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Va' dove ti porta il cuore - Riassunto e analisi libro

Autore: Susanna Tamaro, nata a Trieste nel 1957, ha esordito nel 1989 con il romanzo “La testa fra le nuvole”; ha scritto anche “Per voce sola”, tradotto in molti paesi europei, e una favola per bambini, "Cuore di ciccia".

Titolo: "Va’ dove ti porta il cuore".

Prima pubblicazione: 1994


Riassunto

Un’anziana signora, Olga, sapendo che le restano solo pochi mesi di vita, decide di scrivere, sotto forma di diario, una lettera alla nipote che vive ormai in America.
L’obiettivo della donna è quello di ricucire il rapporto con la ragazza, raccontandole la sua vita e il suo più grande segreto. Ripensando a tutti gli eventi della sua esistenza – l’infanzia vissuta con malinconia, il matrimonio infelice con Augusto, il rapporto ostile con la figlia Ilaria concepita da una relazione segreta con Ernesto e, infine, la morte di Ilaria di cui Olga si sente responsabile – l’anziana donna constata che la prima qualità dell’amore è la forza, ovvero lo stesso coraggio che l’ha spinta a scrivere la lettera e, quindi, a compiere il suo primo gesto d’amore.



Analisi del testo

Tempo
La vicenda comprende un arco di tempo che va dal 16 novembre del 1992 al 22 dicembre dello stesso anno. Tuttavia, il racconto è costituito dai flash-back che riguardano la vita di Olga e, dunque, dalle numerose alternanze tra tempo attuale e passato.
Il tempo narrativo è decisamente inferiore a quello reale: mentre la donna racconta gli avvenimenti, non mancano le ellissi.


Spazio
Esso è reale e ha la funzione di cornice. Il luogo in cui Olga scrive la lettera è Opicina, ma gli avvenimenti narrati si svolgono a Trieste, a Porretta Terme, luogo in cui Olga conosce Ernesto, e a L’Aquila, città in cui Olga ha vissuto qualche anno con Augusto.


Narratore: È interno e si identifica con Olga; la focalizzazione è di tipo zero poiché il narratore racconta dei fatti riguardanti la propria vita.


Temi
Il primo tema principale riguarda il rapporto tra Olga e la nipote. Il loro legame, che all'inizio era molta solido, si è poi rovinato a causa delle troppe incomprensioni dovute alla grande differenza d’età tra le due donne. ‘E stato il tempo, dunque, ovvero il secondo tema del romanzo, che le ha separate e ha fatto in modo che non potessero più rivedersi. Ormai Olga e sua nipote non trovano più un punto di incontro nel loro rapporto. La comunicazione si è del tutto spenta; l’unica possibilità è quella della lettera, ultima speranza di Olga prima della sua morte.


Tecniche narrative: Sono usati il discorso diretto e indiretto libero.


Sintassi: È molto semplice e la lettura scorrevole perché riporta il linguaggio del parlato e del quotidiano.


Lessico: È un lessico comune; non sono utilizzati termini particolari.



PERSONAGGI

Protagonista: Olga, anziana donna borghese, è un personaggio a tutto tondo e dinamico, la cui caratterizzazione è psicologica e ideologica: la donna riporta i suoi pensieri e opinioni che, lungo la sua vita, non fanno altro che evolversi.


Oggetto: Il personaggio che ricopre questo ruolo è la nipote di Olga, cioè la destinataria della lettera. Della ragazza non si conoscono il nome ma i molti fatti della sua vita e il suo carattere sensibile e apparentemente forte.
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Riassunto: Lo stivale ingioiellato, Calvino


Lo stivale ingioiellato è una fiaba scritta da Italo Calvino, appartenente alla raccolta "Fiabe italiane", il cui titolo completo è "Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti".
Fa parte della tradizione popolare italiana, in questo caso della Sicilia, ma come avverte lo stesso Calvino nella prefazione della raccolta, le fiabe non hanno patria perché si tratta di vicende che possono essere raccontate in ogni parte del mondo.





Riassunto:

Don Giuseppe è un uomo rimasto orfano in giovane età, che vive assieme alla sorella a cui è molto legato. Essendo una persona istruita riesce a trovare lavoro alla Corte del re di Portogallo, scrive così bene che il re decide di prenderlo come segretario. Anche il re di Spagna che si è visto arrivare lettere così ben scritte se ne è subito innamorato e, potendo contare sull'amicizia del re di Portogallo, decide di portarselo con sé. Don Giuseppe deve a malincuore partire e, per non sentire la mancanza della sorella decide di portarsi un suo ritratto. Il re di Spagna è orgoglioso di avere un segretario così bravo e tutto per sé, e tutti questi elogi finiscono per far ingelosire gli uomini di corte.
Uno di questi, il Bracciere, confida al re di aver visto Don Giuseppe baciare e piangere un ritratto. Quando il re va da Don Giuseppe per avere spiegazioni, questi si difende dicendo che è sua sorella, mentre il Bracciere lo fa innervosire dicendogli che lui quella donna la conosce molto bene perché ci ha dormito assieme. Inizia così una furiosa lite tra Don Giuseppe e il Bracciere a cui il re pone fine imponendo un tempo massimo al Bracciere per trovare una prova affinché dimostri la sua conoscenza: se sarà vero taglierà la testa a Don Giuseppe, altrimenti sarà il Bracciere a dover morire.
Il Bracciere comincia a far domande sulla ragazza e viene a sapere solo che è bellissima e che non esce mai di casa. Rassegnato al suo destino riceve aiuto da una vecchietta che con l'inganno riesce a procurargli tre piccoli peli d'oro dalla spalla della sorella di Don Giuseppe, ovvero la prova che stava cercando. Il re allora punisce Don Giuseppe con un mese di prigione e poi con la condanna a morte. Questi scrive una lettera alla sorella raccontandole come sono andati i fatti. Dispiaciuta per il terribile equivoco in cui è andato a finire cerca e trova un modo per salvarlo: vende tutte le proprietà terriere, si fa costruire un bel stivale d'oro ricoperto di gioielli e vestita da lutto parte per la Spagna. Quando raggiunge il luogo dell'esecuzione, la donna, inizia a gridare che il Bracciere, dopo aver dormito con lei, le ha rubato l'altro prezioso stivale. Il Bracciere cade scioccamente nel suo stesso gioco e per discolparsi nega di essere stato l'autore di tale furto perché non l'ha mai vista prima d'ora. A quel punto la donna rivela di essere la sorella di Don Giuseppe e che affermando di non averla vista prima non avrebbe potuto averci dormito assieme, pertanto il suo caro fratello è stato accusato ingiustamente. A poco servono le suppliche di perdono da parte del Bracciere, infatti il re, una volta capite la situazione, fa liberare Don Giuseppe e, al suo posto fa tagliare la testa al Bracciere. Poi affascinato da una ragazza così bella e intelligente, la prende in sposa.


Analisi del testo

La struttura del testo è tipica della fiaba, infatti l'equilibrio iniziale, dove Don Giuseppe e la sorella vivono in modo tranquillo e armonioso, viene stravolto da un evento imprevisto, che è la partenza di Don Giuseppe per la Spagna. I due protagonisti riescono a superare le difficoltà e l'inganno dell'antagonista, che ne esce sconfitto da questa storia... mentre loro vengono "premiati" e per questo c'è il lieto fine.

Ha uno stile semplice, che conserva tracce della tradizione orale da cui proviene il testo (per esempio le espressioni sorellina mia, le cose stanno così e così… la sua faccia non l’ha mai vista neanche un grillo…).

Lo spazio è presentato in modo generico: i nomi dei luoghi sono reali ma servono solo a farne capire la distanza, lo spostamento.

Il tema dominante è quello della "donna", ritenuta onesta e perbene solo se si adegua alla condizione di non uscire di casa. Anche una menzogna, come quella detta dal Bracciere, basta per rovinarle la reputazione. Ma la donna di questa fiaba è una tipa tosta, non solo riesce a salvare il fratello, ma si sposa pure il Re...


Personaggi


Protagonisti: Don Giuseppe e la sorella, ovvero la vittima e l'eroina.

Antagonista: il Bracciere (era colui che porgeva il braccio alla dama durante il passeggio).

Altri personaggi: il Re (neutrale) e la vecchietta (aiutante dell'antagonista).



Commento

Di solito le donne sono raffigurate nelle fiabe come personaggi deboli e indifesi, che trovandosi in pericolo, dovranno essere salvate da un uomo forte e coraggioso. Stavolta i ruoli sono invertiti: Don Giuseppe è quello che deve essere salvato e la sorella, l'eroina. Chi la fa l'aspetti...
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Riassunto del libro La mia corsa, Sommariva


di Gianluigi Sommariva
Riassunto:

Il racconto è incentrato sul tema della corsa, intesa sia come disciplina sportiva, sia come metafora della vita. Il protagonista è Andrea, un ragazzo con la passione per la corsa e come tutti gli atleti che praticano questa disciplina sogna un giorno di poter correre la maratona. Grazie alla corsa impara a conoscere meglio se stesso e gli altri; è un tipo tranquillo e vive la vita come un qualsiasi adolescente. Le cose cambiano quando inizia a sentire dei dolori alla gambe, l'esito della visita medica è uno dei più tristi e che lo farà precipitare in una nuova dimensione: i dolori avvertiti tempo prima ai piedi, sono il sintomo di una malattia che lo priverà dell'uso delle gambe. Il sogno di Andrea va in frantumi e, a questa triste situazione si va ad aggiungere quella del padre, già in crisi depressiva dopo il licenziamento da parte della sua ditta, che sparirà per qualche tempo. Ma in compenso Andrea potrà contare sull'aiuto degli amici (in particolare di Nick) prima, e poi anche sul padre ritornato da lui. L'affetto da parte di tutte le persone che gli vogliono bene sarà per Andrea un valido motivo per risalire la china e, grazie alla sua forza di volontà, riuscirà ad accettare la sua nuova condizione di invalidità e tornerà ad amare la vita.

Il libro lo potete trovare su Amazon.
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Riassunto del libro Matilde


Matilde è il titolo di un romanzo di genere fantastico scritto da Roald Dahl.

Riassunto:
Matilde è una bambina dalla mente prodigiosa, detestata e accusata di essere bugiarda da tutta la famiglia. Sua madre è una donna robusta che passa le giornate fuori casa a giocare a bingo, mentre il padre è un venditore di auto usate disonesto, il fratello è un bambino poco più grande di lei che ama starsene tutto il giorno davanti alla televisione. Matilde impara a leggere a 3 anni e a 4 sa già scrivere. Passa le sue giornate di nascosto in una biblioteca e fa amicizia con la bibliotecaria stupita dall'intelligenza notevole della bambina.
Quando raggiunge i 6 anni Matilde prega con tutte le sue forze il padre di farla andare a scuola e riesce a convincerlo. La direttrice della scuola, la spietata Spezzindue, è un'orribile donna che odia tutti i bambini e afferma di non esserlo mai stata. Anni prima è stata un'ottima atleta e si tiene in allenamento lanciando i bambini fuori dalla finestra!. L'insegnante di Matilde, la Sign,ina Dolcemiele, si stupisce di Matilde già dal primo giorno e fra le due nasce subito simpatia. A volte Matilde si reca a casa della Sign.ina Dolcemiele per una tazza di thè e un giorno le chiede come mai viva in una casetta tanto piccola con lo stipendio che ha. Dolcemiele racconta tutta la sua storia a Matilde e le spiega che durante la sua infanzia viveva con i suoi genitori in una grande e accogliente casa, ma che poi la madre è morta e il padre abbia fatto trasferire la zia a casa loro. Poco dopo muore anche il padre e la zia si impossessa della casa e tratta la nipote con odio e disprezzo facendole fare i lavori di casa e picchiandola sempre. Quando arriva all'età di 18 anni la Sig.ina Dolcamiele comincia a studiare per diventare maestra e quando decide di andarsene via di casa la zia le fa firmare un contratto dove dice che il 90 per cento del suo stipendio sarà dato alla zia. La sign.ina Dolcemiele firma, si trasferisce in una casa senza bagni, acqua calda o gas (perché non può permetterselo) e comincia la sua carriera da insegnante. Alla fine la sign.ina Dolcemiele svela a Matilde che la zia è in realtà la spietata direttrice Spezzindue e Matilde organizza un complotto per restituire i soldi e la casa alla Sig.ina Dolcemiele che ha successo. Un giorno il padre di Matilde viene scoperto e inseuito dalla polizia per questo prepara le valige e scappa con la famiglia, Matilde riesce però a farsi adottare dalla Sign.ina Dolcemiele e vivere insieme a lei.


Analisi del testo:


Personaggi principali:

- Matilde: bambina intelligentissima e vivace, che frequenta la prima classe ed ha il potere di muovere gli oggetti semplicemente fissandoli.

- La signorina Betta Dolcemiele: maestra di Matilde, calma e carina.

- La signora Spezzindue (preside della scuola): direttrice della scuola frequentata da Matilde, nonché zia della signorina Dolcemiele. È severissima e odia i bambini.

- I genitori di Matilde: ignoranti, imbroglioni e incapaci di educare i figli, il tempo in casa lo passano guardando la televisione.

- Michael (fratello di Matilde): è il risultato della "educazione" dei genitori.


Commento

Matilde ha imparato a leggere a tre anni, e a quattro ha già divorato tutti i libri della biblioteca pubblica. Quando perciò comincia a frequentare la prima elementare si annoia talmente che l'intelligenza deve pur uscirle da qualche parte: così le esce dagli occhi. Gli occhi di Matilde diventano incandescenti e da essi si sprigiona un potere magico che l'avrà vinta sulla perfida direttrice Spezzindue. la quale per punire gli alunni si diverte a rinchiuderli in un armadio pieno di chiodi, lo Strozzatoio, o li usa per allenarsi al lancio del martello olimpionico. L'intelligenza e la cultura sembra dirci l'autore - sono le uniche armi che un debole può usare contro l'ottusità, la prepotenza e la cattiveria. Mi ha emozionato soprattutto la parte centrale della storia, quando la signorina Dolcemiele si è rivelata a Matilde, raccontandole tutta la sua tristissima vita.
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Analisi libro Il Signore degli anelli

Autore

L’autore di questo romanzo è John Ronald Reul Tolkien, nato in Sudafrica nel 1892 e morto nel 1973.
È stato uno scrittore, filologo, glottoteta (ovvero l’arte di creare linguaggi, sviluppandone la fonologia, il vocabolario e la grammatica) e linguista britannico. Le sue opere sono considerate pietre miliari del genere fantasy, oltre al Signore degli Anelli, anche Lo Hobbit e il Silmarillon. Inizialmente fu un insegnante di lingua e letteratura inglese e inglese antico presso l’università di Oxford.
Sebbene molti autori prima di lui scrissero svariate opere fantasy, Tolkien condusse alla riscoperta di questo genere letterario, considerandolo tutt’ora il padre della narrativa fantasy moderna, ispirando quindi tantissimi autori.
La sua prima opera fu Lo Hobbit, pubblicata nel 1937 (In Italia solamente nel 1973) ed è da considerarsi l’opera che precede Il Signori degli Anelli, in quanto Tolkien ha creato un mondo vastissimo, dove la sua storia è raccontata in molteplici libri, da leggere cronologicamente in questo ordine: Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Il Silmarillon, Racconti Incompiuti, La Storia della Terra di Mezzo, I Figli di Hurin, anche se la collocazione cronologica degli avvenimenti è ben più complessa.
Tolkien per i suoi libri creò svariati linguaggi; scrisse in una delle sue lettere «nessuno mi crede quando dico che il mio lungo libro (Il Signore degli Anelli) è un tentativo di creare un mondo in cui una forma di linguaggio accettabile dal mio personale senso estetico possa sembrare reale. Ma è vero». Quindi, le sue storie all’inizio servivano solo per potere dare una collocazione fittizia alle parole dei suoi linguaggi.
Tra i molti possiamo ricordare le varie forme di Elfico (Primitivo, Quenya, Sindarin…), la lingua dei Nani e il Linguaggio Nero (Parlato dagli Orchi).

Narratore

Il narratore del romanzo è esterno ed è onnisciente in quanto sa tutto di quanto accade all’interno della storia e non è nessuno dei personaggi.

Struttura

Il romanzo non può essere considerato pienamente a livello di struttura né come fabula né come intreccio dal momento che segue una trama lineare che però si interseca con vari flashback e flashforward, ovvero sguardi al passato e anticipazioni sul futuro.

Tempo e luoghi

Il romanzo è ambientato in un universo immaginario (Arda) e in un tempo immaginario (La Terza era della Terra di Mezzo) e le informazioni sul tempo e luogo ci vengono fornite nel corso delle vicende, ma nel libro Il Silmarillon, scritto in seguito, vengono dettagliati.
I luoghi dove si svolgono principalmente la storia sono nella Terra di Mezzo, dove Tolkien descrive dettagliatamente fiumi, catene montuose, montagne, regni e i loro popoli.

Si possono ricordare:
- La Contea, dove inizia la storia, situata ad ovest della Terra di Mezzo, è abitata dagli Hobbit (chiamati a volte mezzuomini, sono una delle razze di Arda inventate dall’autore. Essi sono simili agli Uomini ma molto più minuti, altri tra gli 80 e i 120 cm, loro caratteristica sono grandi piedi pelosi e resistenti
- Gondor (Terra della Pietra), regno di Uomini, creato dopo la caduta dell’antico regno di Nùmenor. Esso è posto a sud della Terra di Mezzo. Tra le principali città di Gondor si ricorda la imponente Minas Tirith, con l’aspetto di una grande fortezza edificata su sette livelli circondate da bianche mura.
- Mordor (Terra Oscura), è situata ad est di Gondor ed è il luogo dove si concludono le vicende del Signore degli Anelli, e dove vivono gli Orchi. Al suo interno è presente il Monte Fato, dove furono forgiati gli anelli che danno il titolo all’opera (Il quale è ispirato a Stromboli, vulcano siciliano) e Barad- dûr (Torre Oscura) dimora dell’antagonista principale dell’opera
- Imladris (Provonda valletta del crepaccio, Gran Burrone), avamposto degli Elfi (Descritti come le creautre più belle, amanti dell’arte, vivono in eterno, ma possono morire se vengono uccisi. Alcuni aspetti caratteristici sono i lunghi capelli e le orecchie a punta). Situato a Nord della Terra di Mezzo.
- Montagne Nebbiose, la più grande catena montuosa della Terra di Mezzo, situata a Nord.
- Lothlórien (Fiore di Sogno o Terra dell’Oro), è una foresta situata a nord Rohan (a sua volta a Nord di Gondor), abitata principalmente da Elfi.
- Bosco Atro, altra foresta, dimora degli Elfi Silvani (Stirpe più antica di Elfi). In essa risiede il Re Thranduil, padre di uno dei co-protagonisti (Legolas). Situato ad Est delle Montagne Nebbiose.
- Nanosterro, regno dei Nani, in cui è presente anche La Miniera di Moria, dove i protagonisti devono sconfiggere un temibile Balrog (Demoni cornuti dominatori del fuoco armati di spada o fruste ardenti)
- Isengard, fortezza di Arda, dimora del potente mago Saruman.

Personaggi

Frodo Baggins, protagonista della storia, è un hobbit di 21 anni ed è il nipote di Bilbo Baggins, protagonista de Lo Hobbit. All’interno della storia viene incaricato da Gandalf di portare l’anello del potere (Usato in passato per sottomettere i popoli) al Monte Fato, unico posto in cui è possibile distruggere l’anello, ovvero dove è stato creato. Durante le vicende si imbatte in molteplici nemici ma anche altrettanti amici, di diverse razze, che lo aiuteranno nella missione, creando anche una alleanza (Compagnia dell’Anello).
Insieme a Frodo, all’inizio della storia, viaggiano altri 3 hobbit, ovvero Samvise Gamgise , co-protagonista e miglior amico di Frodo, Peregrino Tuc, detto Pipino, e il suo inseparabile cugine Meriadoc Brandibuck, detto Merry.
- Gandalf, potente stregone, chiamato anche Il Grigio Pellegrino e in seguito Il Cavaliere Bianco. Ha l’aspetto di un umano molto alto, con una folta barba bianca e un vestito con un cappello a punta inizialmente grigio, e poi bianco. Esso viene chiamato diversamente in base ai luoghi che visita: Gandalf (Elfo col Bastone) è il nome usato dagli Uomini del Nord o anche dagli Hobbit, Olórin (Colui che suggerisce i sogni) usato da giovane nell’Ovest, Tharkûn (Uomo Bastone) per i Nani, Incánus (Spia del Nord), usato al Sud e Mithrandir (Grigio Pellegrino) usato dagli elfi), invece nell’Est non va mai.
- Gollum, personaggio più ambiguo e complesso del romanzo, in quanto unico personaggio a non essere nè orientato verso il bene né al male. Egli era un Hobbit e svolge un ruolo di guida per Frodo e Sam durante il viaggio verso Mordor per distruggere l’anello, anche se il suo vero obbiettivo era riprendersi l’anello, una volta in suo possesso.
- Sauron è l’antagonista principale, creatore dell’Unico Anello e degli Orchi. Egli è uno spirito maligno, talvolta chiamato Oscuro Signore o Negromante.
- Saruman capo del Bianco Consiglio degli stregoni, inizialmente alleato di Gandalf e in seguito di Sauron
- Aragorn, umano e Re di Gondor, è uno dei personaggi chiave della storia, in quanto sconfigge Sauron e guida la Compagnia dell’Anello. Al termine della storia fu considerato il Re dell’Ovest e dei Numenoreani.
- Boromir, altro membro della Compagnia, anch’esso corrotto dall’Anello
- Gimli, nano anch’esso membro della Compagnia e co-protagonista.
- Legolas, elfo membro della Compagnia e co-protagonista, inizialmente scontroso con Gimli per via del dissapore delle loro razze. È un ottimo arciere e possiede una vista e udito molto sviluppati.

Genere

Il Signore degli Anelli appartiene al genere Fantasy con sfondo medievale. I personaggi dell’opera rispecchiano razze che troviamo nelle leggende dei popoli antichi (Orchi, Goblin, Nani, Elfi…) e razze inventate dall’autore (Maiar, Ent, Hobbit…).

Personaggio preferito e meno apprezzato

Il personaggio che mi ha più appassionato è Aragorn, in quanto anche se è un semplice umano e non un potente elfo o stregone, è riuscito a sconfiggere il potente Sauron venendo incoronato Re di Gondor.
Il personaggio che mi è piaciuto di meno probabilmente è Frodo, ovvero il personaggio principale perché mi è sembrato un tantino arrogante e presuntuoso soprattutto per come tratta i compagni di viaggio.

Messaggio del romanzo

Tutto il racconto ruota intorno all’eterna lotta tra il bene e il male, con cruenti battaglie vedenti comunque il bene trionfare, però anche i più buoni alla fine possono essere attratti dal fascino dell’oscurità, come fa il nostro protagonista Frodo.
In un tratto della storia il Mago Gandalf dice: “Vi sono molte potenze al mondo, buone e malvagie"; Molti di quelli che vivono meritano la morte e molti di quelli che muoiono meritano la vita.”
Il romanzo da insegnamenti di alleanza e anche di amore, oltre al coraggio.
Un’altra frase importante detta da Gandalf fu: “Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato”.
Quindi Il Signore degli Anelli, oltre ad essere un romanzo divertente e affascinante, da molti insegnamenti.

Commento

Il Signore degli Anelli è il mio libro preferito e forse uno dei pochi che sono riuscito a leggere tutto in quanto mi ha estremamente affascinato. È una di quelle opere che rileggerei continuamente o riguarderei la sua controparte cinematografica senza mai annoiarmi. Il genere fantasy medievale è il mio genere preferito e questo libro ha tutto quello che cerco in questo genere, non banalizzando magari nani o elfi a semplici esserini di fantasia. L’ottima descrizione dell’ambiente mi ha aiutato a capirlo e farmici vivere dentro.
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La caduta dei giganti, trama del libro

Trama:
Questo romanzo, ambientato nel periodo della prima guerra mondiale tra il 1911 e il 1924, narra le storie di cinque famiglie (una russa, una americana, una inglese, una gallese e una tedesca), le cui vicende si intrecciano nel corso del tempo. Il libro si apre con la storia della famiglia gallese, i Williams e in particolare con la narrazione delle prime difficoltà incontrate dal piccolo Billy, che all’età di tredici anni inizia il lavoro in miniera. Gli Williams sono una famiglia semplice, che vive in un piccolo villaggio la cui economia è basata sul lavoro in miniera. La madre di Billy è una casalinga, mentre il padre è il capo del sindacato dei minatori. Billy ha anche una sorella maggiore, di nome Ethel che lavora come governante presso una ricca famiglia inglese: i Fitzhebert.
Ethel ha una breve relazione con il capofamiglia, il conte Fitz, che però è già sposato con una donna russa. Dopo aver scoperto di essere rimasta incinta, viene respinta dal padre e perde il lavoro. Quindi si trasferisce a Londra, dove inizia a lavorare come operaia e diventa attiva nel ruolo di suffragetta, creando un sindacato e cercando al meglio di combattere per i diritti delle donne. In questa lotta per un periodo collabora con l’attivista sorella di Fitz, l’estravagante giovane Maud.
Maud è una giovane, che pur essendo vissuta nel lusso e godendo di tutti i privilegi, ha a cuore le situazioni dei meno fortunati e si implica in diverse attività di sostegno per i più poveri. Si innamora poi del tedesco Walter Von Ulrich, conosciuto in casa di suo fratello.
La famiglia russa dei Peskov è costituita solo dai due fratelli Grigorij e Lev, con due caratteri completamente diversi, ma entrambi orfani e pur giovani, già provati dalle difficoltà della vita e dalla povertà. Grigorij sogna di andare in America per trovare una vita migliore e risparmia i soldi per un biglietto, ma all’ultimo momento per aiutare il fratello a fuggire dalla polizia, gli cede il suo posto. Lev infatti si era cacciato nei guai, commettendo diverse azioni illegali. Come se non bastasse ha anche lasciato dietro una donna incinta di suo figlio. Grigorj resta quindi in Russia e si prende cura della donna, che aveva sempre amato, arrivando anche a sposarla. Lev parte invece con una nave, che però lo lascia sulle coste della Gran Bretagna. Si era trattato di un inganno e lui, arrivato nel villaggio di minatori dove lavoravano gli Williams, diventa minatore e risparmia soldi per partire davvero per l’America. In America scopre che il sogno americano non era solo un’illusione. Diventa autista presso una famiglia importante di origini russe e ne sposa la figlia.
In seguito entra a contatto anche con la famiglia americana dei Dewar, di cui Gus è un personaggio che lavora da vicino con il presidente degli Stati Uniti.
La storia procede raccontando l’evolversi delle situazioni in cui si trovano queste famiglie in vista anche della Prima Guerra Mondiale. Durante la guerra, Billy, il conte Fitz, Walter, Lev e Grigorij combattono anche se su fronti diversi, affacciandosi alla morte di continuo. Tutti però riescono a sopravvivere e a sconfiggere di volta in volta le difficoltà. L’amore di Maud e Walter, reso impossibile a causa della guerra riesce infine a prevalere sull’avversione delle famiglie e dei due paesi nemici (Inghilterra e Germania). Allo stesso modo Ethel acquista una grande indipendenza e raggiunge delle vittorie per i diritti delle donne. Grigorij è attivo nella rivoluzione bolscevica e combatte per migliorare la situazione dei russi.
Allo stesso modo è interessante seguire le storie di tutti i personaggi che si combinano perfettamente nel dare la trama di questo romanzo.
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Don Giovanni in Sicilia - riassunto e analisi

L’autore in questo libro racconta la storia di un uomo di circa 40 anni, che vive insieme alle sue tre sorelle Rosa, Barbara e Lucia a Catania. Loro lo considerano un uomo per bene e lo rispettano, ma non sanno che in realtà Giovanni va tardi al lavoro ,incontra sempre i suoi amici Muscarà e Scannapieco, con i quali si diverte, passa le serate nei bar e nei viaggi d’affari non fa altro che guardare le belle donne. Un giorno, però Giovanni cambia il suo comportamento solo perché Ninetta lo ha guardato negli occhi. Si rende conto di essere innamorato e abbandona i vecchi amici, facendosi dei nuovi. Lascia sole anche le sorelle, per trasferirsi in una nuova casa, che prende in affitto. Il nuovo amico di Giovanni, Panarini lo aiuta ad avvicinarsi a Ninetta e a parlarle. Presto i due si fidanzano. Dopo le nozze gli sposi si trasferiscono ad Abbazia, ma a Giovanni non piace la nuova città ed entrambi partono per Milano. Nella nuova casa quasi ogni sera venivano in visita uomini importanti come scrittori con le loro mogli. A Giovanni non piacquero molto queste visite, ma con il tempo ci si abituò. Cambiò molto anche fisicamente, ma Ninetta lo considerava un cambiamento positivo. Giovanni era dimagrito molto forse a causa del freddo di Milano, delle docce fredde o del fatto che non dormiva più il pomeriggio. Aveva del tutto dimenticato le sue vecchie abitudini e le considerava vergognose. Verso le belle mogli degli scrittori e degli scienziati, non sentiva altro che indifferenza, e quando una di loro lo baciò, non sentì niente; si rese conto solamente di aver tradito Ninetta. Dopo un po’ di tempo Ninetta gli comunicò che aspettava un figlio e i due decisero di ritornare per un tempo a Catania. Lì Giovanni forse un po’ melanconico, si ricordò della sua vita passata e pensò di aver sprecato inutilmente tutte le occasioni che ha avuto con le mogli dei suoi ospiti. Così decise che almeno per un po’ di tempo, avrebbe vissuto nella casa delle sorelle e Ninetta a casa dei suoi genitori, come ai vecchi tempi.

Autore: Vitaliano Brancati nacque a Siracusa nel 1907 e vive a Catania. Lui partecipa anche alla vita politica dell’epoca e scrive diversi libri. “Don Giovanni in Sicilia“ viene pubblicato nel 1941. Brancati muore a Torino nel 1954.
Casa Editrice: Bompiani
Edizione del libro letto: VIII
Caratteristiche generali del testo: racconto verosimile/ realistico
Genere narrativo: romanzo.
Finalità del libro: informare, in modo divertente sulla vita di un uomo di mezza età che viveva a Catania.

Ordine della narrazione: Fabula
Conclusione: ristabilimento della situazione di partenza

Narratore: esterno, in terza persona

Personaggi:
Don Giovanni- un uomo di circa 40 anni, che amava divertirsi, passare le serate nei bar per fare discorsi volgari sulla donna con i suoi amici e sfruttare tutti i piaceri della vita, ma che cambiò una volta sposato.
Rosa, Lucia e Barbara: le sorelle di Giovanni, che vivono da sole, si prendono cura della casa e si considerano per scherzo vedove di guerra, dicendo che molti dei soldati giovani morti in guerra avrebbero potuto essere loro mariti.
Muscarà, Scannapieco: i vecchi amici di Giovanni, che avevano le sue stesse caratteristiche e gli stessi interessi.
Ninetta: la giovane di cui si era innamorato Giovanni, che è diventata sua moglie.
Panarini: il nuovo amico di Giovanni, che aveva un’idea diversa dell’amore per le donne.
Personaggi secondari: Gli ospiti nella casa di Milano e il cameriere della casa affittata a Catania da Giovanni.

Luoghi: Catania, Milano ed Abbazia. Luoghi interni: le case di Giovanni e Ninetta, i bar e la casa delle sorelle di Giovanni.

Epoca dell’ambientazione: prima metà del 1900

Durata della vicenda: circa un anno

Tema: Vitaliano Brancati racconta in modo divertente e ironico le storie di Catania dove vengono messe in evidenza le aspirazioni maschiliste. La vicenda narrata nel libro è come un esempio della società italiana del tempo, piena di superficialità, sogni di grandezza e progetti ambiziosi, ma forse irrealizzabili, nel periodo delle due guerre mondiali.
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Riassunto: L'isola del tesoro, Stevenson

Riassunto:
In questo libro l’autore narra la storia di un ragazzo di nome Jim Hawkins che abitò insieme ai suoi genitori alla locanda “Ammiraglio Benbow”, dove lavorava con sua madre perché suo padre era malato. Lui veniva visitato spesso dal dottor Livesey. Un giorno arrivò alla locanda il capitano Billy Bones che molte volte ricevette visite da parte di alcuni pirati, che lo volevano uccidere. Infatti gli venne assegnato il segno nero e morì perché bevve troppo rum. In un suo vecchio barile Jim trovò delle monete e una mappa del tesoro, che fece subito vedere al dottore e al conte. Il conte allora organizzò una spedizione per trovare il tesoro nascosto dal più temuto pirata, Flint. L’equipaggio era composto dal capitano Smollett, da marinai, alcuni dei quali erano stati pirati a servizio di Flint, e da un cuoco di bordo, Long John Silver. Tutti partirono su una nave, di nome Hispaniola. Un giorno del viaggio Jim si nascose in un barile di mele e sentì la conversazione fra Long John e un marinaio. Quegli rivelò un piano attraverso il quale potrebbero prendersi per loro il tesoro e scappare con la nave, abbandonando gli altri sull’isola. Jim raccontò tutto al dottore, al conte e al capitano e tutti insieme pensarono a un modo per difendersi al meglio, prendere il tesoro e non farsi rubare la nave.
Arrivarono all’isola e la banda di Silver scese a terra insieme a Jim, che nascosto nella foresta vide Long John uccidere Tom, uno dei marinai. Cercando il modo di ritornare alla nave incontrò Ben Gunn, un pirata abbandonato sull’isola, che gli disse di avere un canotto, nel caso in cui decidesse di andarsene. Poi Jim trovò il modo di ritornare alla nave e avvisò gli altri del pericolo. Così il dottore, il conte, il capitano, i pochi marinai fedeli e Jim riuscirono a fuggire sull’isola con delle provviste e costruirono una palizzata.
Subirono degli attacchi da parte di Silver, che era diventato capitano e dalla sua banda. In questo modo vennero uccisi alcuni pirati, ma anche dei marinai fedeli. Ci furono inoltre dei feriti. Allora Jim decise di scappare e andò a prendere il canotto di Ben Gunn. Con esso riuscì ad arrivare alla nave, tagliare l’ancora e salire. Sul ponte vide Israel Hands, un marinaio che voleva ucciderlo, ma venne ucciso lui da Jim, che si procurò solo qualche ferita. Così il ragazzo entrò in possesso della nave e la portò nella parte nord dell’isola. Poi ritornò alla palizzata, ma invece di trovare i suoi compagni trovò  Silver e la sua banda che inizialmente volevano ucciderlo, ma poi Long John prese le difese del ragazzo. Allora gli altri si ribellarono. Comunque il Capitano Silver li convinse che non c’era motivo di ucciderlo, ma era più importante come ostaggio. Avendo la mappa tutti i pirati partirono alla ricerca del tesoro, ma quando dopo tante paure arrivarono, non trovarono niente. Infatti il tesoro era stato preso prima da Ben Gunn e in seguito il dottore, il conte e il capitano abbandonarono la palizzata e diedero la mappa a Silver per rifugiarsi nella caverna di Ben Gunn dove c’erano abbastanza provviste per tutti. Infine il dottore venne a salvare Silver e Jim dai tre pirati, che si ribellarono. In seguito caricarono il tesoro sull’ Hispaniola e cominciarono il viaggio verso il ritorno in patria, lasciando i pirati ribelli sull’isola. La notte si fermarono in un golfo per riposarsi. In quella notte Long John Silver scomparve, per sfuggire alla morte, con una piccola parte del tesoro e non si fece più vedere. Arrivarono in patria impiegando poco tempo. Però solo cinque delle persone partite ritornarono da questa spedizione e queste si divisero fra di loro il tesoro.

Autore: Louis Robert Stevenson (interno)
Personaggio principale: Jim Hawkins
Personaggi secondari: Capitano Bill Bones, Dottor Livesey, Conte, Capitano Smollett, Long John, Silver (cuoco di bordo, Capitano), Ben Gunn (uomo dell’isola), Madre di Jim, Israel Hands (marinaio), Tom (marinaio ucciso da Silver).

Ambiente: mare, isola, locanda “Ammiraglio Benbow”(Inghilterra)
Data: XVII secolo
Durata: alcuni mesi

Commento:
Questo libro mi è piaciuto molto perché racconta le avventure sul mare di un ragazzo molto giovane, che è riuscito grazie al suo coraggio ad affrontare i pirati e a trovare il tesoro.
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Babur di Ester Obbiassi Panagia - Riassunto e analisi

Riassunto:
Babur, inizialmente viveva con i genitori e i fratelli in un piccolo villaggio sulle rive del Gange. Un giorno però comincia la stagione delle piogge, ma a differenza delle altre volte la pioggia non si ferma più, e la piena del fiume inonda il raccolto e distrugge la loro abitazione. Così si ritrovano per strada e l’unica cosa che avevano era una piccola somma di denaro messo da parte.. Non erano però gli unici in quella condizione. Infatti c’erano molte altre famiglie che non sapevano cosa fare. Alla fine hanno deciso di dirigersi verso la grande città di Calcutta. Arrivati là, però hanno scoperto che le cose non erano così facili; non si trovava lavoro poiché la città era piena di persone come loro. Così per un po’ di tempo hanno vissuto per strada, in attesa di un miglioramento. Visto che non c’erano speranze, però il padre di Babur, ha preso una decisione importantissima. Lui e Babur sarebbero andati in Italia alla ricerca di una vita migliore, mentre sua moglie e gli altri bambini andavano a vivere in un centro delle missionarie della carità. La famiglia dunque si divide, ma i problemi più grandi sono per Babur e suo padre, che arrivano in Italia, ma vivono da clandestini, tra persone diffidenti. Fortunatamente alla fine incontrano degli stranieri come loro disposti ad aiutarli, che li ospitano a casa loro. Dopo un po’ il padre di Babur, Akbar trova un lavoro e decidono di rimanere a vivere con la persona che gli ha ospitati, pagando l’affitto. Passano alcuni giorni e Babur decide di lavorare con Ahmed, che faceva il lavavetri per aiutare in qualche modo il padre. Dopo tante peripezie, come il furto della paga di Akbar, e l’aggressione da parte di un gruppo di piccoli razzisti, un giorno Babur incontra un uomo che si ferma sempre al suo semaforo. È un fruttivendolo, il signor Achille e decide di aiutare Babur, un giorno infatti gli regala una giacca. Poi gli offre un lavoro nel suo negozio e finisce per assumere anche Akbar durante l’estate. Fu così che quest’ultimo conosce il signor Antonio, il padre di Achille, che comincia subito a fare amicizia con il padre di Babur accomunati dal loro interesse per l’agricoltura. Fu così che arrivò la proposta di chiedere ad Akbar e alla sua famiglia di trasferirsi da lui per aiutarlo nel lavoro della cascina perché ormai troppo vecchio. La storia quindi si conclude con il ritorno a una situazione normale; Babur comincia ad andare a scuola ed inizia a parlare l’italiano.

Autore: Ester Obbiassi Panagia
Editore: Le Monnier
Luogo e anno di pubblicazione: Firenze, 2005
Genere letterario: romanzo


Personaggi principali:
- Babur, è il protagonista di questo romanzo, un ragazzo di undici o dodici anni, che si trasferisce in Italia con suo padre e svolge il lavoro di lavavetri.
- Akbar, è il padre di una famiglia indiana, che a causa di un’inondazione perde la casa, si trova costretto ad emigrare clandestinamente in Italia. Alla fine riunisce tutta la famiglia in una cascina, dove lavorano lui e la moglie.
- Il signor Achille, è l’uomo che aiuta la famiglia di Babur, è un fruttivendolo.
- Mohammed, è lo straniero, che condivide la casa con Akbar e suo figlio.

Altri personaggi:
- la madre di Akbar e i suoi fratellini più piccoli.
- Il signor Antonio, è il padre del signor Achille, che ha una cascina, dove poi vanno a vivere Babur e la sua famiglia.
- Ahmed, un ragazzo di diciassette anni, che vive nello stesso appartamento di Babur e ne diventa amico, tanto da aiutarlo a trovare il lavoro di lavavetri.

Luogo dove si svolgono i fatti: Inizialmente la storia è ambientata in India, in un piccolo villaggio, a Calcutta, ma poi in Italia, nella grande città di Milano.
Epoca in cui si svolgono i fatti: inizio del ventunesimo secolo o comunque in un tempo recente.

Situazione iniziale: All’inizio del libro Babur, il protagonista di dodici anni, si presenta e descrive la sua vita tranquilla, felice nel villaggio. Lui vive con la famiglia in un piccolo viaggio sulle rive del Gange, in India. Ha una vita simile a quella di molti di noi, cioè va a scuola, gioca con gli amici nel tempo libero e si lamenta spesso dei fratellini piccoli, un po’ capricciosi. In realtà ci sono molte differenze perché vive in una baracca; una famiglia numerosa in una sola stanza e il padre con la sua attività agricola è l’unico a sostenere la famiglia economicamente. Quindi è una famiglia povera la sua, ma lui è ugualmente contento.

Conclusione della vicenda: Positiva perché alla fine tutta la famiglia si riunisce in Italia, sono tutti felici alla cascina del signor Antonio. Il padre può di nuovo lavorare in campagna, Babur comincia ad andare a scuola e la madre fa la casalinga.

Narrazione di un episodio particolarmente importante: Un episodio che mi ha colpito è quello in cui Babur viveva a Calcutta. Dormivano tutti per strada e avevano stretto amicizia con una famiglia nelle loro stesse condizioni. Queste due famiglie si aiutavano reciprocamente moltissimo, mettevano il cibo in comune e poi quando dovevano andare in Italia, visto che non bastavano i soldi per il biglietto di Babur, l’altra famiglia ha prestato dei soldi ad Akbar, perché erano solidali e avevano capito quanto stavano male Babur e i suoi.

Scopi più evidenti del libro: informare sulla difficile vita degli immigrati in Italia.

Osservazione sul linguaggio usato: il linguaggio è semplice, rende la lettura scorrevole e veloce. Si usa la prima persona, quindi c’è un narratore interno.

Temi affrontati nel libro: l’immigrazione, la clandestinità, le sue cause e i problemi di integrazione degli stranieri nella società italiana.

Giudizio generale: Questo libro mi è piaciuto moltissimo, soprattutto perché è narrato in prima persona da un ragazzo. C’era quindi la sua visione dei fatti, venivano espressi i suoi sentimenti, le sue speranze e le sue impressioni sulla vita in Italia.

Titolo alternativo: Vivere da immigrato.
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Abbaiare Stanca, riassunto e analisi

Riassunto:
In questo libro Daniel Pennac racconta la storia di un cane che sogna la sua infanzia. Era un cucciolo quando un uomo aveva deciso di annegarlo perché era troppo brutto. Si ricorda benissimo quei momenti, quando si trovava dentro l’acqua a gridare e a lamentarsi. Poi si risvegliò e non sapeva cosa gli era successo. Muso Nero si chinò su di lui. Per Il cane Muso Nero era stata come una madre; gli aveva insegnato molte cose, ma un giorno una porta di un frigorifero cadde su di essa e la uccise. Allora Il Cane andò in città, a Nizza per trovare una padrona, ma venne preso dal canile dove poteva stare per soli tre giorni dopo di che lo avrebbero annegato. Al canile incontrò il Lagnoso, un cane molto amichevole che gli parlò degli esseri umani. Arrivò il terzo giorno e quando ogni speranza era persa entrarono al canile la Spepa, il Muschioso e la loro figlia Mela che voleva un cane e lo prese. Lo chiamò Il Cane e ritornarono tutti a Parigi. Quando arrivarono a Parigi Mela non si preoccupò più del Cane e lo ignorò. Allora il Cane scappò di casa e incontrò un cane che diventò subito suo amico : lo Ienoso. Veniva chiamato così perché era molto grande, ma era anche buonissimo. Lui aveva un padrone che gli voleva molto bene e che ospitò anche Il Cane. Durante questo tempo lo Ienoso gli insegnò molto sulla vita degli esseri umani e in particolare su quella dei bambini. Lo portò anche al cimitero dei cani dove aveva molti amici, alcuni gatti. Un giorno Il Cane incontrò Mela e decise di ritornare da lei. Questa volta tutto era diverso perché lei gli voleva tanto bene, ma Muschioso e la Spepa no. Arrivò poi il tempo di andare in vacanza e al cane fu costruita una cuccia che venne sistemata nella roulotte, lontano da Mela. A un certo punto del viaggio il cane venne portato fuori da uno sconosciuto e lasciato sulla strada. Il Cane prese coraggio e andò a Parigi dallo Ienoso e preparò un piano per vendicarsi. Venne aiutato dagli amici dello Ienoso e rese la casa della Spepa e del Muschioso un vero disastro, a parte la camera di Mela, che venne abbellita con dei fiori. Quando i padroni entrarono non si accorsero nemmeno del disastro perché erano preoccupati per Mela, che da quando non ha visto il Cane non aveva più mangiato. Però nella sua presenza lei guarì presto e da allora Il Cane venne amato da tutta la famiglia.

Autore: Daniel Pennac
Titolo: Abbaiare stanca
Personaggio principale: Il Cane
Personaggi secondari: Muso Nero, Mela, il Muschioso, la Spepa, lo Ienoso, il Lagnoso.
Ambiente: Discarica, città di Nizza, Parigi.
Data: Imprecisa.
Durata: Circa un anno.

Commento:
Attraverso questo libro l’autore ci vuole far capire che non dobbiamo trattare male i nostri animali, in particolare i cani, perché anche loro hanno dei sentimenti e se ci comportiamo bene con loro, possono diventare ottimi amici.
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Marcovaldo e le stagioni in città, riassunto e analisi

di Italo Calvino
Riassunto:

Sono venti racconti, ognuno è dedicato ad una stagione. Il personaggio che dà il titolo al libro è Marcovaldo, un operaio addetto al carico e scarico delle merci, in una ditta che si chiama S.B.A.V. Marcovaldo, venuto dalla campagna in città per trovare lavoro, ha moglie e quattro figli da mantenere ed è sempre senza un soldo. In mezzo al cemento e all’asfalto della città inquinata, egli crede ogni tanto di rivedere un po’ della campagna lontana, ma si tratta di una illusione e i suoi entusiasmi vengono sempre mortificati. I racconti hanno sempre un tono scherzoso nella prima parte e un po’ malinconico alla fine. Marcovaldo non si perde d’animo e continua a sperare, perché è un uomo fiducioso e pieno di buona volontà.Questi racconti furono scritti da Italo Calvino fra il 1952 e il 1962, quando in Italia si era diffuso un certo benessere, dopo i disastri della seconda Guerra mondiale e i nuovi ricchi provavano la gioia di spendere e spandere dopo tante privazioni; ma si trattava di un numero ristretto di persone e c’era ancora tanta miseria.
Le avventure che si susseguono mostrano come la società delle città moderne possano arrivare ad influenzare le persone ed il loro rapporto con la natura. Spesso Marcovaldo si trova ad affrontare la burocrazia, l'inquinamento, le logiche di mercato, il lavoro ed il denaro. Questi nemici vedranno sempre soccombere il povero manovale, ma forse la sua dote migliore è incassare e stoicamente, come un novello Don Chisciotte, Marcovaldo semplicemente va avanti, sopravvivendo fondamentalmente fiducioso del futuro.
Un altro elemento che accomuna i singoli racconti è il fatto che Marcovaldo va in cerca della natura in città. Però, la Natura che lui trova non è quella idillica, genuina di cui sogna, ma è dispettosa e compromessa con la vita cittadina cioè artificiale. La contrapposizione dei sogni genuini di Marcovaldo alla sobria realtà, rappresentata sia dall'ambiente cittadino, sia dalla moglie Domitilla, rende la lettura molto dilettevole.

Personaggi

Personaggi principali:
- Marcovaldo: è il protagonista dei racconti di questo libro. E’ un uomo di mezza età che lavora in una ditta nella città. È anche abbastanza povero e sommerso da molti debiti poiché deve mantenere una famiglia numerosa, con cui vive in uno strettissimo appartamento. Marcovaldo prova molta nostalgia per la campagna e la natura e con entusiasmo cerca di trovarla anche nella città e di farla conoscere ai suoi bambini.

Personaggi secondari:
- la moglie di Marcovaldo, Domitilla, appare un po’ burbera e sempre contraria alle decisioni del marito. Si occupa delle faccende domestiche e dei bambini.
- I figli di Marcovaldo sono molti, circa otto, tra cui i più citati sono Michelino, Filippetto e Teresa.
- Il signor Viligelmo è il capo di Marcovaldo e un signore autorevole.

Spazio e tempo

Ambiente: I racconti sono ambientati per lo più in una città, di cui non viene detto il nome , nella casa di Marcovaldo o nella ditta per cui lavora.

Tempo: Le storie raccontate si svolgono in età contemporanea all’autore e quindi alcune decine di anni fa rispetto a noi. L’epoca emerge dalle descrizioni della città, dei mezzi (macchine, tram, autobus), delle industrie e della situazione in cui si trova Marcovaldo. Egli infatti si è spostato dalla campagna verso la città per trovare migliori condizioni economiche.

Commento:

Leggendo questo libro, ho provato una certa malinconia, nonché tristezza e un grande senso di amarezza. Sono queste infatti le emozioni che mi trasmettono le storie di Marcovaldo. Sebbene l’autore abbia dato un tono ironico alle sue avventure, io trovo che dietro a queste vicende ci sia un significato molto più profondo. Esse mettono in evidenza il continuo trasformarsi della società contemporanea, che trascorre una vita frenetica in città alla ricerca del denaro, dimenticandosi delle innumerevoli bellezze della natura. Marcovaldo prova una grande malinconia per la vita passata in campagna e cerca di trovare un angolo di natura e di farlo rivivere dentro di lui anche nella città piena di cemento, smog e macchine.
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C'è un cadavere in biblioteca, riassunto e analisi

Riassunto:
La storia comincia in una mattina come le altre, quando la signora Bantry e suo marito vengono svegliati dalla cameriera che dice di aver visto il cadavere di una giovane donna bionda che indossava un vestito bianco, nella biblioteca. Fu proprio così e subito viene chiamata la polizia. Il colonnello Melchett e il sovrintendente Harper devono svolgere questa indagine. La signora Bantry chiama invece miss Marple , una sua vecchia amica. Il primo sospetto fu Basil Blake che era stato visto insieme a una ragazza bionda, ma quando videro che lei era viva, non si insospettirono più.
In seguito si denunciò la scomparsa di Ruby Keene, la ragazza trovata strangolata su un tappeto della biblioteca del signor Bantry. Sua cugina Josie venne a vedere il cadavere di Ruby, ma non sembrava molto triste. Lei dichiarò di non sapere niente della vita di Ruby Keene, solo che lavorava per l’albergo Majestic e che quella sera non si era presentata al lavoro. Così tutti tranne il signor Bantry andarono ad indagare all’albergo. Colui che aveva denunciato la scomparsa della ragazza fu il signor Jefferson, che aveva un figlio e una figlia morti in un incidente. Solo lui si era salvato, ma stava su una sedia a rotelle e viveva con sua nuora e suo genero. Gli piaceva la compagnia di Ruby e aveva deciso di adottarla e di darle dei soldi. Il genero e la nuora non erano d’accordo e quindi erano i primi ad essere sospettati. In seguito vennero fatte altre due denunce: la scomparsa di una studentessa Pamela e dell’auto del signor Bertlett, l’ultimo che aveva visto Ruby Keene. Tuttavia lui non era sospettato. In seguito venne scoperta un auto bruciata con dentro una persona, forse Pamela. Miss Marple capì tutto. I due omicidi erano compiuti dallo stesso assassino: Josie.
Lei scoprì tutto osservando anche i minimi particolari. In realtà Ruby Keene era Pamela e la ragazza che si trovava nella macchina era Ruby Keene. Josie si era sposata con il genero del signor Jefferson, perché voleva prendere tutte le ricchezze alla morte del signor Jefferson. Quando però arrivò Ruby Keene, questo non poteva più accadere. Quindi illuse Pamela di dover fare un provino per uno studio cinematografico la truccò e la vestì come Ruby Keene. Le diede poi un gelato in cui aveva messo una droga e la strangolò dopodiché la fece portare nella casa di Basil Blake, che spaventato a sua volta la portò nella biblioteca del signor Bantry pensando di fargli uno scherzo. Così Josie prese Ruby e strangolò anche lei, la mise nella macchina di Bertlett e diede fuoco alla macchina. A questo punto avrebbe potuto uccidere il signor Jefferson, e nessuno avrebbe pensato che sia stato ucciso perché lui era molto malato. Ma Miss Marple risolse il caso anche questa volta e Josie venne arrestata. Così il signor Jefferson diede tutte le ricchezze a sua nuora che si sposò con Hugo McLean.

Autore: Agatha Christie

Personaggi

Personaggi principali:
-Miss Marple;
-La signora Bantry;
-Josie;
-Colonnello Melchett.

Personaggi secondari:
-Signor Bantry;
-Basil Blake;
-Signor Jefferson;
-Sovrintendente Harper;
-Signora Jefferson ( moglie del figlio del signor Jefferson)
-Signor Bertlett;
-Mark Gaskell ( il genero del signor Jefferson)

Spazio e tempo

Ambiente: Albergo Majestic, casa dei signori Bantry.
Data: imprecisa.
Durata: alcune settimane.


Commento: Questo libro mi è piaciuto, perché racconta come si svolge questa indagine, le poche probabilità di trovare il colpevole e come Miss Marple, facendo attenzione a tutti i particolari apparentemente insignificanti scopre la verità.
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I ragazzi della via Pal, trama e analisi

BREVE TRAMA: In questo libro, l’autore narra la storia di un gruppo di ragazzi, i ragazzi della Via Pal, che amavano incontrarsi il pomeriggio per giocare su un piccolo pezzo di terra tra la segheria a vapore e la via Maria. Nel loro gioco si erano organizzati, dandosi il ruolo di tenenti, sottotenenti e soldati. Il presidente era Boka, il ragazzo più maturo tra di loro. Avevano anche una bandiera e vivevano come in una vera e propria fortezza. Per questi ragazzi non era solo un gioco. Infatti prendevano molto sul serio tutto ciò che facevano. Un giorno, Cecco Ats, il capo delle Camice Rosse, entrò nel loro territorio e rubò una delle loro bandiere. Le Camice Rosse, erano un gruppo formato da ragazzi che volevano “conquistare” il territorio dei ragazzi della via Pal, visto che il loro ( L’orto Botanico) non era adatto a giocare a pallone. Allora Boka, Nemecsek, che era il soldato semplice e un altro ragazzo della Via Pal andarono nell’orto botanico per mettere un cartello, che indicava che loro erano passati di là e riuscirono a fuggire senza farsi scoprire dalle Camice Rosse. Tra i suoi membri, Boka ha riconosciuto anche un membro dei ragazzi della via Pal, Gerèb, che era sempre stato geloso di Boka e avrebbe voluto il ruolo di presidente. Successivamente le Camice rosse dichiararono guerra ai ragazzi della Via Pal. Nemecsek nel frattempo era già stato altre volte all’Orto botanico e si era fatto scoprire, ma aveva dimostrato molto coraggio. Cecco Ats aveva ordinato di metterlo nell’acqua del lago per punizione. Per questo Nemecsek diventò ancora più raffreddato di quanto non lo fosse e aggravò la sua situazione di salute. Boka preparò un piano di guerra e decise comunque di combattere anche senza Nemecsek. Gerèb, pentito di quello che aveva fatto decise di aiutare i ragazzi della Via Pal in battaglia, svelando i piani delle Camice Rosse. Successivamente si riconquistò la loro fiducia e rientrò a far parte del gruppo. Durante la battaglia quando le cose cominciarono a mettersi male per i ragazzi della Via Pal, intervenne Nemecsek e molto coraggiosamente porta la vittoria al suo gruppo, anche se era ancora molto malato.
Infatti poi sviene e viene portato a casa, dove il dottore gli dice che non ha più molto da vivere. Boka gli fa una visita e tristemente vede morire il suo amico, che prima promosse al grado di capitano. Anche i ragazzi della Società dello Stucco, un gruppo di ragazzi che dovevano masticare a turno lo stucco che prendevano per non farlo indurire, volevano venire a dare l’ultimo saluto a Nemecsek portandogli le loro scuse. Infatti pochi giorni prima questi lo avevano accusato di tradimento ingiustamente e hanno scritto il suo nome sul libro nero. Purtroppo erano arrivati troppo tardi perché Nemecsek era morto.

Autore: Ferenc Molnàr, nacque a Budapest nel 1878 e morì a New York nel 1952. Fu un giornalista, uno scrittore e un famoso commediografo. Ebbe un clamoroso successo con il libro “ I ragazzi della Via Pal”, che venne tradotto in innumerevoli lingue.
Editore: Arnoldo Mondadori Editore.
Luogo e anno di pubblicazione: Gennaio 1988, Milano.
Genere: romanzo

Personaggi

Personaggi principali:
- Boka, è il più saggio dei ragazzi della Via Pal e per questo è anche “il presidente” del loro gruppo. Gli altri ragazzi vedono in lui un modello da seguire. È onesto, giusto, sa prendere decisioni ed è prudente.
- Nemecsek, è l’unico ragazzo della Via Pal ad essere un “soldato semplice”. È un ragazzo biondo, magro e fragile, ma anche l’amico di Boka. Nemecsek è però molto coraggioso, leale e si sacrifica per i suoi amici nonostante la malattia, infatti cerca sempre di aiutarli.
- Gerèb, è un ragazzo ambizioso, sempre in competizione con Boka per il ruolo di capo e geloso di lui. Per questo tradisce i ragazzi della Via Pal e diventa membro delle “Camice rosse”. Alla fine però capisce di aver sbagliato e nella battaglia si comporta nobilmente, riconquistando l’amicizia di Boka.
- Cecco Ats, è il ragazzo capo delle Camice Rosse. È forte, audace e molto fiero, ma apprezza il carattere coraggioso di Nemecsek. Indossa una camicia rossa come i suoi compagni. Da questo deriva il nome del loro gruppo.

Altri personaggi:
- I fratelli Pastzor e Wendauer, appartenenti alle Camice rosse.
- Kolnay, Barabas, Csele, Csonakos, Weisz, altri appartenenti ai ragazzi della Via Pal.
- Il professore Ràcz della scuola dei ragazzi.
- Jano, la guardia notturna della segheria a vapore, molto affezionato ai ragazzi ed ha un cane di nome Hector.


Luoghi e tempo

Luogo dove si svolgono i fatti: Ungheria, nella periferia di Budapest, a scuola e nel piccolo terreno tra Via Pal e Via Mària.

Epoca in cui si svolgono i fatti: I primi anni del 1900.

Situazione iniziale: All’inizio del libro viene descritta la fine di una qualsiasi giornata di scuola, l’impazienza dei ragazzi di incontrarsi alla Via Pal e la loro attesa del suono della campanella. Vengono anche presentati i personaggi più importanti.

Conclusione della vicenda: negativa, perché alla fine Nemecsek muore in seguito a una polmonite e Boka, il suo migliore amico anche se aveva vinto la battaglia contro le Camice Rosse, era molto triste. Non solo per la morte di Nemecsek, ma anche perché scopre che nella loro tanto amata terra, si sarebbe costruita una casa di tre piani. Capisce così che la loro battaglia, per cui Nemecsek si era sacrificato era stata inutile, ma comunque è contento che almeno lui non lo sappia.

Narrazione di un episodio particolarmente interessante: Secondo me l’episodio più interessante del libro è quello in cui Nemecsek va di nascosto all’Orto botanico e sente i piani delle Camice Rosse. Ad un certo punto uno dei ragazzi dice che i ragazzi della Via Pal non sono coraggiosi, ma hanno paura delle Camice Rosse, così come di Gerèb. Allora Nemecsek esce dal suo nascondiglio e scende dall’albero, dicendo a tutti che non è vero. Lui ha avuto il coraggio di venire lì, spiarli per tutto quel tempo senza avere paura e che possono fargli qualsiasi cosa, ma non sarà mai un traditore come Gerèb. In quel momento Cecco Ats lo fa buttare nel fiume, ma dopo lo lascia andare e apprezza la sua fedeltà e il suo coraggio, tanto da chiedergli di unirsi alle Camice Rosse, ma Nemecsek rifiuta senza pensarci due volte..
Scopi più evidenti del libro: informare sulla condizione dei ragazzi delle periferie di Budapest nei primi anni del 1900 e i loro modi di divertirsi, nonostante provenissero da famiglie povere.

Linguaggio usato: l’autore usa un linguaggio semplice, quello dei ragazzi e non descrive in modo particolare le loro caratteristiche, ma lo fa capire con il loro comportamento. Il narratore è esterno,

Commento: Questo romanzo mi è piaciuto tanto, ma mi ha anche commosso la dedizione dei ragazzi nel loro gioco, soprattutto quella di Nemecsek. Credevano realmente in quello che facevano, ma alla fine sul territorio per cui avevano tanto lottato verrà costruito un palazzo. È un libro triste, ma allo stesso tempo bello. Alla fine l’autore racconta un piccolo episodio particolare. Tutti erano a scuola e mentre il professore commemorava Nemecsek, Boka guardava fisso davanti a lui e per la prima volta capì cosa è veramente la vita, “per la quale noi, suoi schiavi ora tristi ora lieti, lottiamo”. È certamente anche un libro che fa riflettere.

Titolo alternativo: “Ragazzi di periferia”.
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Il buio oltre alla siepe, trama e analisi del testo

TRAMA:
In questo libro, l’autore racconta in prima persona gli anni d’infanzia di una ragazza di nome Jean Louise o Scout. Lei ha circa sei anni e d ha un fratello maggiore di nome Jem. Sua madre è morta quando lei aveva solo due anni. Suo padre, Atticus Finch, invece è un avvocato e lavora nella loro città: Maycomb. La loro famiglia ha anche una domestica di colore, di nome Calpurnia. La situazione iniziale si presenta calma e tranquilla e Scout, che aveva circa sei anni e suo fratello maggiore Jem incontrano un ragazzo della loro età, di nome Dill. Insieme passano l’estate giocando ed esplorando la casa apparentemente inabitata della famiglia Radley. A settembre Dill deve ritornare a casa sua e Scout e Jem iniziano la scuola. Dopo un anno scolastico, caratterizzato da tante novità, soprattutto per Scout che frequentava la prima elementare, arrivò di nuovo l’estate. Quella estate, secondo Atticus , sarebbe stata molto difficile per i suoi figli perché lui doveva difendere Tom Robinson, accusato di violenza carnale. Le persone della loro città Maycomb, basavano ancora le loro scelte sui pregiudizi e consideravano inferiori i negri, nonostante fossero liberi. Tom era un negro e per questo, molte volte, i ragazzi hanno dovuto sopportare gli insulti dei loro compagni. Data la difficile situazione la zia Alexandra, si trasferì a casa di Atticus per occuparsi dell’educazione dei suoi figli e in particolare di quella di Scout che non si comportava come una signorina. Alcuni vicini come Miss Maudie sostenevano la famiglia Finch nel difendere Tom Robinson. Il giorno del processo, si presentarono in tribunale, con disapprovazione della zia Alexandra, anche Jem e Scout. Loro hanno visto il proprio padre che ha dimostrato l’innocenza di Tom, ma che nonostante tutto questi era ritenuto colpevole. Alcuni giorni dopo, lui ha cercato di fuggire dalla prigione e i soldati gli hanno sparato, uccidendolo. Dopo questo accaduto, Bob Ewell,
l’accusatore di Tom, offeso dal fatto che Atticus avesse dimostrato la sua ingiusta accusa, lo minaccia. Tutto sembra tornare alla normalità, ma una sera Scout e Jem, mentre tornano da una rappresentazione teatrale, da soli, vengono assaliti da Bob Ewell, che cerca di ucciderli. Il suo tentativo però fallisce, grazie all’intervento di Arthur Radley, che si fa vedere in città per la prima volta. Bob cade sul coltello e muore. Jem viene portato a casa ferito e poi arriva il dottore, che dice che le sue ferite non sono gravi. Così finisce la storia.

Autore: Harper Lee (Monroeville, 28 aprile 1926) è una scrittrice statunitense. Studiò legge e si impiegò a New York presso una compagnia aerea. Fu amica di Truman Capote che già nella prima infanzia le consigliò di scrivere racconti. Lasciò il lavoro per scrivere il suo primo libro, Il buio oltre la siepe, pubblicato nel 1960, che le valse il premio Pulitzer.
Casa editrice: Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano
Prima edizione: 1962
Edizione del libro letto: diciassettesima edizione 1996
Caratteristiche generali del testo: racconto verosimile/ realistico
Genere Narrativo: avventuroso-storico
Finalità del libro: informare sulla situazione delle piccole città americane negli anni sessanta.
Genere testuale: romanzo
Narratore: interno


Personaggi

Personaggi principali:
- Scout: è la protagonista, figlia di Atticus Finch e orfana di madre. È un personaggio positivo, che viene descritto come una ragazza che non vuole comportarsi da signorina, ma preferisce indossare i pantaloni e giocare con i maschi. Lei narra in prima persona l’accusa di una persona innocente, che suo padre cerca di difendere. Gli abitanti di Maycomb però lo giudicano colpevole, basandosi sui loro pregiudizi.
- Jem: è il fratello maggiore di Scout ed è anche più tranquillo della sorella. Anche lui soffre le offese dei compagni di scuola solo perché suo padre ha accettato di difendere Tom Robinson. Viene descritto come un ragazzo dai capelli castani , alto e a cui piacevano gli sport.
- Atticus Finch: è il padre di Jem e Scout, ed è un avvocato; cerca di educare al meglio i suoi figli e cerca di spiegare loro che devono ignorare le offese degli altri perché anche loro hanno un modo di pensare, che è diverso dal loro, ma alla base del quale ci sono dei motivi.
- Calpurnia: è la cameriera, a cui Scout è affezionata.
- Dill è l’amico di Scout e di Jem; è un ragazzo simpatico della stessa età di Scout, un po’ più basso di lei.

Personaggi secondari:
Miss Maudie, Miss Stephanie Crawford, Miss Rachel, Grazia Merryweather, la signora Dubose, la famiglia Ewell…ecc. : abitanti di Maycomb.

Luoghi e spazio

Ambientazione: - interna: casa della famiglia Finch, tribunale, scuola di Scout e Jem;
- esterna: la città di Maycomb .

Durata della vicenda narrata: alcuni anni

Epoca in cui si svolge la storia: metà del novecento


Temi trattati:

L’autrice in questo libro affronta un problema molto importante: quello dei pregiudizi delle persone che si credono appartenenti ad una razza superiore, che porta a molte ingiustizie compiute a danno di persone innocenti. Harper Lee affronta questo problema per farci riflettere e farci capire che tutti gli uomini sono uguali e hanno gli stessi diritti.
Riflessione personale: questo libro mi è piaciuto molto perché raccontato in modo semplice da una ragazza , che non capiva perché il mondo degli adulti fosse così ingiusto. Sono pienamente d’accordo con il messaggio trasmesso dalla scrittrice e penso anch’io che non ci debbano essere pregiudizi nei confronti di nessuno.
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Sotto il burqa, analisi del testo

BREVE TRAMA: In questo libro si narra la storia di una ragazza di nome Parvana, che vive con la famiglia in un piccolo appartamento di Kabul, durante l’occupazione dei talebani. Questi hanno imposto alle donne di restare in casa o di uscire solo indossando il burqa e accompagnate da un uomo. A causa di un bombardamento, Parvana non ha più la sua casa e l’unica fonte di sostentamento è il padre che guadagna un po’ di soldi vendendo cose che non servono più o leggendo e scrivendo lettere per gli analfabeti. Parvana lo accompagna quotidianamente al mercato, finché un giorno il padre viene arrestato senza una valida spiegazione. Allora la madre e Parvana cercano invano di trovarlo e liberarlo, ma non è possibile. Dopo un po’ di tempo la signora Weera viene a casa loro e da alcune speranze. Trova l’idea di vestire Parvana da maschio in modo da farle fare il lavoro del padre e continuare a vivere normalmente. Lei e la madre fondano anche una rivista segreta che descrive le difficoltà e le ingiustizie della guerra. Il tempo passa e Parvana incontra una sua vecchia amica, Shauzia, che è nella sua stessa condizione. Così il lavoro è meno faticoso e più divertente. Un giorno arriva una lettera, che invita Nooria ad andare a Mazar, una zona ancora libera dai talebani, per sposarsi. Successivamente la madre, Nooria, Maryam e Alì partono, lasciando a casa Parvana con la signora Weera. Non passa molto tempo e giunge la notizia che i talebani hanno occupato anche Mazar. Ma
Parvana non perde la speranza visto che suo padre viene liberato e partono insieme per cercare il resto della famiglia.

Autore: Deborah Ellis, assistente sociale e scrittrice canadese, ha trascorso parecchi mesi nei campi profughi del Pakistan, ascoltando le storie di tante bambine e donne afghane.
Editore: Fabbri Editori
Luogo e anno di pubblicazione: Milano, gennaio 2002
Genere: romanzo

Personaggi:

- Parvana, la protagonista di questa storia, è una ragazzina di undici anni, che vive con la sua famiglia a Kabul, nella capitale dell’Afghanistan, durante l’occupazione dei talebani.
- I genitori: il padre, uomo istruito, che ha studiato all’estero viene fatto prigioniero per motivi sconosciuti, ma alla fine torna a casa, mentre la madre è una scrittrice, però viene costretta a restare in casa o uscire solamente accompagnata da un uomo e indossando il burqa.
- Shauzia, l’amica di Parvana, ex compagna di scuola, come lei si traveste da maschio per poter guadagnare qualcosa per la sua famiglia.
- La signora Weera, l’insegnante di educazione fisica, aiuta la famiglia di Parvana ed è molto coraggiosa.
- Le sorelle di Parvana, Nooria, la maggiore e Maryam, la più piccola, e il fratellino di appena un anno, Alì.

Luogo dove si svolgono i fatti: Afghanistan, in particolare nella capitale Kabul, in varie case dove la famiglia di Parvana è costretta a trasferirsi e il mercato, dove lavora.

Epoca in cui si svolgono i fatti: contemporanea, durante la guerra in Afghanistan e l’occupazione dei talebani, dal 1996 in poi.

Situazione iniziale: All’inizio della vicenda, viene descritta la situazione in cui viveva Parvana e la sua famiglia. Cioè la madre con i fratelli che restavano sempre a casa e lei che andava con il padre al mercato per vendere piccole cose che non servivano più, sperando di guadagnare qualcosa.

Conclusione: positiva, perché Parvana ritrova suo padre e insieme partono con la speranza di ritrovare ancora vivi la madre e i fratelli.

Narrazione di un episodio particolarmente interessante:
Mentre tutta la famiglia stava cenando, due soldati fanno irruzione nella casa e portano via il padre, solo con la giustificazione che ha studiato all’estero. Allora, inutilmente, la madre disperata e Parvana cercano di fermarli, ma i soldati le picchiano e le bastonano. Alla fine se ne vanno, lasciandole da sole a piangere. La madre resta in quello stato per giorni, stesa su un materasso, senza fare niente, senza mangiare, finché arriva la signora Weera.
Scopi più evidenti del libro: informare sulla condizione di vita delle persone, e in particolare delle donne durante la guerra in Afghanistan. È una storia vera, così come tutte le sofferenze e le sue vittime, ma spesso non la si conosce, viene dimenticata. Questo libro infatti ha lo scopo di informare, di far conoscere, affinché non si dimentichi niente.

Linguaggio usato: abbastanza semplice e a volte sono presenti parole, come burqa, chador, che sono indumenti particolari delle donne e delle ragazze, toshak, nan, e altre.

Giudizio generale: Questo libro mi è piaciuto e mi ha colpito il modo in cui vivono le ragazze in altre parti del mondo, dove non possono uscire di casa, non possono andare a scuola, solo perché considerate inferiori. Poi c’è comunque la realtà della guerra, che rende la vita di alcune persone quasi impossibile, una continua lotta alla sopravvivenza, ma comunque senza perdere la speranza della pace.

Titolo alternativo: Avere undici anni a Kabul.
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Niente di nuovo sul fronte occidentale, analisi del testo

Autore: Erich Maria Remarque
Breve biografia: Erich Paul Remark nasce il 22 giugno 1898 da una famiglia cattolica di origine francese emigrata in Germania al tempo della rivoluzione. Lo scrittore usa lo pseudonimo di Erich Maria Remarque ripristinando la grafia francese e per ricordo della madre. Lui deve interrompere gli studi bruscamente nel novembre del 1916 perché chiamato al servizio militare. L’anno successivo partecipa alla guerra di trincea, combattendo sul fronte occidentale presso Verdun in uno dei più aspri combattimenti. Quest’esperienza lo segnerà profondamente e lo porterà a scrivere il suo capolavoro, Niente di nuovo sul fronte occidentale, che viene pubblicato nel 1929. Proprio a causa di questo romanzo viene accusato di antipatriottismo dai nazionalsocialisti. Nel 1933 i suoi libri vengono bruciati pubblicamente sul rogo e nel 1938 perde la cittadinanza tedesca. Allora si rifugia in Svizzera, poi vive circa dieci anni in America per poi ritornare in Europa dove muore nel 1970 a Locarno. Tra le sue opere ricordiamo “ La bottega dei sogni”, “La via del ritorno”, “ Tre camerati” e “ Ombre in Paradiso”.

Editore: Arnoldo Mondadori
Genere letterario: romanzo

Personaggi:

- Paul Borner è il protagonista di questo romanzo, un ragazzo sensibile e profondo, che rimane sconvolto dalla guerra.
- Il vecchio professore Kantorek che li spinse ad arruolarsi e li incitava a combattere prima che fossero mandati in trincea.
- Katzinski Stanislao, il capo della loro squadra, nonché amico di Paul.
- Gli altri compagni di scuola, che insieme a Paul si sono ritrovati a combattere la grande guerra sul fronte occidentale: Albert Kropp, Tjaden, Muller, Detering e Haje Westhus.
- Himmelstoss, un loro superiore, molto esigente e severo.
Luogo dove si svolgono i fatti: Questo romanzo è ambientato in Germania, in particolare al confine con la Francia, sul fronte occidentale.

Epoca in cui si svolgono i fatti: Tra il 1915-1916 e 1918, durante la prima guerra mondiale.

Situazione iniziale: All’inizio del libro c’è una piccola “introduzione” dell’autore: Questo libro non vuol essere né un atto d’accusa né una confessione. Esso non è che il tentativo di raffigurare una generazione la quale – anche se sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra. Già da queste frasi ci si può rendere conto dell’argomento trattato nel romanzo, quello della guerra e delle sue atrocità. Successivamente Paul,il protagonista comincia a narrare la sua vita nelle trincee e descrive alcuni degli altri soldati, la maggior parte dei quali erano suoi compagni di classe, tutti strappati dai banchi di scuola e mandati a combattere una guerra a soli diciotto – vent’anni.

Conclusione della vicenda: La storia ha una fine tragica, perché alla fine della guerra rimangono in vita solo pochi compagni, anche loro però con un’esperienza che li ha segnati per la vita e con un’adolescenza rovinata, distrutta. Lo stesso protagonista, in vista dell’armistizio, a pochi giorni dalla pace viene ucciso da una granata.

Breve trama: Paul Borner, un ragazzo appena diciottenne, viene incoraggiato insieme ai suoi compagni di scuola ad arruolarsi per la Grande Guerra da Kantorek, il loro professore. Lui, come molti altri adulti pensa che i giovani debbano combattere per difendere la Grande Germania, per ottenere successo e onore. Questi ragazzi, strappati dai banchi di scuola e subito arruolati nell’esercito, però si rendono subito conto di quanto invece la guerra sia difficile, dura, atroce e piena di sofferenze. Già dopo un mese quest’esperienza li abbrutisce, li abitua a una continua lotta per la sopravvivenza. Inoltre devono quotidianamente vedere la sofferenza dei soldati feriti, i gridi di dolore, il sangue, l’orrore di una morte lontano dalla propria famiglia. Una delle prime esperienze è vedere uno dei loro compagni, Kemmerich, a cui viene mutilata una gamba e che muore dopo poco tempo. Purtroppo non sarà l’ultimo a sacrificare la propria vita in questa guerra. Con il tempo però i ragazzi acquistano esperienza, riescono a distinguere i suoni di mitragliatrici e granate e imparono alcune tecniche per difendersi. Spesso tra di loro questi giovani riflettono sulla loro vita e la guerra. Allora Paul afferma : “Ha ragione, non siamo più giovani, non aspiriamo più a prendere il mondo d’assalto. Siamo dei profughi, fuggiamo noi stessi, la nostra vita. Avevamo diciott’anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l’esistenza: ci hanno costretti a spararle contro. La prima granata ci ha colpiti al cuore; esclusi ormai dall’attività, dal lavoro, dal progresso, non crediamo più a nulla. Crediamo alla guerra.” Poi, combattendo in prima linea, la descrive così: “La prima linea è una specie di gabbia in cui si soffre l’attesa nervosa di ciò che sta per avvenire. Viviamo sotto la traiettoria incrociata delle granate, nella tensione dell’ignoto. Sopra di noi pende il caso. Quando un colpo arriva tutto quel che posso fare è di rannicchiarmi; dove vada a battere non posso sapere, né influirvi.” Sono solo alcune piccole descrizioni, che però hanno un significato profondo in quanto descrivono una guerra. Perfino i nemici, vengono considerati delle brave persone dall’autore perché fondo anche loro hanno avuto la sua stessa sorte e sono stati costretti a combattere per motivi che neanche conoscevano bene.
Dopo circa un anno, Paul ottiene una licenza e ritorna a casa. Ma vedere sua madre malata, la sorella, il padre e tutti i luoghi della sua infanzia lo rende ancora più triste.
Lui sa che ormai quella realtà resterà solo un vago ricordo e che non potrà mai più vivere come prima poiché non riuscirà mai a dimenticare l’esperienza della guerra. Successivamente ritorna in trincea, scopre che molti dei suoi compagni nel frattempo sono morti, lui stesso viene ferito e sta per alcune settimane in un ospedale dove viene curato. Lì si rende conto di quanto sia orribile stare a contatto con tutte quelle persone e con la loro sofferenza. Ancora una volta torna in trincea ed è l’unico dei suoi compagni di scuola che è sopravvissuto. Ormai la guerra sta per finire e si aspetta un armistizio. Proprio in questo momento, Paul riacquista la speranza e la voglia di vivere, ma viene ucciso dalle ultime granate, mentre il bollettino del comando supremo si limitava a dire: “ Niente di nuovo sul fronte occidentale”.

Narrazione di una scena particolare: In particolar modo mi ha colpito la parte del libro, in cui Paul ha ucciso direttamente un uomo. Era durante un attacco e lui si era rannicchiato in una fossa, sapendo che le granate non scoppiavano mai nello stesso luogo. Allora piombò dentro quel cratere un soldato francese. Dopo averlo guardato in faccia, Paul lo accoltellò. Il soldato non morì subito, anzi visse un’intera notte di sofferenze. Paul si portò per il resto della sua breve vita questo ricordo, di cui si sentiva colpevole pensando alla famiglia di quel pover’uomo.
Scopi del libro: Lo scopo di questo libro è di informare, di far conoscere, di descrivere la prima guerra mondiale. L’autore ci riesce particolarmente bene perché ha vissuto in prima persona quest’esperienza.

Temi affrontati nel libro: La guerra, la vita da dei giovani soldati di diciott’anni, strappati dai banchi di scuola e costretti improvvisamente a combattere e a dare la vita per difendere la propria patria.

Commento: Questo romanzo è stato uno dei più belli che ho letto, ma non di certo per la storia che viene raccontata, perché è una storia tragica, è una guerra. Mi ha colpito soprattutto come questi giovani, si ritrovavano con delle armi in mano, ma non avevano alcuna esperienza e tuttavia combattevano per sopravvivere. In particolare mi sono piaciute le riflessioni dell’autore, che anche descrivendo l'atrocità di una guerra, avevano qualche pensiero di speranza, grazie alle chiacchierate tra i soldati che facevano parte della stessa classe. Per esempio facevano degli scherzi ai loro superiori, parlavano dei vecchi tempi, imitavano il loro vecchio professore e così in qualche modo la difficile vita di trincea risultava un po’ meno dura. Le parti più tristi invece, erano quelle in cui qualche compagno veniva ferito, o moriva. Anche queste parti riescono ad avere la stessa importanza delle altre principalmente grazie alla capacità di scrivere dell’autore, che avendo vissuto in prima persona da soldato la Grande Guerra, non ha dovuto inventare niente, ma semplicemente descrivere, raffigurare questo spietato, disumano conflitto mondiale.

Titolo alternativo: Una generazione distrutta dalla guerra.
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Storia di iqbal Riassunto trama libro

“Chi uccide un bambino spegne il sorriso di una fata”. Questa è forse la frase più famosa del cosiddetto Grande bimbo, Iqbal Masih. In classe abbiamo visto un film sulla vita di questo eroe pakistano e all'inizio faticavo a credere alla sua autenticità. Nato in Pakistan da una famiglia poverissima, per la quale ogni giorno andare avanti era un’impresa, a quattro anni viene venduto a un signore che promette ai genitori di Iqbal di custodirlo come se fosse suo figlio, a garantirgli il futuro che loro non avrebbero potuto dargli. I genitori, anche se a malincuore, accettano. Ma arrivato a casa del signore, Iqbal scopre un’amara verità. Viene incatenato e costretto per 12 ore al giorno a tessere tappeti, insieme a tanti altri bambini. Un giorno uscì di nascosto dalla fabbrica e partecipò ad una manifestazione del "Fronte di Liberazione dal Lavoro Schiavizzato”, in cui Iqbal decise spontaneamente di raccontare la sua storia e la condizione di sofferenza degli altri bambini nella fabbrica di tappeti in cui lavorava. Gli avvocati del sindacato contribuirono a liberare lui e tutti gli altri bambini schiavi del lavoro minorile e lo indirizzarono allo studio e all'attività in difesa dei diritti dei bambini. Grazie a Iqbal, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dal loro inferno: sotto la pressione internazionale, il governo pakistano chiuse decine di fabbriche di tappeti.
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Recensione: Le Paludi di Hesperia

Autore : Valerio Massimo Manfredi
Titolo : Le paludi di Hesperia
Luogo di pubblicazione : Milano
Casa editrice : Mondadori
Anno di pubblicazione : 2008

Motivazione : leggendo in libreria la trama di questo libro sono rimasto colpito dall’ aver trovato un libro riguardante l’ epica argomento di cui sono molto appassionato, in più un mio amico appassionato di Manfredi mi ha consigliato questo libro sia perché si legava con il programma scolastico sia perché al lui è piaciuto moltissimo.


Notizie sull’ autore : Valerio Massimo Manfredi è nato l’ 8 marzo del 1943, si è laureato in lettere classiche all università di Bologna. I più importanti libri che ha scritto sono :”Le idi di marzo” , “ L ‘ ultima legione” , “Alexandros” .


Genere letterario : romanzo storico


Ambiente geografico e periodo storico : Il romanzo è ambientato su tutte le zone dell‘ Europa bagnate dal mediterraneo soprattutto nelle zone delle paludi di Hesperia situate in Italia e nelle polis greche . Nel romanzo prevalgono spazi aperti anche se in alcune parti del racconto compaiono spazi chiusi come il castello dove viene organizzato il cconsiglio dei re greci . Le polis greche hanno una grande importanza nel romanzo perché ci troviamo nel dopoguerra della battaglia tra troiani e greci . Il romanzo è ambientato storicamente nell‘ età del bronzo quando i re greci tornano dalla guerra a Troia nella loro madrepatria. ( Qui possiamo notare il fatto che la storia si intreccia con le vicende dell’ Iliade ) . La storia si svolge in circa cinque – sei anni però alcuni anni non vengono descritti nel romanzo quindi possiamo dire che c’è un ellissi degli anni non descritti , in più ci sono anche molti momenti in cui i protagonisti si fermano a riflettere sulle proprie azioni e decisioni.

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Recensione: Mille Splendidi Soli

• TITOLO : Uno studio in rosso
• AUTORE : Sir A. Conan Doyle
• LUOGO DÌ PUBBLICAZIONE: Verona
• CASA EDITRICE : Acquarelli
• ANNO DÌ PUBBLICAZIONE : 1993

Ho deciso di leggere questo libro perché sono appassionato di romanzi gialli e dovendone leggere uno per le vacanze di Pasqua, ho ritenuto opportuno scegliere Sherlock Holmes in uno studio in rosso, romanzo di Sir A. Conan Doyle. Dopo averlo letto non intendo fermarmi e voglio continuare leggendo altri romanzi con Holmes protagonista.
Come abbiamo detto l’autore è Sir A. Conan Doyle nato il 22 Maggio 1859 a Edimburgo, in Inghilterra. Arthur studiò medicina fino al 1891, quando il successo dei romanzi delle avventure di Sherlock Holmes gli permise di lasciare gli studi. Doyle era a favore degli oppressi e contro le ingiustizie, per questo era definito il gigante buono. Si dedicò allo spiritualismo dalla morte del figlio nella Grande guerra (1° guerra mondiale 1914-1918) fino al proprio decesso, avvenuto il 7 Luglio 1930 a Crowborough, nel Sussex. Nel 1902 ricevette anche il titolo di baronetto.
Pubblicò molti romanzi con protagonista Sherlock Holmes e tutti sono di genere giallo.
La storia si svolge nelle tenebre dei sobborghi londinesi, intorno all’anno 1878. Tutto è avvolto nel mistero!
I moventi dell’omicidio vengono raccontati facendo riferimento a fatti accaduti qualche anno prima nelle zone circostanti al Colorado.
Il romanzo inizia con l’incontro tra il Dottor. Watson e Sherlock Holmes, poiché il dottore è in cerca di qualcuno con cui dividere l’affitto di una casa.
I due si trovano subito a dover affrontare un mistero, in una casa disabitata è stato rinvenuto il corpo di un uomo pieno di sangue, ma senza alcuna ferita. Si scoprirà successivamente che il sangue era dell’assassino.
Holmes grazie alla sua furbizia e genialità riesce subito a ricavare indizi che saranno poi utili a risolvere il mistero. L’uomo ucciso avvelenato è Drebber. Lestrade e Gregson sono due investigatori dello Scotland Yard, che sono in competizione tra loro, e cercano di risolvere il mistero chiedendo aiuto a Holmes. Poi però prenderanno loro il merito della risoluzione.
Qualche giorno dopo Johnston, segretario di Drebber, viene trovato morto nella sua stanza di albergo, a causa di un colpo di pistola. Sul comodino però erano state rinvenute delle pillole avvelenate, le stesse che avevano ucciso Drebber. Holmes sorprenderà poi tutti catturando Jefferson Hope, accusandolo di duplice omicidio e infatti proprio lui aveva commesso i due omicidi per vendetta. Quando si trovavano in America Drebber e Johnston avevano impedito a Jefferson di scappare con una ragazza, uccidendo anche il padre della ragazza e per questo il ragazzo li aveva seguiti in giro nel mondo per aspettare il momento propizio per ucciderli.
Come in tutti i romanzi gialli o polizieschi il tema della genialità,furbizia e intuizione sono quelli che spiccano di più e caratterizzano il protagonista, ovvero colui che risolve il mistero, nel nostro caso parliamo di Sherlock Holmes.
Altri temi che spiccano sono: la vendetta, frutto della furia omicida di Jefferson Hope,questi dopo il primo omicidio scriverà la parola tedesca RACHE, ovvero vendetta,al muro con il proprio sangue. Poi è evidente la cultura degli antichi popoli discendenti dagli indiani che si spostavano in carovana, in cerca di territori dove vivere. C’è anche l’approfittare degli altri, infatti Lestrade e Gregson prenderanno il merito della risoluzione del mistero, sempre parlando dei due investigatori di Scotland Yard esce fuori il tema della competizione.
Secondo me il messaggio che vuole dare il libro è che essendo intelligenti, avendo una grande intuizione e anche un po’ di furbizia si possono risolvere problemi.
Il romanzo mi ha appassionato molto, soprattutto nella prima parte, dove ci sono gli omicidi e la cattura del colpevole, invece sono di parere opposto per la seconda parte perché parla esclusivamente dei moventi dell’omicidio ed è un po’ noiosa.
Nel libro c’è un comportamento ingiusto da parte di Lestrade e Gregson che si prendono il merito di quello che aveva fatto Holmes. Secondo me, Sherlock avrebbe dovuto fare un po’ di giustizia con questi investigatori.
Nel romanzo si rispecchia l’età in cui è stato scritto, infatti i metodi usati da Holmes sono molto antichi rispetto ad oggi e non ci sono innovazioni che invece oggi vengono usate tutti i giorni. Anche se i metodi usati sono antichi è sempre bello nei romanzi gialli scoprire chi è il colpevole, e come l’investigatore o chi al posto suo lo capisce.
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Italo Calvino: Lezioni americane

Riassunto:
L’ultima opera di Calvino furono le cosiddette Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, nate come una serie di conferenze progettate per l’università statunitense di Harvard. Calvino le scrisse in buona parte nell’estate del 1895 ma poté concluderne solo cinque, né poté pronunciarle, perché la morte lo colse prima, dopo una breve e improvvisa malattia. Il titolo inglese dell’opera, come risulta dagli appunti dell’autore, era più modesto: Six for next millennium (Sei promemoria per il prossimo millennio).
Era frequente in quegli anni, la riflessione sulle sorti della letteratura nell’era tecnologica post-industriale. Le lezioni americane forniscono un rilevante contributo a tale dibattito. Rievocando le proprie letture, la propria carriera di scrittore, citando testi e autori, Calvino ripercorre, sinteticamente ma con vastità di orizzonti culturali e di conoscenze, la storia letteraria europea, dalle remote origini greche fino ai nostri giorni, allo scopo appunto di trarne indicazioni per il futuro. Nell’opera incontriamo una caratteristica peculiare di Calvino, ovvero la sua capacità di saldare innovazione e tradizione letteraria, ricerca del nuovo e sensibilità verso i valori del passato. Benché a quell’epoca la diffusione dell’informatica nella vita quotidiana fosse solo agli inizi, Calvino aveva già più volte evocato la minaccia portata dai computer al romanzo e alla letteratura. In alcuni racconti, per esempio, aveva immaginato dei calcolatori che, attraverso una serie di istruzioni, creassero testi narrativi dotati di senso, sostituendo l’autore. Tuttavia, nelle Lezioni americane egli manifesta ancora una grande fiducia nel futuro della letteratura: ci sono orizzonti ed emozioni che essa soltanto può regalare, a patto però che sappia valorizzare le sue qualità più specifiche.

Le qualità specifiche della letteratura letteraria
Sono sei, a parere dell’autore, le qualità che potranno assicurare la sopravvivenza della letteratura nel terzo millennio: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e consistenza. A ciascuna delle prime cinque è dedicata una lezione; la sesta, sulla consistenza, non fu mai scritta.
La prima lezione illustra le virtù della leggerezza: il racconto, grazie alla vivacità e alla mobilità dell’intelligenza, può sfuggire all’insostenibile pesantezza dell’essere, costruendo un universo alternativo, diverso da quello in cui si svolge il vivere quotidiano. Calvino elogia scrittori del passato, come il poeta latino Lucrezio, o più recenti, come il francese Cyrano de Bergerac, il primo che tentò di sottrarsi alla forza di gravità e di inventare sistemi per salire sulla luna. Precursore in ciò del nostro Leopardi che dà alla felicità irraggiungibile immagini di leggerezza, sottraendo peso al linguaggio fino a farlo somigliare alla luce lunare.

La seconda lezione è dedicata alla rapidità e si può riassumere nell’elogio dello scrivere bene e in una celebrazione del ritmo narrativo, in quanto agilità di stile e di trama. Raccontare, dice Calvino, è sempre un operazione sulla durata, un incantesimo, che agisce sul tempo, contraendolo o dilatandolo. Chi narra deve lottare contro il tempo: può vincere se, mediante il ritmo, riesce a conservare vivo nell’ascoltatore il desiderio di sentire il seguito. Un ottimo esempio di questa rapidità sono le fiabe, ma lo è anche la sublime concisione delle Operette morali leopardiane. Davanti a nuovi, rapidissimi massmedia di oggi, Calvino difende da una parte la velocità mentale della letteratura, dall’altra il valore, antitetico, della lentezza: solo calibrando tempi diversi, lo scrittore potrà produrre un messaggio d’immediatezza ottenuto a forza d’aggiustamenti pazienti.

Per esattezza Calvino intende tre cose: un disegno ben definito dell’opera; l’evocazione di immagini visuali nitide; l’uso di un linguaggio preciso. La letteratura è sempre in tensione verso l’esattezza: l’opera letteraria dovrebbe essere una minima porzione in cui l’esistente si cristallizza in una forma, vivente come un organismo. La peste da fuggire, scrive l’autore, è l’approssimazione, la quale dilaga anche nella vita e nel mondo reale, rendendo tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio né forma. La letteratura è un arma di difesa contro questa generale perdita di forma.

La quarta lezione tratta della visibilità. Oggi, aggiunge Calvino, l’uso del visuale è più assiduo che mai. Ricorda che all’origine dei suoi racconti vi è sempre stata un immagine visuale; per esempio il nucleo sorgivo del Barone rampante è l’immaginazione del ragazzo che si arrampica sull’albero. Immagini possono nascere da qualsiasi linguaggio, anche dalla scienza, come Calvino ha documentato nelle Cosmicomiche. Oggi, nella civiltà delle immagini, va coltivata la capacità di vedere a occhi chiusi. Chi legge, non fa che proiettare immagini alla sua fantasia, alla sua vista interiore. Quanto allo scrittore, deve coltivare le visioni infinite della sua mente stando alla regola fondamentale del gioco letterario, che consiste nel rifiuto della visione diretta: la letteratura, cioè sempre segno e rimanda perciò attraverso la scrittura, a immagini-segni, a immagini-sogno.

L’ultima lezione scritta da Calvino riguarda la molteplicità. L’immaginazione è un repertorio del potenziale, che riguarda ciò che non è stato né forse sarà ma che avrebbe potuto essere. Da qui l’idea di romanzo contemporaneo come enciclopedia, metodo di conoscenza e soprattutto rete di connessione tra i fatti, le persone, le cose del mondo. La letteratura, dice Calvino, continuerà a vivere se saprà porsi degli obbiettivi smisurati: la grande sfida che l’attende è proprio tenere insieme i diversi saperi e codici in una visione molteplice del mondo.
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