Tema sul coronavirus o Covid-19


Appunto di italiano sul coronavirus o covid-19: cosa è, quando è iniziato, come si combatte, effetti positivi e negativi sulle nostre vite.

Il seguente tema di italiano sul coronavirus o covid-19 è scritto in base al punto di vista di una studentessa che racconta la vita ai tempi del coronavirus attraverso quello che ha letto e sentito dai media, ha visto coi propri occhi, e vissuto personalmente (quarantena o lockdown, uso della mascherina, igiene personale, disinfettante, didattica a distanza, isolamento sociale, vaccino ecc.).



Covid-19: tema svolto

In questo periodo stiamo vivendo una situazione molto particolare, che sta cambiando le nostre vite e il nostro modo di pensare, a causa del coronavirus, meglio noto con la sigla di "COVID-19". Nessuno si sarebbe mai potuto immaginare una pandemia di dimensioni così enormi, presente ovunque nel mondo, molto simile a quella che può essere vista nei film di fantascienza che hanno come tema il contagio. Un campanello d'allarme l'avevamo già avuto quando nel 2015 il miliardario Bill Gates, creatore di Microsoft, disse pubblicamente testuali parole «La prossima guerra che ci distruggerà non sarà fatta di armi ma di batteri. Spendiamo una fortuna in deterrenza nucleare, e così poco nella prevenzione contro una pandemia, eppure un virus oggi sconosciuto potrebbe uccidere nei prossimi anni milioni di persone e causare una perdita finanziaria di 3.000 miliardi in tutto il mondo». All'epoca non si sapeva davvero nulla sul covid e Gates, che non è un chiaroveggente, si stava riferendo alla malattia da virus Ebola del 2014 quando disse ciò, ma si trattava più come una critica alle organizzazioni mondiali della sanità non sufficientemente organizzate per gestire situazioni simili a livello globale, e in effetti adesso ce ne siamo resi conto tutti con il covid. Si dice che i primi casi di questo virus sono stati rilevati a Wuhan, in Cina e, inizialmente, tutti pensavano che fossero solo dei casi isolati e facilmente gestibili dalle autorità locali o comunque lontani a sufficienza da poter fare sonni tranquilli al di fuori della Cina, ma la gente viaggia per turismo e lavoro e di conseguenza il contagio si è rapidamente diffuso in altri Paesi europei fino a raggiungere l'Italia.
Nessuno sa con certezza come sia nato il covid-19, si va per ipotesi perché la verità nessuno ce la vuole raccontare e abbiamo visto Paesi come Cina e Usa accusarsi a vicenda. Le ipotesi più accreditate sono che è stato sviluppato come arma biologica oppure è frutto di un incidente durante un esperimento nel laboratorio biologico di Wuhan.
In origine l'opinione pubblica era che si trattasse della comune influenza che colpisce ogni anno nella stagione invernale; per certi aspetti non era sbagliata questa affermazione perché i sintomi del covid sono davvero parecchio simili a quelli dell'influenza, come stanchezza, febbre, tosse secca, mal di gola, mal di testa, occhi arrossati, ma a questi andavano ad aggiungersi altri malesseri come l'incapacità di sentire gli odori e i sapori, per non dimenticare il più grave e preoccupante dei problemi legato all'apparato respiratorio: il covid va a colpire e danneggiare i polmoni. Gli individui contagiati e già soggetti ad altre patologie gravi e, in modo particolare gli anziani, andavano a riempire i posti letto di terapia intensiva degli ospedali che in breve tempo si sono trovati in piena emergenza. Moltissime persone morivano ogni giorno sia in ospedale in quanto non vi erano bombole di ossigeno sufficienti per tutti, sia in casa perché i contagiati scettici o scarsamente assistiti dalla propria famiglia ignoravano i primi sintomi e sottovalutavano il problema.
Il Governo italiano inizialmente era spaccato sul da farsi, addirittura alcuni politici sminuivano il problema - per evidenti interessi personali - in modo da impedire o almeno ritardare la chiusura nelle aree da loro gestite, e così in un primo momento sono stati bloccati gli spostamenti tra regioni, poi con l'aggravare della situazione sono stati bloccati gli spostamenti tra province e infine tra comuni. È stata presa una decisione considerata drastica e che non avevo mai vissuto prima d'ora: la quarantena (lockdown in inglese). Per uscire di casa era diventato obbligatorio indossare una mascherina chirurgica, disinfettarsi le mani con un igienizzante e, inoltre, bisognava possedere l'auto-dichiarazione per gli spostamenti indicando il punto di partenza, di arrivo e la motivazione dello spostamento. Ciò significava che non era più possibile uscire di casa per svago, per incontrare amici, per andare in palestra, al bar, al ristorante, dal barbiere/parrucchiere, dall'estetista, ma solo per esigenze lavorative, situazioni di necessità (come fare la spesa) o motivi sanitari.
Il covid era già presente in tutti i Paesi del mondo, ma l'Italia era tra i Paesi che si preoccupava maggiormente di conteggiare e segnalare tutti i casi covid, e pertanto risultavamo come il Paese più contagiato e con il maggior numero di vittime, secondi solo alla Cina. Dopo qualche tempo anche altri Paesi, sotto accusa da parte dei media di nascondere la verità, sono stati costretti a divulgare i dati delle vittime da questo virus e il numero giornaliero di contagiati. In principio questi stessi Paesi si prendevano gioco dell'Italia che non sapeva gestire il problema e non hanno fatto certamente una bella figura quando hanno mostrato i loro dati che erano notevolmente ben peggiori dei nostri e in continuo peggioramento, fra tutti gli Stati Uniti, dove la gente presa dal panico svuotava i supermercati acquistando enormi quantità di cibo e... carta igienica. Tra le dichiarazioni più scioccanti non posso non citare quelle scelte dal Regno Unito che ha affermato che «Il 60% dei britannici dovrà contrarre il Covid19 per sviluppare l'immunità di gregge»: qui si parla di immunità di gregge acquisita attraverso il contagio del coronavirus, cioè in modo pericolosamente imprevedibile, quindi non per via di vaccinazioni di massa, come di solito accade. In linea generale penso che l'Italia, malgrado tutto, abbia fatto un buon lavoro nella gestione della pandemia, in quanto non era facile chiudere la maggior parte delle attività pubbliche e private mantenendo un clima civile nella popolazione in un periodo dove la disoccupazione in Italia regna sovrana e dove gran parte degli italiani non riesce ad arrivare a fine mese lavorando, figuriamoci non lavorando. Inoltre molti hanno perso parenti e amici a causa del covid, e non hanno nemmeno potuto dare loro un ultimo saluto, e questo sicuramente è il lato più drammatico e triste di tutta la vicenda.
Il covid, che ha avuto il suo momento più brutto nel periodo della quarantena, ha anche avuto dei risvolti positivi: ci ha avvicinato alla famiglia dal momento che abbiamo dovuto passare molto più tempo con essa, ci ha dato più tempo da dedicare a noi stessi, ci ha reso più maturi e sensibili ai problemi altrui, dovendo aiutare i propri genitori in casa nelle pulizie e in cucina siamo diventati più indipendenti e responsabili.
Per quanto riguarda l'aspetto scolastico, la didattica a distanza (DAD) è stata un'altra novità per me e l'ho trovata come un ottimo compromesso piuttosto che restare in casa a non fare nulla aspettando che si potesse ritornare nuovamente a scuola come prima. Io mi sono trovata bene sin da subito per quanto riguarda l'attrezzatura scolastica, possedevo già un computer portatile e una buona connessione internet, lo stesso non si poteva dire di alcuni miei compagni di classe che perdevano ripetutamente la connessione e quando venivano interpellati il loro audio o video funzionava a scatti. Col passare dei giorni però ci siamo attrezzati tutti adeguatamente e le lezioni hanno ripreso a funzionare normalmente, anche se di normale tutto ciò non aveva nulla. Dovevamo restare per molte ore davanti al computer e anche il pomeriggio per fare i compiti dovevo fare lo stesso, non ero abituata a stare così tanto tempo davanti a uno schermo. Ero triste perché sentivo la mancanza delle mie compagne di classe e con alcune delle mie migliori amiche ci sentivamo telefonicamente e qualche volta direttamente tramite la videochat, dato che non potevamo incontrarci come facevamo prima del covid a scuola, ma questo non ci rendeva ugualmente felici e non vedevamo l'ora di poterci rincontrare.
Quello che mi pesava maggiormente della quarantena era la routine, ogni giorno mi sembrava come la ripetizione del precedente, e anche se provavo a inventare qualche nuova attività in casa come fare un po' di allenamento, leggere qualche rivista, rimettere in ordine il guardaroba, creare dei dolci, sentivo di aver perso la libertà ed è una sensazione terribile che non ti fa dormire bene la notte. Tuttavia, sapevo quanto fosse importante non uscire di casa in quel periodo in cui il contagio aveva raggiunto picchi altissimi e ho tenuto duro fino alla fine.
Notavo dai telegiornali che più o meno tutti eravamo stufi di restare chiusi in casa e ognuno si inventava qualcosa per uscire all'aperto anche solo per qualche minuto: buttare fuori i sacchetti della spazzatura non era più una cosa noiosa da fare, andare a fare la spesa era diventato l'hobby di tutti e al telegiornale sentivo di persone che andavano a farla anche più volte al giorno, molti portavano il cane a spasso e altri che non lo avevano se lo creavano di peluche, ma soprattutto quel che mi ha fatto maggior impressione è stato il numero di persone che si è improvvisata runner (= corridore) pur di potersi spostare a piedi ben oltre il proprio vialetto di casa. D'altra parte chi lavora in ufficio ha ammesso di preferire il lavoro in smart working, altro termine inglese per indicare il lavoro da casa davanti al computer in comunicazione con gli altri colleghi tramite una connessione internet. Chi ha guadagnato moltissimo da questa videnda negativa sono sicuramente i media, in particolare i programmi televisivi di news e attualità, dal momento che si sta spesso in casa, e ovviamente le case farmaceutiche sia per i tamponi sia per i vaccini.
Il ritorno a scuola non è stato dei più piacevoli, potevo ritornare a parlare coi miei cari compagni di scuola ma alla giusta distanza, dovevo indossare la mascherina per tutta la durata delle lezioni, l'odore sgradevole di igienizzante per mani per tutto l'istituto, finestre aperte nonostante il freddo per il ricambio d'aria e, inoltre, ci sentivamo a disagio quando qualcuno starnutiva o aveva qualche colpo di tosse.
Oggi almeno possiamo ridurre le problematiche del virus Covid-19 attraverso il vaccino e, sebbene non basta per fermare il contagio, almeno nella maggior parte degli individui è sufficiente abbastanza per ridurre il tasso di mortalità e di avere complicanze che rimangono nel tempo. Sembra incredibile ma nonostante tutte le evidenze del caso c'è anche chi è ancora contrario al vaccino (novax in inglese), oppure si reca in luoghi affollati senza l'uso della mascherina. Può darsi che si sentano più forti del virus, ma anche ammettendo che questo potesse essere vero, non si può negare il fatto che il virus possa colpirli, che loro diventino positivi asintomatici (= senza sintomi), per poi contagiare persone a loro care che magari sono più vunerabili. Il rischio di morire o di veder morire i propri cari è assai più alto per chi non si vaccina e per questa ragione il Governo italiano le sta provando tutte per aumentare il numero di persone vaccinate, riducendo al minimo le libertà per i non vaccinati
La mia speranza e credo sia anche quella di tutti, è che i vaccini possano diventare più durevoli e che il virus possa perdere il suo potere distruttivo di giorno in giorno. Purtroppo l'arrivo di nuove varianti del virus, più contagiose ma a quanto pare meno mortali, richiedono ulteriori vaccini e ciò alimenta il clima di desolazione. Mi è difficile immaginare che nei prossimi anni saremo di nuovo senza mascherina e che potremo riabbracciare i nostri amici senza più doverci preoccupare di essere contagiati, per questo sono del parere che dobbiamo imparare a guardare avanti verso un futuro che sicuramente sarà diverso da come l'avevamo immaginato: la normalità che conoscevamo non ci sarà più e dovremo costruircene una nuova.


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