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Le più belle frasi di Gesù di Nazareth

Gesù di Nazaret o anche Gesù di Nazareno (Betlemme, 7 a.C.-2 a.C. – Gerusalemme, 26-36) è il fondatore e la figura centrale del Cristianesimo, religione che lo riconosce come il Cristo o il Messia (cioè "unto"), figura ancora attesa dalla tradizione ebraica, e Dio fatto uomo. Durante gli ultimi anni della sua vita, Gesù ha svolto la sua attività di predicatore, guaritore ed esorcista nella provincia romana della Giudea, la regione storica della Palestina.

Si può anche non credere nella sua esistenza terrena e nella sua divinità, ma non si può ignorare il suo messaggio, che è certamente da ammirare. Nella parola "fratellanza" è racchiuso tutto il suo insegnamento, ovvero la pace, la tolleranza, l'amore, il perdono, tutti valori che, insieme ad altri altrettanto noti, riconducono alla fratellanza.

È stato inoltre affermato che nessun uomo ha in sé tutte le caratteristiche che sono accumulate nell'unica persona di Gesù di Nazareth: bontà e carità, bellezza e forza d'animo, coraggio e intelligenza, altruismo e sensibilità, spiritualità e umanità. Considerando l'assoluto valore che il suo contributo ha dato al mondo, ricordarlo è il minimo che possiamo fare, aldilà della propria convinzione personale.


In questa pagina trovate una raccolta delle frasi più belle e importanti dette da Gesù di Nazareth.


1) Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.

2) Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo", il vostro peccato rimane.

3) Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: "Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello".

4) Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre.

5) Se uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

6) In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato.

7) Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

8) Chi è fedele nel poco lo è anche nel molto e chi è disonesto nel poco lo è anche nel molto.

9) Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso.

10) Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio, dente per dente, ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da' a chi ti domanda, e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

11) Vi è più gioia nel dare che nel ricevere.

12) Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.

13) Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatola, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: "Rallegratevi con me perché ho trovato la mia pecora che era perduta". Così vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

14) Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra.

15) Nessun profeta è ben accetto in patria.

16) Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti. [Matteo 22,37-40]

17) Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi.

18) Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

19) Chi non è contro di noi è per noi.

20) Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.

21) Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole.

22) Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Riferimento: https://le-citazioni.it/autori/gesu/

23) Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

24) In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio.

25) Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato.

26) Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno.

27) Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio.

28) Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me.

29) Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.

30) Non gettate le vostre perle ai porci perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

31) Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato [che io sono il Cristo], ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.

32) Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me.

33) Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.

34) Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati.

35) La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.

36) [A una guardia che gli ha dato uno schiaffo] Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?

37) [A Tommaso] Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!

38) Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui.

39) Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!

40) Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.

41) Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.

42) Seguitemi, vi farò pescatori di uomini.

43) Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo.

44) Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

45) [Ai discepoli] Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi.

46) Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, poiché il Figlio dell'uomo verrà nell'ora che non pensate.

47) Guardate i gigli come crescono: non filano non tessono, eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede?

48) Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco.

49) Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi.

50)
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli

51) Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino.

52) Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli. E Pietro gli disse: "Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte". Gli rispose: "Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo, prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi".

53) Ipocriti [ai farisei], perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo. [...] Di chi è quest'immagine e la descrizione? [risposta dei farisei: Di Cesare]. [...] Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.

54) E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.

55) Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei [l'adultera che avrebbe dovuto essere lapidata].

56) Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Riferimento: https://le-citazioni.it/autori/gesu/

57) Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

58) Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti.

59) Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato.

60) Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.

61) Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

62) Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura.

63) Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". Gesù rispose: "Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti resuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me".

64) Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.

65) Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

66) Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.

67) Nessun servo può servire a due padroni: od odierà l'uno ed amerà l'altro oppure si affezionerà ad uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio ed a mammona.

68) Nessuno accende una lucerna e la mette in luogo nascosto o sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce. La lucerna del tuo corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è malato, anche il tuo corpo è nelle tenebre.

69) Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

70) Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!

71) È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: "Ha un demonio". È venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve e voi dite: "Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori".

72) Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?

73) Non avete mai letto nelle scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata | è divenuta testata d'angolo; | dal Signore è stato fatto questo | ed è mirabile agli occhi nostri?

74) Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime.

75) Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù.

76) Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso.

77) Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

78) Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!

79) Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi!

80) Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

81) Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si rivelerà.

82) Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato.

83) [Sulla croce] Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno.

84) Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete?

85) Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce.

86) In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.

87) Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.

88) Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

89) Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato.

90) Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai.

91) In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

92) Tutto è possibile per chi crede.

93) Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce.

94) In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.

95) Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri.

96) Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.

97) Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli.

98) In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.

99) Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio.

100) Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
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Descrizione: Atena - Riassunto

La vita in breve e la descrizione fisica e caratteriale della dea Atena.


È figlia di Zeus e della Titana Metis, a sua volta figlia di Oceano e Teti; la sua nascita è del tutto particolare: a Zeus fu rivelato che il figlio di cui Metis era incinta sarebbe divenuto più potente di lui; così ingoiò la stessa Metis, ma ciò gli provocò un forte mal di testa, e allora chiese aiuto a Efesto, che con un colpo d’ascia fece uscire Atena già armata di tutto punto.

Fu la figlia prediletta di Zeus e fra le dodici divinità olimpiche maggiori. La nascita dal cervello del padre Zeus, che escludeva il ruolo materno, ne fa una divinità molto vicina al mondo maschile, che favorisce e di cui condivide le attività, prima fra tutte la guerra. Ma, su questo fronte, si distingue da Ares per la capacità di far prevalere in guerra l’abilità strategica e l’intelligenza sulla forza pura. D’altra parte questa caratteristica le viene dalla madre, Metis, intelligenza (la dote che più la accomuna a Odisseo, come rivelano gli epiteti riferiti all’eroe).

Presiede alle arti e alla filosofia e a tutte le attività speculative (più che creative) e razionali; è protettrice anche dei lavori artigianali e domestici, come la filatura, la tessitura, il ricamo. Spesso nel mito è connessa a Odisseo: durante la guerra di Troia, ad esempio, sono proprio Odisseo e Diomede a rubare il Palladio, la statua di Atena custodita sulla rocca della città, che si credeva garantisse la vittoria a chi la possedeva.

Nell’Iliade essa figura come protettrice di Achille, ma nell’Odissea, soprattutto nella seconda parte del poema, l’intervento diretto della dea rivela all’eroe la sua terra, finalmente libera dalla nebbia con cui l’aveva avvolta. In seguito, gli svela la situazione che dovrà affrontare, garantisce il suo aiuto e offre suggerimenti; ma, consentendo al protagonista un margine
di iniziativa ben più ampio di quello riservato ad Achille nell’Iliade, lascia ad Odisseo
scelte decisive, come il momento in cui rivelarsi, le parole da dire e da tacere, i gesti possibili e quelli pericolosi. La protezione accordata a Odisseo simboleggia l’aiuto che la razionalità dà alla forza, all'ingegno e al valore individuale dell’eroe.


Aspetto fisico: È solitamente rappresentata con un elmo in testa, una civetta (simbolo della città di Atene) e uno scudo sul quale è raffigurata la testa mozzata di medusa, poiché secondo la mitologia Perseo gliela aveva offerta in dono.
Per quanto riguarda la bellezza sappiamo che è molto bella (come la maggior parte degli dei), che ha gli occhi azzurri (fonte: Iliade) ma aveva un aspetto da guerriero.
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Odisseo e Telemaco: il rapporto padre/figlio.

Appunto che descrive il rapporto tra Ulisse e Telemaco, uno dei più belli narrati della poesia epica.

Il riconoscimento di Ulisse e Telemaco. Dipinto di Henri-Lucien Doucet (1880). Parigi, École Nationale Supérieure des Beaux-Arts.

Nel primo libro dell’Odissea sono progettati due viaggi: quello di Telemaco, alla ricerca di notizie del padre, e quello di Odisseo, cui finalmente gli dei concedono di intraprendere il ritorno verso la sua patria.

Nonostante il viaggio di Telemaco sembri divergente rispetto al tema centrale, esso in realtà è parallelo a quello dì Odisseo: infatti Telemaco vuole ricostruire il passato del padre, le sue imprese a Troia, cerca tracce della sua esistenza, tenta di ricomporre un’immagine che gli è nota solo indirettamente. Nel corso della Telemachìa al giovane figlio di Odisseo viene tratteggiata via via un’immagine del padre come eroe, che egli ignora del tutto, e che per lui è indispensabile conoscere: nella società omerica, come è impossibile vivere per l’orfano di un guerriero, così è impossibile vivere ignorando il profilo umano e il ruolo del padre, cioè senza un modello di vita.

L’esigenza di conoscere la propria ascendenza e di ricongiungersi idealmente per acquisire la propria dimensione di figlio, è confermato dalle parole di Nestore, nel libro III: ricordando che Oreste vendicò il padre Agamennone, turpemente ucciso dall’amante della madre, egli sottolinea la continuità della stirpe, il legame intrinseco tra padre e figlio, e anche la continuità della gloria: “Anche tu, caro, infatti vedo che sei davvero bello e forte, / sii coraggioso, perché anche tra i posteri qualcuno ti lodi” (vv. 199- 200).

Ed è ancora lo stesso desiderio di Ettore (Iliade VI, vv. 479-480) nei confronti del figlioletto. Da un certo punto di vista, il fatto che Odisseo ritorni ha un valore soprattutto affettivo per Telemaco: i racconti dei guerrieri che hanno combattuto a Troia con il padre, infatti, gli consegnano un’immagine che per lui vale già in sé come modello di comportamento cui ispirarsi per assumere in modo maturo la propria responsabilità di principe e contrastare i Proci, salvando l’isola e il potere.

L'amore di Telemaco per il padre lo porta persino a rimproverare la madre. Egli infatti, quando Odisseo torna a casa, e la madre se ne sta in silenzio per assicurarsi, in seguito a prove, che fosse davvero lui, soffre, e spera nel ricongiungimento dei due.

Il valore di archetipo, di primo esemplare e modello ideale di padre ed eroe impersonato da Odisseo, si impone fin nella Telemachìa, dove, nonostante il protagonista diretto sia il figlio, la figura del padre assente-presente continua a dominare i quattro libri, come Achille nei primi libri dell’Iliade. È come se sapientemente il poeta creasse continue aspettative su di lui, prima di mostrarlo direttamente in azione.
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Descrizione: Odisseo - Riassunto

Odisseo contro i Proci

Odisseo
, figlio di Laerte e di Anticlea, re di Itaca, fu fra i pretendenti di Elena, e fu lui a suggerire al padre della giovane di far prestare a tutti i pretendenti un giuramento, che li obbligava, se ce ne fosse stato bisogno, ad aiutare il marito prescelto; e così, anch’egli, pur a malincuore, dovette intervenire alla guerra di Troia. Secondo il poeta latino Virgilio, Ulisse cercò di sottrarsi a questo dovere fingendosi pazzo, ma fu smascherato e dovette partire.

La sua sposa, Penelope, figlia di Icario, re originario di Sparta, lo attese per venti lunghi anni, finché egli tornò in patria e poté vendicarsi dei Proci, i pretendenti che ne assediavano la casa, ricorrendo alla sua arma preferita, l’arco che un tempo gli aveva regalato il re di Messene.

Da tradizioni successive a Omero veniamo a sapere che Odisseo si aggiudicò le armi di Achille dopo la sua morte, il che scatenò l’ira di Aiace e lo portò al suicidio.

Riuscì a vincere Troia con l’inganno: fece costruire un grande cavallo di legno, lo riempì di guerrieri, mescolandosi fra di essi, e indusse i Troiani a farlo entrare nelle mura della città: quindi, nottetempo, i guerrieri uscirono dal cavallo e misero e ferro e fuoco la città: il racconto è nell’Eneide virgiliana (libro II).

Esistono diverse versioni dei mitografi sulla sua morte: secondo alcuni fu ucciso per errore da Telegono, il figlio avuto da Circe, secondo altri emigrò in Italia e strinse alleanza con Enea, che nel frattempo vi era giunto da Troia.

Il personaggio di Odisseo ha goduto di una straordinaria fortuna: a partire dalla letteratura greca fino ai nostri giorni, è stato ripreso, trasformato, in un certo senso, anche tradito. Proprio per questo è necessario, prima di vedere lo sviluppo del personaggio Odisseo, puntualizzarne il profilo, quale emerge nei poemi omerici, soprattutto attraverso le vicende di cui è protagonista e gli epiteti che lo caratterizzano.

Nel libro III dell’Iliade (vv. 203-224) egli è descritto con particolare cura da un nemico, Antenore, che ne esalta le grandi capacità dialettiche e la scaltrezza.
L’eroe è chiamato in causa nelle situazioni difficili, quando si tratta di fare un’ambasceria presso Achille (libro IX), o in una missione, la cosiddetta Dolonia (libro X), di dubbia correttezza militare, ma proficua dal punto di vista strategico. Dunque, già nell’Iliade, è visto come un eroe adatto a situazioni diverse dal duello tradizionale e, in un certo senso, dai tratti non convenzionali.

Dall'Odissea ne esce un ritratto a tutto tondo che si delinea a partire dagli epiteti. A parte il consueto divino, riferito anche ad altri eroi, sono stati coniati apposta per lui molti epiteti che quindi si sottraggono alla formularità e lo caratterizzano. Innanzitutto, essi sono spesso composti dal prefisso poly-, “molto”, che indica una pluralità di possibilità, una ricca gamma di atteggiamenti e di attitudini che contrasta con i profili univoci, compatti, degli eroi dell’Iliade. Gli epiteti ricorrenti, oltre a polytropos “capace di prendere diverse direzioni”, oppure “che si è diretto in molti luoghi”, sono: polymetis “di grande accortezza”, poi polylas “colui che molto sopporta”, poyphron “ingegnoso”, poikilométes “di un intelligenza versatile” e così via, tutti caratterizzati dallo stesso prefisso.

L’epiteto più usuale e caratteristico, polymetis, sottolinea una particolare forma di intelligenza, che è attribuita anche ad Atena e rappresenta la capacità di trovare soluzioni adeguate ogni volta alla situazione contingente, dopo aver riflettuto sulle proprie condizioni. Odisseo è perciò caratterizzato dalla capacità di riflettere, di fermarsi a pensare, sa frapporre tra i problemi e la soluzione un momento di attesa. Non è mai precipitoso, impulsivo, non ha le immediate reazioni e l’impulsività irriflessa di molti eroi dell’Iliade, soprattutto Achille: quanto questo è veloce, tanto Odisseo è paziente. Alla pazienza di Odisseo, intesa come ponderazione e attitudine naturale alla riflessione e all’analisi, rimanda anche l’epiteto polytlas: allude alla capacità di sopportare il dolore, senza farsene travolgere, ma ricavandone una sorta di ulteriore forza, sempre più grande, che lo aiuta a sopportare anche le minacce che il futuro dischiude, come afferma nella risposta a Calipso.
Inoltre, nel corso della narrazione emerge una caratteristica notevole di Odisseo: la sua abilità tecnica, cioè la capacità di costruire con le sue mani oggetti e strumenti, di impiegare il palo arroventato, trasformandolo in modo artigianale in un’arma contro Polifemo (libro IX; significativamente il palo è paragonato a un trapano e la bruciatura dell’occhio alla temperatura del ferro). Questa manualità ingegnosa lo distingue nettamente dagli eroi tradizionali, abili a maneggiare le armi, ma mai rappresentati in attività tecniche e, nello stesso tempo, ne fa un uomo autonomo, che sa cavarsi d’impiccio con le sue forze. Per questo aspetto gli è affine Penelope, che sfrutta l’arte femminile della tessitura per ingannare i pretendenti e rimandare all’infinito la data delle nozze.

Tuttavia l’aspetto più importante e che meglio contraddistingue Odisseo rispetto agli eroi dell’Iliade è il suo attaccamento alla vita: egli cerca di salvarsi nel modo che le circostanze gli suggeriscono, accettando di negare la propria identità, di usare armi strane e non tradizionali, di mentire più volte. Mentre gli eroi dell’Iliade per diventare oggetto di canto, di poesia e quindi di memoria, devono morire e assumere contorni quasi divini nella gloria, Odisseo è ricordato per il motivo opposto, per la sua volontà e capacità di sopravvivere, e diventerà il modello dell’uomo padrone di conoscenze tecniche e di abilità manuali, determinato e astuto, con una sua storia personale di emozioni e di sentimenti, e una vita quotidiana di affetti e di fatiche.


Descrizione fisica
: All'interno dell'Odissea l'aspetto fisico non è del tutto delineato ne vengono descritti i tratti fisici più marcati che rientrano nel tipico condottiero greco tranne che per l'altezza, infatti viene descritto come un uomo dalla faccia vissuta "dal tempo e dalle guerre", il corpo anche se non molto alto aveva tutti i segni delle battaglie, quindi direi un tipo non molto alto con la barba e un fisico scolpito.
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Il rapporto di Odisseo con Penelope e Nausicaa

Illustriamo sinteticamente il ruolo di Nausicaa e Penelope in rapporto a Odisseo.

Francesco Primaticcio, Ulisse e Penelope, 1560 circa, Museum of Art di Toledo 1 of 2


Odisseo e Penelope

Nell’Odissea la controparte del protagonista non si trova in una condizione d’opposizione, bensì di complementarità. È infatti Penelope che rappresenta il polo statico, verso cui tende la dinamica dell’azione di Odisseo. Essa vive con il pensiero e la speranza rivolti allo sposo assente, e gli è incrollabilmente fedele; e partecipe della sua astuzia dal momento che per rinviare la risposta alle pretese dei Proci, escogita l’inganno della tela tessuta di giorno e disfatta di notte. La tensione di Odisseo verso di lei è all’apparenza più problematica. È pur vero che la sua nostalgia incessabilmente corre alla moglie: ma a questo rapporto d’integrazione ne risponde un altro che sembra di distanziamento.



La rinuncia all'immortalità

Nelle sue peripezie infatti Odisseo conosce l’amore di altre creature femminili; e tuttavia queste non sono mortali, bensì di natura divina.
Egli dunque viola il patto di fedeltà; ma per riaffermarlo più saldamente, nell’atto in cui rinuncia all’immortalità che gli viene promessa, per riprendere il suo cammino verso casa. Presso di loro egli non pensa che a Penelope: la maga Circe e la solitaria, malinconica Calipso hanno la funzione di ritardare (e comunque pure di agevolare, perché lo salvano e lo aiutano) il suo ricongiungimento alla sposa; alla fine rinuncia a loro che sono immortali e gli preferisce la donna mortale.



Odisseo e Nausicaa

Un’altra donna compare nella storia di Odisseo, ancora agli albori della vita. È Nausicaa, lieta dei suoi giochi fanciulleschi e però già teneramente ansiosa del proprio avvenire: e nell’atto di immaginare il futuro sposo, essa svela un inconscio sospiro d’amore per il maturo eroe gravido di sventure. Nausicaa è il primo sorriso dopo tanti dolori per Odisseo, ed è il presagio della loro fine; al tempo stesso, attratta dalla straordinaria personalità dello straniero errante, essa offre un indizio indiretto della ragione per cui Penelope gli serba fedeltà pur fra tanti travagli.
È questo il significato di Nausicaa nell’economia generale del poema; ed esso coesiste armonicamente con il meraviglioso fascino dell’episodio quando lo si consideri nella sua autonoma dimensione, che si afferma soprattutto nella vivida raffigurazione dei freschi palpiti della giovane.



La vita comune nell'Odissea

Siamo qui ai margini dello spirito epico propriamente inteso, che si esprime in una tematica intrisa di aspri cimenti e di drastiche passioni, gli uni e le altre indirizzati da un sistema di valori generalmente riconosciuti, mentre nell’incontro con Nausicaa all’ideologia eroica subentra una più palpitante e puntuale attenzione ai sentimenti della vita quotidiana. Si tratta peraltro di una tendenza che si manifesta pure in altri sviluppi dell’Odissea, più attenta ai tratti individuali e alla realtà dell’esistenza comune, quanto più estesa è la gamma dei tipi sociali richiesta dal tema dell’opera, dove figurano gente di città e dei campi, pastori e servi, oziosi signori e ancelle dissolute. D'altronde lo stesso Odisseo è mosso da un sentimento personale, che caso per caso può suggerire e legittimare comportamenti estremamente articolati, piuttosto che da uno schema di principi assolutamente normativi e accettati in blocco.
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Odisseo, la cicatrice, Euriclea e il riconoscimento

Appunto di letteratura greca tratto dall'Odissea Libro XIX, incentrato sul riconoscimento di Odisseo nelle vesti di mendicante.

Clément-Louis-Marie-Anne Belle (Parigi, 1722-1806), Ulisse riconosciuto dalla sua nutrice, olio su tela, 56x44 cm. Bayonne, Museo Bonnat 51

Euriclea, presentata nel primo libro dell'Odissea come un personaggio di rilievo, simbolo della fedeltà alla casa e alla famiglia del padrone, rappresenta la memoria familiare: è stata nutrice di Odisseo e di Telemaco e ciò permette di individuare in lei il segno della conservazione della stirpe, oltre che una figura materna, che in un certo senso colma il vuoto lasciato dalla scomparsa di Anticlea (libro XI).
Essa è la prima persona che riconosce Odisseo, senza che egli si riveli: proprio perché conosce il passato della famiglia, è affidata a lei la ricostruzione di un frammento dell’adolescenza del personaggio che si cela sotto il mendico. D’altra parte, il racconto di Euriclea ricorda la prima esperienza virile di Odisseo, una sorta di prova iniziatica, al termine della quale egli ritorna a casa in una nuova veste, quella dell’adulto; inoltre questa prima caccia rappresenta l’inizio di un’attività cui Odisseo amava dedicarsi (in particolare l’affetto che lega l’eroe al cane Argo), un’attività specifica dell’aristocrazia antica e in cui si esprimevano, come in guerra e con pari nobiltà, la forza e il coraggio.
Le parole di Euriclea rievocano il momento, emozionante e importantissimo, dello scontro tra Odisseo e il cinghiale, riconfermano l’identità di Odisseo, che egli aveva rinnegato (= Nessuno) nello scontro con il Ciclope, e, nello stesso tempo, recuperano un momento della sua vita, l’infanzia e il passaggio dall’adolescenza alla giovinezza piena: l’incontro fugace con Argo ricordava a Odisseo il periodo della sua vita adulta e felice, nella sua terra. Più avanti, il particolare del talamo, costruito con le sue mani rappresenterà il ritorno agli affetti, con il riconoscimento da parte della moglie: alla fine, le tessere del mosaico si incastrano tutte e così si ricompone la storia della sua vita.
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Descrizione: Didone (Eneide) - Riassunto

Storia della vita in breve di Didone e la sua descrizione fisica e caratteriale.


Didone era la figlia primogenita di Belo, re di Tiro, ed aveva sposato Sicheo, uno degli uomini più ricchi della fenicia. Di questa ricchezza divenne geloso il fratello di Didone, Pigmalione, il quale a tradimento mentre era nel tempio fece uccidere il cognato. L'assassinio rimase nascosto fino a quando il fantasma di Sicheo non apparve alla vedova esortandola a fuggire e svelandole il luogo in cui teneva il suo tesoro. Didone fugge insieme a degli amici che come lei temevano Pigmalione. Approdata con le sue navi in Africa chiese a Iarba, il re dei Getuli, un po di terra per costruire una città. Iarba, per spregio verso colei che credeva una debole donna, ne concesse tanta quanto ne avrebbe potuto coprire con una pelle di bue. Allora Didone tagliò la pelle in strisce sottilissime che, unite, raggiunsero 22 stadi quadrati (uno stadio equivale a circa 185,27 m) e con quella poté circondare un bel pezzo di terra e da lì nacque Cartagine. Didone si innamora di Enea, ma quando quest'ultimo è costretto a partire per l'Italia (secondo il volere del Fato per fondare Roma), lei lo maledice e poi disperata si uccide con la stessa spada che Enea le aveva donato, gettandosi poi nel fuoco di una pira sacrificale.

Il giuramento di Didone, una sorta di maledizione (vv. 607-629), è ripreso come si trattasse di un suggerimento diretto, da un poeta dell'età dei Flavi, Silio Italico (25-101 d.C.) che compose un poema epico dedicato alla storia della seconda guerra punica, le Puniche, in cui Annibale, presentato come il discendente di Didone, è chiamato a vendicarla scatenando una guerra contro i Romani. Il poema di Silio Italico, che si colloca nel solco dell'imitazione virgiliana, dimostra come, a distanza di anni, la guerra contro i Cartaginesi rievocasse un periodo difficilissimo per i Romani, messi a dura prova dall'abilità strategica di Annibale, che sembrava giustificare un precedente mitico tanto significativo come il personaggio di Didone, eroina tragica e disperata.

Il drammatico destino di Didone e il fascino della sua figura di donna, regina coraggiosa del suo popolo e vittima della passione, senza possibilità di scampo e di salvezza, ne fanno un personaggio di particolare forza. In lei si concentrano alcuni temi fondamentali: la sventura del tradimento, da parte del fratello Pigmalione che le uccide il marito, la solitudine della donna rimasta vedova in una realtà ostile, l'astuzia con cui riesce a ricostituire un suo dominio e la tenacia con cui fonda una nuova città; quindi la debolezza di fronte alla passione, l'infelicità dell'abbandono, la disperazione di una nuova solitudine, aggravata dalla consapevolezza che tutto, anche il buon nome, è perduto.


Aspetto: era giovane e molto bella, era vestita molto sontuosamente.

Carattere: Una donna che ci viene presentata forte (la regina di Cartagine) e intelligente, ma quando si trova davanti ai sentimenti diventa quasi bambina, sentendosi sola e vedendo scomparire ciò che amava (Enea) reagisce come una ragazza insicura e sceglie la morte. Una personalità controversa, ma allo stesso tempo indice che mendicanti o regine, davanti all'amore, siamo tutti uguali!
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