Tema sull'adolescenza

L’adolescenza costituisce il periodo della vita durante il quale l’individuo affronta profonde trasformazioni sia fisiche, sia psichiche, che lo portano all’equilibrio della sua personalità e al riconoscimento del suo ruolo di adulto nella società cui appartiene. Tale fase di maturazione può comportare difficoltà, disagi e malesseri che spesso il giovane avverte confusamente o cela consapevolmente dentro di sé o comunica con estrema difficoltà a coloro con cui quotidianamente entra in contatto.



Tema svolto:
L’adolescenza è sicuramente un momento assai difficile da vivere. In questo periodo il ragazzo deve riuscire ad affrontare tutta una serie di problemi e responsabilità che lo porteranno ad una totale maturazione, nel momento in cui sarà divenuto adulto. Talvolta, però, non è in grado di superare tutte quelle preoccupazioni e in lui si creano forti disagi che, solo raramente, riesce ad esprimere in modo da poter essere aiutato in qualche maniera. Spesso, poi, in quei momenti di difficoltà l’adolescente si isola soprattutto dalla famiglia che si ritrova così incapace di dargli una mano, e per questo il ragazzo va a cercare aiuto dagli amici i quali, la maggior parte delle volte, non interpretano i suoi strani atteggiamenti come segno di malessere interiore.
L’adolescente, nei nostri anni, è spesso visto come una persona priva di ideali, non troppo legato alla famiglia e che dà molta importanza all’amicizia. L’essere privo di ideali, credo, sia dovuto al fatto che i ragazzi pensano di avere tutto ciò che occorre (a parte una maggior libertà), si danno per vinti in partenza e talvolta non imparano a lottare per ottenere ciò che vogliono, perché sono stati abituati così dalle famiglie. Probabilmente tutti i genitori che viziano i propri figli sono coloro che durante l’età adolescenziale non hanno avuto ciò che volevano se non con le lotte, e sanno perciò quanto sia duro “combattere”.
I giovani non hanno gli stimoli da parte di nessuno a contrastare una società che non gli piace, ma a cui imparano ad adattarsi. Per questo è facile che entrino in crisi davanti al primo problema che incontrano. Tali stimoli non gli vengono forniti neanche dagli amici, dai quali si rifugiano per trovare sicurezza e comprensione e per tentare di fuggire dai problemi che purtroppo permangono. Gli adolescenti trovano amici sempre più uguali a loro in modo da non avere contrasti proprio con nessuno. Sostengo che questo tipo di comportamento sia sbagliato, in quanto non aiuta assolutamente un ragazzo a formarsi un carattere e di conseguenza a crescere. È facile trovare sempre conferme fino a quando non si è costretti a dover uscire dall’ambito familiare o dal ristretto gruppo di amici. Nonostante il gruppo sia ristretto, solitamente ci si trova a scendere veramente nel personale solo con pochissime persone, talvolta soltanto una: il cosiddetto “miglior amico”. È un individuo al quale si dice quasi tutto di sé stessi e di cui ci si fida ciecamente. Generalmente è un ragazzo che si conosce da tempo, e che deve saperti ascoltare, ma soprattutto rispettare. Il fatto di avere un solo vero amico dimostra come gli adolescenti temano di esternare ciò che sono veramente, per timore di essere giudicati negativamente da coloro da cui vogliono essere stimati e per questo ci si omologa e si diventa ciò che in realtà non si è.
Un comportamento del genere viene attuato anche nei confronti dei genitori., se essi hanno troppe aspettative dal figlio. Egli inizialmente tenta di soddisfarle, magari reprimendo il suo vero carattere e i suoi reali interessi, poi “scoppia” respingendo la famiglia, ritenendola solo un elemento inutile e instaurando con i suoi componenti un rapporto conflittuale. Avviene il contrario se un genitore si occupa del ragazzo con attenzione, ma nello stesso tempo, gli lascia i dovuti spazi e libertà, perlomeno di scelta. Infatti, se così non dovesse accadere, un giovane si sentirebbe costretto a fare una data cosa e la farebbe mal volentieri. Un genitore deve in ogni caso prestare attenzione a non concedere sempre tutto al figlio, egli deve imparare a non averla sempre vinta in ogni campo. Diventare maturo significa anche saper perdere, e spesso gli adolescenti d’oggi non lo sanno fare, perché gli è sempre stato concesso tutto.
In tutte queste situazioni non è difficile pensare che, nella contorta mente di un adolescente in crescita, si possano creare facilmente disagi. I quali spesso vengono sottovalutati nella loro gravità e capacità di distruggere quelli che dovrebbero essere i momenti più spensierati della vita di un individuo.
Tali difficoltà possono nascere in ogni situazione e, nei casi più gravi, sfociare in gesti estremi (suicidio, autolesionismo, anoressia, bulimia, ecc.).
I problemi possono essere svariati:
- Molti sono legati alla sfera affettiva: gli amici, l’altro sesso. Spesso si è eccessivamente coinvolti in storie che si scopre non essere serie; altrimenti si scopre che il più caro degli amici ci ha traditi, andando a raccontare a terzi ciò che gli avevamo confidato. Niente di più frequente può sfociare in forti depressioni, da cui è difficile uscire senza l’aiuto di qualcuno, che spesso si respinge per paura di subire un’altra delusione.
- Altri dipendono dalla difficile accettazione del proprio corpo. Va infatti ricordato che i cambiamenti di un adolescente sono psichici, ma anche fisici. Spesso infatti la nuova persona che si crea non rispecchia ciò che volevamo essere o ciò che amici, società e talvolta anche genitori ci impongono di diventare. Un tempo era forse un problema più femminile, oggi invece è riscontrabile anche nella maggior parte dei ragazzi di sesso maschile.
- Vengono di conseguenza tutti i disagi causati dal fatto che dipendiamo moltissimo dall’opinione altrui. Capita frequentemente di non sentirsi a proprio agio con un abito (per esempio) che magari non è alla moda o che la ragazza più carina della scuola non indosserebbe mai. Ci si sente osservati da tutti e ci si crea spesso inutili complessi. Proprio per questo si nasconde il proprio modo di essere e magari anche di pensare per standardizzarsi agli altri, tuttavia i problemi aumentano e diventano sempre più numerosi e non si riescono più ad affrontare razionalmente.
- Alcune preoccupazioni possono essere causate da un cattivo rendimento scolastico. Se quest’ultimo non rispecchia le proprie aspettative o, addirittura quelle di un genitore, allora ci si sente sconfitti e migliorare diventa molto difficoltoso.
- Gravi possono diventare le difficoltà causate dal fatto che tra i propri genitori esistono forti conflittualità. Succede di ritrovarsi a vivere in un ambiente difficile, perciò si cerca di evitarlo e ci si allontana sempre di più dalla famiglia. Altrimenti accade che al figlio di due genitori litigiosi si dia la colpa del conflitto e per questo sia sempre più afflitto e disperato. In seguito a fatti del genere, alcuni ragazzi cambiano notevolmente il loro carattere, diventando sempre più estroversi per cercare nei tanti amici uno sfogo ai dispiaceri.
- In ultimo ritengo che i disagi adolescenziali possano essere legati al fatto che, i giovani tendano all’eccessiva omologazione alle altre persone di solito più carismatiche e alle quali si tenta di assomigliare. Ciò comporta il soffocamento del proprio carattere, che però prima o poi deve emergere in qualche modo. Il problema è che, più lo si reprime, più esso emerge sotto forma di problema, disagio.
In conclusione risulta che i ragazzi sono privi di veri ideali, perché non sono stimolati. Con la famiglia hanno un rapporto conflittuale se questa è oppressiva, mentre se è disponibile al dialogo, i rapporti migliorano. Gli amici sono visti come un elemento importante dall’adolescente, perché nel gruppo si trova compreso (anche se spesso è solo un’impressione), comunque si confida veramente solo con pochissime persone di cui è sicuro di potersi fidare.
Per un ragazzo, inoltre, è facile trovarsi in situazioni di disagio dalle quali è poi difficile uscire.
Le cause di tali momenti sono le più svariate e riconducibili ad ogni ambito della vita del giovane.
Risolvere questi disagi è molto arduo, però si può cercare di evitare che giungano a tormentare la nostra vita di adolescenti. Bisognerebbe provare ad accontentarsi di ciò che si è, non dando troppa importanza all’aspetto esteriore, ma potenziando gli elementi positivi di un carattere che può comunque esercitare un certo fascino sugli altri. Perciò bisognerebbe tentare di non voler sembrare chi non si è, per voler assomigliare ad un altro. Il consiglio migliore è quello di avere maggior fiducia nelle proprie potenzialità.
Un consiglio ai genitori è quello di fare maggior attenzione agli atteggiamenti dei figli, per cercare di cogliere tutti i messaggi che, una persona con dei problemi, cerca di inviare a chi la circonda. Se si dovessero cogliere tali messaggi, le difficoltà andrebbero affrontate con tranquillità, perché è questa che manca ai ragazzi.
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Tema sul fascismo



Tema svolto:
Il movimento fascista, fondato da Benito Mussolini trova spazio in Italia subito dopo la guerra mondiale. Riesce a crescere perché, sfruttando il risentimento dei soldati rimasti senza lavoro, dei nazionalisti che vedono tarpata la vittoria dell’Italia e delle classi più ricche che sono impaurite dalla possibilità che si verifichi una rivoluzione come era appena successo in Russia. Vi aderiscono tutti quelli che erano alla ricerca di un governo forte e autoritario, capace di mettere a posto le cose, mentre gli ultimi governi non erano capaci di affrontare la situazione. Il partito fascista si contraddistingue subito per la violenza delle sue squadracce che imponevano con la forza l’ordine sconvolto dai russi. Anche se in Italia non ci sarebbe mai stata una rivoluzione come in Russia, i movimenti operai e contadini erano forti, perciò i fascisti facevano spesso spedizioni punitive e aggressioni contro queste associazioni. Queste spedizioni erano contro la legge e spesso causavano anche morti, erano però aiutate dallo stato che sembrava non accorgersi di tutto questo, anzi, molti liberali e cattolici cominciarono a vedere con simpatia la crescita del fascismo. Per questo fecero un’alleanza con i fascisti per le elezioni del ’21, così i fascisti arrivarono in parlamento. A quel tempo il governo era debolissimo e Mussolini ne approfittò per organizzare una marcia su Roma e l’ancor più debole Vittorio Emanuele III diede l’incarico a Mussolini di formare il nuovo governo. Approfittando del clima di paura e violenza delle sue squadracce, Mussolini ottenne la maggioranza assoluta, e l’unico che cercò di opporsi fu Giacomo Matteotti che, proprio per questo, fu barbaramente assassinato dai fascisti. Purtroppo il Re continuò a sostenere Mussolini che trasformò l’Italia in una dittatura: sciolse i partiti, si prese il potere legislativo, abolì lo sciopero e la libertà di stampa e fece una polizia e un tribunale specializzati nell’identificare e condannare gli oppositori al governo fascista. Tutti gli oppositori al governo furono uccisi, incarcerati o esiliati: adesso, in Italia vigeva il totalitarismo, con il Fascismo che occupava tutti gli aspetti della vita.
Lo stato fascista imponeva di accettare senza discussione e di obbedire ciecamente al governo e puniva chi non si adeguava; questo fece nascere in larga parte della popolazione una sorta di rassegnata indifferenza: era stato tolto il gusto per la libertà e per la democrazia.
Nel 1938 Mussolini, per allinearsi alla Germania, promulgò le leggi razziali contro gli ebrei che vennero esclusi dalle scuole pubbliche, dal servizio militare e dagli impieghi statali. Furono anche proibiti i matrimoni misti. Tutto questo fu condannato dalla chiesa cattolica e urtò la coscienza di molti italiani che si allontanarono dalle idee del regime.

La politica estera del fascismo era aggressiva, mirava al prestigio che facesse sembrare l’Italia una grande potenza. Per questo, all’inizio, Mussolini non aveva buoni rapporti con Hitler, aveva paura della sua grande potenza, poi si alleò con lui e lo fece sempre più strettamente fino a mettersi al suo servizio. La politica di conquista di Mussolini cominciò dall’Etiopia: un’avventura coloniale senza senso fatta solo per ragioni di propaganda: conquistarono un paese povero con una guerra crudele. Questo mise in urto Mussolini con la Società delle Nazioni che emise delle sanzioni contro l’Italia. Mussolini allora proclamò l’autarchia: non si consumavano prodotti stranieri e si riciclavano i rottami metallici. Questo sistema però rese l’Italia ancora più dipendente dalla Germania e impoverì la nostra economia soprattutto nelle esportazioni. Perché Mussolini si assoggettò a Hitler non si sa, forse vedeva in quella Germania il suo ideale di potenza e voleva portare l’Italia agli stessi livelli.

Con la crisi economica del ’29 venne istituito l’istituto per la ricostruzione industriale che doveva aiutare le banche e le industrie in difficoltà per poi restituirle ai privati. In realtà la crisi economica fu molto lunga e lo stato rimase padrone di banche e industrie che si ripresero solo alla vigilia della 2° guerra mondiale grazie all’enorme richiesta di armi. Per quello che riguarda l’agricoltura, Mussolini fece importanti interventi di bonifica in zone paludose, ma furono azioni soprattutto di propaganda: l’agricoltura italiana rimase arretrata, la forza motrice era al 70% assicurata dagli animali. Anche l’autarchia che ridusse le nostre esportazioni fece soffrire l’agricoltura: ne risentì soprattutto il meridione dove il 60% dei lavoratori era impegnato nel settore primario. Questo portò a una grande migrazione interna: dal sud si spostavano verso Roma o al nord; allora Mussolini emanò una legge per cui i lavoratori agricoli non potevano cambiare residenza: si era tornati ai servi della gleba.
Anche i rapporti fra lavoratori e datori di lavoro dovevano essere regolati dai sindacati fascisti. Furono istituite delle corporazioni, ognuna delle quali riuniva un settore dell’economia: secondo il fascismo serviva per ridurre le tensioni sociali, in realtà serviva a tener bassi gli stipendi. Fu istituita la tessera del partito fascista obbligatoria per chi lavorava negli edifici pubblici. Un’attività positiva dei sindacati fascisti fu quella di creare circoli del dopo lavoro, creare un’assicurazione obbligatoria per i lavoratori, la previdenza contro le malattie e la tutela della maternità.
Mussolini era stato giornalista, sapeva quindi l’importanza della propaganda. All’inizio esisteva solo la stampa, ma proprio il suo governo cominciarono a diffondersi radio e cinema, così venivano mandate “veline” ai quotidiani e alla radio con le istruzioni su quello che doveva essere detto. All’istituto LUCE fu affidata la produzione di documentari di propaganda.

Il fascismo si insinuò anche nella scuola e nel tempo libero, sia di adulti che di bambini. I bambini fino a 8 anni erano chiamati figli della lupa, poi diventavano Balilla, nome che indicò anche prodotti commerciali economici, dai 14 ai 18 anni erano avanguardisti. Le bambine erano prima piccole poi giovani italiane. Era tutto un sistema obbligatorio per indottrinare ragazzi e ragazze sul fascismo. Anche lo sport fu usato come sistema di propaganda, per esempio i mondiali di calcio.

Durante il periodo del fascismo i salari medi erano di 500 lire mensili. La luce elettrica, l’acqua corrente e il riscaldamento erano molto più diffusi. Anche impiegati e piccoli borghesi potevano avere il bagno in casa. C’erano moltissime biciclette, moto e ciclomotori, ancora poche erano le auto come la FIAT Balilla e la Topolino. Diffusissime erano le radio, sia nei luoghi pubblici che nelle case private. Per le famiglie operaie c’erano gli spacci aziendali o cooperativi con prezzi più bassi, comunque metà dello stipendio serviva per sfamarsi. Nelle case dei contadini nel mezzogiorno in Sicilia ancora mancava l’acqua corrente e l’elettricità. La paga giornaliera del bracciante comprendeva anche una razione di pane e una di vino. La vita media superava di poco i 55 anni.

Mentre nel ’39 l’Italia firmò con la Germania il Patto d’Acciaio con il cui si avviò alla tragica avventura della seconda guerra mondiale. Mussolini si isolò dalla società italiana e straniera. Era circondato da persone che lo assecondarono per cui perse il contatto con la realtà. Fra le altre cose credeva che l’Italia fosse potentemente armata, non sapeva, e nessuno glielo disse, che mentre l’america costruiva 50.000 aerei all’anno, l’Italia ne poteva costruire solo 1500. non si rese conto neanche che l’Italia non voleva la guerra e non voleva neanche l’alleanza con la Germania anche perché non condivideva la sua politica contro gli ebrei. Di fronte a questi fatti, molti, anche militari persero fiducia nel regime e andranno poi a ingrossare le file della resistenza italiana contro il fascismo.
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Gabriele D'annunzio, vita e poetica in breve



Vita

Gabriele D'Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, Brescia 1938) nasce a Pescara (Abruzzo) da una famiglia adagiata, compie studi liceali e compone fin da giovanissimo poesie; si trasferisce a Roma per compiere gli studi universitari. Frequenta i salotti più esclusivi della città, e collabora come cronista di giornali e riviste; non porterà mai a termine l’università e la sua vita sarà sempre al centro di scandali e di gesti eroici. Nel 1897 viene eletto deputato nelle file dell’estrema destra, la sua vita sentimentale e passionale, famosa sarà la sua relazione con Eleonora Duse (attrice); vive a Firenze per un periodo abbastanza lungo nella famosa villa detta “Capponcina”.
A un certo punto, assediato dai creditori, è costretto nel 1910 a scappare in Francia e la villa viene messa all’asta.
Con lo scoppio della 1° guerra mondiale appoggia l’intervento dell’Italia a fianco dell’Intesa, compie atti audaci e torna in Italia.
Durante l’atterraggio ha un incidente nel quale perde un occhio, compie un volo su Vienna buttando dall’aereo i volantini del tricolore. Alla fine della guerra prende con la forza la città di Fiume che il trattato di pace (Versailles) non aveva assegnato all’Italia e proclama la repubblica del Carnaro (1919) ma l’anno successivo il governo italiano lo costringe con l’esercito a sloggiare da Fiume.
Dal 1920 inizia l’ultimo periodo della sua vita, caratterizzato da ambigui rapporti con il fascismo.
Si ritira a Gardone Riviera nella villa detta il Vittoriale degli Italiani, che diventa un vero e proprio museo della sua vita. Muore nel 1938 per un’emorragia cerebrale.


La poetica

Con d’Annunzio nasce in Italia il mito del superuomo: il mondo appartiene a pochi intelletti superiori, ne consegue un disprezzo totale per le masse (aspetto decadente). L’amore per la violenza, il disprezzo del pericolo, il dinamismo, l’eroismo sono le caratteristiche della vita del superuomo. Il culto della bellezza e dell’arte la massa non può comprenderlo perché è un’espressione del singolo. Aristocratica è la concezione del mondo e della storia, questa non la fanno le masse, ma i grandi uomini con le loro azioni e i pensieri; le masse subiscono e i grandi uomini possono e debbono sfruttarle. Si dichiara anti-borghese nel senso che rinnega la concezione politica della vita sociale, borghese equivale a fifone e codardo (concezione razzista). Diventa lo scrittore preferito dell’alta società romana della quale condivise la moda ed esaltò i miti. D’Annunzio fissò i canoni dell’estetismo: lo scopo della vita e la bellezza e la vita stessa è una forma di arte.
Raffinato, avventuroso, astratto, originale, aristocratico, anti-democratico. È un poeta sensuale e decadente: attraverso i sensi percepisce la realtà della vita, ricerca parole musicali che stimolino i sensi del lettore. I suoi rapporti con il fascismo si ruppero con l’ascesa al potere di questo.


Opere

Romanzi: Le Vergini delle Rocce, Il Piacere, L’Innocente, Il Trionfo della Morte, Il Fuoco, Il Libro Segreto.
Poesie: L’Alcione
Opere Teatrali: Francesca da Rimini, La Figlia di Jorio.
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Tema sul rapporto genitori-figli



Tema svolto:
I rapporti tra genitori e figli rappresentano da sempre una questione delicata e difficile, talvolta un vero e proprio problema, che si accentua durante l'adolescenza.

È difficile comunicare e comprendersi per via della differenza di età: i figli sostengono che i genitori appartengono a una generazione precedente e hanno una mentalità e una concezione della vita arretrata di 25-35 anni rispetto alla loro. I genitori considerano invece tale differenza di età come positiva, come esperienza in più che ai figli manca.

E' difficile comprendersi anche per la differenza di ruolo: i genitori si sentono responsabili dei figli e vorrebbero, spesso in buona fede, indirizzarli per il meglio nella vita, ma talvolta ciò si traduce in imposizione, in autoritarismo, e produce solo conflitti. I figli dal canto loro, man mano che crescono, desiderano (e meritano) più autonomia ma talvolta esagerano e sono inconsapevoli dei rischi cui vanno incontro.

È passato il tempo in cui i genitori potevano plasmare e controllare i figli a loro piacimento, ma non è ancora venuto (né mai verrà) il tempo in cui i figli possano fare a meno della guida e dei consigli dei genitori.

Il punto oggi è di rispettare e conciliare in modo costruttivo e democratico le esigenze e le capacità di entrambi: i genitori devono imparare a rispettare le crescenti esigenze di libertà dei figli fin dall'infanzia, senza aspettare la ribellione adolescenziale, dando loro fiducia e insegnandogli a scegliere da soli con libertà (libertà di scegliere la propria strada e anche la libertà di sbagliare, almeno entro certi limiti). I figli dal canto loro devono rispettare il senso di responsabilità dei genitori, le loro ansie e preoccupazioni e anche apprezzarne la maggiore esperienza.

Tutto ciò non si ottiene con prescrizioni morali, con obblighi o indottrinamenti ma con un dialogo franco e aperto che permetta ad entrambi di esprimere le proprie esigenze, emozioni e idee senza sentirsi giudicati.
A tal fine è indispensabile che il genitore per primo si spogli del ruolo e delle maschere di padre o madre e affronti il figlio in modo più spontaneo e alla pari.

Il problema è che nessuno ha insegnato ai genitori a essere buoni genitori e tantomeno come fare per impostare in modo franco e costruttivo i rapporti con i figli. Ogni genitore è fondamentalmente un autodidatta, e applica in buona parte le regole e i modelli che ha a sua volta imparato dai propri genitori. Regole e modelli spesso superati e comunque certamente migliorabili.
Al giorno d'oggi esistono per fortuna numerosi libri di grande utilità e comprensibili a tutti ed è anche possibile partecipare a corsi per genitori dove si può imparare a capire meglio la psicologia dei figli, le tappe della loro crescita, i metodi educativi e le modalità per costruire con loro un rapporto e un dialogo positivo e appagante per entrambi.

Per tutti quei casi in cui i rapporti genitori-figli sono già deteriorati, è possibile oggi ricorrere all'aiuto di un esperto - un counselor o uno psicologo - che faciliti la risoluzione del conflitto e permetta il ricrearsi di una relazione più armonica tra persone che fondamentalmente si amano ma che purtroppo non riescono a comprendersi.

In conclusione voler bene ai propri figli significa lasciarli liberi entro i limiti ovviamente, così che imparino a “camminare da soli”, imparando dai propri errori, senza però abbandonarli mai e restandogli affianco, sempre pronti per un consiglio e un incoraggiamento.
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La vita di Ungaretti in breve


Nasce nel 1888, ad Alessandria d’Egitto, perché il padre lavorava nel canale di Suez, e qui trascorse la sua prima giovinezza.
Importanti saranno i suoi ricordi di questo periodo: deserti, miraggi, beduini, ecc., che gli daranno l’ispirazione per molte sue composizioni.
Una seconda fase della sua vita comprenderà gli anni trascorsi in Francia fra il 1912 e la prima guerra mondiale.
A Parigi il poeta entra in contatto con gli esponenti delle avanguardie artistiche e culturali, fra cui anche Picasso.
La terza fase coincide con l’esperienza diretta nella prima guerra mondiale dove partecipa come soldato semplice, rifiutando una carica più alta; era stato un acceso interventista.
La guerra di trincea, però, non da spazio a delle azioni grandi, perché ha una realtà giornaliera molto squallida: fame, freddo e sporcizia, oltre all'angoscia della morte costantemente in agguato.
A tutto questo si aggiunge la consapevolezza dell’inutilità e atrocità del conflitto.
Durante la guerra nascono le seguenti raccolte di poesie: “Il Porto Sepolto”, “Allegria di Naufragi”
Nel 1936 si trasferisce in Brasile, dove insegnerà letteratura italiana all'università di S. Paolo, qui viene segnato da un grave lutto per la morte del figlio Antonietto, di 9 anni.
Torna in Italia nel 1940 e insegna nell'università di Roma. È considerato un maestro indiscusso già di grande fama internazionale. Muore a Milano, nel 1970.
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Riassunto: Il blues e le sue origini



Le Origini del Blues
Il blues è nato e si è sviluppato in seguito alla schiavitù delle comunità nere, nelle regioni del sud degli Stati Uniti; è da considerarsi la manifestazione profana di un sentimento, e di un dolore, che ha avuto un lungo, inesorabile tracciato umano e civile, e ha ritrovato nella parola poetica prima, nel canto e nell'accompagnamento in una seconda fase la sua ampia e angosciosa possibilità di espressione. La data di nascita dell'incontro tra l'espressione poetica e musicale va collocata verso il 1870, il che significa aspra denuncia di una vasta comunità di neri che trova all'improvviso la forza e il coraggio di esprimere la propria angoscia in un lamento di dolore, che si traduce talvolta in un impetuoso inno di guerra, in un grido provocato dalla miseria, dal vuoto che è inconsciamente alle proprie spalle. Accadde dopo il XVIII secolo che alcuni negrieri, possessori di colonie sulle coste dell'Africa avviarono il trasporto di neri da vendere nei territori dell'America dove era richiesta mano d'opera a basso costo e questa era "offerta" dal mercato degli uomini di colore.
Pur essendo schiavi i neri insediati nel territorio della Louisiana godevano di libertà maggiore di quanto non accadesse per coloro che erano giunti nei possedimenti inglesi e puritani. Questo spiega perché i primi blues, nei loro modi di espressione nacquero a New Orleans e nei dintorni sulle rive del Mississipi dove potevano continuare ad esprimere la loro spiritualità, le loro usanze e i loro costumi. Nel canto blues comunque persiste ancora la tristezza e il dolore quotidiano che si tramuta in speranza di miglioria e si esprime originariamente con canti accompagnati dal solo battito delle mani e non dalla musica, conservando sempre il caratteristico aspetto di poesia capace di esprimere una condizione di desolato rammarico e di aspra nostalgia.I blues cantano argomenti più disparati che nascono proprio dalla situazione di schiavitù che è la base dell'ispirazione.
Negli anni il blues è stato dipinto come una lenta e triste musica ricca di desolate immagini di disperazione personale ("la mia ragazza mi ha lasciato, mi sento a terra, e la mia vita non ha più senso"); più che una musica, un lamento. Naturalmente, è tutto falso. Il blues è un mezzo di espressione di sé, una sorta di catarsi, possiamo dire. Questo aiuterà a sollevare l'artista, e di conseguenza l'ascoltatore, dalle pene della vita.
Lo stile New Orleans Blues rappresenta una celebrazione della musica, infatti per mezzo del pianoforte e di una sezione di corni si ottiene una grande disinvoltura nel sound. Il blues di New Orleans, inoltre, è contraddistinto da ritmi caraibici( dalla rumba soprattutto) e dal "second-line strut" derivato dallo stile jazzistico.
Il Chicago blues è probabilmente il più famoso ed ascoltato stile blues, ed è quello che in genere viene in mente quando si pensa di blues suonato dal vivo nei club. La popolare immagine di un locale fumoso con un piccolo palco affollato di musicisti che improvvisano con le loro chitarre elettriche, l'armonica amplificata, il pianoforte, il basso e la batteria, può essere direttamente ricondotta al primo stile Chicago. Chicago crebbe fino a diventare un centro della musica blues durante gli anni '30 e '40 quando migliaia di persone del Mississippi lasciarono i campi e si diressero verso Nord per lavorare nelle fabbriche. Il primo blues elettrico di Chicago degli anni '50: un'armonica estremamente amplificata, una "slide guitar" e un piano come strumenti solistici. Un pioniere nell'utilizzo di questa formazione strumentale fu il gruppo di Muddy Waters. Dalla fine degli anni '50 lo stile Chicago blues continuò a evolversi con una nuova generazione di chitarristi che si ispiravano a B.B. King, il cui modo di suonare, a corda singola, facilitò la definizione del sound della chitarra blues moderna.


IL BLUES
Il blues è un genere musicale nato a metà del 1800 nelle piantagioni che si snodavano lungo la Cotton Belt negli USA. Il blues è il padre della musica moderna. Generi come il rock, il jazz e tutti i generi da loro derivati hanno preso vita dalle sonorità blues dei primi anni del 1900. I primi musicisti blues ("bluesmen") conosciuti sono nati in Louisiana intorno a New Orleans sul delta del fiume Mississippi. Erano tutti schiavi (o discendenti di schiavi) deportati dall'Africa per svolgere i lavori più umili e faticosi, alle dipendenze dei padroni bianchi. Questa condizione di emarginazione ovviamente creava delle forti tensioni e moti di ribellione, ma la repressione bianca era ancora troppo forte. Nel canto blues comunque persiste ancora la tristezza e il dolore quotidiano che si tramuta in speranza di miglioria Il blues nacque dall'incontro fra la tradizione musicale africana e gli strumenti musicali europei, dapprima fu semplicemente l'espressione di un disagio collettivo, ma in poco tempo si trasformò in una sorta di canale di comunicazione parallelo fra le varie comunità nere. I suoi testi infantili e sgrammaticati in realtà nascondevano dei veri e propri messaggi in codice. Il blues ha una struttura relativamente semplice sia per la parte musicale che per quella del testo. La tradizione musicale africana si basa su intervalli musicali differenti da quelli presenti nel sistema occidentale e gli strumenti melodici sono intonati in maniera differente. Questo favorì l'utilizzo di voce, chitarra e armonica a bocca, tutti strumenti in grado di riprodurre le stonature (bending) controllate di cui avevano bisogno i musicisti per avvicinare la loro musica a quella dei loro avi. Queste "stonature" ancora oggi sono il marchio indelebile del suono blues.
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Riassunto breve: Il fascismo


Il popolo italiano, fin dall’unità del paese era stato guidato con autoritarismo da una elite e non aveva ancora conosciuto una politica democratica.
I partiti di massa non avevano ancora un progetto culturale e politico che si potesse attuare concretamente nella realtà italiana, tuttavia, la loro forza era sufficiente per contrastare i movimenti liberali.
Dopo la grande guerra furono molti gli italiani che erano rimasti delusi nelle loro aspettative, gli ex militari si aspettavano una ricompensa per i sacrifici fatti in guerra, una distribuzione di terre che però non avvenne.
Gli ufficiali e sottufficiali delle forze armate, appartenenti alla piccola borghesia, videro che i posti di comando erano stati affidati a persone che non avevano combattuto.
Gli operai, per l’aumento dei salari, diedero inizio ad una lunga serie di agitazioni e scioperi che preoccuparono per un’eventuale rivoluzione come quella russa.
La borghesia italiana, per difendersi dal pericolo rosso, lasciò campo libero alle azioni delle prime squadre fasciste, pensando di poterle controllare a piacimento, cosa che non avvenne.
I fasci di combattimento erano stati fondati a Milano nel 1919 da Benito Mussolini, il loro simbolo era una scure legata con alcuni fasci di verghe.
Determinati e violenti, i fascisti con la tipica camicia nera e il manganello sempre pronto, effettuarono spedizioni contro le sedi del partito socialista.
Durante l’ultimo governo Giolitti, le famigerate squadracce, devastarono e picchiarono duramente mentre la polizia fingeva di non accorgersi di nulla.
Dopo le elezioni del 1921, Mussolini conquistò numerosi voti e da quel momento l’ascesa del fascismo fu inarrestabile.
Per far tacere l’opposizione, i fascisti usarono la violenza, le intimidazioni, il ricatto, e le umiliazioni contro tutti gli elettori degli altri partiti.
Un partito che si andava affermando calpestando la dignità delle persone e rifiutando il dialogo con gli avversari, non avrebbe mai potuto portare l’Italia verso un luminoso futuro.
La marcia su Roma era stata effettuata nel 1922 da un drappello di camicie nere mentre Mussolini si trovava a Milano, pronte a scappare in Svizzera nell'eventualità che l’esercito italiano fosse intervenuto.
Il re Vittorio Emanuele III, non solo si rifiutò di firmare il contratto per far sottomettere i fascisti, ma diede a Mussolini l’incarico di formare il governo.
Dopo aver ottenuto così l’appoggio del re, dell’esercito, dei ceti industriali e agrari, Mussolini cercò poi il consenso delle masse.
Nasceva la propaganda fascista, che doveva coinvolgere l’opinione pubblica per avere un maggiore consenso da consolidare il regime.
Accantonata poi la politica di pace, il duce puntò sulla necessità di colonizzare nuove terre, giustificando la guerra che di lì a poco verrà dichiarata dall'Italia contro l’Etiopia.
Francia, Gran Bretagna, e le altre potenze straniere, condannarono a viva voce la politica aggressiva di Mussolini, decretando sanzioni economiche contro l’Italia.
Le sanzioni economiche contro l’Italia porteranno alla dichiarazione dell’autarchia.
Fu proprio a questo punto che il fascismo si incontrò con il Nazismo che intanto aveva preso piede in Germania e si concluse inevitabilmente con il secondo conflitto mondiale.
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