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Le Fonti di Finanziamento - Tema

Indicare le diverse fonti di finanziamento a cui un’impresa industriale può far ricorso sia per le esigenze connesse al patrimonio circolante sia per quelle riguardanti il rinnovo dei beni strumentali o l’espansione aziendale, tenuto conto anche della forma giuridica. Presentare successivamente con dati a scelta, esempi di scrittura in P.D con cui si evidenziano operazioni di finanziamento di capitale proprio (autofinanziamento, conferimenti di soci, versamento di soci in conto capitale) e operazioni di finanziamenti di capitale a credito (finanziamenti di soci, accensione di mutui, ricorso al credito commerciale).

Tema Svolto:
Nelle imprese industriali, come quasi tutte le altre imprese, il sostenimento dei costi relativo all'acquisto dei fattori produttivi (beni strumentali, beni da destinare al consumo e alla vendita, materie, servizi e lavoro) precede il conseguimento dei ricavi, generando un fabbisogno di mezzi finanziari che viene soddisfatto facendo ricorso a diverse fonti di finanziamento. I mezzi finanziari che l’impresa utilizza per lo svolgimento della propria attività derivando da capitale proprio sono acquisiti a titolo di capitale di rischio, quindi sono soggetti al rischio d’impresa, cioè al rischio di perdite provocando una diminuzione del patrimonio netto se si tratta di imprese individuali, delle quote se si tratta di una società collettiva, o di azioni se si parla di una S.p.a; non si comportano un obbligo rigido di remunerazione in quanto a capitolo proprio viene remunerato con gli utili prelevati o distribuiti solo se vi sono risultati positivi e non sono soggetti a scadenza per cui rimangono investiti nell'azienda a tempo indeterminato di solito per tutta la durata della vita salvo eventuali riduzioni di capitale per rimborso ai soci o per prelevamenti dell’imprenditore.
Questa fonte di capitale può essere interna, come il caso dell’autofinanziamento eventualmente accantonato nella società effettuando la costituzione o incremento di riserve, di utili o da fonti esterne come l’apporto di capitali da parte dell’imprenditore individuale o di soci. L’autofinanziamento è imposto dalla legge, nei limiti stabiliti per l’accantonamento a riserva legale e può essere indiretto quando corrisponde alle entrate per disinvestimento, cioè la riscossione dei ricavi di vendita, proprio quando corrisponde agli utili accantonati dal proprietario e non distribuiti ai soci, essa è palese quando gli utili non prelevati o distribuiti incrementano il patrimonio netto, in particolare nelle società essi vengono accantonati nelle riserve (es. in quella straordinaria), quindi appaiono in bilancio oppure è occulto quando i beni sono sottovalutati e le passività sono sopravvalutate in modo da formare riserve occulte; si parla di autofinanziamento improprio se corrisponde agli ammortamenti rilevati nei fondi ammortamento o alle quote maturate di TFR, costituisce una forma temporanea di autofinanziamento originata dal fatto che tali costi determinano delle uscite solo nel momento del rinnovo dei beni ammortizzati o all'atto del pagamento del TFR ai dipendenti.
Nelle imprese collettive i soci possono apportare mezzi finanziari secondo 3 modalità: a incremento del capitale sociale, in conto capitale, in conto finanziario.
I versamenti a capitale sociale sono costituiti dalle sottoscrizioni di azioni o quote (in cui è frazionata la proprietà dell’azienda e che danno diritto alla partecipazione agli utili. Il capitale sociale sorge in seguito alla costituzione delle società per i conferimenti dei soci e può essere successivamente aumentato o ridotto con appositi delibere, con conseguente modifica dell’atto costitutivo. Il suo importo posto nella prima voce del passivo dello Stato patrimoniale, cioè quella del patrimonio netto.
I versamenti in conto capitale affluiscono come riserve nel patrimonio netto, vengono effettuate dai soci quando rinunciano al diritto di rimborso delle somme versate e sono infruttiferi di interessi.
I versamenti in conto finanziario sono effettuati dai soci con obbligo di rimborso e sono fruttiferi di interessi. I finanziamenti di capitali di terzi sono mezzi finanziari ottenuti a titolo di prestito e costituiscono una fonte tipicamente esterna. Essi formano il capitale di credito e costituiscono dei debiti, comportano l’obbligo della remunerazione indipendente dal risultato economico di gestione, cioè il pagamento di un interesse che può essere esplicito, indicato mediante un tasso percentuale o implicito se già compreso nell'importo da restituire a scadenza; sono soggetti all'obbligo di rimborso alla scadenza concordata e sono soggetti solo in via secondaria al rischio d’impresa. A seconda della natura si distinguono i debiti di regolamento e i debiti di finanziamento. I debiti di regolamento o debiti di fornitore sono finanziamenti concessi dai fornitori che concedono dilazioni nel tempo nelle operazioni di approvvigionamento dei fattori della produzione. Il loro importo include generalmente un interesse implicito, compreso nel prezzo da pagare a scadenza.
I debiti di finanziamento sono prestiti ottenuti sotto svariate forme contrattuali, e per diversa durata e che prevedono un interesse esplicito. Possono essere accesi con enti creditizi, con i singoli creditori o con soci.

Rispetto al tempo di rimborso il capitale di terzi può essere distinto in:
  1. Debiti scadenti a breve termine, in quanto rimborsabili entro un periodo non superiore ai 12 mesi, essi rappresentano le passività correnti.
  2. Debiti scadenti nel medio o lungo periodo, in quanto rimborsabili entro un periodo superiore a 12 mesi e inferiore a 5 anni (medio termine) o superiore a 5 anni (lungo termine) questi rappresentano le passività consolidate.

Le banche possono finanziare le imprese concedendo prestiti a breve attraverso operazioni di smobilizzo dell’attivo circolante come anticipi su fatture e ricevute sconto cambiario, e operazioni di finanziamento sotto forma di aperture di credito, cambiali finanziarie, anticipazioni su titoli e merci. Invece per finanziare l’attivo immobilizzato all'impresa vengono concessi prestiti a medio e a lungo termine come i mutui bancari, sovvenzioni garantite, certificati di investimenti.
Le imprese inoltre possono rivolgersi a finanziatori esterni al sistema bancario raccogliendo il risparmio tra il pubblico mediante l’emissione di obbligazioni, riservata solo alla società per azioni o in accomandita per azioni, emettendo cambiali finanziarie e certificati di investimento. Mentre le obbligazioni e i certificati di investimento consentono di acquisire fondi a medio e a lungo termine, le cambiali finanziarie, essendo titoli all'ordine emessi in serie, aventi una scadenza breve non inferiore 3 mesi e non superiore a 12 mesi dalla data di emissione, servono a finanziare l’attivo circolante.
Un’altra operazione di finanziamento è quella della locazione finanziaria o leasing che è un contratto mediante il quale sono dati in locazione mobili o immobili, acquistati o fatti costruire dal locatore (società di leasing) su scelta o indicazione del conduttore (impresa utilizzatrice) con facoltà di quest’ultimo di divenire proprietario dei beni locati al termine della locazione dietro versamento di un prezzo stabilito (prezzo di riscatto).
In tal modo l’azienda utilizzatrice evita l’esborso finanziario, che è richiesto in caso di acquisto con pagamento immediato, di fatto si fa finanziare dalla società di leasing. L’azienda inoltre per poter finanziare il ciclo produttivo ha l’esigenza di smobilizzare i capitali investiti nei crediti alla clientela ricorre a operazioni di finanziamento collegati all'incasso delle fatture commerciali, possono consistere nello smobilizzo di credito rappresentato da effetti come lo sconto di cambiali commerciali e finanziamenti su portafoglio salvo buon fine (tratte e ricevute all'incasso), oppure non rappresentative di effetti come gli anticipi su fatture (si tratta di un’apertura di credito di c/c concessa alle aziende industriali, dalle banche contro cessione salvo buon fine di crediti di forniture verso imprese di grandi dimensioni e di sicura solvibilità di factoring (contratto mediante il quale un’azienda cede ad una società di factoring i crediti che essa vanta presso la propria clientela derivanti da vendite con pagamento differito).
L’impresa ha una vasta scelta sulle fonti di finanziamento da adottare, infatti esse hanno la caratteristica di essere alternative, in quanto l’azienda può effettuare la combinazione delle fonti di finanziamento che ritiene opportune al fine di scegliere quella più conveniente e complementari, perché può ricorrere all'utilizzo di più fonti contemporaneamente. La combinazione ottimale è quella che risulta più efficace date le caratteristiche dell’impresa e che comporta la minore incidenza negativa sull'equilibrio economico limitando gli oneri finanziari e che risolva i problemi legati alla gestione finanziaria in modo tale da impiegarle in modo corretto ottenuto conto dalla scadenza di ogni fonte, per cui è necessario impiegare per l’acquisto di fattori produttivi a breve ciclo di utilizzo le passività correnti, cioè facendo ricorso ai debiti a breve termine, mentre finanziarie l’acquisto di fattori della produzione a medio e a lungo termine con passività consolidate.
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Capitolati di Appalto

Si esaminano di seguito le prescrizioni e i documenti che regolano la stipula di un contratto di appalto fra le parti:

Appalto
Come si è visto, l’appalto consiste nell’affidamento di un lavoro da parte di un soggetto ad una ditta specializzata nel settore in questione. Il contratto che vincola le parti è in genere basato sulle indicazioni contenute in un progetto. In esso vengono precisati i dettagli del lavoro, come le diverse parti da realizzare e le loro caratteristiche. Alla descrizione verbale del progetto è opportuno associare uno schema che rappresenti graficamente quanto enunciato, e che riporti i valori delle misure da rispettare.

Prescrizioni
Una volta che il committente ha stilato il progetto, questo viene sottoposto alle eventuali ditte interessate, le quali devono garantire i seguenti punti:
  • tempi di esecuzione;
  • specifiche tecniche;
  • prezzo;
  • modalità di pagamento.

Tempi di esecuzione
I tempi di esecuzione sono fissati dal committente in relazione alle proprie esigenze tenendo conto di quanto esposto nel progetto. In tale sede viene analizzata ogni singola fase del lavoro e stabiliti i relativi tempi in base a tabelle, calcoli preventivi o semplicemente all’esperienza di casi precedenti. La somma dei tempi parziali fornirà il presumibile tempo totale del lavoro.
Nei casi più complessi vengono definite anche delle scadenze per i tempi di realizzazione delle fasi intermedie, utili per la verifica dello stato di avanzamento lavori. Va inoltre precisato se e come l’opera è suscettibile di sospensioni per motivi meteorologici o di altro tipo.

Specifiche tecniche
Nell’ipotesi di accordo vanno quantificate anche quelle informazioni che definiscono le specifiche tecniche del lavoro, ossia le modalità che concernono il tipo di materiali da usare, la loro quantità, l’uso che se ne deve fare ecc. Nel caso della costruzione di un edificio, ad esempio, va precisata la qualità del cemento, il tipo di tegole, il colore per la tinteggiatura della facciata, il materiale da usare per gli infissi ecc.
Oggetto di definizione è anche la responsabilità derivante dal mancato rispetto delle normative, l’esecuzione dei collaudi, la possibilità di verifiche in corso d’opera.

Prezzo
Elemento non secondario è evidentemente il prezzo del lavoro. E’ facoltà del committente fissarne l’entità, tenendo però conto dei valori di mercato del materiale e del costo della manodopera. La definizione del prezzo può essere però tralasciata, sottintendendo che l’appalto verrà affidato, a parità di tutti gli altri elementi, all’impresa che presenti l’offerta più conveniente.

Modalità di pagamento
Accanto al prezzo, è opportuno che siano precisata le modalità di pagamento. Le forme possono essere le più varie: pagamento di un anticipo e saldo alla consegna, pagamento in diverse scadenze a seconda dell’avanzamento lavori, rateazioni ecc. Una apposita sezione conterrà le disposizioni da osservare nel caso di insorgenza di controversie.

Capitolato d’appalto
Il documento che precisa le caratteristiche appena elencate viene chiamato capitolato d’appalto. Esso contiene dunque sia il progetto, che riguarda l’esecuzione del lavoro richiesto dal committente, sia le sue richieste in merito alle modalità che il potenziale esecutore, ora definito appaltatore, è tenuto a seguire. Il capitolato d’appalto viene poi sottoposto a diverse ditte, fra le quali il committente potrà scegliere in ragione del prezzo offerto e della prevedibile qualità del risultato finale. A tale fine diventa quindi importante che le caratteristiche del contratto vengano definite nella maniera più precisa e dettagliata possibile. Ciò è utile anche per evitare l’adozione di varianti, fenomeno che può insorgere per una non esaustiva previsione degli eventi possibili e che può provocare un contenzioso circa il prezzo finale. Il capitolato entra a formare parte integrante del contratto di lavoro con cui il committente suggella l’accordo con l’esecutore, e funge quindi da elemento di garanzia per entrambi i contraenti.
La procedura viene adottata sia dai committenti pubblici che da quelli privati. Nel primo caso però, per la delicatezza dei problemi si presenta più rigida. I lavori pubblici sono soggetti ai seguenti due tipi di capitolati:
  • capitolati generali, che sono validi per ogni genere di lavori e contengono principalmente disposizioni di carattere amministrativo e disciplinare;
  • capitolati speciali, che regolano i singoli tipi di lavori prevalentemente dal punto di vista tecnico.

Capitolati generali d’appalto
I capitolati generali d’appalto sono quei documenti approntati dalle Amministrazioni e dagli Enti pubblici nel caso di esecuzione di un lavoro. Essi vanno stilati in accordo alle prescrizioni contenute in un testo guida avente carattere ufficiale, il Capitolato Generale di appalto per le opere pubbliche previsto dal DPR 1063/62.
Tale procedura consente di stabilire dei punti di confronto quanto più possibile oggettivi allo scopo di uniformare criteri di valutazione delle offerte e l’affidamento dei lavori alle imprese interessate. I punti trattati dai diversi articoli del Capitolato generale equivalgono a quelli già elencati per il semplice capitolato d’appalto, con la differenza di una maggior rigidità circa l’aggiudicazione dei lavori, il collaudo e la definizione delle controversie. Le varie Amministrazioni pubbliche, pur nella diversità delle situazioni, sono tenute al rispetto delle norme del Capitolato Generale e a non inserire nei propri Capitolati disposizioni con esso contrastanti.

Capitolati speciali di appalto
I capitolati speciali d’appalto stabiliscono le modalità tecniche specifiche dell’opera da realizzare, entrando nel dettaglio delle singole lavorazioni e delle particolari condizioni di pagamento riguardanti il progetto in questione. Ad esso vanno allegati i documenti che riguardano i seguenti elementi:
l’indicazione delle dimensioni del lavoro e di ogni sua singola parte (computo metrico);
la tipologia dei materiali impiegati e il modo di trattamento;
i prezzi unitari in relazione alle diverse fasi del lavoro e la previsione di spesa complessiva.

Preventivi
Il preventivo di spesa viene redatto in conformità alle caratteristiche riportate sul capitolato d’appalto. Sarà quindi necessario tener presente il computo metrico e i relativi prezzi unitari che concorrono a definire il prezzo totale. Il più diffuso metodo di stesura di un preventivo di spesa è basato sulle seguenti voci:
  • materiale;
  • mano d’opera;
  • spese generali.

Materiali
Il costo dei materiali riguarda i singoli elementi impiegati per la realizzazione del progetto. Per ogni elemento occorre indicare la sigla, la denominazione, le caratteristiche e il prezzo unitario. Tali caratteristiche sono fornite dai cataloghi e dai listini delle ditte produttrici. Dall’indicazione delle quantità previste per il lavoro assegnato discende poi l’importo totale per ogni singola voce.

Mano d’opera
Il costo unitario delle ore relative all’utilizzo di mano d’opera può essere ricavato dai prontuari delle Camere di Commercio. Il computo va effettuato a seconda della categoria di lavoratori impiegata. In questa voce va tenuto conto degli eventuali tempi non produttivi, come quelli dovuti ai trasporti, alla pulizia, alla manutenzione ecc.

Spese generali
Se la ditta che compila il preventivo di spesa non è di piccolissime dimensioni, alle spese precedenti occorre aggiungere l’importo dovuto alle spese generali. Queste comprendono le spese di amministrazione, le spese si progetto, le spese di funzionamento dello stabile e degli uffici ecc.
Le spese generali possono venire a seconda dei casi calcolate sommariamente come una percentuale sull’importo della mano d’opera, o valutate dettagliatamente in base a particolari criteri.
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Contratto di Lavoro

Si prendono in considerazione in questo modulo le particolarità degli accordi dei documenti che intervengono nel caso della realizzazione di un lavoro. L’atto più rilevante di tal tematica è il contratto, definito come di seguito riportato.

Definizione
Il contratto è una forma di negozio giuridico, ossia rappresenta un atto avente rilevanza giuridica. L’art. 1321 C.C. definisce il contratto come un accordo fra due o più parti diretto a costituire, regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.

Si tratta in sostanza della definizione dei termini di un rapporto economico in cui i contraenti scambiano due beni, uno dei quali è in genere costituito da denaro. Si pensi ad esempio un contratto d’affitto, in cui l’uso di un appartamento viene scambiato col canone di locazione, o ad un contratto di vendita, in cui il possesso di un veicolo comporta il pagamento del relativo prezzo.

Computo del prezzo
Quando il contratto riguarda l’esecuzione di un lavoro o la vendita di un bene, il computo del prezzo può essere effettuato nei due seguenti modi:
  • a corpo;
  • a misura.

Nel computo a corpo si prende in considerazione l’intero oggetto del contratto e se ne valuta il costo complessivo. Il valore stabilito vincola entrambi i contraenti. Si pensi alla costruzione di un edificio, il cui costo viene definito inizialmente nel contratto.
La valutazione a misura viene effettuata quando l’opera, il bene o il servizio vengono suddivisi in diverse unità elementari a cui viene attribuito un costo. Il prezzo complessivo viene calcolato come il prodotto del prezzo unitario per il numero delle unità. Si pensi in questo caso alla costruzione di una strada, il cui costo viene valutato per metro lineare. Dal punto di vista matematico i due metodi di valutazione sembrano coincidere. Può però accadere che variazioni intervenute successivamente portino ad un prezzo diverso da quello previsto. Ciò accade nel caso delle varianti di un progetto: la strada in costruzione può subire, per cause reale o pretestuose, una modifica del percorso e quindi una lievitazione dei costi.

Elementi costituitivi di un contratto sono i seguenti:
  • l’accordo fra le parti;
  • la causa, ossia il fine del contratto;
  • l’oggetto, cioè il bene o il servizio scambiato;
  • la forma, che consiste, quando richiesto, nella stipula di un atto.

Accordo
L’accordo fra le parti è preliminare ad ogni tipo di contratto. La considerazione non appare oziosa, in quanto a volte anche enti importanti, come banche o assicurazioni, vincolano i loro clienti a particolari clausole non esplicitamente concordate facendo uso di tecniche discutibili, come quella del silenzio = assenso. L’accordo si perfezione quando la richiesta di un bene incontra l’offerta, eventualità che viene formalmente definita tramite una proposta da parte di chi detiene il bene e la successiva accettazione da parte di chi ne desidera usufruire. Nel caso in cui la stipula del contratto non sia frutto di una trattativa si parla invece di adesione. E’ questo il caso, ad esempio, di un contratto di fornitura di energia elettrica o dell’atto informale che consiste nell’acquisto di un libro, in cui si aderisce al prezzo proposto senza alcuna possibilità di contrattarlo.

Causa
La causa del contratto è la finalità immediata che esso intende perseguire, tralasciando motivazioni secondarie o implicite. Causa di un contratto di vendita ad esempio è, per il compratore, il possesso del bene trattato, indipendente dal suo utilizzo, mentre per il venditore è il realizzo di una somma di denaro.

Oggetto
L’oggetto è l’elemento fondamentale del contratto. Può consistere in un bene, di cui ceduta la proprietà p l’utilizzo, di un servizio da fornire o di altri elementi più astratto, come ad esempio il godimento di un diritto. A volte il bene di cui si viene in possesso non coincide con l’oggetto del contratto, come nel caso dell’acquisto di un biglietto ferroviario, che costituisce invece la copia scritta del contratto stipulato tra compagnia e viaggiatore per la fornitura del servizio di trasporto.

Forma
La forma, ossia la formalizzazione di un contratto, consiste nella sua trascrizione nelle forme previste dalla legge con l’eventuale avallo di un notaio o di altra autorità. Ciò porta, a seconda dei casi, alla stipula di un atto di vendita, di un contratto di affitto, di un testamento ecc.

Estinzione di un contratto
Se la stipula di un contratto è motivata essenzialmente dall’interesse di entrambe le parti a conseguire un vantaggio, diverse sono le cause che possono portare all’estinzione di un contratto, ossia al venire meno della sua validità.
  • nullità;
  • annullamento;
  • rescissione;
  • risoluzione;
  • recesso;
  • scadenza.

Nullità
La nullità di un contratto, che comporta lo scioglimento di ogni vincolo per entrambi i contraenti, è determinata dal verificarsi di particolari circostanza che ne impediscono di fatto il perfezionamento. Si pensi alla vendita di un bene che non risulti in possesso del venditore, o la cui vendita sia vincolata da leggi particolari (come nel caso di beni artistici). Il riconoscimento della nullità del contratto non preclude al soggetto eventualmente danneggiato di rivalersi in sede giudiziaria.

Annullamento
Se successivamente alla definizione dell’accordo emergono vizi che riguardano i suoi aspetti fondamentali, il contratto è suscettibile di annullamento. Questo viene deciso dal giudice su richiesta della parte interessata. I motivi dell’annullamento possono risiedere ad esempio in un’errata definizione delle caratteristiche del bene, o nella mancata capacità legale dei soggetti di stipulare l’accordo.

Rescissione
La rescissione del contratto comporta anch’essa la cessazione della sua validità, ed è decisa dal giudice nel caso in cui la causa dell’accordo sia viziata da gravi elementi, come l’impedimento di una libera espressione di volontà di uno dei contraenti. Si pensi ad esempio al caso di un prestito ad usura.

Risoluzione
Quando i motivi che viziano i termini dell’accordo intervengono in un secondo tempo, può essere richiesta la risoluzione del contratto. Ciò avviene ad esempio quando uno dei contraenti non ha più volontà o la possibilità di effettuare dei pagamenti reale o di corrispondere un canone di affitto.

Recesso
Se la possibilità di sottrarsi ai vincoli posti da un accordo è prevista dal contratto stesso, si una il termine facoltà di recesso. Ciò può avvenire a seconda dei casi liberamente, oppure entro un termine prestabilito, o dopo un congruo preavviso o dietro il pagamento di una penale. E’ questo il caso ad esempio dell’acquisto di un biglietto aereo e della successiva rinuncia: la penale è in genere inversamente proporzionale al periodo di preavviso.

Scadenza
L’estinzione di un contratto può scaturire dallo stesso tipo di accordo stabilito. Si ha in questo caso una scadenza naturale dei termini di un contratto. Si pensi ad esempio al contratto di affitto o di noleggio, in cui il bene o il servizio viene fornito per un periodo predeterminato.

Contratto di lavoro
L’esecuzione di un lavoro, quando non è compiuto direttamente dal soggetto interessato, prevede un accordo, denominato contratto di lavoro, che coinvolge essenzialmente due figure:
il committente, che affida l’incarico di eseguire l’opera;
l’esecutore, che si assume il compito di realizzarla.

Dal punto di vista giuridico si distinguono due tipi di contratto di lavoro:
  1. contratto d’opera;
  2. contratto d’appalto.
Il contratti d’opera riguarda in genere un lavoro di modesta importanza eseguito da un prestatore d’opera, come un artigiano o un tecnico specializzato. Si pensi all’esecuzione di un impianto antifurto eseguito da un singolo installatore. Il contratto d’appalto riguarda invece lavori di maggior rilievo eseguiti da imprese che mettono a disposizione le proprie attrezzature e il proprio personale.
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Sicurezza Aziendale

La salvaguardia della sicurezza durante le attività lavorative coinvolge sia l'imprenditore che il lavoratore, entrambi tenuti al rispetto della normativa e dei regolamenti.
Il datore di lavoro deve garantire la sicurezza del personale in relazione alle seguenti possibilità:
  • pericoli fisici immediati;
  • patologie psicofisiche.
Pericoli fisici immediati
Il primo tipo di eventualità si riferisce ai danni dovuti ad un cattivo funzionamento delle macchine o ad un errato comportamento del lavoratore, e può provocare danni fisici come ferite o infortuni mortali, eventi che è interesse di entrambe le parti evitare in sommo grado.

Patologie psicofisiche
Il secondo caso, più difficile da individuare e quindi da prevenire, riguarda l'insorgenza di danni a lungo termine dovuti al protrarsi del tempo di una situazione di pericolo o di disagio. Si cita ad esempio la sordità causata dalla rumorosità delle macchine, l'intossicazione dovuta alla respirazione di sostanze velenose ecc.
Particolare importanza, in un'ottica più attenta e responsabile, assume la tutela della salute psichica del lavoratore, ossia la salvaguardia dalle situazioni di stress, dovuto ad un eccessivo carico di responsabilità, a troppo intensi ritmi di lavoro, alla ripetitività delle lavorazioni ecc.

L'imprenditore dovrà quindi rispettare e far rispettare le normative di sicurezza, e in certi casi emanare regolamenti interni per particolari necessità. L'insieme delle direttive deve riguardare:
  • il comportamento del personale;
  • il funzionamento degli impianti;
  • l'ambiente di lavoro.
E' evidente ad esempio che ad un lavoratore debba essere vietato di trovarsi nel raggio d'azione di una macchina dotata di movimenti pericolosi come un braccio meccanico provvisto di utensili, ma è altrettanto opportuno che la macchina stessa sia progettata in modo da prevenire i possibili danni, o perlomeno da ridurli con appositi schermi, barriere ecc.
Le precauzioni non riguardano solo il singolo posto di lavoro, ma l'intero stabile, e devono prendere in considerazione quindi anche fattori generalizzati, come la rumorosità, la temperatura, l'umidità, l'illuminazione, le vibrazioni, l'inquinamento, la disposizione dei locali ecc.
Riassumendo e specificando i concetti esposti, nei confronti dei dipendenti il datore di lavoro ha l'obbligo di adempire alle seguenti precisazioni:
  • informare sui rischi relativi all'attività svolta;
  • fornire attrezzature sicure e adeguate;
  • garantire la loro manutenzione;
  • addestrare gli operatori ad un uso corretto delle macchine;
  • controllare che gli operatori siano qualificati alla mansione assegnata;
  • emanare direttive volte agli scopi suddetti;
  • verificare l'applicazione di tali direttive.
Obblighi del lavoratore
Anche il personale dipendente è tenuto all'osservanza delle normative antinfortunistiche e dei regolamenti interni. In particolare, il lavoratore deve attenersi alle seguenti indicazioni:
  • indossare il materiale antinfortunistico prescritto (guanti, elmetti, cinture...)
  • utilizzare correttamente le macchine;
  • effettuare la manutenzione indicata;
  • osservare la segnaletica di sicurezza;
  • segnalare le disfunzioni.
Criteri di sicurezza degli impianti
Data la rilevanza della posta in gioco si sottolinea l'importanza dei principi che ispirano le norme antinfortunistiche:
  • affidabilità, restrittività, ridondanza; sicurezza a riposo; sicurezza di intervento; controllo di funzionalità.
Affidabilità
Il criterio dell'affidabilità dei dispositivi e degli impianti viene realizzata attraverso l'impiego di materiali di qualità superiore e l'adozione di una particolare cura nella progettazione e nel montaggio. Tale caratteristica deve inoltre mantenersi costante per il previsto periodo di vita dell'elemento considerato.

Restrittività
Nel campo della sicurezza la restrittività consiste nell'adozione di misure che rispetto ai normali criteri di progettazione o di utilizzo si configurano come restrittive. Riguardo ad esempio al problema del riscaldamento, nella scelta fra variazione di temperatura. Se invece in un conduttore transita una certa corrente, per garantire una maggior sicurezza riguardo al riscaldamento è possibile, se l'impianto lo permette, dimezzarne il valore.
In generale, quando nella costruzione di un dispositivo, nella sua installazione o nel suo utilizzo si incontrano criteri o valori diversi ma ugualmente validi, il criterio di restrittività consiglia l'adozione di quelle modalità che realizzano una migliore sicurezza.

Ridondanza
La ridondanza delle misure di sicurezza comporta l'adozione di garanzie che eccedono quelle normalmente applicabili in prima istanza. La ridondanza si realizza in pratica attraverso i seguenti accorgimenti:
  • scelta di dimensioni eccedenti quelle calcolate;
  • raddoppio dei dispositivi di sicurezza.
Nel primo caso si consideri ad esempio nuovamente un conduttore percorso da corrente: per una maggior sicurezza è possibile raddoppiare la sezione calcolata. Circa il secondo punto, in previsione di un guasto ad un determinato dispositivo di sicurezza, per rispettare il criterio di ridondanza occorre affidare lo stesso compito anche ad un secondo dispositivo. Si pensi ad esempio all'azione di due pulsanti normalmente chiusi collegati in serie.

Sicurezza a riposo
Un altro criterio di sicurezza riguarda il comportamento degli impianti quando si verifica un'improvvisa assenza di alimentazione. Occorre in questo caso che le macchine e i circuiti si dispongano in una condizione di sicurezza a riposo non pericolosa.
L'applicazione di tale criterio va comunque vagliata caso per caso. Si immagini ad esempio un improvviso guasto nel dispositivo che aziona il meccanismo di apertura delle porte si aprano automaticamente se il treno è fermo in stazione, sarebbe invece pericoloso che si aprissero mentre il treno è in movimento oppure fermo

Sicurezza di intervento
Perché il funzionamento di un dispositivo di sicurezza sia affidabile in ogni circostanza, occorre che la sua azione sia coerente a quanto si verificherebbe nel caso di un’interruzione dell’alimentazione. Tale caratteristica è chiamata sicurezza positiva.

Controllo
La validità dei criteri e delle funzionalità descritte deve protrarsi indefinitamente. In pratica, deve essere garantita almeno per il previsto periodo di vita del dispositivo o dell’impianto. Per verificare tale condizione occorre esercitare periodicamente un’azione di controllo, che in caso di risultato negativo deve comportare la modifica, la riparazione o la sostituzione del dispositivo incriminato. Si pensi in questo caso all’operazione di verifica del funzionamento di un interruttore differenziale da effettuare tramite l’apposito tasto. Particolarmente utile per prevenire situazioni di pericolo.

Infortuni
Il mancato rispetto di quanto appena indicato porta sovente al verificarsi di infortuni più o meno gravi. In caso di infortunio l’imprenditore è tenuto a provvedere ai primi soccorsi e a denunciare l’accaduto alle autorità competenti. Nel caso in cui queste riscontrino l’inosservanza delle disposizioni di legge, il responsabile è evidentemente passibile di sanzioni penali. Dando per scontato che l’imprenditore sia indotto a prodigarsi per evitare tali inconvenienti anche solo in nome della propria responsabilità etica, il mancato rispetto delle norme di sicurezza risulta particolarmente antieconomico: il lavoratore infortunato non produce, viene comunque retribuito, e una sua eventuale ridotta capacità di lavoro in seguito all’incidente si risolve in un calo produttivo complessiva. In alcuni casi la macchina responsabile dell’incidente può essere messa sotto sequestro, accrescendo i danni economici. A maggior ragione ciò accade se l’oggetto dei provvedimenti giudiziari è l’imprenditore stesso.
Non è poi da sottovalutare la perdita di immagine derivante all’impresa a causa di una sua eventuale trascuratezza su temi così importanti, la conseguente disaffezione dei clienti, le proteste sindacali, le possibili campagne da parte di associazioni di consumatori ecc. Va d’altro canto rilevato che il rispetto delle normative, pur se a volte comporta costi aggiuntivi, pone l’impresa in miglior luce rispetto alla concorrenza.

Normativa
I decreti legge che contengono disposizioni sulla sicurezza sono articolati in ragione dei diversi enti che hanno potere di legiferare in materia, ossia le Regioni, il Parlamento, il Governo, i singoli Ministeri e il Presidente della Repubblica. L’effettiva attività di prevenzione degli infortuni, di igiene e di controllo della salute dei lavoratori è invece delegata alle Aziende Sanitarie Locali (ASL), che la esercitano mediante settori ispettori nominati dal Prefetto.
L’applicazione pratica delle norme antinfortunistiche che riguardano gli impianti industriali è invece affidata alle seguenti figure:
il costruttore, che deve realizzare la produzione di macchine sicure;
l’acquirente, che deve verificare l’esistenza delle garanzie suddette;
l’installatore, che oltre a ciò deve applicare i corretti criteri di installazione;
l’operatore, che deve condurre la macchina con la dovuta accortezza;
il lavoratore, che deve rispettare le prescrizioni e i divieti relativi.

Norme antinfortunistiche
Si riportano di seguito alcune norme da seguire in merito alla sicurezza, rivolte alle diverse figure sopra elencate.

DPR 547/55: riguarda norme generali sulla sicurezza dei lavoratori;
DLgs 624/94: introduce nelle aziende il servizio prevenzione e protezioni rischi;
DPR 459/96: garantisce libera circolazione delle macchine nella CEE;
Norma 89/655 CEE: riguarda l’ambiente di lavoro e l’impiego dei prodotti;
Norma EN 1050: indica al costruttore dei criteri per la valutazione dei rischi;
Norma EN 954-1: vincola il costruttore a particolari modalità operative;
Tabelle UNI 10380: riguardano l’illuminazione degli ambienti di lavoro;
DLgs 277/91: riguarda la rumorosità e i relativi strumenti di protezione;
DLgs 493(96: prescrive indicazioni riguardanti la segnaletica di sicurezza;
DLgs 494/96: prescrive le condizioni di sicurezza nei cantieri.

Per quanto riguarda le installazioni di tipo elettrico, occorre inoltre far riferimento alle numerose e dettagliate prescrizioni contenute nelle norme CEI.
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Ciclo Produttivo

Per definizione si intende l'attività intercorsa dal momento in cui viene avviata l'ideazione del prodotto a quello della sua ultimazione.
Il tempo legato al ciclo produttivo deve essere calcolato in relazione alle ore di lavoro totali prestate per realizzare il prodotto. Ai tempi normalmente considerati per la reale attività produttiva vanno aggiunti quelli dovuti ad altre cause, come il carico e lo scarico delle merci, il trasporto, la manutenzione, le riparazioni, il collaudo eccetera. 
La fine del ciclo produttivo di un bene coincide dunque con la sua realizzazione; nel caso ad esempio di una produzione industriale, ciò corrisponde alla consegna diretta al cliente o al suo arrivo in magazzino. Non bisogna però dimenticare che il bene, per produrre un utile, deve essere venduto. Si usa quindi anche il termine ciclo finanziario, intendendo con esso il tempo che intercorre fra l'uscita del capitale necessario a produrre il singolo bene e il successivo ingresso dovuto alla vendita.
La vendita deve inoltre avvenire in tempi ragionevoli, sia per garantire un tempestivo utile all'imprenditore sia per una maggiore soddisfazione del cliente. Nel caso di prodotti industriali o alimentari ridurre il tempo di permanenza dei prodotti in magazzino è inoltre conveniente per evitare alcuni fenomeni dannosi, tra cui il deterioramento dei beni e la loro obsolescenza.
Il ciclo produttivo comprende una serie di fasi, fra le quali si individuano le seguenti:
  • ricerca di mercato;
  • progettazione;
  • programmazione;
  • realizzazione;
  • controllo;
  • collaudo;
  • certificazione;
  • consegna.
Ricerca di mercato
Prima di iniziare a produrre un bene, l'imprenditore deve avere ben chiaro cosa intende produrre. Occorre cioè che le caratteristiche di quanto si intende produrre corrispondano esattamente, per quanto possibile, con le prevedibili richieste del mercato. Ciò è tanto più necessario se nel campo desiderato di attività è già presente una forte concorrenza. Per produrre un'autovettura, ad esempio, non basta che essa sia provvista di quattro ruote, un motore e un abitacolo, elementi sufficienti a garantire il fine del veicolo, e cioè la trasportabilità di persone e cose. Accanto alle normali caratteristiche di potenza, consumo e velocità è invece indispensabile che carrozzeria, colore, sedili e accessori vari siano tali da far preferire il modello rispetto a quelli consimili. Per ottenere questi scopi le imprese si avvalgono fra l'altro dello strumento della ricerca di mercato, che consiste in un'indagine sulle preferenze del cliente e sulle loro possibili evoluzioni. Tale indagine può essere svolta con i seguenti strumenti:
  • inchiesta telefonica su un campione selezionato di possibili clienti;
  • colloqui individuali con un pubblico casuale statisticamente significativo;
  • sondaggi demoscopici su larga scala;
  • consulenza di professionisti del settore, riviste specializzate eccetera;
  • studio dei risultati di vendite precedenti;
  • analisi dei risultati ottenuti dai produttori concorrenti.
In alcuni casi al settore dell'impresa deputato alla ricerca di mercato può venire affiancata l'attività di pubblicazione del prodotto. Gli operatori, che per la loro professione sono i più aggiornati circa le richieste e le esigenze del pubblico, sono infatti idonei anche a suggerire le forme di commercializzazione del prodotto finito. Ciò viene effettuato tramite manifesti, spot radiofonici e televisivi, acquisto di spazi su giornali e riviste ecc.

Progettazione
Una volta definito l'oggetto o il servizio da produrre, occorre descrivere come raggiungere l'obbiettivo, ossia individuarne le modalità di realizzazione. Ciò viene effettuato nella fase della progettazione. Con essa vengono stabiliti i dettagli del prodotto e studiate le possibilità operative di produzione, pianificando l'uso delle attrezzature, studiandone i tempi e le altre varia particolarità. Nei casi più complessi tale fase richiede l'ausilio di tecniche di simulazione e l'analisi dei risultati ottenuti su di un prototipo sperimentale del prodotto. Di importanza primaria è evidentemente la compatibilità tra il previsto guadagno e le risorse economiche impiegate per la realizzazione del bene.

Programmazione
La fase della programmazione consiste in uno sviluppo ancora più dettagliato di quanto stabilito nella progettazione, ed è volta in particolare a stabilite le modalità relative ai compiti, alla disposizione e al funzionamento delle risorse dell'azienda, ossia del personale e delle macchine presenti. Vengono ad esempio fissati i quantitativi da produrre, l'ordine da seguire nelle lavorazioni, il numero di pezzi che deve trattare una macchina in un certo tempo ecc.
La programmazione della produzione deve tenere conto della possibilità di modifiche delle operazioni stabilite a causa di eventi prevedibili, come la manutenzione delle macchine, o relativamente imprevedibili, come guasti, scioperi o errori di produzione. Deve quindi essere dotata di un ragionevole grado di flessibilità.

Realizzazione
La fase in cui avviene l'effettiva produzione del bene è quella della sua realizzazione pratica. Nel caso della fabbricazione di un prodotto industriale ciò avviene con il contributo di tre risorse.
  1. il personale in genere specializzato;
  2. gli impianti e le macchine che li costituiscono;
  3. i materiali da acquistare per realizzare il prodotto finito.
Personale
La programmazione dei compiti del personale, intendendo in genere con questo termine i dipendenti di livello meno elevato, richiede la definizione di diversi fattori, quali ad esempio l'individuazione delle professionalità più adatte per le singole mansioni, le assunzioni, l'addestramento, l'attribuzione dei turni di lavoro ecc.

Impianti
Gli impianti e i macchinari, in particolare se automatizzati, rappresentano nel settore industriale il fattore più caratteristico delle imprese di produzione. Particolare imepgno va quindi posto nel definire il loro impiego, stabilendone i modi e i tempi di lavoro, il coordinamento, il loro eventuale potenziamento o l'uso di particolari tecniche di lavorazione.

Materiali
Ugualmente fondamentale è il fattore dei materiali impiegati: ne va innanzitutto effettuata la scelta in relazione alle caratteristiche fisiche e tecnologiche, al prezzo e alla reperibilità. Importante è anche la precisazione della quantità, la valutazione dei tempi più opportuni per l'acquisto, la scelta delle ditte fornitrici, le condizioni di acquisto e i tempi di consegna. Un altro fattore di cui tenere conto per quanto riguarda i materiali acquistati è la loro giacenza in magazzino prima di venire utilizzati. Una quantità eccessiva di prodotti in giacenza costituisce un immobilizzo di capitale, mentre una scorta esigua non permette di soddisfare tempestivamente gli improvvisi aumenti di produzione.

A seconda delle necessità le diverse fasi di lavorazione possono ad esempio essere organizzate come segue:
- celle di produzione;
- linee di produzione.

Celle di produzione
Si parla di celle di produzione (o isole) quando più macchine dello stesso tipo sono accorpate in un unico ambiente per eseguire le previste lavorazioni sui pezzi che vi pervengono. Si tratta di una struttura tipica di una produzione di piccola serie, ossia dedicata alla realizzazione di un numero limitato di prodotti.

Linee di produzione
La struttura costituita da linee di produzione (o catene) è caratteristica della lavorazione in grande serie, in grado di produrre un alto numero di esemplari. Le varie macchine sono disposte in una successione logica topografica a seconda delle fasi di lavorazione che il pezzo deve subire.
Circa il numero di pezzi lavorati e successivamente prodotti, la produzione può essere continua, se il flusso è ininterrotto, oppure a lotti, se questo è intermittente e costituito da un certo numero di pezzi prodotti per volta. Il primo tipo di produzione è caratteristico della grande serie, il secondo viene riscontrato principalmente nella media e piccola serie, ma a volte anche nella produzione in grande serie.

Controllo
Come in qualunque sistema reale, una scrupolosa pianificazione non garantisce che il processo produttivo si svolga senza intralci o imprevisti, derivati dalle più varie cause. Per mantenere la produttività nei margini richiesti, e per far sì che la qualità del prodotto sia verificata in ogni fase della produzione, occorre dunque che le variabili più significative dell'intero processo siano oggetto di un attento controllo.
Questo può, a seconda dei casi, essere esercitato mediante un semplice esame a vista o tramite misurazioni effettuate con appositi strumenti. Le informazioni raccolte vengono inviate ad un centro di controllo, che può così predisporre le necessarie correzioni. Nelle lavorazioni più complesse tale procedura è automatica, e può venire delegata ad un programma gestito da un elaboratore elettronico.

Qualità totale
Il concetto di qualità totale vede, nella sua attuale concezione, un significato più estensivo di quello normalmente attribuitogli. Esso riguarda infatti non solo il prodotto finale, ma la gestione di tutti i principali settori dell'azienda, sia quelli produttivi che quelli organizzativi e amministrativi. La qualità totale tende infatti a valorizzare il rapporto fornitore cliente mediante una strategia di miglioramento continuo che elimini ogni difetto sia dal bene prodotto che dall'immagine complessiva.

Controllo statico di qualità
Il controllo statistico di qualità (C.S.Q.) è un procedimento che, attraverso metodi particolari, permette di gestire i processi produttivi in funzione dei fattori che influiscono in modo sensibile sul risultato della lavorazione.
Il C.S.Q, se condotto correttamente, ha una validità ufficiale, e permette all'azienda di certificare il Sistema di Qualità Aziendale, in accordo alle norme esposte più oltre.

Collaudo
Ultimata la fase di realizzazione, prima di venire immesso sul mercato, il prodotto deve affrontare una fase di collaudo per verificare la sua corrispondenza al progetto originale, o quantomeno la sua effettiva vendibilità. Oltre ad essere privo di difetti, il prodotto deve presentare le caratteristiche fisiche e funzionali previste col voluto margine di tolleranza e deve soddisfare ai necessari requisiti antinfortunistici. Nelle aziende più importanti, il collaudo rappresenta quindi la verifica finale delle attività di controllo già svolte in fase di lavorazione. Il collaudo può essere essenzialmente di due tipi:

  • singolo o campionato;
Collaudo singolo
Il collaudo singolo viene eseguito verificando individualmente ogni pezzo in tutte le sue componenti, e viene effettuato su prodotti di una certa rilevanza o complessità, o in ragione della loro potenziale pericolosità. Nei casi di consegne particolarmente importanti il collaudo, come vorrebbe il reale significato del termine, viene realizzato in presenza dell'acquirente.

Collaudo campionato
Il collaudo campionato viene eseguito su prodotti di grande serie, di piccolo valore e di scarsa pericolosità, esaminando alcuni pezzi presi a caso con criteri statistici: se un certo numero di pezzi presenta un grado minimo di difetti si può ragionevolmente pensare che l'intero lotto di produzione presenti lo stesso grado di imperfezione.
Se il bene prodotto è ad esempio un elettrodomestico, è opportuno che esso sia sottoposto ad un collaudo individuale, mentre se gli oggetti prodotti sono delle viti, il cliente dovrà aspettarsi che solo una minima parte di esse sia stata verificata, privilegiando in questo caso il costruttore un collaudo di tipo statistico.

Certificazione
La necessità di poter verificare la rispondenza ai criteri di qualità e di sicurezza riconosciuti rende la certificazione di un prodotto un requisito particolarmente importante e significativo. Tra i vari documenti che garantiscono la qualità di un prodotto e la sua rispondenza ai requisiti di leggi si citano i seguenti:
  • certificazione di conformità;
  • specifica tecnica;
  • marchio;
  • marcatura;
  • carte di controllo.
Certificazione di conformità
Un importante documento di certificazione del prodotto è la certificazione di conformità, definita dalle norme ISO (International Stardadization Organization). Tale organizzazione ha emanato una serie di norme (ISO 9000) che hanno per oggetto i Sistemi di Qualità. In Italia il documento citato viene definito come Certificazione italiana dei sistemi di qualità aziendali. Essa viene rilasciata in seguito ad una dichiarazione di conformità stilata dal costruttore, e che attesta il soddisfacimento delle norme e delle caratteristiche tecniche richieste.

Specifica tecnica
La specifica tecnica esprime in modo dettagliato le caratteristiche del prodotto nell'ambito di un rapporto fra venditore e acquirente. In essa sono incluse le indicazioni riguardanti gli aspetti tecnici, costruttivi, il funzionamento, i costi, le forme di pagamento, i tempi di consegna, le garanzie ecc.
Come si vede la specifica tecnica non rappresenta un documento ufficiale, scaturendo da un confronto fra le esigenze delle parti. Essa tuttavia viene richiesta per integrare altri documenti come la già citata dichiarazione di conformità.

Marchio
Un attestato sulla rispondenza a determinati requisiti è il marchio apposto sul prodotto. Esso, come l'italiano IMQ o gli equivalenti contrassegni internazionali, garantisce la rispondenza alle norme di sicurezza e di funzionamento del dispositivo verificato in relazione a determinate prescrizioni. L'attestazione è emessa dagli organismi competenti.

Marcature CE
La marcatura CE è un'indicazione apposta dal costruttore che dichiara il rispetto dei requisiti stabiliti dalla certificazione di conformità e dalle direttive particolari relative al prodotto, ed ha la funzione di consentirne la libera circolazione sui mercati europei. La marcatura CE deve essere apposta sul prodotto o sui documenti annessi. Marchi di Qualità e marcatura CE possono trovarsi entrambi sul prodotto, purché il marchio non limiti la visibilità della marcatura. Al contrario del marchio, la marcatura non è un attestazione rivolta al cliente. Essa è invece diretta sia alle autorità preposte al controllo sia al rivenditore e all'installatore che dovranno accertarne o documentarne la presenza.

Carte di controllo
Le operazioni di controllo della qualità di un prodotto, effettuate in accordo con la norma UNI ISO 9004-4, vengono registrate su apposite carte di controllo, documenti che forniscono una rappresentazione grafica dei valori riscontrato dalla misurazione di un determinato parametro su di un certo numero di campioni. Il tipo di carta di controllo varia a seconda del tipo di prodotto a cui si riferisce.

Consegna
Il cilo produttivo si chiude con la realizzazione del bene richiesto. Ciò dovrebbe auspicamente coincidere con l'immediata consegna all'acquirente, ma nella gran parte dei casi il prodotto è destinato ad una permanenza più o meno lunga in magazzino. Trascorso tale periodo, il prodotto va in genere trasportato nel luogo di smistamento o di vendita. Ciò comporta, nei casi più importanti, la presenza di una rete di distribuzione, a volte gestita dall'azienda, più spesso delegata a compagnie esterne. L'importanza di tale settore non va sottovalutata; il suo corretto funzionamento risulta infatti determinante per il successo del prodotto proposto al consumo.
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Costi di un Impresa

Una diversa maniera di classificare i costi è quella che prende in esame le seguenti voci:

  • costo di produzione;
  • costo di promozione;
  • costo di distribuzione.
Costi di produzione
Il costo di produzione di un bene è quello legato alla sua realizzazione, ed è quindi dovuto ai costi delle materie prime e del personale impiegati per produrlo.

Costo di promozione
Il costo di promozione (marketing) è originato dalle spese sostenute per pubblicizzare il prodotto e per renderlo appetibile al pubblico sia dal punto di vista della qualità che dell'aspetto estetico.

Costo di distribuzione
Il costo di distribuzione è originato dalle spese sostenute per far giungere il bene nei punti di consumo. Esso comprende quindi il costo dei trasporti e quello relativo alle eventuali fasi intermedie di immagazzinamento che deve subire il prodotto prima di venire smistato.

Costo totale
Tenendo conto delle considerazioni precedentemente espresse, il costo totale sostenuto dall'impresa per produrre un bene o un servizio è quindi dato, nel primo caso, dalla seguente espressione:
costo totale = costi fissi + costi variabili
Se nelle voci relative al secondo tipo di classificazione si intendono già comprese le quote dovute ai costi fissi precedentemente trattati, il costo totale invece fornito dalla seguente espressione:
costo totale = costo di produzione + costo marketing + costo distribuzione
Si noti che a volte il costo totale viene impropriamente chiamato costo di produzione, intendendo compresa in tale voce anche le altre due.

Prezzo di vendita
Il prezzo di vendita è un fattore estremamente variabile in funzione dei due principali parametri che concorrono a definirlo. Essi sono:
  • il costo totale;
  • il valore di mercato.
Il costo totale, come già indicato, è determinato dalle spese sostenute per realizzare e immettere sul mercato il bene in questione. E' evidente che per produrre un utile il prezzo di vendita deve essere superiore al costo totale. Il valore di mercato è il prezzo che il cliente è disposto a pagare per poter disporre del prodotto. Esso può subire oscillazioni a causa dei seguenti fattori:
  • domanda da parte dei clienti, basata sulla necessità o sulla desiderabilità del prodotto;
  • offerta da parte del produttore, variabile a seconda della concorrenza e dell'effettiva capacità di mettere a disposizione il prodotto nei modi e nei tempi richiesti.
Guadagno
Il guadagno (o utile netto, oppure risultato economico) può essere dunque calcolato secondo i seguenti passaggi:
utile lordo = prezzo di vendita - costo totale
utile netto = utile lordo - costi fiscali
Appare evidente come sia interesse dell'imprenditore rendere massimi i profitti sia rendendo minimi i costi che cercando di mantenere alti i prezzi.
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Utile d'Impresa

Il calcolo dell'utile netto, ossia del guadagno dell'impresa, è un operazione complessa che dipende da diversi fattori, sia produttivi che economici e finanziari. Semplificando si può tuttavia ritenere che il guadagno sia costituito dalla differenza fra il prezzo di vendita del bene o del servizio e i costi sostenuti per la sua immissione sul mercato.

Costi
I costi sostenuti dall'azienda per esercitare la propria attività influenzano fortemente il costo totale e quindi il prezzo di vendita. I costi possono dividersi a seconda della loro natura nel modo seguente:

  • costi fissi;
  • costi variabili.
Costi fissi
I costi fissi sono quelle spese sostenute dall'imprenditore in ragione della sua attività, indipendente dalla quantità della merce prodotta in un certo periodo. Essi sono composti dalle seguenti voci:
  • costi del personale, comprendenti sia la manodopera che l'attività progettuale, organizzativa e promozionale. Tali costi possono tuttavia variare per ragioni sindacali, contrattuali o legislative;
  • costi di installazione, che comprendono l'acquisto o l'affitto dello stabile industriale e dei macchinari;
  • costi di gestione, che riguardano la manutenzione, le spese amministrative e assicurative, le spese antinfortunistiche eccetera;
  • interessi sui prestiti forniti dalle banche.
Costi variabili
Sono definiti costi variabili quelli originati dalle spese legate alla sola produzione del bene. Essi risultano quindi in una certa misura proporzionali alla quantità dei beni prodotti. I costi variabili sono ascrivibili alle seguenti cause:
  • prezzi delle materie prime, variabili a causa della loro reperibilità, per fluttuazioni monetarie, crisi politiche eccetera;
  • costi energetici derivanti dall'utilizzo di energia elettrica o di combustibili;
  • costi di distribuzione relativi alla consegna del prodotto finito
  • costi fiscali, variabili anch'essi per ragioni legislative.
I costi fiscali vengono conteggiati in sede consuntiva sulla base del guadagno effettivamente realizzato. Con una certa approssimazione si può dire che i costi fissi sono prevalentemente originati da cause interne all'azienda, mentre quelli variabili sono dovuti a cause esterne. Tale osservazione è basata principalmente sull'incidenza del costo del personale. Questo rappresenta infatti, entro determinati limiti, un costo fisso se esso è interno e quindi regolarmente retribuito a prescindere dal livello di produttività complessiva, mentre risulta legato alla quantità di beni prodotti se esso è esterno, e cioè utilizzato con contratti temporanei, tendenza che si va sempre più affermando.

Andamento dei costi
Diverso è l'andamento dei due tipi di costi in relazione al valore del prodotto. I costi fissi fanno sì che la loro incidenza sul costo di ogni singolo pezzo sia minore con l'aumentare dei prezzi prodotti. se ad esempio un dato macchinario costa 2000 euro e i prezzi prodotti sono 10, la frazione del costo unitario dovuta all'ammortizzazione del prezzo di acquisto della macchina è di 200 euro al pezzo. Se invece i pezzi prodotti nello stesso tempo sono 100, tale valore scende a 20 euro. Per quanto riguarda i soli costi fissi, appare quindi interesse dell'imprenditore produrre una maggiore quantità di beni.
I costi variabili per unità di prodotto si comportano invece in modo singolare. Con l'aumentare della produzione l'incidenza su ogni prezzo subisce inizialmente una flessione, dovuta ad esempio ai maggiori sconti sulla fornitura di materie prime ad altri fattori, quindi tende a crescere nuovamente. Questo secondo fenomeno è dovuto a diverse cause, tra cui ad esempio una maggiore probabilità di guasti od errori con l'aumentare della produzione quando questa viene portata al di là della capacità di gestione dell'impresa (si pensa agli effetti provocati da una ridotta manutenzione), o in una maggior difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata in aggiunta a quella precedentemente selezionata.
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Fine dell'Impresa

Compito della struttura organizzativa è quello di promuovere il raggiungimento del fine ultimo di ogni impresa commerciale, che consiste, come si è detto, nella produzione di un utile. Ciò viene ottenuto mediante la vendita di un prodotto. Le due possibili categorie sono le seguenti:
  • produzione di un bene;
  • fornitura di un servizio.
Nel caso della produzione di un bene si opera una trasformazione agendo su materie prime o assemblando prodotti acquistati da altre aziende (semilavorati), mentre nella fornitura di un servizio vi è un utilizzo di risorse umane organizzate o di elementi immateriali, come i dati e le informazioni.

Produzione di un bene
Con il termine bene si indica in genere un prodotto materiale direttamente fruibile dal cliente. Per esemplificare il concetto di produzione di un bene si prenda in considerazione ad esempio una fabbrica che opera sulla materia prima acciaio, il quale, tramite successive operazioni metallurgiche come la fusione o lo stampaggio può trasformarsi in utensili da cucina, attrezzi o chiodi, ossia in beni catalogabili come prodotti finiti. Diverso è il caso della produzione di beni non utilizzabili direttamente, come ad esempio il dispositivo di accensione di un veicolo prodotto da una certa azienda. In questo caso il cliente non è un privato cittadino ma un'altra impresa commerciale, che si occupa di assemblare l'elemento acquistato (semilavorato) insieme ad altri pezzi industriale per concorrere alla realizzazione di un prodotto finito.

Fornitura di un servizio
Per la fornitura di un servizio il fattore utilizzato consiste ad esempio nelle risorse umane o professionali del personale dell'impresa, che grazie all'organizzazione e all'addestramento ricevuto può svolgere l'attività richiesta. Si pensi ad esempio ad un'impresa di pulizia o ad un'agenzia di pubblicità.
Non sempre il prodotto fornito è qualcosa di materiale. E' questo il caso di un'emittente radiofonica o di un gruppo teatrale, che elaborano o diffondono dati, notizie o prodotti culturali di diverso tipo, fornendo così un servizio all'utente.
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Riassunto: Organizzazione Aziendale

Il fine che si propone l'impresa non viene evidentemente raggiunto tutto e subito, ma attraverso una serie di risultati parziali sia riguardo ai tempi che all'assegnazione dei diversi compiti alle persone incaricate di svolgerli. Occorre inoltre che tale scansione temporale e tale ripartizione del lavoro siano correlate con il previsto piano di  attività, e che tale controllo sia continuo ed efficace. In altre parole, l'impresa deve dotarsi di un'efficiente organizzazione.
L'organizzazione di un sistema aziendale è un fattore di fondamentale importanza, assumendo a volte un ruolo anche più rilevante di quello relativo agli stessi beni economici. Ciò è vero al punto che la capacità di organizzare in modo efficiente la produzione di un'azienda può diventare imprenditoriale essa stessa.

Per organizzazione si intende l'attività volta ai seguenti compiti:
  • individuare i mezzi più adatti per conseguire il fine dell'impresa;
  • stabilire i tempi e i modi delle attività da svolgere;
  • assegnare razionalmente i compiti alle persone incaricate di eseguirli.
Nei casi più semplici tale insieme di attività può essere gestito da una o più persone, ma più spesso è delegato ad un'apposita struttura organizzativa dotata di poteri direttivi. Caratteristiche di una buona struttura organizzativa devono essere la capacità di individuare correttamente le strategie da seguire e la giusta dose di flessibilità per adeguarle ai possibili futuri mutamenti del mercato. In sintesi possiamo dire che la struttura organizzativa riveste le funzioni di programmazione e di controllo delle attività dell'azienda.

Modalità organizzative
Le scelte organizzative da compiere per conseguire il fine dell'impresa possono variare a seconda di vari elementi, tra i quali citiamo i seguenti:
  • dimensioni dell'azienda;
  • reperibilità delle materie prime;
  • competenza tecnica del personale;
  • richiesta del mercato;
  • orientamenti della concorrenza.
In relazione a tali fattori le modalità organizzative possono interessare i seguenti aspetti:
  • tipo di produzione dei beni o dei servizi;
  • organizzazione del lavoro.
Tipo di produzione
Può articolarsi essenzialmente nelle seguenti forme:
  • produzione in serie;
  • produzione su richiesta del cliente.
Il tipo di produzione in serie è preferibile quando vi è una sostenuta richiesta del mercato, tale da ammortizzare i costi dovuti all'istallazione degli appositi macchinari o all'addestramento del personale necessario e permettere una ragionevole contenimento dei prezzi. Tale scelta si rivolge quindi alla produzione dei beni di consumo, atti cioè ad un soddisfacimento immediato dei bisogni, come ad esempio i commestibili o i capi di abbigliamento. Caratteristica dell'azienda dedita alla produzione in serie è la presenza di un magazzino ove depositare temporaneamente i beni non immediatamente venduti e precostituire una scorta di essi in vista di richieste successive. La produzione su richiesta del cliente (o su commessa) è evidentemente più onerosa per quest'ultimo, ed è conseguentemente adottata in ragione della particolare qualità del prodotto o della sua difficile reperibilità presso altri produttori. E' volta in genere alla produzione di beni di investimento, cioè atti a produrre un reddito successivo, come ad esempio la casa o i macchinari industriali.

Organizzazione del lavoro
Il tipo di organizzazione del lavoro può fare riferimento alle seguenti modalità:

  • organizzazione gerarchica;
  • organizzazione funzionale;
  • organizzazione mista.
Nel tipo di organizzazione gerarchica ogni elemento si trova ad essere gerarchicamente dipendente dal responsabile in grado più elevato immediatamente superiore, in accordo ad una struttura di tipo piramidale che vede al vertice in genere l'imprenditore stesso, se questo è una persona fisica, o il presidente del consiglio di amministrazione se l'impresa è una società di capitali. L'organizzazione gerarchica è in pratica una catena di responsabilità suddivisa per competenze. Il modello di organizzazione funzionale prevede invece una suddivisione dei compiti in relazione alle varie funzioni in cui si può articolare l'attività aziendale. In questo modo ogni responsabile dei diversi settori, per la sua parte di competenza, si trova ad esercitare la propria autorità su ogni elemento dei livelli inferiori. La struttura definita organizzazione mista recupera gli elementi caratteristici delle due strutture precedenti, contemperando la necessità di un'univoca responsabilità gerarchica con l'esigenza di una marcata specializzazione dei diversi compiti. Tipica di questa struttura è la creazione, anche temporanea, di gruppi di lavoro composti da soggetti dotati delle diverse competenze necessarie alla realizzazione del prodotto. 
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Cos'è una Società

La società viene definita dal Codice Civile come un contratto con cui due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di attività economica allo scopo di dividerne gli utili.
Prima di esaminare le tipologie di società, è opportuno definire alcune loro caratteristiche:

  • autonomia patrimoniale;
  • personalità giuridica.
L'autonomia patrimoniale rappresenta una parziale separazione del capitale della società da quello dei soci che ne fanno parte. Nel caso in cui gli altri soggetti vantino dei crediti rispetto alla società, esaurito il capitale sociale essi possono rifarsi sui capitali individuali dei singoli soci. La personalità giuridica consiste nell'acquisizione di una serie di diritti, originariamente posseduti solo dalle persone fisiche, da parte di una determinata organizzazione che risponda a precisi requisiti. In questa situazione i soci rispondono solo col capitale della società, considerata quindi come un soggetto a sé stante.

Classificazione
Le società vengono classificate in base ai seguenti criteri:
  • tipo di personalità, finalità, tipo di attività, modalità associative.

Tipo di personalità
In base al possesso o meno del requisito della personalità giuridica, le società possono distinguersi come segue:
  • società di persone, società di capitali.
La società di persone è quella in cui i soci rispondono degli obblighi assunti dalla società. Questa non possiede personalità giuridica ma solo autonomia patrimoniale. Il nome sotto il quale una società di persone esercita la propria attività viene chiamato ragione sociale.
La società di capitali è quella in cui si esige crediti da essa deve contare solo sul capitale della società, dotata di personalità giuridica, e non può rivelarsi sui beni personali dei soci. per la società di capitali il nome assunto viene chiamato denominazione sociale.

Finalità
Rispetto alle finalità del contratto di società, a parziale correzione di quanto indicato nella definizione di legge, si hanno le seguenti distinzioni:
  • società lucrative;
  • società mutualistiche e consortili.
Le società lucrative, a cui intende in effetti rivolgersi l'art. 2247, hanno come scopo la divisione degli eventuali utili derivanti dall'attività economica svolta.
Le società mutualistiche e consortili vengono costituite e gestite per offrire beni o servizi ai soci a condizioni più vantaggiose di quelle presenti sui mercati. Si tratta quindi evidentemente di società senza fini di lucro. Esempio di società mutualistiche sono le mutue assicuratrici, costituite per indennizzare i soci da eventi dannosi, come i furti o le calamità naturali. Esempio di società consortili sono le cooperative, costituite in genere da soggetti che esercitano la stessa professione. Fra le varie attività esercitate citiamo le seguenti:
  • cooperative di consumo, che acquistano merci per rivenderle direttamente ai soci;
  • cooperative edilizie, il cui fine è la costruzione di abitazioni per i soci;
  • cooperative agricole di produzione e di vendita.
La regolamentazione delle cooperative è simile a quella vigente per le società per azioni, ma le prime beneficiano di particolari condizioni finanziarie e fiscali. Il capitale è variabile in relazione al numero dei soci e gli eventuali utili vengono destinati a fini mutualistici.

Tipi di attività
Per quanto riguarda il tipo di attività svolta vige una distinzione simile a quella già vista per le imprese in generale:
  • società non commerciali, società commerciali.
Le società non commerciali svolgono in genere un'attività legata all'agricoltura, mentre per le società commerciali valgono le definizioni che scaturiscono dall'art. 2195. Queste ultime sono tenute ad adempiere agli obblighi previsti in questo caso, e cioè l'iscrizione al registro delle imprese, la tenuta di libri contabili e la possibilità di sottrarre a procedure di fallimento.

Modalità associative
La prima e più semplice forma di società è la società di fatto (S.d.f), caratterizzata da un ristretto numero di soci. Per la sua costituzione è sufficiente l'iscrizione alla Camera di Commercio e il possesso delle licenze e delle autorizzazioni relative all'attività da svolgere. La società di fatto può quindi svolgere un'attività economica senza però possedere autonomia patrimoniale.
Gli altri tipi di società vengono suddivise in base alle loro modalità associative in:
  • società di persone, società di capitali.
Tra le società di persone si distinguono:
  • società semplice, società in nome collettivo, società in accomandita semplice.
- La società semplice è una società di persone ed è dotata di autonomia patrimoniale. Svolge in genere attività legate all'agricoltura e non richiede particolari formalità. In quanto impresa non commerciale, è esentata dagli obblighi relativi.

- La società in nome collettivo (S.n.c), in quanto società di persone, è dotata di autonomia patrimoniale, ma non ha personalità giuridica. La sua ragione sociale deve contenere il  nome di almeno un socio.

- La società in accomandita semplice (S.a.s) è una società di persone, dotata quindi di autonomia patrimoniale. I soci sono suddivisi in:
  • accomandatari, responsabili solidalmente ed illimitatamente;
  • accomandanti, responsabili solamente per la quota di capitale sottoscritta.
Tra le società di capitali si distinguono:
  • società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata.
La società per azioni (S.p.a) è una società di capitali, è dotata di autonomia patrimoniale, possiede personalità giuridica ed il contratto di costituzione deve essere redatto da un notaio. La società deve essere dotata dei seguenti elementi:
  • statuto, contenente la definizione delle regole di funzionamento;
  • azioni, cioè titoli rappresentatici di una frazione del capitale sociale;
  • soci, denominati azionisti e che rispondono solo per capitale sottoscritto;
  • libro soci dove vengono registrati i dati dei soci.
Il capitale della società per azioni deve ammontare ad un minimo di 200 milioni. La società è diretta dal consiglio di amministrazione, l'assemblea dei soci forma l'organo deliberativo, mentre il collegio sindacale costituisce l'organo di controllo. La struttura come si vede ricalca in piccolo tre poteri dello Stato, esecutivo, legislativo e giudiziario.


La società in accomandita per azioni (S.a.p.a) è una società di capitali. I soci sono suddivisi in:
- accomandatari, amministratori di diritto della società e responsabili solidalmente ed illimitatamente delle obbligazioni sociali;
- accomandanti, impegnati soltanto per il capitale impiegato nella sottoscrizione delle azioni.

Le caratteristiche della società rappresentano l'unione di quelle delle società già esaminate e che ne formano il nome.


La società a responsabilità limitata (S.r.l) è una società di capitali. E' dotata di autonomia patrimoniale ed ha personalità giuridica. Nei confronti dei creditori i soci rispondono solo per l'ammontare delle quote possedute individualmente. Per la costituzione di tale società è richiesto un capitale sociale minimo di 20 milioni.
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Cos'è un'Impresa

Curiosamente l'impresa non trova diretta definizione nel Codice Civile, che invece definisce imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi. Appare però del tutto logico identificare le caratteristiche dell'impresa con quelle dell'attività svolta dall'imprenditore nell'esercizio delle sue funzioni.

Requisiti
Esaminando analiticamente la definizione sopra riportata in ogni suo termine, il concetto di impresa risulta legato ai seguenti requisiti:

  • attività economica, professionalità, organizzazione, finalità.

Attività economica
Si intende normalmente quella serie di azioni finalizzate alla produzione di ricchezza, come avviene di solito in gran parte delle imprese, o gestita in maniera tale da compensare i costi con i ricavi, come accade invece ad esempio nelle imprese pubbliche o nelle cooperative.

Professionalità
Il requisito della professionalità implica innanzitutto che l'attività in questione deve essere svolta in modo sistematico, e cioè non occasionale. Non può quindi essere definito imprenditore chi compie sporadiche operazioni di acquisto o di vendita di beni di modesto valore al di fuori della sua normale professione.
Ciò però non significa che l'attività sia necessariamente continuativa, esistendo infatti professioni legate a particolari modalità di tipo periodico. Si pensi ad esempio alla gestione di un villaggio turistico, alla fornitura di combustibili per il riscaldamento o alle normali operazioni ad essa inerenti siano protratte nel tempo ed economicamente rilevanti, come avviene ad esempio nel campo dell'edilizia. La caratteristica della professionalità porta a definire imprenditore solo chi produce beni o servizi destinati al mercato, e quindi si ponga in rapporto economico con altre persone. Non può quindi definirsi tale chi produce o scambia beni per proprio consumo.

Organizzazione
Uno dei requisiti dell'attività imprenditoriale è quello dell'organizzazione, ossia della sua strutturazione interna combinata in accordo con altri fattori produttivi esterni, come il rapporto con le banche, il trasporto dei beni ecc. L'aspetto organizzativo è evidentemente relativo alle dimensioni dell'impresa, ed è di fondamentale importanza per la sua efficienza.

Finalità
Perché un soggetto possa venire qualificato imprenditore occorre che l'attività svolta si proponga la finalità di provvedere alla produzione o allo scambio di beni o servizi. Ciò sottointende che tali elementi siano graditi a chi ne beneficia, contribuendo così alla promozione di benessere.
Rientrano nella produzione e nello scambio di beni le attività primarie come caccia, pesca, agricoltura, e le attività industriali, purché dotate almeno parzialmente del requisito della continuità, mentre alla produzione di servizi rientrano le attività terziarie (alberghi, banche, assicurazioni, comunicazioni ecc.).

Classificazione
Le imprese possono essere classificate in base ai seguenti elementi:

  • proprietà, numero di partecipanti, tipo di attività, dimensioni.
Proprietà
In riferimento alla loro proprietà le imprese vengono suddivise in imprese pubbliche o private.
Le imprese pubbliche si propongono di perseguire un interesse collettivo (ad esempio la distribuzione dell'energia elettrica o la tutela della salute) mentre le imprese private si ripromettono di realizzate un profitto.

Numero di partecipanti
Dal punto di vista del numero di partecipanti, le imprese vengono suddivise in imprese individuali e collettive.
Le imprese individuali appartengono ad una sola persona, mentre le imprese collettive sono proprietà di più persone. Le imprese pubbliche possono essere solo collettive, mentre quelle private possono essere sia individuali che collettive.

Tipi di attività
In base al tipo di attività svolte le imprese vengono inoltre suddivise come esegue:
  • imprese agricole o commerciali.
Le imprese agricole svolgono attività legate all'utilizzo di un terreno (coltivazioni, allevamento di bestiame ecc.) mentre le imprese commerciali esercitano altre attività, definite dall'art. 2195:
  • attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi;
  • attività intermediaria nella circolazione dei beni;
  • attività di trasporto per terra, acqua, aria;
  • attività bancaria o assicurativa;
  • attività ausiliarie, come agenzie di commercio, di cambio, di viaggi ecc.
La distinzione è importante per quanto riguarda la differente regolamentazione più rigorosa per gli imprenditori commerciali rispetto a quelli agricoli (maggiori obblighi e maggiori controlli, in relazione al più elevato volume d'affari ed alla maggiore esposizione debitoria).
Gli imprenditori agricoli al contrario non sono obbligati all'iscrizione nel registro delle imprese, né alla tenuta di particolari libri contabili, e soprattutto non sono soggetti a procedure di fallimento in caso di insolvenza. Tale distinzione tende tuttavia ad essere superata dalla realtà dell'odierno imprenditore agricolo, che applica tecniche e apparecchiature di tipo industriale e ricorre a cospicui finanziamenti.

Dimensioni
Le imprese vengono inoltre classificate in base alle loro dimensioni. Per le piccole imprese, in considerazione del modesto volume di affari, è stata predisposta una regolamentazione giuridica particolare.

Normativa e giuridica
La qualifica di imprenditore viene automaticamente acquisita con l'esercizio di fatto di un'attività avente le caratteristiche richieste, a prescindere dal mancato rispetto di alcune formalità prescritte dalla legge (come l'iscrizione in appositi albi, il possesso di una licenza amministrativa ecc.).
La normativa giuridica impone tuttavia che l'impresa debba essere esercitata in nome e per conto dell'imprenditore, che ne assume di conseguenza ogni rischio connesso. Sono esclusi dalla attività imprenditoriali i soggetti che esercitano alcune professioni alle dipendenze dello Stato (magistrati, insegnanti, impiegati ecc.).
La legge esclude inoltre dalla categoria degli imprenditori altre figure professionali private, come i medici, gli architetti o gli avvocati, considerati lavoratori autonomi. Rientrano invece nella definizione di impresa alcune strutture in cui tali lavoratori si trovano ad operare, come le cliniche e le scuole private.
L'attività delle imprese di tipo commerciale è disciplinata dallo statuto dell'imprenditore commerciale, volto a tutelare sia gli interessi dei creditori che quelli delle imprese concorrenti.
Lo statuto riguarda i seguenti argomenti:
  • maggiore età e capacità di intendere e di volere;
  • obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese;
  • obbligo della tenuta delle scritture contabili;
  • procedure di fallimento in caso di insolvenza;
  • poteri dei collaboratori dell'imprenditore.
Si esaminano di seguito gli obblighi più significativi dell'imprenditore commerciale:
  • obbligo di iscrizione al registro delle imprese; obbligo della tenuta delle scritture contabili.
Obbligo di iscrizione al registro delle imprese
Per realizzare i propri fini l'impresa commerciale ha normalmente la necessità di poter accedere a consistenti capitali, in genere forniti dalle banche, e a intrattenere rapporti con diverse categorie di interlocutori. Appare quindi del tutto opportuno che tali soggetti possano accedere a informazioni relative all'impresa per verificarne la serietà e la consistenza. Tale possibilità, prevista dal Codice Civile, è però incredibilmente rimasta disattesa per più di cinquant'anni, e solo negli ultimi tempi sta iniziando a divenire operativa.

Obbligo della tenuta delle scritture contabili
L'imprenditore commerciale è tenuto a documentare il movimento delle operazioni effettuare e la propria situazione patrimoniale mediante apposite scritture contabili obbligatorie, tutelando così i creditori e gli altri soggetti interessati da eventuali irregolarità. Accanto a tali obblighi previsti dalla legge civile, l'imprenditore, come d'altra parte qualunque altro contribuente, è tenuto a documentare i suoi movimenti finanziari ai fini fiscali.
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Cos'è un'Azienda

Si definisce azienda il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa. Semplificando si può affermare che l'impresa rappresenta il fine delle attività svolte dall'imprenditore, mentre l'azienda rappresenta il mezzo per conseguirlo.

Tipi di beni
I beni materiali sono costituiti da elementi concreti e tangibili, come lo stabile industriale, i macchinari, le materie prime utilizzate o i mezzi economici impiegati. I beni materiali sono ad esempio i segni distintivi dell'azienda (ditta, insegna, marchio di fabbrica), le produzioni dell'ingegno legate al suo funzionamento (diritti d'autore, brevetti), o quel indice di produttività chiamato avviamento.

Tipi di aziende
Le aziende possono essere classificate nei seguenti tre gruppi:

Aziende di produzione
Producono beni (aziende manifatturiere) o servizi (ad esempio banche o assicurazioni) destinati allo scambio.

Aziende di erogazione
Producono beni e servizi destinati al diretto soddisfacimento delle esigenze dei destinatari. Fanno parte di esse le associazioni a fini ricreativi, come i circoli sportivi e culturali, e quelle volte ad attività assistenziali come gli enti di beneficenza ecc.

Aziende composte
Sono quelle aziende che presentano caratteristiche di entrambi i due tipi precedenti, come ad esempio gli enti pubblici (Stato, Regioni ecc.) o le ASL.

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