Se fossi o Se sarei: come si scrive?


Si dice che dopo il "SE" bisogna utilizzare la doppia "S" (se fossi, se mangiassi, se potessi, se dormissi, se studiassi...), nella maggior parte dei casi questa regola è giusta ma non può essere applicata in tutti i casi altrimenti si finisce per commettere un errore grammaticale.


Qui di seguito andremo ad analizzare i due verbi e andremo a riportare le principali differenze per capire quando usare l'uno o l'altro in modo corretto. Ebbene sì, sono correte entrambe le versioni!


Se fossi

"Se fossi" e "Se fossi stato" appartengono al modo congiuntivo, rispettivamente tempo imperfetto e trapassato del verbo essere. Si usa "se fossi" quando il periodo è ipotetico. Sicuramente vi risulterà più semplice la spiegazione se prima andrete a leggere cos'è il periodo ipotetico, cioè un periodo fondato su un'ipotesi e che può essere di tre tipi: della realtà, della possibilità e della irrealtà. Questo perché nel nostro caso andremo a fare riferimento ai periodi ipotetici del 2° e del 3° tipo.


ESEMPIO:
- Se mi fossi giustificata avrei fatto un errore. (Irrealtà)
- Se fossi una persona saggia, mi metterei a dare consigli a tutti. (Irrealtà)
- Se fossi stato stanco, non sarei venuto. (Irrealtà)
- Se non mi fosse possibile venire alla festa, sarai il primo a saperlo. (Possibilità)



Se sarei

Il verbo essere "sarei" fa parte del modo condizionale. Si usa "se sarei" quando il se è dubitativo (proposizione subordinata dubitativa) e l'azione è proiettata nel futuro.


ESEMPIO:
- Non so se mi sarei giustificata in una tale situazione.
- Mi chiese se sarei andato a mangiare una pizza.
- Mi domando se sarei in grado di farcela.
- Non so se sarei capace di mentire.
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Il Pirla: analisi e commento - Eugenio Montale


Il pirla è una poesia poco conosciuta di Eugenio Montale, contenuta nel suo quinto libro di poesie intitolato Diario del ’71 e del ‘72, una raccolta solida, interamente percorsa dal gusto per l’autoparodia e per lo «scherzo» lirico.


Testo

Prima di chiudere gli occhi mi hai detto pirla,
una parola gergale non traducibile.
Da allora me la porto addosso come un marchio
che resiste alla pomice. Ci sono anche altri
pirla nel mondo ma come riconoscerli ?
I pirla non sanno di esserlo. Se pure
ne fossero informati tenterebbero
di scollarsi con le unghie quello stimma.



Commento

La parola "pirla" gli è stata detta dalla moglie in punto di morte e, poiché lui la chiamava "mosca" in senso dolcemente ironico allora lei ha trovato una parola che sdrammatizzasse l'atteggiamento del grande poeta di fronte alla sua morte. La moglie conosceva la scarsa adattabilità del marito alle faccende quotidiane, e gli diede del pirla “affettuosamente” in punto di morte come chi sa bene che il poveraccio se la sarebbe cavata molto male senza una guida negli affari di tutti i giorni.


Ci sono anche altri pirla nel mondo ma come riconoscerli?
I pirla sono sbadati, combinano delle gaffe, dicono cose a sproposito nei momenti sbagliati e credono che anche gli altri agiscono in buona fede. Insomma, si riconoscono abbastanza facilmente.


I pirla non sanno di esserlo.
Per forza, altrimenti che pirla sarebbero? E se qualcuno glielo facesse notare non ci crederebbero. E semmai un giorno se ne rendessero conto proverebbero a togliersi questo marchio con ogni mezzo, ma la loro fatica sarebbe inutile dal momento che si tratta di un marchio indelebile, che resiste persino alle sfregature della pietra pomice, che in genere sfrega via tutto.


Vi sono due tipologie di pirla: quelli che non sanno di essere pirla e i pirla che sanno di essere pirla. Il pirla della seconda specie (come Montale) sa sempre di essere un pirla, ma magari non sa come fare per non esserlo più.

Montale sarà stato anche un pirla, ma era anche e soprattutto un poeta, e, come diceva Baudelaire, il poeta è come l’albatros, che quando vola in alto nei cieli appare maestoso, ma quando scende a terra è ridicolo nel suo camminare, perché impedito dalle sue "ali di gigante", sicché si fa schernire anche da una massa di imbecilli ed ubriachi.

Dal mio personale punto di vista diventa un vanto dunque essere un "pirla" se "pirla" è colui che non segue la massa ma si ritaglia il suo pezzetto di individualità: lo stimma della società in questo caso non è più un marchio, ma una medaglia al valore.

Questa poesia può essere dedicata a tutte quelle persone (uomini e donne) che non sanno che molte volte la loro intelligenza per cui spesso si vantano, invece, passa agli occhi della gente come una grande... pirlata!



Analisi del testo

Si dice "pirla" a una persona stupida, sciocca, leggera e che si lascia facilmente abbindolare (es. c'è cascato come un pirla). In origine significava "trottola" da cui anche il verbo pirlare, cioè gironzolare senza scopo, perdere l'orientamento. Si tratta di una parola molto milanese per un poeta genovese. Anche se dal '48 in poi visse a Milano dove morì.

Secondo la nostra legge è vietato dare del pirla, in quanto lesivo dell'onore e della dignità .
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Frasi sulle unghie


"Tirare fuori le unghie", "difendersi con le unghie", "affilare le unghie": questi alcuni dei più comuni modi di dire che ricordano come le unghie delle mani non abbiano avuto nell'uomo solo una funzione estetica e protettiva, ma al pari che negli animali anche un ruolo di strumento d'attacco o di difesa.
Nell'essere umano l'unghia è composta da cellule morte del nostro corpo (proprio come i nostri capelli) che crescendo viene tagliata e dunque vengono eliminate le scorie inutili al corpo. Esse acquistano durezza e resistenza per via di una sostanza chiamata cheratina. Le unghie delle mani hanno una crescita media di 3 mm al mese con variazioni legate alla stagione, uso dell'unghia ed età; in genere le unghie della mano dominante crescono più velocemente. In media quindi l’unghia della mano si rinnova totalmente in circa 6 mesi. Le unghie dei piedi crescono invece più lentamente delle unghie delle mani. Il loro tempo di crescita è di circa un terzo di quello delle mani. L’unghia del piede ricresce totalmente tra i 12 e i 18 mesi.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi e citazioni sulle unghie, da dedicare a tutti quelli che si mangiano le unghie nei momenti di stress e di ansia e a coloro che invece alle unghie ci tengono, le curano e le decorano usando svariati stili e colori.


1) Dall'unghia si conosce il leone. (Proverbio)

2) Non appena ci si taglia le unghie si scopre di averne bisogno. (Arthur Bloch)

3) Ricordate uomini, le donne sono solo impotenti finché lo smalto sulle unghie non si è asciugato. (Anonimo)

4) Io divido l'umanità in due gruppi: quelli che tagliano prima le unghie della mano sinistra e quelli che tagliano prima le unghie della mano destra. La mia teoria è che le persone che tagliano prima le unghie della mano sinistra sono più spensierate, tendono a godersi di più la vita... perché vanno dritti al compito facile, tengono le difficoltà per ultime. (Seligman)

5)
Le cose si rompono in continuazione.
Bicchieri, piatti, unghie.
Le promesse.
I cuori.
(Jodi Lynn Picoult)

6) Tecnicamente sono disarmata. Ma non si dovrebbero mai sottovalutare i danni che possono provocare le unghie, specialmente se il bersaglio è impreparato. (Suzanne Collins)

7) Si può essere un uomo serio e curare la bellezza delle proprie unghie. (Alexander Sergeyevich Pushkin)

8) Che vergogna quando arrivò l'idraulico. Io lì, tutta nuda nella vasca e non avevo lo smalto sulle unghie! (Marilyn Monroe, Dal film Quando la moglie è in vacanza)

9) Quando speri che la fortuna ti dia una mano, lei si sta mettendo lo smalto. (Lucrezia Beha)

10) Unghie e capelli sono state date agli uomini per fornirgli una costante occupazione. (Aleksey Tolstoy)

11) Sbaglia chi pensa che le unghie crescano dritte come pugnali. I santoni indiani, le prostitute berbere e i detentori del record mondiale di lunghezza delle unghie che si sono succeduti nei secoli hanno dimostrato che le unghie crescono a parabola, si ritorcono verso l’interno, ghermiscono il corpo in un abbraccio. A volte si avviticchiano, avvolgono l’avambraccio nelle spire di una pianta rampicante calcificata. Dalle mie dita cresce un tentativo di crisalide, un progetto di guscio. Un giorno abiterò in una chiocciola di unghie. (Tiziano Scarpa)

12) Beato quell'uomo che la sua donna ama più delle sue unghie. (Guido Rojetti)

13) Ci sono quelle che hanno mani lunghe e affusolate senza bisogno di unghie finte. Io una volta ho messo le unghie finte e sembravo uno di quei rastrelli di alluminio da giardino per tirar su le foglie. (Luciana Littizzetto)

14) Più si diventa vecchi, e più è difficile tagliarsi le unghie dei piedi. (Luciano De Crescenzo)

15) Nessun stuzzicadenti potrà mai sostituire quell'affilato mezzo centimetro dell'unghia di un mignolo. (pellescura, Twitter)

16) Come forma di protesta contro le ingiustizie nel mondo mi mangio le unghie. (MaxMangione, Twitter)

17) In realtà alla donna non interessa cambiare sempre smalto per le unghie, è che sono strafatte di solvente e non sanno come dircelo. (MaxMangione, Twitter)

18) lo so che non ci si deve sentire minacciati da scelte di vita diverse dalle nostre, ma a me le unghie lunghe e curve mettono paura. (olli_gu, Twitter)

19) Penso che sia arrivato il momento di dare un freno a 'sti murales che vi fate sulle unghie. (dondindan, Twitter)

20) A quello che tieni nascosto dentro prima o poi cresceranno le unghie. (schivami, Twitter)

21) Le unghie dei piedi sono subdole: ti accorgi che sono cresciute solo dopo aver trasformato un paio di scarpe normali in sandali. (MaxMangione, Twitter)

22)
- Ma che belle unghie! Sono le tue?
- No no, prima di me le aveva un'altra signora che però le ha tenute benissimo.
(andreasaccomani, Twitter)

23) Stamattina mi sono tagliato le unghie a una mano sola e ora mi tocca raccontare a tutti che sono un chitarrista. (darioloc81, Twitter)

24) Complimentissimi a quelle donne che nonostante quelle unghie lunghe riescono a farsi il bidet senza finire in ospedale. (chetetuitti, Twitter)

25) Fanno i prodotti per la micosi delle unghie ma non quelli per farmi passare il vomito quando ne vedo la pubblicità. (diodeglizilla, Twitter)

26) La crisi economica la vedo nelle ragazze che finiscono lo smalto e sono costrette a tingersi alcune unghie di un altro colore. (MaxMangione, Twitter)

27) Oggi ho visto una ragazza che su tre unghie aveva lo smalto blu, su una lo smalto rosso a pois, su una aveva scritto le note sulla privacy. (azael, Twitter)

28) Curiosità: quando gli ricrescevano le unghie, Gesù amava dire che gli erano risorte. (azael, Twitter)

29) Quella sottile linea tra "ho messo le unghie finte ;)" e "Freddy Krueger". (dbric511, Twitter)

30) Son sempre tutti lì a cercare nuove risorse rinnovabili e nessuno che abbia mai preso in considerazione le unghie. (azael, Twitter)

31) Se Dio non avesse voluto che ci mangiassimo le unghie, le avrebbe fatte crescere sui gomiti. (Comeprincipe, Twitter)

32)
Ognuno nel grande gioco della vita gioca le carte che ha: la bellezza, l'intelligenza o la simpatia.
Io mi so mangiare le unghie dei piedi.
(MaxMangione, Twitter)

33) Ho mescolato uno smalto per unghie fragili, uno per unghie che si sfaldano e uno per unghie che si spezzano.Tra poco avrò unghie invincibili. (BarbyeTurica. Twitter)

34)
Ti tagli le unghie a filo e il secondo dopo devi:
- aprire una lattina
- usare il nastro adesivo
- aprire un coltellino svizzero
(dbric511, Twitter)
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Mostrare widget solo su mobile o desktop Blogger


Vi sono widget di dimensioni troppo grandi per essere mostrati anche nella versione mobile e widget troppo piccoli per essere mostrati nella versione desktop, questo significa che bisogna agire in una delle due versione per mostrare o nascondere il widget a seconda delle nostre esigenze.

Ad esempio a chi ha adottato un menù multilivello, può capitare che se lo ritrovi anche nella versione mobile, dove è invece preferibile un menù più compatto e facilmente cliccabile. Precisiamo che la seguente guida vale esclusivamente per i widget, nel caso in cui abbiate inserito del codice css o di diverso tipo (javascript) all'interno del tema, l'unico modo per escluderli da una delle due versioni (mobile o desktop) è utilizzare i tag condizionali.




La prima cosa che si deve fare è andare su Tema > Modifica HTML > Vai al widget e selezionare quello che corrisponde all'ID del proprio widget.



Ipotizziamo che l'ID del widget sia HTML5. All'interno della prima stringa del widget HTML5 bisogna integrare uno dei tre seguenti codici subito dopo la scritta 'HTML5', come nei vari esempi.

mobile='yes'
<b:widget id='HTML5' mobile='yes' locked='false' title='' type='HTML'>

Va utilizzato quando il widget in questione appare solo nella versione desktop ma si vuole farlo apparire anche nella versione mobile.


mobile='no'
<b:widget id='HTML5' mobile='no' locked='false' title='' type='HTML'>

Va utilizzato quando il widget in questione appare in entrambe le versioni ma si vuole nasconderlo dalla versione mobile.

mobile='only'
<b:widget id='HTML5' mobile='only' locked='false' title='' type='HTML'>

Va utilizzato quando il widget in questione appare in entrambe le versioni ma si vuole nasconderlo dalla versione desktop. Questa scelta comporta che il widget scompare anche dalla sezione layout se starete utilizzando un computer per fare queste modifiche. Il widget ricompare nuovamente se rimuoverete questo codice dal tema.
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Avvocato, avvocatessa o avvocata: come si scrive?



Qual è il femminile di avvocato? La scelta è più complicata del solito perché stavolta vi sono tre sostantivi che potrebbero andare bene: avvocato, avvocata e avvocatessa. È meglio usare un neutrale "avvocato" anche per le donne? O sarebbe meglio specificare che l'avvocato in questione è una donna usando il sostantivo femminile "avvocata" o "avvocatessa"? Ecco le posizioni degli esperti, e i nostri consigli.


Differenze


1) Avvocato = È molto frequente nell'uso giuridico la forma maschile in -o, soprattutto in alcune locuzioni polirematiche di forte coesione (avvocato fiscale, avvocato d'ufficio...), anche quando ci si riferisca a donna, come accade in tutti quei casi in cui si voglia sottolineare la neutralità della professione rispetto al sesso di chi la esercita. Quando si preferisce lasciare invariato al maschile il nome della professione si potrebbe aggiungere al fine di non creare confusione il nome della persona in questione (l'avvocato Anna Rossi, l'avvocato Benedetta Bernardi ecc.)

Il sostantivo maschile avvocato dispone di due forme femminili: avvocata e avvocatessa.


2) Avvocatessa = è la forma più utilizzata per indicare sia la donna che esercita l'avvocatura sia la moglie dell'avvocato.

3) Avvocata = è di uso non comune per indicare un avvocato donna. Solo nella forma singolare e in ambito religioso, "avvocata" può essere inteso anche come colei che protegge, che intercede, riferito alla Madonna.

Entrambi i sostantivi al femminile vengono usati anche in tono ironico o scherzoso quando ci si rivolge a una donna chiacchierona, la cui parlantina potrebbe rivelarsi utile qualora intraprendesse l'avvocatura.


In conclusione

Fino a qualche tempo fa l'unica forma corretta era "avvocato", mentre ai giorni nostri le donne che lavorano sono sempre più numerose ed occupano ruoli di rilievo come avvocati, questori, presidenti, ministri. Per questo motivo è diventato necessario declinare questi mestieri al femminile: "questore/questora", "ministro/ministra", "architetto/architetta", "deputato/deputata" ecc.
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Unghio, unghia o unghie: come si scrive?


Sappiamo quello che mangiamo? Direi proprio di no, specie se si soffre di onicofagia che è un disturbo compulsivo che porta una persona a mangiare le proprie unghie. Il dubbio grammaticale stavolta riguarda sia la forma singolare (l'unghio o l'unghia?) sia la forma plurale (le unghia, le unghie o gli unghi?).



Unghio

Secondo l'enciclopedia Treccani, unghio è un sostantivo maschile considerato come forma rara o scherzosa, di conseguenza altri usi non sono considerati corretti. Ad esempio Tomasi di Lampedusa nel romanzo Il Gattopardo scriveva:
Per nascondere la propria emozione si grattava un orecchio con il lunghissimo unghio del mignolo sinistro.

Discorso simile anche per unghi il cui termine non esiste nella lingua italiana. Pertanto è sempre sbagliato scrivere: gli unghi.



Unghia

Unghia è un sostantivo femminile singolare. Viene usato per indicare una sola unghia. Fino all'Ottocento veniva anche usato per formare il plurale (es. unghia nere, unghia incarnite).


Esempio:
- Mi sono rotta l'unghia.
- Le mani di Marina sono originali: smalto di colore diverso su ogni unghia!
- L'unghia dell'alluce ha bisogno di particolari cure, poiché tende ad incarnirsi facilmente.



Unghie

Unghie è un sostantivo femminile plurale, è il plurale di "unghia". Viene usato per indicare due o più unghie.


Esempio:
- Ho il vizio di rosicchiare le mie unghie.
- Le unghie della mani le ho smaltate come i colori dell'arcobaleno.
- Tiriamo fuori le unghie.
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Tira più un pelo di fi.. che un carro di buoi



Non mi vogliate male per la volgarità di questo articolo, ma chi non ha sentito almeno una volta nella vita il detto popolare "tira più un pelo di fica che un carro di buoi" ? Spesso la frase viene pronunciata da adulti che rimproverano i giovani che sbavano dietro le ragazze o che obbediscono loro come dei cagnolini al guinzaglio.


È anche presente una versione più completa:
Tira più un pelo di fica in salita che un carro di buoi in discesa.


Oppure una versione non volgare, la cui volgarità è sottintesa:
Tira di più una bella biga che un carro di buoi.


Significato

Il detto sta a significare che l'uomo è capace di tutto tranne a resistere al fascino di una donna e che quest'ultima sia in grado di far muovere gli uomini più di quanto possa fare un carro trainato da cento buoi. Questo perché il sesso è da sempre stato un importante motivatore per le azioni di qualcuno. Quindi il potere seduttivo femminile è, per gli uomini, tale da permettere alle donne di ottenere da loro tutto ciò che vogliono.



Uso

In genere viene usato quando ci si trova dinnanzi a una donna dal fascino irresistibile e tutte le persone si girano per ammirarla, quando un momento prima erano concentrati in tutt'altri affari. Oppure viene usato quando l'amore verso una donna si mette in mezzo a un'amicizia, o anche semplicemente per scherzare.


ESEMPIO:

- E certo, ora che ti sei fidanzato non hai più tempo per passare un po' di tempo con gli amici. È proprio vero, tira più un pelo di fi...

- Ragazzi, ammetto che quella ragazza è molto carina ma addirittura sbavare come dei cani.... un po' di contegno. Siete proprio irrecuperabili! È mai possibile che tira sempre più un pelo di fi...
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Ci sono o Vi sono: come si scrive?


Per quanto riguarda il dubbio grammaticale tra "Ci sono" o "Vi sono" non esiste il rischio di incappare in qualche errore perché sono corrette entrambe le forme.


L'unica lieve differenza tra i due modi di scrivere è che "vi sono" è più da italiano arcaico, cioè antico, ed è preferibile adottarlo in un tema, articolo, saggio, aforisma perché considerato più elegante; mentre "ci sono" è da italiano moderno, si usa sopratutto nel parlato o in uno scritto poco formale (lettera tra amici).

"Vi" e "Ci" sono particelle pronominali che seguiti dal verbo essere "sono" indicano l'esistenza di una cosa o persona o più cose o più persone, come per esempio:

- Ci sono troppe macchine per strada!

Vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo.
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Differenza tra foce a delta o ad estuario


La foce di un fiume, cioè il punto in cui terminano le acque del fiume e si immettono in un mare, può essere di due tipi: a delta o ad estuario. Questo dipende dalla quantità di detriti trasportati dal corso d’acqua e anche dal tipo di potenza della corrente marina.




Foce a delta

La foce a delta si ha quando le acque del fiume si dividono in due o più rami ed assumono una caratteristica forma triangolare che ricorda quella della lettera delta maiuscola "Δ" dell'alfabeto greco. Essa si forma quando l'azione erosiva del mare (specialmente se poco profondo) è così debole che non riesce a portar via i sedimenti trasportati dal fiume, le sabbie si depositano e ostacolano il percorso verso il mare del fiume, che quindi si divide in più rami.

Tra i fiumi con una foce a delta ci sono il Po, il Danubio, il Nilo, la Lena, il Gange ed il Mississippi.



Foce ad estuario

La foce ad estuario (dal latino "luogo dove le acque sono agitate") è costituita da un solo ramo per via della forza del mare (onde e flussi di marea) che è così violenta da spazzare subito via i sedimenti del fiume. Il mare col tempo allarga sempre di più la foce fino a dargli una forma simile a quella di un imbuto, di conseguenza si va ad abbassare il letto del fiume. La foce ad estuario è tipica dei fiumi che sfociano in un oceano perché ha il mare sempre ondoso.

Tra i fiumi con una foce ad estuario ci sono il Senna, il Congo, il Rio delle Amazzoni e il Tamigi.
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Alfine o Al fine: come si scrive?


Non è una di quelle parole che si usano di solito perché spesso gli preferiamo "alla fine" ma in ogni caso sia alfine (tutto attaccato) che al fine (con grafia separata) sono da considerarsi due forme corrette dal punto di vista grammaticale.


Alfine è semplicemente la forma più antica di al fine; in analisi grammaticale sono degli avverbi e possono essere sostituiti dai loro sinonimi: "infine, finalmente, al termine di tutto, alla fine, alla fin fine, all'ultimo, in conclusione".

"Al fine di" è invece una locuzione congiuntiva che sta per "allo scopo di".


Esempio con frasi:
Alfine di avere informazioni dettagliate, si chiedeva al presunto testimone cosa fosse successo.

- Sono andata al negozio per fare domanda al fine di ottenere un rimborso per il prodotto difettoso.

- Dopo tutto quel suo interloquire siamo alfine riusciti a dire la nostra.

Al fine sei riuscito a prendere la sufficienza in matematica!
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Avvolte o A volte: come si scrive?


A volte e avvolte sono due forme corrette dal punto di vista grammaticale, ma presentano significati diversi. Dal momento che esistono entrambe le forme, il corretto o sbagliato dipende esclusivamente dal loro significato. Non si tratta di un caso isolato, il dubbio è dovuto alla preposizione semplice "A" che provoca, infatti, il raddoppiamento della consonante della parola successiva (raddoppiamento fonosintattico) come abbiamo già visto in: "a posto o apposto", "a fianco o affianco".

Qui di seguito andremo ad analizzare le due forme per capirne il significato dell’uno o dell’altro termine anche attraverso degli esempi.



Avvolte


Avvolte (con grafia univerbata) è il participio passato femminile plurale del verbo avvolgere. Sta a significare qualcosa o qualcuno che si avvolge.


Esempio:
- Le polpette di carne sono avvolte nel prosciutto.

- Io e mio figlia eravamo avvolte nelle lenzuola.



A volte


A volte (con grafia separata), è una locuzione avverbiale che assume il significato di "in certi casi, talora, qualche volta, certe volte, alle volte, di tanto in tanto, in certe circostanze".


Esempio:
- A volte, l'unica ragione per cui non lasci andare ciò che ti rende triste, è perché è stata l'unica cosa capace di renderti felice.

- A volte ti penso, e tu mi pensi?
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Legenda o Leggenda: come si scrive?


Legenda e leggenda sono due parole diverse, la presenza o meno della lettera "g" non è insignificante come nel caso di famigliare/familiare, in quanto cambia del tutto il significato della parola. Bisogna usare una delle due parole a seconda del significato che ci serve in quel preciso momento.

Qui di seguito andremo a vedere il significato di ciascun termine e il loro corretto utilizzo.



Legenda


Legenda è una parola latina che significa "cose che devono essere lette".
Nelle cartine geografiche si trova di solito verso la fine della mappa o di lato ad essa.
Indica la spiegazione dei simboli rappresentati sulla carta o il perché alcuni territori sono colorati in modo differente.

Esempio con frasi:
Per comprendere meglio la cartina osserva la legenda dei simboli.



Leggenda


Leggenda è un racconto di argomento per lo più religioso o eroico, in cui fatti e personaggi, quando non siano immaginari, risultano amplificati e alterati dalla fantasia e dalla tradizione, in una duplice esigenza di esaltazione e di esemplarità. Ovvero, una storia vera alterata da più fondi con un a base di verità sulla quale orbitano varie versioni e fili di pensieri che alterano lo stesso significato di verità.

Alcuni esempi di leggende sono: la scomparsa di Atlantide, il mito di Teseo e Arianna, la leggenda del mostro di Lochness ecc.

Il termine leggenda viene usato anche per quanto riguarda la "leggenda metropolitana" (o leggenda urbana ), storia inventata di ambientazione urbana che prende spunto da episodi di vita quotidiana, da banali incidenti comuni nelle società contemporanee i quali, sfuggendo inaspettatamente e drammaticamente al controllo, si trasformano spesso in tragedie.


Esempio con frasi:
- Ancora oggi resiste la leggenda dello yeti, il fantomatico "uomo delle nevi". (sostantivo)

- La capacità osservativa di Sherlock Holmes era leggendaria. (aggettivo)
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Differenza tra cannocchiale e binocolo


Cannocchiale e binocolo sono strumenti ottici utilizzati per l'osservazione di oggetti più o meno lontani. La differenza più evidente tra i due strumenti è che il cannocchiale è costituito di un solo obiettivo, mentre il binocolo da due cannocchiali accoppiati per uso binoculare.

Qui di seguito andremo a vedere le altre principali differenze:



Cannocchiale


Il cannocchiale è uno strumento ottico per l'osservazione ravvicinata di oggetti terrestri. La differenza più significativa rispetto a un telescopio astronomico è che fornisce immagini dritte anziché capovolte.
Il primo cannocchiale fu costruito in Olanda nel 1608, dall'occhialaio Hans Lippershey. Galileo Galilei, informato della scoperta nel 1609, costruì eccellenti cannocchiali e li utilizzò in particolare per l'osservazione dei corpi celesti. Successivamente Giovanni Keplero migliorò ancora il cannocchiale di Galileo costruendo un cannocchiale astronomico, sulla base del quale il moderno telescopio è costruito.
struttura
Fra le parti fondamentali del cannocchiale, le lenti, si possono distinguere due differenti tipi: l'obiettivo e l'oculare. Spesso per l'obiettivo o l'oculare vi sono più di una lente, a formare un gruppo di lenti. L'obiettivo forma sul suo piano focale l'immagine dell'oggetto osservato, mentre l'oculare serve sia come lente di ingrandimento sia ad osservare l'immagine. Il cannocchiale utilizza una lente divergente come oculare; inoltre questo è disposto tra l'obiettivo e il suo piano focale (detta posizione 'intrafocale'). Ciò permette al cannocchiale di essere sensibilmente più corto di un telescopio, nonostante ne condivida i principi di funzionamento.



Binocolo


Il binocolo (dal latino: bi = due, ed oculus = occhio) è uno strumento usato per ingrandire oggetti distanti, grazie al passaggio dell'immagine prima attraverso due adiacenti serie di lenti, poi attraverso dei prismi, che raddrizzano l'immagine (che altrimenti risulterebbero invertite, destra-sinistra e sotto-sopra, proprio come succede con tutte le lenti positive, quali gli obiettivi fotografici, i telescopi, ecc.). I prismi restituiscono l'immagine rifrangendo e riflettendo la luce con il principio della riflessione totale interna. I prismi possono essere disposti secondo la configurazione di Porro, che è la disposizione tradizionale, usata in molti tipi di binocolo. In questo caso, le lenti obiettive (quelle più lontane dall'occhio) non sono allineate con le lenti di uscita. I prismi riflettono la luce attraverso un percorso ad S, fino alla lente di uscita. Un binocolo con prisma a tetto, invece, allinea le lenti obiettive con le lenti di uscita ed è molto più stretto di quelli tradizionali. Nel binocolo, le immagini sono visibili con entrambi gli occhi.
Non si conosce il nome dell'inventore. Fin dall'invenzione del cannocchiale sono stati fatti tentativi di abbinarne due (uno per occhio).
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Frasi sulla fortuna


La fortuna era per i romani una Dea bendata ritenuta responsabile dei destini di tutti gli esseri umani, è per questo che si suol dire "la fortuna è cieca". Molti si chiedono se la fortuna esista realmente e come sia possibile ottenerne almeno un pizzico per trarne benefici nella propria vita.

Quando di fronte a molteplici possibilità casuali si manifesta l'evento a noi più favorevole (o meno sfavorevole) allora in quei casi si può parlare di fortuna. Quindi è più logico pensare che la fortuna non esista ma che sia solo casualità. Una volta i romani dicevano "Audaces fortuna iuvat" (la fortuna aiuta gli audaci), infatti gli audaci (coloro che ci provano sempre andando contro le difficoltà) si mettono di fronte a molte più possibilità rispetto ad un uomo che resta seduto su una sedia. Di conseguenza più possibilità ci sono, più è facile che la casualità (o la fortuna) siano dalla nostra parte.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi e citazioni sulla fortuna, da dedicare a quelle persone che in affari, in amore e nel gioco si imbattono spesso in situazioni favorevoli. A chi invece le cose vanno sempre di male in peggio abbiamo dedicato le frasi sulla sfortuna e la sfiga.


1) Ci sono momenti in cui tutto va per il verso giusto. Non occorre spaventarsi. Non dureranno. (Jules Renard)

2) La fortuna sorride ad alcuni e ride di altri. (Alan Arkin)

3) La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'opportunità. (Lucio Anneo Seneca)

4) Credo molto nella fortuna: ho constatato che quanto più duramente lavoro, maggior fortuna possiedo. (Thomas Jefferson)

5) Potersi sentire felici anche senza la fortuna – questa è fortuna. (Marie von Ebner-Eschenbach)

6) La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo – e spesso prende anche la mira. (Roberto "Freak" Antoni)

7) Certo che la fortuna esiste. Altrimenti come potremmo spiegare il successo degli altri? (Jean Cocteau)

8) A nessuno la fortuna pare tanto cieca quanto a coloro che non ne sono beneficati. (Francois de La Rochefoucauld)

9) La natura fa il merito e la fortuna lo mette in opera. (François de La Rochefoucauld)

10) La fortuna dà troppo a molti, a nessuno abbastanza. (Marco Valerio Marziale)

11) Quando la fortuna lusinga, lo fa per tradire. (Publilio Siro)

12) La fortuna guida dentro il porto anche navi senza guida. (William Shakespeare)

13) La fortuna non solo è cieca, ma acceca spesso anche le persone cui ha concesso i propri favori. (Marco Tullio Cicerone)

14) La fortuna è un attimo, la vita è tutto il resto. (Aldo Busi)

15) Chiamiamo fortuna il merito degli altri, e merito la nostra fortuna. (Amadeus Voldben)

16) La fortuna non ha mai fatto un uomo saggio. (Lucio Anneo Seneca)

17) Ciascuno è fabbro della propria fortuna. (Gaio Sallustio Crispo)

18) Nella vita è tutta una questione di culo: o ce l'hai o te lo fanno! (Francesca Reggiani)

19) La nostra fortuna è la iettatura degli altri. (Etienne Rey)

20) La fortuna è la sola cosa che si raddoppia quando la si condivide. (Albert Schweitzer)

21) La fortuna è una ruota che gira. (Proverbio)

22) Chi è fortunato al gioco è sfortunato in amore. (Proverbio)

23) Gli uomini non sanno apprezzare e misurare che la fortuna degli altri. La propria, mai. (Indro Montanelli)

24) È buffa la fortuna. Magari non ne vedi neanche l’ombra per anni e poi, quando meno te l’aspetti, si presenta al tuo vicino di casa. (Franco Merafino)

25) La fortuna ci corregge di parecchi difetti, di cui non saprebbe correggerci la ragione. (François de La Rochefoucauld)

26) L’amore è come la fortuna: non gli piace che gli si corra dietro. (Théophile Gautier)

27) Preferisco avere una goccia di fortuna che una botte di saggezza. (Diogene Il Cinico)

28) La fortuna è donna; se voi ve la lasciate sfuggire oggi non crediate di ritrovarla domani. (Napoleone Bonaparte)

29) Ricorda che non ottenere ciò che vuoi è a volte un meraviglioso colpo di fortuna. (Dalai Lama)

30) Alle fortune che già brillano, fortune s'aggiungono. (Eschilo)

31) Molti pensano che avere talento sia una questione di fortuna; a nessuno viene in mente che la fortuna possa essere una questione di talento. (Jacinto Benavente)

32) Venti e onde sono sempre dalla parte dei navigatori più abili. (Edward Gibbon)

33) Se un uomo che non sa contare fino a quattro trova un quadrifoglio, ha diritto alla fortuna? (Stanislaw Jerzy Lec)

34) Bisogna fidarsi pochissimo di una grandissima fortuna. (Tito Livio)

35) Giudico che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ce ne lasci governare l’altra metà. (Niccolò Machiavelli)

36) La fortuna fa brillare le nostre virtù e i nostri vizi, come la luce fa brillare gli oggetti. (François de La Rochefoucauld)

37) La fortuna volge tutto a vantaggio dei suoi prediletti. (François de La Rochefoucauld)

38) La fortuna va da chi la cerca, non da chi l'aspetta. (Roberto Gervaso)

39) La fortuna bussa sempre alla porta nel momento sbagliato. (Arthur Bloch)

40) Questa che chiamiamo fortuna, è una donna ubriaca e capricciosa, ma soprattutto cieca, e così non vede ciò che fa, né sa chi getta nella polvere né chi invece porta sugli altari. (Miguel De Cervantes)

41) La fortuna è un dio fra gli uomini, è più che un dio. (Eschilo)

42) La Fortuna ama le persone non troppo sensate; ama gli audaci e quelli che non hanno paura di dire "Il dado è tratto". (Erasmo da Rotterdam)

43) Finché sarai fortunato, conterai molti amici: se ci saranno nubi, sarai solo. (Ovidio)

44) Bisogna regolarsi con la fortuna come con la salute: goderne quando è buona, pazientare quando è cattiva, e non ricorrere a estremi rimedi che in caso di estremo bisogno. (François de La Rochefoucauld)

45) La fortuna fa come il baro nel giuoco: fa vincere qualche volta, per allettare gli altri. (Alfredo Panzini)

46) La nostra fortuna è come l’acqua nella rete: tiri la rete e la senti gonfia, e quando l’hai issata a terra non c’è niente. (Lev Tolstoj)

47) La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde. (Dal film Match Point)

48) Quel che si ottiene con scarso aiuto della fortuna è più resistente al caso. (Nassim Nicholas Taleb)

49) Nessuno sa di essere fortunato fino a che non lo colpisce la sventura. (Chaim Potok)

50) Non basta essere fortunati. Bisogna anche avere la fortuna di rendersene conto. (Anonimo)

51) Quando l'occasione incontra il talento, si chiama fortuna. Quando il talento incontra l'occasione si chiama culo. (Rosaria Esposito)

52) La fortuna aiuta gli audaci, il pigro si ostacola da solo. (Lucio Anneo Seneca)

53) La gente non conosce la propria fortuna ma quella degli altri non le sfugge mai. (Pierre Daninos)

54) Gli sciocchi aspettano il giorno fortunato. Ma ogni giorno è fortunato per chi sa darsi da fare. (Buddha)

55) Non aspettare che il vento gonfi la vela della tua fortuna. Soffiaci dentro te. (Ugo Ojetti)

56) La fortuna non dona mai; presta soltanto. (Proverbio svedese)

57) Sai cos'è la fortuna? È credere che sei fortunato, ecco tutto. (Dal film Un tram che si chiama Desiderio)

58) L'unica cosa sicura della fortuna è che essa cambierà. (Wilson Mizner)

59) Ogni donna la sua fortuna ce l’ha fra le gambe. (Honorè De Balzac)

60) Una certa fortuna non sta nell’avere ciò che pensavi di volere ma nell’avere ciò che hai, che una volta che hai avuto sei intelligente abbastanza da vedere che è quello che avresti voluto avere se lo avessi saputo. (Garrison Keilor)

61) Le calamità sono di due specie: la disgrazia che capita a noi, e la fortuna che capita agli altri. (Ambrose Bierce)

62) Ci vuole una grande fortuna per fare fortuna. (Jean de La Bruyère)

63) Cosa di più desiderabile può essere donato dagli dei che un’ora fortunata? (Catullo)

64) La fortuna è come il vetro: quando più brilla tanto più è fragile. (Publilio Siro)

65) Nessuno ottiene giustizia. La gente ottiene solo fortuna o sfortuna. (Orson Wells)

66) Non si è mai tanto fortunati o tanto sfortunati quanto si pensa. (François de La Rochefoucauld)

67) La fortuna è spesso come le donne ricche e spendaccione, che mandano in rovina le case in cui hanno portato una ricca dote. (Nicolas de Chamfort)

68) La fortuna ama concedersi solo a chi la merita, e non è cieca come generalmente si crede, ma la sua chiaroveggenza sfugge a un giudizio superficiale. (Anonimo)

69) Un grammo di fortuna vale più di una libbra d’oro. (Proverbio Yiddish)
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Analisi e commento: Sopra un basso rilievo antico sepolcrale


Sopra un bassorilievo antico sepolcrale dove una giovane morta è rappresentata in atto di partire, accomiatandosi dai suoi. La canzone fu composta tra il 1831 e il 1835 nel periodo in cui era forte la sua passione per Fanny Targioni Tozzetti (ma si trattava di un amore non corrisposto) e pubblicata la prima volta nell'edizione di Napoli 1835.


Commento

Fu ispirata dalla vista di un bassorilievo funebre che vide durante il suo viaggio romano nello studio dello scultore Pietro Tenerani. Era scolpito per la tomba di una giovane fanciulla, Clelia Severini, morta a 19 anni.

Centrale è la riflessione sulla morte, causa d’affanno per i vivi, eroicamente affrontata invece dalla fanciulla, rappresentata sul monumento nell'atto di scendere agli Inferi.
Il tema della giovinezza stroncata da una morte prematura ricorre costantemente nella poesia di Leopardi, specie nei Canti recanatesi (A SilviaLe ricordanze), ed è spesso associata alla caduta delle illusioni del poeta.

Leopardi accettava la concezione stoica per la quale in certe condizioni è meglio il suicidio che accettare le disgraziate condizioni di vita. Questo era dovuto alla sua infelicità sentimentale, al suo terribile stato fisico e salutare che lo rendevano ostile agli altri, tranne che a pochi intimi amici. Ma in questa poesia sposta il suo interesse verso la vita, sconfiggendo, una volta per sempre l'idea del suicidio. Infatti Leopardi, del resto non si suicidò mai. Allontana definitivamente l’idea del suicidio perché è ormai fuori dalla tempestosa bufera amorosa, e vive nelle agitate acque delle giornate napoletane, affrontando i problemi della vita quotidiana.



Analisi del testo

Schema metrico: canzone libera.

La canzone non è rimata in maniera regolare, ma è modulata su una fitta trama di rime, assonanze e consonanze, tra verso e verso e all'interno dei versi stessi. Le strofe sono di lunghezza diversa (complessivamente 109 versi).

La seconda parte della canzone ruota intorno al tema della natura: una natura, più che matrigna, indifferente.


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Parafrasi: Sopra un basso rilievo antico sepolcrale


di Giacomo Leopardi
Parafrasi:


Dove vai, bellissima fanciulla?
Chi ti chiama lontano dai tuoi cari?
Abbandoni tu sola, allontanandoti,
la cara casa così prima del tempo?
Ritornerai nel mondo dei vivi?
Tu farai felici un giorno costoro,
che ora ti stanno intorno piangendoti?

Con gli occhi asciutti e con uno sguardo coraggioso,
tu pur tuttavia sei mesta. Se la strada
sia piacevole o dispiacevole,
se il rifugio nel quale tu vai,
sia triste o allegro, dal grave aspetto
si indovina con difficoltà.
Io da solo non posso stabilire con certezza,
né al mondo si è riusciti ancora a capire,
se tu debba essere considerata caduta
in disgrazia o cara al cielo,
se tu debba essere considerata
misera o fortunata.

La morte ti chiama; quando stavi per
sbocciare ecco che è giunto l'ultimo istante.
Non tornerai più alla casa dalla quale esci.
Non vedrai più la vista dei tuoi cari genitori.
Il luogo dove tu vai è sottoterra e
il tuo soggiorno là sarà in eterno.
Forse tu sarai beata; ma se qualcuno guarda,
e pensa tra sé e sé, al tuo destino, sospira
di commiserazione e di dolore.

La miglior cosa sarebbe stata, credo, non
nascere mai. Ma una volta nati, tutto si dilegua
quando la bellezza si dispiega nel corpo
e nel volto regalmente, quando la gente
si inchina verso la fanciullezza;
quando spunta ogni speranza, e prima che
la triste realtà scagli le sue disgrazie
alle festose fronti della fanciullezza;
come una nuvoletta sotto forme labili,
formatasi all'orizzonte,
si dilegua rapidamente,
così tu sei dileguata rapidamente,
quasi se fossi non nata,
e tanto fulmineamente i tuoi giorni futuri
si cambiarono nei cupi silenzi della tomba.
Se tutto questo è vero per l'intelletto,
tanto che porterebbe logicamente al suicidio,
altrettanto è doloroso per il cuore,
che viene invaso da profondo dolore,
ma fa desistere dal suicidio.

Madre, tu sei temuta e pianta
da tutti gli esseri viventi fin dal loro nascere.
Natura, non laudabile meraviglia, tu sei quella
che dai la luce e nutri per uccidere;
se il morire prematuro è dannoso agli uomini
perché permetti che ciò accada per
i giovani innocenti?
Se il morire prematuro è un bene,
perché è funesto, perché libera da ogni
male, perché fai diventare la morte
così dolorosa e straziante?

Questa umanità sensibile è misera
ovunque guarda, ovunque si volga,
ovunque chieda soccorso.
Ti piacque, o Natura,
che le speranze giovanili
fossero deluse e disattese anche dalla vita;
ti piacque che la fuga del tempo
fosse piena d'affanni;
ti piacque che la morte fosse l'unica difesa ai mali:
e hai posto la morte come limite insuperabile,
come legge immutabile della vita umana.
Ahi perché dopo le disgrazie della vita, tu natura,
almeno potevi prescriverci una morte più lieta?
Anzi perché velare di neri panni colei,
che noi portiamo sempre nella nostra anima,
vivendo, certi della sua futura presenza?
Anzi perché cingerci di animo così triste?
Perché farci vedere il momento della morte
più spaventoso di tutte le disgrazie della vita?

Ora dal momento che morire è sventura,
ora che tu destini a noi mortali, che siamo ignari
e senza colpa, la morte e che ci abbandoni alla via,
senza nostra volontà,
allora chi muore ha una invidiabile sorte,
rispetto a colui che prova il dolore
per il suo scomparso.
Se tutto questo è vero,
come io ritengo che sia vero,
se il vivere è sfortuna,
se il morire è fortuna,
chi può desiderare la morte dei suoi più cari,
per vedere lui rimanere solo,
per vedere dalla porta di casa la partenza
della sua persona amata,
con la quale ha passato molti anni insieme
per dire a lei addio e certa
che non la potrà incontrare ancora
nella vita terrena;
poi rimasto solo e abbandonato sulla terra,
guardandosi attorno a ricordare la persona
scomparsa nel tempo e nei luoghi noti?
Come, ahi come natura hai il coraggio
di strappare dalle braccia
l'amico all'amico,
il fratello al fratello,
il figlio al padre,
l'amato all'amante e hai il coraggio
di conservare uno morto e l'altro vivo?
Come hai potuto far sì che noi mortali
portassimo dentro tanto dolore,
tale che il mortale sopravviva ad esso
e, nonostante esso, continui ad amare il mortale?
Ma la natura nelle sue mire ha ben altro
che curarsi o del nostro male o del nostro bene.


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