Riassunto Libro 2 Odissea

Riassunto del secondo libro dell'Odissea.

Telemaco e Mentore (Atena)

Appena alzato, Telemaco ordina agli araldi di convocare il popolo in assemblea; quindi siede sul seggio regale e rende la parola per primo: Odisseo è da tempo lontano e di lui non ha notizie; la vita alla reggia è insostenibile per la continua e ossessiva presenza in casa sua dei pretendenti che dilapidano i beni paterni e che insidiano la regina. Telemaco vuole che si ponga fine a tutto questo. Alle sue parole replica Antinoo, uno dei pretendenti: sostiene che non è loro la colpa, ma di Penelope. Ella, infatti, aveva detto che avrebbe deciso chi sposare quando avrebbe finito di tessere un lenzuolo funebre per Laerte: per tre anni, però li aveva ingannati tessendolo di giorno e disfacendolo di notte ed ora, ormai giunto il quarto anno, ancora non si decide a risposarsi. Antinoo conclude che la fermezza di Penelope è ammirevole, ma rovinosa per le sostanze della casa. Telemaco ribatte che non può cacciare la madre dalla casa paterna perché si scelga un marito contro il suo volere e formula l’augurio che Zeus punisca i suoi tracotanti ospiti.
Un prodigio, due aquile mandate dal dio, è interpretato da Aliterse, antico amico di Odisseo, come un presagio del prossimo ritorno dell’eroe; Eurimaco, però, lo deride e ribadisce che i pretendenti non lasceranno la casa di Telemaco finché Penelope non avrà scelto uno di essi come sposo. Alla richiesta di Telemaco di avere una nave per andare in cerca di notizie del padre, Mentore, un altro vecchio amico del padre, interviene per incoraggiarlo e accusa il popolo di non difendere la casa del re. Leocrito lo deride e lo invita a fornire lui una nave al giovane. Sciolta l’assemblea, Telemaco, solo sulla riva del mare, prega Atena di aiutarlo ed essa, assunto l’aspetto di Mentore, lo rincuora, gli promette di procurargli la nave e lo invita a preparare le provviste per il viaggio.
Telemaco, tornato a casa, ordina alla fida Euriclea, che conserva la dispensa di Odisseo, di fare i preparativi. Nonostante la vecchia cerchi di dissuaderlo, egli è deciso e ottiene da lei il silenzio sul suo progetto: solo dopo molti giorni Euriclea potrà rivelare a Penelope che il figlio è partito. Mentre fra i pretendenti comincia a insinuarsi il sospetto che Telemaco mediti una vendetta. Atena, sotto le spoglie dello stesso Telemaco, raduna dei giovani compagni per il viaggio; infonde poi il sonno nei pretendenti e, dopo che Telemaco e i compagni hanno caricato la nave apprestata per loro, parte insieme ai giovani, celandosi sotto l’aspetto di Mentore.
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Descrizione: Elena (Iliade) - Riassunto

Breve descrizione della figura mitologica greca della bellissima Elena di Troia basata su diverse interpretazioni.


Quando era ormai moglie di Menelao, Elena venne rapita dal principe troiano Paride. A seguito di ciò Menelao chiese aiuto al fratello Agamennone e per compensare l'offesa subita questi dichiarò guerra a Troia.

Dalle parole di Omero comprendiamo che il giudizio su Elena non è univoco: mentre la donna avverte il peso della colpa, Priamo attribuisce agli dei il suo destino e, di fatto, la alleggerisce dalla responsabilità. Ma essa stessa è lacerata dai sensi di colpa, si sente isolata nella città e "maledetta”, guardata con umana comprensione e con rispetto dal solo Ettore (come ricorda nel libro 24).
Questa doppia interpretazione segna tutta la storia mitica su Elena: vista come colpevole condanna rovinosa dei Troiani, ma anche come la vittima degli dèi e della sua stessa bellezza. Anzi, per la prima volta si afferma l’idea che proprio la bellezza sia un dono pericoloso, di cui si può essere vittime. D’altra parte il fascino di Elena e le vicende della guerra di Troia provocano un gran numero di interpretazioni e di rielaborazioni che rispecchiano questa duplicità di interpretazione. Il poeta greco Euripide, ad esempio, introduce ben tre volte Elena tra i personaggi delle sue tragedie: nelle Troiane, nell'Elena e nell'Oreste.

Nelle Troiane, il giudizio di Ecuba (moglie di Priamo) su Elena è aspro e infamante: l’anziana madre di Ettore e di Paride la accusa di essere avida e lussuriosa e rifiuta di credere, in quanto comodo alibi, che sia stata Afrodite a propiziare la sua fuga.

In un’altra tragedia, Elena, rielaborando una versione del mito che era diffusa ai suoi tempi, Euripide sostiene che non è Elena ad essere andata a Troia, ma una sorta di fantasma formato dagli dèi; quindi per un fantasma, gli uomini ingannati dagli dei, hanno combattuto e si sono uccisi sotto le mura di Troia per dieci anni, come amaramente ricorda Menelao, quando è ormai avvenuto il riconoscimento della vera Elena.

Dunque Elena diventa il simbolo della donna ingiustamente accusata e vittima di trame delle quali è un puro strumento. Anche la letteratura medievale riabilita Elena come donna innamorata: nel XII secolo, un chierico che viveva alla corte di Normandia, Benoit de Saint-Maure, rappresenta Elena e Paride come modello di amanti perfetti nel Roman de Troie, un poema in versi francesi, volgarizzamento di un originale latino.

Un altro elemento che caratterizza il personaggio di Elena, da Omero in poi, è un tratto di modernità che si configura come un aspirazione all'annientamento per reazione all’incapacità di sopportare il suo destino: un poeta inglese di età vittoriana, rievoca un’Elena dolente che con grande sinteticità esprime il sentimento disperato più volte ribadito nell’Iliade: non essere mai nata.


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Odissea Libro 1 - Analisi temi e personaggi

Analisi dei temi trattati e descrizione dei personaggi del primo libro dell'Odissea.

Penelope corteggiata dai Proci


Tema centrale

Anche l’Odissea, come l’Iliade, si apre con la protasi, l’invocazione alla Musa, perché ispiri il poeta nella narrazione. La protasi, all’inizio del poema, luogo in cui il poeta espone il suo piano narrativo, riveste grande importanza: il fulcro della narrazione sarà non un fatto specifico, l’ira di Achille, come nell’Iliade, ma Odisseo, un personaggio, un uomo che si rivelerà in tutta la sua complessità nel corso dell’opera. Il poeta allude al tema centrale dell’opera: il viaggio di Odisseo, desideroso di tornare in patria e di salvare la vita propria e dei compagni; fin dai primi versi sono indicati anche altri motivi del poema: la curiosità di Odisseo, l’impossibilità di salvare i compagni stolti, la difficoltà della situazione di Itaca, dove, nella casa del re assente, regnano la confusione e il disordine. È vero, d’altra parte, che la protasi dell’ Odissea è in un certo senso rassicurante, fa presagire un lieto fine: il nostro eroe ritornerà in patria, anche se la sua intelligenza da sola non basterà a salvare i compagni, che si perderanno per colpa della loro stoltezza; questo, fin dall’inizio, segna la differenza tra il protagonista e i suoi compagni, una differenza basata sull’astuzia e sulla capacità di trovare soluzioni adatte alle diverse situazioni. In questo senso è possibile dire che il mito di Odisseo trasmette un contenuto positivo: è l’immagine dell’uomo nuovo, che, evitando di scontrarsi frontalmente con il nemico, adottando soluzioni non necessariamente eroiche, ma senz’altro opportune, utili, riesce a salvarsi la vita: e la vita, non la morte gloriosa, come nell’Iliade, è il tema centrale dell’intero poema.
Nonostante la protasi annunci il viaggio di Odisseo, il tema dei primi quattro libri è rappresentato dalla Telemachìa, il viaggio di Telemaco alla ricerca di notizie del padre: in essa confluiscono ricordi della guerra di Troia, narrati dai personaggi che il giovane incontra durante il viaggio, e dai quali emerge il ritratto di Odisseo, protagonista ancora assente dell’opera; d’altra parte il viaggio di Telemaco costituisce una sorta di itinerario, soprattutto svolto nella memoria e nel racconto, parallelo rispetto a quello di Odisseo: con sapiente regia narrativa padre e figlio ritorneranno in patria nello stesso tempo.


Il narratore 

Come nell’Iliade, anche in questo poema il poeta attribuisce alla Musa la responsabilità del racconto, di cui egli si fa semplicemente tramite. Tuttavia la personalità del poeta si rivela ben più matura che nell’Iliade, fin dall’esordio: negli accenni sintetici alla materia del suo canto, nella capacità di centrare l’argomento sul protagonista, mettendone subito in luce le caratteristiche e le qualità rispetto ai compagni, e soprattutto nell’enunciare un tema, quello del viaggio di Odisseo, che sarà subito abbandonato a favore dell’altro viaggio, secondo un piano consapevole che crea l’attesa per la comparsa del protagonista. D’altra parte, facendo entrare in scena fin dal primo libro un aèdo, Femio, il poeta tratteggia una sorta di doppio di se stesso, come se volesse autorappresentarsi come attore nel momento in cui esordisce come narratore.


Lo spazio

Il primo spazio dell’Odissea, che presenta numerosi scenari, è l’interno della casa di Odisseo; esso rappresenta un universo stravolto e caotico, ben lontano dalle norme della convivenza aristocratica. La sala del trono nella casa di Odisseo non ospita un armonioso banchetto, momento centrale della vita aristocratica, ma una gozzoviglia protratta senza regole né rispetto: il motivo è nell’assenza del protagonista, causa di disordine e trasgressione fin dall’esordio. Uno degli aspetti più significativi del ritorno di Odisseo, e una delle giustificazioni della sua vendetta, sarà proprio il ripristino dell’ordine stravolto in questa casa.


Il tempo

Nello stesso giorno sono collocati il viaggio di Hermes da Calipso e la missione di Atena da Telemaco; in realtà, però, la narrazione si articola su piani diversi e la successione degli eventi è interrotta dal racconto del viaggio di Telemaco, racconto che si protrae fino al quinto libro. Nel primo libro, che coincide con il primo giorno della vicenda, si condensano il banchetto degli dèi, la discesa di Atena da Telemaco, la decisione di mandare Hermes da Calipso e gli interventi di Telemaco. Viene inoltre anticipato il ritorno ormai prossimo di Odisseo, che costituisce la cornice narrativa dell’intero poema.


Personaggi

Come nell’Iliade, anche nell’Odissea, i personaggi non sono descritti fisicamente, se non per cenni: il poeta, ad esempio, allude alla bellezza e alla solida costituzione di Telemaco, mentre su Penelope introduce un cenno all’atteggiamento, ma non all’aspetto fisico.
Il primo personaggio nominato è, come nel caso dell’Iliade, il protagonista dell’opera, Odisseo, accompagnato da un epiteto che ricorre solo due volte ed è generalmente sostituito da sinonimi.
Odisseo è un uomo ricco di risorse, contrapposto, proprio per questo motivo, ad Achille, il cuo ritratto, almeno in gran parte dell’Iliade, si caratterizza soprattutto per le virtù guerresche. Invece, il profilo di Odisseo si completa progressivamente, dalle sue azioni e dai suoi discorsi, si evolve e si arricchisce di volta in volta di particolari legati alla sua capacità di rispondere alle esigenze della situazione in cui si trova.
Del personaggio di Telemaco si sono date interpretazioni contrapposte: secondo alcuni critici rappresenta il ragazzo, che solo dopo essersi messo alla ricerca di Odisseo e aver raccolto notizie, cerca di riscoprirne l’immagine e di tracciare il ritratto di un padre assente, di cui conosce unicamente la fama; e a quel punto è in grado di porsi di fianco a lui da uomo adulto; secondo altri egli rivela la sua autonomia e capacità di iniziativa già in questo esordio. Senz'altro la decisione di partire alla ricerca di Odisseo, per interrompere una situazione insostenibile per sé e per la madre a causa della prepotenza dei pretendenti, è indice di una scelta matura, che implica la volontà di sottrarsi alla tutela materna e di ricercare una linea di azione propria. Ciò non toglie che il viaggio di Telemaco rappresenti per il poeta un’ottima occasione per evocare il protagonista del poema, ricostruendone l’immagine attraverso gli affascinanti racconti di chi lo ha avuto come compagno in guerra.
Penelope ed Euriclea, solo tratteggiate, rappresentano la fedeltà alla casa e al marito e sono, perciò, modelli femminili positivi, paralleli a quello di Andromaca, nell’Iliade contrapposti a quello di Elena e Clitennestra, che saranno tristemente evocate nell'undicesimo libro.
Il cantore Femio, come Demodoco nell'ottavo libro, è una sorta di autorappresentazione del poeta stesso e testimonia l’uso di celebrare le gesta degli eroi, di recitare racconti mitici durante i banchetti: di fare, insomma, quello che il poeta dell’Odissea ha fatto componendo la storia di Odisseo e recitandola in un banchetto, come farà lo stesso Odisseo raccontando la propria storia davanti ai Feaci (libro ottavo).


Gli dei
Fin dal primo libro appare la figura di Atena, dea favorevole in generale agli Achei nell’Iliade, qui benevola aiutante di Odisseo. In questo poema essa è caratterizzata non dalla bellicosità che la contraddistingue nell’Iliade ma dalla capacità di escogitare dei piani efficaci o di dare saggi consigli. Tuttavia anche la sua azione, come quella degli altri dei dell’Odissea, si realizza in modi diversi rispetto all’Iliade l’intervento degli dei e soprattutto di Zeus, non è più diretto, essi hanno un ruolo progettuale e restano lontani dalla scena; Atena interviene più con suggerimenti e incoraggiamenti che con azioni vere e proprie, mentre più ampio è lo spazio riservato all'iniziativa del protagonista.
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Riassunto Libro 1 Odissea

Riassunto del primo libro dell'Odissea.

Penelope corteggiata dai Proci

Dopo aver invocato nella protasi la Musa perché gli ispiri la narrazione delle vicende di Odisseo, il poeta introduce una scena in cui sono protagonisti gli dèi. In assenza di Posidone, irato con Odisseo perché ha accecato suo figlio Polifemo, gli dei decidono che è giunto il momento di preparare il ritorno dell’eroe a casa. Odisseo si trova nell’isola di Ogigia, dove la ninfa Calipso lo trattiene ormai da lungo tempo. Mentre Hermes si reca da quest’ultima per convincerla a lasciarlo partire, Atena va a Itaca, dove, sotto le spoglie di Mente, figlio di un antico ospite di Laerte, predice a Telemaco che il ritorno del padre è ormai prossimo. Poiché il giovane si lamenta della triste situazione della sua casa, sempre invasa dai Proci, i pretendenti della madre Penelope, Atena gli consiglia di convocare un'assemblea per ordinar loro di andarsene; poi, egli partirà alla volta di Pilo e di Sparta, per interrogare Nestore e Menelao sul destino del padre. Nel momento in cui la dea scompare «rapida come un uccello», Telemaco riconosce che il messaggio gli è venuto da una divinità; dunque espone la sua intenzione di convocare l’assemblea e, fra la derisione dei pretendenti si mostra saldo nei suoi propositi. Scesa la sera, si corica pensando al progetto del viaggio ispiratogli da Atena.


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Personaggi dell'Iliade (Descrizione di uomini e Dèi)

Il poema dell'Iliade narra la guerra dei principi achei contro la città di Troia. A questa guerra prendono parte donne e uomini, greci e troiani, mortali, semidei e divinità.

Gli uomini, o meglio gli eroi della guerra di Troia, non sono guerrieri comuni ma figli illustri di guerrieri che a loro volta hanno compiuto imprese epiche oppure governano una città o un regno. Dimostrano grande valore e coraggio nei duelli e possono sostenere lunghe battaglie. Sono caratterizzati in genere da sentimenti forti di rabbia, odio, vendetta e amicizia; la loro personalità viene definita statica perché difficilmente cambia mentre procede la storia. Rappresentano l'eroe, forte in guerra e sempre in cerca di gloria ed onore. La loro vita breve è compensata dalla fama ottenuta con le loro imprese memorabili ed eroiche.

Gli dèi vivono sul monte Olimpo che si trova in Grecia, sono immortali e hanno poteri straordinari, ma non determinano il destino degli uomini perché solo il Fato può questo, quindi il destino di ognuno è segnato. Gli dèi sono antropomorfi, cioè sembrano uomini nell'aspetto e nel carattere, infatti si comportano esattamente come gli uomini: entrano in campo manifestando sentimenti, virtù e difetti propri degli uomini.
Le loro decisioni spesso sono determinate dal capriccio personale. La stessa guerra di Troia è scaturita dal desiderio di vendetta di Era, moglie di Zeus, contro Paride in seguito alla famosa gara con Afrodite e Atena.
A capo degli dèi vi è Zeus, ma al di sopra c'è però sempre il fato (la "moira"), che decide il destino degli uomini. Alcuni dèi parteggiano per i greci, altri per i troiani.



I greci (achei)

Achille: Figlio del mortale Peleo, re dei Mirmidoni di Ftia e della ninfa Teti; è il più forte eroe acheo ed è noto per la sua ira funesta. La tradizione vuole che sia stato immerso, dalla madre Teti, nell'acqua sacra del fiueme Stige, che rendeva immortali, ma venne tenuto per il tallone, il suo unico punto debole. È quindi un semidio. Sceglie una vita breve, ma gloriosa per essere ricordato in eterno.

Agamennone: Re di Argo (o Micene), figlio di Atreo, fratello di Menelao, è il capo supremo dei Greci nella spedizione contro Troia. Spesso arrogante e prepotente; dal suo scontro con Achille ha origine l'Iliade.

Menelao: Re di Sparta, figlio di Atreo, marito della bellissima Elena e fratello di Agamennone. Forte e coraggioso, viene però umiliato dalla fuga della moglie Elena fuggita insieme a Paride. Per questo motivo chiede aiuto ad Agamennone per organizza la coalizione greca contro i Troiani e vendicare l'affronto subito.

Ulisse o Odisseo: Figlio di Laerte re di Itaca, nell'Iliade è rappresentato come un eroe che unisce al coraggio e al valore in battaglia, l'intelligenza, la curiosità e l'abilità oratoria.

Diomede: Figlio di Tideo, re dell'Etolia, compagno di Ulisse in molte imprese, è uno dei più forti e valorosi eroi achei. Ha un'audacia senza pari e riesce a ferire due dei, prima Afrodite alla mano e poi Ares, il dio della guerra che era corso in aiuto della dea.

Aiace Telamonio: Re di Salamina, condottiero irruente e possente, dotato di impressionante forza fisica. È secondo solo ad Achille.

Patroclo: Principe della regione greca della Locride (di cui il padre ne è il re), fraterno amico di Achille, è un eroe buono e generoso che dà la vita per la patria. La sua morte fa infuriare Achille che non ha pace fino a quando non lo ha vendicato.

Aiace Oileo: Re della Locride, figlio di Oileo, uno dei capi achei più efferati.

Macaone
: Medico greco, guarisce e salva Menelao

Mirmidoni: Popolo di guerrieri agli ordini di Achille

Nestore: Anziano eroe greco, re di Pilo

Calcante
: Indovino greco



I troiani

Priamo: È il vecchio re di Troia, la sua città che governa saggiamente ed è destinata ad essere distrutta. È padre di numerosissimi figli tra cui Ettore e Paride. È anche il marito di Ecuba.

Ecuba: Moglie di Priamo e madre di Ettore e Paride. È una regina saggia e devota agli Dei. Ha parole di comprensione e gentilezza anche per Elena, che considera vittima del volere del Fato.

Ettore: Figlio maggiore del re Priamo e della regina Ecuba, è il più valoroso e umano di tutti gli eroi troiani, poiché nutre un forte senso del dovere verso la patria e dell'amore di fronte ai cittadini e al nemico, ma prova anche paura e non teme di manifestarla. Marito affettuoso di Andromaca e padre del piccolo Astianatte, morirà per mano di Achille.

Andromaca: Moglie di Ettore e madre di Astianatte, perde per mano di Achille il padre, i fratelli e lo sposo. Nell'Iliade è un personaggio dolce e indifeso, simbolo di virtù femminile come la fedeltà, l'affetto materno e l'operosità. Quando muore Ettore dà per certo che sia lei che il figlio, così come l'intera città di Troia faranno una brutta fine.

Cassandra: Figlia di Priamo ed Ecuba. Ha il dono della profezia ma, per non aver voluto corrispondere all'amore del Dio, non venne creduta da nessuno. Predice la distruzione di Troia.

Paride: Figlio di Priamo ed Ecuba, grazie al favore di Afrodite durante il suo soggiorno a Sparta seduce e rapisce Elena causando la guerra di Troia. Non è tra i più valorosi in guerra.

Elena: Donna greca bellissima, figlia di Zeus e di Leda, moglie del re Menelao, è rapita da Paride e con lui vive a Troia. Viene accettata benevolmente dai Troiani, senza essere ritenuta responsabile della guerra, voluta dal Fato a cui è impossibile sottrarsi.

Enea: Figlio del mortale Anchise e della dea Afrodite, nell'Iliade ha un ruolo secondario. È uno degli eroi troiani più forti e valorosi.

Briseide: è una principessa di Lirnesso, figlia di Briseo, un sacerdote di Apollo. Durante la guerra di Troia, Achille riesce a catturarla e la prende come schiava e amante dopo aver ucciso il marito di lei, Minete, re di Cilicia. Poi divenne proprietà di Agamennone e per l'offesa subita Achille abbandonò i suoi compagni in guerra.

Reso: Giovane signore di Tracia, alleato dei troiani; viene ucciso nel sonno da Diomede.

Sarpedonte: Figlio di Zeus e re dei Lici, alleato dei troiani; viene ucciso da Patroclo.

Asteropeo: Giovane condottiero peone, alleato dei Troiani; riesce a ferire Achille prima di venire da lui ucciso

Deifobo: Principe troiano figlio di Priamo e fratello prediletto di Ettore.

Dolone: Araldo troiano, traditore dei suoi compagni; viene catturato da Diomede, che lo decapiterà.

Eleno: Figlio di Priamo, indovino e fratello gemello di Cassandra

Pandaro: Arciere alleato dei troiani, ferisce a tradimento Menelao e cade per mano di Diomede.



Gli dèi


Gli dèi favorevoli ai Greci

Era: moglie e sorella di Zeus parteggia per i Greci perché è stata offesa da Paride.

Atena: figlia di Zeus, Dea della ragione. Li protegge perché anche essa è stata offesa da Paride.

Teti: ninfa marina, madre di Achille, tifa i Greci perché vuole proteggere suo figlio.

Poseidone: È ostile ai troiani perché non ha ricevuto un giusto compenso per aver costruito le mura di Troia. Nel ventesimo libro salva uno dei troiani, Enea, che stava per essere ucciso da Achille.

Efesto: è il fabbro che e si occupa di costruire splendidi armi per gli Dei e per Achille.




Gli dèi favorevoli ai Troiani

Zeus: Gli è caro il popolo troiano ma sua moglie gli ha chiesto la distruzione di Troia.

Ares
: Dio della guerra, guerriero greco dotato di una forza sovrumana ma è presentato anche come un guerriero violento e pasticcione.

Afrodite: Dea della bellezza è dalla parte dei troiani per riconoscenza verso Paride che le ha assegnato le mela.

Apollo: È ostile ai greci per l'offesa ricevuta dal suo sacerdote Crise.

Scamandro: Figlio di Zeus e di Doride, è il Dio dell'omonimo fiume. Si scaglia contro Achille per la strage di troiani compiuta nelle sue acque e tenta di annegarlo ma viene salvato dall'intervento di Efesto che prosciuga le acque del fiume con una tremenda pioggia di fuoco.

Artemide: Figlia di Zeus e Latona e sorella gemella di Apollo. Si schierò dalla parte dei Troiani contro i Greci. Si azzuffò con Era quando i divini alleati delle due parti si scontrarono tra loro: Era la colpì sulle orecchie con la sua stessa faretra e le frecce caddero a terra mentre Artemide fuggì da Zeus piangendo.

Dione: consola Afrodite che nel tentativo di salvare il figlio Enea viene a sua volta ferita dal mortale Diomede. Le racconta che non è la prima divinità ad aver subito un attacco di un mortale.

Latona: I suoi poteri erano molto simili a quelli di Efesto (Vulcano). Generò da Zeus i gemelli Apollo e Artemide.



Personaggi neutrali

PeoneEbeLe Moire.

Iride: Dea dell'arcobaleno e messaggera degli dei. Nell'Iliade viene inviata a Troia per avvisare Priamo ed Ettore dell'attacco che i Greci stanno preparando. Iride esegue l'ordine assumendo le sembianze di Polite, figlio di Priamo, che spesso fungeva da vedetta, spiando il campo nemico.

Ipno: Dio del sonno, che addormenterà temporaneamente Zeus su richiesta di Era.
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Iliade - Riassunto dei libri

Omero era un aedo cieco che scrisse l'Iliade e l'Odissea nell'VIII secolo a.C. L'Iliade deriva da "Illon", altro nome della città di Troia cittadina di Ellesponto, questo libro è composto da 24 libri o canti.



Trama breve

Durante il banchetto di nozze per il matrimonio tra il Re Peleo e la divinità Teti., la Dea della discordia Eris non è stata invitata alla festa, per vendetta lasciò cadere una mela d’oro con su scritto "alla più bella".
Tra Era, Atena e Afrodite nasce una furibonda lite perché vogliono la mela; Zeus per calmarle decise di fare andare le tre divinità sul monte Ida dove trovano Paride (l’uomo più bello del mondo lasciato dal padre per una profezia); ognuna di esse gli avrebbe dato una ricompensa per influenzare la sua scelta che ricade su Afrodite. Ella gli promise Elena, la moglie di Menelao, Re di Sparta; allora Paride rapì Elena e da quel momento nacque la guerra di Troia.
Si mobilita così tutta la Grecia Achea per vendicare l'offesa compiuta da Paride. Dopo nove anni di assedio Agamennone, capo dell'armata achea e fratello di Menelao, si rifiuta di restituire a Crise, sacerdote di Apollo, la figlia Criseide, che egli ha ottenuto come preda di guerra. Il Dio colpisce con una pestilenza il campo dei Greci e Agamennone è costretto a restituire Criseide. Per compensarsi della perdita sottrae ad Achille la sua schiava Briseide.
Achille sdegnato, ritenendo d'avere ricevuto un affronto, decide di non combattere più a fianco dei Greci; senza Achille i Troiani ottengono molte vittorie. Patroclo decide allora di scendere in campo con le armi di Achille, per far credere che lui fosse tornato al campo di battaglia, ma viene ucciso da Ettore, che lo spoglia delle armi sacre. Achille, riarmato da Efesto, torna a combattere per vendicare la morte dell'amico; trova lo scontro con Ettore che uccide in duello, infierendo sul suo corpo e confiscando il cadavere. Il re dei troiani Priamo giunge nel campo dei Greci a chiedere la restituzione del corpo di suo figlio Ettore; Achille fa dunque una pace personale con Priamo, permettendogli di riscattare la salma del figlio. Il destino della città di Troia privo del suo eroe più forte è ormai senza speranza.


Lista riassunti

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Descrizione: Achille - Riassunto

Breve descrizione della figura storica e mitica dell'eroe acheo Achille, figura di spicco dei poemi omerici, in particolare l'Iliade di cui ne è il protagonista.

Achille dopo aver ucciso Ettore

Figlio di Teti, la Nereide nipote di Oceano, e di Peleo, re di Ftia, isola della Ftiotide, Achille è il primo eroe che compare nella letteratura occidentale. La sua è una nascita tutta speciale. Zeus si era innamorato di Teti e desiderava da lei un figlio; ma il titano Prometeo gli profetizzò che il figlio nato da lui e da Teti lo avrebbe detronizzato; Zeus allora rinunciò e Teti ripiegò sul mortale Peleo, a malincuore, consapevole del fatto che il figlio, nato da un padre mortale, avrebbe avuto un destino da mortale.
Nel tentativo di strapparlo a tale sorte, lo immerse nelle acque dello Stige, il fiume infernale, rendendo il suo corpo invulnerabile salvo che nel tallone, per il quale lo aveva afferrato, tenendolo sospeso mentre lo immergeva nell’acqua. Proprio al tallone, secondo una versione del mito, Paride (o Apollo sotto le sembianze di Paride) ferì Achille con una freccia, causandone la morte.

Fu allevato dal saggio e coraggioso Fenice, che compare al suo fianco nel nono libro dell’Iliade, e dal centauro Chirone (metà uomo e metà cavallo) che lo istruì in diverse arti, fra cui l’arte medica.

Descrizione fisica: Achille aveva i capelli biondi e fluenti, era prestante e veloce; il suo unico punto debole era il tallone.

Teti sapeva, però, che il figlio sarebbe morto durante la guerra di Troia e nella speranza di sottrarlo al fato, lo nascose, sotto abiti femminili, nell’isola di Sciro, alla corte del re Licomede; lì però Achille si innamorò della figlia del re, Deidamia, e da lei ebbe il figlio Neottolemo. Alla fine tuttavia fu scoperto, nel suo nascondiglio, da Odisseo che mostrandogli delle splendide armi, lo costrinse a rivelare la sua vera identità.

Descrizione caratteriale: Nell’Iliade rappresenta l’eroe invincibile, senza il quale la città nemica non potrà essere conquistata; spesso tracotante, insensibile alla sorte dei suoi compagni, è accecato da un’ira insanabile. L'episodio che descrive al meglio il suo lato insensibile è quando litiga con Agamennone, che gli aveva preso la sua schiava, Briseide, e per fargli pesare l'accaduto abbandona il campo di battaglia (una grave perdita per l'esercito acheo). La sua assenza porta alla morte del suo amico Patroclo e da qui in poi che ha inizio l'ira incontenibile di Achille.
Tutti gli Achei sono consapevoli della sua eccellenza, egli rappresenta il modello della virtù guerresca; nonostante ciò, il suo géras, cioè il segno tangibile del suo valore, gli è stato sottratto ed egli è umiliato, solo nella sua tenda. La sua condizione rappresenta quella dell’uomo inflessibile, radicale, che non può accettare una compensazione, un dono equivalente a quello che si è guadagnato, perché ogni volta che entra in battaglia mette in gioco tutto se stesso, la sua vita: un bene incomparabile. Achille è dunque l’eroe della virtù assoluta, che comporta la gloria assoluta: non può neppure concepire l’esistenza di livelli intermedi di rischio.
Eppure Achille sa anche piangere infatti lo fa per Patroclo e ciò evidenzia la sua umanità.

Nel poema l'Iliade, Omero non parla della morte di Achille, né della presa della città, che significativamente, sarà conquistata grazie all’inganno di Odisseo, un eroe prudente, duttile, complesso, diametralmente opposto ad Achille.

Altre versioni del mito mettono in luce diversi aspetti del personaggio Achille: una versione, ignota a Omero, narra che egli si innamorò di Polissena, figlia di Priamo, e si presentò inerme nel tempio di Timbra, per incontrarla, ma lì fu ucciso a tradimento da Paride; solo dopo aspri scontri Aiace e Odisseo riuscirono a sottrarre il suo corpo ai Troiani, per riportarlo nel campo greco. Un altro amore di Achille fu l’amazzone Pentesilea, che egli uccise ignorando che si trattava della donna amata, in ciò confermando ancora una volta il suo destino infelice, cui è negato anche l’amore. Gli antichi veneravano un tumulo di Achille, nel quale erano sepolte anche le ceneri di Patroclo, al capo Sigeo, nell’Ellesponto, e il culto dell’eroe era diffuso in Asia Minore, a Crotone e nell’Epiro.

Alessandro Magno lo vide come un suo modello di vita e le leggende del condottiero macedone narrano gusto del gesto estremo, coraggio assoluto e una morte in giovane età.
La figura di Achille rivisse in molte opere letterarie dell’antichità; e tuttavia fu in un certo senso oscurata nelle riletture successive, e soprattutto in età medievale, da quella di Ettore. Infatti di Achille fu accentuato in senso negativo l’aspetto impetuoso del guerriero, la sua inclinazione all’ira e alla passione erotica, in contrasto con l’equilibrio e il senso civico dell’eroe troiano: nella tradizione medievale il modello dell’eroe dell’antichità è quello di un uomo completo, legato a una famiglia e a una città, meno individualista.


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