Frasi sul sonno e il dormire


Il sonno è una delle esperienze più importanti per la nostra esistenza: se non si dorme rischiamo addirittura di morire. Principalmente dormire permette alla mente di riposare e di immagazzinare al meglio le informazioni, eliminando quelle inutili, che finirebbero per “intasare” la mente. In generale, la quantità di sonno dipende dal singolo individuo.
C'è chi ha bisogno di dormire 9 ore per sentirsi attivo la mattina seguente, altre persone, invece, dormono solo 6 ore, al di sotto delle quali non si dovrebbe mai scendere.
La quantità di sonno ideale per potersi svegliare ben riposati comprende almeno 5 ore consecutive e ininterrotte di sonno. Nell'età adulta è sconsigliato dormire più di 11 ore di fila (a meno che non si debba recuperare ore di sonno perse). Dormendo per più di 11 ore consecutive, potreste ottenere l'effetto contrario, ovvero alzarvi stanchi.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi e citazioni sul sonno e il dormire, da dedicare a chi dorme troppo e il sonno non gli basta mai, a chi dorme poco e si accontenta anche di poche ore di sonno, a chi si addormenta velocemente, e a chi approfitta dei giorni non lavorativi per recuperare il sonno perduto nel corso della settimana. Per chi invece non riesce a chiudere occhio gli abbiamo dedicato le frasi sull'insonnia.

1) La vita è una malattia alleviata ogni circa sedici ore dal sonno. Certo questo è solo un palliativo: la cura è la morte. (Nicolas de Chamfort)

2) Il sonno è una divinità capricciosa e proprio quando lo si invoca, si fa aspettare. (Alexandre Dumas padre)

3) Quando sei innamorato non riesci a dormire perché la realtà è più bella dei sogni. (Dr. Seuss)

4) Presto a letto e presto alzato fan l'uomo sano, ricco e assennato. (Benjamin Franklin)

5) Devi alzarti dal letto ogni mattina con determinazione se vuoi andare a dormire con soddisfazione. (George Horace Lorimer)

6) Il momento più felice di chi è felice è quando si addormenta, come il momento più infelice di chi è infelice è quando si risveglia. (Arthur Schopenhauer)

7) Il sonno è per l'uomo ciò che la carica è per l'orologio. (Arthur Schopenauer)

8) Chi dorme, non piglia pesci. (Proverbio)

9) Il sonno della ragione genera mostri. (Francisco Goya)

10) A che serve dormire, se non si è capaci di sognare? (Lamù)

11) Morte e Sonno gemelli. (Omero)

12) Il sonno è un abile prestigiatore, modifica le proporzioni delle cose e le loro distanze. (José Saramago)

13) Sia il sonno che l'insonnia, oltre la giusta misura, sono malattie. (Ippocrate)

14) Molte persone passano la loro vita andando a letto quando non hanno sonno ed alzandosi quando ce l'hanno. (Cindy Adams)

15)
– Il suo ideale di felicità terrena?
– Sei ore di sonno filate.
(Gesualdo Bufalino)

16) Il giorno privo di contese concilia una notte di sonno. (Baltasar Gracián y Morales)

17) Il sonno è un rituffarsi nel caos. (Christian Friedrich Hebbel)

18) Non c’è niente che assomigli così poco al sonno come la morte. Il sonno è dolcezza, e tutti lo desiderano, la morte è condanna, il sonno è pausa e intervallo, la morte è immutabile stato, il sonno è restauro, la morte distruzione. (Guido Morselli)

19) Onorate e rispettate il sonno! Questa è la prima cosa! Ed evitate tutti quelli che dormono male e stanno svegli la notte! Perfino il ladro ha rispetto per il sonno: sempre sguscia via silenzioso nella notte. (Friedrich Nietzsche)

20) È esperienza comune che un problema difficile la sera si risolva la mattina, dopo che il comitato del sonno ci ha lavorato sopra. (John Steinbeck)

21) Sono stato arrestato perché camminavo nel sonno di qualcun altro. (Steven Wright)

22) Il sonno è immagine della morte. (Marco Tullio Cicerone)

23) Le ore di sonno devon essere: cinque al viandante, sei al mercante, sette allo studente e otto all'altra gente. (Proverbio)

24) A casa nostra abbiamo tutti il proprio letto, solo papà deve dormire dalla mamma. (Louis Verbeeck)

25) Dormire in due rende la notte meno opaca. (Malcolm de Chazal)

26) A volte dorme di più lo sveglio che il dormiente. (Dal film Tre uomini e una gamba)

27) Il mondo si divide in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio ma i cattivi da svegli si divertono di più. (Woody Allen)

28) Il leone e il vitello giaceranno insieme, ma il vitello dormirà ben poco. (Woody Allen)

29) I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. (Alessandro Baricco)

30) Quando dormiamo siamo tutti uguali, morfeonauti inermi nel colorato gorgo, e non conta cosa si sogna, se no saremmo tutti in galera. (Stefano Benni)

31) Dormire è distrarsi dal mondo. (Jorge Luis Borges)

32) Al mattino pensa. A mezzogiorno agisci. Alla sera mangia. Quando è notte dormi. (William Blake)

33) Il sonno è la piazzetta dei ricordi. Aiuta il loro ritorno. (Jules Renard)

34) Che è il sonno, se non l'immagine della gelida morte. (Publio Ovidio Nasone)

35) Il sonno è come gli uomini: amico dei felici, s'allontana da chi soffre. (Guido Milanesi)

36) Nella prossima vita voglio essere un gatto. Dormire venti ore al giorno e aspettare che ti diano da mangiare. (Charles Bukowski)

37) Amici, non piangete, è soltanto sonno arretrato. (epitaffio sulla lapide di Walter Chiari)

38) Non potremo mai più odiare chi abbiamo veduto dormire. (Elias Canetti)

39) "Chi dorme non piglia pesci". Ma se non vuole pigliarne, dormire lo aiuta. (Pino Caruso)

40) Dio benedica chi ha inventato il sonno, mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, cibo che soddisfa ogni fame, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio. (Miguel de Cervantes)

41) I bambini non dovrebbero mai dormire. Si svegliano più vecchi di un giorno e senza che uno se ne accorga sono cresciuti. (Dal film Neverland – Un sogno per la vita)

42) Il segreto dell’uomo, il segreto della vita è il sonno. È il sonno a rendere possibile la vita. Sono assolutamente convinto che se si impedisse all'umanità di dormire si perpetrerebbero massacri senza precedenti, la storia finirebbe. (Emil Cioran)

43) Il sonno servirebbe a qualcosa se, ogni volta che ci si addormenta, ci si esercitasse a vedersi morire: dopo qualche anno di allenamento, la morte avrebbe perso tutto il suo prestigio e apparirebbe soltanto come una formalità o una seccatura. (Emil Cioran)

44) È sempre possibile svegliare uno che dorme, ma non c'è rumore che possa svegliare chi finge di dormire. (Jonathan Safran Foer)

45) Quando viene la notte, mi guardo bene dall’invocare il sonno! Non vuole essere invocato, il sonno, che è il signore delle virtù! Ma penso a ciò che ho fatto e pensato durante il giorno. Ruminando mi interrogo, paziente come una vacca: quali sono stati allora i tuoi dieci superamenti? E quali sono state le dieci riconciliazioni e le dieci verità e le dieci risate con cui il mio cuore ha fatto bene a se stesso? Meditando tali cose e cullato da quaranta pensieri, sono a un tratto assalito dal sonno, il non chiamato, il signore delle virtù. (Friedrich Nietzsche)

46) Hai dei dispiaceri? Fissa lo sguardo su un bambino che dorme e non è tormentato da nessuna preoccupazione, né turbato da pensieri: imparerai qualcosa da quell’innocenza e ti sentirai completamente sollevato. (François-René de Chateaubriand)

47) Se si potesse dormire ventiquattr’ore su ventiquattro, si raggiungerebbe presto l’inerzia primordiale, la beatitudine di quell’ininterrotto torpore anteriore alla Genesi – sogno di ogni coscienza esasperata di se stessa. (Emil Cioran)

48) Perché si dorme? Non tanto per riposare, quanto per. dimenticare. (Emil Cioran)

49) Non c'è che una sola cosa al mondo che possa dormire veramente bene − è un cadavere. (Xavier Forneret)

50) Il desiderio di dormire dev’essere ogni volta incluso tra i motivi della formazione del sogno e ogni sogno riuscito è un appagamento di questo desiderio. (Sigmund Freud)

51) Devo andare dal veterinario. Ho dei problemi a dormire. Mi sembra di essere appena andato a letto quando, BOOM! dodici o tredici ore dopo eccomi già sveglio! (Garfield)

52) Se fossimo stati creati per schizzare fuori dal letto appena svegli, dormiremmo tutti nel tostapane. (Garfield)

53) La notte porta consiglio. A condizione che si dorma. (Roberto Gervaso)

54) L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica ad un’unica donna). (Milan Kundera)

55) Dimmi con chi dormi e ti dirò chi sogni. (Stanisław Jerzy Lec)

56) Se si potesse scontare la morte dormendola a rate! (Stanisław Jerzy Lec)

57) Ai nevrotici piacerebbe dormire tutto il tempo, ed essere svegliati solo quando ci sono buone notizie. (Mignon McLaughlin)

58) La vera stanchezza non è quando vorresti dormire: è quando non ti accorgi che stai già dormendo. (Gianni Monduzzi)

59) Lo sanno pochi: ma per ben dormire bisogna avere tutte le virtù. Farò falsa testimonianza? Commetterò adulterio? Mi indurrò a concupire la serva del vicino? Tutto ciò si concilia male col buon sonno. E anche quando si hanno tutte le virtù, bisogna saper fare ancora una cosa: mandare a dormire, al momento opportuno, anche le virtù. (Friedrich Nietzsche)

60) Impossibile guardare un gatto che dorme e sentirsi nervosi. (Jane Pauley)

61) La donna con cui dormo ha capito che ognuno deve dormire dal suo lato. Che ci si può abbracciare prima, o quando ci svegliamo la mattina, ma quando si dorme bisogna stare ognuno per i fatti suoi. Dividendo il letto con la stessa meticolosità con cui si tracciava la linea di divisione del banco con il compagno di banco, a scuola. (Francesco Piccolo)

62) Il mondo in cui si vive durante il sonno è talmente diverso, che quelli che faticano a prender sonno cercano prima di tutto di uscire dal nostro. (Marcel Proust)

63) Un uomo che dorme tiene intorno a sé, in cerchio, il filo delle ore, gli ordini degli anni e dei mondi. (Marcel Proust)

64) Ogni sera, quando vado a dormire, io muoio. E la mattina dopo, quando mi sveglio, sono rinato (Mahatma Gandhi)

65) Oggi ho saltato il mio pisolino dopo pranzo. Dormivo ancora. (Henny Youngman)

66) Ridi e il mondo riderà con te. Russa e dormirai da solo. (Anthony Burgess)

67) Svegliare una persona quando non è necessario non dovrebbe essere considerato un reato capitale. La prima volta, voglio dire. (Robert Anson Heinlein)

68) "Ancora 5 minuti" sono l'unità di misura del sonno. (TristeMietitore, Twitter)

69)
Dormo 4 ore e mi sveglio rincoglionita.
Dormo 8 ore e mi sveglio rincoglionita.
Temo che il problema non sia il sonno.
(mesmeri, Twitter)

70) La persona alla quale pensate prima di addormentarvi, pensa a sua volta ad un’altra. Qualcuno doveva pur dirvelo. (ilFuGigiBi, Twitter)

71) Una ricerca rivela: lo scopo del sonno è di cancellare ricordi inutili. Quindi non sono pigro: sono un maniaco delle pulizie! (DIavolo, Twitter)

72) Secondo uno studio finlandese, il tempo di sonno ideale è tra 7h36 e 7h48. E secondo uno studio personale è di “”Mmmmh ancora 5min”. (Romaincheylan, Twitter)

73) Sono andato a dormire talmente tardi e mi sono alzato talmente presto…che per poco non incontravo me stesso nel corridoio! (enzo_salvi, Twitter)

74) I gatti ci insegnano come iniziare nel modo giusto la giornata: sveglia presto, stretching, una buona colazione. E poi tornare a dormire. (TristeMietitore, Twitter)

75) Che poi per rendere il mondo un posto migliore, basterebbe solo restare tutti a letto a dormire. (TristeMietitore, Twitter)

76)
-Cosa prendi per dormire?
-Le decisioni giuste.
(Schivami, Twitter)
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Bluff o Bleff, Bluffare o Bleffare: come si scrive?


Il bluff è una strategia di gioco che consiste nell'indurre l'avversario, che non è un grado di capire la propria situazione di gioco, a commettere un errore nella giocata. Ad esempio si può fingere di avere una buona mano o comunque migliore di quella dell'avversario per farlo rinunciare a giocare, nonostante la propria mano sia molto debole; o viceversa, far credere di non avere nulla in modo da indurre l'avversario a esporsi perché sicuro di sé, per poi sorprenderlo nel finale.

Il bluff è l'arte dell'inganno ed è molto usato nei giochi di carte, soprattutto nel poker.



Dopo questa breve introduzione penso sia chiaro che il termine più utilizzato sia bluff, da cui si ha il verbo bluffare.

Per quanto riguarda bleff e bleffare, vanno considerati come varianti di bluff e bluffare, ma solo in Italia dove vi è un certo avvicinamento alla pronuncia. Dal momento che "bluff" si legge bleff, si è deciso di adottarlo come vocabolo alternativo.


Esempio con frasi:
- La vita è tutto un bluff.
- Ho capito dai suoi occhi che il rilancio era un bluff.
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Frasi sull'insonnia e il non dormire


L'insonnia è un disturbo del sonno caratterizzato dall'impossibilità di addormentarsi o di dormire per un tempo ragionevole durante la notte nonostante l'organismo ne abbia il reale bisogno fisiologico.
Non c'è una vera e propria cura contro l'insonnia ma solo delle semplici regole da rispettare se il problema è ancora nella sua fase iniziale: andare a letto ogni sera alla stessa ora, mettere i cattivi pensieri da parte per il giorno rimpiazzandoli con altri più costruttivi, avere qualcosa da fare il giorno successivo, fare un po' di attività fisica durante il giorno, non mangiare pesante di sera, evitare bevande gassate, fare in modo che la stanza sia molto buia di notte e luminosa di giorno e, infine, quello più sottovalutato, evitare l'uso prolungato di computer, smartphone e tablet nelle ore che precedono il sonno.

In questa pagina trovate una raccolta di frasi, aforismi e citazioni sull'insonnia, da dedicare a tutte quelle persone che non riescono a prendere sonno la notte e poi si ritrovano il mattino seguente con il mal di testa cronico, stanchi e poco concentrati.

1) Quando soffri di insonnia non sei mai realmente addormentato e non sei mai realmente sveglio. (Dal film Fight Club)

2) Gli insonni non dormono perché si preoccupano, e si preoccupano perché non dormono. (Franklin Pierce Adams)

3) Il mondo in cui si vive durante il sonno è talmente diverso, che quelli che faticano a prender sonno cercano prima di tutto di uscire dal nostro. (Marcel Proust)

4) Dopo una notte trascorsa male, non siamo gradevoli per nessuno. Il sonno fuggito ha portato via con sé qualcosa che ci rendeva umani. (Fernando Pessoa)

5) È la notte che ti frega. Troppo silenzio, e i pensieri si sentono di più. Non sei sola, ti fanno compagnia i ricordi. Silenzio, pensieri e ricordi. E non dormi più. (Federica Manelli).

6) Il sonno è una divinità capricciosa e proprio quando lo si invoca, si fa aspettare. (Alexandre Dumas)

7) Le notti insonni generano grandi idee o grandi mostri. (Filippo Alosi)

8) Ed è quando ti accorgi che anche il sonno ti abbandona che ti senti veramente solo. (MarcoMainetti70)

9) A volte la notte me ne sto sveglio nel letto e mi chiedo: "Dove ho sbagliato?"
Poi una voce mi dice: "Ti ci vorrà più di una notte per questo". (Charles M. Schulz)

10) Dice una leggenda che se non riesci a dormire la notte è perché sei sveglio nel sogno di qualcun altro. (Anonimo)

11) È così che va con l'insonnia. Tutto è così lontano, una copia di una copia di una copia. L'insonnia ti distanzia da ogni cosa, tu non puoi toccare niente e niente può toccare te. (Dal film Fight Club)

12) Noi siamo infelici per le cose che ci mancano, ma non siamo felici per quelle che abbiamo. Dormire non rende felici, ma non dormire è insopportabile. (Voltaire)

13) Il sonno è amore di morte, l'insonnia paura di morte. (Gesualdo Bufalino)

14) Avete mai subìto la tortura dell'insonnia, quando si avverte ogni istante della notte, quando esistete solo voi al mondo, e il vostro dramma diventa il più importante della storia, di una storia ormai svuotata di senso, e che neppure più esiste, giacché sentite levarsi in voi le fiamme più spaventose, e la vostra esistenza vi appare come unica e sola in un mondo nato soltanto per portare a termine la vostra agonia [...]? (Emil Cioran)

15) A me piace l'insonnia. È una prova che sono vivo. (John Updike)

16) Sia il sonno che l'insonnia, oltre la giusta misura, sono malattie. (Ippocrate)

17) L'insonnia può diventare una forma di contemplazione. Tu giaci là, inerte, impotente, solo, nell'oscurità e ti senti schiacciato dall'inscrutabile tirannia del tempo. (Thomas Merton)

18) L'insonnia è una vertiginosa lucidità che riuscirebbe a trasformare il Paradiso stesso in un luogo di tortura. (Emil Cioran)

19) Io non morirò mai nel sonno. Non dormo così bene. (Don Herold)

20) Non combattere col cuscino, ma metti giù la testa e scaccia ogni preoccupazione fuori dal letto. (Edmund Vance Cooke)

21) La notte dorme accanto a tutti gli insonni. (Giancarlo Stoccoro)

22) La paura dell'insonnia ci impedisce di dormire. (Albert Willemetz)

23) Se non riesci a dormire, allora alzati e fai qualcosa invece di stare steso a preoccuparti. É la preoccupazione che ti distrugge, non la mancanza di sonno. (Dale Carnegie)

24) Non nel tuo sonno, ma nella mancanza di sonno sei più vicino alla morte. (Gerrit Komrij)

25) Morire. Non fosse che per fregare l'insonnia. (Gesualdo Bufalino)

26) Il Mare non dorme... nella veglia del Mare trovano conforto le anime insonni. (Khalil Gibran)

27) Ho delle borse sotto gli occhi che servono a portare i miei sogni. Quando troverò il mio le svuoterò e gli occhi brilleranno leggeri. (Alessandro D'Avenia)

28) Non è una cosa furba starsene a letto di notte a porsi delle domande alle quali non si sa rispondere. (Anonimo)

29) La sua insonnia era tale che non riusciva a dormire nemmeno durante le ore d'ufficio. (Arthur Baer)

30) Gridano tutti per le sorti del mondo. Il mio problema cruciale è un altro: non dormo. (Gesualdo Bufalino)

31) L’insonnia è la sola forma di eroismo compatibile con il letto. (Emil Cioran)

32) Durante l'insonnia mi ripeto, a mo' di consolazione, che quelle ore di cui prendo coscienza le strappo al nulla, che se dormissi non mi sarebbero mai appartenute, anzi non sarebbero mai esistite. (Emil Cioran)

33) Le notti in cui abbiamo dormito è come se non fossero mai esistite. Restano nella memoria solo quelle in cui non abbiamo chiuso occhio. (Emil Cioran)

34) Che cos'è l'insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? (Marguerite Yourcenar)

35) L'insonnia è un'illusione da sfaticati, si dorme sempre più di quanto non si creda, nella vita. (Daniel Pennac)

36) È l'insonnia. Hai i pensieri in onda per tutta la notte. (Dal film Fight Club)

37) Stavo quasi per addormentarmi, poi una pecora ha beccato in pieno la staccionata. (Anonimo)

38) Le pecore stanotte non funzionano... le ho già contate, tosate e sto facendo il terzo golfino! (Anonimo)

39) Odio quando cerco di dormire e la mia mente non sta zitta. (Anonimo)

40) Non capisco perché l'insonnia venga sempre di notte. A me farebbe comodo durante il giorno. (Anonimo)

41) È buffo, ma proprio le persone che ti tolgono il sonno sono le stesse che poi ti fanno sognare. (A. Curnetta)

42) Tutti abbiamo un angelo custode: il mio è l'insonnia. (Anonimo)

43) La cura migliore contro l'insonnia è dormire molto. (W. C. Fields)

44) Il sonno è l'essere più innocente che ci sia e l'uomo insonne il più colpevole. (Franz Kafka)

45) Cosa ha a che fare la notte con il sonno? (John Milton)

46) È sempre possibile svegliare uno che dorme, ma non c'è rumore che possa svegliare chi finge di dormire. (Jonathan Safran Foer)

47) I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. (Alessandro Baricco)

48) Trovato nel cervello il circuito dell'insonnia, un gruppo di neuroni finora poco studiati. Erano sempre in giro per locali. (LaPausaCaffe, Twitter)

49) Insonnia per amore è decidere parola per parola cosa dirgli in conversazioni che non accadranno mai. (Samanthifera, Twitter)

50) Non ho ancora deciso con che pensiero fisso affrontare l'insonnia. (misteroettam, Twitter)

51) Misuro l'insonnia a grandi passi sul soffitto. (orporick, Twitter)

52) Molte volte si risolve un problema dormendoci su. Se poi il problema è l'insonnia la situazione diventa complicata. (Totonno1980, Twitter)

53) Ho l'insonnia di chi ha la Nutella ma non ha il cucchiaino. (orporick, Twitter)

54) L'insonnia rimane l'unico modo per strappare le ali alla notte. (wgore, Twitter)

55) Di buono l'insonnia ha che ti lascia 5 minuti prima del suono della sveglia. (TristeMietitore, Twitter)

56) L'insonnia è il mio modo di dire al cosmo che non gli permetto di impormi i suoi ritmi. (IdeeXscrittori, Twitter)

57) Dopo un certa ora non è più insonnia, è essere molto mattinieri. (TristeMietitore, Twitter)

58) Colui che dorme con un occhio solo non è un tipo guardingo. È un insonne che scende a compromessi. (IdeeXscrittori, Twitter)

59) Senza l'insonnia dove lo trovi il tempo per pensare a cose inutili che sul momento sembrano cruciali e urgenti? (IdeeXscrittori, Twitter)

60) L'insonnia lo sa quando la mattina dopo ti devi svegliare presto. (darioloc81, Twitter)

61) Insonnia: la promessa di una giornata di cacca in una semplicissima parola. (TristeMietitore, Twitter)

62) Insonnia è un soffitto imparato a memoria. (orporick, Twitter)

63) L'insonnia ha la forma esatta dello spigolo su cui sbattere il mignolo del piede. (orporick, Twitter)

64) Più ci innamoriamo di un sogno e più saremo condannati all'insonnia. (Terza_Nota, Twitter)

65) Il sonno della ragione genera mostri. Ma l'insonnia, di qualunque tipo, genera zombie il giorno dopo. (TristeMietitore, Twitter)

66) La notte porta consiglio, se soffri d'insonnia sei un arrogante che non li accetta. (TristeMietitore, Twitter)

67) Grazie perché mi ami. Perché ci sei sempre. Perché non mi abbandoni mai. Perché vegli con me ogni giorno della mia vita. Grazie, insonnia. (FranAltomare, Twitter)

68) Una volta aspettavo l'insonnia come opportunità di tempo guadagnato. Adesso è un deserto di ricordi e luoghi abbandonati. (orporick, Twitter)

69) Il sonno sta al divano come l'insonnia sta al letto. (rosafantasia, Twitter)

70) Non è insonnia. Sono equazioni esistenziali che partono dallo stomaco e arrivano nei labirinti dei pensieri. (erykaluna, Twitter)

71) Soffro d'insonnia, ma in compenso mi si addormentano facilmente le gambe. (postofisso2012, Twitter)

72) Ho il problema dell'insonnia. Proverò a dormirci su. (Terza_Nota, Twitter)

73) Non è insonnia, è paura di perdersi qualcosa. (Vibes_San, Twitter)

74) È con grande commozione che ringrazio tutte le mie irrequietezze. Senza di voi questa insonnia sarebbe stata impossibile. (marcosalvati, Twitter)

75) È importante essere nel cuore di qualcuno e io, modestamente, mi sveglio sempre nel cuore della notte. L'insonnia mi ama. (egyzia, Twitter)

76) Bella l’insonnia. Da togliere il sonno. (marcosalvati, Twitter)

77) L'insonnia è tale che dopo le pecore ho contato le zanzare, 1 gatto,1 topo,1 elefante, non manca più nessuno,solo non si vedono i 2 leocorni. (Terza_Nota, Twitter)

78) Più che "insonnia" la chiamerei "non mollo fino alla fine ché tutto può accadere in qualunque momento e non sia mai che io stia dormendo". (serafinobandino, Twitter)

79) L'insonnia è solo altro tempo che rubi alla notte quando il giorno non ti è bastato. (guidofruscoloni, Twitter)

80) Il sonno della ragione genera mostri. Ma l'insonnia cazzate. (TristeMietitore, Twitter)

81) L'insonnia è il non riuscire a entrare nel sogno di qualcuno. (Terza_Nota, Twitter)

82) Rimedio contro l'insonnia: prova a mettere la testa sotto il cuscino. E facci sedere sopra un elefante. (TristeMietitore, Twitter)

83) L'insonnia è voler dormire in un altro letto. (eloisa_pi, Twitter)

84) Le scelte sbagliate e l'insonnia vanno tremendamente d'accordo. (istintomaximo, Twitter)

85) L'insonnia è una bella donna che dice al sonno di aspettare solo cinque minuti. (sonopazzaio, Twitter)

86) Il segreto contro l'insonnia è avere più sogni che ricordi. (BarbyeTurica, Twitter)

87)
Si sta come la notte
Con gli occhi al soffitto
L'insonnia
(FranAltomare, Twitter)

88) L'insonnia è non riuscire a chiudere gli occhi, la morte è non poterli aprire più. (TristeMietitore, Twitter )

89) L'insonnia è andare a dormire quando i pensieri non hanno sonno. (eloisa_pi, Twitter)

90) L'Insonnia è colpa della notte che porta dei consigli di merda. (Zziagenio78, Twitter)

91) Peggio di soffrire d'insonnia c'è non avere nessuno a cui dedicarla. (MHeathcliff, Twitter)

92) L'insonnia forse dipende da qualcosa di irrisolto. E così non dormi. E non lo risolvi. Ma di giorno sei così assonnato che non ci pensi. (IdeeXscrittori, Twitter)

93) Insonnia non è mancanza di sonno, ma eccesso di tutto il resto. (orporick, Twitter)

94) Rimedio contro l'insonnia: preparati una camomilla. Poi spaccati la tazza in testa. (TristeMietitore, Twitter)

95) Anche l'immobilità è uno stato dinamico. Si misura in ore d'insonnia. (Eserciziinvolo, Twitter)

96) Sarebbe bello se chi non ci fa dormire la notte si svegliasse pure accanto a noi. (CannovaV, Twitter)

97)
La vita è facile:
Hai fame? Mangi.
Hai sete? Bevi.
Devi andare in bagno? Vai in bagno.
Devi dormire? Stai davanti al cellulare.
(Ri_Ghetto, Twitter)
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Aldilà o Al di là: come si scrive?


Le due grafie, aldilà e al di là sono ortograficamente corrette ma non interscambiabili, hanno infatti due significati completamente diversi. In questa pagina andremo ad analizzare le due parole, per capire in cosa si differenziano anche attraverso degli esempi con frasi.



Aldilà

Aldilà, con grafia univerbata, è un sostantivo maschile che sta ad indicare la vita ultraterrena, l'oltretomba, l'inferno o il paradiso, la vita che ci attende dopo la morte.
- L’aldilà preferisco non immaginarlo. Per non guastarmi la sorpresa.
- La Divina Commedia, descrive il viaggio di Dante nei tre regni dell'aldilà.
- Tu credi nell'aldilà?
- Ho prenotato un letto di prima classe. Nel treno che va e non torna dall’aldilà. 



Al di là

Al di là, con grafia separata, è una locuzione avverbiale o preposizionale. Viene usata per indicare qualcosa oltre un certo punto. E naturalmente non posso esimermi dal ricordare che si tratta d’un francesismo (au-delà de), mentre avevamo e abbiamo di là da (che ben resiste nella locuzione di là da venire).
- Saltare al di là del fosso.
- La palla si trovava al di là della linea della porta.
- Al di là di certi termini, quel che ha detto è giusto.
- Al di là di quello che provo per te.


In entrambi i casi è corretto accentare l’ultima vocale.
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Riassunto: Neoclassicismo (arte)



Con questa nuova corrente si assiste ad un radicale mutamento nella concezione dell’arte antica, già presa in considerazione nel periodo rinascimentale ma con la differenza che mentre nel Rinascimento si assiste ad una interpretazione libera dell’arte classica, con il neoclassismo l’arte soprattutto quella dei Greci viene sottoposta ad uno studio altamente razionale e analitico delle opere ed anche archeologico grazie ai ritrovamenti durante gli scavi di Pompei ed Ercolano compiuti da Winckelmann. Da qui è possibile riscontrare il paragone con l’illuminismo che fonda le sue basi sulla ragione, come il Neoclassicismo, che non mira ad individuare una perfezione classica limitatamente al carattere estetico ma anche a quello etico e civile degli antichi greci fondato sulla razionalità e sulla libertà di elaborazione delle opere. Pertanto alla pittura o all’archeologia non vengono più assegnate finalità metafisiche o di celebrazione di un culto religioso, bensì lo scopo principale è dare quanto più risalto possibile all’evento storico. Inoltre le opere in base alle teorie di Winckelmann devono essere cariche di tranquillità e mai rappresentare un sentimento o un evento significativo semmai l’attimo prima o quello successivo all’evento.


MAGGIORI ESPONENTI
I maggiori esponenti sono Antonio Canova e Jacques-Louis David.

Nel primo vengono rispettati tutti i canoni della pittura espressi da Winckelmann, in quanto Canova mira a raggiungere quella bellezza ideale che non è possibile ottenere in natura, ma che si ottiene dalla composizione di un corpo prendendo i caratteri più belli di più persone con la scelta di raffigurare personaggi in un momento di massima tranquillità in cui le forti passione potrebbero alterare quella bellezza ideale tanto agognata. Alcuni esempi sono: Amore e Psiche, Ebe, Paolina Borghese, Teseo sul Minotauro.

Per quanto riguarda David la pittura neoclassica viene anche utilizzata per sottolineare il carattere non solo estetico ma anche morale ed etico dei personaggi dell’antichità rappresentato attraverso l’esaltazione della forza e del rigore che conferiscono alle sue opere la finalità di una celebrazione epico-narrativa di eroi ricordati per i loro valori come avviene nel Giuramento degli Orazi, La morte di Marat, Le Sabine, dove viene sempre ripreso il momento successivo o precedente all’evento di forte emozione. Anche per quanto riguarda l’architettura neoclassica si assiste ad un ritorno agli stili, alle simmetrie architettoniche degli edifici classici greci, il tutto inserito nella semplicità delle opere stesse.
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Riassunto: Immanuel Kant, vita e pensiero filosofico


VITA
Immanuel Kant nacque a Konigsberg, nella Prussia orientale, nel 1724.
Nel 1732 entrò nel Collegium Friedercianum e dal 1740, per circa sei anni, frequentò i corsi di filosofia, matematica e di teologia dell'università della sua città natale, dove studiò la dottrina newtoniana e l'opera di Wolf.
Conclusi i suoi studi universitari, Kant divenne per circa nove anni istitutore presso alcune famiglie nobili in varie località della Prussia orientale. Nel 1755 ottenne la libera docenza all'università di Konigsberg, dove tenne dei corsi liberi, finché nel 1770 non gli venne assegnata la cattedra ufficiale di filosofia, cattedra che conservò fino al 1796.
Gli ultimi anni del suo insegnamento furono segnati da un contrasto sorto con il governo prussiano, che gli vietò l'insegnamento di alcune dottrine religiose presentate in un suo scritto. Morì a Konisberg nel 1804.


Il pensiero

Il periodo precritico
La prima fase della produzione di Kant è caratterizzata dall'interesse verso le scienze e la filosofia naturale, nell'intento di descrivere i fenomeni senza dover ricorrere a cause puramente ipotetiche. Nella Storia universale della natura e teoria del cielo, sotto l'influsso di Newton, questi applica le forze di attrazione e repulsione per elaborare una teoria meccanicistica riguardante la formazione dell'universo, senza la necessità di dover ricorrere ad argomenti teologici al fine di spiegare i fenomeni naturali. Alle opere di argomento scientifico, segue una serie di scritti tesi a tentare una riorganizzazione della filosofia, nei quali vanno progressivamente delineandosi i temi di quella che sarà poi la filosofia trascendentale kantiana. Qui Kant si propone di cercare un metodo filosofico rigoroso per approdare ad una certezza metafisica che sia paragonabile a quella raggiunta nell'ambito delle scienze sperimentali. Egli critica la metafisica tradizionale, contrapponendole una metafisica intesa come scienza dei limiti della ragione.


La Critica della ragion pura
Nella Critica della ragion pura Kant si propone di sottoporre a giudizio la ragione umana. Per critica della ragion pura qui si intende l'indagine rigorosa "della facoltà della ragione riguardo a tutte le conoscenze a cui può aspirare indipendentemente da ogni esperienza", al fine di poter stabilire la possibilità di una metafisica come scienza.
La Critica della ragion pura vuole indagare gli elementi formali, o trascendentali, della conoscenza, dove con trascendentale si intende una conoscenza "che si occupa non di oggetti, ma del nostro modo di conoscenza degli oggetti". Tale inversione nel rapporto conoscitivo per cui è l'oggetto ricevuto dalla sensibilità e pensato dall'intelletto che si adegua al soggetto conoscente e non viceversa viene definita da Kant la rivoluzione copernicana del pensiero.


La Critica della ragion pratica
Scopo della Critica della ragion pratica è la ricerca delle condizioni della morale. Nell'uomo è presente una legge morale che comanda quale imperativo categorico, vale a dire incondizionatamente.
Questa legge deve essere universale, principio oggettivo valido per tutti: indica come fine il rispetto della persona umana e afferma l'indipendenza della volontà come pure l'autonomia della ragione.
I postulati della legge sono innanzitutto e fondamentalmente la libertà (se l'uomo non fosse libero non ci sarebbe moralità), l'immortalità dell'anima (poiché nel nostro mondo non si realizza mai la piena concordanza della volontà alla legge che rende degni del sommo bene) e l'esistenza di Dio (che fa corrispondere la felicità al merito acquisito). Così le idee della ragione (anima e Dio), solo pensabili nella Critica della ragion pura, ora si presentano come postulati della moralità.


La Critica del giudizio
Tra il mondo dei fenomeni, di cui si dà scienza, e il regno dei fini, sottratto al determinismo e del tutto libero, c'è eterogeneità, eppure il mondo noumenico (cioè "pensato quale deve essere secondo i dettami della legge morale") deve avere qualche riflesso su quello sensibile perché la libertà possa attuarvisi.
L'attività del giudizio, argomento della Critica del giudizio, deve proprio scorgere questo riflesso del regno dei fini sul mondo fenomenico e lo può fare in due modi: quale giudizio determinante o quale giudizio riflettente. Il caso del giudizio determinante è quello del giudizio gnoseologico e morale, in cui è già data una norma universale che permette all'intelletto e alla volontà di determinare il particolare, ossia il dato della scienza o l'azione della morale (per esempio: la combustione del legno è dovuta al fuoco; questa azione è giusta). L'esigenza del giudizio riflettente consiste nel fatto che, dato il molteplice empirico, è necessario trovare il suo principio unitario, la finalità della natura, formulato dalla facoltà di giudizio riflettendo su se medesima e sulla propria esigenza di unità.
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Riassunto: Immanuel Kant e il suo tempo


Immanuel Kant nasce e vive in Prussia, proviene da una famiglia di artigiani.
Mostra interesse e studio per materie fisiche, matematiche e la filosofia, ma rimane sempre molto vicino all'ideale illuminista.

La vita di Kant si svolge nell'età dell'illuminismo e delle due rivoluzioni:
  • quella americana, in cui si ha la prima costituzione scritta che richiama ai "diritti inalienabili" dell'uomo che risalgono a leggi della Natura;
  • quella francese, che riprende i principi di quella americana nella dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino(1789) e nella costituzione del 91 e 93.

Tali rivoluzioni influenzano la riflessione kantiana. Infatti Kant ne segue le vicende e ne condivide le istanze liberatrici ma non la violenza.

Gli studiosi distinguono solitamente due periodi nella produzione teorica di Kant: i periodi pre-critico e critico.

Gli scritti del primo periodo affrontano alcuni temi della scienza, della logica, della metafisica che segnano il passaggio del filosofo dal razionalismo wolffiano all'empirismo. Il punto di svolta che segna il passaggio al secondo periodo è costituito dalla pubblicazione della Critica della Ragion Pura alla quale seguono la Critica della ragion pratica e la Critica del Giudizio. Le tre critiche affrontano i problemi della conoscenza, della metafisica, della morale, dell’estetica e della filosofia della natura.


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Miscele omogenee e miscele eterogenee (miscuglio)


I sistemi che si incontrano in natura sono quasi sempre formati da miscele di sostanze presenti in una o più fasi.

Un sistema formato da un’unica fase è detto omogeneo indipendentemente da quanti componenti sono presenti nel sistema stesso. Una miscela omogenea presenta, oltre un aspetto uguale in ogni sua parte, proprietà che rimangono costanti in ogni punto. Le miscele omogenee sono spesso chiamate soluzioni, nelle quali il componente più abbondante si chiama solvente e l’altro è detto soluto.

Si parla di soluzione anche nel caso di miscele la cui fase non sia liquida. Ad esempio acciaio (ferro, carbonio), aria (azoto, ossigeno, altri gas), acqua zuccherata (acqua, zucchero).

Bicchiere con acqua e sale.

Un sistema eterogeneo in cui si individuano due o più fasi prende il nome di miscela eterogenea. Molti dei sistemi che ogni giorno incontriamo sono di tipo eterogeneo.
Ad esempio acqua e olio non si mescolano, neppure agitando energicamente. Granito e marmo ci permettono di distinguere i vari componenti, come la definizione di sistema eterogeneo.

Bicchiere con acqua e olio a sinistra, granito a destra.


Metodi di separazione 1 (miscele omogenee)

È possibile separare i componenti delle miscele omogenee sfruttandone le diverse caratteristiche. Il metodo utilizzato e la destinazione.

Per separare il componente liquido da una miscela omogenea liquido-solida, si porta la miscela all’ ebollizione. I vapori del liquido che si liberano vengono convogliati in un apposito dispositivo detto refrigerante dove condensano per raffreddamento.

Questo è detto metodo della distillazione semplice.

Quando invece si vogliono separare dei liquidi con punti di ebollizione vicini si ricorre alla distillazione frazionata.


Metodi di separazione 2 (miscugli)

Per separare due liquidi si sfrutta la loro diversa solubilità in un determinato solvente, che dovrà sciogliere selettivamente solo uno dei due liquidi. L'operazione viene compiuta in un imbuto separatore, dove si formano due strati a diversa densità, che si separano.

Decantazione
Un solido disperso in un liquido viene separato nei suoi componenti lasciando il miscuglio a riposo

Filtrazioni
Si versa il miscuglio su un setto poroso che presenta forellini microscopici tali da lasciar passare solo il liquido.

Centrifugazione
Quando la differenza di densità tra solido e liquido è piccola e quest'ultimo presenta alta viscosità, la separazione con i metodi precedenti risulta lenta. Si immette allora il miscuglio in una centrifuga, un dispositivo in rapida rotazione.


Reazioni chimiche

Tutti i metodi di separazione si basano su trasformazioni fisiche.

In quest'ultime non viene mutata la natura delle sostanza su cui si opera.

Si chiamano reazioni chimiche quei processi in cui uno o più sostanze si trasformano in altre.


I componenti della materia

Le sostanze pure possono essere scomposte in altre più semplici: si chiamano composti.

Le sostanza che non possono essere scomposte con nessun metodo si chiamano elementi.

La molecola è la piccola parte di una sostanza pura che presenta tutte le proprietà chimiche della sostanza stessa.

L'atomo è la piccola particella costituente la materia.
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Riassunto: La materia (chimica)


L’universo a cui apparteniamo è costituito da corpi che vengono genericamente indicati con il termine materia. La materia è tutto ciò che occupa volume e che possiede energia. Alla materia appartengono tre stati di aggregazione: solido, liquido e aeriforme.



La materia:
- solida ha una forma propria e volume proprio;
- liquida non ha forma propria, ma si adatta al contenitore in cui è posto e possiede un volume proprio;
- aeriforme non ha ne forma e ne volume proprio.


I passaggi di stato

Gli stati di aggregazione rispecchiano alcune caratteristiche fisiche: sono interconvertibili.
Ciò che consente a un corpo di cambiare stato fisico è la somministrazione di calore (riscaldamento) o la sottrazione di calore (raffreddamento).
Il passaggio da una sostanza dallo stato liquido a quello solido si chiama solidificazione e avviene a una determinata pressione, a temperatura costante. La quantità di calore che viene ceduta da una quantità fissa di liquido nel corso della solidificazione è detto calore latente di solidificazione.
Il fenomeno inverso, ovvero passaggio solido-liquido, avviene per riscaldamento ed è detto fusione. La temperatura di fusione è uguale a quella di solidificazione e si mantiene costante fino a quando tutto il solido è passato allo stato liquido. Il calore assorbito da una quantità fissa di solido è detto calore latente di fusione.
Il passaggio dallo stato liquido a quello aeriforme è più complesso. Tale passaggio si chiama evaporazione o vaporizzazione. Il calore che una quantità fissa di sostanza allo stato liquido richiede per passare completamente allo stato di vapore è detto calore latente di vaporizzazione. Il passaggio aeriforme-liquido avviene quando si verifica la condensazione. La quantità di calore è detta calore latente di condensazione.
Se lasciamo bollire l'acqua si sta verificando l'ebollizione. Questo processo avviene a una determinata temperatura, detta temperatura di ebollizione, che per l'acqua è di 100°C.
Se si verifica una passaggio diretto dallo stato solido e aeriforme è etto sublimazione. Il fenomeno inverso, sbrinamento, viene osservato nelle mattine invernali quando tutto l'ambiente è ricoperto di brina.
Per ogni passaggio di stato si verifica una sosta-termica.



Atomi

La materia è formata da particelle indivisibili ,cosi’ piccole da non poter essere viste, chiamate atomi.
Le particelle che costituiscono un corpo sono in continuo movimento con una velocità che aumenta con la temperatura.
Nello stato solido le particelle sono limitate nei loro movimenti, mentre l’aumento di temperatura consente loro delle vibrazioni più ampie.


Sostanze pure

Una sostanza viene definita pura se presenta caratteristiche ben definite, come la densità, il punto di fusione e quello di ebollizione, che si ripetono costantemente in ogni suo campione. Una sostanza pura è costituita da particelle uguali fra loro.
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Riassunto: Critica del giudizio, Kant


La Critica del giudizio è la terza critica di Kant, con essa si vuole superare il dualismo tra ragion pratica e ragion pura.

Il problema
Kant, nelle due critiche precedenti ha visto l'uomo come appartenente a due mondi:
  • al mondo naturale, visto come oggetto dei giudizi, dove l'intelletto determina a priori le leggi fondamentali del mondo fenomenico;
  • al mondo della libertà, visto come oggetto dei giudizi morali, dove la ragione esercita un dominio sulle facoltà dell'uomo, trovando accesso al noumeno.

Il giudizio riflettente
Nella critica del giudizio Kant cerca di definire una prospettiva unitaria (tra determinismo e libertà), cerca di conciliare il determinismo della scienza col postulato della libertà morale.
Il punto di connessione tra mondo della natura e sfera della moralità viene individuato nel sentimento che poggia sul giudizio riflettente: questi, a differenza del giudizio determinante (con cui si determinano sul piano conoscitivo i fenomeni mediante le leggi dell’intelletto), riflette sulle realtà particolari, guardando ad esse dal punto di vista del fine,”sentendole” come se esse fossero destinate all’attuazione di un fine. È una considerazione puramente soggettiva della realtà, che è mediata dal sentimento e non dall’intelletto.

Kant distingue due diversi tipi di giudizio riflettente: il giudizio estetico e il giudizio teleologico.

Nel giudizio estetico, una realtà viene intuita come “bella”, cioè armonicamente costituita secondo un’interna finalità, che si accorda col soggetto e suscita in lui un piacere senza interesse. Più intenso del sentimento del bello è quello del sublime, che va distinto dal bello perché è informe ed illimitato. Inoltre, mentre la bellezza può essere attribuita agli oggetti naturali, il vero sublime non può essere riferito a tali oggetti, ma è un sentimento dell'animo

Nel giudizio teologico, il soggetto pensa ogni cosa naturale come un organismo in cui il tutto procede e governa le parti orientandole verso un fine. Anche la natura e l’ordine delle cose sono orientati verso un fine, attribuitogli da Dio, inteso come autore dei fini. Ma questo finalismo non è dimostrabile sul piano conoscitivo.
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Riassunto: Hegel - La fenomenologia dello spirito


Nella fenomenologia dello spirito Hegel cerca e comprende l'assoluto.
In tale scritto cerca di descrivere il percorso che l'assoluto ha compiuto per giungere ad una compiuta conoscenza di sé. Identifica i diversi momenti dello sviluppo della coscienza con determinati momenti storico-culturali nell'evoluzione dello spirito umano.
La prima parte della fenomenologia si divide in tre momenti: coscienza (tesi), autocoscienza (antitesi) e ragione (sintesi).


COSCIENZA
Il primo momento ideale è quello della coscienza.
È sensazione con la quale avvertiamo una molteplicità di oggetti particolari. A prima vista ci appare come la più vera ed autentica, ma appena ci volgiamo altrove non vediamo più questa cosa, ma un’altra.
È percezione con la quale si sottendono le proprietà o qualità.
È intelletto, il quale cerca l’universale al di là del particolare come qualcosa che costituisca il fondamento del particolare.


AUTOCOSCIENZA
Il secondo momento è quello dell’autocoscienza, poiché la coscienza coglie se stessa come soggetto di rappresentazioni.
L’autocoscienza si presenta come appetito sensibile, si manifesta come impulso, come desiderio di un oggetto di cui si vuole avvalere come strumento per soddisfare un bisogno.
L’autocoscienza è la coscienza di sé, è anche coscienza dell’altro.
Fra uomo e uomo c’è antagonismo, conflitto, lotta per la vita.


DIALETTICA SERVO-PADRONE
In tale lotta per la vita ogni soggetto prova paura della morte. Si configura come guerra in cui chi sta per morire sceglie la sottomissione diventando schiavo. Da quella lotta si esce con l’assoggettamento di un soggetto all’altro. È l’avvio della dialettica servo-padrone. Dal momento in cui si è costituito un legame di dipendenza dello schiavo nei confronti del padrone, il padrone esercita il suo potere usando il servo per soddisfare i suoi bisogni. Eppure tale rapporto di dipendenza gradualmente si inverte: il padrone dipende dal servo per soddisfare i suoi bisogni, e il servo, attraverso il lavoro, afferma la propria indipendenza sulla natura trasformandola. Così il lavoro appare come un fattore di umanizzazione.


LA COSCIENZA INFELICE
I passaggi del processo di emancipazione spirituale sono tre.
Nella figura dello stoicismo, il saggio diventa libero perché disprezza la natura e si eleva sopra di essa, sentendosi libero.
Nella figura dello scetticismo in cui si dubita radicalmente di tutto, ci si esce affidandosi al divino, che è solo in apparenza una liberazione, perché è portatore allo stesso tempo di infelicità. L’individuo avverte un distacco abissale fra se e Dio. Diviene coscienza infelice in quanto coscienza lacerata e scissa.


RAGIONE E MODERNITÀ
L’autocoscienza si trasforma in ragione. Dapprima come ragione osservativa in cui il mondo appare come in un terreno. La ragione lo esplora, lo osserva, ma divenendo essa stessa una cosa fra altre cose cerca di riscattarsi facendo leva sull’individualità, cioè sull’essere. Una volontà che cerca di affermarsi sulle cose. Così diviene ragione attiva che si dispiega in tre figure.
Si manifesta:
  • come faustismo, cioè come ricerca sfrenata del piacere ma trova un ostacolo nei limiti della propria natura e vive il fallimento;
  • come legge del cuore, come sentimento romantico e dell’armonia della natura con il mondo; dell’uomo segue una inesorabile legge di necessità;
  • come legge kantiana del dovere, dove cerca di imporsi al mondo attraverso le proprie esigenze.


SPIRITO E L’ETHOS
Per Hegel la ragione diventa spirito. Va realizzata nell’ethos del popolo di cui un individuo fa parte.
Hegel identifica la religione il momento di piena affermazione di tale auto-consapevolezza dello spirito. Egli vede nella filosofia il modo più adeguato in cui l’assoluto conosce se stesso e giunge a compimento il processo che lo ha visto svolgersi come spirito, lungo l’intera storia dell’umanità.
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Riassunto: Hegel - Gli scritti teologici giovanili


Negli scritti giovanili il tema di fondo è quello della religione intesa come un'esperienza di vita descritta come religione del popolo, poi come religione del dovere ed infine come religione positiva, storica di cui è affermato il valore.

Nello scritto Religione popolare e Cristianesimo, Hegel contrappone la religione popolare (il cui modello tipico è fornito dalla religione greca) intesa come moralità sociale, costume politico, vita associata, al Cristianesimo, da lui rappresentato come religione che rompe i legami con la comunità terrena, che considera ogni uomo solo come un singolo che stabilisce con Dio (trascendente) un rapporto di totale subordinazione tale da renderlo uno schiavo.

In altre parole, se la religione greca incarna l’idea illuministico - tedesca di un soggetto che pone i suoi scopi e i suoi valori, la religione cristiana impone un universo di dogmi e di comandi ad un soggetto considerato come recettività e passività.

Il Cristianesimo viene considerato come religione della positività, dove con positività, Hegel designa l’accettazione del corpus dottrinale, la passività di fronte alle norme, il ricorso ad un principio estraneo di autorità.
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Critica della ragion pratica, Kant


di Immanuel Kant
Riassunto:

La ragion pratica opera sul piano della morale e sul piano della libertà. La legge morale deve essere oggettiva e universale per essere giusta.

L’autonomia morale
Secondo Kant ciò che distingue la filosofia pratica è l’agire libero dell’uomo che si svolge secondo regole. A presiedere alla scienza della ragione Kant pone la ragione, operante sul piano della morale e della libertà. La ragione decide liberamente in base a regole e a principi che trova in se stessa. Si afferma quindi come volontà, come la facoltà di determinare la causalità dell’agire mediante la rappresentazione di regole, presenti nell’interiorità della coscienza. La volontà umana è in grado di rappresentarsi tali comandi e di decidere se rispettarli o meno; proprio questa possibilità di scegliere liberamente permette di imputare agli individui la responsabilità delle scelte che compiono. Un ruolo essenziale nell’agire morale è giocato proprio dalla coscienza.

Un’etica del dovere
Un agire secondo regole oggettive è necessario proprio perché la natura dell’uomo è finita. L’uomo non è né santo né animale. Una volontà santa mossa dalla ragione e non turbata da passioni e desideri, per agir bene non avrebbe bisogno di regole. D’altra parte se l’uomo agisse solo in base ad istinti ciechi la sua volontà sarebbe non libera, ma necessitata, condizionata dalla necessità espressa da quegli istinti. In realtà l’operare umano è condizionato sia dagli impulsi sia dalla ragione. Ma proprio per questa duplice natura dell’uomo, che è ragione e sensibilità, la legge dell’agire umano si configura come un dovere, come necessità di sottomettere alla legge della ragione la sensibilità.
Le leggi morali hanno il carattere di una necessità incondizionata e si presentano, nella coscienza degli individui, sotto la forma di un comando, di un imperativo (tu devi!).
La sua è un’etica del dovere per il dovere, fondata su regole della ragione, su imperativi.

Imperativi ipotetici e categorici
Kant distingue due tipi di comandi, di imperativi: gli imperativi ipotetici nei quali l’azione è valida non in sé ma solo come mezzo per qualche cosa, e gli imperativi categorici nei quali un’azione viene comandata perché necessaria per se stessa, indipendentemente dal risultato che consegue. Gli imperativi ipotetici possono essere di due tipi, a seconda che il fine che essi perseguono sia solo possibile (incerto) oppure sia reale (certo).
Nel primo caso sono imperativi dell’abilità, perché fanno riferimento alle modalità tecniche, alle operazioni funzionali a quello scopo. In altre parole chi vuole il fine vuole anche il mezzo; non importa sapere se il fine sia buono o meno ma solo quale sia il mezzo migliore per conseguirlo.
Nel secondo caso, imperativo assertorio, il fine è già dato: è il fine della felicità e del benessere.
Solo gli imperativi categorici sono moralmente significativi. Essi considerano un’azione come oggettivamente necessaria per se stessa; ciò che in quell’azione vi è di buono consiste soprattutto nell’intenzione con cui essa viene compiuta, la quale deve essere disinteressata indipendentemente dal risultato che ha conseguito.


Tre sono le formule dell’imperativo categorico:
  • il criterio dell’azione morale deve avere la forma dell’universalità; 
  • l’uomo deve essere considerato come fine e mai solo come mezzo; 
  • l’uomo è legge a se stesso, principio della legislazione morale universale.

La prima spiega che nell'agire dobbiamo chiederci se il nostro agire è valido per tutti gli uomini e periodi. Egli comanda di operare in modo razionale ed universale affinché l'azione sia moralmente significativa.

La seconda ci dice che il nostro agire deve rispettare la dignità umana. Gli altri uomini non devono essere visti come mezzo perché solo l'uomo è un fine in sé.

Nella terza, l'uomo non è solo sottoposto alla legge morale ma anche al creatore. Per il principio e fine, l'uomo è legislatore di se stesso.


Eteronomia e autonomia
Sono considerate eteronome (cioè fondate su leggi esterne) tutte le concezioni morali che fanno dipendere il valore delle norme da qualcosa che è esterno alla coscienza degli individui. Sono i sistemi nei quali come “motivi determinanti della vita morale”sono indicati: il piacere o la felicità, il sentimento morale, la perfezione, la volontà di Dio, l’educazione e il governo civile. La volontà di Dio e la perfezione morale sono motivi legati all’esigenza e alla ricerca della felicità e non giustificano il carattere incondizionato della legge morale. Il dovere fa riferimento a una regola e a un’autorità interiore, non si identifica con uno specifico tipo di azioni e assume sempre il carattere dell’universalità.

I postulati della ragion pratica
I tre postulati kantiani della ragion pratica (libertà, immortalità dell’anima e esistenza di Dio) offrono una prospettiva all’interno della quale sia possibile superare l’antinomia che sussiste fra virtù e felicità. La libertà,indimostrabile teoreticamente, ma è necessaria come fondamento della vita morale. L’immortalità dell’anima è un postulato in quanto è una condizione per essere degni della felicità. È quindi necessario che l’esistenza dell’essere razionale continui all’infinito ovvero che l’anima sia immortale. Dio è qualcosa di più: è garanzia della speranza e della prospettiva del sommo bene, perché proprio Dio permette di dare la felicità. Anche se sul piano conoscitivo non è possibile provare l’esistenza di Dio, nell’interiorità della coscienza morale troviamo il fondamento e la certezza soggettiva di tale esistenza. Con tali postulati è possibile acquisire la certezza soggettiva della possibilità di conciliare la virtù con la felicità. E proprio perché consentono di attingere alla sfera del mondo soprasensibile - che era invece inattingibile sul piano teoretico - su di essi si fonda il primato della ragion pratica.

Il diritto
Il diritto per Kant consiste nella “limitazione della libertà di ciascuno alla condizione che essa si accordi con la libertà di ogni altro”. In tal modo la libertà di ciascuno viene pienamente riconosciuta solo in quanto coesista con la libertà degli altri. Il filosofo conferma il suo giudizio pessimistico sulle tendenze della natura umana, sulla facilità con cui l’uomo si abbandona alle pulsioni istintive. È proprio tale felicità a richiedere l’esistenza di norme giuridiche capaci di regolare e garantire un’ordinata convivenza sociale.

L’insocievole socievolezza e lo sviluppo umano
Le stesse tendenze egoistiche della natura umana, in una società civile regolata dal diritto, possono tradursi in un fattore positivo. Ciò che caratterizza la società è l’antagonismo: ossia una insocievole socievolezza degli uomini, cioè la loro tendenza a unirsi in società. Tale tendenza ad associarsi per la propria sicurezza e nello stesso tempo a dissociarsi per volgere tutto al proprio tornaconto è proprio il mezzo di cui la natura si serve per attuare lo sviluppo delle disposizioni umane.

Il contratto sociale come principio di ragione
L’ordinamento civile ha la sua genesi in un contratto originario che richiama il modello giusnaturalistico. Per Kant l’uscita dallo stato di natura non è dettata solo da motivi di opportunità ma costituisce un vero e proprio principio di ragione. Come tale, essa non è un evento storico, bensì è un principio regolativo su quale riposa il diritto. L’uomo abbandonando la libertà selvaggia dello stato di natura, non perde, ma ritrova la sua libertà. E questa non è diminuita dalla dipendenza legale dell’individuo perché questa dipendenza scaturisce dalla sua stessa volontà legislatrice.

La libertà e i limiti dell’azione dello Stato
Come nel Liberalismo classico, il compito dello Stato è solo negativo, in quanto mira a garantire la sfera di libertà di ciascuno contro chiunque altro. Tale orientamento liberale si scontra con il dispotismo prussiano. Il filosofo ripropone, fra l’altro, l’idea di una divisione dei poteri e afferma la necessità di uno Stato Repubblicano che sia basato su tre principi della ragione: la libertà, l’uguaglianza davanti alla legge, l’indipendenza dell’individuo in quanto cittadino. Kant rifiuta di identificare la costituzione repubblicana da lui auspicata con una costituzione democratico-giacobina.

La pace perpetua e i suoi sentimenti
Kant evidenzia la necessità di connettere due forme autonome e distinte dell’agire umano: l’agire politico e quello morale. Egli ribadisce la sua convinzione circa la necessità di porre fine alle politiche di potenza degli Stati e a quelle guerre di sterminio che rischiano di dar luogo solo ad una pace perpetua nel grande cimitero del genere umano. Per il filosofo l’eliminazione della guerra è un problema cruciale. Esso può essere affrontato positivamente solo uscendo dallo stato di natura. Proprio ispirandosi ad un principio di universalità, rinunciano a scelte dettate da interessi egoistici, il politico morale può avvicinare l’obiettivo della pace.

Una politica di pace può reggersi su alcuni divieti volti a impedire l’uso di metodi politico-diplomatici prevaricatori e su almeno tre condizioni positive che sono:
  • una costituzione repubblicana opposta quindi al regime in cui gli individui sono sudditi e non cittadini; 
  • un federalismo di liberi stati costituendo una lega della pace;
  • il dovere dell’ospitalità universale, che dovrebbe essere realizzata sulla base di un diritto cosmopolitico e che riguarderebbe non tanto il rapporto di uno stato con i propri cittadini ma il rapporto con i cittadini degli altri Stati.


La libertà e i limiti dello Stato
Kant afferma la necessità di uno Stato repubblicano basato su tre principi della ragione:
  1. libertà;
  2. uguaglianza davanti alla legge;
  3. Indipendenza dell'individuo in quanto cittadino.
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Riassunto: Hegel - La filosofia dello spirito


Lo spirito è il momento in cui l'idea diviene cosciente di sé e ritorna in se stessa. Per Hegel ciò avviene a tre livelli: spirito soggettivo, spirito oggettivo e spirito assoluto, quest’ultimo attraverso le esperienze culturali dell'arte della religione e della filosofia.
Questi livelli non sono separati l'uno dall'altro in quanto l'individuo è anche cittadino e uomo di cultura, quindi è in grado di viverli e rifonderli pienamente in se stesso, nel corso della propria esistenza.

Lo spirito si manifesta nell'interiorità di ciascuno individuo e spirito soggettivo. Questo viene descritto attraverso tre tipi: l'anima, la coscienza e lo spirito.
  • La riflessione sull'anima che è oggetto dell'antropologia, studia lo strettissimo legame che sussiste tra l'uomo e l'ambiente. 
  • Lo sviluppo della coscienza che è oggetto della fenomenologia dello spirito, mostra i processi attraverso i quali nell'individuo si afferma una graduale spesa di coscienza di sé. 
  • Lo spirito con la coscienza di sé raggiunge il livello più alto. Lo spirito è oggetto della psicologia. È unità di attività teorica e pratica; l'individuo è capace di conoscenza e di volontà e si afferma come spirito libero.


I processi dello spirito operano a livello di vita collettiva, nelle istituzioni e nella storia delle società umane. Si affermano come spirito oggettivo, nel quale l'essenza e lo scopo degli uomini è la libertà. La libertà si realizza solo nelle istituzioni storiche.

I momenti dello spirito oggettivo sono: il diritto, la moralità e l'etica.
  • Il diritto regola la condotta esteriore degli individui. 
  • Il riconoscimento della legge garantisce la sfera esterna della libertà degli individui stessi che diventano persone in senso giuridico. Quando il diritto viene violato scatta la pena come strumento di punizione e di formazione di colui che ha compiuto un delitto.
  • Con la moralità si ha il riconoscimento interiore di una colpa e la possibilità di un riscatto. Lo spirito opera nell’interiorità,cioè come volontà di superamento dell’egoismo come volontà del bene.
  • L’eticità. in cui i valori sono operanti nella vita sociale. 


L’eticità si articola: nella famiglia, nella società civile e nello stato.
  • La famiglia eleva l’uomo dallo stato di naturalità. L’individuo si inserisce in essa attraverso un sentimento di comunione: l’amore. La famiglia è un livello di organizzazione caratterizzato dal caso e dalla transitorietà.
  • La società civile è la comunità più vasta in cui si colloca la famiglia. È il luogo in cui si svolgono le attività volte al soddisfacimento dei bisogni. Costituisce il dominio dell’economia, degli interessi delle persone, dei rapporti sociali. Il legame che unisce gli individui è il legame universale che il mercato crea tra i produttori. Per Hegel proprietà e lavoro sono due fattori mediatori per la soddisfazione dei bisogni.
  • Lo stato è la realtà dell’idea etica e realizza l’unità della famiglia e della società civile. Nello stato gli individui in quanto cittadini si propongono consapevolmente la conservazione e lo sviluppo della comunità. Hegel respinge il modello contrattualistico di stato. L’idea cioè che alla base della vita associata ci sia un “patto” tra gli individui diversi. Egli osserva che il popolo fuori dallo stato è una moltitudine informe cioè disorganizzata. Rifiuta la concezione borghese e liberale dello stato. Lo stato non è un mezzo per la difesa della proprietà privata, ma è l’unione tra libertà oggettiva e soggettiva. Chi si pone fuori dallo stato è fuori dalla realtà. Hegel considera la monarchia costituzionale come l’esito più maturo dello stato moderno e vede la Prussia come modello di questa fase suprema di sviluppo dello stato. Lo stato è universalità dotata di forza e si afferma come potenza, in rapporto conflittuale con altre potenze. Così la guerra assume un valore morale, in quanto preserva un popolo contro il rafforzarsi degli interessi particolari.
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Riassunto Hegel: la filosofia della storia e lo spirito assoluto


FILOSOFIA DELLA STORIA
Il contenuto della storia del mondo è razionale: non un succedersi slegato e causale di eventi, ma un tutto unitario nel quale si attua la libertà. Lo spirito vive come spirito del mondo, che incarna i vari popoli e costituisce il fine della storia, mentre suoi mezzi sono gli individui con le loro passioni: l’astuzia della ragione usa le passioni per conseguire risultati diversi da quelli perseguiti dagli individui. La storia è storia della libertà.


LO SPIRITO ASSOLUTO
Nello spirito assoluto, lo spirito diviene pienamente cosciente di sé. Diviene tale solo nelle forme dell’arte, della religione e della filosofia, considerate forme supreme della cultura umana. Il sapere assoluto è così raggiunto. Arte, religione e filosofia non si differenziano per il contenuto ma per la forma che le caratterizza. L’assoluto viene contemplato dall’arte, rappresentato dalla religione e compreso alla filosofia. Il primato della filosofia sta nell’adeguatezza del concetto, nella sua capacità di esprimere l’assoluto. Hegel con ciò riafferma il primato della razionalità, della filosofia sull’arte e sulla religione.

Nell’arte, l’autocoscienza si manifesta in forme sensibili. Il “bello” è apparenza sensibile dell’idea ed assume un essenziale contenuto razionale.

Vi sono tre fasi di sviluppo dell’arte: simbolica, classica e romantica.
  • Nell’arte simbolica la forma sensibile tende a prevalere sull’idea che è in essa contenuta. In questa fase vi è l’architettura che da forma, ordine e significato alla materia, alla pietra.
  • Nell’arte classica si è raggiunto un equilibrio fra l’idea e la forma. Il linguaggio artistico che prevale è la scultura, disciplina nella quale il corpo umano viene riprodotto in una perfezione ideale.
  • Nell’arte romantica la spiritualità dell’opera tende a forzare i limiti della forma sensibile, a superarli continuamente. Il divino viene concepito come puro spirito e la bellezza viene spiritualizzata. Forme d’arte sono la poesia e la musica.

L’arte riconosce la necessità di andare oltre se stessa, cioè nella religione. La religione si afferma come “futuro dell’arte”. In essa l’assoluto si esibisce come realtà e unione di infinito e finito.

La religione si è sviluppata attraverso tre fasi.
  • La prima è la fase delle religioni orientali più vicine a identificare dio con la natura.
  • La seconda è la fase delle religioni dell’individualità spirituale cioè giudaica, greca e romana.
  • La terza è la fase della religione assoluta (quella cristiana) nella quale dio si manifesta come l’assoluto spirituale.

Anche la religione presenta dei limiti,essi sono limiti propri della rappresentazione, nella quale l”Assoluto si manifesta sempre come trascendente, come un divino "giustapposto all'umano".
E, quindi, nel seno stesso della religione cristiana che tende ad affermarsi una forma del pensiero, la filosofia nella quale l’Assoluto appare davvero come "trasparente a se stesso"

Nella filosofia l’assoluto giunge alla comprensione adeguata di sé, come idea che pensa se stessa. I sistemi filosofici sono l’espressione dell’autocoscienza progressiva dello spirito. Per rappresentare il compito della filosofia Hegel utilizza la metafora della nottola di Minerva, cioè della civetta sacra alla dea della sapienza.

La filosofia è verità poiché ogni sistema di pensiero cogli una fase dello sviluppo dello stato. E la conclusione della storia della filosofia sta nella stessa filosofia hegeliana, autoconsapevolezza piena e definitiva dell’assoluto
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Riassunto: Tommaso Campanella, opere e pensiero filosofico


La vita in breve:
Nasce nel 1568 a Stilo, in Calabria. Entra in un convento domenicano ma respinge le dottrine aristoteliche. Nel 1588 scrive Philosophia sensibus demonstrata. Lasciato il convento a causa delle teorie professate viene sospettato di eresia, torturato, processato e infine liberato. Si sposta tra Napoli, Roma, Firenze e Padova e per difendersi dalle accuse scrive un De monarchia Christianorum e un De regimine ecclesiae. Per salvarsi dalla pena capitale Campanella si finge pazzo. Successivamente scrive La monarchia di Spagna. Muore nel 1639.

Potenza, Sapienza e Amore
Per Campanella la natura va conosciuta attraverso i suoi intrinseci principi regolatori. Per lui la natura è caratterizzata dall’universale animazione. L’affinità fra l’uomo e la natura, valorizza la magia, cioè la possibilità per l’uomo di intervenire con efficacia sui processi naturali. La natura appare come una divina Monotriade, cioè articolata in tre dimensioni costitutive o primalità: Potenza, Sapienza e Amore. La natura è distribuita gerarchicamente in più piani a seconda dei livelli di perfezione raggiungibili da ciascun essere: solo Dio può, sa e vuole tutto, mentre negli altri esseri le tre primalità sono limitate.
Egli inoltre sostiene il diritto dell’uomo a indagare razionalmente la natura.

L’autocoscienza
Il fondamento del conoscere è costituito dal senso. Sentire significa assumere e far proprie le qualità della realtà percepita. Per Campanella le astrazioni concettuali possono esser tutte ricondotte a particolari tipi di percezione. Conoscere è da un lato sentire patire e dall’altro è sentire se stessi, la mutazione recata in noi dalla cosa. A fondamento della conoscenza certa del reale vi è un'autocoscienza sensibile.

La città del Sole
Per reagire ad una situazione storica caratterizzata dal dominio spagnolo, Campanella ritiene necessaria una profonda renovatio di natura politico-religiosa. Dinnanzi alla miseria del presente egli sceglie la strada dell’utopia. Il suo modello di stato si inserisce nella prospettiva millenaristica.
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Riassunto: Hegel e il suo tempo


HEGEL E L’ILLUMINISMO
Hegel riconosce il valore dell'illuminismo. Sottolinea e denuncia l'astrattezza e l'unilateralità della cultura illuministica. Tali caratteri derivano dai limiti dell'intelletto. L'unilateralità dell'intelletto deve essere superata in una visione più ampia e complessa,che è quella della ragione.

HEGEL E LA RIVOLUZIONE FRANCESE
Per Hegel la rivoluzione francese è stata il più grande avvenimento della storia dopo la nascita del cristianesimo perché ha cercato di creare una società basata sulla ragione. Pur essendosi proposta di realizzare un'idea moderna di libertà la rivoluzione è sfociata nel terrore, quindi ha fallito. In essa non vi è stata una vittoria della ragione, ma il trionfo della "intellezione pura", cioè dell'illuminismo. Si è affermata la libertà assoluta che ha alimentato la pretesa di imporre la propria legge, ma anche ha generato il terrore. Per Hegel un individuo non può realizzare la libertà assoluta.

LA CRITICA AL ROMANTICISMO
In Hegel sono presenti temi e spunti romantici, ma egli è un pensatore idealistica, non un romantico. Tale giudizio non è condiviso da quegli studiosi che colgono nei suoi pensieri temi romantici. Hegel non è romantico poiché guarda con disapprovazione al dilagare del sentimentalismo. Del romanticismo Hegel critica e condanna a soggettività sfrenata puramente negativa che non è in grado di cogliere e realizzare un progetto di conciliazione tra finito e infinito.

Il RAPPORTO CON KANT
Hegel riconosce l'importanza della rivoluzione copernicana. Di Kant non condivide la filosofia del limite. Non si può stabilire a priori che cosa la ragione possa conoscere. La ragione mostra quel che può fare attraverso la sua attività, la ragione aspira all'infinito. Hegel si assegna il compito di riconciliare finito e infinito e di superare la frattura kantiana tra fenomeno e noumeno. Kant aveva basato la sua teoria su una morale formale cioè sulla forma che devono avere gli imperativi per essere categorici. Hegel ritiene che il dovere della condotta individuale e i suoi contenuti etici si trovino già realizzati nei valori storicamente affermatisi di un popolo e che ad essi si sia chiamati ad aderire. In questo egli mostra quanto incida nel suo pensiero la storia. Rifiuta il giusnaturalismo e il contrattualismo a cui aderiva Kant, che interpretavano la realtà dello stato a partire da pure astrazioni concettuali e considera lo stato una realtà etica.

FICHTE E SCHELLING
Nello sviluppo della sua riflessione prende le distante anche da Fichte e Schelling. Come per Kant, anche per quest'ultimi il problema su cui si consuma la frattura è quello del rapporto tra infinito e finito. Hegel pone a fondamento del proprio sistema un principio, l'unità dell'infinito con il finito. Fichte non riesce a superare la contrapposizione fra libertà e necessità, fra spirito e materia. Egli fonda l'assolutezza dell'io su tale contrapposizione del non-io, che diviene qualcosa di astratto, di inspiegabile. Il superamento del non-io da parte dell'io viene collocato all'infinito, cioè come meta mai raggiungibile. Hegel lo definisce cattivo infinito. Schelling ha una visione dell'assoluto come identità di natura e spirito, ma non ha concepito la conoscenza dell'assoluto come intuizione estetica e quello di concepire l'assoluto come un'indifferenziata identità di natura e spirito. Anche Schelling quindi non sa far convivere infinito e finito.

LA RAGIONE
Hegel afferma il primato della ragione. È posta al centro della filosofia. È una ragione dialettica che sa riconoscere le opposizioni e sa superarle. L'assoluto è una realtà non indifferenziata, cioè una realtà nella quale le differenze e le opposizioni non solo non scompaiono ma costituiscono la sua stessa essenza.
La ragione dialettica rispecchia e manifesta la struttura dialettica della realtà.
Per Hegel reale è solo l'intero, la totalità che è l'infinito. Un infinito inteso come sintesi e tutte le determinazioni finite, come processo nel quale ciò che è dato viene negato come tale.
La verità è l'interno e il soggetto è l'assoluto, è Dio, è ragione che esso si realizzi.
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Riassunto: Hegel - La logica


Il sapere assoluto si articola secondo Hegel in tre momenti fondamentali: la logica, la filosofia della natura e la filosofia dello spirito.

Con la logica Hegel intende ricostruire la trama concettuale della realtà. La logica è ontologia, scienza dell’essere, metafisica. Hegel descrive lo svolgersi dialettico dell’assoluto come puro pensiero attraverso tre livelli di logica.
Logica dell’essere con la quale Hegel prende l’avvio dalla categoria più astratta. Di per sé l’essere non si può definire, perché nella sua genericità è vuoto. E proprio perché tale l’essere richiama il proprio contrario, il nulla, si afferma cioè come non-essere. In Hegel essere e non-essere sono concetti dinamici, tendono cioè a convergere in una sintesi (il divenire) nella quale entrambi si pongono in modo processuale.

Logica dell'esistenza. 
In essa il piano dei concetti non si riduce a quello dell'essere. C'è l'esigenza di pensare ogni essere determinato guardando al fondamento su cui esso poggia. È l'individuazione di una base più profonda, che l'essere ricerca riflettendo su di sé. La realtà viene concepita come fenomeno, come manifestazione di un essenza; ed infine riconosciuta come realtà in atto.

Logica del concetto. 
Il pensiero si basa attraverso concetti. Costituisce un ulteriore momento di consapevolezza logica. L'opposizione è contraddizione interna al pensiero stesso con cui la stessa realtà si sviluppa.
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Riassunto: Hegel - La filosofia della natura


Nella filosofia della natura, la natura è concepita come un essere alto rispetto all'idea, cioè come la realtà più lontana ed estranea al pensiero. Se la logica definita come dio prima della creazione,questo è il momento della creazione. Hegel definisce questo passaggio un'alienazione cioè un divenire altro da se. La natura è una realtà dotata di leggi e, la filosofia della natura è descrizione dei modi in cui essa si organizza e si sviluppa,riconoscendo in essa la presenza di una razionalità. Nella natura cogliamo i livelli diversi di realtà e complessità. I livelli superiori non possono esser fatti destare da quelli inferiori:la vita non su esser fatta derivare dalla natura inorganica. Vale esattamente il contrario:sono livelli superiori a spiegare e giustificare i livelli inferiori. Qui per Hegel sta la differenza fra scienza empirica e la filosofia della natura. La prima si lingua a descrivere la realtà attraverso processi esaminati distintamente nella loro specificità,la seconda concepisce la natura come una totalità. Hegel come Schelling ha una visione organica della natura.


Per Hegel vi sono tre diversi livelli di organizzazione della natura: Meccanica, fisica dei corpi e fisica organica.

1) La meccanica è il livello inferiore della realtà. È il piano della pura esteriorità dei fenomeni, evidente nello spazio e nel tempo. Il piano della meccanica culmina nella gravitazione universale che afferma una visione dinamica della natura e permette di guardare ai fenomeni sotto l'aspetto quantitativo.

2) Con la gravitazione la conoscenza della natura coglie solo l'aspetto superficiale della realtà. Si richiede un livello maggiore e diviene fisica dei corpi,studio della materia sul piano qualitativo, cioè attraverso le proprietà che la caratterizzano.

3) Il culmine dei processi della natura è costituito dall'affermarsi di una forma superiore di organizzazione, quella dell'organismo (fisica organica). La natura come totalità regolata da un fine si manifesta solo negli individui viventi. In essi il fine è la vita ed è in vista di questo fine che operano e funzionano i diversi organi.


Hegel distingue tre dimensioni dette vita organica: geologica, vegetale e animale.

Le tre funzioni degli animali sono:
  1. la sensibilità, capacità e sentire il mondo esterno;
  2. l'irrabilità, capacità di reagire a stimoli esterni; 
  3. la riproduzione, generando altri esseri l'individuo si rinnova i loro, per estinguersi. Muore in nome dei diritti della specie. 

L'uomo è un essere che vive e si riproduce ma sa anche autodeterminarsi, cioè esistere come autocoscienza e libertà. La morte non è annichilimento ma affermazione della sua universalità nella specie.
L'idea orientale della morte si lega all'immagine della fenice. È un'idea legata al corpo che non conviene allo spirito. L'idea occidentale invece è quella del ringiovanire nello spirito, cioè non del semplice ritorno alla sua forma, ma della sua trasfigurazione.
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Hegel - Dialettica della ragione


VERSO UN NUOVO SISTEMA DELLA SCIENZA
L’assoluto viene descritto come intero, cioè come l’insieme dei momenti costitutivi dello sviluppo razionale della realtà come una totalità. Si sviluppa attraverso un processo logico-razionale. Il sistema è l’autocoscienza dell’assoluto che giunge alla piena comprensione di sé. La realtà è concepita come processo di autorealizzazione dell’assoluto, compreso dalla ragione. La realtà è razionalità.


IL MOVIMENTO DIALETTICO
Il sistema hegeliano è dialettico e contiene in se le opposizioni senza annullarle.
La conoscenza dell'assoluto è il frutto di un movimento dialettico. Il sapere filosofico è sistema, cioè totalità organica di concetti legati da tale rapporto di opposizione-unificazione.
L’intelletto pone i concetti come isolati ed opposti fra loro, ma senza cogliere la loro radice comune.
La ragione è allo stesso tempo negazione e unificazione, comprensione delle differenze e loro sintesi unificante (è momento negativo-razionale).


I TRE MOMENTI DELLA DIALETTICA
Per Hegel una comprensione adeguata della realtà richiede il superamento della logica tradizionale. Questa è ancorata ai principi di identità e di non contraddizione. L’isolamento concettuale è proprio dell’intelletto e costituisce il momento astratto o intellettuale del pensiero. Occorre guardare al di là di essa affermando un secondo momento, quello dialettico o negativo razionale.
Il terzo momento del pensiero è quello speculativo o positivo-razionale. Con esso la ragione ricostituisce l’unità degli opposti, si afferma come negazione della negazione: il concreto non è dato immediato, ma l’unità degli opposti.


IL REALE E IL RAZIONALE
La novità di Hegel sta nel fatto di concepire il movimento dialettico come processo costitutivo non solo del pensiero ma anche della realtà. La realtà è un mutamento continuo. Secondo sequenze logiche.
La realtà è essenzialmente ragione. C’è piena coincidenza fra essere e dover essere.

Uno tra i più celebri aforismi hegeliani è quello secondo il quale “Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale”.

Con riferimento alla prima parte dell’aforisma, Hegel vuol dire che la razionalità: non deve essere intesa come una semplice astrazione né come uno schema ideale o come dover-essere; è la forma stessa di ciò che esiste, nella misura in cui è la Ragione che governa il mondo e lo costituisce.
La seconda parte dell’aforisma è tesa ad affermare che la realtà non è una materia caotica ma il dispiegarsi della razionalità che si manifesta in modo inconsapevole nella natura e in modo consapevole nell’uomo. L’identità di reale e razionale non deve quindi essere intesa come una semplice possibilità, ma come una dato assolutamente necessario; così come è necessaria l’identità tra essere e dover-essere.
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Critica della ragion pura, Kant


di Immanuel Kant
Riassunto:

I limiti e il tribunale della ragione
Mentre la scienza si mostrava in continuo progresso, la metafisica costituiva un campo di lotte senza fine, lacerata da continui contrasti; in tali conflitti era proprio la ragione a correre il rischio di una crisi gravissima. Per eliminare tali conflitti era necessario identificare il responsabile principale di questa crisi nel dogmatismo e affermare l’istanza critica orientando in tal senso le indagini filosofiche. Per Kant la critica è l’analisi delle possibilità e dei limiti delle facoltà umane sui tre versanti della funzione conoscitiva,della moralità e dei sentimenti che gli uomini provano di fronte alla bellezza e alla finalità dei processi della natura. Il piano di questa indagine critica è riassunto in 4 domande: che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? Che cosa posso sperare? Che cos’è l’uomo? Per Kant il compito della critica consiste nella determinazione dei limiti della ragione umana: è la critica della ragion pura. La ragione di cui si parla è la facoltà del conoscere in generale ed è pura perché prescinde da ogni materiale empirico, cioè dall’esperienza.

Rivoluzione copernicana
Uno dei cardini della riflessione kantiana è costituito dal riconoscimento del carattere di necessità e universalità delle conoscenze scientifiche. Il problema di Kant è, innanzitutto, quello di dimostrare filosoficamente come tali conoscenze siano possibili e quali fondamenti le giustifichino. L’idea cartesiana di una scienza fisica costruita senza far ricorso all’esperimento, con catene di procedimenti deduttivi ricavati da alcuni concetti base generalissimi era stata costituita dall’idea della necessità di combinare la matematica con l’esperimento. Egli opera un cambiamento radicale, una rivoluzione conoscitiva che definisce rivoluzione copernicana. Al centro della conoscenza non vi è più l’oggetto attorno al quale ruoterebbe il soggetto, ma c’è invece il soggetto che conosce e la sua capacità di costruire gli oggetti della conoscenza i quali dipendono dal nostro modo di pensarli. La conoscenza è il frutto di un’opera attiva di organizzazione dei dati dell’esperienza da parte del soggetto conoscente, mediante funzioni a priori, cioè indipendenti dai contenuti che giustificano l’universalità e la necessità della conoscenza.

La critica della metafisica
Se la scienza, che è conoscenza del fenomeno, cioè della realtà così come appare è fondata nelle sue pretese conoscitive, non altrettanto si può dire della metafisica. La sua è una pretesa infondata di conoscere il noumeno, cioè le cose che sono nella loro essenza ultima. La metafisica è, per Kant, quel sapere illusorio che va oltre i limiti della conoscenza umana e che è responsabile dei conflitti senza fine e senza soluzione; la metafisica non è una scienza.

I limiti del Razionalismo e dell’Empirismo
Kant eredita da Wolff e da Leibniz il problema della fondazione della conoscenza interpretandola però in modo diverso. Fino a Kant il problema della verità della conoscenza era stato quello della corrispondenza delle idee a una realtà esterna. Per il Razionalismo il problema era stato quello della capacità delle idee della ragione e dei loro rapporti reciproci di riprodurre la realtà a cui fanno riferimento, con le sue connessioni necessarie. L’Empirismo, secondo Kant, aveva respinto questo tipo di soluzione e aveva considerato l’esperienza come un’indispensabile base della conoscenza. Inoltre nell’Empirismo era rimasta irrisolta la questione della corrispondenza tra le percezioni sensibili e la realtà da cui esse hanno origine e la questione della validità delle conoscenze scientifiche.

Il giudizio sintetico a priori
Affrontare la questione della conoscenza vuol dire analizzare i modella di giudizio possibili, perché conoscere è giudicare. Vi sono due modelli di giudizio che Kant analizza: il giudizio analitico e il giudizio sintetico. Il primo è proprio del Razionalismo, il secondo dell’Empirismo. Un giudizio è analitico quando il predicato afferma qualcosa che era già contenuto nel concetto del soggetto. Tali giudizi sono a priori, cioè indipendenti dall’esperienza; sono giudizi universali e necessari; la loro validità è fondata sul principio di non contraddizione. Un giudizio è sintetico quando il predicato aggiunge un’informazione nuova sul soggetto. I giudizi d’esperienza sono sintetici a posteriori, perché solo dopo il verificarsi di un’esperienza è possibile dire qualcosa che non sia contenuto nel concetto di qualcos’altro. I giudizi sintetici a posteriori forniscono solo dei collegamenti empirici, non universali e necessari, fra i due concetti che li compongono. Il vero problema della scienza è per Kant quello dei giudizi sintetici a priori, cioè giudizi che da un lato siano universali e necessari e dall’altro siano in grado di dire qualcosa di nuovo. Kant trova questi giudizi a priori nella matematica pura,nella fisica pura e nella metafisica.

Rivoluzione copernicana della conoscenza
La conoscenza è sintesi tra una materia del conoscere che il soggetto riceve dall’esterno ed una forma con cui questi la organizza, la unifica, generando la rappresentazione del mondo naturale. La conoscenza è attività di organizzazione che si svolge mediante l’intervento costante di alcune funzioni mentali. L’oggetto della conoscenza non è dunque un dato, ma è il prodotto dell’attività del soggetto che elabora i dati sensibili e stabilisce i rapporti tra loro. Ognuno di noi ha percezioni diversissime perché sente le cose in modo personale ma ha,però, un modo di organizzarle che poggia su condizioni comuni a tutti gli uomini. Tali condizioni sono quelle funzioni e priori della conoscenza, indipendenti dall’esperienza. L’indagine su di esse è da Kant chiamata filosofia trascendentale, in quanto quelle forme a priori sono presupposto e condizioni di possibilità della stessa esperienza. Kant afferma di aver compiuto, in tal modo, una vera e propria rivoluzione copernicana, una svolta nel campo della teoria della verità.

Sensibilità, intelletto e ragione
Nella critica della Ragion Pura, Kant distingue tre diverse facoltà in cui si articolano i vari livelli conoscitivi: la sensibilità (con cui riceviamo i dati dell’esperienza), l’intelletto (con cui organizziamo tali dati) e la ragione (con cui tentiamo di guardare al di là del mondo dell’esperienza). Kant descrive possibilità e limiti di tali facoltà nella Dottrina Trascendentale degli elementi, nella quale affronta la questione degli elementi o forme a priori della conoscenza. Nella Dottrina del Metodo si pone la questione dell’uso di tali elementi nella conoscenza. La dottrina degli elementi si articola in Estetica Trascendentale e Logica trascendentale che si suddivide a sua volta in Analitica Trascendentale e Dialettica Trascendentale. Nell’Estetica trascendentale (che studia le forme pure a priori della sensibilità) il primo livello trattato è quello degli oggetti della conoscenza che sono ricevuti, che ci sono dati e che vengono immediatamente ordinati da 2 funzioni della facoltà intuitiva dell’uomo: lo spazio e il tempo. Nella logica trascendentale il secondo livello trattato è quello della facoltà intellettiva che opera pensando gli oggetti disposti nello spazio e nel tempo attraverso l’uso di 12 funzioni o categorie. Nella Dialettica trascendentale Kant studia la ragione e le sue forme più pure (idee dell’anima, del mondo e di Dio).

Spazio e tempo, forme pure della sensibilità
Il punto di partenza della conoscenza è la sensazione, cioè la modificazione che un oggetto produce sulla nostra capacità di sentire. Le sensazioni ci forniscono una molteplicità di dati che vengono connessi gli uni accanto agli altri nello spazio (contiguità) e gli uni dopo gli altri nel tempo (successione). Lo spazio e il tempo ordinano dunque il materiale percepito con i 5 sensi. Lo spazio rappresenta gli oggetti all’esterno, il tempo li dispone all’interno del soggetto. Kant non dimostra che spazio e tempo sono intuizioni pure a priori. Ma confuta la possibilità di pensarli in altro modo che come intuizioni pure a priori. Non sono nozioni generali che vengano astratte dalle sensazioni - come pensavano gli Empiristi - né sono, come affermava il razionalismo, concetti universali che contengano le cose sotto di sé, ma sono rappresentazioni che contengono tutto in sé. Solo spazio e tempo come intuizioni pure a priori possono spiegare e giustificare la possibilità della matematica pura e della fisica pura.

Le categorie dell’intelletto
Nella sensibilità gli oggetti sono dati, ma non sono pensati. Se ci fermassimo alla sensibilità non avremmo conoscenza, perché in essa ci limitiamo a ordinare i dati forniti dalle sensazioni. La conoscenza ci è fornita solo dall’intelletto. La conoscenza è sintesi di intuizioni e concetti, né si può prescindere dalle une o dagli altri. Per intendere meglio quale sia l’attività propria dell’intelletto, ci si può rifare alla distinzione che Kant pone tra giudizi percettivi e giudizi d’esperienza. Entrambi sono empirici ma vi è una fondamentale differenza tra di loro. Il giudizio percettivo deriva da una constatazione con cui connettiamo ciò che abbiamo percepito. I giudizi d’esperienza invece hanno una validità oggettiva, cioè vogliamo che valgano sempre e per tutti gli uomini. L’intelletto riflette sul materiale sensibile già organizzato spazio-temporalmente e lo unifica e gli dà senso grazie all’uso di 12 categorie suddivise in :
-categoria della quantità: unità, pluralità, totalità;
-categoria della qualità: realtà, negazione, limitazione;
- categoria della relazione: inerenza e sostanzialità, causalità e dipendenza, comunanza o reciprocità d’azione;
- categoria della modalità: possibilità/impossibilità, esistenza/non esistenza, necessità/contingenza.

Sulle categorie poggiano i giudizi sintetici a priori; tra di esse particolare rilevanza ha la categoria di causa.

L’io penso
L’unità del molteplice dell’esperienza è il prodotto dell’attività unificatrice dell’io penso, una rappresentazione originaria che deve accompagnare tutte le mie rappresentazioni e che è anche principio di autocoscienza del soggetto che conosce. L’io penso è unità sintetica dell’appercezione, appercezione trascendentale e principio di ogni sintesi conoscitiva che si svolge mediante funzioni a priori di sensibilità e di intelletto. Le prime sono spazio e tempo che ordinano la materia sensibile molteplice. Le seconde sono le 12 categorie divise in: quantità, qualità, relazione e modalità e unificano il molteplice dato in spazio e tempo.

Schematismo trascendentale
Kant ipotizza l’esistenza di un tipo di attività inconscia, che egli chiama immaginazione trascendentale, la quale si colloca nel punto di congiunzione tra i due livelli della sensibilità e dell’intelletto e che predispone i dati sensibili (attraverso una serie di schemi) in modo tale da potervi poi applicare le categorie formali dell’intelletto. Il tramite costitutivo di ogni schema è il tempo. Ogni schema temporale prefigura intuitivamente una categoria, permettendole di connettersi all’esperienza. Proprio tale caratteristica degli schemi da ulteriore fondamento alla tesi kantiana di un primato della funzione del tempo su quella dello spazio.

Fenomeno e Noumeno
Come per Cartesio e per tutti gli altri dopo di lui, la domanda cruciale è: chi ci garantisce la verità dei nostri giudizi scientifici? Per Kant la soluzione della questione sta nel fatto che noi conosciamo solo i fenomeni, ossia le cose come ci appaiono. Nulla possiamo dire delle cose in sé, concepite indipendentemente dalla nostra possibilità di rappresentarle e che come tali sono pensabili. Il concetto di cosa in sé significa solo che esiste qualcosa che non è il fenomeno e a cui i dati sensibili sembrano far riferimento, quindi qualcosa che è solo pensabile (è appunto un noumeno, che significa pensato), ma che non è conoscibile.

Le idee trascendentali
Nella critica della ragion pura Kant parla di un terzo livello conoscitivo oltre a quelli della sensibilità e dell’intelletto: il livello della ragione. Qui essa è intesa non più come facoltà della conoscenza in generale ma come facoltà che si avvale di idee trascendentali, le quali credono di poter abbracciare l’esperienza come una compiuta e perfetta totalità e precisamente come totalità compiuta della soggettività: l’idea dell’anima; come totalità compiuta della realtà esteriore: l’idea del mondo; infine come totalità e perfezione di tutto ciò che è esistito, esiste ed esisterà, e che si pone come il fondamento ultimo dell’anima e del mondo: l’idea di Dio. Kant critica questo uso della ragione nella Dialettica trascendentale. Il termine “dialettica” denota l’ambito di una conoscenza presunta, solo apparente e che causa errori e illusioni.

I paralogismi della ragione
La metafisica cerca di cogliere le tre dimensioni della totalità attraverso 3 scienze: la psicologia razionale, la cosmologia razionale, la teologia razionale. La ricerca dell’animo conduce la ragione ad un errore, definito con termine aristotelico "paralogismo". Il paralogismo è il seguente: ciò che può essere pensato solo come soggetto esiste come tale ed è sostanza; un essere pensante può essere pensato solo come soggetto; dunque, l’essere pensante pensante esiste come sostanza, cioè come anima.

Le antinomie della ragione
La ricerca del mondo come totalità compiuta di fenomeni porta a quelle che Kant chiama le antinomie della ragione. Esse sono contraddizioni insolubili e si distinguono in 4 tipi:
1° antinomia: il mondo ha avuto un inizio nel tempo ed ha un limite nello spazio/il mondo è eterno e infinito.
2° antinomia: il mondo è composto da elementi indivisibili/il mondo è composto da elementi indivisibili/il mondo è composto da elementi divisibili all’infinito.
3°antinomia: esiste una causalità libera, oltre a quella naturale/esiste solo una causalità naturale.
4°antinomia: esiste qualcosa di assolutamente necessario/ogni realtà è solo contingente.

La prima e la seconda sono entrambe false, sostiene Kant, poiché la sintesi conoscitiva che noi compiamo è sempre progressiva ed aperta e non è in grado di esaurire l’oggetto che vuole conoscere. La terza e la quarta possono essere entrambe vere, quando le tesi vengono riferite ad una cosa in sé inconoscibile e le antitesi, invece, alla sola esperienza

La critica delle prove dell’esistenza di Dio
La terza idea della ragione riguarda Dio. Si è cercato di dimostrarne l’esistenza con alcune prove, che Kant raggruppa in tre tipi distinti:
  • la prova ontologica (il concetto di perfezione divina implica, fra le infinite perfezioni, anche quella di esistenza);
  • la prova cosmologica (la contingenza del mondo implica l’esistenza di un essere assolutamente necessario)
  • la prova fisico-teleologica (l’ordine della natura implica una finalità e l’esistenza di un artefice)

Kant obietta la prova ontologica: l’esistenza non è una perfezione, ma una categoria che legittimamente si può utilizzare in rapporto a un molteplice, dato nell’esperienza. L’esistenza è relativa a un giudizio quindi non può essere stabilita per via analitica. La seconda prova quella cosmologica utilizza il concetto di causa nel campo della cosa in se, facendone un uso improprio, diverso dalle funzioni che quella categoria è chiamata a svolgere nell’organizzazione dei dati dell’esperienza. La terza prova fisico-teleologica è la più vicina al senso comune e attribuisce ad un creatore la totalità delle perfezioni possibili. Con questo Kant non nega l’esistenza di Dio ma sulla base delle nostre possibilità conoscitive non siamo in grado di affermare l’esistenza di Dio.

La funzione regolativa delle idee
Kant non critica le idee trascendentali in quanto tali ma il loro uso trascendente, cioè che porta a considerarle come concetti di cose reali. Vi è però un uso interno delle idee trascendentali. Con tale uso le idee sollecitano l’intelletto a dare la maggiore estensione, unità e sistematicità possibili. La metafisica non è una scienza, ma un’esigenza della ragione, e come tale, non può essere ignorata, e ha una funzione positiva e di stimolo nei confronti della conoscenza umana.
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