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Figure retoriche: Foglie morte di Nizam Hikmet

foglie-secche-bambini

Quella di Nazim Hikmet è una poesia nel quale l'autunno, stagione celebre per la caduta delle foglie secche degli alberi, rappresenta sia la vita che sta giungendo al termine ma anche, insolitamente, dei momenti positivi perché rievoca ricordi e perché le giornate di autunno possono anche essere meravigliose in presenza di un bel tempo, di bambini e di uno buono stato di salute fisico e mentale (seppure temporaneo).





Foglie morte: figure retoriche

In questa pagina trovate tutte le figure retoriche contenute nella poesia Foglie morte di Nazim Hikmet. Le figure retoriche principali sono l'anafora (presente in ogni verso) e l'iterazione. Potete anche leggere testo, parafrasi e commento nella sezione principale → Foglie morte - Hikmet.



Anafora

Nei versi v.2; v.3; v.4; v.5; v.6; v.7; v.8; v.9; v.11 viene ripetuto numerose volte l'avverbio a inizio di ogni verso per sottolineare le situazioni positive di una giornata autunnale.
soprattutto

Nei versi v.2 e v.10 viene ripetuto l'intero verso per rimarcare lo scombinamento emotivo del poeta alla visione delle foglie autunnali che cadono giù.
veder cadere le foglie mi lacera dentro



Analogia

Nei versi v.2; v.10 viene ripetuto lo stesso verso dove le foglie che cadono giù rappresentano lo scorrere del tempo, il perdere pezzi, gli acciacchi, la vecchiaia ecc. Sono tutti quegli elementi che mettono angoscia e che appunto lacerano dentro, e per dentro intendiamo nell'anima.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro



Enumerazione

La ripetizione dell'avverbio viene usata per elencare numerose cose positive. Si trova a versi (v.2; v.3; v.4; v.5; v.6; v.7; v.8; v.9; v.11).
soprattutto



Iterazione

Nei versi vv.6-9 viene ripetuta per quattro volte la stessa espressione per sottolineare che in quello specifico giorno proverebbe emozioni ancora più forti se riceve una buona notizia, se il cuore non gli fa male, se l'amore è ricambiato anche dall'altra persona che lui ama, e se si sente in pace con gli altri e con e se stesso. Evidentemente sono situazioni che non gli capitano di norma.
quel giorno
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Foglie morte, Nazim Hikmet: testo, parafrasi, commento

veder-cadere-foglie

Foglie morte è una poesia di Nazim Hikmet che ha composto nel settembre del 1961 quando si trovava a Lipsia (Germania) ed è contenuta nella raccolta "Poesie d'amore".





Foglie morte: testo

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno, una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno, non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno, che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno mi sento d'accordo con gli uomini e con me stesso
veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali dei viali d'ippocastani.



Parafrasi

Osservare il lento cadere delle foglie mi innesca una profonda commozione, soprattutto quando si tratta delle foglie secche che tappezzano i viali, specialmente se sono quelle degli ippocastani. Questo sentimento si intensifica ulteriormente se osservo dei bambini camminare su di esse, se la giornata è caratterizzata da un cielo limpido, se quel giorno ho ricevuto buone notizie e se il mio cuore non è afflitto. La sensazione è ancor più intensa se credo che la persona amata ricambi i miei sentimenti, se mi sento in sintonia con gli altri e con me stesso. In definitiva, assistere il cadere delle foglie dei viali, soprattutto se sono di ippocastani, risveglia in me profonde emozioni.



Figure retoriche

  • Anafora = "soprattutto" (v.2; v.3; v.4; v.5; v.6; v.7; v.8; v.9; v.11); "veder cadere" (v.2; v.10).
  • Analogia = "Veder cadere le foglie mi lacera dentro" (v.2; v.10);
  • Enumerazione = "soprattutto" (v.2; v.3; v.4; v.5; v.6; v.7; v.8; v.9; v.11);
  • Iterazione = "quel giorno" (vv.6-9).



Commento

Siamo in autunno, e l'equinozio di autunno inizia nel mese di settembre, ovvero nello stesso mese, però del 1960, in cui Nazim Hikmet ha scritto questa poesia. Dunque, il poeta ci parla della stagione che simboleggia la vecchiaia e non è un caso che pochi anni dopo sarebbe morto, tra l'altro a seguito di una crisi cardiaca (in questa poesia accenna ai suoi problemi di salute, in particolare al cuore, in riferimento ai suoi infarti). Infatti, anche l'autore era giunto nell'autunno della vita.
Il poeta sembra riflettere sul timore che anche quando le cose vanno bene, potrebbero cambiare improvvisamente. Desideriamo sempre vivere momenti felici, come l'estate, ma l'autunno arriva inevitabilmente, portando con sé cambiamenti. Nella vita, tutto è soggetto a mutamento e talvolta ci sono eventi destabilizzanti che ci colpiscono quando meno ce l'aspettiamo, come un forte vento che spazza via le foglie. Tuttavia, se si affrontano queste sfide con coraggio e accettazione, si può essere certi che arriverà di nuovo un momento di gioia.
Tuttavia, le foglie non sono solo simboli della fine della vita, ma possono anche rappresentare momenti felici, come suggerisce la poesia "Foglie morte" di Nazim Hikmet. Anche se vedere le foglie cadere dagli alberi può rendere tristi, il poeta trova in questo evento elementi positivi che contrastano con il suo stato d'animo: come la presenza dei bambini o i ricordi di gioventù che ritornano in mente, il cielo sereno, un momento di pace interiore, il sentirsi amati e l'essere in pace con se stessi.
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Figure retoriche: I miei giorni sono fette di melone di Nazim Hikmet

giorni-fette-melone

Il poeta turco Nazim Hikmet ha dedicato una poesia alla moglie Vera, descrivendo la sua gioia quando le sta vicino e il suo dolore quando viaggiando in Europa deve necessariamente vivere in sua assenza. In breve, questa poesia celebra il potere dell'amore, evidenziando come la presenza di una persona speciale possa rendere la vita più luminosa e piena di significato.





Tutte le figure retoriche

In questa pagina trovate tutte le figure retoriche presenti nella poesia "I miei giorni sono fette di melone" di Nazim Hikmet. Tra le figure retoriche più importanti vi sono la metafora, la similitudine e la personificazione. Per leggere il testo, la parafrasi e il commento della poesia vi invitiamo a ritornare nella sezione principale → I miei giorni sono fette di melone - Nazim Hikmet.


Metafora

Nel v.1 il poeta dice che i suoi giorni passati con la moglie sono fette di melone. Attenzione! Non sta facendo un paragone (il "come" è assente), pertanto si tratta di una metafora.
I miei giorni sono fette di melone

Nel v.2 continua dicendo che il melone profuma di vita, ma anche questa è una metafora dato che la vita non ha un odore.
profumato di vita

Il miele delle api? Macché, il miele della speranza! Anche questa è una metafora.
il miele della speranza



Similitudine

Nel v.5 il poeta paragona la sua mano al sole perché attira i frutti a sé.
come se fossi sole

Nel v.10 paragona le sue giornate tristi ai tappeti tessuti in Anatolia (o Asia minore) che si appendono alle pareti. La Turchia è famosa per la produzione di tappeti ed è la patria di alcuni tra i più bei tappeti annodati e tessuti a mano del mondo.
come un tappeto d'Anatolia



Personificazione

Nel v.9 le serate non sorridono, dunque gli sta attribuendo capacità umane, pertanto si tratta di una personificazione.
serate più solitarie sorridono

Nei versi vv. 17-19 la morte viene vestita, la si sente cantare e dà ospitalità come se fosse una persona vera e propria.
la morte



Anafora

Più volte il poeta ringrazia sua moglie Vera per le sensazioni che gli fa provare e questa ripetizione la ritroviamo nei versi v.3; v.6; v.7; v.12; v.15; v.16
grazie a te



Allegoria

Nel v.14 le rose indicano il vero amore e la forte passione che il poeta prova per sua moglie.
un giardino di rose



Climax

Negli ultimi 3 versi della poesia, l'utilizzo del climax ascendente crea l'inquietante sensazione della morte che si sta avvicinando sempre più al poeta.
non lascio entrare (v.17)
bussa alla mia porta (v.18)
invitandomi (v.19)



Iperbato

Nei versi 17-18 il poeta dice che non lascia entrare la morte, poi aggiunge che è vestita, e poi riprende il discorso della morte che bussa alla sua porta perché vuole invitarlo a entrare. Dunque, si tratta di un iperbato dato che i versi scritti in modo scorrevole sarebbero dovuti essere scritti in questo modo: "non lascio entrare la morte che bussa alla mia porta".
non lascio entrare la morte vestita di veli molli / che bussa alla mia porta



Enjambement

Di seguito trovate i casi in cui il verso viene spezzato per poi continuare nel verso successivo.
melone / profumato di vita (vv. 1-2)
verso la mia mano / come se fossi sole (vv. 4-5)
come un tappeto d'Anatolia/ appeso sulla parete (vv. 10-11)
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I miei giorni sono fette di melone, Nazim Hikmet

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I miei giorni sono fette di melone è il titolo di una poesia dello scrittore turco Nazim Hikmet, scritta nel 1960 e contenuta nella raccolta poetica intitolata "Poesie d'amore".





Testo

I miei giorni sono fette di melone
profumato di vita
grazie a te
i frutti si protendono verso la mia mano
come se fossi sole
grazie a te
grazie a te
succhierò solo il miele della speranza
anche le mie serate più solitarie sorridono
come un tappeto d'Anatolia
appeso sulla parete
grazie a te
al termine della mia strada che non entra in città
mi sono riposato in un giardino di rose
grazie a te
grazie a te
non lascio entrare la morte vestita di veli molli
che bussa alla mia porta cantando le sue canzoni
e invitandomi al gran riposo.



Parafrasi

I miei giorni sono come fette di melone, profumati di vita, grazie a te. I frutti si tendono verso di me come se fossi il sole. Grazie a te, grazie a te. Assaporerò solo il dolce miele della speranza. Anche le serate più solitarie sorridono come un tappeto colorato appeso alla parete. Grazie a te. Alla fine della mia strada che non porta in città, mi riposo in un giardino di rose, grazie a te, grazie a te. Non permetto alla morte, vestita di veli morbidi, di entrare, bussando alla mia porta e intonando le sue canzoni, invitandomi al sonno eterno.



Analisi del testo

La mancanza di punteggiatura dà alla poesia un ritmo veloce, come se la gioia facesse parlare il poeta senza sosta e senza possibilità di prendere fiato. I versi sono di diversa lunghezza perché trasmettono la gioia e l'allegria sincera e spontanea del poeta innamorato che ringrazia costantemente la sua donna. Il testo è musicalmente incantevole dato che l'amore è uno de temi più belli che l'uomo può provare e descrivere nella poesia.



Figure retoriche

  • Metafora = "I miei giorni sono fette di melone" (v.1); "profumato di vita" (v.2); "il miele della speranza" (v.8).
  • Similitudine = "come se fossi sole" (v.5); "come un tappeto d'Anatolia" (v.10).
  • Personificazione = "serate più solitarie sorridono" (v.9); "la morte" (vv. 17-19);
  • Anafora = "grazie a te" (v.3; v.6; v.7; v.12; v.15; v.16).
  • Allegoria = "un giardino di rose" (v.14).
  • Climax ascendente = "non lascio entrare" (v.17); "bussa alla mia porta" (v.18); "invitandomi" "v.19".
  • Iperbato = "non lascio entrare la morte ... che bussa" (vv. 17-18)
  • Enjambement = vv. 1-2; vv. 4-5; vv. 10-11.



Commento

Questa poesia è tra le più belle di Nazim Hikmet, nel quale esprime tutto il suo amore e la sua gioia in forma poetica per la moglie Vera. L'ha scritta quando si trovava insieme a lei a Mosca nel 1960, e questo è il suo picco di felicità, infatti i giorni trascorsi insieme a lei li paragona alle fette di melone: colorati, vivaci e dolci. Tuttavia, in quegli anni, era costretto a viaggiare per l'Europa per provava un profondo dolore ogni volta che doveva separarsi da lei per viaggi di lavoro in Europa. Questo dolore lo portava a scrivere poesie nel quale mescolava sentimenti di amore e tristezza, malinconia e solitudine per la distanza e il distacco da Vera, rimpiangendo il calore dell'amore condiviso con Vera. Dunque, il poeta ci mostra l'importanza dell'amore nella sua vita e l'impatto che ha in tutti noi. L'amore illumina tutto, aggiungendo sapore, freschezza e gioia ai nostri giorni, proprio come una fetta di melone in estate. È un invito a vivere intensamente l'amore in un mondo di luce che nemmeno la morte potrà oscurare.
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