Personaggi dell'Iliade (Descrizione di uomini e Dèi)

Il poema dell'Iliade narra la guerra dei principi achei contro la città di Troia. A questa guerra prendono parte donne e uomini, greci e troiani, mortali, semidei e divinità.

Gli uomini, o meglio gli eroi della guerra di Troia, non sono guerrieri comuni ma figli illustri di guerrieri che a loro volta hanno compiuto imprese epiche oppure governano una città o un regno. Dimostrano grande valore e coraggio nei duelli e possono sostenere lunghe battaglie. Sono caratterizzati in genere da sentimenti forti di rabbia, odio, vendetta e amicizia; la loro personalità viene definita statica perché difficilmente cambia mentre procede la storia. Rappresentano l'eroe, forte in guerra e sempre in cerca di gloria ed onore. La loro vita breve è compensata dalla fama ottenuta con le loro imprese memorabili ed eroiche.

Gli dèi vivono sul monte Olimpo che si trova in Grecia, sono immortali e hanno poteri straordinari, ma non determinano il destino degli uomini perché solo il Fato può questo, quindi il destino di ognuno è segnato. Gli dèi sono antropomorfi, cioè sembrano uomini nell'aspetto e nel carattere, infatti si comportano esattamente come gli uomini: entrano in campo manifestando sentimenti, virtù e difetti propri degli uomini.
Le loro decisioni spesso sono determinate dal capriccio personale. La stessa guerra di Troia è scaturita dal desiderio di vendetta di Era, moglie di Zeus, contro Paride in seguito alla famosa gara con Afrodite e Atena.
A capo degli dèi vi è Zeus, ma al di sopra c'è però sempre il fato (la "moira"), che decide il destino degli uomini. Alcuni dèi parteggiano per i greci, altri per i troiani.



I greci (achei)

Achille: Figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia e della ninfa Teti; è il più forte eroe acheo ed è noto per la sua ira funesta. La tradizione vuole che sia stato immerso, dalla madre Teti, nell'acqua sacra del fiueme Stige, che rendeva immortali, ma venne tenuto per il tallone, il suo unico punto debole. È quindi un semidio. Sceglie una vita breve, ma gloriosa per essere ricordato in eterno.

Agamennone: Re di Argo (o Micene), figlio di Atreo, fratello di Menelao, è il capo supremo dei Greci nella spedizione contro Troia. Spesso arrogante e prepotente; dal suo scontro con Achille ha origine l'Iliade.

Menelao: Re di Sparta, figlio di Atreo, marito della bellissima Elena e fratello di Agamennone. Forte e coraggioso, viene però umiliato dalla fuga della moglie Elena fuggita insieme a Paride. Per questo motivo chiede aiuto ad Agamennone per organizza la coalizione greca contro i Troiani e vendicare l'affronto subito.

Ulisse o Odisseo: Figlio di Laerte re di Itaca, nell'Iliade è rappresentato come un eroe che unisce al coraggio e al valore in battaglia, l'intelligenza, la curiosità e l'abilità oratoria.

Diomede: Figlio di Tideo, re dell'Etolia, compagno di Ulisse in molte imprese, è uno dei più forti e valorosi eroi achei. Ha un'audacia senza pari e riesce a ferire due dei, prima Afrodite alla mano e poi Ares, il dio della guerra che era corso in aiuto della dea.

Aiace Telamonio: Re di Salamina, condottiero irruente e possente, dotato di impressionante forza fisica. È secondo solo ad Achille.

Patroclo: Principe della regione greca della Locride (di cui il padre ne è il re), fraterno amico di Achille, è un eroe buono e generoso che dà la vita per la patria. La sua morte fa infuriare Achille che non ha pace fino a quando non lo ha vendicato.

Aiace Oileo: Re della Locride, figlio di Oileo, uno dei capi achei più efferati.

Macaone
: Medico greco, guarisce e salva Menelao

Mirmidoni: Popolo di guerrieri agli ordini di Achille

Nestore: Anziano eroe greco, re di Pilo

Calcante
: Indovino greco



I troiani

Priamo: È il vecchio re di Troia, la sua città che governa saggiamente ed è destinata ad essere distrutta. È padre di numerosissimi figli tra cui Ettore e Paride. È anche il marito di Ecuba.

Ecuba: Moglie di Priamo e madre di Ettore e Paride. È una regina saggia e devota agli Dei. Ha parole di comprensione e gentilezza anche per Elena, che considera vittima del volere del Fato.

Ettore: Figlio maggiore del re Priamo e della regina Ecuba, è il più valoroso e umano di tutti gli eroi troiani, poiché nutre un forte senso del dovere verso la patria e dell'amore di fronte ai cittadini e al nemico, ma prova anche paura e non teme di manifestarla. Marito affettuoso di Andromaca e padre del piccolo Astianatte, morirà per mano di Achille.

Andromaca: Moglie di Ettore e madre di Astianatte, perde per mano di Achille il padre, i fratelli e lo sposo. Nell'Iliade è un personaggio dolce e indifeso, simbolo di virtù femminile come la fedeltà, l'affetto materno e l'operosità. Quando muore Ettore dà per certo che sia lei che il figlio, così come l'intera città di Troia faranno una brutta fine.

Cassandra: Figlia di Priamo ed Ecuba. Ha il dono della profezia ma, per non aver voluto corrispondere all'amore del Dio, non venne creduta da nessuno. Predice la distruzione di Troia.

Paride: Figlio di Priamo ed Ecuba, grazie al favore di Afrodite durante il suo soggiorno a Sparta seduce e rapisce Elena causando la guerra di Troia. Non è tra i più valorosi in guerra.

Elena: Donna greca bellissima, figlia di Zeus e di Leda, moglie del re Menelao, è rapita da Paride e con lui vive a Troia. Viene accettata benevolmente dai Troiani, senza essere ritenuta responsabile della guerra, voluta dal Fato a cui è impossibile sottrarsi.

Enea: Figlio del mortale Anchise e della dea Afrodite, nell'Iliade ha un ruolo secondario. È uno degli eroi troiani più forti e valorosi.

Briseide: è una principessa di Lirnesso, figlia di Briseo, un sacerdote di Apollo. Durante la guerra di Troia, Achille riesce a catturarla e la prende come schiava e amante dopo aver ucciso il marito di lei, Minete, re di Cilicia. Poi divenne proprietà di Agamennone e per l'offesa subita Achille abbandonò i suoi compagni in guerra.

Reso: Giovane signore di Tracia, alleato dei troiani; viene ucciso nel sonno da Diomede.

Sarpedonte: Figlio di Zeus e re dei Lici, alleato dei troiani; viene ucciso da Patroclo.

Asteropeo: Giovane condottiero peone, alleato dei Troiani; riesce a ferire Achille prima di venire da lui ucciso

Deifobo: Principe troiano figlio di Priamo e fratello prediletto di Ettore.

Dolone: Araldo troiano, traditore dei suoi compagni; viene catturato da Diomede, che lo decapiterà.

Eleno: Figlio di Priamo, indovino e fratello gemello di Cassandra

Pandaro: Arciere alleato dei troiani, ferisce a tradimento Menelao e cade per mano di Diomede.



Gli dèi


Gli dèi favorevoli ai Greci

Era: moglie e sorella di Zeus parteggia per i Greci perché è stata offesa da Paride.

Atena: figlia di Zeus, Dea della ragione. Li protegge perché anche essa è stata offesa da Paride.

Teti: ninfa marina, madre di Achille, tifa i Greci perché vuole proteggere suo figlio.

Poseidone: È ostile ai troiani perché non ha ricevuto un giusto compenso per aver costruito le mura di Troia. Nel ventesimo libro salva uno dei troiani, Enea, che stava per essere ucciso da Achille.

Efesto: è il fabbro che e si occupa di costruire splendidi armi per gli Dei e per Achille.




Gli dèi favorevoli ai Troiani

Zeus: Gli è caro il popolo troiano ma sua moglie gli ha chiesto la distruzione di Troia.

Ares
: Dio della guerra, guerriero greco dotato di una forza sovrumana ma è presentato anche come un guerriero violento e pasticcione.

Afrodite: Dea della bellezza è dalla parte dei troiani per riconoscenza verso Paride che le ha assegnato le mela.

Apollo: È ostile ai greci per l'offesa ricevuta dal suo sacerdote Crise.

Scamandro: Figlio di Zeus e di Doride, è il Dio dell'omonimo fiume. Si scaglia contro Achille per la strage di troiani compiuta nelle sue acque e tenta di annegarlo ma viene salvato dall'intervento di Efesto che prosciuga le acque del fiume con una tremenda pioggia di fuoco.

Artemide: Figlia di Zeus e Latona e sorella gemella di Apollo. Si schierò dalla parte dei Troiani contro i Greci. Si azzuffò con Era quando i divini alleati delle due parti si scontrarono tra loro: Era la colpì sulle orecchie con la sua stessa faretra e le frecce caddero a terra mentre Artemide fuggì da Zeus piangendo.

Dione: consola Afrodite che nel tentativo di salvare il figlio Enea viene a sua volta ferita dal mortale Diomede. Le racconta che non è la prima divinità ad aver subito un attacco di un mortale.

Latona: I suoi poteri erano molto simili a quelli di Efesto (Vulcano). Generò da Zeus i gemelli Apollo e Artemide.



Personaggi neutrali

PeoneEbeLe Moire.

Iride: Dea dell'arcobaleno e messaggera degli dei. Nell'Iliade viene inviata a Troia per avvisare Priamo ed Ettore dell'attacco che i Greci stanno preparando. Iride esegue l'ordine assumendo le sembianze di Polite, figlio di Priamo, che spesso fungeva da vedetta, spiando il campo nemico.

Ipno: Dio del sonno, che addormenterà temporaneamente Zeus su richiesta di Era.
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Iliade - Riassunto dei libri

Omero era un aedo cieco che scrisse l'Iliade e l'Odissea nell'VIII secolo a.C. L'Iliade deriva da "Illon", altro nome della città di Troia cittadina di Ellesponto, questo libro è composto da 24 libri o canti.



Trama breve

Durante il banchetto di nozze per il matrimonio tra il Re Peleo e la divinità Teti., la Dea della discordia Eris non è stata invitata alla festa, per vendetta lasciò cadere una mela d’oro con su scritto "alla più bella".
Tra Era, Atena e Afrodite nasce una furibonda lite perché vogliono la mela; Zeus per calmarle decise di fare andare le tre divinità sul monte Ida dove trovano Paride (l’uomo più bello del mondo lasciato dal padre per una profezia); ognuna di esse gli avrebbe dato una ricompensa per influenzare la sua scelta che ricade su Afrodite. Ella gli promise Elena, la moglie di Menelao, Re di Sparta; allora Paride rapì Elena e da quel momento nacque la guerra di Troia.
Si mobilita così tutta la Grecia Achea per vendicare l'offesa compiuta da Paride. Dopo nove anni di assedio Agamennone, capo dell'armata achea e fratello di Menelao, si rifiuta di restituire a Crise, sacerdote di Apollo, la figlia Criseide, che egli ha ottenuto come preda di guerra. Il Dio colpisce con una pestilenza il campo dei Greci e Agamennone è costretto a restituire Criseide. Per compensarsi della perdita sottrae ad Achille la sua schiava Briseide.
Achille sdegnato, ritenendo d'avere ricevuto un affronto, decide di non combattere più a fianco dei Greci; senza Achille i Troiani ottengono molte vittorie. Patroclo decide allora di scendere in campo con le armi di Achille, per far credere che lui fosse tornato al campo di battaglia, ma viene ucciso da Ettore, che lo spoglia delle armi sacre. Achille, riarmato da Efesto, torna a combattere per vendicare la morte dell'amico; trova lo scontro con Ettore che uccide in duello, infierendo sul suo corpo e confiscando il cadavere. Il re dei troiani Priamo giunge nel campo dei Greci a chiedere la restituzione del corpo di suo figlio Ettore; Achille fa dunque una pace personale con Priamo, permettendogli di riscattare la salma del figlio. Il destino della città di Troia privo del suo eroe più forte è ormai senza speranza.


Lista riassunti

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Descrizione: Achille - Riassunto

Breve descrizione della figura storica e mitica dell'eroe acheo Achille, figura di spicco dei poemi omerici, in particolare l'Iliade di cui ne è il protagonista.

Achille dopo aver ucciso Ettore

Figlio di Teti, la Nereide nipote di Oceano, e di Peleo, re di Ftia, isola della Ftiotide, Achille è il primo eroe che compare nella letteratura occidentale. La sua è una nascita tutta speciale. Zeus si era innamorato di Teti e desiderava da lei un figlio; ma il titano Prometeo gli profetizzò che il figlio nato da lui e da Teti lo avrebbe detronizzato; Zeus allora rinunciò e Teti ripiegò sul mortale Peleo, a malincuore, consapevole del fatto che il figlio, nato da un padre mortale, avrebbe avuto un destino da mortale.
Nel tentativo di strapparlo a tale sorte, lo immerse nelle acque dello Stige, il fiume infernale, rendendo il suo corpo invulnerabile salvo che nel tallone, per il quale lo aveva afferrato, tenendolo sospeso mentre lo immergeva nell’acqua. Proprio al tallone, secondo una versione del mito, Paride (o Apollo sotto le sembianze di Paride) ferì Achille con una freccia, causandone la morte.

Fu allevato dal saggio e coraggioso Fenice, che compare al suo fianco nel nono libro dell’Iliade, e dal centauro Chirone (metà uomo e metà cavallo) che lo istruì in diverse arti, fra cui l’arte medica.

Descrizione fisica: Achille aveva i capelli biondi e fluenti, era prestante e veloce; il suo unico punto debole era il tallone.

Teti sapeva, però, che il figlio sarebbe morto durante la guerra di Troia e nella speranza di sottrarlo al fato, lo nascose, sotto abiti femminili, nell’isola di Sciro, alla corte del re Licomede; lì però Achille si innamorò della figlia del re, Deidamia, e da lei ebbe il figlio Neottolemo. Alla fine tuttavia fu scoperto, nel suo nascondiglio, da Odisseo che mostrandogli delle splendide armi, lo costrinse a rivelare la sua vera identità.

Descrizione caratteriale: Nell’Iliade rappresenta l’eroe invincibile, senza il quale la città nemica non potrà essere conquistata; spesso tracotante, insensibile alla sorte dei suoi compagni, è accecato da un’ira insanabile. L'episodio che descrive al meglio il suo lato insensibile è quando litiga con Agamennone, che gli aveva preso la sua schiava, Briseide, e per fargli pesare l'accaduto abbandona il campo di battaglia (una grave perdita per l'esercito acheo). La sua assenza porta alla morte del suo amico Patroclo e da qui in poi che ha inizio l'ira incontenibile di Achille.
Tutti gli Achei sono consapevoli della sua eccellenza, egli rappresenta il modello della virtù guerresca; nonostante ciò, il suo géras, cioè il segno tangibile del suo valore, gli è stato sottratto ed egli è umiliato, solo nella sua tenda. La sua condizione rappresenta quella dell’uomo inflessibile, radicale, che non può accettare una compensazione, un dono equivalente a quello che si è guadagnato, perché ogni volta che entra in battaglia mette in gioco tutto se stesso, la sua vita: un bene incomparabile. Achille è dunque l’eroe della virtù assoluta, che comporta la gloria assoluta: non può neppure concepire l’esistenza di livelli intermedi di rischio.
Eppure Achille sa anche piangere infatti lo fa per Patroclo e ciò evidenzia la sua umanità.

Nel poema l'Iliade, Omero non parla della morte di Achille, né della presa della città, che significativamente, sarà conquistata grazie all’inganno di Odisseo, un eroe prudente, duttile, complesso, diametralmente opposto ad Achille.

Altre versioni del mito mettono in luce diversi aspetti del personaggio Achille: una versione, ignota a Omero, narra che egli si innamorò di Polissena, figlia di Priamo, e si presentò inerme nel tempio di Timbra, per incontrarla, ma lì fu ucciso a tradimento da Paride; solo dopo aspri scontri Aiace e Odisseo riuscirono a sottrarre il suo corpo ai Troiani, per riportarlo nel campo greco. Un altro amore di Achille fu l’amazzone Pentesilea, che egli uccise ignorando che si trattava della donna amata, in ciò confermando ancora una volta il suo destino infelice, cui è negato anche l’amore. Gli antichi veneravano un tumulo di Achille, nel quale erano sepolte anche le ceneri di Patroclo, al capo Sigeo, nell’Ellesponto, e il culto dell’eroe era diffuso in Asia Minore, a Crotone e nell’Epiro.

Alessandro Magno lo vide come un suo modello di vita e le leggende del condottiero macedone narrano gusto del gesto estremo, coraggio assoluto e una morte in giovane età.
La figura di Achille rivisse in molte opere letterarie dell’antichità; e tuttavia fu in un certo senso oscurata nelle riletture successive, e soprattutto in età medievale, da quella di Ettore. Infatti di Achille fu accentuato in senso negativo l’aspetto impetuoso del guerriero, la sua inclinazione all’ira e alla passione erotica, in contrasto con l’equilibrio e il senso civico dell’eroe troiano: nella tradizione medievale il modello dell’eroe dell’antichità è quello di un uomo completo, legato a una famiglia e a una città, meno individualista.
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Libro 24 Iliade - Analisi temi e personaggi

Analisi dei temi trattati e descrizione dei personaggi del ventiquattresimo libro dell'Iliade.

Andromaca piange la morte di Ettore - Gavin Hamilton

Tema centrale

Il libro ventiquattro vede il sorprendente cambiamento del personaggio di Achille: iniziato all'insegna della ferocia con cui egli, nonostante abbia ormai vendicato Patroclo, continua a infierire sul cadavere di Ettore, il racconto si conclude con l’incontro, amaro ma pacato, dolente e umanissimo fra il giovane eroe e il vecchio padre del suo nemico.
Secondo alcuni interpreti questo canto dell'Iliade sarebbe un’aggiunta posteriore, sia
perché sembra ingiustificato il mutamento dell’eroe protagonista di tante crudeltà, sia perché l’opera può dirsi conclusa con i giochi funebri per Patroclo. Secondo altri invece questo canto sarebbe autentico; con questo epilogo, infatti, la vicenda assume un tono superiore e l’ira personale di Achille cede di fronte a sentimenti umani più profondi, alla comune infelicità degli uomini, che l’eroe, toccato profondamente dalla morte dell’amico, sembra percepire ormai al di sopra dell’ostilità contro il nemico. Opportunamente quindi l’opera si chiude con i funerali di Ettore, con la commemorazione dell’altro grande eroe dell’Iliade, del nemico sconfitto.


Il narratore

Al narratore esterno, per larghi tratti subentrano i narratori secondari, interni, Priamo e Achille, i veri narratori di questo libro. Nei loro lunghi discorsi emergono temi nuovi, estranei finora alla poesia dell’Iliade, la pietà per i vinti, per gli anziani soli e inermi, il destino degli uomini, accomunati dall’infelicità e dal dolore. In particolare si distingue il racconto di Achille, quasi una breve favola, che con l’elementare immagine degli orci di Zeus spiega la sorte umana. L’Achille dell’inserto mitologico è ben diverso dall’eroe collerico, dal guerriero invincibile e si presenta in una dimensione di sapienza ormai raggiunta, che lo avvicina a Nestore, il narratore di miti per eccellenza.


Lo spazio

La scena si svolge in diversi spazi: quello dominante è il campo nemico, sentito come un anti-spazio rispetto alla città, che Priamo abbandona, quindi pericoloso e oscuro. La tenda di Achille è ancora una volta un luogo separato dal resto dell’accampamento, ma per una ragione diversa rispetto alle altre situazioni in cui è apparsa tale: qui si svolge una nuova “rappresentazione”, lontana dal fragore delle armi e dalla cecità degli eroi: la scena della compassione e della riflessione.


Il tempo

La vicenda è significativamente ambientata di notte, quando la battaglia tace e avvengono fatti non necessariamente eroici, che rappresentano una pausa, come l’ambasceria ad Achille nel nono libro e l’imboscata di Odisseo e Diomede nel decimo, o, come in questo caso, una conclusione almeno parziale, staccata dal ritmo della guerra.


L'ordine della narrazione

La narrazione è segnata dai ricordi nei discorsi dei personaggi e dalla profezia della futura morte di Achille. Anche se questa non sarà narrata dall’Iliade, colloca tuttavia l’eroe in una prospettiva in un certo senso parallela a quella che segna Ettore dal sesto libro in poi e ridimensiona la sua vittoria nel momento stesso in cui è raggiunta.


I personaggi

Per la prima volta il personaggio Achille ascolta un dolore privato e vede nel cordoglio di Priamo la sofferenza del suo stesso padre, anziano e destinato a rimanere solo.
Sa vedere oltre l’immagine del nemico, la comune sorte umana; supera lo schema del codice di comportamento guerriero in nome di una nuova sensibilità, meno passionale, meno istintiva. L’intervento di Zeus, che lo obbliga a restituire il cadavere sembra un pretesto narrativo per spiegare un passo a cui in realtà Achille accondiscende in nome di una maturità nuova. Questa maturità nuova, che conferisce al personaggio uno spessore umano inedito, lo caratterizza nel momento in cui, rimasto solo, privo del compagno più vecchio, si rivolge a Priamo con un’autorevolezza che gli viene dall’esperienza del dolore, come se intorno a lui, morto Ettore, non esistessero più nemici, ma uomini condannati allo stesso tragico destino.
Priamo rappresenta la figura del vecchio, anch’egli ormai solo, che piange il figlio morto in difesa della comunità, completamente inerme e ormai anche privo di potere, dal momento che gli è venuto meno l’unico vero aiuto.


Gli dei
Per volere di Zeus si compie l’ultimo atto: i riti funebri celebrati per Ettore ne sanciscono il valore, consegnandolo alla memoria dei posteri. Dunque gli dei, che pur non hanno potuto cambiare il destino dell’eroe, intervengono a porre fine alla vendetta e a “garantire” un ritorno all’ordine. D’altra parte, Hermes, che affianca Priamo nella scena conclusiva, pone sotto la diretta protezione divina un uomo giusto e gli consente di attraversare il campo nemico, in una sorta di estrema aristéia.
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Riassunto Libro 24 Iliade

Riassunto del ventiquattresimo libro dell'Iliade.

Il corpo di Ettore riportato a Troia, sarcofago romano, 180-200 d.C., Parigi, Museo del Louvre, dalla collezione borghese

Patroclo ha ricevuto gli onori dovuti, ma Achille continua a disperarsi, a piangere, e sfoga il suo dolore trascinando ancora il cadavere di Ettore, già straziato e orrendamente bruttato di polvere e di sangue, intorno al tumulo dell’amico, finché Zeus, sdegnato, ordina a Teti di convincere il figlio a restituire il corpo del Troiano. Achille deve obbedire, mentre Iride si reca da Priamo a esortarlo a lasciare la rocca e a scendere nel campo degli Achei, per riscattare con molti doni preziosi il cadavere del figlio, assicurandogli che Zeus lo proteggerà e lo farà accompagnare da Hermes.
Nonostante i timori di Ecuba, Priamo, con un araldo, si reca al campo, sotto la guida di Hermes, che si presenta come un Mirmidone e lo accompagna fino alla tenda di Achille dove si congeda svelandosi. Achille, di fronte a Priamo che impetra la sua compassione e lo supplica di avere pietà, resta dapprima stupefatto, poi turbato dalle parole del vecchio re, soprattutto quando ricorda l’ansia del padre di Achille in attesa del figlio lontano. E Achille piange la sorte di Peleo destinato a non rivederlo più.
Priamo vorrebbe andarsene subito con il corpo di Ettore, ma Achille, accettato il riscatto, decide di concedere gli omaggi funebri: fa lavare e profumare il cadavere dalle sue ancelle, poi trattiene il vecchio onorandolo con un banchetto e accordando undici giorni per celebrare il funerale di Ettore. Mentre Priamo dorme vicino alla tenda di Achille, Hermes lo sveglia, esortandolo a lasciare l’accampamento nemico. Appena il carro con il cadavere di Ettore giunge in città, si levano i lamenti della sorella Cassandra, di Andromaca, di Ecuba e di Elena e dei Troiani tutti. Priamo dispone perché vengano celebrati i riti per il figlio. Il poema si chiude con la cremazione del corpo di Ettore (le sue ceneri sono raccolte in un’urna d’oro e seppellite) e con un grande banchetto funebre.


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Riassunto Libro 23 Iliade

Riassunto del ventitreesimo libro dell'Iliade.

I funerali di Patroclo, 1778, particolare, di Jacques-Louis David, National Gallery of Ireland, Dublino

Mentre a Troia si piange Ettore, i guerrieri Mirmidoni rientrati all’accampamento insieme ad Achille danno inizio al compianto funebre per Patroclo, finché Agamennone non li esorta a ristorarsi nella sua tenda; di rimando, Achille gli chiede, allora, di far preparare il rogo per il cadavere di Patroclo.
Mentre tutti gli Achei dormono, Achille, appena assopito, sogna l’amico che ricorda i momenti felici della loro amicizia, gli chiede di celebrare i riti per consentirgli di entrare nell’Ade, auspicando che una stessa urna raccolga le ossa sue e di Achille, destinato anch'egli a morire entro breve tempo.
Innalzata la catasta di legna per sorreggere la salma, e incendiatala, la pira prende a bruciare sotto gli occhi dei guerrieri. Achille intanto si è reciso le lunghe chiome per offrirle in onore di Patroclo e le ha poste nelle sue mani, perché lo accompagnino nel viaggio all’oltretomba; poi decide di immolare i dodici giovani Troiani catturati, oltre a una gran quantità di animali: il rogo brucia tutta la notte.
In seguito Achille bandisce i giochi funebri e i migliori eroi greci, con vivace spirito di competizione, si cimentano in otto specialità sportive: nella corsa dei carri, nel pugilato, nella lotta, nella corsa podistica, nel duello, nel lancio del disco, nel tiro con l’arco e nel lancio dell’asta. Le contese che sorgono fra i partecipanti sono tutte facilmente sedate e il canto si chiude con il riconoscimento da parte di Achille dell’eccellenza di Agamennone nel lancio con l’asta.


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Libro 22 Iliade - Analisi temi e personaggi

Analisi dei temi trattati e descrizione dei personaggi del ventiduesimo libro dell'Iliade.

Achille uccide Ettore

Tema centrale

Il ventiduesimo libro narra la morte di Ettore, evento centrale della trama narrativa: infatti, l’ira dì Achille, offeso per la sottrazione di Briseide, si trasforma nel desiderio di vendetta conseguente all’uccisione di Patroclo da parte di Ettore: la morte di Ettore, annunciata nel sesto libro, imminente dal sedicesimo, grazie alla profezia di Patroclo, è compiuta in questo.
Il duello conclusivo, quasi rituale nella sua solennità, è centrato sul desiderio di gloria immortale da parte di tutti e due i contendenti, ma anche sulla paura. Ettore comprende di essere giunto al momento definitivo, cruciale, e la sua reazione umanissima è la fuga: subito dopo aver tentato di sottrarsi al pericolo, capisce che affrontare Achille è l’unica possibilità onorevole, la soluzione giusta di tutta la sua vita di guerriero, vincere eroicamente o eroicamente morire. La sua morte, proprio perché preceduta da questa paura così vera e umana, è tanto più grande, perché deriva da una scelta, dalla consapevolezza che il destino è giunto e deve essere affrontato, nonostante il dolore per la patria sconfitta, le esortazioni dei familiari, il proprio sentimento.


Il narratore

Nell’intero libro, oltre alla presenza del narratore, è ben forte quella degli “spettatori" della vicenda, che con i loro discorsi la rappresentano (narratori di secondo grado): Priamo ed Ecuba vedono dall’alto il duello, Andromaca vede lo strazio del corpo del marito, Ettore osserva la maestosa figura di Achille, la cui apparizione è paragonata a quella della stella Sirio, lucente e funesta. L’intera vicenda è in un certo senso rappresentata dall’alto, con un’aggiunta di consapevolezza: il poeta “sa” della presenza di Atena, rivelandola, quindi, anticipa una certezza: Ettore morirà.


Lo spazio

La scena si svolge nella piana di Troia, intorno alle mura e fuori di esse; è uno spazio
ostile, dilatato dalla corsa di Ettore intorno alla città, connotato dalla paura e dalla
ferocia; il fuggevole ricordo dei tempi in cui le fontane erano i lavatoi per le donne
troiane sottolinea ancor di più lo stravolgimento della vita quotidiana di tutta una
comunità.


Il tempo

La vicenda si svolge nel quarto giorno effettivo di lotta, in un tempo dilatato a dismisura da una serie di eventi secondari, che il poeta epico, ricorrendo alle digressioni ha via via riportato. Letto in questa successione temporale, l’evento della morte di Ettore è maturato rapidamente, in soli tre giorni, visto che il sesto libro narra ancora le vicende del primo giorno di guerra. La profezia di Ettore e il dolore di Andromaca, che il poeta ha rallentato nella sua narrazione per creare la consapevolezza della sorte, nella realtà della guerra confluiscono verso un destino fulmineo, che si gioca in alcuni scontri decisivi e nei pochi, durissimi colpi del duello finale. Con la morte di Ettore questo lungo poema si chiude perché trova soddisfazione l’ira di Achille: brevissima è stata la fortuna di Ettore: solo pochi, eroici, giorni.


I personaggi

Ettore, strumento del piano di Zeus che vuole dare gloria ad Achille, a questo punto, è abbandonato e addirittura tradito dagli dei, e ciò lo avvicina a Patroclo, anch’egli sconfitto dalla divinità e dal piano del fato, più forte di ogni valore guerresco. Nel momento in cui Ettore capisce di essere ormai solo davanti ad Achille, sceglie la morte gloriosa, l’unico modo per rovesciare la sua situazione e diventare immortale, nel momento in cui è più vulnerabile, più mortale.
Achille trionfa nella vendetta, ma è già presente il suo cupo destino, che, incombente fin dall’inizio dell’opera, è appena stato profetizzato in modo esplicito dai suoi cavalli divini. Se dunque per Ettore la morte di Patroclo era l’ultimo diaframma che lo separava dalla morte, per Achille la morte di Ettore ha lo stesso valore funesto. Sulla scena riappare Andromaca, e la sua comparsa è parallela a quella del libro sesto, segnata dalla sofferenza e dal timore del futuro: ora, nelle sue parole c’è solo lutto e disperazione.

Gli dei
Come per Patroclo, così anche per Ettore il responsabile dell’uccisione è un dio: quando il destino è giunto a compimento, gli dei stessi scendono in campo a eseguirlo, come se almeno quest’amaro onore - essere vinti da un dio - fosse riservato agli eroi, a ribadirne l'eccellenza.
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