My daily routine - La mia giornata in inglese

La "daily routine" è una giornata tipo, un classico esercizio di inglese dove bisogna raccontare brevemente quello facciamo abitualmente dal mattino alla sera. Qui di seguito riportiamo un esempio di daily routine da cui è possibile prendere spunto prestando molta attenzione ai dettagli come il mezzo di trasporto per andare a scuola, gli orari di inizio e fine delle lezioni ecc.



Testo in inglese
Every day I get up at seven o'clock. I go to the bathroom and I have a shower. Then i put on my clothes. I usually eat cereal with milk for breakfast.
I go to school by bus and arrive at a quarter past eight. School starts at half past eight and our lessons finish at half past one.
I arrive home at two o'clock. I have lunch with my family.
After lunch, I go to my room and do my homework. The time that I finish homework varies from day to day.
Gone are the homework I play with my friends at the park in front my home and then I watch TV or play with my computer.
I have dinner at half past eight. I usually help my mother in the kitchen. After dinner I usually watch TV and I relax, or read a magazine or something until 11pm. That's the time when I normally go to bed.


Traduzione in italiano
Ogni giorno mi alzo alle sette in punto. Vado al bagno e faccio una doccia. Poi mi metto i vestiti. Di solito mangio cereali con latte per la prima colazione.
Vado a scuola con l'autobus e arrivo alle otto e un quarto. La scuola inizia alle otto e mezza e le nostre lezioni finiscono all'una e mezza.
Arrivo a casa alle due. Pranzo con la mia famiglia.
Dopo pranzo vado nella mia camera e faccio i miei compiti. L'orario in cui finisco di fare i compiti varia di giorno in giorno.
Finiti i compiti gioco con i miei amici al parco di fronte casa mia e poi guardo la TV o gioco con il mio computer.
Ceno alle otto e mezza. Di solito aiuto mia madre in cucina. Dopo cena in genere guardo la TV e mi rilasso oppure leggo una rivista o qualcos'altro fino alle 11. Questo è l'orario in cui solitamente vado a letto.
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Riassunto breve: I Promessi Sposi

Riassunto breve di tutto il romanzo de I promessi sposi scritto da Alessandro Manzoni.

Don Abbondio incontra i bravi


È ambientato tra 1628 e il 1630 in Lombardia durante il dominio spagnolo, fu il primo esempio di romanzo storico della letteratura italiana.

I protagonisti sono Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani col desiderio di sposarsi ma a causa di una scommessa tra il potente don Rodrigo e il cugino don Attilio, tutto va all'aria. Don Abbondio, il curato che deve celebrare il matrimonio, è minacciato dai bravi e per paura si sottrae al suo impegno.

Renzo si consulta così con Lucia e con sua madre Agnese e insieme decidono di chiedere consiglio a un avvocato, detto Azzecca-garbugli; questi inizialmente crede che Renzo sia un bravo e come tale è disposto ad aiutarlo, ma appena sa che il giovane è venuto a chiedergli giustizia nei confronti di don Rodrigo lo manda via.

Si affidano quindi a Fra Cristofoso che però non riesce a convincere don Rodrigo di lasciar perdere la questione e va a vuoto anche il tentativo dei due promessi di organizzare un matrimonio a sorpresa.

Per un caso fortunato, Lucia sfugge ad un rapimento ordinato da don Rodrigo e con l'aiuto di Fra Cristoforo si rifugia a Monza, in un convento. Qui la potente suor Gertrude (la monaca di Monza), la inganna, e permette che venga rapita dagli uomini di un criminale, l'Innominato, a cui si è rivolto don Rodrigo. Portata al castello dell'Innominato, Lucia è inquieta e spaventata, per questo motivo opera un voto di castità alla Madonna pregandola di farla uscire sana e salva dalla faccenda, inoltre, la giovane donna riesce a commuovere l'animo di quell'uomo, facendolo convertire da cattivo a buono, grazie anche al perdono da parte del cardinale Borromeo. Grazie al nuovo buon animo dell’Innominato, Lucia è libera e, più avanti, viene ospitata nella casa di don Ferrante a Milano.

Nel corso di questi avvenimenti Renzo, che ha raggiunto Milano, viene coinvolto in una protesta contro la mancanza di pane e sta per essere arrestato, ma la folla lo aiuta a fuggire. Riesce poi ad arrivare a Bergamo e a trovare ospitalità e lavoro presso un cugino, Bortolo.

Intanto agli orrori della guerra si aggiungono quelli della peste: le truppe mercenarie dell'esercito imperiale, i lanzichenecchi, diffondono il contagio. Renzo e Lucia si ammalano ma riescono a guarire.

Finalmente dopo tante tragiche vicende, i due promessi sposi si incontrano nel Lazzaretto di Milano, il luogo dove vengono portati i malati di peste e dove Renzo, disperato, è andato a cercare Lucia. Con l'aiuto di frate Cristoforo, che scioglie il voto alla Madonna, fatto in precedenza da Lucia, i due innamorati possono ancora amarsi.

I due riusciranno a sposarsi solo quando don Rodrigo muore di peste e il suo successore è un marchese conosciuto per la sua benevolenza. Si stabiliscono, infine, in un paese del Bergamasco e la loro vita diviene “da quel punto in poi, una delle vite più tranquille, delle più felici e delle più invidiabili”. Renzo acquista con il cugino una piccola azienda tessile e Lucia, aiutata dalla madre, si occupa dei figli.

Da come si addice nell’opera, con il matrimonio dei promessi sposi dopo la morte del loro persecutore, Manzoni affida tutti i problemi a Dio, dichiarando, implicitamente, che senza l’aiuto di uno spirito potente e superiore, quale il Signore, l’uomo è nullo e privo di risolvere i suoi problemi.


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Si scrive Importante o Inportante?

Quale delle due forme dobbiamo utilizzare fra importante e inportante per indicare una cosa o una persona che necessita maggiore considerazione?


La forma corretta è solo una: importante, con la m.

"Importante" può essere un aggettivo (es. devo prima fare una cosa importante) oppure un sostantivo maschile (es. l'importante è partecipare).
L'aggettivo importante viene anche usato per qualificare elementi di grandi dimensioni, di vistose proporzioni (es. hai un mento importante).

"Inportante", con la n, non esiste nella lingua italiana. Se mai questa parola fosse esistita il suo significato sarebbe stato "non portante", cioè "non rilevante", in palese contraddizione col significato che noi tutti attribuiamo al termine.



ESEMPIO:

- Ho un annuncio importante da fare a tutti voi.

- La colazione è il pasto più importante della giornata.

- Poco importa se la vittoria non arriva, l'importante è divertirsi.
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Quando la volpe non arriva all'uva, dice che è acerba

Quando la volpe non arriva all'uva, dice che è acerba è un proverbio italiano molto conosciuto e anche molto attuale. Ha origine dalla favola della volpe e l'uva di Esopo, che quasi tutti abbiamo letto o sentito raccontare.



Significato

Il proverbio sta a significare che quando non si hanno i mezzi necessari per raggiungere un obbiettivo lo si critica per sminuirne l'importanza, ma nel mentre si rosica.

In genere, nei proverbi la volpe è vista come un animale molto astuto. In questo caso usa la sua astuzia per nascondere una sconfitta: dice che è acerba, quindi fa intuire che sta solo rimandando il pasto. Ma è così poco credibile da riuscire a ingannare solo se stessa.

Mai come in questo caso la vittoria maggiore è quella di saper perdere. Congratularsi con chi è riuscito a prendere l'uva. Potrà anche essere acerba, forse, ma valeva la pena di prenderla solo per giudicarne il gusto. E se qualcuno l'ha fatto al nostro posto, in quel singolo momento è stato più bravo di noi.



Uso

Metaforicamente, si dice di chi reagisce ad una sconfitta usando delle scuse perché troppo orgoglioso per ammettere di aver perso per proprie colpe o per merito dell'avversario. Quindi il perdente in questione dice di non aver mai desiderato la vittoria o addirittura arriva a disprezzare il premio che non è riuscito ad ottenere.


ESEMPIO:

- Adesso l'importante è partecipare? Ma non dicevate che si giocava per vincere? Quando la volpe non arriva all'uva...
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Battere il ferro finché è caldo

Battere il ferro finché è caldo è un proverbio italiano molto conosciuto ed utilizzato. Deriva dalle vecchie tecniche della metallurgia, e in particolare dall'operazione della fucinatura impiegata per dare al materiale la forma voluta.

La traduzione letterale in inglese è "to strike while the iron is hot".



Significato

Il ferro incandescente viene battuto sull'incudine con il martello (vedi foto in alto) perché ad alte temperature è più facile da modellare, quindi non bisogna perdere tempo perché finché è caldo gli si può dare la forma che si vuole. Se il ferro si dovesse raffreddare bisognerà arroventarlo di nuovo e così via, fino a quando il pezzo sarà finito.

Il proverbio sta a significare che bisogna approfittare delle circostanze finché sono favorevoli.



Uso

Viene usato verso quelle persone che stanno passando un buon momento e che pensano di rallentare un po' il ritmo per riprendere fiato o perché pensano di aver fatto abbastanza, ma che invece dovrebbero sfruttare il momento positivo per cercare di ottenere il massimo dalla situazione.


ESEMPIO:

- Hai conquistato tutti con le tue battute, perché non sfrutti l'occasione per parlare di affari? Bisogna battere il ferro finché è caldo!
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Si scrive Ciliegie o Ciliege?

La ciliegia è un frutto particolarmente apprezzato per forma, aspetto e sapore. Certamente è uno dei frutti più amati ma anche quello che mette più in difficoltà nella lingua italiana. Sono infatti in pochi a conoscere il corretto plurale di ciliegia: si scrive ciliegie o ciliege?



La regola grammaticale dice: il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (es. ciliegia, provincia, camicia) cambia a seconda se i nessi siano preceduti da una vocale o una consonante. Se sono preceduti da una vocale devono finire in -cie e -gie, mentre se sono preceduti da una consonante devono finire in -ce e -ge.


ESEMPIO:

La parola "ciliegia" finisce in -gia che è preceduta dalla vocale "e", di conseguenza il plurale sarà ciliegie.

La parola "arancia", invece, finisce in -cia ma è preceduta dalla consonante "n", di conseguenza il plurale sarà arance.


Altre parole in cui si applica la medesima regola sono:
  1. buccia/bucce
  2. doccia/docce
  3. roccia/rocce, 
  4. spiaggia/spiagge,
  5. camicia/camicie, 
  6. fiducia/fiducie, 
  7. malvagia/malvagie.



Eccezione alla regola

Alcuni dizionari riportano come forme plurali ciliegie, valige, province e questo andrebbe contro le regole basilari della grammatica italiana. A tal proposito è impossibile non fare riferimento al romanzo "Un cappello pieno di ciliege" di Oriana Fallaci, pubblicato dopo la morte dell'autrice. In questo caso, la scelta potrebbe essere stata influenzata dalla formazione linguistica della scrittrice (nata nel 1929) o dall'ambientazione storica del romanzo, dato che l'espressione proviene da una lettera che s'immagina scritta nel Settecento.

Secondo alcuni dizionari la pronuncia delle consonanti "c" e "g" (di -cie e -gie) rimangono dolci sia dopo la "i" che dopo la "e", pertanto seguendo questo criterio non è necessario l'inserimento della "i" al plurale. A meno che non si faccia confusione con altre parole, come nel caso di camicie e camice.

Seppure siano ormai usate e largamente accettate e, classificate come forma moderna, noi suggeriamo di seguire le tradizionali regole grammaticali insegnateci a scuola! Ovvero, dovrete continuare a scrivere ciliegie, con la i.
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Descrizione: I Bravi (I Promessi Sposi)

Chi sono i bravi? Quello dei bravi può essere definito un vero e proprio fenomeno che Alessandro Manzoni decide di includere all’interno della vicenda de I Promessi Sposi. Ma, d’altro canto, caratterizzano il tempo in cui la stessa storia è ambientata.



Parlare dei bravi significa, quindi, contestualizzare alcune particolari figure comparse nella narrazione, con il momento storico di riferimento di cui gli stessi rappresentano, se vogliamo, un prodotto.
L’Italia, suddivisa com’è in tanti piccoli stati, vede proprio nelle zone del milanese e del nord Italia il dominio degli spagnoli contrastato da quello dei Francesi che regnano in altre zone della penisola.
Questi bravi sono la faccia della malavita e della criminalità locale che commette azioni volgari e violente al soldo di signorotti senza scrupoli o in piena autonomia, ma per l’inevitabile necessità di sostenersi e riuscire a sopravvivere anche a costo di bassi e turpi atti di violenza. Si tratta del prodotto dell’inettitudine dei governanti, dei personaggi potenti ed esponenti di queste due grandi potenze dell’epoca impegnate in tante battaglie per la spartizione della penisola italiana, ma non in quella per l’eliminazione del brigantaggio dalle terre controllate.

Nell’esempio dell’incontro di Don Abbondio con i due malviventi, Manzoni non inventa alcun linguaggio, ma riprende proprio il modo espressivo che queste orde di criminali utilizzavano nel terrorizzare e trattare la gente comune durante i loro attacchi: quindi è naturale e comprensibile il timore serbato nell’anima e in corpo dal povero curato. Assistiamo all’imposizione, al furto della libertà dell’uomo di poter e voler rispettare la promessa di matrimonio fatta da Renzo e Lucia, quindi alla minaccia; la vita è messa in pericolo da una scelta contraria a quella prospettata dai due bravi.
Si tratta di un modo di operare standardizzato e classico di questo tipo di persone che non hanno nulla da chiedere e tutto da pretendere; chiude il confronto tra i due e il curato l’inclusione del perfido e temuto Don Rodrigo. Quasi fosse una firma a rafforzare la durezza e l’assoluta serietà della minaccia avanzata.
E guai a non rispettarne la volontà: la fama negativa dell’arrogante Rodrigo è legata anche alla coraggiosa sfrontatezza con cui i suoi bravi eseguono le loro minacce e le promesse di morte.
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