Edvard Munch (1893), si trova a Oslo al Nasjonalgalleriet.

Il soggetto è l'autore solo, in preda al panico e all'angoscia mentre presunti amici ne sono indifferenti. Rappresentano la falsità dei rapporti umani, l'ambientazione è un ponte sopra un fiordo che rappresenta gli ostacoli da superare nella vita. Il dipinto è auto-biografico e simbolico, è l'urlo di chi si è perso dentro se stesso ed è solo e disperato anche fra gli altri, ridotto ad un rettile senza scheletro e filamentoso come il cielo infuocato e il mare.

Tecnica utilizzata: olio, tempera e pastelli su cartone. Colori violenti e angoscianti che rimandano alla morte specie nel viso e nel sangue del cielo.

Stesura del colore: le campiture sono larghe e serpeggianti con uso di colori complementari.
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Mappa concettuale: Munch - Pubertà



Pubertà è un quadro storico appartenente all'espressionismo. L'autore è Edvard Munch (1893), si trova a Oslo al Munch Museet.

Il soggetto è una adolescente nuda, dallo sguardo fisso e sbigottito e con le braccia che si incrociano per la vergogna, seduta su di un letto appena rifatto. È ispirato al rimpianto della fanciullezza e all'angoscia per una maturità a cui non è preparata, materializzata dall'ombra cupa sul muro che è ombra delle incognite future delle sofferenze e della morte.

La tecnica utilizzata è olio su tela, colori freddi e forti constrasti, la luce è impietosa e abbagliante sulla ragazza.

Stesura del colore: le campiture sono larghe e stirate con l'uso di linee sinuose e nette che definiscono i limiti di luce ed ombra nonostante il soggetto molto chiara, il nero dell'ombra prevale.

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Mappa concettuale: Otto Mueller



Otto Mueller (1874-1930) è un pittore tedesco di madre appartenenti all'etnia Sinti. Con la pittura cerca la fuga dal mondo rigido di suo padre. Nel 1910 aderì al gruppo "Die Brucke" (Il Ponte) 1905 e fu precursore dell'espressionismo. Il suo segno è incisivo e geometrico, dipinge nudi femminili nella natura ricordando le Cezanne e le atmosfere orientali.

Dal 1920 insegnò all'accademia di Breslavia. Dal 1923 viaggiò nell'est Europa per approfondite la cultura Zigana, qui dipinge Zingara col girasole e Madonna Zingara.

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Mappa concettuale: Guerra civile: Spagna e Giappone



SPAGNA
Nel 1936 il generale Franco fa un colpo di stato con un gruppo di militari e toglie il governo alle Sinistre del Fronte Popolare (Repubblicani). Erano da poco eletti e sostenuti da Messico, Unione Sovietica, militanti antifascisti europei e americani.
Le Sinistre si rivoltano contro il regime militare di destra (nazionalisti) appoggiati con armi e truppe da Italia e Germania... la guerra civile dura 3 anni e vede la vittoria della Destra Nazionale di Franco.

GIAPPONE
Nel 1936 l'imperatore Hirohito, appoggiato dai militari ispirati al nazifascismo, instaura una dittatura totalitaria (politica imperialista dal 1931 al 1937, conquista della Manciuria e invasione della Cina) e nel 1940 si allea con Italia e Germania.
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Mappa concettuale: 2° Guerra Mondiale - Esordi



La seconda Guerra Mondiale inizia nel settembre del 1939 con l'invasione tedesca della Polonia (con la strategia della guerra lampo, cioè attacchi rapidi e violenti), mentre l'Europa è stretta nella morsa nazifascista e, sono aperti molti fronti di guerra, in cui gli aggressori sono uniti dal patto tripartito.

In base al patto Molotov-Ribbentrop, l'URSS occupa la Polonia a est (che è alleata a Francia e Inghilterra, le quai dichiarano guerra alla Germania), poi attacca la Finlandia e occupa Estonia, Lettonia e Lituania.

Nel 1940 la Germania attacca Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi (aggirando la linea di difesa Maginot), Belgio e Lussemburgo. Conquista Parigi il 14 giugno, al centro sud si instaura un governo collaborazionista con capitale Vichy. Il resto della Francia è annesso al Reich.
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Mappa concettuale: 2° Guerra Mondiale - Offensive



Dopo la vittoria sulla Francia, Hitler attacca l'Inghilterra ma in pochi mesi viene fermato da Winston Churchill. La sconfitta fa desistere Hitler da altri attacchi.

Mussolini attacca Francia e Inghilterra a fianco della Germania ma le truppe italiane vengono fermate. Attacca anche Iugoslavia, Grecia ed Egitto, dove viene sconfitto... solo l'intervento di Hitler evita la disfatta degli italiani.

Nel settembre del 1940 il Giappone attacca le colonie francesi in Indocina e minaccia diverse isole del Pacifico, che sono U.S.A.

Il 7 dicembre 1941 l'aviazione giapponese attacca la base U.S.A di Pearl Harbor nelle Hawaii, l'America entra in guerra a fianco degli alleati.

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Mappa concettuale: Operazione Barbarossa



L'operazione Barbarossa contro l'Unione Sovietica è lanciata da Hitler il 22 giugno 1941, violando il patto di non aggressione per distruggere il bolscevismo, conquistare le ricchezze URSS e ridurre in schiavitù gli slavi.

Nel novembre 1941 i tedeschi e 220 mila alpini italiani arrivano nei pressi di Mosca e incontrano la resistenza dell'armata rossa e della popolazione, anche di Leningrado assediata per 2 anni e mezzo. A causa del rigido inverno russo la guerra lampo fallisce e si trasforma in una logorante guerra di posizione.

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Mappa concettuale: Klimt - Giuditta



Giuditta è un quadro storico che appartiene all'Art Noveau che va dal 1895 al 1918. L'autore è Gustav Klimt (1901), il dipinto si trova a Vienna nel Osterreichische Museum.

Il soggetto è Giuditta con la testa mozzata di Oloferne. È ispirato al racconto biblico, ma rappresenta la bellezza femminile. Giuditta è bellissima e ha uno sguardo enigmatico, il suo corpo sfuma nel velo azzurro con ordinamenti dorati, ha un atteggiamento di sfida, in stile art noveau.

La tecnica utilizzata: olio su tela, non c'è linea di contorno ma solo la definizione della massa di capelli scuri e degli ornamenti che rispecchia un preziosismo gotico bi-dimensionale.

Stesura del colore: le campiture sono sfumate e evanescenti con l'uso dell'oro in foglia che Klimt osservò nei mosaici bizantini di Ravenna.

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Mappa concettuale: Munch - Sera nel corso Karl Johann



Sera nel corso Karl Johann è un quadro storico che appartiene all'espressionismo. È stato realizzato dal norvegese Edvard Munch nel 1892, si trova a Bergen, in Norvegia, alla Comune Rasmus collezione Meyers.

Il soggetto ritrae il passeggio serale nella via principale di Christiania, ma è un'orrida processione di spettri con maschere scheletriche dagli occhi sbarrati che rappresentano oscure incarnazioni di forze misteriose.

Questo è un feroce attacco alla borghesia, in quanto l'edificio in fondo a destra è il parlamento.

L'unico elemento di disarmonia è l'unico "uono" di spalle che va contro corrente, egli rappresenta l'autore Munch.

La tecnica utilizzata: colori violenti e angoscianti che rimandano alla morte.

Stesura del colore: le campiture sono larghe e piatte, con l'uso di colori complementari e dei toni cupi del nero e del viola.

Rappresentazione dello spazio: prospettiva centrale.
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Mappa concettuale: Pirandello - Il pensiero



La filosofia di Pirandello tra la crisi di fine '700 e il tramonto delle certezze.

Vi è un contrasto tra vita e forma.

Vita = divenire, flusso caotico, slancio vitale.

Forma = fissità, trappola, maschera, rigidità mortale. Tipica della società borghese e che porta all'alienazione e all'incomunicabilità.

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Mappa concettuale: Pirandello - Poetica



Superamento della visione del mondo e del verismo.

La realtà è soggettiva e inconoscibile: multiforme e inafferrabile (incomunicabilità, relativismo, alienazione).

Analisi della psiche dei personaggi (folli, crisi d'identità), rifiuto delle convenzioni sociali, cioè le trappole (lavoro, famiglia società).

L'uscita dalle trappole (il rifiuto delle maschere): l'arte, la follia, il mito, l'immersione nel flusso vitale della nature.

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Mappa concettuale: Pirandello - Opere



Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 e muore a Roma nel 1936.


Novelle:

- Novelle per un anno (1922-36): tutta la raccolta dal Verismo alla perdita d'identità.

- Berecche e la guerra (1934).

- Una giornata (1937).

- Letteratura surrealista con motivi irrazionali e fantastici.


Romanzi:
- L'esclusa (1893) e il Turno (1895): critica delle convenzioni sociali.

- Il fu Mattia Pascal (1904): crisi d'identità del personaggio e rinuncia alla vita.

- Giustino Roncella nato a Boggiolo (1911): crisi femminile.

- I vecchi e i giovani (1913): conflitto fra generazioni.

- Quaderni di Serafino Gubbio Operatore (1916): condanna della tecnologia.

- Uno, nessuno e centomila (1926): crisi d'identità del protagonista e follia.


Teatro:
- Così è se vi pare (1917), Il piacere dell'onesta (1917), Il giuoco delle parti (1918): relativismo conoscitivo. La vita è una grande recita e ognuno ha una maschera.

- Enrico IV: follia come unico mezzo per liberarsi dalla maschera e dai condizionamenti sociali.

- Sei personaggi in cerca d'autore (1921), Ciascuno a suo modo (1924), Questa sera si recita a soggetto (1930): trilogia del teatro nel teatro (metateatro).

- La nuova colonia (1928), Lazzaro (1929), I giganti della montagna (1938): teatro dei miti.

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Mappa concettuale: Pirandello - Il metateatro



Il metateatro di Pirandello è un modo di fare teatro in cui attori, personaggi, spettatori e regista affrontano i temi e i problemi del teatro stesso.

Meta deriva da una preposizione greca che, unita ad un'altra parola (esempio "teatro"), indica al di là, oltre, dentro, al di sopra del...

Si rispecchia nella trilogia del "teatro nel teatro": Sei personaggi in cerca d'autore (1921), Ciascuno a modo suo (1924), Questa sera si recita a soggetto (1930).

Il metateatro produce critica e riforme del teatro naturalista coinvolgendo attori, personaggi e regista.
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Mappa concettuale: Pirandello - La Patente



La patente fa parte delle Novelle per un anno, pubblicata sul Corriere della Sera nel 1911.

I temi trattati sono la superstizione, in particolare l'esistenza degli iettatori.

L'ambientazione è un piccolo paese dove si conoscono tutti.

Il protagonista è Chiarchiaro, il sospetto iettatore.

La trama è quella di Chiachiaro che denuncia due giovani per diffamazione a causa del segno di scongiuro fatto al suo passaggio. All'udienza del giudice D'Andrea, Chiarchiaro richiede la patente da iettatore, cioè vuole che la legge sancisca come realtà le apparenze.
Il giudice D'Andrea non crede alle superstizioni e prova pietà verso chi non può difendersi dagli attacchi della società.
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Mappa concettuale: Pirandello - Il fu Mattia Pascal



Il fu Mattia Pascal è un romanzo scritto a Roma nel 1903 ai tempi della crisi economica familiare che scatenò la malattia mentale della moglie.


È strutturato in 3 parti:

- Una cornice formata da 2 premesse e 2 conclusioni che danno una visione retrospettiva in negativo estraniando i centrali romanzi di formazione nella filosofia del lontano. Mattia Pascal racconta in 1° persona la trasformazione nel "Fu Mattia".

- Un 2° romanzo che è la parabola negativa dell'eroe degradato, Mattia Pascal per vendicarsi di un furto al padre si rovina la vita (in una famiglia-inferno) ma una vincita e la falsa notizia della sua morte lo portano a cambiare identità e rifarsi una vita.

- Un 3° romanzo racconta l'itinerario del mancato riscatto quando viaggiando cambia identità, ma per sopravvivere deve fingere ancora di essere morto, ritorna al suo paese ma resta "fuori dalla vita" facendo il bibliotecario in una biblioteca che nessuno frequenta.


I temi trattati sono la famiglia culla e gabbia, la forma trappola, la stupidità del voler essere, il doppio e la crisi d'identità, il relativismo conoscitivo, sfiducia nella politica liberale, la polemica contro il progresso, l'interesse per l'occulto e il caso, inteso come fuga per sopravvivere.
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Mappa concettuale: Pirandello - L'uomo dal fiore in bocca



L'uomo dal fiore in bocca è un breve dramma rappresentato per la 1° volta a Milano nel 1922, tratto da una novella scritta anni aprima dal titolo "La morte addosso".

Il protagonista è un uomo malato di tumore (epitelioma, cancro alla bocca) e vicino alla morte che per questo indaga la vita dando valore ad ogni suo aspetto, anche insignificante. Altri personaggi sono l'ombra della moglie del protagonista e un cliente del bar (avventore) che la vita quotidiana ha reso scialbo e vuoto così che il dialogo diventa un monologo del malato.

L'ambientazione è il caffè della stazione.

Trama: l'avventore perde il treno e si siede al tavolino della stazione parlando di banalità quotidiane con L'uomo dal fiore in bocca che valorizza ogni dettaglio perché gli permette di assaporare la vita e che rivela il suo dramma con quieta normalità.

In temi trattati sono l'incomunicabilità, la relatività della realtà.

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Mappa concettuale: Kirchner - Cinque donne per strada



Cinque donne per strada è un quadro storico che appartiene all'espressionismo che va in Europa dal 1905 al 1925. Le sue caratteristiche sono la proiezione immediata di sentimenti soggettivi, un moto dall'interno all'esterno; usa colori violenti, modellati angolosi, forme sommarie, trasfigurazioni drammatiche; rifiuta la prospettiva e il chiaroscuro e ritrae la realtà sociale del tempo.

L'autore è Kirchner (1913), la tecnica utilizzata è olio su tela, si trova a Colonia nel Wallraf Richartz Museum.

Il soggetto ritrae un gruppo di prostitute in attesa come uccelli spettrali i cui volti sono taglienti come coltelli. L'ambientazione è una sera squallida in una via di Belrino, in essi si riconoscono le influenze dell'arte primitiva come fossero inquietanti maschere magiche che dispensano morte.

La tecnica utilizzata è l'suo di colori scuri e tetri che sono illuminati dal giallo acido dei lampioni a gas.

Le campiture sono larghe e veloci con l'uso di "lame di luce" che fanno risaltare il nero degli abiti.

Per quanto riguarda la rappresentazione dello spazio sono evidenti le forme a triangolo.

Fonte: Mapper-Mapper
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Mappa concettuale: Avanguardie del '900



La guerra del 1915-1918 sancisce la fine e la nascita degli Stati Uniti d'America, della Belle Epoque, degli imperi di Prussia, Austria e Unghiera. Si crea un clima di incertezze e contraddizioni ma si aprono nuovi orizzonti di ricerca: FReud e la psicoanalisi, Einstein e lo spazio-tempo, il filosofo Bergson e lo slancio vitale che è l'impulso creativo.

Le avanguardie storiche del '900 maturano in un contesto di ricerca e sperimentazione, l'arte si apre alla realtà interiore e del sogno.

Prendono il nome dal linguaggio militare: "avanguardie di ardimentosi innovatori", storiche perché concentrate in un breve arco di tempo per distinguerle dai più recenti movimenti artistici d'avanguardia.

Sostengono il creare spontaneamente in cui il tempo non è più la successione di singolo attimi ma ha una durata complessiva percepibile più a livello d'intuizione.

Comprendono l'espressionismo, il cubismo, il dadaismo, il surrealismo, il futurismo, l'astrattismo, la metafisica.

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Mappa concettuale: Lager nazisti




I lager nazisti furono costruiti fra il 1933 e il 1939 per il rinchiudervi prigionieri politici, dissidenti e individui ritenuti asociali e si estesero durante la guerra agli slavi che furono ridotti in schiavitù fino alla morte e agli uomini improduttivi che furono uccisi subito.

I lager nazisti prevedevano una gerarchia di prigionieri: i criminali comuni, gli immigrati, gli immigrati, gli apoliti e i rifugiati, i sacerdoti e i testimoni di Geova, i detenuti politici, gli asociali e gli zingari, gli omosessuali, gli ebrei.

Nel 1941 lo sterminio degli ebrei fu affidato agli Einsatzgruppen volontari non adatti al combattimento con slavi, (lituani, ucraini, bielorussi) che per tradizione odiano gli ebrei. A Wannsee il 20 gennaio 1942 fu decisa la costruzione di lager esclusivamente per lo sterminio nelle camere a gas.

Fonte: Mapper-Mapper
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Le migliori canzoni del 2016


Le più belle e le più ascoltate canzoni del 2016 inserite in ordine alfabetico. Alcune appartengono al 2015 ma sono riuscite a confermarsi anche come canzoni del momento per l'anno successivo. La canzone dell'estate che tra l'altro è anche quella che più fa riflettere è della coppia Fedez e J-Ax. Parla della deviazione digitale di oggi e di come viviamo con gli smartphone in mano, sempre pronti a condividere ogni momento sui social.



  1. 7 Years - Lukas Graham
  2. Faded - Alan Walker
  3. Andiamo a comandare - Fabio Rovazzi
  4. Cake By The Ocean - DNCE
  5. Can't Stop The Feeling - Justin Timberlake
  6. Cheap Thrills - Sia
  7. Come - Jain
  8. Come On - Chiara Grispo
  9. Dark Necessities - Red Hot Chili Peppers
  10. Duele El Corazon - Enrique Iglesias feat. Wisin
  11. Fast Car ft. Dakota - Jonas Blue
  12. Get Stupid - Aston Merrygold
  13. Ginza - J Balvin
  14. Good Grief - Bastille
  15. Happy - Luca Carboni
  16. Hymn for the Weekend - Coldplay
  17. In Common - Alicia Keys
  18. Io Vivrò - Valerio Scanu
  19. I Took a Pill in Ibiza - Mike Posner
  20. La Strada Per la Felicità (Laura) - Bianca Atzei
  21. Lost On You - LP
  22. Me Too - Meghan Trainor
  23. Nulla accade - Marracash & Guè Pequeno
  24. One Dance - Drake feat Wizkid & Kyla
  25. One Day (Tutto prende un senso) - Biagio Antonacci ft. Pino Daniele
  26. Panda - Desiigner
  27. Qui Tu Es? - Willy William
  28. Ragazza magica - Jovanotti
  29. Sledgehammer - Rihanna
  30. Sofia - Alvaro Soler
  31. Sorry - Beyoncé
  32. Stella cadente - Modà
  33. Tears - Clean Bandit ft. Louisa Johnson
  34. This Girl - Kungs DUO Cookin On 3 Burners
  35. This Is What You Came For - Calvin Harris
  36. This One's For You - David Guetta ft. Zara Larsson
  37. Ti Sembra Normale - Max Gazze
  38. Tra di noi - Tiromancino
  39. Up&Up - Coldplay
  40. Vivere A Colori - Alessandra Amoroso
  41. Vorrei Ma Non Posto - (feat. Fedez) J-Ax
  42. Wherever I Go - OneRepublic
  43. Work From Home - Ty Dolla $ign


Guarda ANCHE: Le migliori canzoni del 2015
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Primavera, Giovanni Verga - Riassunto e Analisi


Nel 1877, Giovanni Verga, ancora trentasettenne, pubblicò la sua prima raccolta di novelle, ovvero storie ambientate nel mondo scintillante e fatuo della media borghesia milanese già pubblicate a più riprese, durante l’anno precedente, su Illustrazione italiana.


Riassunto:
Paolo è un giovane musicista siciliano che si è da poco trasferito a Milano con la speranza di poter far fortuna grazie alle sue abilità musicali. Qui ha avuto modo di incontrare la Principessa, non un titolo nobiliare ma un nomignolo che le è stato dato da alcune sue colleghe sarte per via del suo viso gentile e bianco, per le sue mani delicate e per certi modi di fare un po' superbi, come ad esempio rifiutare la compagnia delle sue colleghe per stare un po' da sola.
Ironia della sorte è proprio in un momento di solitudine che la donna incontra Paolo, di sera vicino a Porta Garibaldi e, sin da subito trovano la giusta sintonia.
Paolo sfoggiava la sua spensieratezza, parlava dei suoi sogni e delle sue passioni, mentre la Principessa indossava un lungo vestito grigio e, ogni volta che lo alzava per scendere dai marciapiedi mostrava i suoi stivaletti leggermente sporchi senza vergognarsene.
Il loro è un lungo corteggiamento fatto di sguardi, piacevoli chiacchierate e tante risate, ma anche passeggiate a braccetto sotto la pioggia e nelle serate più fredde.
Quando la Principessa salì nella sua cameretta e lo sentì suonare il pianoforte si rese conto del suo talento, capì subito che avrebbe fatto strada e che un giorno si sarebbe allontanato da lei. I due innamorati sono consapevoli di questo ma preferiscono non pensarci e di godersi ogni momento insieme. Entrambi tutt'altro che benestanti si concedevano alcuni lussi come andare al parco, frequentare i locali e utilizzare il tram per spostarsi per le vie di Milano nelle serate piovose.
Intanto la ragazza rievoca il ricordo di un amore passato: c'era stato un altro uomo nella sua vita che la corteggiava facendole costosi regali e riempiendola di complimenti, ma dopo essere stata sedotta si è vista abbandonare senza alcuno scrupolo.
È un ricordo amaro per la Principessa ed ora che ha trovato in Paolo una persona fedele e da amare capisce che quel vecchio amore (l'altro) sarebbe stato meglio che non fosse mai esistito.
Approfittando dell'assenza del padre di lei, i due si recano a Como e prendono alloggio in un albergo. Così donna ha modo di parlargli di quell'altro uomo e, Paolo, che l'aveva sempre sospettato, si sentì alleggerito dopo aver sentito questa confessione in quanto avrebbe reso più facile il momento di dirle addio.
Passa del tempo e a Paolo arriva un'ottima proposta di lavoro (la fortuna che andava cercando) che consiste nel suonare il piano nei locali e nei concerti in America. Senza pensarci due volte accetta l'offerta, con l'anticipo si poté permettere di invitare a cena la Principessa in un locale di lusso che, subito le fece intuire l'arrivo di una brutta notizia. Paolo le spiegò che il motivo di tale cena è dovuto al fatto che presto sarebbe partito in America. La donna ripensando all'altro si mette a piangere per la prima volta davanti a lui e a sua volta anche Paolo abbracciandola scoppia in lacrime.
Nei giorni seguenti Paolo incomincia i preparativi per la partenza e lei lo aiuta, in un clima di totale malinconia. Ancora una sera resta da passare insieme per i due innamorati e lei gli si appoggiava al braccio timidamente, quasi come se Paolo stesso per diventare un estraneo ai suoi occhi. Nel giorno dell'addio, si rivedono un'ultima volta alla stazione, non c'era più quella poesia d'amore fra i due personaggi che li aveva sempre caratterizzati: Paolo sembrava con la testa altrove e lei silenziosa, triste e immobile dinnanzi a tanto movimento. L'addio è di quelli frettolosi che non lasciano nemmeno il tempo di digerire il colpo. Nonostante il treno di Paolo sia già partito, la ragazza rimane ancora un po' ad aspettare in stazione riflettendo sul suo triste destino: quello di una donna che viene prima amata e poi abbandonata.

Qui trovate il testo completo di Primavera.


Analisi del testo


Protagonisti: Paolo e la Principessa.

Altri personaggi: Vengono nominati dai protagonisti anche altri personaggi. Veniamo a sapere delle colleghe di lavoro della Principessa, che il padre di lei ha un piccolo impiego nell'amministrazione delle ferrovie e che la madre ricamava finché le forze glielo permettevano.

Ambientazione: la città di Milano.



Commento

Il corteggiamento, che più in avanti si trasformerà in una relazione fissa, varia nel tempo. Inizialmente si accontentano di poco, di stare vicini e di trascorrere il tempo insieme rimanendo in silenzio o facendo delle passeggiate. Successivamente dimenticano la precarietà delle loro condizioni economiche e si concedono gite, locali, divertimenti molto al di sopra delle proprie possibilità. Non sono lussi principeschi: basta un vestito nuovo, un pranzo ricco, una notte fuori per dimenticare se stessi in nome di un ruolo da recitare.
Essere ciò che si finge di essere diventa sempre più necessario: quando a Paolo verrà offerta l’opportunità di emigrare in America a suonare nei piano bar, egli non avrà esitazioni nel rinnegare i suoi alti valori artistici e l’amore malinconico che lo legano a Principessa per inseguire i soldi. Anche lei si rassegna facilmente: ha già vissuto l’abbandono del suo primo amante e, nella scena dell’addio, si trova a ripensare all'altro.
Primavera, per Verga, non è dunque un concetto temporale, una stagione di fioriture e lunghe giornate; è piuttosto quell'incertezza ansiosa, quel ventaglio di scelte e di umori che infestano la giovinezza: "la primavera della vita".
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Testo: Primavera, Verga


di Giovanni Verga 
Testo:

      Allorché Paolo era arrivato a Milano colla sua musica sotto il braccio — in quel tempo in cui il sole splendeva per lui tutti i giorni, e tutte le donne erano belle — avea incontrato la Principessa: le ragazze del magazzino le davano quel titolo perché aveva un visetto gentile e le mani delicate; ma soprattutto perch’era superbiosetta, e la sera, quando le sue compagne irrompevano in Galleria come uno stormo di passere, ella preferiva andarsene tutta sola, impettita sotto la sua sciarpetta bianca, sino a Porta Garibaldi. Così s’erano incontrati con Paolo, mentre egli girandolava, masticando pensieri musicali, e sogni di giovinezza e di gloria — una di quelle sere beate in cui si sentiva tanto più leggiero per salire verso le nuvole e le stelle, quanto meno gli pesavano lo stomaco e il borsellino —. Gli piacque di seguire le larve gioconde che aveva in mente in quella graziosa personcina, la quale andava svelta dinanzi a lui, tirando in su il vestitino grigio quand’era costretta a scendere dal marciapiedi sulla punta dei suoi stivalini un po’ infangati. In quel modo istesso la rivide due o tre volte, e finirono per trovarsi accanto. Ella scoppiò a ridere alle prime parole di lui; rideva sempre tutte le volte che lo incontrava, e tirava di lungo. Se gli avesse dato retta alla prima, ei non l’avrebbe cercata mai più. Finalmente, una sera che pioveva — in quel tempo Paolo aveva ancora un ombrello — si trovarono a braccetto, per la via che cominciava a farsi deserta. Gli disse che si chiamava la Principessa, poiché, come spesso avviene, il suo pudore rannicchiavasi ancora nel suo vero nome, ed ei l’accompagnò sino a casa, cinquanta passi lontano dalla porta. Ella non voleva che nessuno, e lui meno d’ogni altro, potesse vedere in qual castello da trenta lire al mese vivessero i genitori della Principessa.
      Trascorsero in tal modo due o tre settimane. Paolo l’aspettava in Galleria, dalla parte di via Silvio Pellico, rannicchiato nel suo gramo soprabito estivo che il vento di gennaio gli incollava sulle gambe; ella arrivava lesta lesta, col manicotto sul viso rosso dal freddo; infilava il braccio sotto quello di lui, e si divertivano a contare i sassi, camminando adagio, con due o tre gradi di freddo.
      Paolo chiacchierava spesso di fughe e di cannoni, e la ragazza lo pregava di spiegarle la cossa in milanese. — La prima volta che salì nella cameretta di lui, al quarto piano, e l’udì suonare sul pianoforte una di quelle sue romanze di cui le avevano tanto parlato, cominciò a capire, ancora in nube, mentre guardava attorno fra curiosa e sbigottita, si sentì venir gli occhi umidi, e gli fece un bel bacio — ma questo avvenne molto tempo dopo.
      Dalla modista si ciarlava sottovoce, dietro le scatole di cartone e i mucchi di fiori e di nastri sparsi sulla gran tavola da lavoro, del nuovo moroso della Principessa, e si rideva molto di quest’altro, il quale aveva un soprabitino che sembrava quello della misericordia di Dio, e non regalava mai uno straccio di vestito alla sua bella. La Principessa fingeva non intendere, faceva una spallata, e agucchiava, zitta e fiera.
      Il povero grande artista in erba le avea tanto parlato della gloria futura, e di tutte le altre belle cose che dovevano far corteo a madonna gloria, che ella non poteva accusarlo di essersi spacciato per un principe russo o per un barone siciliano. — Una volta ei volle regalarle un anellino, un semplice cerchietto d’oro che incastonava una mezza perla falsa — erano i primi del mese allora. — Ella si fece rossa e lo ringraziò tutta commossa — per la prima volta — gli strinse le mani forte forte, ma non volle accettare il regalo: avea forse indovinato quante privazioni dovesse costare il povero gingillo al Verdi dell’avvenire, e sì che aveva accettato assai più da quell’altro, senza tanti scrupoli, ed anche senza tanta gratitudine. Quindi, per fare onore al suo amante, si sobbarcò a gravi spese; prese a credenza una vesticciuola al Cordusio; comperò una mantellina da venti lire sul Corso di Porta Ticinese, e dei gingilli di vetro che si vendevano in Galleria Vecchia. L’altro le aveva ispirato il gusto e il bisogno di certe eleganze. Paolo non lo sapeva, lui; non sapeva nemmeno che si fosse indebitata, e le diceva: — Come sei bella così! — Ella godeva di sentirselo dire, era felice per la prima volta di non dover nulla della sua bellezza al suo amante.
      La domenica, quand’era bel tempo, andavano a spasso fuori la cinta daziaria, o lungo i bastioni, all’Isola Bella, o all’Isola Botta, in una di quelle isole di terraferma affogate nella polvere. Erano i giorni delle pazze spese; sicchè quand’era l’ora di pagare lo scotto, la Principessa si pentiva delle follie fatte nella giornata, si sentiva stringere il cuore, e andava ad appoggiare i gomiti alla finestra che dava sull’orto. Egli veniva a raggiungerla, si metteva accanto a lei, spalla contro spalla, e lì, cogli occhi fissi in quel quadretto di verdura, mentre il sole tramontava dietro l’Arco del Sempione, sentivano una grande e melanconica dolcezza. Quando pioveva avevano altri passatempi: andavano in omnibus da Porta Nuova a Porta Ticinese, e da Porta Ticinese a Porta Vittoria; spendevano trenta soldi e scarrozzavano per due ore come signori. La Principessa arricciava blonde e attaccava fiori di velo su gambi di ottone durante sei giorni, pensando a quella festa della domenica; spesso il giovanotto non desinava il giorno prima o il giorno dopo.
      Passarono l’inverno e l’estate in tal modo, giocando all’amore come dei bimbi giocano alla guerra o alla processione. Ella non accordavagli nulla più di codesto, e l’innamorato si sentiva troppo povero per osare di chieder altro. Eppure ella gli voleva proprio bene; ma aveva troppo pianto, per via di quell’altro, ed ora credeva aver messo giudizio. Non sospettava che dopo quell’altro, ora che gli voleva proprio bene, non buttarglisi fra le braccia fosse l’unica prova d’amore che il suo istinto delicato le suggerisse: povera ragazza!
      Venne l’ottobre; ei sentiva la grande melanconia dell’autunno, e le avea proposto di andare in campagna, sul lago. Approfittarono di un giorno in cui il babbo di lei era assente per fare una scappata, una scappata grossa che costò cinquanta lire, e andarono a Como per tutto un giorno. Quando furono all’albergo, l’oste domandò se ripartivano col treno della sera; Paolo lungo il viaggio avea domandato alla Principessa come avrebbe fatto se fosse stata costretta a rimaner la notte fuori di casa; ella avea risposto ridendo: — Direi di aver passata la notte al magazzino per un lavoro urgente —. Ora il giovane guardava imbarazzato lei e l’oste, e non osava dir altro. Ella chinò il capo e rispose che partivano il domani; quando furono soli si fece di bracia — così gli si lasciò andare.
            Oh, i bei giorni in cui si passeggiava a braccetto sotto gli ippocastani fioriti senza nascondersi, senza vedere le belle vesti di seta che passavano nelle carrozze a quattro cavalli, e i bei cappelli nuovi dei giovanotti che caracollavano col sigaro in bocca! le domeniche in cui si andava a far baldoria con cinque lire! le belle sere in cui stavano un’ora sulla porta, prima di lasciarsi, scambiando venti parole in tutto, tenendosi per mano, mentre i viandanti passavano affrettati! Quando avevano cominciato non credevano che dovessero arrivare a volersi bene sul serio; — ora che ne avevano le prove sentivano altre inquietudini.
      Paolo non le avea mai parlato di quell’altro di cui avea indovinato l’esistenza fin dalla prima volta che Principessa si era lasciata mettere sotto il suo ombrello; l’avea indovinato a cento nonnulla, a cento particolari insignificanti, a certo modo di fare, al suono di certe parole. Ora ebbe un’insana curiosità. — Ella possedeva in fondo una gran rettitudine di cuore, e gli confessò tutto. Paolo non disse nulla; guardava le cortine di quel gran letto d’albergo su cui delle mani sconosciute avevano lasciato ignobili macchie.
      Sapevano che quella festa un giorno o l’altro avrebbe avuto fine; lo sapevano entrambi e non se ne davano pensiero gran fatto, — forse perché avevano ancora dinanzi la gran festa della giovinezza. — Lui anzi si sentì come alleggerito da quella confessione che la ragazza gli avea fatto, quasi lo sdebitasse di ogni scrupolo tutto in una volta, e gli rendesse più agevole il momento di dirle addio. A quel momento ci pensavano spesso tutt’e due, tranquillamente, come cosa inevitabile, con certa rassegnazione anticipata e di cattivo augurio. Ma adesso si amavano ancora e si tenevano abbracciati. — Quando quel giorno arrivò davvero fu tutt’altra storia.
      Il povero diavolo avea gran bisogno di scarpe e di quattrini; le sue scarpe s’erano logorate a correr dietro le larve dei suoi sogni d’artista, e della sua ambizione giovanile, — quelle larve funeste che da tutti gli angoli d’Italia vengono in folla ad impallidire e sfumare sotto i cristalli lucenti della Galleria, nelle fredde ore di notte, o in quelle tristi del pomeriggio. Le meschine follie del suo amore costavano care! A venticinque anni, quando non s’è ricchi d’altro che di cuore e di mente, non si ha il diritto di amare, fosse anche una Principessa; non si ha il diritto di distogliere lo sguardo, fosse anche per un sol momento, sotto pena di precipitare nell’abisso, dalla splendida illusione che vi ha affascinato e che può farsi la stella del vostro avvenire; bisogna andare avanti, sempre avanti, cogli occhi intenti in quel faro, avidi, fissi, il cuore chiuso, le orecchie sorde, il piede instancabile e inesorabile, dovesse camminare sul cuore istesso. Paolo fu malato, e nessuno seppe nulla di lui per tre interi giorni, nemmen la Principessa.
      Erano incominciati i giorni squallidi e lunghi in cui si va a passeggiare nelle vie polverose fuori le porte, a guardare le mostre dei gioiellieri, e a leggere i giornali appesi agli sportelli delle edicole, i giorni in cui l’acqua che scorre sotto i ponti del Naviglio dà le vertigini, e guardando in alto si vedono sempre le guglie del Duomo che vi affascinano. La sera, quando aspettava in via Silvio Pellico, faceva più freddo del solito, le ore erano più lunghe, e la Principessa non aveva più la solita andatura svelta e leggiadra.
      In quel tempo gli capitò addosso una fortuna colossale, qualcosa come quattromila lire all’anno perché andasse a pestare il piano pei caffe e i concerti americani. Accettò colla stessa gioia come se avesse avuto il diritto di scegliere: dopo pensò alla Principessa. La sera, la invitò a cena, in un gabinetto riservato dei Biffi, al pari di un riccone dissoluto. Avea avuto un acconto di cento lire e ne spese buona parte. La povera ragazza spalancava gli occhi a quel festino da Sardanapalo, e dopo il caffè, col capo alquanto peso, appoggiò le spalle al muro, seduta come era sul divano. Era un po’ pallida, un po’ triste, ma più bella che mai. Paolo le metteva spesso le labbra sul collo, vicino alla nuca; ella lo lasciava fare, e lo guardava con occhi attoniti, quasi avesse il presentimento di una sciagura. Ei sentivasi il cuore stretto in una morsa, e per dirle che le voleva un gran bene le domandava come avrebbero fatto quando non si fossero più visti. La Principessa stava zitta, volgendo il capo dalla parte dell’ombra, cogli occhi chiusi, e non si muoveva per dissimulare certi lagrimoni grossi e lucenti che scorrevano e scorrevano per le guance. Allorché il giovane se ne accorse ne fu sorpreso: era la prima volta che la vedeva piangere. — Cos’hai? — domandava. Ella non rispondeva, o diceva — nulla! — con voce soffocata; — diceva sempre così, ch’era poco espansiva, e aveva superbiette da bambina. — Pensi a quell’altro? — domandò Paolo per la prima volta. — Sì! — accennò ella col capo, — sì — ed era vero. Allora si mise a singhiozzare.
      L’altro! voleva dire il passato: voleva dire i bei giorni di sole e d’allegria, la primavera della giovinezza, il suo povero affetto destinato a strascinarsi così, da un Paolo all’altro, senza pianger troppo quand’era gaio; voleva dire il presente che se ne andava, quel giovane che oramai faceva parte del suo cuore e della sua carne, e che sarebbe divenuto un estraneo anche lui, fra un mese, fra un anno o due.
      Paolo in quel momento ruminava forse vagamente i medesimi pensieri e non ebbe il coraggio di aprir bocca. Soltanto l’abbracciò stretto stretto e si mise a piangere anche lui. — Avevano cominciato per ridere.
      — Mi lasci? — balbettò la Principessa. — Chi te l’ha detto? — Nessuno, lo so, lo indovino. Partirai? — Ei chinò il capo. Ella lo fissò ancora un istante cogli occhi pieni di lagrime, poi si voltò in là, e pianse cheta cheta.
      Allora, forse perché non avea la testa a casa, o il cuore troppo grosso, ricominciò a vaneggiare, e gli raccontò quel che gli aveva sempre nascosto per timidità o per amor proprio; gli disse com’era andata con quell’altro. A casa non erano ricchi, per dir la verità; il babbo aveva un piccolo impiego nell’amministrazione delle ferrovie, e la mamma ricamava; ma da molto tempo la sua vista s’era indebolita, e allora la Principessa era entrata in un magazzino di mode per aiutare alquanto la famiglia.
      Colà, un po’ le belle vesti che vedeva, un po’ le belle parole che le si dicevano, un po’ l’esempio, un po’ la vanità, un po’ la facilità, un po’ le sue compagne e un po’ quel giovanotto che si trovava sempre sui suoi passi, avevano fatto il resto. Non avea capito di aver fatto il male, che allorquando aveva sentito il bisogno di nasconderlo ai suoi genitori: il babbo era un galantuomo, la mamma una santa donna; sarebbero morti di dolore se avessero potuto sospettare la cosa, e non l’aveano mai creduto possibile, giacché avevano esposto la figliuola alla tentazione. La colpa era tutta sua... o piuttosto non era sua; ma di chi era dunque? Certo che non avrebbe voluto conoscere quell’altro, ora che conosceva il suo Paolo, e quando Paolo l’avrebbe lasciata non voleva conoscer più nessuno...
      Parlava a voce bassa, sonnecchiando, appoggiando il capo sulla spalla di lui.
      Allorché uscirono dal Biffi indugiarono alquanto pel cammino, rifacendo tutta la triste via crucis dei loro cari e mesti ricordi: la cantonata dove s’erano incontrati, il marciapiedi sul quale s’erano fermati a barattar parole la prima volta. — To’! — dicevano, — è qui! — No è più in là —. Andavano come oziando, intontiti; nel separarsi si dissero — a domani —.
      Il giorno dopo Paolo faceva le valige, e la Principessa, inginocchiata dinanzi al vecchio baule sgangherato, l’aiutava ad assestavi le poche robe, i libri, le carte di musica sulle quali ella avea scarabocchiato il suo nome, in quei giorni là. — Quei panni glieli aveva visti indosso tante volte! — una cosa copriva l’altra, e stringeva il cuore il vederle scomparire così, una alla volta. Paolo le porgeva ad uno ad uno i panni che andava a prendere dal cassettone o dall’armadio; ella li guardava un momento, li voltava e rivoltava, poi li riponeva per bene, senza che facessero una piega, fra le calze e i fazzoletti; non dicevano molte parole, e mostravano d’aver fretta. La ragazza avea messo da banda un vecchio calendario sul quale Paolo soleva fare delle annotazioni. — Questo me lo lascerai? — gli disse. Ei fece cenno di sì senza voltarsi.
      Quando il baule fu pieno rimanevano ancora qua e là, su per le seggiole e il portamantelli, dei panni logori e il vecchio soprabito. — A quella roba penserò domani, — disse Paolo; la ragazza premeva sul coperchio col ginocchio mentre egli affibbiava le corregge; poi andò a raccogliere il velo e l’ombrellino che aveva lasciati sul letto e si mise a sedere sulla sponda tristamente. Le pareti erano nude e tristi; nella camera non rimaneva altro che quella gran cassa, e Paolo il quale andava e venia, frugando nei cassetti, e raccogliendo in un gran fagotto le altre robe.
      La sera andarono a spasso l’ultima volta. Ella gli si appoggiava al braccio timidamente, quasi l’amante cominciasse a diventare un estraneo per lei. Entrarono al Fossati, come nei giorni di festa, ma partirono di buon’ora, e non si divertirono molto. Il giovine pensava che tutta quella gente lì ci sarebbe tornata altre volte e avrebbe trovato la Principessa — ella, che non avrebbe più visto Paolo fra tutta quella gente. Solevano bere la birra in un caffeuzzo al Foro Bonaparte; Paolo amava quella gran piazza per la quale avea passeggiato tante volte, nelle sere di estate, colla sua Principessa sotto il braccio.
      Da lontano s’udiva la musica del caffe Gnocchi, e si vedevano illuminate le finestre rotonde del Teatro Dal Verme. Di tratto in tratto, lungo la via oscura, formicolavano dei lumi e della gente dinanzi i caffè e le birrerie. Le stelle sembravano tremolare in un azzurro cupo e profondo; qua e là, nel buio dei viali e fra mezzo agli alberi, luccicava una punta di gas, davanti alla quale passavano a due a due delle ombre nere e tacite. Paolo pensava: — Ecco l’ultima sera! —
      S’erano messi a sedere lontano dalla folla, nel cantuccio meno illuminato, volgendo le spalle ad una controspalliera di arbusti rachitici piantati in vecchie botti di petrolio; la Principessa strappò due fogliuzze e ne diede una a Paolo — altre volte si sarebbe messa a ridere. — Venne un cieco che strimpellava un intero repertorio sulla chitarra; Paolo gli diede tutti i soldoni che aveva in tasca.
      Si rividero un’ultima volta alla stazione, al momento della partenza, nell’ora amara dell’addio affrettato, distratto, senza pudore, senza espansione e senza poesia, fra la ressa, l’indifferenza, il frastuono e la folla della partenza. La Principessa seguiva Paolo come un’ombra, dal registro dei bagagli allo sportellino dei biglietti, facendo tanti passi quanti ne faceva lui, senza aprir bocca, col suo ombrellino sotto il braccio: era bianca come un cencio e null’altro. — Egli al contrario era tutto sossopra e avea un’aria affaccendata. Al momento d’entrare nella sala d’aspetto un impiegato domandò i biglietti; Paolo mostrò il suo; ma la povera ragazza non ne aveva; — colà dunque si strinsero la mano in fretta dinanzi un mondo di gente che spingeva per entrare, e l’impiegato che marcava il biglietto.
      Ella era rimasta ritta accanto all’uscio, col suo ombrellino fra le mani, come se aspettasse ancora qualcheduno, guardando qua e là i grandi avvisi incollati alle pareti, e i viaggiatori che andavano dallo sportello dei biglietti alle sale d’aspetto; li accompagnava con quello stesso sguardo imbalordito dentro la sala, e poi tornava a guardare gli altri che giungevano.
      Infine, dopo dieci minuti di quell’agonia, suonò la campana, e s’udì il fischio della macchina. La ragazza strinse forte il suo ombrellino, e se ne andò lenta lenta, barcollando un poco; fuori della stazione si mise a sedere su di un banco di pietra.
      — Addio! tu che te ne vai, tu con cui il mio cuore ha vissuto! Addio tu che sei andato prima di lui! Addio tu che verrai dopo di lui, e te ne andrai come lui se n’è andato, addio! — Povera ragazza!
      E tu, povero grande artista da birreria, va a strascinare la tua catena; va a vestirti meglio e a mangiare tutti i giorni; va ad ubbriacare i tuoi sogni di una volta fra il fumo delle pipe e del gin, nei lontani paesi dove nessuno ti conosce e nessuno ti vuol bene; va a dimenticare la Principessa fra le altre principesse di laggiù, quando i danari raccolti alla porta del caffè avranno scacciato la melanconica immagine dell’ultimo addio scambiato là, in quella triste sala d’aspetto. E poi, quando tornerai, non più giovane, né povero, né sciocco, né entusiasta, né visionario come allora, e incontrerai la Principessa, non le parlare del bel tempo passato, di quel riso, di quelle lagrime, ché anche ella si è ingrassata, non si veste più a credenza al Cordusio, e non ti comprenderebbe più. E ciò è ancora più triste — qualchevolta.


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Mappa concettuale: Auschwitz



In Polonia Auschwitz era il più grande campo di concentramento già pieno di ebrei. Nel 1942 fu costruito Auschwitz 2 nella vicina località di Birkenau.

Auschwitz fu la più efficiente macchina di morte nazista con le camere a gas e i forni crematori, il sistema funzionò per 5 anni e qui morirono 4 milioni 300 mila prigionieri.

Auschwitz fu concepito inizialmente da Himmler come campo per i 13 mila prigionieri di guerra russi ma lo scopo principale fu la soluzione finale alla questione ebraica, cioè lo sterminio sistematico della stessa.

Il 27 gennaio 1945 l'armata russa dell'Unione Sovietica liberò il campo di concentramento di Auschwitz portando alla luce tutto il suo orrore. I criminali nazisti furono processari dal 1945 al '46, nei processi internazionali di Norimberga, molti furono impiccati, altri trovarono scampo in Sud America come Eichmann, l'organizzatore della Shoa (calamità in ebraico).

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Mappa concettuale: Carta Atlantica



La carta atlantica è una dichiarazione sottoscritta il 14 agosto del 1941 dal presidente degli Stati Uniti Roosevelt e dal primo ministro britannico Churchill.

Essa impegna a non aspirare a conquiste territoriali, rispettare il diritto dei popoli all'autodeterminazione, volere la parità di diritti fra tutte le nazioni, rinunciare all'uso della forza nelle controversie internazionali.

Il 1° gennaio 1942 le nazioni in guerra contro il patto tripartito costituiscono l'alleanza delle Nazioni Unite.

La carta atlantica consente tra il 1942 e il 1944 il buon esito di 4 grandi battaglie che cambiarono le sorti della guerra: fronte russo a Stakingrado '44 (disfatta delle truppe tedesche), fronte africano offensiva inglese ad El Alamein '42, conquista americana nel Pacifico dell'isola strategica di Guadalcanal, sul fronte francese l'operazione Overlord. Il 6 giugno gli alleati sbarcarono in Normandia con 6500 mezzi e 700 navi aiutati dalla resistenza francese, riconquistando la Francia.

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Mappa concettuale: Conferenza di Yalta



Nel febbraio 1945 a Yalta, città della Crimea sul Mar Nero, Stalin, Churchill e Roosevelt stabilirono le sorti del mondo dopo la guerra e diedero vita all'Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U).

La conferenza di Yalta divide l'Europa in due aree di influenza: Europa occidentale (influenza anglo americana) ed europa orientale (influenza sovietica).
Il 2 maggio 1945 si arrese la Germania nazista quando Berlino si arrese all'armata rossa.

Nel luglio 1945 a Potsdam, presso Berlino, i vincitore decidono la divisione della Germania in 4 zone di occupazione, assegnate a: Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

Al Giappone fu lanciato un ultimatum, il presidente U.S.A Truman comunicò agli alleati di possedere la bomba atomica che venne usata il 6 agosto su Hiroshima e il 9 su Nagasaki: 92 mila morti a Hiroshima e 24 mila a Nagasaki.

Il 2 settembre anche il Giappone si arrese: i trattati di pace furono firmati a Parigi nel febbraio del 1947.

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Mappa concettuale: 2° Guerra Mondiale in Italia



Nel gennaio del 1943 Roosevelt e Churchill decisero di liberare l'Italia dalla dittatura fascista. Prima effettuarono bombardamenti aerei, poi le truppe anglo americane dislocate in Africa, il 10 luglio 1943 sbarcarono in Sicilia.

Il Re fece arrestare Mussolini e nominò capo del governo il maresciallo Badoglio.

Il 28 luglio venne sciolto il partito nazionale fascista e crollò tutto il regime con un enorme consenso popolare.

Ma i tedeschi erano presenti in forze in Italia, perciò Badoglio trattò in segreto con gli alleati e l'8 settembre 1943 lo stesso giorno il Re e Badoglio si rifugiarono a Brindisi dagli alleati abbandonando Roma, l'Italia e gli italiani nelle mani dei nazisti che da "alleati" si trasformarono in truppe di occupazione.

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Mappa concettuale: La liberazione




Il 12 settembre 1943 i tedeschi liberarono Mussolini al Gransasso, il quale, il 18 settembre proclamò la nascita della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I di Salò) che dipendeva da Hitler. L'Italia era divisa in Regno del sud e RSI al nord.

Gli italiani si divisero fra repubblichini fascisti (coi nazisti) o partigiani per la liberazione.

La liberazione avvenne grazie alla resistenza partigiana organizzata in formazioni di diversa ispirazione politica (comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, monarchici) con lo scopo di abbattere il fascismo e liberare l'Italia dall'occupazione tedesca. 

Il 4 giugno 1944 fu liberata Roma dall'esercito alleato, Firenze fu liberata nell'agosto del '44. Il 25 aprile 1945 i partigiani liberarono Milano, Genova, Torino e le principali città del nord. Mussolini in fuga venne arrestato e fucilato a Milano il 28 aprile.

Fonte: Mapper-Mapper
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Mappa concettuale: Il cubismo



Il cubismo è una delle prime avanguardie storiche, è stata fondato dallo spagnolo Pablo Picasso e francese George Braque, quest'ultimo sostiene che una cosa non può essere vera e insieme verosimile. Un oggetto visto in prospettiva non è l'oggetto reale.

Il cubismo rileva che la realtà vista è diversa dalla realtà vera. I bambini sono cubisti involontari (più facce insieme), cioè hanno una percezione istintiva della realtà.

Guardando la realtà da più parti compie un movimento che impiega del tempo, quindi rappresenta anche momenti diversi della stessa scena.

Il cubismo deriva dallo scomporre la realtà in piani e volumi elementari. Il nome fu dato per scherno ma rimase anche quando il movimento si sciolse.

Il cubismo nasce nel 1907 quando Picasso dipinge Les Demoiselles D'Avignon (influenzato da Cezanne) ma raggiunge l'apice nel 1909, periodo del cubismo analitico, cioè scomporre oggetti comuni nei piani principali che li compongono... ruotati, sovrapposti e ricomposti sulla tela. I colori sono terrosi e secondari alle forme.

Picasso e Braque fra il 1912 e il 1913 ricompongono gli oggetti nuovi e fantastici con colori brillanti e inverosimili: è il cubismo sintetico, natura e pittura si equivalgono. La pittura ha una sua dignità e autonomia.

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Mappa concettuale: Braque e Picasso



Braque e Picasso usano i frammenti della realtà ricavati dalla scomposizione analitica inventando due tecniche:

Papers colle's (Braque): carte incollate. Si applicano sulla tela, ritagli di giornale e carte da parati-

e

Collages (Picasso): incollaggi di stoffa, paglia, gesso o legno.

L'esperienza del cubismo rappresenta una svolta storica dell'arte occidentale, non si può più ignorare la frantumazione delle forme e i diversi punti di vista. Termina con lo scoppio della 1° guerra mondiale, Braque è al fronte, poi congedato ritrova Picasso a Parigi.

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