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Perché c'è così tanto odio nel mondo?


La nostra cultura sta cambiando molto rapidamente, ma una delle cose che sembra essere cambiata maggiormente è quanto profondamente sembriamo odiarci. Vi sono una miriade di ragioni per cui oggi il mondo è così carico di odio, per questo motivo ho cercato di evidenziare quelli che ritengo siano i principali motivi e come possono essere affrontati.



Indice




Mancanza di fiducia

Tra i principali motivi dell'odio vi è la mancanza di fiducia verso il prossimo. Temiamo che l'altro possa tradirci, quindi lo si esclude dal nostro cerchio della fiducia. Di solito l'escluso è consapevole del motivo di questa distanza, anche perché può trattarsi di una distanza reciproca; altre volte, invece, non ne comprende il motivo e questa situazione si evolve in odio verso la persona che non gli concede la fiducia o almeno la spiegazione che crede di meritarsi.

La fiducia è alla base di tutte le relazioni. I figli che si fidano dei propri genitori che si prendono cura di loro finché non diventeranno adulti e indipendenti, i genitori che si fidano dei propri figli, moglie e marito che giurano di amarsi in salute e in malattia e di uscire dalle situazioni di difficoltà insieme. Quando viene meno la fiducia familiare, questa può tramutarsi in odio (gelosia, invidia, vendetta), perché si dà per scontato che in famiglia ci sia sempre unione e comprensione ma, come dimostrano le notizie di cronaca nera, non sempre tutto è bene quel che finisce bene.

Il concetto di fiducia non si estende solo alla famiglia. Confidiamo che il governo fornisca le infrastrutture di base per crescere, imparare e vivere. Confidiamo che le aziende siano eque e giuste nel trattare i dipendenti e nel creare uno spazio di lavoro sicuro. Confidiamo che le istituzioni garantiscano giustizia, trasparenza e responsabilità per vivere in modo soddisfacente. Ci fidiamo delle forze dell'ordine per proteggere i nostri diritti. Confidiamo che i nostri soldi in banca saranno al sicuro. Confidiamo che i nostri leader religiosi ci guidino.

Anche in questo caso le situazioni possono cambiare, basti pensare a chi ha perso il lavoro e non riesce a mantenere la propria famiglia o a chi ha finito gli studi e non trova un lavoro dignitoso, ma solamente lavori sottopagati che portano più dolori che gioie nelle nostre vite. Oppure il sistema giudiziario che, specialmente in Italia, non funziona così bene e spesso i criminali non pagano abbastanza per i crimini commessi. Può perfino essere un banale incidente di un'auto che sfiora un'altra auto, sufficiente per spalancare le porte dell'ira e provocare una rissa. Quando il rapporto di fiducia viene a mancare subentra la delusione che va ad alimentare l'odio, che in questo caso non è solo limitato a una famiglia, ma a una città o addirittura a un intero Paese.



La discriminazione

Abbiamo una propensione a dividerci in categorie andando a creare una situazione "noi contro loro": nero o bianco, buono o cattivo, giusto o sbagliato, amico o nemico, superiore o inferiore e così via. E queste divisioni si applicano alla maggior parte delle aree della nostra vita, come: razza, religione, sesso, cultura, casta, paese o nazione.

Ognuna di queste aree, vale a dire razza, religione, sesso, cultura, casta e paese o nazione hanno una storia dietro. E i leader politici manipolatori attirano l'attenzione sulle malefatte del passato a scopo propagandistico per evocare un senso di giusta rabbia o paura di una potenziale minaccia, generando odio.

A causa della nostra innata abitudine di generalizzare o stereotipare, odiamo non solo un individuo specifico ma l'intera categoria contro la quale ci siamo posizionati. Quindi non odieremo una persona in particolare, ma tutti i neri, tutti i bianchi, tutti i musulmani, tutti i cristiani, tutti gli ebrei, tutti i russi, tutti i cinesi e così via a seconda dei casi.

L'aspetto più triste di tutto questo è che in molti casi abbiamo creato miti per giustificare la superiorità di un gruppo rispetto ad un altro, ad esempio il nazismo: la teoria nazista ipotizzò la superiorità della razza ariana come "razza dominante" su tutte le altre e in particolare sulla "razza ebraica".

Tuttavia, gli studiosi affermano che analizzando i geni di tutti gli esseri umani otteremmo come risultato che gli esseri umani sono geneticamente identici al 99,9%. Le differenze, se ce ne sono, sorgono a causa delle nostre culture e non dei nostri geni. Siamo prima di tutto degli esseri umani, e dovremmo rispettarci reciprocamente e comportarci come tali.



La sopravvivenza del più forte

Siamo diventati così saldamente radicati nella nostra convinzione che il principio alla base dell'evoluzione sia puramente "sopravvivenza del più adatto" e anche nel contesto del più veloce, più forte, più crudele ecc. non ci rendiamo conto che Darwin vedeva anche cooperazione e "simpatia" nell'evoluzione. Egli dichiarò:
"Quelle società ove il numero dei membri strette da scambievole simpatia sarà stato maggiore avranno meglio prosperato, ed avranno allevato un numero di grande di prole".



I media favoriscono l'odio

La televisione, i giornali, e le testate giornalistiche che operano su internet hanno bisogno di novità e interazione per ottenere una maggiore attenzione. Più la notizia è scioccante e maggiormente si andrà a parlare di essa, e maggiori saranno i loro guadagni. Pertanto sono i media stessi che fanno di tutto per non far finire la notizia nel "dimenticatoio" e, quando possibile, raccolgono informazioni anche da provenienze incerte facendole passare per vere infischiandosene se queste possano alimentare il clima di odio. Una notizia che mi ha fatto riflettere, non tanto per la notizia in sé, quanto per la reazione di chi l'ha letta è stata quando nel corso della guerra tra Russia e Ucraina per la conquista del Donbass, una donna anziana ucraina ha invitato dei soldati russi a mangiare una torta fatta da lei, torta poi rivelatosi una trappola per uccidere 8 soldati russi attraverso un ingrediente segreto: lo zinco, una sostanza che se ingerita porta intossicazione e alla morte da avvelenamento. La notizia potrebbe essere vera o falsa, è irrilevante per l'articolo in questione, infatti vorrei soffermarmi sulla reazione degli utenti dei social network che facevano il tifo per l'anziana donna, definendola un'eroina, trascurando il fatto che lei stessa abbia fatto qualcosa di raccapricciante, e questo è il contesto perfetto per dire che dalle guerre nessuno ne esce mai vincitore.



Come ridurre l'odio nel mondo?

L'odio nel mondo non si può cancellare del tutto, ma almeno si può ridurre tenendolo lontano dalle nostre vite e dalle persone che ci circondano. Dal momento che l'odio è solitamente generato da ignoranza, da una mancanza di controllo delle proprie emozioni e dalle insoddisfazioni della vita, bisognerebbe incrementare la propria istruzione, capire le culture degli altri Paesi e imparare a essere in pace con se stessi.

Eccovi alcuni suggerimenti che potrebbe essere utile seguire per ridurre l'odio interiore:
  • Leggere ed informarsi di più… e magari vedere qualche film istruttivo
  • Evitare ed invitare ad evitare siti, giornali, pagine social che diffondono contenuti tossici
  • Viaggiare e conoscere il mondo
  • Non aspettare i cambiamenti ma attivarsi in prima persona per renderli possibili
  • Prendere parte ad ambienti di condivisione, per superare le proprie paure e debolezze
  • Convivere con le differenze
  • Apprezzare la diversità
  • Ascoltare gli altri (anche se ciò potrebbe essere noioso)
  • Imparare a sorridere di più
  • Fare volontariato
  • Fare donazioni (del sangue, per la ricerca ecc.)
  • Non chiudersi nel proprio mondo e confrontarsi con gli altri
  • Denunciare chi fa del male ad altri
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Simbolo della Pace: significato e origine

Simbolo della pace colorato arcobaleno

Il simbolo della pace (peace symbol, in inglese) è noto in tutto il mondo per essere apparso in diverse manifestazioni pacifiche e contro la guerra, ma non tutti saprebbero dire quando e dove sia nato, chi lo ha realizzato e perché gli è stata data questa forma.





Simbolo della pace: autore

Il simbolo della pace ha avuto origine in Gran Bretagna. Un disegnatore e pacifista britannico di nome Gerald Holtom progettò l'ormai famoso simbolo nel febbraio 1958. Doveva essere usato per simboleggiare una protesta contro le armi nucleari e fece il suo debutto il 4 aprile 1958, in occasione della prima Marcia Aldermaston, una manifestazione sponsorizzata dal "Direct Action Committee against Nuclear War". Holtom realizzò 500 copie del simbolo della pace e li distribuì per la causa contro la guerra. I manifestanti tenevano alzato un cartello in verticale con in cui era raffigurato il simbolo della pace per una marcia di 52 miglia da Londra ad Aldermaston, e l'intera Gran Bretagna aveva associato quel simbolo di pace a quella particolare campagna per il disarmo nucleare, in altre parole il simbolo della pace divenne virale.

Questo umile simbolo è disponibile per l'uso da parte di chiunque per promuovere una causa pacifica, dal momento che Holtom si rifiutò sempre di proteggere la propria creazione per mezzo del copyright. Non è mai stato intenzionalmente registrato in modo che chiunque nel mondo potesse usarlo per un qualsiasi scopo. Ciò è significativo in quanto il concetto di pace e armonia non appartiene a nessuna persona.



Simbolo della pace: significato

Il simbolo della pace ☮ è un cerchio diviso in due parti da una linea verticale e che a sua volta si ramifica in altre due linee. Il suo successo è dovuto alla sua semplicità, dal momento che si tratta di una rappresentazione stilizzata: sugli sfondi chiari o bianchi viene raffigurato solitamente di colore nero, sugli sfondi scuri o colorati viene raffigurato solitamente di colore bianco.

Il simbolo della pace


Stando alla dichiarazione di Gerald Holtom rilasciata attraverso una lettera al redattore della rivista "Peace News" e alle sue spiegazioni precedenti, il simbolo della pace ha questa forma perché quando l'ha realizzato era disperato e ha disegnato se stesso con le braccia allargate all'infuori e verso il basso, in modo simile al bracciante agricolo davanti al plotone d'esecuzione presente nel dipinto "Il 3 maggio 1808" di Francisco Goya, che però differisce dal fatto che quest'ultimo tiene le braccia verso l'alto. Tuttavia, se il bracciante viene osservato capovolto si ottiene il simbolo stilizzato della pace. Quindi con una linea verticale ha raffigurato l'individuo, con le due linee oblique le braccia della persona e intorno ad esso ha disegnato un cerchio che simboleggia il pianeta Terra.

Inoltre ha raccontato che l'ispirazione gli è arrivata osservando l'alfabeto semaforico, utilizzato nelle segnalazioni nautiche. La linea verticale al centro rappresenta il segnale del semaforo della bandiera per la lettera D e le linee verso il basso su entrambi i lati rappresentano il segnale del semaforo per la lettera N. Le lettere "N" e "D" sono le iniziali di "Nuclear Disarmament", che in italiano vuol dire "disarmo nucleare". Le ha disegnate entrambe in modo sovrapposto e infine le ha racchiuse in un cerchio per dare una forma al simbolo.




Simbolo della pace: curiosità

Alcune curiosità riportate di seguito inerenti al simbolo della pace non sono da considerarsi ufficiali (le ultime tre):

- Un leader dei diritti civili e alleato dell'attivista Martin Luther King Jr. di nome Bayard Rustin aveva partecipato a quella manifestazione britannica nell'aprile 1958. Rimase così colpito dalla potenza mediatica del simbolo usato nella protesta politica britannica che lo introdusse nelle proteste e nelle marce per i diritti civili negli Stati Uniti nei primi anni '60. Entro la fine del decennio, il simbolo della pace era presente nelle manifestazioni e nelle marce di protesta contro la guerra del Vietnam. In poco tempo, il segno della pace è diventato onnipresente nella cultura americana e in tutte le manifestazioni di protesta contro la guerra.

- Il simbolo della pace è apparso spesso insieme al celebre slogan contro la guerra: "Fate l'amore, non fate la guerra" (Make love, not war), spesso associato alla controcultura americana degli anni '60 del secolo scorso. Venne utilizzato da coloro che erano contrari all'intervento americano in Vietnam.

- Di tanto in tanto, diffamato come un simbolo anticristiano (una "croce nera" rovesciata), un personaggio satanico o persino un emblema nazista, l'iconico segno di pace apparentemente non è così innocente per tutti. Questo perché sulle lapidi dei membri delle SS caduti veniva posto il simbolo della runa "Todesrune" che simboleggiava la morte. Per fortuna, il simbolo della pace ha una storia chiara e la sua origine non è così controversa.

- Il simbolo della pace è simile al logo della Mercedes, che è una stella argentata a tre punte. Il suo primo utilizzo risale al 1926, invece il simbolo della pace è apparso solamente 32 anni dopo.

- Il simbolo della pace ha una forma simile all'impronta di un uccello. Secondo alcuni l'uccello in questione è la colomba che, nella cristianità, è simbolo di pace e salvezza.
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La NATO, cos'è e cosa fa: spiegazione


L'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, in sigla NATO (in inglese: North Atlantic Treaty Organization), oppure OTAN (in francese: Organisation du Traité de l'Atlantique Nord), è un'alleanza di 31 paesi che si affacciano sull'Oceano Atlantico settentrionale. L'alleanza comprende gli Stati Uniti, la maggior parte dei membri dell'Unione Europea, il Regno Unito, il Canada e la Turchia. Nata il 4 aprile 1949, alcuni anni dopo la seconda guerra mondiale, l'alleanza ha lo scopo di garantire la sicurezza dei paesi membri, mantenere la pace e incoraggiare la cooperazione politica ed economica su entrambe le sponde dell'Oceano Atlantico per consentire alle economie dei suoi membri di svilupparsi e prosperare.





Storia della NATO in breve

Le parole che seguono sono tradotte direttamente dal sito ufficiale della Nato:
Si dice spesso che l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico sia stata fondata in risposta alla minaccia rappresentata dall'Unione Sovietica. Questo è solo parzialmente vero. Di fatto, la creazione dell'Alleanza faceva parte di uno sforzo più ampio per servire a tre scopi: scoraggiare l'espansionismo sovietico, vietare la rinascita del militarismo nazionalista in Europa attraverso una forte presenza nordamericana nel continente e incoraggiare l'integrazione politica europea. Le conseguenze della seconda guerra mondiale hanno devastato gran parte dell'Europa in un modo oggi difficile da immaginare. Circa 36,5 milioni di europei erano morti nel conflitto, 19 milioni di loro civili. I campi profughi e il razionamento dominavano la vita quotidiana. In alcune aree, i tassi di mortalità infantile erano uno su quattro. Milioni di orfani vagarono per i gusci bruciati delle ex metropoli. Nella sola città tedesca di Amburgo, mezzo milione di persone erano senzatetto.

Inoltre, i comunisti aiutati dall'Unione Sovietica stavano minacciando i governi eletti in tutta Europa. Nel febbraio 1948, il Partito Comunista Cecoslovacco, con il sostegno segreto dell'Unione Sovietica, rovesciò il governo democraticamente eletto in quel paese. Quindi, in reazione al consolidamento democratico della Germania Ovest, i sovietici bloccarono Berlino Ovest controllata dagli Alleati nel tentativo di consolidare la loro presa sulla capitale tedesca. L'eroismo del ponte aereo di Berlino fornì un po' di conforto ai futuri alleati, ma la privazione rimase una grave minaccia alla libertà e alla stabilità.

Con il beneficio degli aiuti e di un ombrello di sicurezza, la stabilità politica fu gradualmente ripristinata nell'Europa occidentale e iniziò il miracolo economico postbellico. Nuovi alleati si unirono all'Alleanza: Grecia e Turchia nel 1952, e Germania Ovest nel 1955. L'integrazione politica europea prese i primi passi esitanti.

Dal 1947 a ha inizio un periodo storico noto come la "Guerra fredda", che ha visto contrapporsi politicamente, ideologicamente e militarmente le due principali potenze vincitrici della seconda guerra mondiale: gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. In sintesi, sono passati da alleati a nemici, e questa contrapposizione coinvolse l'intera Europa.
Dopo che la Germania occidentale si unì alla NATO, i paesi comunisti formarono l'alleanza del Patto di Varsavia, che comprendeva l'URSS, la Bulgaria, l'Ungheria, la Romania, la Polonia, la Cecoslovacchia e la Germania dell'Est. L'Europa si stabilizzò in una difficile situazione di stallo, simboleggiata dalla costruzione del Muro di Berlino nel 1961. In risposta, la NATO ha adottato la politica di "ritorsione massiccia". Ha "avvisato" di usare armi nucleari se i membri del Patto avessero attaccato. La politica di deterrenza della NATO ha consentito all'Europa di concentrarsi maggiormente sullo sviluppo economico e meno su quello militare.

L'Unione Sovietica ha continuato a costruire la sua presenza militare. Alla fine della Guerra Fredda, stava spendendo il triplo di quanto spendevano gli Stati Uniti, pur avendo solo un terzo del loro potere economico.

La fine della guerra fredda viene convenzionalmente fatta coincidere con la caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), dovuta a ragioni economiche oltre che ideologiche, e la successiva dissoluzione dell'Unione Sovietica (26 dicembre 1991).

A seguito dell'assalto militare russo all'Ucraina nel 2022, la NATO ha condannato la Russia per la sua azione e anche la nazione della Bielorussia per la sua partecipazione all'attacco. Nella sua dichiarazione, l'organizzazione ha ribadito il suo impegno per l'articolo 5 del trattato (che non si estende all'Ucraina, in quanto non è un membro della NATO).



Quali sono i paesi che fanno parte della NATO?

Qui di seguito trovate quali sono 32 membri della NATO e le date del loro ingresso nell'alleanza:
  1. Albania (2009)
  2. Belgio (1949)
  3. Bulgaria (2004)
  4. Canada (1949)
  5. Croazia (2009)
  6. Danimarca (1949)
  7. Estonia (2004)
  8. Finlandia (2023)
  9. Francia (1949)
  10. Germania (1955)
  11. Grecia (1952)
  12. Islanda (1949)
  13. Italia (1949)
  14. Lettonia (2004)
  15. Lituania (2004)
  16. Lussemburgo (1949)
  17. Macedonia del Nord (2020)
  18. Montenegro (2017)
  19. Norvegia (1949)
  20. Paesi Bassi (1949)
  21. Polonia (1999)
  22. Portogallo (1949)
  23. Regno Unito (1949)
  24. Rep. Ceca (1999)
  25. Romania (2004)
  26. Slovacchia (2004)
  27. Slovenia (2004)
  28. Spagna (1982)
  29. Stati Uniti (1949)
  30. Svezia (2024)
  31. Turchia (1952)
  32. Ungheria (1999)


Attualmente la NATO possiede anche una rete di partnership con 40 paesi, compresi stati in Nord Africa e Medio Oriente, e in altre parti del mondo quali Giappone, Australia, Nuova Zelanda e Sud Corea.



Chi può diventare membro della Nato?

Stando al sito ufficiale della NATO, può diventare membro della NATO "qualsiasi altro Stato europeo in condizione di soddisfare i principi di questo trattato e di contribuire alla sicurezza dell'area nord-atlantica".

La NATO ha anche un cosiddetto Piano d'azione per l'adesione. Tale piano aiuta gli aspiranti membri a prepararsi all'adesione e a soddisfare i requisiti chiave fornendo loro consigli pratici e assistenza mirata.



Come funziona la NATO?

La missione della NATO è proteggere la libertà dei suoi membri e la stabilità delle loro regioni attraverso mezzi politici e militari. Tra i suoi obiettivi vi sono: la lotta contro le armi di distruzione di massa, il terrorismo e gli attacchi informatici.

Un aspetto chiave della NATO è l'articolo 5: esso afferma che "un attacco armato contro un alleato è considerato un attacco contro tutti gli alleati". In altre parole, un attacco a una nazione della NATO provocherà una rappresaglia di tutte le nazioni della NATO. La NATO ha invocato l'articolo 5 solo una volta nella sua storia, in seguito agli attacchi terroristici dell'11 settembre contro gli Stati Uniti.

La protezione che garantisce la NATO non si estende alle guerre civili dei paesi membri o ai colpi di stato interni. Durante un tentativo di colpo di stato del 2016 in Turchia, ad esempio, la NATO non è intervenuta in favore di nessuna delle due parti nel conflitto. In quanto membro della NATO, la Turchia avrebbe potuto ricevere il sostegno dei suoi alleati in caso di attacco subito da parte di altri paesi, ma non in caso di un colpo di stato.

La Nato è un'alleanza difensiva, interviene solo in caso di aggressione ai danni di uno o più Paesi membri, a meno che non sia l'ONU a richiedere l'intervento militare.



Chi finanzia la NATO?

Gli Stati Uniti versano circa il 4% del PIL alla NATO e con questi numeri sono i primi nella lista. Con l'accordo firmato nel 2014 l'alleanza ha posto come obiettivo di ricevere dai suoi membri un contributo pari al 2% del PIL (prodotto interno lordo), in modo che tutti gli stati membri possano contribuire in eguale misura. Tuttavia, non c'è nessuna penalità per i paesi che non riescono a raggiungere questa quota, perché spetta a ciascun paese decidere quanto spendere e come usare i propri soldi. La maggior parte dei paesi membri è al di sotto questa soglia, anche perché non tutti i paesi sono forti economicamente come gli Stati Uniti. Solo 10 di loro hanno raggiunto l'obiettivo del 2%: Croazia, Lituania, Latvia, Francia, Romania, Estonia, Grecia, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti. L'Italia spende circa l'1,5%, e ci sono tre paesi europei che spendono meno dell'1%, e sono: la Spagna, il Belgio e il Lussemburgo. Questi sono dati aggiornati al 2021. È inevitabile che dopo l'invasione russa dell'Ucraina avvenuta nel 2022, i valori di tutti i paesi membri andranno ad aumentare anno dopo anno fino a raggiungere l'obiettivo prefissato o addirittura superarlo.



Bandiera della NATO

La bandiera della NATO è composta da una rosa dei venti di colore bianco su sfondo blu, cerchiata, e attorniata da quattro linee verso i punti cardinali. Il colore blu scuro rappresenta l'Oceano Atlantico, la rosa dei venti la direzione intrapresa dall'organizzazione verso la pace, il cerchio che la circonda l'unità delle nazioni che ne fanno parte.
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ONU: riassunto


L'Organizzazione delle Nazioni Unite, la cui sigla è ONU, è un'organizzazione intergovernativa senza scopo di lucro istituita nel 1945, dopo la Seconda Guerra Mondiale, per aumentare la cooperazione politica ed economica tra i suoi paesi membri, ridurre le tensioni internazionali, promuovere i diritti umani e diminuire la possibilità di altri conflitti su larga scala.

Prima dell'ONU vi era la Società delle Nazioni, anch'essa un organizzazione intergovernativa istituita nel 1919 dopo la Prima Guerra Mondiale, ma si è rivelata incapace di prevenire lo scoppio della Seconda Guerra mondiale (gli Stati Uniti non hanno mai aderito alla Società delle Nazioni, sebbene il presidente americano Woodrow Wilson fu uno dei maggiori sostenitori).

Oggi, quasi tutti i paesi del mondo sono rappresentati nelle Nazioni Unite, compresi gli Stati Uniti, in cui ha sede l'ONU a New York. I membri dell'ONU sono 193 e ce ne sono altri due con il ruolo di osservatori permanenti e sono: Città del Vaticano e Palestina. Alcuni Paesi non sono riconosciuti dall'ONU come paesi indipendenti, anche se gestiscono la propria sovranità in completa autonomia (de facto), tra questi Tibet, Somaliland e Abkhazia; oppure perché uno o più Stati membri hanno bloccato il loro ingresso, tra questi esclusi vi sono Taiwan e Kosovo.



Struttura dell'ONU

L'ONU è composta da cinque organi principali: l'Assemblea generale, il Consiglio di sicurezza, il Segretario generale e la Corte di giustizia internazionale.


L'Assemblea generale: vi prendono parte tutti gli Stati membri, ognuno dei quali dispone di un voto. L'Assemblea generale non ha il potere di imporre decisioni agli Stati ma può esprimere il proprio parere e dare consigli.

Il Consiglio di sicurezza: è l'organo con il maggior potere e ha il compito di mantenere la sicurezza internazionale. Autorizza le missioni per il mantenimento della pace, può dare il consenso all'inserimento di nuovi membri nell'ONU e approva le modifiche alla Carta delle Nazioni Unite. La struttura del Consiglio di sicurezza consente a 5 potenti stati, detti membri permanenti (Russia, Regno Unito, Francia, Cina e Stati Uniti) di essere sempre presenti nel consiglio e di avere il potere di veto (basta un solo membro permanente per porre il veto alla domanda di uno Stato di poter entrare a far parte dell'ONU). Gli altri 10 membri del Consiglio di sicurezza cambiano ogni due anni.

Il Segretario generale: è l'alto funzionario dell'ONU e ne gestisce l'intera struttura. Ha sede a New York e comprende il Dipartimento per le operazioni di mantenimento della pace, che invia soldati delle Nazioni Unite, noti come "caschi blu", in missioni autorizzate dal Consiglio di sicurezza.

La Corte di giustizia internazionale: con sede a L’Aia (Paesi Bassi), ha il compito di esercitare il potere giudiziario applicando sanzioni economiche agli Stati che non rispettano gli accordi presi e addirittura interrompere le relazioni diplomatiche.



Quali sono le agenzie all'interno delle Nazioni Unite?

L'ONU ha una serie di agenzie specializzate che sono in realtà organizzazioni autonome che lavorano all'interno delle Nazioni Unite. Alcune di queste esistevano prima che scoppiasse la prima guerra mondiale, mentre altre erano associati alla Società delle Nazioni o sono sorte con la creazione dell'ONU o in seguito. Alcune delle più note di queste agenzie, con sede in tutto il mondo, sono:
  • l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), che combatte la fame;
  • l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che è l'autorità per la salute internazionale presso l'ONU; 
  • il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che contribuisce a favorire la crescita economica; 
  • l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), che stabilisce gli standard internazionali del lavoro; 
  • l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), che aiuta a proteggere importanti siti storici e culturali in tutto il mondo; 
  • la Banca Mondiale, che mira a ridurre la povertà e ad aumentare il tenore di vita in tutto il mondo.
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ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite): spiegazione


Uno degli aspetti caratteristici della nostra epoca è lo sviluppo di organismi internazionali, cioè di autorità superiori ai singoli Stati. Il più importante organismo internazionale è l'Organizzazione delle nazioni unite (ONU).





Cos'è l'ONU?

ONU è una sigla che sta per Organizzazione delle Nazioni Unite, mentre all'estero tale organizzazione è nota con il nome United Nations e la sigla UN. Si tratta di un'organizzazione intergovernativa che agisce a livello mondiale e fu fondata il 26 giugno 1945 a San Francisco, all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, dalle potenze uscite vittoriose dal conflitto (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina), allo scopo di mantenere la pace e la sicurezza fra nazioni.

Ad oggi sono 193 le Nazioni in tutto il mondo che fanno parte dell'Organizzazione. La sede principale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) è New York.

Sebbene sia meglio conosciuta per il mantenimento della pace, la costruzione della pace, la prevenzione dei conflitti e l'assistenza umanitaria, ci sono molti altri modi in cui le Nazioni Unite e il suo Sistema (agenzie specializzate, fondi e programmi) influenzano le nostre vite e rendono il mondo un posto migliore. L'Organizzazione lavora su un'ampia gamma di questioni fondamentali, dallo sviluppo sostenibile, alla protezione dell'ambiente e dei rifugiati, ai soccorsi in caso di calamità, alla lotta al terrorismo, al disarmo e alla non proliferazione nucleare, alla promozione della democrazia, dei diritti umani, dell'uguaglianza di genere e del progresso delle donne, della governance, dell'economia e sviluppo sociale e salute internazionale, sminamento, espansione della produzione alimentare e altro ancora, al fine di raggiungere i suoi obiettivi e coordinare gli sforzi per un mondo più sicuro per questa e per le generazioni future.



I principi delle Nazioni Unite

Le Nazioni Unite agiscono seguendo i seguenti principi:

1) L'uguaglianza sovrana degli Stati: ogni Stato, indipendente dalle sue dimensioni e dalla sua forza, ha diritto al rispetto della propria indipendenza politica e non deve subire discriminazioni da altri Stati.

2) L'autodeterminazione dei popoli: un popolo ha il diritto di ribellarsi e di rendersi indipendente e sovrano, nel caso in cui si trova soggetto alla dominazione straniera o a un regime razzista.

3) Il divieto dell'uso della forza: non è consentito ricorrere alle armi per risolvere conflitti fra gli Stati, uno Stato non può impadronirsi di un altro Stato, non si può andare in guerra ancor prima che essa inizi (anche nel caso in cui il pericolo è ritenuto imminente).

4) La non ingerenza negli affari interni dei singoli Stati: è l'obbligo posto a carico di tutti gli Stati di non interferire negli affari interni di un altro Stato, e trova il suo fondamento nel principio che stabilisce l’uguaglianza sovrana di tutti gli Stati.

5) Il rispetto dei diritti umani: ogni governo deve garantire le libertà civili, politiche, sindacali e religiose. Mentre deve condannare le discriminazioni sociali e politiche, la segregazione razziale e le persecuzioni delle minoranze etniche.

6) La cooperazione internazionale: deve esserci reciproca collaborazione fra gli Stati, in particolare quelli più ricchi ed evoluti devono occuparsi di quelli più poveri e arretrati per aiutarli nello sviluppo.



Come si chiama la Forza Armata dell'ONU?

Per il mantenimento della pace, l'ONU dispone di una forza militare (i cosiddetti caschi blu), che non sono un vero e proprio esercito, in quanto il personale militare a disposizione degli Stati membri può essere disarmato o con armamento leggero. I caschi blu sono delle "truppe di pace" in quanto possono impiegare le armi solo per legittima difesa e mai per favorire una delle parti in conflitto. Possono essere inviati dal Consiglio di sicurezza nelle aree in cui c'è un alto rischio che scoppi una guerra o dove una guerra è appena terminata e la pace è ancora instabile.

Principalmente l'ONU cerca di riportare l'ordine internazionale con mezzi pacifici, come arbitrati, mediazioni, raccomandazioni, offrendo aiuti economici ai Paesi sottosviluppati, e punendo colore che violano le regole con l'applicazione di sanzioni economiche.



Chi finanzia le Nazioni Unite?

L'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) è finanziata attraverso contributi obbligatori e volontari degli Stati membri, distribuiti in base alla capacità economica, al grado di sviluppo e d'indebitamento degli Stati membri. Quindi i paesi più ricchi sono quelli che versano più soldi (Usa, Cina, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, dopo di essi c'è l'Italia che paga anche più della Russia), ma chi mette a disposizione il maggior numero di caschi blu sono i Paesi più poveri del mondo (Pakistan, Bangladesh, India, Etiopia e Nigeria).



Bandiera dell'ONU

La bandiera delle Nazioni Unite è composta dall'emblema ufficiale in bianco su sfondo azzurro. Il colore di sfondo fu scelto come "l'opposto del rosso, il colore della guerra". I rami d'ulivo sono simbolo di pace, mentre la mappa rappresenta tutti i popoli del mondo. Il bianco ed il blu sono riconosciuti come colori ufficiali dell'ONU. Sullo stesso stile di questa bandiera ne sono state disegnate altre, ad esempio quella dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.



Organi dell'ONU

L'ONU agisce per mezzo di numerosi organi e istituzioni, create con funzioni e scopi ben precisi. I suoi organi principali sono: l'Assemblea generale, il Consiglio di sicurezza, il Segretario generale e la Corte di giustizia internazionale.

L'Assemblea generale: è una sorta di parlamento formato da tutti gli Stati membri, a ognuno dei quali spetta un voto, e a sede a New York. Ha principalmente funzioni consultive e si riunisce per discutere questioni relative al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Pertanto non può prendere decisioni, che invece vengono prese dal Consiglio di sicurezza.

Il Consiglio di sicurezza: è l'organo esecutivo dell'ONU, quello con maggior potere e responsabilità, e a sede a New York. Ha il potere di decidere dove e quando è necessario intervenire. È formato da 15 Stati membri, di cui 10 eletti ogni due anni dall'Assemblea generale e 5 sono membri permanenti (USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia). Le decisioni devono essere concordate con tutti gli Stati membri, dal momento che il voto contrario di uno Stato è sufficiente per bloccare qualunque intervento dell'ONU (diritto di veto).

Il Segretario generale: è il più alto funzionario amministrativo dell'Organizzazione e a sede a New York. Viene eletto ogni 5 anni dall'Assemblea generale su proposta del Consiglio di sicurezza. Si occupa del coordinamento degli organi dell'ONU e può richiamare il Consiglio di sicurezza su tutte le situazioni che possono minacciare la pace internazionale.

La Corte di giustizia internazionale: è un organo che detiene il potere giudiziario e a sede a L'Aia (Olanda). Si occupa di giudicare le controversie sottoposte dal Consiglio di sicurezza e dagli Stati membri. È composta da 15 giudici eletti dall'Assemblea generale ogni 9 anni.



Collaborazioni

L'Onu collabora anche con numerose organizzazioni specializzate che agiscono in tutto il mondo. Le più note sono:
  • l'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) incentrata sul miglioramento delle condizioni dei lavoratori; 
  • l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), che si batte per ridurre la fame nel mondo; 
  • l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) che si occupa di beni culturali; 
  • Il Fondo internazionale delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) che promuove interventi per l'infanzia, soprattutto nei paesi sottosviluppati; 
  • l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che ha come scopo quello di migliorare le condizioni di salute di tutti nel mondo.
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Agenda 2030: cos'è e quali sono gli obiettivi


Nel 2015, tutti gli stati membri delle Nazioni Unite (ONU) hanno approvato l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano d'azione per aiutare le persone e il pianeta, che comprende i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, OSS (in inglese: Sustainable Development Goals, Obiettivo).
Da anni gli scienziati ci avvertono che i problemi ambientali, che sono la conseguenza dell'attività umana, rappresentano un pericolo sia per la nostra salute che per quella del pianeta. Il coronavirus ci ha mostrato che non siamo immuni da queste minacce e il loro impatto non deve farci dimenticare la grande sfida che l'umanità deve affrontare: la lotta al cambiamento climatico. Organizzazioni tra cui l'Unione Europea (UE), il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale si sono già pronunciate a favore di una Green Recovery per superare questa crisi sanitaria, finanziaria e sociale seguendo il percorso tracciato dall'Agenda 2030 per lo sviluppo di un mondo più sostenibile.



Agenda 2030: cos'è e come e nata

Il 25 settembre 2015 i 193 Stati membri dell'ONU hanno approvato l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un piano ambizioso che si propone di raggiungere una prosperità rispettosa del pianeta e dei suoi abitanti. Questa Agenda è composta da 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ulteriormente suddivisi in 169 obiettivi, da raggiungere entro il 2030 con l'intento di "non lasciare indietro nessuno". La minaccia del cambiamento climatico è ora più reale che mai e il raggiungimento degli obiettivi è cruciale se vogliamo evitare di compromettere il futuro dei nostri figli.

L'Agenda 2030 è una continuazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite (2000-2015), che sono stati al loro tempo il primo consenso internazionale sull'affrontare problemi globali come l'eradicazione della povertà estrema e della fame, e per promuovere il miglioramento dell'accesso all'istruzione. Sebbene gli obiettivi non siano stati pienamente raggiunti, hanno comunque fornito la base per progressi significativi che, nel 2015, sono stati estesi attraverso l'Agenda 2030 e i rispettivi obiettivi sostenibili.



Agenda 2030: temi centrali in sintesi

L'agenda 2030 è suddivisa in 5 aree di intervento:


👪 Le persone

Porre fine alla povertà e alla fame, in tutte le loro forme e dimensioni, e garantire che tutti gli esseri umani possano realizzare il proprio potenziale con dignità, uguaglianza e in un ambiente sano.


🌍 Il pianeta

Proteggere il pianeta dal degrado ambientale, anche attraverso modelli sostenibili di produzione e consumo, gestendo responsabilmente le sue risorse naturali e agendo rapidamente sul cambiamento climatico.


🌻 La prosperità

Per garantire che tutti gli esseri umani possano godere di una vita prospera e appagante e che il progresso economico, sociale e tecnologico avvenga in armonia con la natura.


☮️ La pace

Promuovere società pacifiche, giuste e inclusive, libere dalla paura e dalla violenza.


🤝🏻 La collaborazione

Mobilitare i mezzi necessari per attuare l'Agenda 2030 attraverso un partenariato basato su uno spirito di solidarietà e incentrato, in particolare, sui bisogni dei più poveri e vulnerabili e con la partecipazione di tutti i paesi.



I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile

Obiettivo 1 Povertà zero: sradicare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo, attualmente misurata sulla base di coloro che vivono con meno di $ 1,25 al giorno

Obiettivo 2 Fame zero: porre fine alla fame e garantire a tutti l'accesso a cibi sani e nutrienti.

Obiettivo 3 Buona salute e benessere per le persone: garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età.

Obiettivo 4 Educazione paritaria e di qualità: garantire un'istruzione di qualità inclusiva ed equa e promuovere opportunità di apprendimento continuo per tutti.

Obiettivo 5 Parità di genere: raggiungere l'uguaglianza di genere e l'autodeterminazione di tutte le donne e ragazze.

Obiettivo 6 Acqua pulita e servizi igienico-sanitari: ottenere l'accesso universale ed equo all'acqua potabile che sia sicura ed economica per tutti.

Obiettivo 7 Energia pulita e accessibile: garantire a tutti l'accesso a un'energia accessibile, affidabile, sostenibile e moderna.

Obiettivo 8 Lavoro dignitoso e crescita economica: promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti.

Obiettivo 9 Imprese, Innovazione e Infrastrutture: costruire infrastrutture resilienti, promuovere un'industrializzazione inclusiva e sostenibile e favorire l'innovazione.

Obiettivo 10 Ridurre le disuguaglianze: far crescere del 40% il reddito della popolazione più povera dei Paesi e fare in modo che questo aumento sia superiore rispetto all’aumento dei redditi medi nazionali

Obiettivo 11 Città e comunità sostenibili: garantire a tutti l'accesso a alloggi e servizi di base adeguati, sicuri e convenienti e l'ammodernamento dei quartieri poveri.

Obiettivo 12 Consumo e produzione responsabile: garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

Obiettivo 13 I cambiamenti del clima: intraprendere azioni urgenti per combattere il cambiamento climatico e i suoi effetti.

Obiettivo 14 Vita sott'acqua: conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine.

Obiettivo 15 Vita sulla terra: gestire in modo sostenibile le foreste, combattere la desertificazione e arrestare e invertire il degrado del suolo e la perdita di biodiversità.

Obiettivo 16 Pace, giustizia e istituzioni solide: promuovere società pacifiche e più inclusive.

Obiettivo 17 Partnership per gli obiettivi: rafforzare i mezzi per l'implementazione e rivitalizzare la partnership globale per lo sviluppo sostenibile.
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Cambiamento climatico: cos'è, cause e conseguenze

Cambiamento climatico

Sentiamo spesso nei notiziari parlare di cambiamento climatico, una problematica assai attuale che riguarda tutto il mondo. Riteniamo sia utile capire quali sono le cause che lo comportamento e quali sono le conseguenze che dovremmo aspettarci qualora si dovesse continuare a trascurare il problema.


Cambiamento climatico: definizione

In climatologia, con i termini cambiamento climatico o mutamento climatico si fa riferimento ai cambiamenti a lungo termine delle temperature e dei parametri ambientali (precipitazioni, nuvolosità, livello del mare ecc.). Quindi il clima è lo stato medio del tempo atmosferico in molti anni, invece il cambiamento climatico è un cambiamento di quelle condizioni medie. Questi cambiamenti possono essere naturali, ad esempio attraverso variazioni del ciclo solare, o causati dall'uomo.



Cambiamento climatico: cause

Dal 1800 ad oggi le attività umane sono state la principale causa del cambiamento climatico, che si servono della combustione di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas. La combustione di combustibili fossili genera emissioni di gas serra che agiscono come una coperta avvolta intorno alla Terra, intrappolando il calore del sole e aumentando le temperature.

Alcuni esempi di emissioni di gas serra che stanno causando il cambiamento climatico sono: il biossido di carbonio e il metano: tra gli usi comuni vi sono quello della benzina per le auto e il carbone per riscaldare gli edifici. Anche il disboscamento di terreni e foreste può causare il rilascio di anidride carbonica, perché, durante la crescita, gli alberi catturano e sequestrano l'anidride carbonica presente nell'atmosfera. Le discariche per i rifiuti sono una delle principali fonti di emissioni di metano.

I principali responsabili delle emissioni di metano sono l'energia, l'industria, i trasporti, l'edilizia, l'agricoltura e l'uso del suolo.



Cambiamento climatico: conseguenze

E mentre si rimandano le soluzioni al problema, le emissioni continuano ad aumentare. Di conseguenza, la Terra è ora circa 1,1 °C più calda di quanto non fosse alla fine del 1800. E l'aumento della temperatura non significa solo che farà più caldo. Il clima della Terra è complesso: anche un piccolo aumento della temperatura media globale comporta grandi cambiamenti, con molti pericolosi effetti collaterali (il famoso effetto farfalla). Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono la forte siccità, scarsità d'acqua, frequenti incendi, innalzamento del livello del mare, inondazioni, scioglimento dei ghiacci polari, tempeste catastrofiche e la perdita della biodiversità (il numero di specie animali e vegetali e le loro variazioni genetiche).

Il cambiamento climatico può influire sulla nostra salute, sulla capacità di coltivare cibo, sulle abitazioni, sulla sicurezza e sul lavoro. Alcune popolazioni sono già più vulnerabili agli impatti climatici, come coloro che vivono in piccole isole, lungo la costa e altri paesi in via di sviluppo. Condizioni come l'innalzamento del livello del mare fa sì che l'acqua salata penetra nell'entroterra bruciando le coltivazioni nei campi e danneggiando il settore agricolo: sono problemi attuali al punto che intere comunità hanno dovuto trasferirsi altrove per la situazione di pericolo e per la siccità prolungata che sta mettendo solide basi per un rischio di carestia. In futuro, il numero dei "rifugiati climatici" non può che aumentare.

Secondo i climatologi, non superare la soglia di 1,5 °C sarebbe sufficiente a evitare i peggiori impatti climatici e a mantenere un clima vivibile. Tuttavia, le loro previsioni sono che il riscaldamento globale raggiungerà i 7 °C entro la fine del secolo.

Le emissioni che causano il cambiamento climatico provengono da tutti i paesi del mondo, ma alcuni paesi sono responsabili molto più di altri. Tra i cinque paesi con le maggiori emissioni di metano vi sono: Cina, Russia, Stati Uniti, Iran e India. Tutti dovrebbero intervenire per combattere il cambiamento cimatico, ma le persone e i paesi che creano più problemi hanno una maggiore responsabilità di agire per primi.



Cambiamento climatico: soluzioni e rimedi

Sono molte le soluzioni ai cambiamenti climatici che possono anche offrire vantaggi economici e allo stesso tempo migliorare le nostre vite e proteggere l'ambiente. Per esempio il passaggio dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabile, come il solare o l'eolico, sarà in grado di ridurre le emissioni che principalmente incidono sul cambiamento climatico. Ma questo passaggio deve avvenire immediatamente per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C, e non entro il 2050 come hanno stabilito la maggior parte dei Paesi che hanno preso parte alle conferenze sul clima.

L'adattamento alle conseguenze climatiche consentirebbe di mettere al sicuro le persone, le abitazioni, le imprese, i mezzi di sussistenza, le infrastrutture e gli ecosistemi naturali. L'adattamento sarà necessario ovunque, ma ora è necessario dare priorità ai Paesi più vulnerabili e con le minori risorse per far fronte ai rischi climatici. Il fatto è che si può iniziare a lavorare già da ora su questo problema, si sa anche come risolvere il problema, ma ciò richiede investimenti finanziari significativi da parte di governi e imprese in favore dei paesi in via di sviluppo (che nessuno vuole farsi carico), oppure si potrebbe aspettare e pagare in futuro, ma a caro prezzo (sia in termini economici sia in termini di vittime).

Data la portata del cambiamento climatico e il fatto che influenzerà molti settori della vita, anche i Paesi più sviluppati dovranno farsi trovare pronti all'impatto climatico. Ciò richiederà sforzi su larga scala, molti dei quali saranno gestiti dai governi. Potrebbe essere necessario costruire o adattare strade e ponti per resistere a temperature più elevate e tempeste più potenti. Alcune città costiere potrebbero dover stabilire sistemi per prevenire le inondazioni nelle strade e nei trasporti sotterranei. Le regioni montuose potrebbero dover trovare modi per limitare le frane e gli straripamenti delle acque (fiumi, torrenti) dovuto allo scioglimento dei ghiacciai.

Alcune comunità potrebbero persino aver bisogno di trasferirsi in nuove località perché sarà troppo difficile adattarsi. Questo sta già accadendo in alcuni paesi insulari che si trovano ad affrontare l'innalzamento del mare.
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